Maggio 18th, 2017 Riccardo Fucile
IL TRIBUNALE NEGA ALLA DONNA ANCHE LA POSSIBILITA’ DI RIVALERSI SULLO STATO, COME PREVISTO DALLA LEGGE… DOVE STANNO I DIFENSORI DELLE DONNE “VIOLENTATE DAI NEGRI”? IN QUESTO CASO NESSUNO SI INDIGNA?
Venne rapinata e violentata sotto casa, ma non avrà alcun risarcimento. Nè dall’aggressore nè dallo Stato.
Un diritto che le è stato negato da un’interpretazione discrezionale di una direttiva della Comunità Europea che riconosce alle vittime di reati violenti un indennizzo se l’autore non può pagare.
Per i giudici torinesi la donna non avrebbe fatto tutto quello che era in suo potere per ottenere quel risarcimento direttamente dall’uomo che l’ha violentata (visto che è indigente, cosa dovesse fare non è chiaro…)
Il 22 ottobre del 2011 Roberta stava rientrando a casa dopo una giornata di lavoro. Era appena scesa dall’auto per aprire il garage della sua abitazione quando è stata aggredita alle spalle.
Poco settimane dopo il suo stupratore, un 40enne italiano, è stato arrestato.
La giustizia penale ha fatto il suo corso: l’uomo è stato condannato a 8 anni e due mesi di carcere. Roberta ha avuto solo la soddisfazione di vedere il suo aggressore dietro alle sbarre.
E così si è rivolta allo Stato, trascinando davanti al Tribunale civile di Torino la Presidenza del Consiglio dei ministri chiedendo che venisse condannata a pagarle un indennizzo per l’omessa attuazione della «Direttiva Ce numero 80 del 2004», che impone agli Stati membri di garantire un adeguato ed equo ristoro alle vittime di reati violenti intenzionali.
Il giudice ha respinto il ricorso presentato dagli avvocati della donna, Stefano Commodo e Gaetano Catalano dello studio Ambrosio & Commodo. Il perchè è da ricercarsi in un tecnicismo.
La questione ruota intorno a quella direttiva Ce per la quale l’Italia nell’ottobre scorso è stata condannata dalla Corte di Giustizia europea perchè inadempiente nella sua applicazione.
La norma prevede che le vittime di reati violenti intenzionali debbano essere risarcite dallo Stato perchè in molti casi «non possono ottenere un risarcimento dall’autore del reato, in quanto questi non può essere identificato o non possiede le risorse necessarie».
Ma per i giudici aver subito un stupro e una rapina non dà diritto di per sè al risarcimento, la vittima deve anche dimostrare che il colpevole non sia in grado di pagare di tasca propria.
(da “La Stampa”)
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Maggio 18th, 2017 Riccardo Fucile
IN UN MONDO DI INDIFFERENTI E DI UMANI CHE PENSANO SOLO A SE STESSI, LA LEZIONE DEL PICCOLO TONY… IL SUO PADRONE LO AVEVA SALVATO QUANDO ERA UN CUCCIOLO RANDAGIO, ORA LUI HA CONTRACCAMBIATO
Non ha lasciato per un attimo il fianco del suo padrone, stendendosi sopra di lui come se volesse
abbracciarlo.
Sabato scorso Jesus Hueche è scivolato e caduto da una scala, mentre stava potando un albero del giardino nella sua casa in Argentina.
L’uomo è caduto da circa tre metri e ha sbattuto violentemente sul selciato della strada, perdendo conoscenza.
Per fortuna, però, l’incidente è stato subito visto dai vicini, che hanno chiamato i soccorsi e immediatamente si sono precipitati da lui.
Jesus non è mai stato solo, però: il piccolo Tony era spaventatissimo all’idea di aver perso il suo papà umano e gli è rimasto accoccolato accanto fino a che non sono arrivati i paramedici.
Anche quando i medici gli hanno prestato le prime cure e gli hanno messo il collare per evitare lesioni alla colonna vertebrale, il cagnolino ha continuato ad abbracciarlo e si è rifiutato di lasciare il suo fianco.
Quando Jesus si è un po’ ripreso, gli ha dato qualche carezza di rassicurazione per fargli capire che stava bene e che tutto si sarebbe risolto per il meglio.
Quando è arrivata l’ambulanza e l’uomo è stato caricato sulla barella, però, Tony ha fatto di tutto per salire anche lui.
Anche se il cane non ha potuto accompagnare il suo proprietario in ospedale, però, i due amici non sono stati separati a lungo. Per fortuna, le ferite di Jesus sono risultate solo superficiali ed è stato dimesso poche ore dopo, per riunirsi con il suo fedele cagnolino.
Le immagini della reazione disperata del cane accovacciato sul suo amico ferito, però, hanno fatto il giro del mondo e sono diventate virali sui social media.
Anche la radio locale La Brujula 24 ha raccontato la bella storia di affetto e Jesus è stato chiamato per parlare ai radioascoltatori della storia di Tony, che lui stesso aveva salvato quando era un cucciolo randagio.
Le immagini hanno mostrato che Jesus considera Tony come un figlio e Tony lo sta ripagando con tutto l’amore possibile.
(da “La Zampa.it”)
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Maggio 18th, 2017 Riccardo Fucile
PIANGE MISERIA: “DOVRO’ VENDERE LA CASA”… POVERINO, GUADAGNA APPENA 12.000 EURO AL MESE AL PARLAMENTO EUROPEO
È stato condannato per diffamazione aggravata dalla finalità di odio razziale ad una multa di mille euro l’europarlamentare della Lega Mario Borghezio imputato per aver insultato l’ex ministro all’Integrazione Cècile Kyenge nel corso di una telefonata a ‘La Zanzara’, andata in onda su Radio24 il 29 aprile 2013.
I giudici della quarta sezione penale di Milano lo hanno anche condannato a risarcire Kyenge, parte civile, con 50 mila euro.
Il Tribunale ha concesso a Borghezio le attenuanti generiche e riqualificato il reato da propaganda di idee fondate sull’odio razziale in diffamazione aggravata dalla finalità di odio razziale.
Borghezio, aveva sottolineato il pm Piero Basilone nella requisitoria, “era perfettamente a conoscenza della portata discriminatoria” contenuta nella sua telefonata.
Il senso complessivo delle sue frasi, ha aggiunto, “è che l’ex ministro Cecile Kyenge fosse inadeguata a fare il ministro” in ragione delle sue origini congolesi e la sua finalità era di “attirare adesioni a quelle idee”.
A fine aprile del 2013 Borghezio, parlando dell’allora ministro Kyenge, aveva detto a ‘La Zanzara’, tra le altre cose, che “gli africani sono africani appartengono a un etnia molto diversa dalla nostra”. E poi ancora: “Kyenge fa il medico, gli abbiamo dato un posto in una Asl che è stato tolto a qualche medico italiano”.
L’ex ministro, attraverso il suo legale di parte civile, l’avvocato Gian Andrea Ronchi, aveva chiesto un risarcimento di 140 mila euro a Borghezio.
Il pm, invece, aveva chiesto per l’imputato una condanna ad una multa da seimila euro.
Oggi il collegio, presieduto da Maria Teresa Guadagnino, ha riqualificato il reato contestato e concesso le attenuanti generiche.
Il Parlamento Ue, tra l’altro, lo scorso ottobre, aveva tolto l’immunità all’eurodeputato imputato in questo processo.
E’ un “risarcimento di eccezionale importo” secondo Mario Borghezio quello ottenuto dall’ex ministro Cècile Kyenge, nel processo contro l’europarlamentare leghista.
Un risarcimento che, ha sottolineato in un comunicato, lo “costringerebbe a vender casa”.
“Per la condanna penale pronunciata dal tribunale di Milano nei miei riguardi ho il rispetto dovuto — ha spiegato -. Ben diversa la questione del risarcimento di eccezionale importo chiesto ed ottenuto dall’On. Kyenge, ben spalleggiata in sede di Parlamento europeo dal suo Partito. Un risarcimento che mi costringerebbe a vendermi casa… ”
(da “NextQuotidiano”)
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Maggio 18th, 2017 Riccardo Fucile
CHI E’ CEDRIC VILLANI, CANDIDATO DI ORIGINI ITALIANE DI EN MARCHE!… A 43 ANNI HA VINTO LA MEDAGLIA FIELDS: “SUGLI ARGOMENTI TECNICI UNO NON VALE UNO”
Cravatte a fiocco di seta, giacche corte e panciotti con tanto di orologio che esce dal taschino. 
Cèdric Villani sembra essere uscito da un’altra epoca. È lui, matematico vincitore della medaglia Fields nel 2010, direttore dell’Institut Henri Pincarè di Parigi, uno dei candidati di En Marche! più in vista delle elezioni parlamentari francesi, in programma a giugno.
Il Corriere della Sera gli dedica un’intervista a firma di Stefano Montefiori.
“Sugli argomenti tecnici la parola di uno non vale quella di un altro, non sono uguali”, afferma riferendosi al clima anti-tecnici creato in America da Trump, in Francia da Le Pen e in Italia da Movimento 5 Stelle.
“È vero che ho tutti i requisiti” per essere il candidato di Macron, dice. “Ma quelli sono solo la precondizione, il bello viene adesso”.
Nè di destra nè di sinistra (“non ho mai voluto scegliere”), se dovesse essere eletto, Villani assicura che non si occuperà solo di scienza e matematica.
Bisogna avere in testa anche le altre questioni. Per esempio se parliamo dei grandi giganti americani di Internet è una questione di scienza e tecnologia, ma anche di politica estera. L’intelligenza artificiale significa organizzazione del lavoro, conseguenze sulla disoccupazione e sul fisco. Siamo in un’epoca in cui le questioni tecniche e politiche sono intrecciate più che mai
Per il 30% italiano (il nonno apparteneva a una famiglia di emigrati napoletani nell’Algeria francese), ha lavorato a Pavia e collaborato con la Normale di Pisa.
Ho goduto della globalizzazione, ho viaggiato ovunque. Altri meno fortunati vedono l’Europa in modo astratto, sentono gli effetti della disoccupazione e della competizione mondiale, considerano che la situazione è ingiusta e li capisco. Riusciremo se ci rivolgeremo alle classi medie e popolari, se restituiremo loro la fiducia nel futuro
La competenza prima di tutto.
Bisogna dirlo e riconoscere il merito degli esperti. L’importante è la credibilità : nel mio caso la competenza è stata riconosciuta, con il premio Fields, da una giuria internazionale. Ma paghiamo certi conflitti di interesse che in passato non sono stati trattati con sufficiente rigore. E poi dovremo dialogare con tutti.
(da “Huffingtonpost”)
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Maggio 18th, 2017 Riccardo Fucile
IL DIPARTIMENTO DI GIUSTIZIA USA PRONTO A FAR CAUSA A FCA PER VIOLAZIONE SULLE EMISSIONI… IL TITOLO CROLLA IN BORSA
Accuse e ricaduta in borsa per Fca. ll Dipartimento di giustizia americano è pronto a fare causa a Fiat Chrysler se i negoziati in corso – quelli sulle accuse di violazione delle normative sulle emissioni – falliranno.
Lo riporta l’agenzia Bloomberg citando due persone vicine al dossier. La causa potrebbe essere intentata già questa settimana, mentre i colloqui con il gruppo guidato da Sergio Marchionne per tentare di raggiungere un accordo sono ancora in corso.
Intanto però oggi avvio difficile per Fca in Borsa: il titolo cede il 6,27% a 9,04 euro.
La causa – sottolinea Bloomberg – potrebbe portare a un’escalation che rischia di esporre il gruppo Fca a sanzioni severe.
Nelle carte legali in via di preparazione – si spiega – l’accusa a Fca e’ quella di aver usato dispositivi software illegali per aggirare i controlli sulle emissioni inquinanti di alcuni modelli diesel della casa automobilistica.
La Volkswagen – si ricorda – nel 2015 ha ammesso di aver utilizzato sistemi illegali per superare i test previsti dalla normativa Usa, disattivandoli in seguito.
Fca invece finora ha sempre negato di aver voluto aggirare i test, ma per gli investigatori federali il gruppo non e’ stato ancora in grado di fornire spiegazioni complete.
“Se ci sara’ un processo Fca si difendera’ con forza, particolarmente contro ogni accusa che l’azienda ha deliberatamente installato congegni ingannevoli per aggirare i test”, ha affermato il gruppo in una dichiarazione.
(da “Huffingtonpost“)
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Maggio 18th, 2017 Riccardo Fucile
ANCHE I REPUBBLICANI ESIGONO SPIEGAZIONI
Lo spettro dell’impeachment torna a scuotere Washington, e il futuro di Donald Trump dipende ora da
due cose: primo, le eventuali prove dell’ostruzione della giustizia contenute nel rapporto dell’ex direttore dell’Fbi Comey; secondo, la volontà dei repubblicani di difenderlo.
Le prove
Finora tre istituzioni, la Commissione Intelligence e la Commissione Giustizia del Senato, e l’Oversight Committe della Camera, hanno chiesto di ricevere il memo dove Comey aveva riportato l’incontro del febbraio scorso con Trump, in cui il presidente gli aveva chiesto di «lasciar andare» l’inchiesta Russiagate sull’ex consigliere per la sicurezza nazionale Flynn.
Jason Chaffetz, presidente dell’Oversigh Committee, ha fissato la data del 24 maggio per ricevere i documenti, e alle 9,30 di quella mattina vorrebbe tenere un’audizione con l’ex capo dell’Fbi.
Gli addetti ai lavori pensano che Comey e il Bureau abbiano altre rivelazioni nel cassetto, con cui potrebbero danneggiare il presidente.
Ieri sera, a sorpresa, il ministero della Giustizia ha affidato all’ex direttore dell’Fbi, Robert Mueller, la guida delle indagini sul Russiagate.
Le posizioni politiche
I democratici sono compatti nell’attaccare Trump, e ieri il deputato del Texas Al Green ha chiesto formalmente l’impeachment.
I repubblicani sono più prudenti, non solo perchè Trump appartiene al loro partito, ma anche perchè la base resta con lui e potrebbe decidere le elezioni midterm del prossimo anno.
L’unico membro del Gop che ha accennato all’impeachment è stato il deputato del Michigan Justin Amash, secondo cui se le accuse del memo fossero confermate, il provvedimento sarebbe giustificato.
Il senatore McCain ha detto che lo scandalo «sta raggiungendo le proporzioni del Watergate», mentre le sue colleghe Susan Collins e Lisa Murkowski si sono dichiarate favorevoli alla nomina di un procuratore speciale.
Lo Speaker della Camera Ryan ha chiesto di conoscere i fatti, notando che «molte persone vogliono danneggiare il presidente». Quindi ha chiesto: «Perchè, se l’incontro in questione è avvenuto a febbraio, Comey ha aspettato fino ad ora per rivelarlo?». Trump, tenendo il discorso per la graduation dei cadetti della Coast Guard, si è difeso attaccando: «Nessun politico è stato mai trattato peggio, o in maniera più ingiusta di me. Ma quando ti attaccano, devi rispondere combattendo».
L’ostruzionismo alla giustizia è il reato per cui Nixon e Clinton furono sottoposti alla procedura di impeachment.
A parte i casi eclatanti, tipo un imputato che elimina un testimone, le Sections 1503, 1505 e 1512 del Title 18 lo definiscono come un atto volto a «ostruire, influenzare o impedire qualunque procedimento ufficiale». Per provarlo, però, è necessario dimostrare l’intento di bloccare la giustizia, che non è facile. «Spero che lasci andare Flynn» può bastare?
Wall Street in picchiata
Il procedimento di impeachment comincia alla Camera, dove al momento i repubblicani hanno una maggioranza di 241 seggi contro 194. I democratici quindi avrebbero bisogno di convincere 24 deputati del Gop ad abbandonare Trump, per incastrarlo.
È difficile, a meno che non emergano prove schiaccianti di un reato. Se non ce la faranno, i democratici dovranno usare lo scandalo come arma per vincere le elezioni midterm del 2018, in modo da guadagnare 24 seggi e riprendere la maggioranza della Camera.
A quel punto avranno la capacità numerica di forzare l’impeachment.
La misura dell’instabilità creata dalla crisi l’ha data ieri l’indice Dow Jones, arrivando a perdere oltre 300 punti, il crollo peggiore da settembre, mentre il dollaro calava rispetto all’euro.
Se a questo si sommano le compagnie automobilistiche come la Ford che preparano pesanti tagli del personale, si capisce perchè l’emergenza mina le basi stesse della presidenza Trump.
(da “La Stampa”)
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Maggio 17th, 2017 Riccardo Fucile
UN ANNO DOPO LE POLEMICHE: PRODUZIONE NAZIONALE CALATA DEL 38% A CAUSA DELLA MOSCA E DEL CAMBIAMENTO DEL CLIMA: SE NON COMPRASSIMO L’OLIO TUNISINO NON AVREMMO NEANCHE DI CHE CONDIRE L’INSALATA
Un anno dopo, qualcuno dovrebbe chiedere scusa. E non soltanto esponenti grillini o leghisti che cavalcarono in maniera sguaiata la protesta contro l’acquisto da parte dell’Unione europea di olio tunisino esente da dazi.
Anche categorie, politici pavidi, presidenti di Regione e alcune associazioni con i loro grilli parlanti dovrebbero avere il coraggio di ammettere di essersi sbagliati e per conformismo aver cavalcato l’onda populista fornendo dati fasulli.
Fake news all’olio d’oliva, insomma, dietro una sapiente regia di comunicazione a cui tanti media, pubblici e privati, hanno dato seguito.
Un anno dopo, con il calo della produzione nazionale olearia del 38%, provocata dalla mosca e da cambiamenti climatici, quell’olio fa gola a molti e di quell’iniziativa tanto criticata non si parla più.
Ma vediamo i fatti. A seguito di una missione a Tunisi, avvenuta dopo i due tragici attentati terroristici, venne chiesto all’Europa un contributo di solidarietà .
Gli attacchi avevano messo il paese in ginocchio. Turismo, artigianato, agricoltura, settore immobiliare avevano ricevuto colpi durissimi e la disoccupazione giovanile stava alimentando attività di proselitismo da parte dell’integralismo che hanno portato la Tunisia a esportare il maggior numero di foreign figthers nella guerra siriana.
In un colloquio con il presidente dell’Assemblea parlamentare tunisina ci venne chiesto un aiuto per il settore oleario. Tutti i componenti della delegazione del Parlamento europeo concordarono. Anche i grillini.
Aiutare la Tunisia, d’altronde è ragionevole: investire sulla sicurezza di quel paese è investire su noi stessi; aiutare l’economia tunisina è evitare che le persone si mettano in mare.
Tornati a Bruxelles riferimmo dei colloqui avuti e della proposta di acquistare 35mila tonnellate di olio non trattato e senza dazi da dividere tra i membri dell’Unione.
Non era un grande sforzo per i nostri paesi. Nella discussione vi furono obiezioni da parte di un deputato leghista: perchè olio e non aiuti alla pesca, propose?
L’idea fece sobbalzare noi italiani: se compri olio lo puoi dividere fra gli Stati membri, se aiuti la pesca colpisci soltanto l’Italia, e in particolare la Sicilia.
L’iniziativa, della durata di due anni, venne messa a punto e consegnata alla Commissione europea per ripartire la quantità di olio fra i diversi paesi dell’Unione.
Oggi si conoscono le cifre dello scorso anno: 2,7mila tonnellate circa sono andate all’Italia. Una quantità ridicola.
Ma per populisti, sovranisti e ciarlatani si trattava di una quantità in grado di uccidere il nostro mercato. Ma non è finita qui.
La quota di solidarietà , per regolamento, sarebbe entrata in vigore in aggiunta agli accordi commerciali esistenti tra Ue e Tunisia.
Come dire: prima si importa l’olio che abbiamo concordato e poi facciamo arrivare la quota di solidarietà .
E cosa stabilisce l’accordo Ue-Tunisia? È entrato in vigore nel 1998 e consente di far arrivare nello spazio europeo 56mila tonnellate di olio all’anno senza dazi.
L’Italia ne prende 35,9mila tonnellate; la Spagna 13,3mila tonnellate. Olio utile? Per capirlo basta dare un’occhiata ad alcune cifre.
La produzione italiana di olio d’oliva nel 2016 è stata di 298mila tonnellate, con un calo rispetto all’anno precedente del 38%.
Quest’anno il calo è ancora più forte, le previsioni indicano che non supereremo le 200mila tonnellate (-58% rispetto al 2015). Tutto questo a fronte di un fabbisogno di circa 600mila tonnellate all’anno.
Dunque, se l’Italia non compra olio, gli italiani non ne hanno per condire l’insalata.
Fra produzione nazionale, quota bilaterale e quota di solidarietà non si arriva neppure a 350mila tonnellate di olio.
E ancora: se i marchi italiani non acquistassero olio nei mercati extraeuropei andrebbero incontro al tracollo. E questo in tempi normali.
Nell’anno felix 2015 la produzione italiana è stata sufficiente per coprire il 35% del fabbisogno. Se poi ci si mette la mosca olearia o i cambiamenti climatici, i tempi si fanno davvero duri.
L’olio tunisino, insomma, è indispensabile e non fa concorrenza alla straordinaria produzione dell’extravergine italiano proveniente da singoli cultivar.
Si tratta di una piccola fetta di mercato. La grande distribuzione, invece, lavora facendo blend, cioè selezionando e miscelando oli diversi prodotti nella regione del Mediterraneo.
In un’epoca di forte calo della produzione, abbiamo bisogno dell’olio tunisino.
E con una buona collaborazione potremmo investire su una vasta area agricola di qualità , indispensabile per competere nei mercati globali.
Non dobbiamo dimenticare, come scriveva il grande storico Fernand Braudel che “là dove finisce l’olivo finisce anche il Mediterraneo”.
Con buona pace di grillini e leghisti pronti a danneggiare aziende nazionali pur di issare bandiere antieuropee.
(da “Huffingtonpost“)
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Maggio 17th, 2017 Riccardo Fucile
SPESA ASSISTENZIALE IN AUMENTO MA MENO EFFICACE CHE ALL’ESTERO… PER OGNI MILIONE DI EURO INVESTITO ESCONO DALL’INDIGENZA SOLO 39 PERSONE
«I poveri pagano per tutti. Non sappiamo proprio dove abbiano preso tutto questo denaro». Suona
come una beffa, e in effetti lo è: in Italia i poveri sono pieni di soldi, ma non lo sanno.
Su di loro ogni anno si riversano oltre 50 miliardi. Eppure restano poveri. Sempre di più.
Non è vero che l’Italia si è dimenticata di chi è indietro.
E non è vero che spende poco in sussidi, bonus, aiuti.
Semmai, è il contrario: spende tanto, forse troppo, sicuramente male.
Tra il 2004 e il 2014, per arginare la crisi, lo Stato ha aumentato la spesa assistenziale da 42,6 a 58,6 miliardi l’anno, pensioni escluse.
Tutti i canali sono stati irrorati: assegni sociali, da 3,3 a 4,6 miliardi; sussidi, da 2,3 a 10,3 miliardi; servizi sociali, da 6,6 a 9,1 miliardi; assegni famigliari, da 5,4 a 6,3 miliardi.
La spesa dei Comuni è passata da 182 a 249 milioni: più contributi economici per l’alloggio (da 64 a 76 milioni) e per l’integrazione del reddito (da 75 a 98 milioni). È servito a nulla.
Un esempio?
La social card: 1,3 miliardi stanziati, ma solo un quarto è andato a persone in condizione di povertà assoluta. Il resto a redditi medi o medio-bassi.
Mentre si continuava a spendere 4,6 milioni di italiani sprofondavano nell’indigenza.
Le povertà hanno continuato a crescere: affliggono il 9% di chi ha tra 18 e 34 anni (nel 2005 era il 3,1%) e il 7,8% di chi ha tra 33 e 64 anni (nel 2005 era il 2,7%); in generale la quota di popolazione considerata «assolutamente povera» è quasi triplicata, dal 2,9 al 7,6%.
Un gruppo di ricercatori della Fondazione Zancan spiega le ragioni di questo cortocircuito in un volume, «Poveri e così non sia», pubblicato da «il Mulino». «Ogni milione in trasferimenti sociali fa uscire dal rischio povertà 39 persone contro le 62 della media europea», spiega Tiziano Vecchiato, il direttore del gruppo di ricerca.
«Uno dei principali problemi è che il 90% degli stanziamenti sono trasferimenti monetari, anzichè servizi». Un altro sono i criteri di erogazione, evidentemente sbagliati se solo il 9% di tutti trasferimenti va al 20% più povero della popolazione contro il 21,7% dei paesi Ocse.
La dimostrazione di quanto poco efficace sia la spesa si ricava dal confronto con il resto d’Europa. In Italia circa il 25% della popolazione è a rischio di sprofondare nella povertà ; dopo l’intervento dello Stato la quota scende del 5%.
La media europea è l’8,6%, solo quattro nazioni fanno peggio dell’Italia: Polonia, Lettonia, Grecia e Romania. Le altre oscillano tra l’8% della Spagna e il 12,5% della Gran Bretagna. Le condizioni di partenza sono simili: circa un europeo su quattro è sul crinale; la differenza è che dopo l’intervento dello Stato altrove la situazione cambia sensibilmente; da noi molto meno.
La nostra è una spesa improduttiva, assistenziale, spiegano i ricercatori. E ridondante: un cittadino può contare, in teoria, su 65 diverse forme di assistenza tra Comune, Regione, Stato e altri enti.
C’è chi riesce a intercettarne più di una, e talvolta alla fine riceve più di quel che gli serve, e chi nessuna. Molte nascono e dopo poco vengono soppresse. L’efficacia non viene mai analizzata.
Un esempio sono i 19 miliardi investiti in misure straordinarie negli ultimi anni: il reddito minimo di inserimento è durato due anni, il bonus straordinario per le famiglie uno solo.
I fondi della nuova social card sono stati spesi solo in parte, e così i bonus bebè e famiglie numerose. I contributi per le bollette di luce e gas hanno raggiunto un terzo di chi ne aveva diritto. Provvedimenti con un tratto comune: «Il carattere prevalentemente non strutturale, perchè di natura temporale se non addirittura sperimentale», annotano Maria Bezze e Devis Geron che li hanno analizzati.
Nell’ultimo decennio si è pensato di affrontare l’esplodere della crisi aprendo i rubinetti delle finanze pubbliche e inventando nuove soluzioni.
«Ma l’aggiunta di una misura non è un piano di lotta contro la povertà », ragiona Vecchiato. «Non abbiamo una ma tante forme di aiuto per affrontare lo stesso problema. Non servono risorse aggiuntive ma una bonifica dei trasferimenti». Spendere meglio per non condannare milioni di italiani a essere poveri a vita.
(da agenzie)
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Maggio 17th, 2017 Riccardo Fucile
303 COLLEGI, PROPORZIONALE E NIENTE SCORPORO
303 deputati eletti in altrettanti collegi uninominali, altrettanti eletti con metodo proporzionale senza meccanismo di scorporo in circa 80 circoscrizioni sub regionali, in listini bloccati di quattro nomi.
Questa l’architettura della proposta del Pd sulla legge elettorale, denominato Rosatellum, dal nome del capogruppo Ettore Rosato.
Nell’ottica di una possibile approvazione di questo testo, il Pd ottiene come relatore della legge elettorale Emanuele Fiano.
Fiano prende il posto del centrista Andrea Mazziotti. “Ringrazio tutti i gruppi – ha detto Mazziotti – che mi hanno chiesto di rimanere come relatore, ritengo però che il Partito Democratico si sia assunto la responsabilità di portare avanti la propria proposta con altri gruppi. E quindi nomino come relatore Emanuele Fiano, capogruppo del Pd in commissione”.
Il testo che l’Ansa ha visionato, sarà presentato in Commissione Affari costituzionali della Camera dal relatore.
La proposta Pd è molto diversa dal sistema tedesco, ma appartiene a quelli che in gergo tecnico sono chiamati “grabensystem” (sistema a fossato), con una netta separazione tra parte maggioritaria e parte proporzionale.
La proposta non modifica il metodo proporzionale per eleggere i 12 deputati esteri, e conferma i collegi uninominali per il Trentino Alto Adige e la Valle d’Aosta.
I 606 deputati restanti vengono appunto eletti per la metà in collegi uninominali a turno unico, e per metà con metodo proporzionale in listini bloccati di massimo quattro candidati, come era per il Mattarellum.
La sentenza 1/2014 della Corte Costituzionale che ha bocciato il Porcellum ha detto che le liste bloccate sono ammissibili purchè corte perchè permettono la conoscibilità dei candidati. Di qui la scelta di limitare a quattro i nomi.
Questo comporta che le circoscrizioni siano più piccole delle 23 del Mattarellum: saranno tra le 80 e le 100 (come i collegi dell’Italicum) e su questo c’è una delega al governo a disegnarle.
L’altro aspetto che accentua il sistema a fossato, cioè la separazione tra maggioritario e proporzionale, e l’assenza dello scorporo, che invece era presente nel Mattarellum: questo meccanismo sottraeva (scorporava) i voti presi dai partiti nei collegi da quelli della parte proporzionale, così da favorire i piccoli partiti. Nel Rosatellum il proporzionale è puro.
Quanto alla soglia essa è indicata nel 5% su base nazionale, mentre nel Mattarellum era al 4% e nell’Italicum al 3%.
La scheda che avrà l’elettore sarà unica, in questo uguale allo “stimmzettel” tedesco: sulla sinistra dovrà barrare il nome dei candidato del collegio uninominale e sulla sinistra apporre una croce sul simbolo del partito.
(da “Huffingtonpost”)
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