Destra di Popolo.net

LO STRANO CASO DELL’ESCLUSIONE DI LUIGI SCARPELLO DALLE LISTE M5S A PALERMO

Maggio 16th, 2017 Riccardo Fucile

SOSPESO ALLA VIGILIA DELLA CONSEGNA DELLE CANDIDATURE E IL MOTIVO NON LO SPIEGA NESSUNO….COSA SUCCEDE A PALERMO?

Luigi Scarpello era fino a ieri uno dei candidati del MoVimento 5 Stelle al consiglio comunale di Palermo in sostegno dell’aspirante primo cittadino Ugo Forello, uscito dalle Comunarie delle firme false che hanno ribaltato il M5S dell’isola.
Oggi non lo è più perchè il collegio dei probiviri lo ha escluso dalla competizione sospendendolo dal M5S.
Ma la decisione non è stata comunicata dal blog di Grillo nè se ne conoscono i motivi.Eppure Scarpello non è un 5 Stelle qualunque a Palermo: fondatore dell’associazione nella città  nel 2009, proprietario della sede di via Sampolo dove il M5S organizzò la raccolta firme per la candidatura di Riccardo Nuti a sindaco nel 2012, poi addirittura nominato tra i migliori attivisti d’Italia nelle graduatorie del M5S nel 2013.
Perchè Scarpello è stato escluso? Lui in un commento su Livesicilia si è limitato a scrivere questo: «Ho ricevuto una comunicazione dal Collegio dei Probiviri in tal senso qualche giorno fa, ma avendo, come previsto, inviato una richiesta di revoca della sospensione al Comitato d’Appello, nell’attesa ancora forse non è appropriato considerarla una notizia definitiva».
Eppure non è la prima volta che Scarpello lamenta di essere stato escluso dal MoVimento 5 Stelle.
Nel novembre 2014 scrisse su Facebook lamentandosi di chi lo aveva cacciato dal Grillo di Palermo l’ottobre precedente “in occasione di Italia 5 Stelle al Circo Massimo”.
Nell’occasione accusò chi nel 2012 “non contava una mazza” e adesso aveva “cariche istituzionale”, un chiaro riferimento agli eletti siciliani in Parlamento.
All’epoca, raccontano gli attivisti, venne allontanato perchè fu accusato di aver condotto una campagna elettorale “personale” e non in nome del M5S.
La defenestrazione di Scarpello non è stata in alcun modo spiegata nè dal candidato sindaco nè dagli altri candidati consiglieri.
Ma qualche attivista si lamenta: “Non è giusto……io se non c’è Luigi Scarpello….M5S lo mando a far in….vaffanculo”, si scrive nel gruppo del M5S Palermo. “Perchè non prendete posizione per Luigi Scarpello, per quale motivo è stato escluso dai candidati ? Da semplice cittadino che non vi vota vedo solo una mancanza di limpidezza, e se nessuno di tutti i candidati che siete non prende posizione nei confronti di Luigi Scarpello vuol dire che non sareste in grado di prendere posizione per difendere alcun cittadino in comune tenuti in pugno dalle leggi del vostro partito”, scrive un altro sulla bacheca del capolista Igor Gelarda.
Intanto però questo è il secondo caso curioso della campagna elettorale dopo la comparsa dell’audio in cui un responsabile dello staff della Camera attaccava il candidato Forello insieme a molti deputati e senatori siciliani del MoVimento 5 Stelle. Audio che curiosamente il M5S ha diffidato dal pubblicare le testate giornalistiche, nonostante i grillini avessero utilizzato audio rubati in altre occasioni.
Senza contare che di recente Grillo aveva chiesto ulteriori sanzioni proprio ai probiviri contro i deputati eletti con i 5 Stelle a Palermo per le accuse che avevano mosso allo stesso Forello.
Comunque la si giri, la storia torna sempre alle firme false e a quella sera in via Sampolo.

(da “NextQuotidiano”)

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MACRON, OGGI I MINISTRI: SARANNO SIA DI DESTRA, CHE DI SINISTRA CHE DI CENTRO

Maggio 16th, 2017 Riccardo Fucile

PRIMA DELLA NOMINA LI FA CONTROLLARE TUTTI DALL’AUTORITY SULLA TRASPARENZA E DAL MINISTERO DELLE FINANZE: NON DEVONO AVERE CONFLITTI DI INTERESSE

Ancora poche ore prima di conoscere i nomi dei ministri che comporranno la squadra di governo di Emmanuel Macron.
Inizialmente previsto per oggi, l’annuncio è slittato alle 15:00 di domani. In un comunicato diffuso dall’Eliseo si legge che “il Presidente della Repubblica, insieme al Primo ministro, ha voluto introdurre un tempo di verifica affinchè la direzione generale delle Finanze pubbliche e l’Alta Autorità  per la trasparenza della vita pubblica possano realizzare i controlli necessari” per verificare che le personalità  designate non abbiano “conflitti di interessi”.
Un controllo fiscale, dunque, già  annunciato domenica dal settimanale Le Journal de Dimanche, che a quanto pare ha richiesto più tempo di quanto inizialmente previsto. La paura è che si verifichi un caso simile a quello del 2014, quando Thomas Thevenoud fu investito da uno scandalo riguardante una presunta evasione fiscale solamente nove giorni dopo essere stato nominato Segretario di Stato da Hollande.
Intanto, continua il toto ministri sui possibili nomi in lizza.
Come annunciato dallo stesso Macron a marzo, il gruppo che andrà  a formare il governo sarà  composto da non più di quindici ministri, provenienti da diversi schieramenti politici, con un numero uguale di donne e uomini.
Tra i criteri annunciati, c’è quello riguardante il cumulo dei mandati, che esclude dalla corsa tutti coloro che hanno “più di tre mandati identici consecutivi”. Un governo eterogeneo, composto da diverse figure che, secondo lo stesso Macron, dovranno incarnare “il rinnovamento” e “la ricomposizione politica”.
Nel gruppo dei favoriti ci sono i fedelissimi della prima ora, coloro che hanno scommesso sulla candidatura di Macron durante la campagna elettorale.
Tra questi il socialista Jean-Yves Le Drian, uno dei nomi di spicco della sinistra francese, già  ministro della difesa sotto il governo di Hollande. Schieratosi lo scorso marzo al fianco del candidato di En Marche!, Le Drian dovrebbe mantenere il suo posto all’Hotel de Brienne, garantendo così stabilità  in uno dei ministeri più importanti.
Nella schiera dei socialisti c’è poi Gerard Collomb, il sindaco di Lione che la scorsa domenica non è riuscito a trattenere le lacrime dopo l’investitura di Macron all’Eliseo. Collomb è stato il primo rappresentante socialista a dare il suo endorsement a Macron.
Secondo alcuni media francesi, dovrebbe andare a capo del Ministero dell’Interno, anche se per Place Beauveau ci sono altri deputati della sinistra come Richard Ferrand e Cristophe Castaner.
Ai blocchi di partenza c’è poi Franà§ois Bayrou, sindaco di Pau e presidente del partito centrista dei MoDem che ha sostenuto la candidatura di Macron a discapito del repubblicano Franà§ois Fillon. Secondo quanto promesso da Macron, alle prossime legislative En Marche! dovrebbe presentare almeno un centinaio di candidati provenienti da MoDem.
Per il quotidiano Sud Ouest il leader centrista diventerà  il prossimo Ministro della Giustizia, notizia smentita dal diretto interessato che commentato l’informazione definendola come “totalmente sbagliata”.
Bayrou potrebbe portare con se altri centristi, come l’eurodeputata Sylvie Goulard, che inizialmente veniva vista come possibile Primo Ministro e adesso aspirante Ministro degli Esteri.
Tra i futuri membri del prossimo governo sono previste anche alcune figure di rilievo provenienti dai Rèpublicains. La nomina del juppeista Edouard Philippe alla carica di Primo Ministro potrebbe aver spianato la strada ad altri personaggi, pronti a schierarsi al fianco del nuovo Presidente della Repubblica.
Secondo una fonte citata dall’agenzia francese Afp, Bruno Le Maire sarebbe pronto a dirigere il Ministero degli esteri o quello della Difesa. L’ex candidato alle primarie di novembre e deputato nella regione della Normandia in queste ultime settimane ha lanciato diversi messaggi mostrandosi disponibile a collaborare con il nuovo governo.
Anche la deputata Nathalie Kosciusko-Morizet sarebbe in corsa per un posto da Ministro. Ex portavoce di Sarkozy e deputata nella regione dell’Ile-de-France, NKM è tra le firmatarie di un appello lanciato ieri da alcuni deputati della destra e del centro, nel quale si richiede ai partiti di “rispondere alla mano tesa” da Macron. Il quotidiano Le Figaro la darebbe alla Difesa, ma lei stessa ha smentito ogni indiscrezione dichiarando di non aver “chiesto nulla” e che “nulla è stato proposto”.
Tra i deputati repubblicani c’è poi Jean-Louis Borloo, ex ministro dell’Economia e dell’Ambiente sotto Sarkozy, che potrebbe tornare ad occuparsi di Ecologia, o Jean Pierre Raffarin, Primo Ministro sotto Jacques Chirac e candidato alla direzione del Quai d’Orsay.
Tra i pretendenti a caccia di un posto circolano inoltre molti nomi provenienti dalla società  civile, come quello di Thierry Breton, ex ministro dell’economia sotto Jacques Chirac e attualmente dirigente del gruppo Atos, che secondo BFMTV potrebbe tornare a dirigere Bercy, o Christiane Lambert, presidente della Federazione Nazionale dei sindacati agricoli, possibile ministro dell’Agricoltura. La lista comprende anche Nicole Notat, ex segretaria del sindacato nazionale della CFDT eventualmente al Ministero del Lavoro, e Jean-Pisani-Ferry, economista vicno al Partito Socialista tra i realizzatori del programma economico di En Marche! e quindi candidato per un posto al Ministero dell’Economia.
Nel nominare i prossimi ministri del suo governo, Emmanuel Macron sarà  costretto ad un delicato esercizio di equilibrismo tra le varie parti politiche, in bilico tra il rinnovamento e la stabilità .
Le nomine dovranno consolidare l’immagine dell’esecutivo agli occhi dell’elettorato che l’11 e il 18 giugno si recherà  alle urne per le elezioni legislative. Per questo, sarà  necessario confermare quel superamento tra destra e sinistra diventato la pietra angolare su cui costruire una maggioranza stabile e convincente.

(da “Huffingtonpost”)

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SONDAGGIO SWG: GLI ITALIANI CONSIDERANO I PRIMI 100 GIORNI DI TRUMP UN DISASTRO

Maggio 16th, 2017 Riccardo Fucile

LO GIUDICA POSITIVAMENTE SOLO IL 20%… PERSINO IL 24% DEI LEGHISTI HA PERSO FIDUCIA IN LUI

Il sondaggio dell’istituto demoscopico Swg non lascia adito a dubbi: il 54% degli itlaliani ritiene “un disastro” i primi 100 giorni della presidenza Trump.
Solo il 20% azzarda un “buon inizio” mentre il 26% preferisce non esprimersi.
Il peggior risultato in termini di gradimento viene raccolto tra le file degli elettori del Pd: coloro che votano il partito di Renzi rispondono in massa contro Donald Trump, ben il 71%.
Anche chi vota Forza Italia ritiene un disastro il presidente americano per un 49% contro un 29% che per ora lo assolve.
Persino tra gli elettori della Lega, notoriamnete sostenitori di Trump, ben il 26% lo boccia, contro un 56% che lo appoggia ancora.
Infine il M5S: lo boccia il 51% dei grillini, contro appena un 23% che lo giustifica.
Ancora peggio va a Trump il giudizio di quegli elettori indecisi, non schierati: bocciato dal 55% , assolto solo dal 15%

(da “Termometro Politico”)

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UN TEAM DI AVVOCATI: “CI SONO LE BASI PER L’IMPEACHMENT DI TRUMP”

Maggio 16th, 2017 Riccardo Fucile

DOPO L’AMMISSIONE DEL PRESIDENTE DI AVER CONDIVISO INFORMAZIONI TOP SECRET COI RUSSI, ANCHE GLI EUROPEI NON SI FIDANO PIU’

«Come presidente volevo condividere con la Russia (durante un incontro alla Casa Bianca programmato pubblicamente), cosa che ho il diritto assoluto di fare, fatti relativi al terrorismo e alla sicurezza del volo aereo. Ragioni umanitarie, inoltre voglio che la Russia rafforzi notevolmente la sua lotta contro l’Isis e il terrorismo»: così il presidente Usa Donald Trump ha commentato in un tweet le accuse del Washington Post di avere rivelato informazioni top secret alla Russia.
“Ho chiesto da mesi all’intelligence di trovare talpe”
«Avevo chiesto al direttore Comey e ad altri, fin dall’inizio della mia amministrazione, di trovare le talpe all’interno della comunità  di intelligence…» aggiunge Trump tornando indirettamente a intervenire sulle indiscrezioni del Washington Post, secondo il quale il presidente americano avrebbe rivelato segreti sull’Isis al ministro degli Esteri russo.
Lo spettro impeachment
Se è vero che Donald Trump ha rivelato un’informazione altamente classificata al ministro degli Esteri russo Serghiei Lavrov e all’ambasciatore di Mosca in Usa Serghiei Kisliak potrebbero esserci le basi per un impeachment del presidente americano: lo sostengono avvocati specializzati in tema di sicurezza nazionale in un post pubblicato sul blog di affari legali Lawfare, secondo quanto riporta il quotidiano britannico Independent.
Le rivelazioni potrebbero costituire «una violazione del giuramento del presidente», che potrebbe portare al suo impeachment, affermano i legali, tra i quali c’è anche un docente della Harvard Law School.
Secondo il Washington Post, l’informazione rivelata dal presidente riguarderebbe la minaccia legata all’uso dei laptop in aereo.
«Se il presidente ha rivelato questa informazione per disattenzione o trascuratezza, presumibilmente ha violato il suo giuramento», sottolineano gli avvocati, che citano casi passati in cui le violazioni del giuramento sono state usate – o valutate seriamente – come motivo di impeachment: tra questi i casi di Andrew Johnson, Richard Nixon e Bill Clinton.
«Non c’è alcun motivo per cui il Congresso non possa considerare una grottesca violazione del giuramento del presidente come unica base per l’impeachment…», concludono gli esperti.

(da agenzie)

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SEI MALATO? NON CHIAMARE IL MEDICO, ORA C’E’ IL GESTORE

Maggio 16th, 2017 Riccardo Fucile

COME LA LEGA VENDE LA SANITA’ AI PRIVATI: LA LEGGE ASSURDA DELLA REGIONE LOMBARDIA DOVE IL GESTORE NON SARA’ UN MEDICO MA ENTI PRIVATI CHE POTRANNO LUCRARE SULLA SALUTE DI 3,3 MILIONI DI MALATI FRAGILI E CRONICI

Il titolo, purtroppo, non è uno scherzo, ma è quello che sta avvenendo in Regione Lombardia.
Per ora riguarda una sola Regione ma, se dovesse realizzarsi, è probabile che in pochi anni troverà  estimatori anche in molte altre parti d’Italia.
E’ una vicenda (volutamente) complicata ma proverò a spiegarla nel modo più semplice possibile, convinto che ognuno abbia diritto di essere pienamente informato su quello che riguarda il presente e il futuro della sua salute.
Con due delibere, la n. 6164 del 3 gennaio e la n. 6551 del 4 maggio 2017, la giunta regionale lombarda, senza nemmeno una discussione in Consiglio regionale, sta modificando totalmente l’assistenza sanitaria in Lombardia e cancellando alcuni dei pilastri fondativi della legge di riforma sanitaria la n. 833 del ’78.
La non costituzionalità  di tali delibere è stata sollevata attraverso un ricorso al Tar dall’Unione Medici Italiani .
Gli Ordini dei medici di Milano e della Lombardia sono insorti: la giunta regionale si è limitata ad inserire qualche modifica di facciata proseguendo a vele spiegate verso una terza delibera attuativa attesa in questi giorni.
La vicenda riguarda, secondo le stime della Regione, circa 3.350.000 cittadini “pazienti cronici e fragili” che sono stati suddivisi in tre livelli a seconda della gravità  della loro condizione clinica.
Costoro riceveranno in autunno una lettera attraverso la quale la Regione li inviterà  a scegliersi un “gestore” (la delibera usa proprio questo termine) al quale affidare, attraverso un “Patto di Cura”, un atto formale con validità  giuridica, la gestione della propria salute. Il gestore potrà  essere loro consigliato dal medico di base o scelto autonomamente da uno specifico elenco.
Il gestore, seguendo gli indirizzi dettati dalla Regione, predisporrà  il Piano di Assistenza Individuale (Pai) prevedendo le visite, gli esami e gli interventi ritenuti da lui necessari; “il medico di medicina generale (Mmg) può eventualmente integrare il Pai, provvedendo a darne informativa al Gestore, ma non modificarlo essendo il Pai in capo al Gestore”.
La Regione ha individuato 65 malattie, per le quali ha stabilito un corrispettivo economico da attribuire al gestore a secondo della patologia presentata da ogni persona da lui gestita.
Se il gestore riuscirà  a spendere meno della cifra attribuitagli dalla Regione potrà  mantenere per sè una quota dell’avanzo, eventualmente da condividere con il Mmg che ha creato il contatto.
Il gestore non deve per forza essere un medico, può essere un ente anche privato e deve avere una precisa conformazione giuridica e societaria e può gestire fino a… 200.000 persone.
E’ facile immaginare che nelle scelte dei gestori conterà  maggiormente il possibile guadagno piuttosto che la piena tutela della salute del paziente, il quale potrà  cambiare gestore ma solo dopo un anno.
Scomparirà  ogni personalizzazione del percorso terapeutico e ogni rapporto personale tipico della relazione con il medico curante. Per una società  che gestirà  100/200.000 Pai (Piani di Assistenza) ogni cittadino è un numero asettico potenziale produttore di guadagno.
Il Mmg viene quindi privato di qualunque ruolo, sostituito da un manager e da una società ; ed è questa una delle ragioni che ha fatto scendere sul piede di guerra i camici bianchi.
Se avesse potuto la Lombardia avrebbe cancellato la figura dei Mmg, ma per ora una Regione non può modificare i pilastri di una legge nazionale come la legge 833.
Ma all’orizzonte c’è il referendum sull’autonomia regionale voluto dal presidente leghista, un referendum consultivo ma che verrà  fortemente enfatizzato.
Ci sentiremo dire che l’autonomia da Roma permetterà  di rendere pienamente operativa questa “eccellente riforma regionale”. Di bufale sulla sanità  ne abbiamo già  sentite molte, da Renzi alla Lorenzin e questa non sarà  l’ultima.
Una “legge eccezionale”, sosterrà  la Regione, perchè eviterà  che cittadini malati, in maggioranza anziani, debbano impazzire con le ricette, le telefonate interminabili ai centralini regionali per fissare le visite, le code agli sportelli, le liste di attesa ecc. ecc.
La Regione Lombardia non dirà  che tutti questi disagi sono stati costruiti ad arte, prima da Roberto Formigoni e poi da Roberto Maroni, per spingere i cittadini verso la sanità  privata che li aspetta con gioia per lucrare ulteriormente sulla loro pelle.
Se il Tar non cancellerà  queste delibere e se le organizzazione della società  civile non si ribelleranno è forte il rischio che molti nostri concittadini accetteranno quasi con riconoscenza il piano della Regione; salvo poi accorgersi che ad essere trascurata sarà  proprio la loro salute.
Ma allora sarà  troppo tardi.

(da “Il Fatto Quotidiano”)

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IN ASPROMONTE IL MODELLO DI ACCOGLIENZA CHE COMBATTE LO SPOPOLAMENTO

Maggio 16th, 2017 Riccardo Fucile

A SANT’ALESSIO 50 PROFUGHI PARTE INTEGRANTE DEL PAESE CON RICADUTE OCCUPAZIONALI

Non solo ‘ndrangheta e affari d’oro per la malavita. In Calabria esiste un’accoglienza che diventa un modello da imitare.
Ci troviamo a Sant’Alessio in Aspromonte, in provincia di Reggio Calabria, un paese che conta circa 300 abitanti e ha partecipato nelle settimane scorse al Forum mondiale della pace che si è tenuto a Madrid dove il sindaco, Stefano Calabrò, ha avuto l’occasione di far conoscere il modello “sostenibile” di accoglienza dei migranti che la sua amministrazione sta portando avanti dal 2013.
“Il progetto Sprar è parte integrante di questo paese — dice Calabrò — per cui i cittadini che arrivano non devono sentirsi diversi dai residenti a Sant’Alessio. Ne abbiamo visti passare più di 50 migranti a Sant’Alessio e, per ogni singola persona c’è un progetto personalizzato di integrazione. Abbiamo avuto anche una ricaduta occupazionale sul territorio. Su 15 dipendenti, sei sono di qui. Si crea una microeconomia all’interno del centro abitato. Non è l’unico strumento di contrasto allo spopolamento dei piccoli centri. Ma è uno degli strumenti”.
“Il segreto è questo — spiega il responsabile del progetto Sprar -, cercare di incrociare le risorse del Comune, le esigenze dei migranti e quelle del territorio.
La mattina i migranti sono impegnati nei tirocini e nel pomeriggio ci sono i corsi di alfabetizzazione, indispensabili per inserirsi nella nostra realtà .
Pensa che un ragazzo egiziano, dopo il tirocinio formativo, è stato assunto da un’azienda come tecnico informatico e oggi fa consulenze pure per il nostro Comune”.
“Non possiamo dimenticarci che siamo un popolo di migranti — conclude il sindaco Calabrò -. Oggi dobbiamo dare aiuto a chi chiede aiuto. Mi vengono i brividi quando sento parlare di ruspe e di muri”

Lucio Musolino
(da “il Fatto Quotidiano”)

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INTERVISTA A MARONI: “LA LEGA NON PUO’ STARE A DESTRA. NON SONO AGLI ORDINI DI SALVINI”

Maggio 16th, 2017 Riccardo Fucile

“NON ERA SALVINI IL CAPO DEI GIOVANI COMUNISTI PADANI?”… “IL REFERENDUM SULL’AUTONOMIA VUOL DIRE PIU’ SOLDI AL NORD E MENO AL SUD, SALVINI LO VADA A SPIEGARE AI MERIDIONALI”… “IL MODELLO LEPENISTA NON E’ IL NOSTRO”

Lo spirito è allegro, la voce serena: «Vuole sapere per chi ho votato? Ma per la Lega, naturalmente… Il nome non lo voglio dire. E comunque non sono affatto preoccupato per le dichiarazioni di Salvini. Con lui non c’è mai stato uno scontro ma una leale collaborazione, una dialettica sana come dovrebbe esserci in ogni partito».
Peccato che la «dialettica» nei partiti talvolta preluda alle epurazioni. «Bobo» Roberto Maroni sorride. Dal 2013 presidente della regione più importante e ricca d’Italia, il giorno dopo le primarie della Lega, Maroni spiega quello che sta succedendo e che potrebbe succedere da qui ai prossimi mesi nel Carroccio e nel grattacielo più alto di Milano.
Salvini, ha già  iniziato a mettere in chiaro le cose: dice che con Alfano e gli alfaniani le alleanze sono finite, Lombardia compresa. Vi mette in crisi?  
«No, penso proprio di no. Premesso che quello che decide, una volta eletto, è il segretario ed è lui che determina la linea politica, ciò che dice Salvini io lo condivido: non ci possono essere alleanze diverse a livello nazionale e regionale . E poi in Lombardia gli ex Ncd, oggi “Lombardia popolare”, hanno già  preso le distanze da Alfano. Comunque, quando sarà  il momento, farò tutte le verifiche: se ci saranno le condizioni per avere una maggioranza di centrodestra coesa, bene. Altrimenti vedremo».
Bene, perchè i toni sembravano un po’ da ultimatum nei suoi confronti. Anche Sel e il Pd dicono che lei sia la prossima vittima sacrificale di Salvini…  
«Anche con Bossi ho avuto scontri forti, anche ai suoi tempi c’era chi mi voleva cacciare dalla Lega, ma abbiamo sempre superato le incomprensioni in nome della Lega. Quando io dico “prima il Nord” è perchè come governatore della Lombardia ho questo compito. Non vuol dire che sia contro la decisione di Salvini di guardare al Sud. Poi però dovrà  essere lui a spiegare che il referendum in Lombardia vuol dire meno soldi al Sud e più denaro al Nord. Io faccio la mia parte».
A proposito di Bossi: il Senatur ha già  detto che è pronto ad andarsene…
«Bossi sbaglierebbe se dovesse uscire dalla Lega. Mi spiace per lui, ma la politica va avanti a prescindere dai buoni sentimenti».
Ritirata tattica?  
«Guardi, io non ho nulla contro Salvini, non sono il suo competitor. L’ho voluto io segretario nel 2013 dimettendomi in anticipo.”
Anche se sembra dividervi tutto: lei, come Berlusconi, ha detto di non condividere il lepenismo di Salvini. Quale spirito crede che prevarrà  nella Lega?
«Credo che questa fase del lepenismo in realtà  sia conclusa. E non tanto perchè Marine Le Pen ha perso ma perchè ha un progetto politico opposto rispetto al nostro. Il Front National vuole uscire dall’Europa e tornare allo stato nazionale francese, noi vogliamo invece l’Europa dei popoli e delle regioni, come insegnava Miglio. E poi la stessa Le Pen ha detto che il lepenismo è morto. E ne prendo atto con soddisfazione. Perchè la Lega non è di destra e un’altra cosa…».
Questa è bella: Salvini negli ultimi anni ha completamente abbracciato la destra!  
«Infatti non sono d’accordo e l’ho detto a Salvini: la Lega non è di destra, noi abbiamo fatto cose in Lombardia che le regioni rosse si sognano, dal bonus bebè al welfare. Cose tipiche delle politiche di sinistra. Per noi ci sono i lombardi, non quelli di destra o di sinistra».
Maroni, lei avrà  anche l’animo di sinistra ma il suo segretario…
«Su questo c’è diversità  di opinioni con Salvini ma sono convinto che anche per lui questo sia un peso. D’altronde ricordo quando nel ’96 era segretario dei giovani comunisti padani…Quelle sono le origini e sono sicuro che alla fine anche lui condividerà  questa posizione».
Tornando al Pirellone, dopo le dichiarazioni di Salvini, lei di fatto in Regione non sembra messo benissimo.  
«Il mio orizzonte adesso è concludere la legislatura e, arrivare al referendum per l’autonomia fiscale del 22 ottobre, il cui obiettivo è poter trattenere qui i nostri soldi, senza mandarli più al Sud, come avviene oggi e su questo la maggioranza è compatta. Quello sarà  il vero spartiacque anche per future alleanze».
Si va a votare in anticipo ad ottobre?
«Dipende dalla politica nazionale».
Non dal suo processo? Se condannato, dovrebbe dimettersi.
«Secondo la legge Severino ci sarebbe una sospensione di 18 mesi. Uso il condizionale perchè poi, come è successo per De Luca e De Magistris, i giudici hanno sospeso la sospensione. Nel merito invece, ritengo che in nessun paese civile si sarebbe proceduto a processare un politico per un viaggio istituzionale che non ha mai fatto. Costo zero per la Regione. Non vedo l’ora che questa storia finisca».
Il suo avvocato però oppone continui rinvii. Si difende anche lei «dal processo»?
«Il mio avvocato fa quello che deve fare nel mio interesse».

Paolo Colonnello
(da “La Stampa”)

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INVECE CHE CHIEDERE DI INDAGARE SUL RAS DEL CARA, SALVINI GLI STRINGEVA LA MANO: ECCO LA FOTO

Maggio 16th, 2017 Riccardo Fucile

CON I SOLDI RUBATI AI PROFUGHI LEONARDO SACCO HA ACQUISTATO 129 IMMOBILI, 81 AUTO E 5 IMBARCAZIONI… NON SOLO ALFANO E RENZI, MA ANCHE BERLUSCONI E SALVINI GLI RENDEVANO OMAGGIO… L’UOMO DELLA ‘NDRANGHETA MAI NEL MIRINO DEI POLITICI CHE ORA FANNO GLI INDIGNATI

Leonardo Sacco, governatore da oltre 15 anni della Fraternita di Misericordia di Isola Capo Rizzuto, ha comprato con i fondi destinati ai profughi anche ville e barche. Questo racconta l’ordinanza che ieri lo ha portato in carcere insieme al parroco di Isola Capo Rizzuto Don Edoardo Scordio e che oggi viene descritta da Fiorenza Sarzanini sul Corriere della Sera:
Per i «pentiti» che hanno collaborato con i magistrati, Sacco era «il gabibbo». Nel novembre 2016 il collaboratore Francesco Oliverio racconta: «Gli Arena potevano contare su un personaggio che si chiama Leonardo Sacco, che io conoscevo anche con il soprannome di “gabibbo”, il quale, a sua volta, era molto legato a un prete che io non ho mai conosciuto ma del quale mi hanno parlato Pasquale Arena e suo fratello Pino. Dicevano che il prete era loro amico… Tutte le imprese che fatturavano per il campo profughi erano scelte dalla società  maggiore del locale degli Arena. Oltre a dovere dare una percentuale agli Arena, facevano fatturazioni per operazioni inesistenti, per gonfiare costi, in modo tale da creare fondi neri che erano amministrati dai Giordano, da Pecora zoppa e da Angelo Muraca, i quali, ribadisco, facevano usura e comunque finanziavano la cosca Arena».
Sacco, raccontava qualche tempo fa l’Espresso, poteva contare su amicizie trasversali, dal centrosinistra al centrodestra.
Nel tempo ha costruito una rete di rapporti diplomatici con le istituzioni che si occupano dell’emergenza immigrazione. Le foto con il ministro Alfano sono state scattate a una convention di anni fa che riuniva gli amministratori del Nuovo Centro Destra, il partito di Alfano.
In particolare, le indagini hanno documentato come le società  di catering riconducibili ai cugini Antonio e Fernando Poerio, nonche’ ad Angelo Muraca, dal 2001 abbiano ricevuto, inizialmente con la procedura dell’affidamento diretto e successivamente in subappalto, la gestione del servizio mensa del centro di accoglienza di Isola la cui conduzione era stata ottenuta dall’associazione di volontariato “Fraternita di Misericordia”. In particolare, racconta il Corriere, si parla di sequestri di ville e barche per un valore complessivo di 70 milioni di euro:
Quale sia stata la destinazione del denaro pubblico appare chiaro leggendo il decreto di sequestro dei beni firmato dai magistrati ed eseguito dagli specialisti del Ros. Sono sotto sigilli «15 società  attive nel settore agricolo, della ristorazione, del turismo, dell’edilizia, della prestazione di servizi, 129 immobili (tra cui 46 abitazioni, 1 residence, 4 ville, 9 garage, 6 depositi, 6 negozi e 38 ettari di terreno), 81 autovetture, 27 ambulanze e 5 imbarcazioni, nonchè 90 rapporti bancari e 3 polizze assicurative, per un valore complessivo di circa 70 milioni di euro», riconducibili alla Confraternita e ai boss.
La Misericordia «gestisce anche il presidio fisso “118” di Isola di Capo Rizzuto e il servizio di protezione civile per l’intera regione Calabria». Ma la società  «Sea Lounge» di Sacco «ha corrisposto negli ultimi anni (dal 2010) gli unici redditi dichiarati al Fisco di ammontare variabile tra i 17 mila e i 50 mila euro l’anno, in netta sproporzione con il tenore di vita seguito».
Secondo gli atti della Dda di Catanzaro Don Edoardo Scordio avrebbe ricevuto 132mila euro nel solo anno 2017 a titolo di prestito/contributo e pagamento di note di debito “per servizi di assistenza spirituale” che avrebbe reso ai profughi ospiti della struttura. Don Scordio, indicato come “gestore occulto” della Confraternita della Misericordia, sarebbe stato organizzatore di un vero e proprio sistema di sfruttamento delle risorse pubbliche destinate all’emergenza profughi, riuscendo ad aggregare le capacita’ criminali della cosca Arena e quelle manageriali di Leonardo Sacco, 38 anni, governatore dell’associazione benefica, da lui fondata.
Sarebbe stato documentato come la cosca , attraverso l’operato di Leonardo Sacco, governatore dell’associazione di volontariato “Fraternita di Misericordia” di Isola di Capo Rizzuto, nonchè presidente della Cofraternita Interregionale della Calabria e Basilicata, si sia aggiudicata gli appalti indetti dalla Prefettura di Crotone per la gestione dei servizi, in particolare quello di catering, relativi al funzionamento dei centri di accoglienza richiedenti asilo “Sant’Anna” di Isola di Capo Rizzuto e di Lampedusa, affidati in sub appalto a favore di imprese costituite ad hoc dagli Arena e da altre famiglie di ‘ndrangheta per spartirsi i fondi destinati all’accoglienza dei migranti.

(da “NextQuotidiano”)

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EMERGENZA MONNEZZA A ROMA, L’ESILARANTE INTERVISTA ALL’ASSESSORE MONTANARI

Maggio 16th, 2017 Riccardo Fucile

NEGA CHE SIANO STATI SPESI DUE MILIONI PER L’ULTIMA EMERGENZA, MA DIMENTICA PARECCHIE ALTRE COSE

Pinuccia Montanari, che a Roma non ha mai visto un topo (perchè evidentemente abita da qualche altra parte), rilascia oggi un’intervista al Fatto Quotidiano piena di affermazioni interessanti sull’emergenza monnezza a Roma che non c’è ma c’è: andiamo a commentarla cogliendo fior da fiore.
Dicono che abbiate speso 2 milioni di euro.
Non è questa la cifra. E comunque era necessario.

L’assessora, in omaggio alla trasparenzaquannocepare, contesta senza nominarli le cifre fornite da alcuni sindacalisti dell’AMA al Corriere Roma riguardo quanto si è speso in queste settimane per far rientrare Roma dall’emergenza.
Sostiene che era necessario spenderli, MA non dice quanto si è speso.
Luca De Carolis, che firma l’intervista, si dimentica di chiederlo. Cose che capitano.
Ma a breve Roma sarà  di nuovo in emergenza?

No. Noi lavoriamo a varie fasi, e questa è di transizione. Possiamo tenere il sistema in sicurezza.
Come?
Una prima risposta è la recente ordinanza della sindaca Virginia Raggi, dopo la quale i due impianti di trattamento del consorzio Colari a Malagrotta (l’ex discarica, ndr) sono tornati da 600 a 1250 tonnellate di rifiuti lavorati al giorno.
Qui la Montanari sostiene che è stata la Raggi a volere il commissariamento del consorzio Colari.
La vicenda è stata ricostruita in maniera diversa: si fa quindi quello che aveva auspicato Daniele Fortini meno di un anno fa, quando di fronte al “patto della monnezza” stretto tra il Comune e il Colari sotto la benedizione di Paola Muraro l’allora capo di AMA aveva obiettato che l’interdittiva antimafia del 2014 impediva ad AMA di entrare in rapporti con l’azienda e aveva auspicato il commissariamento del consorzio.
Questo è possibile grazie alla Regione, che sancisce l’emergenza e invita il Comune a muoversi sulla base dei riscontri di ARPA che ha svolto i controlli negli impianti e ha trovato rifiuti accumulati vicino agli impianti. Infine:
Il governatore del Pd Nicola Zingaretti rema contro?
Penso che la Regione stia valutando le possibili risposte.
Secondo Zingaretti, “ospitare i rifiuti di Roma in altri Comuni può far scattare una rivolta ”
 Noi non vogliamo affatto portare altrove i nostri rifiuti.
Quindi Roma non vuole portare rifiuti da altre parti. Ma allora perchè Virginia Raggi a Porta a Porta ha detto: “La Regione non ha approvato un piano rifiuti dal 2012. Altri impianti del Lazio sono pieni e ora ci dicono che non possono prendere più i rifiuti di Roma. Così i cubi prodotti dagli impianti di Roma si accumulano. La soluzione immediata è quindi che la Regione sblocchi tutte le richieste di autorizzazioni che ha in piedi”?
E perchè poi ha aggiunto: “Sento molta indignazione per come siamo arrivati qui Abbiamo ereditato un sistema fallato. Non lo dico io o il M5s ma il governo con una lettera, l’11 aprile. Il Governo dice che il sistema della gestione della Regione Lazio è sottodimensionato. E lo dice anche un’azienda, oggi, la Rida di Aprilia, che spiega come la Regione Lazio deve autorizzare lo smaltimento. La Regione deve solo rispondere”?
Infine, tanto vale anche segnalare la lettera di Mauro Buschini, assessore all’ambiente in Regione, al Fatto: evidentemente anche lui ha capito male quello che vogliono Raggi & Montanari:
In queste settimane di polemiche sul ciclo dei rifiuti a Roma si sono lette molte inesattezze, appesantite da alcune falsità . L’intervista dell’assessore Bergamo pubblicata ieri ha, probabilmente, la funzione di sintetizzarle tutte insieme. È bene, dunque, precisare alcune questioni. Quando l’assessore Bergamo si interroga sul perchè gli impianti si rompono,dovrebbe sapere che la prima causa è determinata proprio dallostress acui sonosottoposti dal sovraccarico schizofrenico del loro impiego. In ogni caso, Bergamo può chiedere ai dirigenti di Ama che cosa accade nel sistema fragile e precario della Capitale a partire dal fatto che proprio Ama più volte ha denunciato alla magistratura le ragioni di tali fragilità .
È bene ribadire che l’inefficienza degli impianti è tutta romana, perchè gli impianti di smaltimento delle altre province funzionano regolarmente e non per questo meritano di essere sottoposti a carichi abnormi.
Bergamo afferma inoltre che per costruire una nuova discarica occorrono 2 anni. Falso. L’iter potrebbe concludersi con minor tempo.
In ogni caso una discarica di servizio sarà  sempre necessaria, anche con la differenziata alle massime percentuali perchè ci sarà  sempre rifiuto che dovrà  essere smaltito.
Curiosa infine l’affermazione per la quale si dovrebbero portare ancora più rifiuti fuori dalla capitale perchè Roma non intende fare niente.
La Regione dovrebbe trovare discariche e inceneritori per Roma e convincere le altre province laziali e prendersi tutti i rifiuti che Roma non vuole smaltire in casa.
La Regione ha offerto a Roma Capitale la disponibilità  a richiedere più solidarietà  alle altre regioni italiane ma la risposta dell’assessore Montanari è stata “non serve”.

(da “NextQuotidiano”)

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