Destra di Popolo.net

CASO CONSIP, RENZI AL PADRE INTERCETTATO: “NON DIRE BUGIE, AI MAGISTRATI DEVI DIRE LA VERITA'”

Maggio 16th, 2017 Riccardo Fucile

“QUESTA INTERCETTAZIONE PER ME È UN REGALO”: LO SCOOP FINISCE PER FORNIRE UN ASSIST ALL’EX PREMIER

“Non dire bugie, non ti credo. Hai visto Romeo una o più volte?”.
La telefonata tra Matteo Renzi e il padre Tiziano, indagato nell’ambito dell’inchiesta Consip, è del 2 marzo 2017.
Il giorno successivo Tiziano Renzi sarà  interrogato dai giudici romani. È l’anticipazione del Fatto Quotidiano contenuta nel nuovo libro di Marco Lillo Di padre in figlio. L’ex premier ha subito risposto con un lungo post sulla sua pagina Facebook: “Nel merito queste intercettazioni ribadiscono la mia serietà  visto che quando scoppia lo scandalo Consip chiamo mio padre per dirgli: ‘Babbo, questo non è un gioco, devi dire la verità , solo la verità ‘”.
L’intervista di Mazzei a Repubblica. In quella telefonata, intercettata dai pm, l’ex premier incalza il babbo: dopo aver letto su Repubblica l’intervista ad Alfredo Mazzei (nella quale si parlava della cena a tre tra Tiziano Renzi, Alfredo Romeo e Carlo Russo, la “cena nella bettola”) decide di chiamarlo: “Devi dire tutta la verità  ai magistrati, non puoi dire che non conosci Mazzei perchè è l’unico che conosco anche io”.
L’ex premier appare molto preoccupato dall’interrogatorio al quale il padre sarà  sottoposto e gli intima: “Devi ricordarti tutti i nomi e tutti i luoghi, non è più la questione della Madonnina e del giro di merda di Firenze per Medjugorie”.
“Non dire di mamma”.
Si raccomanda poi di non dire che a un ricevimento con alcuni imprenditori era presente anche sua madre, Laura Bovoli: “Non dire di mamma, se no la interrogano”.
La risposta vaga di Tiziano.
Poi il segretario del Pd arriva al dunque: “È vero che hai fatto una cena con Romeo?”. La risposta del padre non sarebbe stata netta: Tiziano nega una cena al ristorante (la “bettola” dell’intervista di Repubblica), ma non lo è altrettanto su un possibile incontro con l’imprenditore campano in un bar.
Matteo lo incalza e gli manifesta la sua sfiducia: “Non ti credo e devi immaginarti cosa può pensare il magistrato. Non è credibile che non ricordi di avere incontrato uno come Romeo, noto a tutti e legato a Rutelli e Bocchino”. Il padre esita, dice di non ricordare, cita un convegno al Four Season con esponenti del mondo delle imprese ai tempi delle primarie di fine 2012 contro Bersani.
Fosche previsioni.
Il segretario Pd conclude con amarezza: “Andrai a processo, ci vorranno tre anni e io lascerò le primarie”. E, prima di chiudere la telefonata, ribadisce: “Non puoi dire bugie, devi dire se hai incontrato Romeo una o più volte e devi riferire tutto quello che vi siete detti. Devi ricordarti che non è un gioco”.
Renzi denuncia una “gogna mediatica” contro di lui ma sulla telefonata con il padre dice: “Ribadisce la mia serietà , sono stato duro con lui, ma dovevo farlo”
Renzi commenta l’intercettazione della chiamata con il padre Tiziano pubblicata da Marco Lillo nel suo nuovo libro e riportata oggi dal Fatto Quotidiano. “Politicamente parlando le intercettazioni pubblicate mi fanno un regalo. La pubblicazione – continua l’ex premier – è come sempre illegittima ed è l’ennesima dimostrazione di rapporti particolari tra alcune procure e alcune redazioni. Ma non ho alcun titolo per lamentarmi: non sono il primo a passare da questa gogna mediatica”.

(da agenzie)

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TRUMP IN CADUTA LIBERA NEI SONDAGGI: SOLO IL 39% DEGLI AMERICANI APPROVA IL SUO OPERATO

Maggio 16th, 2017 Riccardo Fucile

I SENATORI REPUBBLICANI PREOCCUPATI: “SIAMO VICINI AL CAOS”

Lasciamo il commento all’ultima follia di Donald Trump, che ogni giorno ci regala una nuova pagina della sua inquietante avventura tra l’irresponsabilità  e il ridicolo, non ai cattivi giornali, non ai media ostili, non a quelli che lui chiama i produttori di “fake news” o agli avversari politici, ma a un senatore repubblicano, Bob Corker del Tennessee.
“La Casa Bianca è in una spirale discendente. Deve fare qualche cosa al più presto per uscirne, per rimettere ordine   e riportare le cose sotto controllo. Il caos che stanno creando produce una siuazione preoccupante”.
Bob Corker è il presidente della Commissione Esteri del Senato, non l’ultimo arrivato con la piena elettorale.
Tra i repubblicani comincia a insinuarsi il panico.
Se l’indice di popolarità  di Trump, in caduta libera anche nei sondaggi del pur fedelissimo Rasmussen, dovesse scendere ancora e avvicinarsi al 30% dal 39% di oggi, il malumore e la preoccupazione che si intravvedono per la incompetenza e la irresponsabilità  di Trump si trasfomerebbero in un “si salvi chi può” e in una corsa generale alle uscite di sicurezza.

(da “La Repubblica”)

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“DA TRUMP INFORMAZIONI TOP SECRET AI RUSSI”: LE RIVELAZIONI DEL WASHINGTON POST

Maggio 16th, 2017 Riccardo Fucile

IL QUOTIDIANO CITA COME FONTI “FUNZIONARI ATTUALI E PRECEDENTI”… LA SMENTITA E’ PARZIALE, ORA TRUMP RISCHIA GROSSO

E’ l’ultimo sviluppo del Russia-gate, il più clamoroso e potenzialmente destabilizzante.
Stavolta l’accusato è Donald Trump in persona. Avrebbe “trasmesso informazioni top secret al ministro degli Esteri russo e al suo ambasciatore”. Non in campagna elettorale. Qui si parla di un incontro avvenuto la settimana scorsa, alla Casa Bianca. Quindi l’accusa investe il presidente in carica, non il candidato come molte altre storie relative alla Putin-connection.
La notizia-bomba è l’apertura del sito del Washington Post. Il quotidiano della capitale cita come sue fonti “funzionari attuali e precedenti”, cioè sia dell’Amministrazione Trump che del governo Obama.
Sempre secondo il Washington Post, i segreti in questione — “highly classified”, cioè la categoria più elevata per livello di riservatezza — riguarderebbero lo Stato Islamico o Isis.
Quelle informazioni sarebbero state fornite all’Amministrazione Usa da un partner straniero, un governo alleato, che non ha dato agli americani il permesso di divulgarle a terzi.
Passando le notizie segrete ai russi, Trump avrebbe quindi “messo in pericolo una fonte d’intelligence cruciale”.
L’accusa pesantissima s’inserisce nel clima già  rovente a Washington dopo il licenziamento in tronco dell’ex capo dell’Fbi James Comey, inviso a Trump proprio perchè guidava le indagini sul Russia-gate.
Naturalmente sorge il sospetto che anche quest’accusa faccia parte della guerra intestina all’Amministrazione, dove pezzi interi dell’intelligence e ovviamente dell’Fbi sono in aperto contrasto con questo presidente.
Il lungo articolo sul sito del Washington Post descrive come, nel corso del lungo e amichevole colloquio della scorsa settimana fra Trump, il ministro russo Sergei Lavrov, e l’ambasciatore Sergey Kislyak, il president americano si sia “discostato dalla traccia che doveva seguire” e abbia cominciato a rivelare dettagli su una minaccia di attentati dell’Isis attraverso computer portatili sugli aerei.
La minaccia in questione è quella che ha portato gli Stati Uniti a vietare laptop e tablet in cabina su tutti i voli in provenienza da 10 aeroporti del Medio Oriente. Vantandosi con Lavrov “delle grandi notizie che ricevo dall’intelligence”, Trump avrebbe rivelato dettagli top secret
L’incontro con Lavrov e l’ambasciatore russo peraltro era già  stato al centro di polemiche per la sua tempistica: esattamente il giorno dopo il licenziamento del capo dell’Fbi che indagava sul Russia-gate.
Di fronte all’accusa del Washington Post, la Casa Bianca già  corre ai ripari.
Interviene in persona il generale McMaster, capo del National Security Council e quindi massimo consigliere presidenziale, a spiegare che il presidente ha l’autorità  per “de-secretare” qualsiasi informazione.
E quindi per definizione non può compiere alcun reato se divulga notizie “classified”, perchè dal momento che lo fa lui smettono di essere coperte dal segreto di Stato.

(da “La Repubblica”)

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I FORNI CREMATORI DEL CRIMINALE ASSAD PER NASCONDERE LE ESECUZIONI DI MASSA

Maggio 16th, 2017 Riccardo Fucile

IL MONDO CIVILE ORA SI ACCORGE DEI CRIMINI DEL BOIA SIRIANO CHE PIACE TANTO AI CAZZARI BECERODESTRI NOSTRANI

Nuove accuse di disumana crudeltà  vengono mosse dal Dipartimento di Stato Usa contro il regime siriano di Bashar al-Assad.
Il governo siriano, ha affermato in conferenza stampa Stuart Jones, assistente del segretario di Stato per il medio e vicino Oriente, sta procedendo a esecuzioni di massa di migliaia prigionieri nel carcere militare di Saydnaya, a 30 chilometri da Damasco. Le impiccagioni, accusa l’alto funzionario statunitense, avvengono a un ritmo di una cinquantina al giorno.
Per cancellare le prove dello sterminio, all’interno dell’istituto di pena un edificio è stato modificato per essere adibito a crematorio, come mostrerebbero foto statellitari declassificate diffuse dal Dipartimento di Stato.
Le foto sono state scattate da satelliti commerciali e coprono un periodo che va dal 2013 ad oggi, passando dall’agosto di quattro anni fa al gennaio del 2015, quindi all’aprile del 2016 e 2017.
Non provano in modo assoluto, ha precisato Jones, che l’edificio inquadrato sia un crematorio, ma evidenziano una costruzione “coerente” con quel genere di utilizzo. L’immagine del gennaio 2015, in particolare, mostra il tetto del presunto crematorio ripulito dalla neve, scioltasi presumibilmente per il calore sviluppato da una combustione.
“Dato che le numerose atrocità  perpetrate dal regime siriano sono state abbondantemente documentate, riteniamo che la costruzione di un crematorio sia il tentativo di nascondere le esecuzioni di massa nella prigione di Saydnaya. E fonti credibili hanno riferito che molti dei corpi sono stati sotterrati in fosse comuni” ha spiegato Stuart Jones. Che ha quindi accusato Assad di “sprofondare in un nuovo livello di depravazione. Col sostegno di Russia e Iran”.
Jones si è detto pessimista sui risultati dell’accordo che ha istituito “zone di de-escalation” in Siria nel tentativo di ridurre la violenza e salvare vite umane.
Accordo mediato dalla Russia con il sostegno dell’Iran e della Turchia durante i colloqui nella capitale kazaka di Astana la scorsa settimana. “Alla luce dei fallimenti dei precedenti accordi per il cessate il fuoco, abbiamo ragione di dirci scettici”, ha detto Jones. “Il regime di Assad deve fermare tutti gli attacchi ai civili e alle opposizioni e la Russia deve assumersi la responsabilità  di garantire il rispetto” dei diritti umani “da parte del regime”.
Va ricordato come lo scorso febbraio Amnesty International avesse elaborato la stessa accusa di “sterminio” contro il regime di Damasco, calcolando in 13mila le persone impiccate tra 2011 e 2015 in Siria proprio nella prigione degli “orrori” di Saydnaya. La cifra è contenuta in un rapporto di Amnesty sulla Siria, redatto sulla base delle interviste a 84 testimoni oculari, tra cui guardie carcerarie, ex detenuti, magistrati e avvocati, oltre che a esperti nazionali e internazionali.
Già  tre mesi fa il rapporto Amnesty affermava come “ogni settimana, spesso due volte a settimana, fino a 50 persone sono state tirate fuori dalle celle e impiccate. In cinque anni almeno 13mila persone, tra cui civili che si opponevano al governo”.
Oltre alle vittime di Saydnaya, Amnesty quantificava anche in 17mila i detenuti morti nelle carceri siriane nel corso del conflitto.
Ma a Saydnaya, aggiungeva l’organizzazione nel suo documento, “sono inflitte ai detenuti condizioni inumane, torture, sistematiche privazioni di acqua, cibo, cure mediche e medicine” mentre sono costretti a ubbidire a “regole sadiche”.
I negoziati di Ginevra, affermava Amnesty, “non possono non tenere conto” di questi “crimini contro l’umanità ” e consentire a “osservatori indipendenti di aver accesso ai luoghi di detenzione”.

(da agenzie)

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HANNO VINTO I RAZZISTI, GOVERNO LATITANTE E COMPLICE: “NON ESISTONO LE CONDIZIONI AMBIENTALI PER ACCOGLIERE I 24 PROFUGHI”

Maggio 15th, 2017 Riccardo Fucile

A ROATE CANALE LA CURIA COSTRETTA A RINUNCIARE AL PROGETTO DOPO LE MINACCE E PER PAURA DI RITORSIONI…. VINCONO I DELINQUENTI, LO STATO DI DIRITTO NON C’E’ PIU’ NELL’ERA MINNITI

Se di vittoria bisogna parlare, hanno vinto «loro». Quelli che alla notizia del probabile arrivo di 24 profughi africani nella Casa delle Opere parrocchiali hanno affisso volantini di minacce.
Quelli che si sono ribellati al vescovo, accusandolo di «tramare» alle spalle dei residenti e di volersi intascare una parte dei 35 euro pro-capite quotidiani destinati agli «ospiti sgraditi».
E ha vinto il razzismo di chi, un mese fa, sui muri di Roata Canale, ha istigato alla rivolta.
“I locali della Casa delle Opere parrocchiali della Parrocchia Immacolata Concezione di Maria Santissima in frazione Roata Canale di Cuneo non verranno messi a disposizione della Ubuntu onlus”.
E’ il passaggio chiave di un documento consegnato da don Eraldo Serra ai parrocchiani di Roata Canale: mette la parola fine all’arrivo dei 24 richiedenti asilo nella piccola frazione di Cuneo.
Non verrà  realizzato dunque alcun centro di accoglienza e recupero sociale per richiedenti asilo. La vicenda aveva fatto balzare agli onori della cronaca nazionale questa piccola comunità : prima i volantini anonimi, poi il post provocatorio del medico cuneese Corrado Lauro che ne contestava i forti toni razzisti.
Una vicenda che si era aperta con un annuncio nella messa di domenica 23 aprile e che si chiude ancora al termine di una celebrazione in parrocchia.
La decisione, conclusiva e definitiva, è stata comunicata al termine della messa delle 9:30, sempre da parte di Don Eraldo Serra. Il documento, con la sua firma in calce e il timbro della parrocchia, è stato consegnato dai chierichetti, direttamente nelle mani dei parrocchiani.
Ecco il testo integrale del documento:
“In merito alla Casa delle Opere parrocchiali si comunica che: in tutto il corso della trattativa con la Ubuntu onlus si è sempre posta con chiarezza la condizione che non ci fosse nessun costo a carico della Parrocchia; il 2 maggio in un incontro tra il Vescovo mons. Piero Delbosco e il Parroco è stata analizzata la situazione e si è concluso che non esistono le condizioni ambientali per realizzare il Progetto della Ubuntu onlus con l’utilizzo dei locali della Casa delle Opere parrocchiali; il 3 maggio il Presidente della Ubuntu onlus ha chiesto un incontro con il Parroco e nel corso dell’incontro il Parroco gli ha comunicato che non esistono le condizioni ambientali per realizzare il Progetto della Ubuntu onlus con l’utilizzo dei locali della Casa delle Opere parrocchiali; fino ad oggi non è stato richiesto al Parroco alcun altro incontro da Parte di altri soggetti.
La decisione conclusiva e definitiva è che i locali della Casa delle Opere parrocchiali della Parrocchia Immacolata Concezione di Maria Ss. non vengono messi a disposizione della Ubuntu onlus.
Grazie alle donne e agli uomini che hanno operato con onestà , sincerità  e verità 
Grazie alle donne e agli uomini che hanno dialogato. discusso, ragionato
Grazie alle donne e agli uomini che provano ogni giorno a costruire un mondo ricco di umanità , in cui sia bello crescere i propri figli
Grazie alle donne e agli uomini che, magari con tanta fatica. testimoniano che il Vangelo è dawero una buona notizia”.

Il concetto “non esistono le condizioni ambientali” fa chiaro riferimento alle minacce ricevute a fronte delle quali non c’è stato alcun intervento dello Stato per assicurare il rispetto della legge.
I profughi sarebbero stati ospitati in una struttura privata della Chiesa, quindi nessuno avrebbe dovuto e potuto mettere verbo.
Si è permesso a dei delinquenti di violare la legge in piena assenza di una presa di posizione del Ministero degli Interni.

(da agenzie)

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PROVE TECNICHE DI MEDIOEVO: LA PROCESSIONE PER CHIEDERE PERDONO A DIO DEL GAY PRIDE DI REGGIO EMILIA

Maggio 15th, 2017 Riccardo Fucile

PER MONDARE I PECCATI DEL MONDO (GAY), CI MANCAVA PURE LA PROCESSIONE RIPARATRICE DI UNA ASSOCIAZIONE CATTOLICA ULTRAS

Sodoma risorge al centro della Pianura Padana.
Il 3 giugno infatti a Reggio Emilia verrà  celebrato il Gay Pride Mediopadano. Un oltraggio alla pubblica morale e un insulto secondo il neonato Comitato Beata Giovanna Scopelli. Il quale per mondare i peccati del mondo (gay) ha indetto una processione riparatrice per chiedere perdono al Signore.
Come è possibile leggere sul blog “Chiesa e post concilio” i cui testi sono chiaramente delle trascrizioni da pergamene risalenti al Medio Evo: “il peccato impuro contro natura, come insegna il Catechismo, grida vendetta al cospetto di Dio e, quando palesato ed esternato in foro esterno, pubblicamente, attira ancor più l’ira del Signore sopra al popolo”.
Ecco perchè allora a Reggio Emilia è necessario organizzare una grande processione a riparazione dello scandalo pubblico provocato dagli omosessuali e dagli omosessualisti.
E così mentre i senza Dio e gli invertiti sfileranno per le strade della città  e festeggeranno l’anniversario della prima Unione Civile i devoti penitenti pregheranno per salvare le anime di tutti.
Forse non di tutti, perchè si sa che i sodomiti devono bruciare tra le fiamme dell’inferno ma ci siamo capiti.
Secondo questi cattolici preoccupati il fatto stesso che il Gay Pride possa sfilare per le strade della città  costituisce un’offesa inaudita al Sacro Cuore di Gesù.
È giunto il momento che i cattolici di buona volontà  si uniscano in modo solido e coeso, come accadde nel gay pride del 2000 a Roma, ove tante realtà  cattoliche si unirono per riparare pubblicamente alla manifestazione LGBT sotto il nome di “Comitato per una Roma cristiana“.
La volontà  di questo gruppuscolo di cattolici, sostenuto tra gli altri da Radio Spada, è quello di spaccare in due la città .
Da una parte i peccatori dall’altra i penitenti. Solo gli ultimi sono coloro che stanno nel giusto e coloro che si salveranno.
Viene criticata anche la veglia di preghiera “per le vittime dell’omofobia, della transfobia” perchè «con la scusa di accogliere le persone omosessuali si accoglie l’omosessualità , non distinguendo più tra peccato e peccatore».
Il sindaco di Reggio Emilia Luca Vecchi ha già  annunciato che il 3 giugno sarà  al Pride. La deputata reggiana M5S Maria Edera Spadoni ha espresso la sua contrarietà  alla processione riparatrice: “Trovo queste posizioni davvero assurde, non fanno altro che alimentare l’odio e la disuguaglianza sociale”.
Il presidente di Arcigay Gioconda Alberto Nicolini chiede invece al vescovo di Reggio Emilia Massimo Camisasca di prendere posizione per far capire da che parte sta la Chiesa. Nicolini fa notare che alla veglia del 14 maggio il vescovo era assente.

(da “NextQuotidiano”)

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LA MURARO VERSO IL PROCESSO PER REATI AMBIENTALI

Maggio 15th, 2017 Riccardo Fucile

NOTIFICATO ALL’EX ASSESSORE DELLA RAGGI L’AVVISO DI CHIUSURA INDAGINI: CONTESTATI 5 CAPI DI IMPUTAZIONI

Paola Muraro verso il processo. La Procura di Roma ha notificato all’ex assessore all’Ambiente della giunta Raggi l’avviso di chiusura delle indagini preliminari per i reati ambientali.
La chiusura delle indagini è l’atto che precede la richiesta di rinvio a giudizio.
I pm romani hanno stralciato la posizione della Muraro dal maxi procedimento sull’associazione a delinquere e il traffico illecito di rifiuti, che vede come principale indagato il ras romano delle discariche Manlio Cerroni.
Il procuratore aggiunto Michele Prestipino e il pm Alberto Galanti contestano alla Muraro ben cinque capi di imputazione tutti riguardanti il periodo in cui era consulente in Ama, e configurano ripetute violazioni dell’articolo 256 comma 4 legge 2006, appunto i «reati ambientali» compiuti all’epoca dei fatti, di singoli apparati degli impianti Tmb di Rocca Cencia e di via Salaria.
Questi reati, per natura, sono estinguibili attraverso il ricorso all’oblazione, rito alternativo al giudizio penale.
Per quanto riguarda l’altra accusa mossa dai pm alla Muraro, quella di abuso d’ufficio, una decisione dovrebbe arrivare a breve.

(da agenzie)

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“AI PROFUGHI CIBO CHE SI DA’ AI MAIALI”: MA DOV’ERANO I PARTITI DI OPPOSIZIONE CHE DOVREBBERO CONTROLLARE?

Maggio 15th, 2017 Riccardo Fucile

LA ‘NDRANGHETA HA INTASCATO 32 DEI 100 MILIONI STANZIATI DAL GOVERNO PER IL CARA DI CAPO RIZZUTO, MA NESSUNO HA MAI DENUNCIATO CHE SI SPECULAVA SULLA PELLE DEI DISPERATI… SONO CAPACI SOLO DI FARE SPOT CON VISITE AI CIE PER ACCUSARE I PROFUGHI, POI CHIUDONO GLI OCCHI SULLA MAFIA CHE INCASSA PER 1000 PASTI E NE DISTRIBUISCE SOLO 500

I soldi per i profughi andavano alla ‘ndrangheta.
Su 100 milioni di euro stanziati negli ultimi 10 anni, la Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, guidata dal procuratore Nicola Gratteri, ne ha contati almeno 32 che sono finiti nella “bacinella” della cosca Arena.
È questo il numero più importante della maxi-operazione “Jonny” che stamattina ha portato all’arresto di 68 persone tra cui il governatore della Misericordie Leonardo Sacco e don Edoardo Scordio, parroco della chiesa di Maria Assunta di Isola Capo Rizzuto.
Sono loro, secondo gli investigatori della polizia, dei carabinieri e della guardia di finanza, i veri promotori dell’organizzazione criminale che faceva capo al clan Arena. Grazie alle convenzioni stipulate con il ministero dell’Interno, la Misericordia in un solo anno, nel 2009, si è accaparrata 6 dei 13 milioni di euro per la gestione dei centri di accoglienza.
Attraverso la Misericordia e Sacco, infatti, la cosca Arena, era riuscita ad aggiudicarsi gli appalti indetti dalla prefettura di Crotone per le forniture dei servizi di ristorazione al centro di accoglienza di Isola Capo Rizzuto e di Lampedusa.
Appalti che venivano affidati a imprese appositamente costituite dagli Arena e da altre famiglie di ‘ndrangheta per spartirsi i fondi destinati all’accoglienza dei migranti.
Secondo la Dda, la spartizione dei milioni di euro era “semplice”: Sacco prendeva l’appalto con la Misericordia che è una onlus e concedeva in subappalto i servizi ad altre società  con scopo di lucro riconducibili agli Arena che di fatto gestivano la mensa.
“Leonardo Sacco — è scritto nel provvedimento di fermo — da circa 15 anni ha gestito, quale responsabile della Misericordia di Isola di Capo Rizzuto, il centro di accoglienza di Isola di Capo Rizzuto, nelle sue diverse articolazioni, in modo tale da distrarre, in favore delle diverse famiglie che compongono la criminalità  organizzata isolitana, cospicue somme di denaro. Egli ha selezionato i subappaltatori del servizio mensa anche fra intranei al sodalizio isolitano. Ci si riferisce, evidentemente, ai cugini Antonio Poerio e Fernando Poerio, ad Angelo Muraca, i quali, con danaro della consorteria, hanno allestito imprese di ristorazione che, si ribadisce, hanno somministrato i pasti per i rifugiati”.
È proprio del cibo riservato agli ospiti del centro ha parlato in conferenza stampa Gratteri.
“Indagando sulla famiglia Arena — ha detto il magistrato — siamo arrivati all’interno del Cara di Isola Capo Rizzuto. All’interno sono successe cose veramente tristi: un giorno sono arrivati 250 pasti per 500 migranti. Ebbene 250 persone hanno mangiato il giorno dopo. Non solo era poco, ma solitamente era un cibo che si dà  ai maiali. Questi si arricchiscono sulle spalle dei migranti. Questa è un’indagine che abbraccia quasi 10 anni di malaffare all’interno del Cara gestito in modo mafioso dalla famiglia Arena”. “Il Centro di accoglienza e la Misericordia sono il bancomat della ‘ndrangheta”, ha detto invece il generale Giuseppe Governale, comandante del Ros dei carabinieri, secondo il quale è stata la cosca Arena a scegliere i suoi uomini: “E tra questi ci sono Sacco e il prete Scordio”.
Un’altra figura importante nell’indagine, infatti, è proprio quella del prete, don Edoardo Scordio che “riceve, senza alcun titolo, cospicue erogazioni di danaro dalla Misericordia. Solo per ricordare, fra le erogazioni più ingiustificate, basti fare riferimento ad una serie di note di debito, emesse dalla Parrocchia Maria Assunta ad Nives, cioè da Don Edoardo Scordio, e pagate da Misericordia fino alla concorrenza di 132.665 euro, per non meglio chiarita assistenza spirituale”.
Tra gli indagati anche il sindaco di Isola Capo Rizzuto, Gianluca Bruno, che stamattina ha subito una perquisizione.
A lui si era rivolto l’indagato Antonio Poerio per lamentarsi degli sprechi commessi dal prete Scordio: “In sostanza Poerio — è scritto nel fermo — richiedeva a Bruno Gianluca un intervento per allontanare il sacerdote da Isola di Capo Rizzuto. Bruno Gianluca lo riteneva inopportuno dicendo testualmente ‘vedi che se se ne va lui….che te lo dico io….ci ripuliscono tutti’. Poerio Fernando (altro indagato, ndr) era d’accordo perchè temeva che il prete li accusasse: “che lui poi se la canta”. Bruno soggiungeva che era difficile trovare un adeguato sostituto di don Edoardo”.
In nome del business dei migranti, c’è stata anche la pace tra le due principali cosche del territorio: quella dei Grande Aracri e degli Arena, protagoniste in passato di una faida in cui i killer dei clan hanno utilizzato anche bazooka e kalashnikov. L’inchiesta ha fatto luce anche sul giro di scommesse in tutto il crotonese, gestito dagli indagati che avevano una “posizione dominante” nel settore della raccolta delle scommesse online e del noleggio degli apparecchi da intrattenimento. Le indagini delle fiamme gialle hanno consentito alla Dda di accertare che la società  bookmaker Centurion Bet, in mano agli Arena, era presente in Italia con oltre 500 agenzie e aveva ramificazioni in tutto il mondo.
Proprio questa società  avrebbe messo a disposizione i propri circuiti di gioco online alla società  Kroton Games di Crotone. Espressione della cosca Arena, La Croton Game ha così incrementato i suoi volumi di fatturato, sottratti al fisco, per decine di milioni di euro.
Oltre agli arresti, sono stati sequestrati beni per 84 milioni di euro. I sigilli sono stati applicati all’intero patrimonio immobiliare riconducibile alla Fraternità  di Misericordia di Isola di Capo Rizzuto, costituito da un convento di 1700 mq, successivamente ristrutturato ed adibito a poliambulatorio, dal teatro Astorino e da diversi immobili, alcuni dei quali acquistati dallo stesso Sacco da soggetti organici alla cosca Arena, per salvaguardarli da possibili sequestri.   La Dda, inoltre, ha sequestrato la squadra di calcio di Isola Capo Rizzuto di cui Sacco era il presidente.
Ma sorge spontanea una domanda: in un Paese dove i parlamentari, anche di opposizione, possono entrare nelle carceri, fare verifiche sui contributi versati, raccogliere denunce e confidenze, visitare e persino pernottare nei Cie (Salvini insegna), come mai non si sono accorti di nulla in dieci anni?
O toccare gli interessi della ‘ndrangheta non era prudente?
Più facile accusare i profughi di essere privilegiati che scoperchiare gli interessi delle ‘ndrine? Il governo non ha controllato, certo, ma dove cazzo stavano i “controllori” della opposizione?
E’ un caso che personaggi calabresi legati anche agli attuali “sovranisti” siano a processo per associazione mafiosa, in quanto ritenuti al servizio della ‘ndrangheta?
Come mai tanti giornali di sedicente destra, pronti a fare titoloni quando un profugo orina per strada, non hanno mai fatto inchieste-denuncia sulla connivenza tra malavita organizzata e assitenza ai profughi?
O del fatto che metà  profughi saltava pasto per mancanza di cibo non fregava una mazza a nessuno di questi campioni destrorsi della illegalità ?
Si vergogni tutta la politica, governo e opposizione, senza distinzioni.

(da agenzie)

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CAMBIARE I TRATTATI NON È PIÙ UN TABÙ: IN EUROPA SOFFIA IL VENTO MACRON

Maggio 15th, 2017 Riccardo Fucile

IL VERTICE CON LA MERKEL A BERLINO: “RIDISEGNARE L’EUROPA, RIFONDARLA STORICAMENTE”… MACRON: “ALL’EUROPA SERVONO INVESTIMENTI E BILANCI FLESSIBILI”

Un duo di testa unito e con un obiettivo preciso: riformare l’Europa, sburocratizzarla, rifondarla “storicamente”. All’indomani del suo insediamento all’Eliseo, il neo presidente francese Emmanuel Macron vola a Berlino per incontrare Angela Merkel e l’incontro suggella il rafforzamento dell’asse franco-tedesco, che si propone ora di stravolgere la road map di Bruxelles.
Una rivoluzione che si spinge addirittura a non considerare più un tabù la modifica dei Trattati, i pilastri dell’Unione europea. “Se serve” si farà , è la linea comune che viene illustrata al termine del vertice nella capitale tedesca.
“La modifica dei trattati era un tabù francese. Per me non lo è”, ha affermato il neopresidente francese durante la conferenza stampa congiunta tenuta al termine dell’incontro avuto con la cancelliera tedesca a Berlino. Macron è convinto che serva “una rifondazione storica dell’Europa” perchè ricorda   “il messaggio di rabbia, di insoddisfazione e di preoccupazione del popolo francese”
Merkel e Macron usano espressioni inequivocabili per rendere evidente l’unità  di intenti tra Germania e Francia: cooperazione, nuovo dinamismo nelle relazioni.
“Gli interessi della Germania sono legati a quelli della Francia. La Germania sta bene se l’Europa sta bene, e l’Europa sta bene se la Francia è forte”, sottolinea la Cancelliera tedesca.
Ma la parola che più di tutte rende evidente l’unità  d’intenti tra i due Paesi è asse.
Il punto di caduta della nuova alleanza tra Berlino e Parigi è l’intera Europa. Non a caso Macron sottolinea che il rafforzamento dell’asse franco-tedesco “sarebbe utile anche per l’eurozona”.
E altrettanto evidente è il ruolo che il duo Germania-Francia vuole giocare a Bruxelles quando lo stesso presidente francese boccia, sonoramente, il piano Juncker, il piano di investimenti che rappresenta la risposta più forte che l’Unione europea è riuscita a dare per riportare il Vecchio continente su livelli di crescita accettabili. “Il piano Juncker – afferma Macron – non ha soldi freschi”.
La parola d’ordine del rottamatore europeo Macron è investimenti. Pubblici o privati che siano non importa. Il punto è un altro: all’Europa servono risorse autentiche, soldi freschi per avere bilanci più flessibili e quindi sostenibili. Un’Europa, insiste il nuovo inquilino dell’Eliseo, che sia in grado di giocare un ruolo più pesante nello scacchiere internazionale perchè, sottolinea, “oggi l’Europa difende meno bene le sue imprese di quanto non lo facciano gli Stati Uniti”.
Una linea, quella della Francia, che piace alla Germania. E a Berlino piace soprattutto il fatto che Macron abbia cestinato un progetto che alla Merkel non è mai andato giù (proverbiale la sua espressione, “Mai gli eurobond finchè vivo”, pronunciata nel 2012): gli eurobond.
Idea, quest’ultima, che invece l’attuale Commissione europea, guidata da Jean-Claude Juncker, ha più volte accarezzato. A scansare ogni equivoco ci pensa lo stesso presidente francese: “Non ho mai proposto i cosiddetti eurobond, non sono per la condivisione a livello comunitario del debito contratto in passato”.
Potenza di fuoco quella della Merkel e di Macron, che arrivano al faccia a faccia in un momento felice delle rispettive parabole politiche.
La Cancelliera ha incassato ieri la terza vittoria di fila alle elezioni regionali, trionfando nel feudo dell’Spd, il Nord-Reno Vestfalia, lanciando così la volata alla sfida contro Martin Schulz a settembre con l’obiettivo di arrivare al quarto mandato. Macron, dal canto suo, è fresco vincitore delle elezioni presidenziali in Francia e oggi ha messo il primo tassello al suo governo con la nomina del primo ministro Edouard Philippe.
I due leader giocano partite diverse in casa propria, ma quella europea conta sia per gli affari interni che per il ruolo che i due Paesi vogliono ritagliarsi in Europa.
“Ogni inizio è abitato da una magia”, afferma Merkel all’inizio della conferenza stampa citando Herman Hesse. Quello dell’asse franco-tedesco si propone di esserlo anche per l’intera Europa.

(da “Huffingtonpost“)

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