Destra di Popolo.net

TUTTE LE COMPAGNIE AEREE DEI “PIGS” FANNO UTILI, TRANNE ALITALIA

Maggio 1st, 2017 Riccardo Fucile

LE COMPAGNIE DI BANDIERA DI GRECIA, SPAGNA E PORTOGALLO SONO IN ATTIVO, LA NOSTRA ALLO SFASCIO

Cominciamo da una curiosità : vi ricordate i Pigs, che in inglese vuol dire maiali, ma in sigla sta per Portogallo, Italia, Grecia e Spagna?
Erano i Paesi del Sud Europa che rischiavano la bancarotta al culmine della crisi dello spread.
Bene, adesso tre su quattro hanno compagnie aeree di bandiera (o ex di bandiera) che macinano utili, nonostante la crisi economica generale non ancora finita.
Un solo Paese su questi quattro, invece, ha una compagnia ex di bandiera tecnicamente fallita, indovinate quale.
La considerazione diventa ancora più umiliante se si osserva che, in realtà , nella sigla Pigs originaria la “i” non rappresentava affatto l’Italia (forse se ne è perso il ricordo) ma l’Irlanda. Stendiamo un velo pietoso e ci fermiamo qui, evitando di paragonare Aer Lingus, e peggio ancora il colosso Ryanair, con Alitalia.
Non facciamo la solita analisi della colpe ma guardiamo al futuro.
Domani comincerà  la ricerca di un nuovo socio industriale per Alitalia che possa sostituire l’uscente Etihad (a meno che non si trovi il modo di trattenere la stessa Etihad ridiscutendo le condizioni della sua presenza).
La Lufthansa, prima indiziata a un possibile ingresso nell’azionariato, ha già  detto di no, ma potrebbe averlo fatto per non scoprire subito le sue carte.
A che punto siamo?
L’analista Antonio Bordoni, docente di gestione, osserva che «alla luce dei cambiamenti avvenuti nel settore dell’aviazione civile, se oggi un vettore fosse interessato al nostro bacino di traffico non avrebbe più bisogno di controllare un vettore locale. Ciò è particolarmente vero per le compagnie comunitarie. E dal momento che la maggiore attrattiva nel caso Alitalia non consiste nel comprare la compagnia, ma nel controllo del mercato italiano, c’è da aspettarsi che non ci sarà  la fila degli acquirenti fuori alla porta di Alitalia».
Bordoni elenca le opzioni fattibili dell’eventuale acquirente.
«La prima possibilità  consiste nel totale controllo dell’azionariato, ed è ciò che ha fatto Lufthansa nei confronti della Swiss, della Brussels Airlines, e di Austrian Airlines. In pratica si possono far decollare dai rispettivi aeroporti voli di compagnie all’apparenza svizzere, belghe, austriache che direttamente connettono questi Paesi con i più interessati mercati mondiali rispetto alle esigenze nazionali, ma che nazionali in realtà  non sono, in quanto fanno parte di Lufthansa Group».
In alternativa, «senza ricorrere al totale controllo azionario di ex vettori di bandiera, si possono effettuare collegamenti dagli scali nazionali all’hub straniero del vettore e da qui portare i passeggeri alla destinazione finale. È quello che fanno oggi Air France, Klm, British Airways —per citare solo alcuni vettori- dagli aeroporti italiani».
Infine, «una terza soluzione intermedia alle due» dice Bordoni «è costituita da quanto proprio Lufthansa fece nel 2009 allorchè costituì a Malpensa la Lufthansa-Italia, o quanto fatto da Easyjet che ha fondato EasyJet Switzerland».
Questo significa che «oggi per una compagnia che fosse seriamente interessata al nostro mercato vi siano alternative rispetto all’acquisizione azionaria del vettore. Fra le tre opzioni citate, quella del controllo delle compagnie ex di bandiera è stata scelta da Lufthansa nei confronti di vettori che avevano una penetrazione minima nel loro territorio da parte delle low cost, e comunque hanno una rete nazionale molto più limitata della nostra, caratterizzata da ben 42 aeroporti attivi».
Che cosa se ne conclude? Bordoni: «Può un vettore essere interessato ad acquistare una compagnia aerea di un paese dove Ryanair ha acquisito il primato assoluto per numero passeggeri? 32,6 milioni nel 2016 contro i 23,1 di Alitalia. A mio parere no».
Allora in che cosa si può sperare?
Secondo Bordoni ci sarebbe questa possibilità . certo tutta da costruire, una possibilità  che rinvia a uno dei Pigs, anzi al più derelitto, la Grecia.
«Una opzione tuttora praticabile sarebbe quella che in Italia vi fosse un imprenditore o gruppo di imprenditori che essendo svincolati dalla zavorra della gestione pubblica riuscissero a far decollare un vettore realmente indipendente. Si tratterebbe di formare una compagnia che nella fase iniziale limiti le ambizioni all’area continentale e mediterranea riuscendo però a competere con i consolidati vettori low cost. Per quanto può sembrare strano esiste un precedente molto vicino a sostegno di questa ipotesi, in Grecia. La Aegean Airlines originariamente era una compagnia executive, poi si è trasformata in vettore di linea e oggi è oggi il maggior vettore ellenico, avendo assorbito anche la ex compagnia di bandiera Olimpic».
Un sogno a occhi aperti? Fare questo anche in Italia non sarebbe impossibile.

(da “il Secolo XIX”)

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LA STRANA INAUGURAZIONE DELLA SPIAGGIA COMUNALE DELLA RAGGI: COME SE NE VA SMANTELLANO TUTTO

Maggio 1st, 2017 Riccardo Fucile

LA SINDACA SCALZA APRE LA STAGIONE BALNEARE ROMANA DELLO STABILIMENTO COLONNA TRA CONTESTAZIONI E SELFIE

Virginia Raggi apre la stagione balneare a Ostia tra contestazioni, selfie e battaglie per la legalità . A piedi nudi (ma solo alla fine), la sindaca è sbarcata alla spiaggia oggi ribattezzata Colonna ed ex Faber Beach sul lungomare Toscanelli.
Un lido per trent’anni erroneamente affidato a varie associazioni, ma che invece – come hanno scoperto i prefetti del X municipio e la Capitaneria di Porto – doveva essere gestito dall’istituto nautico Colonna di Roma.
Così come la spiaggia libera, oggi riconsegnata, ma per vent’anni gestita da un imprenditore a processo con il clan Fasciani e già  condannato.
Tra simulazioni e cori
La Raggi è arrivata mentre era in corso la protesta messa in atto da Casapound. Ma brutta accoglienza anche dagli ex gestori dei chioschi che l’hanno contestata.
Applausi e foto ricordo invece dai tanti cittadini che la aspettavano sulla sabbia.
Maglia bianca e ballerine, alla sindaca è stato illustrato il nuovo format della spiaggia libera: i ragazzi del Nautico, con l’alternanza scuola-lavoro, si occuperanno del salvataggio. Un istruttore dei Cavalieri di Malta ha invece spiegato alla Raggi le tecniche di pronto soccorso in the beach.
Appena Raggi va via smantellata la spiaggia
Sarà  infatti l’Ordine sovrano a occuparsi dell’assistenza medica su alcune spiagge di Ostia. La visita della sindaca, blindata in un cordone di poliziotti, è proseguita tra foto con i cittadini   ed esercitazioni con i cani di salvataggio e simulatore di vela.
«Siamo qui per restituire un pezzo di spiaggia alla comunità , – ha spiegato la prima cittadina – Qui dopo 34 anni i prefetti hanno ristabilito la verità  e la corretta assegnazione. Come nelle altre spiagge libere ci saranno i nostri bagnini e le squadre cinofile».
Giusto il tempo dell’inaugurazione e poi dalla spiaggia appena visitata dalla sindaca, sparisce tutto: dal cartello indicativo “Nautico Colonna” alla rete di beach volley fino alle postazioni di vela e cinofile. Alla bandiera dei Cavalieri di Malta.

(da “il Corriere della Sera”)

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SE UN PM ACCUSASSE IL M5S SENZA PROVE COME FA ZUCCARO CON LE ONG, IMMAGINATE CHE CACIARA SCATENEREBBERO

Maggio 1st, 2017 Riccardo Fucile

LA DOPPIA MORALE GRILLINA, SEMPRE A GUARDARE LA PAGLIUZZA NEGLI OCCHI ALTRUI E NON LE TRAVI A CASA PROPRIA

Caro M5s,
al di là  del merito della questione Ong, immagina una cosa.
Immagina che un Procuratore a un certo punto sostenga che i parlamentari del Movimento 5 stelle rubino.
E che dica testualmente: “Prove non le ho, ma ho la certezza, che mi viene da fonti di conoscenza reale ma non utilizzabile processualmente, che i parlamentari M5s telefonino a criminali”.
E che un politico lo difenda spiegando che “non può parlare perchè le sue fonti sono i Servizi”.
E che poi quel Procuratore aggiunga: “Non ci sono al momento prove, ho denunciato il fenomeno, perchè se si aspetta troppo tempo si producono effetti deleteri non più controllabili”.
E che infine ammetta che “è sì una deroga al riserbo, ma anche un dovere di chi deve far rispettare la legalità “.
E che in ultimo concluda: “Sono tutte ipotesi, al momento non hanno riscontro. Ma un procuratore che fa? Non ne parla?”.
Ecco, cari 5 stelle, in questo caso voi non vi appellereste con volto grave all’esigenza di trasparenza e alla ricerca della verità . Non chiedereste nemmeno solidarietà  per il novello eroe delle procure italiane.
No caro M5s, in quel caso alzeresti una caciara tale che dovremmo spegnere l’internet e rifugiarci sotto il letto per avere una minima possibilità  di non rimanerne travolti.

(da “Huffingtonpost”)

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MA COME E’ DEMOCRATICA LA “POPOLANA” TAVERNA, ORA FA LA NOBILDONNA SCHIFILTOSA

Maggio 1st, 2017 Riccardo Fucile

IL BECERO COMMENTO AL LEGITTIMO VOTO DI UNA COMUNITA’ INTEGRATA DI RICHIEDENTI ASILO DI ERCOLANO CONFERMA IL NUOVO CORSO GRILLINO

Paola Taverna ha pubblicato su Facebook uno status in cui aggrega un articolo del Fatto Quotidiano in cui si racconta del voto di alcuni richiedenti asilo alle primarie del Partito Democratico di Ercolano.
La frase con cui la Taverna ha accompagnato l’aggregazione è questa: «Se questi sono gli elettori di Renzi, è facile immaginare quale sarà  il programma del PD!».
La parte più interessante della vicenda però è che nell’articolo è spiegato perchè quelle persone sono lì per votare:
“Tutto regolare” per il presidente di seggio Michele Maddaloni che spiega: “Gli immigrati sono stati registrati avendo la residenza qui a San Vito. La considero una grande prova di democrazia e di integrazione visto che queste persone vivono da circa due anni nella nostra città  con continue azioni di integrazione nelle nostre scuole, tra i giovani e nella intera comunità  ercolanese. Non so per chi hanno votato, ma sono contento che lo abbiano fatto”.
Dice di non conoscere le preferenze dei richiedenti asilo anche il sindaco, Ciro Buonajuto. “Non so per chi abbiano votato — racconta — ma è molto bello che siano venuti. Siamo l’unica città  della Campania che ha firmato il protocollo con il prefetto per integrarli, sono un gruppo affiatato che ormai non manca mai a tutte le manifestazioni. Oggi però mi sono davvero emozionato perchè è un gesto che rappresenta integrazione vera”.
Ma alla “popolana” Taverna che qualcuno eserciti dei diritti evidentemente dà  fastidio, mostrando un certo disprezzo verso altri esseri umani.
D’altronde se vuole farsi rieleggere deve seguire il nuovo corso grillino quello che ha tradito le origini e cerca l’alleanza con Salvini e la becerodestra.

(da agenzie)

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SCRITTE LEGHISTE CONTRO SALVINI A PONTIDA: “SALVINI FORA DA I BALL, NON VOGLIAMO UN SEGRETARIO ITAGLIANO”

Maggio 1st, 2017 Riccardo Fucile

MILITANTI CONTESTANO LA LINEA SOVRANISTA… FURIOSO IL SEGRETARIO PROVINCIALE CHE MINACCIA ESPULSIONI, PRENDE LE DISTANZE FAVA CHE PERO’ RIMARCA MANCANZA DI DIBATTITO INTERNO SULLA LINEA

Uno striscione contro la svolta nazional-sovranista impressa da Matteo Salvini e una scritta in cui si chiedono le dimissioni del sindaco leghista Luigi Carozzi sono comparse sui muri circostanti il prato di Pontida, nel Bergamasco, dove ogni anno la Lega Nord celebra il tradizionale raduno.
Lo striscione recita: ‘Il popolo padano non vuole un segretario ‘itagliano’ (con volontario errore di ortografia, ndr). Salvini ‘fora da i ball’ (in dialetto, fuori dalle balle)”.
Ed è stato issato sopra il muro dove fino alle settimane scorse campeggiava la scritta ‘Padroni a casa nostra’, cancellata per evitare atti vandalici durante il ‘Festival dell’orgoglio terrone’, e non ancora ripristinata, come promesso dalla segreteria provinciale del Carroccio.
Le scritte hanno fatto infuriare il segretario bergamasco Daniele Belotti che, in un lungo post su Facebook, ha spiegato perchè ha minacciato il “pugno di ferro” ed “espulsioni” nei confronti di chi insulta il Movimento e il suo segretario, prendendosela poi con chi chiedeva di intervenire al più presto: «Ai leoni da tastiera si fa semplicemente presente che su una parete bagnata non si può pitturare (venerdì è stato fatto un sopralluogo ed era ancora umida); inoltre abbiamo dovuto commissionare le dime per le lettere che sono state fatte martedì. Per ultimo, verrà  ripristinato il fondo visto che si sta scrostando».
Anche lo sfidante di Salvini al congresso, l’assessore lombardo Gianni Fava, che sul ritorno della centralità  della questione settentrionale sta facendo campagna, si e’ dissociato, in una nota in cui ha sostenuto che “le battaglie politiche non si fanno con striscioni e insulti” e definito “disdicevole quello che e’ accaduto sul prato di Pontida” esprimendo “solidarietà  al segretario Salvini”.
“Prendo atto con un certo rammarico del clima che si è creato attorno a questo congresso — ha poi lamentato pero’ Fava -, che non è sicuramente agevolato dalle modalità  che ci porteranno alla celebrazione delle primarie. Insisto e approfitto per lanciare un ultimo appello a Salvini di darci la possibilità  di andare a congresso e discutere realmente, alle stesse condizioni, quella che deve essere la linea da tenere per il movimento».

(da “Eco di Bergamo”)

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CROLLANO I CONSERVATORI IN GRAN BRETAGNA: PERDONO 10 PUNTI IN UNA SETTIMANA

Maggio 1st, 2017 Riccardo Fucile

E TONY BLAIR VUOLE TORNARE IN CAMPO CONTRO LA BREXIT: L’ANNUNCIO IN UNA INTERVISTA AL DAILY MIRROR … I SONDAGGI CONCORDI: I BRITANNICI NON VOGLIONO PIU’ LASCIARE L’EUROPA

Nel braccio di ferro tra Ue e Regno Unito sulle linee guida per la Brexit si inserisce un nuovo elemento. O meglio personaggio.
Venti anni dopo la sua prima vittoria e dieci anni dopo la sua uscita di scena da Downing Street, Tony Blair vuole tornare in campo.
In un’intervista al Daily Mirror, l’ex premier laburista britannico ha annunciato la sua intenzione di scendere di nuovo nell’arena politica per “sporcarsi le mani” contro la Brexit.
“Questa Brexit — spiega Blair, quando mancano cinque settimane al voto anticipato nel Regno Unito, al quale fa sapere di non volersi candidare — mi ha direttamente motivato per essere più coinvolto nella politica. Bisogna sporcarsi le mani e io me le sporcherò”. Theresa May proprio per rendere più efficace il divorzio dall’Unione europea ha indetto le elezioni per il prossimo 8 giugno.
L’ex premier 63enne ammette quindi: “So che non appena metterò la testa fuori, sarò sommerso da un mare di critiche, ma questa è una cosa che mi sta veramente a cuore”. “Non voglio ritrovarmi nella situazione in cui, attraversando questo momento storico, non ho detto nulla — ha continuato Blair — perchè questo significherebbe che non mi importa di questo paese. E non è così. Non sono sicuro di poter trasformare questo in un movimento politico ma penso che sia un insieme di idee che molta gente sosterrà ”.
Sono molte le ncognite nel cammino verso il voto dell’8 giugno, che sembrava tutto in discesa, a partire dai sondaggi in cui l’ampio vantaggio dei Tories sul Labour comincia a ridursi.
Secondo alcuni sondaggi sta diminuendo il distacco.
In base a una rilevazione di YouGov, i Tories hanno perso 10 punti nell’ultima settimana, passando da un distacco di 23 punti a 13.
In termini percentuali il partito di governo è al 44% contro il 31% dei laburisti.
E forse per questo Blair ha deciso di uscire allo scoperto. May quindi deve controllare vari fronti, in patria e all’estero, consapevole che si sta giocando il suo futuro politico. È lei stessa a dirlo in una intervista alla Bbc: “Queste sono le elezioni più importanti della mia vita”.
Mentre al Sunday Telegraph ha ribadito che non intende discostarsi dalle sue priorità : libero mercato senza dazi, fine della giurisdizione delle Corti europee, fine della libera circolazione dei migranti, come illustrato in un suo discorso alla Lancaster House a gennaio.
Non solo, ha respinto la proposta di risolvere la questione del “conto del divorzio” con Bruxelles all’inizio delle trattative: su questo punto è stata chiara sottolineando che “deve essere discusso tutto insieme”, sia quindi l’addio di Londra all’Ue che i rapporti futuri.
Altri sondaggi confermani che per la prima volta la maggioranza dei cittadini britannici non vuole più uscire dall’Europa.

(da agenzie)

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PRIMO MAGGIO, MACRON SFIDA LE PEN E RENDE OMAGGIO AL GIOVANE MAROCCHINO UCCISO DA MILITANTI DEL FRONT NATIONAL

Maggio 1st, 2017 Riccardo Fucile

PER NON DIMENTICARE: LO STESSO GIORNO NEL 1995 UN RAGAZZO VENNE ASSASSINATO DAI RAZZISTI DEL FN BUTTANDOLO GIU’ DA UN PONTE

Macron sfida direttamente il partito della Le Pen onorando la morte del ragazzo ucciso da militanti del Front National
In occasione del Primo Maggio il candidato presidenziale centrista Emmanuel #Macron ha reso i suoi omaggi al cittadino marocchino ucciso dalla estrema destra francese durante una marcia nel 1995.
Con questa mossa, Macron ricorda il passato oscuro della sua diretta concorrente alla poltrona presidenziale, il leader del Front National Marine Le Pen.
Il partito di estrema destra ereditato dal padre si era macchiato di forte antisemitismo e violenza, tracce di un passato che l’attuale leader ha cercato invano di cancellare per diventare un candidato credibile alle presidenziali.
Durante l’evento del 1995 un gruppo di skinheads ruppe le fila per spingere il 29enne Brahim Bourram giù da un ponte, facendolo affogare nel fiume Senna.
L’allora leader del partito Jean-Marie Le Pen, il padre di Marine Le Pen, tentò di prendere le distanze dagli aggressori, ma la morte del giovane provocò indignazione in tutta la Francia.
Oggi Macron si è quindi unito al padre di Bourram e ai protestanti contro il Front National per onorare la memoria di un ragazzo morto a causa degli estremismi di destra.
La tesa corsa presidenziale francese si è oggi identificata con le marce per il lavoro del Primo Maggio, in una campagna elettorale dominata dalle preoccupazioni sul lavoro e vista come la cartina tornasole del populismo globale.
In questa data, a meno di una settimana del secondo turno per l’elezione a presidente francese, che si terrà  il 7 maggio, il leader di estrema destra Marin Le Pen e il centrista Emmanuel Macron stanno tenendo due marce separate..
Nella giornata dedicata ai lavoratori, sono forti le preoccupazioni sulle politiche che i candidati vorranno attuare una volta saliti al potere: da una parte protezionismo e chiusura dei confini per concentrare gli sforzi su una autonomia anti-globalistica, che potrebbe essere ben vista sopratutto dai residenti nelle campagne e nelle periferie, dall’altra una maggior integrazione con l’Europa e un maggior impegno in un’economia aperta al mondo, desiderata dai residenti nei centri urbani.

(da agenzie)

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LA RISCOSSA DI NANTES LA ROSSA: “VOTEREMO MACRON, QUA MARINE LE PEN NON PASSERA’ MAI”

Maggio 1st, 2017 Riccardo Fucile

VIAGGIO NELLA CITTA’ LABORATORIO IN TESTA ALLA QUALITA’ DELLA VITA DOVE LA SINISTRA GOVERNA DA 40 ANN E DOVE LA PEN HA PRESO SOLO IL 7%: “NON FAREMO COME MELENCHON, FERMEREMO IL RAZZISMO”

Come si fa a battere Marine Le Pen? Lasciandosi alle spalle le estenuanti discussioni parigine sul «fronte repubblicano»; è meglio salire su un treno ad alta velocità . Scivolare lungo la valle della Loira, verso l’Ovest.
Eccola Nantes, più di due ore di viaggio.
In testa nelle classifiche sulla qualità  della vita, un piacevole mix di case bianche e antiche e sorprendenti palazzi contemporanei, meta di tanti francesi che qui possono ricominciare una vita, tra silenziosi tram e piste ciclabili.
E una disoccupazione in costante calo (7,9% contro il 10% nazionale).
Ebbene, al primo turno delle presidenziali, la candidata del Front National ha preso il 7%, un terzo della media di tutta la Francia: ancora meno del 2012.
Aymeric Seassau, 39 anni, assessore alla Cultura, riceve vicino alla Cattedrale, alla pizzeria di Giuseppe (che tifa ancora Catania, ma dice: «Qui si vive benissimo»). Seassau è un comunista, dice che a Nantes da molto tempo non mangiano più i bambini. «La sinistra amministra la città  dal 1977: da allora i socialisti, maggioritari, governano con noi e oggi anche con i Verdi – racconta -. Abbiamo perso solo un mandato, negli Anni Ottanta».
Nel 1988 divenne sindaco Jean-Marc Ayrault, che ha trasformato la città , in carica fino al 2012, oggi ministro degli Esteri.
Professore di tedesco, Ayrault, figlio di un operaio e di una sarta, militava da giovane nel Movimento rurale della gioventù cristiana, che a quei tempi occhieggiava al marxismo: siamo nelle terre del cattolicesimo sociale in salsa francese.
«Negli Anni Ottanta chiusero i cantieri navali, nell’isola formata dalla Loira, nel cuore della città  – continua Seassau -. Ma ci siamo risollevati».
Ora l’isola è un insieme di sale di concerto, istituti di ricerca, società  hi-tech. Ma i cantieri esistono ancora, nella vicina Saint-Nazaire, da poco proprietà  di Fincantieri.
E a Nantes pullulano fabbriche «vere», dell’aeronautica soprattutto.
«La Francia senza industria non ha futuro – precisa l’assessore -. Tra tutti coloro che si trasferiscono a Nantes, il 40% è rappresentato da impiegati e operai: non si sono solo startupper. E il 26% del parco immobiliare è costituito da case popolari: non abbiamo buttato fuori i poveri ».
In questo contesto, i 300 mila abitanti di Nantes (e gli 800 mila dell’agglomerato) hanno snobbato la Le Pen.
Al primo turno Jean-Luc Mèlenchon ha preso il 25,4%, il socialista Benoà®t Hamon l’11% ed Emmanuel Macron il 30,8%, contro rispettivamente 19,6, 6,4 e 24% a livello nazionale.
Seassau ha votato per Mèlenchon, ma «al ballottaggio non farò come lui: esiste una differenza tra i razzisti e gli altri, voterò Macron. Che, però, dovrà  tenere conto dei nostri voti e rinunciare al suo progetto liberista. Altrimenti lo combatteremo, anche per le strade».
Quanto al risultato così buono in città  per il giovane candidato di «En Marche!», dice che «tanti elettori di sinistra lo hanno votato per evitare di ritrovarsi poi la Le Pen contro Franà§ois Fillon».
Le stradine scendono dalla Cattedrale giù verso la place Royale, dove alcuni giovani distribuiscono i volantini di Macron.
«Ha fondato il movimento En Marche! il 6 aprile 2016 e io già  la notte sul web mi iscrissi», racconta Morgan Simon, 31 anni. Originario di Nancy, nell’Est disastrato, anche lui si è rifatto una vita qui, dove già  possiede due pizzerie in franchising.
«Ma fare impresa in Francia è difficilissimo: io sono come Macron, più di destra per l’economia e più di sinistra per i temi di società ».
Accanto a lei Victoria Jolly, 23 anni, è attirata «da un progetto che va al di là  dei partiti tradizionali. Se Macron sarà  eletto, non dovrà  cambiarlo. E della sua validità  dobbiamo convincere la gente».
Pure Goulven Boudic, politologo, non crede all’ipotesi di Nantes nuovo «feudo macronista». «Qui, anche se diviso sui candidati – spiega -, l’elettorato di sinistra è rimasto compatto e non ha ceduto alle lusinghe della Le Pen, anche per la tradizione cattolica di sinistra, che genera sempre meno dirigenti, ma si mantiene come traccia culturale. A Nantes la sinistra ha governato con pragmatismo, cercando di coinvolgere la società  civile e gli imprenditori, tutti insieme verso un progetto comune. Potrebbe essere un esempio a livello nazionale».
Da anni si parla del «laboratorio Nantes». Ma la gauche francese resta spesso settaria e inconcludente.
Nantes, in fondo alla valle della Loira, rimane una piccola parte di Francia. Sospesa tra sogno e aspirazione.

Leonardo Martinelli
(da “La Stampa”)

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ONG, SERVIZI SEGRETI E BALLE PUBBLICHE: VOILA’ I SOVRANISTI DA TRATTAMENTO SANITARIO OBBLIGATORIO

Maggio 1st, 2017 Riccardo Fucile

A CERTA SEDICENTE DESTRA COMPLOTTISTA PIU’ CHE RIAPRIRE LE CASE CHIUSE FAREBBE BENE LA RIAPERTURA DEI MANICOMI

Internet permette la circolazione di idee, confronti, conoscenze come mai nella storia dell’umanità . Esiste il rovescio della medaglia: per chi ha dei seri problemi psichici e per i manipolatori di menti è anche un ottimo strumento per seminare odio e raccontare balle stratosferiche, stante i beoni che circolano sul web.
Il problema delle Ong che “potrebbero” (per usare il termine di uomo di legge che dovrebbe parlare solo quando i fatti sono provati) essere colluse con gli scafisti diventa così un terreno fertile per i manipolatori interessati a veicolare balle per eliminare una delle poche realtà  “umane” in un mondo fondato sulle speculazioni e sugli egoismi.
Chi ha come modello la fortificazione del pianerottolo di casa, la paura del diverso, l’accumulo di soldi nel materasso, la “roba” da lasciare ai pronipoti (se gli stessi, educati ai sani principi, non li sgozzano prima, per anticipare i tempi dell’eredità ), la “famiglia” salvo sputtanare soldi in mignotte, il “matrimonio tradizionale” salvo accoppiarsi con i trans nei viali delle periferie e poi tornare al desco familiare, scambiare il fascismo con un saluto romano da esibizionisti   senza aver mai letto uno straccio di libro, ci fornisce finalmente sul web la verità  sulle Ong .
Dopo una seduta collettiva (in questo caso hanno fatto una eccezione al loro ego smisurato che impedisce di andare oltre un numero dispari inferiore a tre) nel reparto psichiatrico, emerge finalmente la verità  rivelata diffusa sul web.
In realtà  le Ong, in particolare il Moas, ma anche Emergency, non hanno a bordo degli operatori umanitari ma dei “mercenari”, ovvero dei contractors pagati dai servizi segreti americani. Con la scusa di soccorrere i profughi, in realtà  monitorano le coste, agendo come spie. Perchè in tempi dove con i satelliti possono controllare persino quante volte un soggetto va in bagno, è evidente che una spia deve imbarcarsi su una nave scassata, affrontare magari il mare forza 7 e fare un secondo lavoro per “osservare il prossimo”, passando inosservato.
Quindi dietro il Moas non possono che esserci gli americani che lo finanziano e se avanza qualche soldo a fine anno il saldo attivo lo   danno alla campagna elettorale della Clinton. Magari ci aggiungono anche un assegno del “famigerato” finanziere Soros (ma i finanzieri amici di Putin che si sono arricchiti sulla pelle del popolo russo fanno beneficienza?) che ci sta sempre bene.
Poi citare i servizi segreti è facile: essendo segreti non potranno mai smentire.
Basta mettere un “forse” davanti a ogni affermazione cialtrona, non da ultimo chi ancora ieri diceva in TV “se i nostri servizi segreti sono informati parlino”, e il messaggio è veicolato.
Tutti a ripetere dietro al cazzaro: “ecco, dietro ci sono i servizi segreti, Soros, e forse anche il mio vicino arabo che mi sta sul cazzo e quella troia della mia collega ebrea che lavorerà  di certo per il Mossad”.
In attesa di sapere se gli scafisti hanno finanziato per ripicca la campagna elettorale di Trump, se nelle prigioni libiche gli aguzzini si sono forgiati a Guantanamo, se la contabilità  degli imbarchi viene tenuta dalla Boldrini attraverso sua sorella, se a impedire a Di Maio di laurearsi è stato un complotto del califfato in combutta con la università  di Tirana dove si è laureato il “trota”, non resta che aspettare l’ora di pranzo.
Anche nei manicomi rappresenta l’unico momento di normalità .
Per qualche minuto cala il silenzio anche tra i coglioni.

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