Settembre 14th, 2018 Riccardo Fucile
GENOVA ASPETTA IL PONTE E GLI AIUTI, IL GOVERNO FA SOLO PASSERELLE … LITI TRA M5S E LEGA, LA RICOSTRUZIONE RISCHIA DI DIVENTARE UNA MANGIATOIA
Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte che, scherzando, in conferenza stampa cerca il nome del commissario straordinario tra i fogli del decreto per Genova e poi annuncia che no, il nome non c’è è l’emblema della montagna che ha partorito il topolino ieri.
Dopo aver annunciato “brutte notizie per Autostrade” (Luigi Di Maio) e una soluzione per la ricostruzione del Ponte Morandi (che avrebbe dovuto tenere fuori dalla partita i Benetton), il decreto per Genova non contiene nulla di tutto ciò e rappresenta un’occasione sprecata per la cittadinanza e il tessuto produttivo della città che cercavano una risposta concreta dal governo dopo le tante belle parole spese in questi giorni.
Le cronache dei giornali raccontano oggi di uno scontro durissimo in consiglio dei ministri dopo la presentazione del decreto da parte del ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli, con il sottosegretario alla Presidenza Giancarlo Giorgetti che alla fine spiegava che il dl andava approvato “salvo intese” – di fatto, può essere riscritto e senza neanche ripassare dal cdm – e che è meglio portare il testo all’attenzione degli enti locali.
Per un giorno intero si era parlato di un possibile rinvio, caldeggiato dal presidente della Regione Liguria Giovanni Toti che chiedeva attenzione per Genova e velocità nella ricostruzione.
Impossibile per il MoVimento 5 Stelle che ha deciso di subordinare la ricostruzione alla guerra da fare ad Autostrade, finora con scarsi successi visto che leggi alla mano deve essere ASPI a fungere da general contractor per la ricostruzione del ponte e la battaglia di carte giudiziarie con l’esecutivo è appena agli inizi.
Di certo trovare un accordo di mediazione sembra sempre più difficile perchè ci sarebbe uno iato clamoroso tra le dichiarazioni bellicose di leghisti e grillini subito dopo la tragedia e il compromesso.
Spiega oggi Repubblica che la materia del contendere è ancora ampia, a partire dalla scelta della società a cui affidare l’opera e dalla modalità di “ingaggio”: che sia una gara ristretta o un affidamento diretto, di certo sfiderà le regole Ue.
Il Movimento vuole tenere fuori Autostrade e dentro soltanto Fincanteri. La Lega, invece, la pensa diversamente. Vuole arruolare altre realtà imprenditoriali del settore. E preferirebbe lavorare anche con Autostrade almeno per acquisire alcuni dati – ad esempio i rilievi del terreno – che permettano di fare in fretta nella ricostruzione.
Di certo, all’attuale gestore della rete Palazzo Chigi chiede i soldi per edificare il nuovo viadotto. Dovesse negarsi, subentrerebbero le banche o il governo, ma questo aprirebbe un ulteriore contenzioso legale con i Benetton.
La drammatica situazione di Genova
E mentre in nottata si faceva l’ottimo nome di Titti Postiglione della Protezione Civile come commissario per superare l’impasse (la Lega voleva il sindaco di Genova Bucci), nel decreto rimanevano soltanto i contributi di sostegno per gli sfollati e per le piccole e medie imprese di zona e l’istituzione di un’Agenzia nazionale che assumerà 250 giovani ingegneri per monitorare i ponti e viene introdotto l ‘obbligo di applicare sensori per «il monitoraggio costante, 7 giorni su 7, h24 delle infrastrutture».
Marco Imarisio sul Corriere della Sera sintetizza bene tutti i dubbi
L’unica certezza è che procedendo a tentoni e per convenienze di quieto vivere, sarà sempre più forte il rischio che si blocchi tutto, magari ancora prima di cominciare.
L’emergenza invece finirà solo quando verrà inaugurata la nuova infrastruttura. Non è neppure il caso di entrare nel merito della disputa sul ruolo futuro di Autostrade per l’Italia che a colpi di proclami e di tweet tiene impegnati alcuni ministri pentastellati. Scelgano loro chi farà il ponte e chi invece non lo farà , come è giusto e naturale che sia. Ma che infine decidano. Perchè una decisione deve essere presa, rapida ed efficace come impone la drammatica situazione di Genova.
(da “NextQuotidiano”)
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Settembre 14th, 2018 Riccardo Fucile
“RICOSTRUIRE IN TEMPI RAPIDI, CON TRASPARENZA E COMPETENZA”… TOTI: “IL GOVERNO AIUTI, NON DISTURBI”… MA IL COMMISSARIO NON C’E ANCORA
Un mese dopo il crollo, dopo un mese con tante polemiche, Genova “attende scelte concrete”. Lo
scrive il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in un intervento sul Secolo XIX e sulla Stampa, parlando di una “tragedia inaccettabile” a cui bisogna reagire. “Genova non attende auguri o rassicurazioni ma la concretezza delle scelte e dei comportamenti” afferma il capo dello Stato.
“Ricostruire è un dovere. Ritrovare la normalità , una speranza che va resa concreta. Bisogna farlo in tempi rapidi, con assoluta trasparenza, con il massimo di competenza”.
Mattarella chiede uno sforzo collettivo, confidando nella capacità che la città sta dimostrando di reagire.
“Una città colpita duramente, negli affetti, nella memoria, nella funzionalità , nella sua stessa essenza di metropoli dinamica e moderna, aperta al mondo e al futuro, è stata capace di non cadere nella disperazione. Quella stessa solidarietà , alta, responsabile, coraggiosa, disinteressata, che ha caratterizzato i genovesi e i soccorritori è la chiave di volta per superare la condizione che si è creata”. […] “Serve un impegno collettivo, nazionale e locale, pubblico e privato”
Ieri il Governo ha varato un decreto “urgenze” con misure per la città di Genova (oltre che per Ischia e il Centro Italia colpiti dal terremoto). Un provvedimento uscito da un non facile consiglio dei ministri e approvato “salvo intese” non senza tensioni interne all’esecutivo, tra M5S e Lega.
Restano irrisolti i temi principali: la nomina di un commissario alla ricostruzione e il ruolo di Autostrade nel progetto di ricostruzione del Ponte Morandi.
Il premier Giuseppe Conte, che oggi sarà a Genova, assicura che presenterà il lavoro del governo al governatore Toti e al sindaco Bucci e ascolterà i loro contributi: “Non arrivo a Genova a mani vuote” ha detto ieri. Ma il nome del commissario arriverà successivamente con un dpcm, un decreto del Presidente del Consiglio.
Intanto Autostrade si dice pronta a realizzare, insieme a Fincantieri, il ponte sul progetto di Renzo Piano nel minor tempo possibile, soluzione invece invisa al vicepremier Luigi Di Maio e al ministro delle infrastrutture Danilo Toninelli.
Proprio Toninelli, intervistato da Agorà , assicura che “faremo l’impossibile per ricostruire il ponte entro il 2019”. Il titolare delle Infrastrutture parla di un decreto “condiviso” dal Governo, spiegando che il commissario per la ricostruzione sarà nominato, come previsto dal decreto ‘urgenze’ “entro dieci giorni dalla pubblicazione in Gazzetta ufficiale con un dpcm”, quindi è possibile che arrivi “entro 15 giorni”. Toninelli smentisce le ricostruzioni sulle divisioni interne all’esecutivo, “per tutto il Governo oggi Genova rappresenta l’intera Italia e la volontà di farla ripartire è un impegno serio”.
Il Governatore Giovanni Toti ha chiesto al Governo di aiutare e non disturbare la ripresa di Genova.
“Non credo che importi a qualcuno il nome del commissario. Il problema è fare le cose bene e presto. Non ingarbugliare le carte. Come istituzioni ci siamo fatti carico da un mese dell’emergenza facendo un lavoro straordinario e oggi chiediamo al Governo di poter continuare, di non avere disturbi ma aiuti, perchè l’unico compito ora è riaprire il ponte”.
(da agenzie)
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Settembre 14th, 2018 Riccardo Fucile
UNA PARTE DEI 49 MILIONI SAREBBE FINITA NEL GRANDUCATO E POI FATTA RIENTRARE IN ITALIA
I magistrati di Genova in Lussemburgo. Alla ricerca dei soldi della Lega.
I pm della procura ligure si sono recati nel Granducato in seguito a una rogatoria per cercare di tracciare i flussi di denaro riconducibili al partito guidato da Matteo Salvini. Il blitz, condotto dalla Guardia di finanza, nasce in seguito all’inchiesta per riciclaggio al momento a carico di ignoti.
L’ipotesi della procura è che una parte dei quasi 50 milioni frutto della truffa ai danni dello Stato sia stata portata nella piazza offshore e poi fatta rientrare in Italia attraverso società di comodo.
Tutto questo, sostengono gli inquirenti, per evitare il sequestro disposto dalla sentenza di primo grado oltre un anno fa e confermata pochi giorni fa dal tribunale del riesame.
La pista del Lussemburgo era stata scoperta tre mesi fa dall’Espresso, in un’inchiesta giornalistica dal titolo “L’Europa offshore che piace a Salvini”.
In quell’articolo basato su documenti e bilanci societari avevamo raccontato i rapporti tra la Lega e il paradiso fiscale europeo .
Eravamo partiti da via Angelo Maj 24, a Bergamo, dove c’è un piccolo studio contabile di proprietà di Andrea Manzoni e Alberto Di Rubba.
Due professionisti come tanti, se non fosse per la loro ascesa, a partire dal 2014, all’interno dell’amministrazione del partito di Salvini.
Alla coppia, poco nota alle cronache, si aggiunge un terzo uomo, più conosciuto: Giulio Centemero, il tesoriere ufficiale del partito, voluto dal leader che ha portato la Lega al governo.
Centemero, eletto alla Camera alle ultime elezioni, è l’uomo incaricato di gestire i conti dopo gli scandali della truffa sui rimborsi elettorali durante la gestione di Umberto Bossi e Francesco Belsito. Di Rubba, Manzoni e Centemero: i cassieri di Matteo, insomma.
Tutti nati nel 1979, tutti laureati in economia e commercio all’università di Bergamo, dove si sono conosciuti nei primi anni 2000.
Un trio al cui vertice c’è proprio il neodeputato e tesoriere. Gestiscono decine di società con base in via Angelo Maj, nuovo quartier generale delle finanze leghiste, sette delle quali controllate – attraverso delle fiduciarie italiane tra i cui soci c’è anche un’anonima impresa svizzera – da una holding lussemburghese che fa capo a un’altra fiduciaria.
Impossibile dunque, vista la sofisticata schermatura finanziaria, sapere chi sono i reali proprietari delle società registrate presso lo studio di Di Rubba e Manzoni.
E impossibile è anche conoscere l’origine dei capitali attraverso cui sono state costituite. L’unica certezza è che seguendo il flusso di denaro si arriva nel Granducato, uno dei principali paradisi fiscali europei.
Ed è in questa catena di anonime società che si inserisce un manager della Pharus Management, una delle società lussemburghesi che gli inquirenti ritengono al centro del riciclaggio leghista.
Ma non c’è solo la pista del Granducato.
L’Espresso ricostruisce la ragnatela di associazioni, onlus e fondazioni attraverso cui il partito ha continuato a incassare soldi dopo l’inizio dell’inchiesta giudiziaria per truffa. Tra queste sigle spicca la Più voci, scoperta sempre dal nostro giornale ad aprile scorso e su cui ora indaga anche la procura di Genova.
(da “L’Espresso”)
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Settembre 14th, 2018 Riccardo Fucile
DOPO TANTE DICHIARAZIONI ROBOANTI DELLA LEGA IL VOTO FAVOREVOLE AL CONSIGLIO UE
Il Consiglio Ue ha prorogato per un nuovo periodo di sei mesi, cioè fino al 15 marzo 2019, le
misure restrittive legati agli interventi che hanno minacciato l’integrità territoriale, la sovranità e l’indipendenza dell’Ucraina.
Le sanzioni consistono nel congelamento dei fondi e restrizioni in materia di libertà di movimento.
Attualmente si applicano a 155 persone e 44 entità .
Il Consiglio ha valutato ‘non c’è motivo di modificare il regime di sanzioni’ perchè non ci sono miglioramenti della situazione. L’Italia ha approvato la decisione.
L’Italia torna a votare le sanzioni alla Russia
Lo scopo delle misure è aumentare il costo delle azioni condotte dalla Russia contro la sovranità dell’Ucraina.
Diverse imprese, tra cui Rosneft, Vtb, Sberbank e Gazprom, hanno chiesto l’annullamento delle sanzioni.
Con le sentenze di oggi, i giudici di Lussemburgo stabiliscono che l’importanza degli obiettivi perseguiti dall’Ue è tale da giustificare conseguenze negative, anche notevoli, per taluni operatori che non hanno alcuna responsabilità riguardo alla situazione che ha condotto all’adozione delle sanzioni.
Di conseguenza, l’ingerenza nella libertà d’impresa e nel diritto di proprietà delle imprese in questione non può essere considerata sproporzionata.
(da “La Repubblica”)
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