Marzo 23rd, 2020 Riccardo Fucile
DALL’INCITAMENTO AL GOLPE AL “CHIEDO SCUSA SE HO OFFESO QUALCUNO, NON VOLEVO” FINO ALLA CANCELLAZIONE DEL POST DOVUTO A UNO “STATO EMOTIVO”
Una giornata, quella di ieri, caratterizzata dalle parole fortissime di un opinionista — tra le altre testate anche de La Verità — che attraverso un suo post sui social network si era appellato al Capo di Stato maggiore dell’Esercito, Salvatore Farina, affinchè potesse deporre il presidente del Consiglio Giuseppe Conte e potesse quindi prendere il comando nella gestione dell’emergenza coronavirus.
Matteo Vallero è stato fortemente criticato sui social network per queste parole. E subito dopo ha rimosso il suo post, chiedendo scusa per le parole utilizzate.
Secondo Matteo Vallero, il capo dell’Esercito dovrebbe sostituirsi al governo visto che «non è in grado di porre rimedio». Il post si concludeva con un invito al generale Salvatore Farina, affinchè potesse intervenire subito.
Qualche ora dopo, vista la gravità delle parole utilizzate, l’opinionista è intervenuto per scusarsi: «È facile dare sfogo alle emozioni sui social — ha scritto -, senza riflettere sulla sensibilità delle persone che ci leggono, anche se mi rendo conto benissimo che il mio ruolo e la mia visibilità me lo imporrebbe. Pertanto faccio a tutti le mie sentite scuse, per il post che ho pubblicato ieri sera, se ho offeso qualcuno o urtato le sue sensibilità , non era mia intenzione e ne sono desolato». Matteo Vallero ha affermato di aver parlato a titolo personale e di aver rimosso il post proprio per comprovare le sue buone intenzioni.
Abbiamo riportato questa vicenda perchè da qualche giorno assistiamo, soprattutto sui social network, a dichiarazioni dalla forte impronta militaristica che, in questa fase difficilissima per la storia del Paese, porterebbero a ipotizzare una diversa gestione della democrazia italiana rispetto ai canoni previsti dalla Costituzione.
Nel week-end c’erano state anche le parole del Comandante Alfa ad alimentare questo sentimento. Sarebbe opportuno per tutti gli operatori della comunicazione che abbiano visibilità sui social network fornire, in questo momento, una risposta pacata alle paure del paese, non soffiando certo sul fuoco di alcuni istinti che, purtroppo, in Italia non sono stati mai sopiti.
(da “Giornalettismo”)
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Marzo 23rd, 2020 Riccardo Fucile
SOLO 50 AVEVANO LE MOTIVAZIONI AUTORIZZATE PER LO SPOSTAMENTO
La polizia ferroviaria aveva cerchiato in rosso due orari, a breve distanza l’uno dall’altro. Nel
pomeriggio del 22 marzo, i due Frecciarossa in partenza per Napoli e Salerno avevano circa 170 prenotazioni.
Alla fine, a partire saranno in meno di 50, tutti in regola in base alle nuove disposizioni del dpcm. Il resto dei passeggeri è stato rimandato a casa: non c’erano motivazioni valide che giustificassero i loro spostamenti. Ma, come abbiamo visto dalla portata di questi numeri, non c’è stato — stavolta — un tentato esodo.
Certo, anche numeri che restano nell’ordine delle duecento persone possono essere importanti nel contenere un’emergenza su larga scala come quella del coronavirus.
Ma le scene di assalto ai treni che si sono verificate due settimane fa restano ormai un ricordo, anche se i danni di quanto accaduto quindici giorni fa vengono pagati proprio in queste ore, con l’estensione di contagi anche in altre aree d’Italia.
Non sono mancati momenti di tensione. Qualcuno ha provato ad aggirare i controlli, qualcun altro è andato via in lacrime per il ‘respingimento’ sulla banchina della stazione di Milano, altri ancora hanno reagito male al divieto.
Nel bilancio, alla fine, c’è anche una denuncia per danneggiamento, perchè una persona — che aveva dichiarato di aver perso il lavoro e di non avere più un alloggio a Milano — si è accanito contro una colonnina antincendio. La polizia ferroviaria aveva appurato che aveva una prenotazione in un alloggio fino al 10 aprile.
Le persone che sono riuscite a partire, invece, avrebbero rispettato le prescrizioni del decreto: indifferibili motivi di lavoro o giustificati motivi di salute.
(da agenzie)
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Marzo 23rd, 2020 Riccardo Fucile
IL DECRETO CONTE E’ UNA PATACCA, L’ENNESIMO GOVERNO PRONO AI POTERI FORTI
Secondo i sindacati, le maniche del governo sulle fabbriche ritenute essenziali, e quindi esentate dalla chiusura, sono state troppo larghe. Soprattutto in Lombardia. Per questo motivo è stato annunciato uno sciopero dei lavoratori per mercoledì 25 marzo. Gli operai metalmeccanici lombardi incroceranno le braccia per 8 ore, proprio per protestare contro questo ampio numero di attività che l’Esecutivo, come disposto con l’ultimo DPCM del 22 marzo, ha deciso di mantenere funzionanti durante questo periodo di emergenza sanitaria legata al Coronavirus.
Marco Bentivogli, segretario generale della Fim-Cisl, ha spiegato che la decisione «è stata presa perchè si consideri la Lombardia una regione dove sono necessarie misure più restrittive sulle attività da lasciare aperte».
Dello stesso parere sono la Fiom e la e Uilm: «Il Decreto del governo ha definito i settori indispensabili che possono continuare le attività nei prossimi giorni. Riteniamo che l’elenco sia stato allargato eccessivamente, ricomprendendovi settori di dubbia importanza ed essenzialità . Contemporaneamente, il decreto assegna alle imprese una inaccettabile discrezionalità per continuare le loro attività con una semplice dichiarazione alle Prefetture. Tutte scelte che piegano, ancora una volta, la vita e la salute delle persone alle logiche del profitto: noi non ci stiamo».
Nel mirino, dunque c’è quell’elenco allegato al DPCM firmato domenica 22 marzo da Giuseppe Conte. Restano aperte, infatti, 97 imprese legate alla filiera della produzione e diffusione di beni di prima necessità . Secondo i sindacati del metalmeccanici lombardi, però, questa lista è fin troppo estesa e ci sono altre attività che potrebbero essere escluse da quell’elenco.
«L’elenco delle aziende essenziali deve ricomprendere solo quelle attività strettamente necessarie e indispensabili per il funzionamento del Paese — si legge nel comunicato firmato Fim, Uilm e Fiom — e non deve lasciare margini di interpretazione e discrezionalità : le aziende che svolgono attività non essenziali devono chiudere e i lor dipendenti devono poter stare a casa»
(da agenzie)
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Marzo 23rd, 2020 Riccardo Fucile
CONFINDUSTRIA PENSA AI SOLDI: “SI PERDONO 100 MILIARDI AL MESE” (MA QUANDO SEI MORTO SAI CHE SODDISFAZIONE…)
Le maglie del decreto sono troppo larghe: così si lasciano aperti settori non essenziali. È la
posizione di Maurizio Landini, segretario generale della Cgil, a proposito del lockdown parziale delle fabbriche deciso dal governo per arginare la diffusione dell’epidemia di Covid-19.
Il leader sindacale chiede un nuovo incontro oggi al governo: sul tavolo la questione della linea da tracciare tra attività produttive “necessarie” e “non necessarie”. “Non siamo contro, ma coerenti”, rimarca Landini.
“Noi oggi chiediamo un incontro al ministro dello Sviluppo economico che ha il potere di modificare il decreto e le categorie produttive che vi rientrano perchè ci metta mano”. E ancora: “Noi abbiamo bisogno soprattutto che la paura che oggi c’è tra le persone non si trasformi in rabbia perchè le persone rischiano di sentirsi di sole di fronte a una questione così importante. Noi stiamo dicendo: al centro deve esserci la salute e la sicurezza”.
Landini chiama quindi i lavoratori “alla mobilitazione fino allo sciopero, in quei settori produttivi e in quei territori dove non sono garantite le condizioni per la salute dei lavoratori”.
In merito al varo del decreto ieri sulle categorie produttive che si fermano, il segretario generale della Cgil spiega ai microfoni di Radio Rai: “Sono state aggiunte, grazie alle pressioni di Confindustria tutta una serie di attività che non rientrano tra quelle che devono essere ritenute essenziali, quindi noi diciamo che in questa fase deve assolutamente venire prima la salute dei cittadini”.
Alla domanda se lo sciopero non rischia di essere un boomerang per il sindacato in un momento come questo che l’Italia sta attraversando, il leader sindacale risponde: “No, lo sciopero non rischia di essere un boomerang perchè noi non proclameremo lo sciopero nei settori essenziali ma per dare un futuro al paese”.
Anche Annamaria Furlan, leader della Cisl, chiede “coerenza e serietà ”: “tutte le attività non necessarie vanno fermate”. “Ci vuole serietà ” perchè “si rischia di svilire il lavoro che abbiamo fatto nella notte di sabato ma anche di vanificare una scelta vitale per il Paese. Torniamo alla serietà e togliamo tutto quello che non è indispensabile. Dobbiamo fermarci per poter ripartire”, dichiara ad Agorà su RaiTre.
“Mai nella mia vita ho chiesto di chiudere aziende, ma in questo momento è necessario sospendere la produzione di beni non essenziali”, insiste Furlan. “Noi chiediamo solo coerenza e serietà : ci vuole serietà , quando si concordano le attività necessarie non è che, nella notte, s’iniziano ad aggiungerne senza peraltro nemmeno confrontarsi e avvisare”.
Boccia (Confindustria): “Economia di guerra, -100 miliardi al mese”. Sciopero generale? “Non capisco su cosa”
“I sindacati dicono che si fa poco e sono pronti allo sciopero generale? Non capisco su cosa. Dico loro di guardare alle cose con grande buon senso, è un momento delicato e il mio appello è di passare dagli interessi alle esigenze, lavoriamo insieme a loro per condividere l’obiettivo di quel decreto”.
Così il Presidente di Confindustria Vincenzo Boccia, intervistato a Circo Massimo su Radio Capital, commenta la possibilità che i sindacati proclamino lo sciopero per chiedere misure più restrittive nella chiusura delle fabbriche.
“Dobbiamo fare – aggiunge – tutto quello che c’è da fare per garantire le filiere essenziali e poi pensare a fare tutto quello che serve perchè le altre non chiudano definitivamente. E’ nell’interesse del paese. I codice Ateco che il governo ha indicato sono ancora più restrittivi di quello che ci aveva indicato il governo in una prima fase. I prefetti se alcuni codici non sono lì dentro o se riguardano beni essenziali possono tenerli aperti, più di questo cosa si deve fare? Se qualcuno abusa ci saranno i prefetti, se qualcuno abusa i sindacati facciano scioperi particolari, ma non lo sciopero generale”.
“Il 70% del settore produttivo chiuderà – spiega Boccia – Se il Pil è di 1800 miliardi all’anno vuole dire che produciamo 150 mld al mese, se chiudiamo il 70% delle attività vuol dire che perdiamo 100 miliardi ogni trenta giorni. L’economia non deve prevalere sulla salute ma dobbiamo far sì che tantissime aziende per crisi di liquidità non riaprano”.
“Abbiamo proposto di allargare il fondo di garanzia per dare liquidità di breve alle imprese, ne usciremo con più debito ma dovrà essere pagato a 30 anni come se fosse un debito di guerra, perchè così è. Poi vedremo quanto dura. Se sono 15 giorni è un conto, se sono mesi un altro”.
(da “Huffingtonpost”)
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Marzo 23rd, 2020 Riccardo Fucile
ALLA FINE SPUNTANO DECINE DI DEROGHE IMMOTIVATE SU PRESSIONE DEGLI INDUSTRIALI… ALMENO 3,5 MILIONI DI ITALIANI CONTINUERANNO A LAVORARE, ESENTATE DALLA CHIUSURA IL 35% DELLE AZIENDE
La coda velenosa del grande annuncio di Giuseppe Conte sulla serrata totale è tutta nell’allegato del decreto. Firmato 24 ore dopo.
Basta leggerlo, confrontarlo con quello diffuso ventiquattro ore prima. La lista delle fabbriche che non si fermeranno si è allungata. Ci sono ampie zone grigie che generano confusione, che non mettono un cittadino nelle condizioni, alle otto di sera, di capire se qualche ora dopo dovrà recarsi al lavoro oppure no.
Dice, l’allegato, che la serrata ha il tratto della sua gestazione: in affanno, una rincorsa invece che una preparazione attenta. Un tira e molla con gli imprenditorisu cosa è essenziale e cosa no, tra l’altro finito male e con il rischio di aprire una frattura sociale nel Paese nel bel mezzo di una pandemia.
La lista delle attività industriali e commerciali che potranno restare aperte, si diceva, è lievitata. Sono ottanta in tutto.
Le entrate last minute sono quelle degli studi dei professionisti: ingegneri e architetti, ma anche avvocati e commercialisti. Tutti al lavoro.
Le colf continueranno a recarsi nelle case dove prestano servizio e così farà anche il portiere del condominio.
Andranno avanti le attività per l’estrazione di petrolio e di gas naturale e anche tutte le attività dei servizi di supporto all’estrazione. E poi la fabbricazione di imballaggi in legno, quella di macchine per l’industria della plastica.
Il decreto arriva anche ad allargare le maglie per la riparazione, la manutenzione e l’installazione di tutte le macchine e le apparecchiature, che prima erano ammesse solo per alcune categorie.
Resterà aperto anche chi ripara gli elettrodomestici per la casa, pc e cellulari.
Poi c’è la voce 42: ingegneria civile. Un comparto così largo – dalla costruzione dei ponti all’impalcatura del palazzo di casa – che dà il senso di come la serrata si sia slabbrata. Tutto, tra l’altro, dal 25 marzo, e non più da lunedì, come annunciato ventiquattro ore prima.
Tutte queste voci travalicano il senso del servizio essenziale, della fabbrica che deve restare aperta perchè altrimenti non arrivano cibo e medicine piuttosto che condurre allo stop dei trasporti. Premono su un allegato che è un coacervo di schegge impazzite. Doveva essere il contrario, e cioè una Bibbia, perchè in campo c’è la più grande restrizione delle libertà economiche nella storia della Repubblica.
Il decreto era chiamato ad assolvere un obiettivo preciso e cioè mettere in sicurezza i lavoratori a rischio di contagio nelle fabbriche, girando la chiave del Paese con più vigore rispetto a quanto fatto fino ad ora. Lo fa con il tratto del pasticcio che genera incertezza e irritazione.
Lo si capisce dalla reazione di Cgil, Cisl e Uil che tuonano contro il governo poco prima della firma del premier, quando arrivano alla consapevolezza che il quadro è cambiato. Alle nove di sera, quando il testo è finalmente definitivo, Annamaria Furlan, la numero uno della Cisl, apre l’allegato dal telefonino e sbotta: “Non va bene, è inaccettabile, non è quello che ci era stato comunicato”.
I sindacati leggono il decreto e confermano la linea, chiedono di modificare l’allegato. Una nota congiunta blinda il tutto: “Riteniamo inadeguato il contenuto del decreto e inaccettabile il metodo a cui si è giunti alla sua definizione”.
C’è l’invito diretto ai lavoratori a scioperare nelle aziende dei settori non essenziali. Sono mosse che tentano di riaprire un processo decisionale. E che allo stesso tempo provano a determinarlo. Uno sciopero è un atto durissimo, ostile, pesantissimo da sopportare per un governo che già fatica a gestire l’emergenza sanitaria provocata dal coronavirus.
Che il processo decisionale dell’esecutivo sia stato pasticciato e confuso lo dicono le 24 ore che sono intercorse tra l’annuncio e la firma del provvedimento.
Confindustria ha guidato fin dal mattino il fronte della necessità di riaprire e allargare quella lista che da palazzo Chigi era stata messa lì qualche ora prima per fare da pezza al grande errore dell’annuncio senza testo.
Con un atto formale, Vincenzo Boccia, il numero uno degli industriali, ha preso carta e penna e ha scritto a Conte. Un passaggio su tutti: “Bisogna consentire la prosecuzione di attività non espressamente incluse nella lista e che siano però funzionali alla con tenuità di quelle ritenute essenziali”. È il passaggio che ha premuto sull’esecutivo per riaprire i giochi, supportato dalla grande motivazione che le filiere vanno tenute attive e per farlo serve che tutte le aziende coinvolte restino aperte.
I contatti con palazzo Chigi si sono fatti frequenti durante tutta la giornata. Furlan si è sentita al telefono con Maurizio Landini e Carmelo Barbagallo. Dai contatti con il ministero dello Sviluppo economico e con quello del Lavoro, i tre leader sindacali hanno capito che la lista stava cambiando.
Il fuoco incrociato delle parti sociali si è alzato così su un premier già provato dalla necessità di chiudere in fretta perchè più le ore passavano e più divampavano le polemiche sull’assenza di un testo. Senza considerare quelle sull’annuncio fatto via Facebook. Alla fine il pressing degli industriali l’ha spuntata.
Lo strascico pesante esplode quando il testo vede la luce. Qualcuno, tra gli addetti ai lavori, ha fatto già i conti. I lavoratori ancora impegnati potrebbero essere 3,5 milioni, tra il 25% e il 40% della forza lavoro del Paese. Una serrata, ma non troppo.
(da agenzie)
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Marzo 23rd, 2020 Riccardo Fucile
MA LA CATENA DEI CONTROLLI ESISTE O NO? E’ ORA CHE CHI SBAGLIA PAGHI
Emergenza coronavirus in pieno svolgimento, decreti che impediscono — sia a livello nazionale,
sia nelle singole regioni — di spostarsi da una regione all’altra d’Italia (addirittura da un comune all’altro, in virtù del dpcm del 22 marzo 2020), eppure le file a Villa San Giovanni per l’imbarco dei traghetti che arrivano in Sicilia sono presenti e sono state documentate in alcuni scatti pubblicati sulla propria pagina Facebook dal governatore siciliano Nello Musumeci.
Ci sono stati evidenti problemi controlli in Calabria.
Come è possibile, infatti, che tutte quelle macchine abbiano attraversato la regione, in presenza di un’ordinanza — firmata nella giornata di ieri — dalla presidente della regione Jole Santelli: «Ho appena firmato una ordinanza che prevede, con decorrenza immediata e fino al 3 aprile 2020, il divieto di ogni spostamento delle persone fisiche in entrata e in uscita dal territorio regionale — ha comunicato nella giornata di ieri -. Si potrà entrare o uscire dalla Calabria solo per spostamenti derivanti da comprovate esigenze lavorative legate all’offerta di servizi essenziali oppure per gravi motivi di salute».
Vista la decorrenza immediata del provvedimento, c’è stato senz’altro qualcosa che non ha funzionato per tutta la giornata di ieri, fino alla mezzanotte, quando il presidente della Sicilia è intervenuto con un post molto duro nei confronti delle file che si stavano creando all’imbarco dei traghetti. In più, occorre sottolineare che gli accessi via mare alla regione siciliana sono contingentati e che ci si può imbarcare soltanto previo invio di una mail agli uffici competenti.
Occorrerà stabilire, dunque, quanti veicoli erano in fila per comprovate esigenze e quanti, invece, in maniera non conforme alle disposizioni.
(da agenzie)
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Marzo 23rd, 2020 Riccardo Fucile
CENTINAIA DI AUTO A VILLA SAN GIOVANNI PER IMBARCARSI PER LA SICILIA, TENSIONE NELLA NOTTE… L’IRA DI MUSUMECI
L’effetto-annuncio provoca una ressa agli imbarcaderi. Con centinaia di auto che tentano di tornare prima che la nuova stretta entri in vigore e un nuovo allarme del presidente della Regione Nello Musumeci. E la tensione che torna ad alzarsi. Folla nella notte a Villa San Giovanni e a Reggio Calabria: da oggi, infatti, è in vigore il nuovo decreto del presidente del Consiglio dei ministri che vieta lo spostamento fra un comune e un altro, e così ieri centinaia di auto si sono presentate in coda al traghetto delle 17,20 per Messina.
Ora dopo ora, la ressa è aumentata, tanto che a mezzanotte Musumeci ha lanciato l’allarme: “Mi segnalano appena adesso che a Messina stanno sbarcando dalla Calabria molte persone non autorizzate – ha scritto il governatore sui social network – Non è possibile e non accetto che questo accada. Ho chiesto al prefetto di intervenire immediatamente. C’è un decreto del ministro delle Infrastrutture e del ministro della Salute che lo impedisce”.
Dalla settimana scorsa, infatti, l’ingresso via mare in Sicilia è subordinato all’invio di un’e-mail alla Regione. Le corse dei traghetti sono contingentate: ne partono 4 al giorno da Villa San Giovanni e altrettante da Reggio Calabria. Da ieri, inoltre, la presidente della Calabria Jole Santelli ha disposto la chiusura della propria regione in entrata e in uscita. Qualcosa nei controlli, dunque, non ha funzionato: “Pretendo che quell’ordine venga rispettato – attacca Musumeci – e che vengano effettuati maggiori controlli alla partenza. Il governo nazionale intervenga perchè noi siciliani non siamo carne da macello”.
I lavoratori, però, possono ancora passare. Tanto che a notte in corso è lo stesso Musumeci a correggere il tiro: “Ho appena avuto conferma dalla prefettura di Messina che saranno ulteriormente intensificati i controlli sullo Stretto – specifica il presidente della Regione – Possono passare, alla luce del provvedimento nazionale, solo i pendolari che svolgono servizio pubblico, come sanitari, forze armate e di polizia. Basta. Stiamo facendo sacrifici enormi e bisogna dare certezze a tutti i cittadini che questa fase è seguita con impegno”.
(da agenzie)
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Marzo 22nd, 2020 Riccardo Fucile
IN AIUTO ARRIVANO MEDICI MERIDIONALI, COMUNISTI CUBANI E CINESI…LA STORIA SI FA BEFFE DELLA LEGA DOPO AVER DIVISO IL MONDO TRA BUONI E CATTIVI
Tra ieri e oggi tre distinte missioni internazionali sono atterrate all’aeroporto di Malpensa.
Prima i cinesi con le mascherine e i presidi sanitari, poi i russi con virologi e ventilatori, infine i cubani con la brigata internazionalista di medici esperti nell’emergenza.
Doveva essere la Lombardia, terra degli artigiani, dei padroncini, delle partite Iva, il popolo che ha costruito il successo delle Lega, il popolo che urlava contro “Roma ladrona!”, la terra che ha innalzato prima la bandiera della secessione, poi quella del federalismo infine dell’autonomia differenziata, a dover fare i conti con la realtà .
Oggi che chiede l’aiuto trova al suo fianco proprio quella che una volta chiamava Roma ladrona.
Sono 7923 i medici volontari, moltissimi meridionali, che hanno risposto alla chiamata della Protezione civile, pronti a raggiungere i loro colleghi negli ospedali di Crema, Bergamo, Brescia, nelle campagne del lodigiano, nella Val Seriana.
E in questa drammatica crisi il Sud Italia, com’è giusto che sia, riceve e cura i malati che non trovano più posto negli ospedali lombardi, stremati da una epidemia così violenta e inaspettata.
Arrivano dunque a Milano altri meridionali e soprattutto i comunisti. I cubani, paese che ancora soffre dell’embargo dell’Occidente, e quelli cinesi, i nemici eletti dei lumbard.
La storia si fa beffe di noi, e la realtà complica e destabilizza le nostre convinzioni. La catastrofe che si è abbattuta sull’Italia la costringerà a fare i conti con i suoi egoismi e le sue ossessioni.
Tra le cose buone che accadranno è che dovremo rinunciare a puntare l’indice e a dividere il mondo tra buoni (naturalmente noi) e cattivi (quasi tutti gli altri).
Non è più così.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Marzo 22nd, 2020 Riccardo Fucile
NEL TESTO DEL PROVVEDIMENTO I CENTO SETTORI DI AZIENDA ESENTATI, SONO DAVVERO TROPPI… I SINDACATI MINACCIANO LO SCIOPERO GENERALE: “PRESSIONI DI CONFINDUSTRIA, NON E’ LA STRETTA PROMESSA”
Negozi di pc, smartphone e informatica in generale resteranno aperti. Così come supermercati, farmacie, banche, Poste. Ma andranno a lavorare anche i dipendenti dei call center e dei corrieri.
Rimane ancora lungo l’elenco delle attività commerciali e soprattutto industriali che rimangono ancora aperte.
Con i sindacati che minacciano lo sciopero generale, per tutelare la sicurezza dei lavoratori, e accusano il Governo di aver subito le pressioni di Confindustria.
Con il nuovo Dpcm appena firmato dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte, l’intervento del Governo – che nel provvedimento dello scorso 11 marzo aveva riguardato soprattutto il commercio – punta ora soprattutto su fabbriche e l’attività industriale.
Secondo l’esecutivo, che ha così ascoltato il parere degli amministratori locali delle regioni del nord più colpite dal coronavirus, troppi lavoratori sarebbero costretti a recarsi sul proprio posto di lavoro.
Mettendo a rischio la propria salute e quelle dei propri colleghi in attività che l’esecutivo non ritiene “essenziali”. Non la pensano allo stesso modo i sindacati: secondo Cgil, Cisl e Uil l’elenco dei settori che rimangano ancora aperti è ancora troppo lungo e sono pronti a annunciare uno sciopero generale.
Il decreto parla di “sospensione delle attività produttive industriali o commerciali” ad eccezione delle filiere necessarie e di quelle che consentano il funzionamento di queste ultima e indica un elenco con poco più di 100 attività che potranno continuare a restare attive. Allo stesso tempo però, il testo provvisorio del provvedimento spiega che “resta fermo, per le attività commerciali, quanto disposto dal dpcm 11 marzo 2020 e dall’ordinanza del ministro della Salute del 20 marzo 2020”.
La lista completa figura negli allegati del Dpcm. Si va dalle “Coltivazioni agricole e produzione di prodotti animali” a “Attività di famiglie e convivenze come datori di lavoro per personale domestico”.
Nel decreto viene consentita “sempre l’attività di produzione, trasporto, commercializzazione consentita e consegna di farmaci, tecnologia sanitaria e dispositivi medico-chirurgici nonchè di prodotti agricoli e alimentari. Resta altresì consentita ogni attività comunque funzionale a fronteggiare l’emergenza”. Garantite, inoltre, le attività dell’industria dell’aerospazio e della difesa, nonchè le altre attività di rilevanza strategica per l’economia nazionale, previa autorizzazione del Prefetto. Le attività sospese, si legge nel testo, possono continuare con lavoro agile.
Nel suo intervento nella serata di sabato Conte ha parlato di stop a “ogni attività produttiva che non sia strettamente necessaria, cruciale, indispensabile a garantirci beni e servizi essenziali”, ricordando però che sarebbero rimasti aperti supermercati, farmacie e parafarmacie e che continuerebbero ad essere garantiti servizi bancari, postali e assicurativi. Attività che anche se non figurano nel nuovo elenco erano state già disciplinate, insieme all’intero settore del commercio, nel provvedimento dello scorso 11 marzo.
La lista delle attività produttive che resteranno operative.
Coltivazioni agricole e produzione di prodotti animali
Pesca e acquacoltura
Estrazione di carbone
Estrazione di petrolio greggio e di gas naturale
Attività dei servizi di supporto all’estrazione di petrolio e di gas natural
Industrie alimentari
Industria delle bevande
Fabbricazione di altri articoli tessili tecnici ed industriali
Fabbricazione di spago, corde, funi e reti
Fabbricazione di tessuti non tessuti e di articoli in tali materie (esclusi gli articoli di abbigliamento)
Confezioni di camici, divise e altri indumenti da lavoro
Fabbricazione di imballaggi in legno
Fabbricazione di carta
Stampa e riproduzione di supporti registrati
Fabbricazione di coke e prodotti derivanti dalla raffinazione del petrolio
Fabbricazione di prodotti chimici
Fabbricazione di prodotti farmaceutici di base e di preparati farmaceutici
Fabbricazione di articoli in gomma
Fabbricazione di articoli in materie plastiche
Fabbricazione di vetrerie per laboratori, per uso igienico, per farmacia
Fabbricazione di apparecchi per irradiazione, apparecchiature elettromedicali ed elettroterapeutiche
Fabbricazione di motori, generatori e trasformatori elettrici e di apparecchiature per la distribuzione e il controllo dell’elettricità
fabbricazione di macchine per l’agricoltura e la silvicoltura
Fabbricazione di macchine per l’industria alimentare, delle bevande e del tabacco (incluse parti e accessori
Fabbricazione di macchine per l’industria della carta e del cartone (incluse parti e accessori)
Fabbricazione di macchine per l’industria delle materie plastiche e della gomma (incluse parti e accessori
Fabbricazione di strumenti e forniture mediche e dentistiche
Fabbricazione di attrezzature ed articoli di vestiario protettivi di sicurezza
Fabbricazione di casse funebri
Riparazione emanutenzione installazione di macchine e apparecchiature
Fornitura di energia elettrica, gas, vapore e aria condizionata
Raccolta, trattamento e fornitura di acqua
Gestione delle reti fognarie
Attività di raccolta, trattamento e smaltimento dei rifiuti; recupero dei materiali
Attività di risanamento e altri servizi di gestione dei rifiuti
Ingegneria civile
Installazione di impianti elettrici, idraulici e altri lavori di costruzioni e installazioni
Manutenzione e riparazione di autoveicoli
Commercio di parti e accessori di autoveicoli
Per la sola attività di manutenzione e riparazione di motocicli e commercio di relative parti e accessori
Commercio all’ingrosso di materie prime agricole e animali vivi
Commercio all’ingrosso di prodotti alimentari, bevande e prodotti del tabacco
Commercio all’ingrosso di prodotti farmaceutici
Commercio all’ingrosso di libri riviste e giornali
Commercio all’ingrosso di macchinari, attrezzature, macchine, accessori, forniture agricole e utensili agricoli, inclusi i trattori
Commercio all’ingrosso di altri mezzi ed attrezzature da trasporto
Commercio all’ingrosso di strumenti e attrezzature ad uso scientifico
Commercio all’ingrosso di articoli antincendio e infortunistici
Commercio all’ingrosso di prodotti petroliferi e lubrificanti per autotrazione, di combustibili per riscaldamento
Trasporto terrestre e trasporto mediante condotte
Trasporto marittimo e per vie d’acqua
Trasporto aereo
Magazzinaggio e attività di supporto ai trasporti
Servizi postali e attività di corriere
Alberghi e strutture simili
Servizi di informazione e comunicazione
Attività finanziarie e assicurative
Attività legali e contabili
Attività di direzione aziendali e di consulenza gestionale
Attività degli studi di architettura e d’ingegneria; collaudi ed analisi tecniche
Ricerca scientifica e sviluppo
Attività professionali, scientifiche e tecniche
Servizi veterinari
Servizi di vigilanza privata
Servizi connessi ai sistemi di vigilanza
Attività di pulizia e disinfestazione
Attività dei call center
Attività di imballaggio e confezionamento conto terzi
Agenzie di distribuzione di libri, giornali e riviste
Amministrazione pubblica e difesa; assicurazione sociale obbligatoria
Istruzione
Assistenza sanitaria
Servizi di assistenza sociale residenziale
Assistenza sociale non residenzial
Attività di organizzazioni economiche, di datori di lavoro e professionali
Riparazione e manutenzione di computer e periferiche
Riparazione e manutenzione di telefoni fissi, cordless e cellulari
Riparazione e manutenzione di altre apparecchiature per le comunicazioni
Riparazione di elettrodomestici e di articoli per la casa
Attività di famiglie e convivenze come datori di lavoro per personale domestico
(da agenzie)
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