Marzo 16th, 2020 Riccardo Fucile
L’IRA DI DE LUCA: “DENUNCIATI I PARTECIPANTI”… HANNO CONTAGIATO MOLTE PERSONE
Quarantena per quattro comuni della provincia di Salerno. I comuni interessati dalla quarantena e quindi dal divieto di entrata e uscita sono: Sala Consilina, Polla, Atena Lucana e Caggiano (Vallo di Diano).
Lo ha stabilito con un’ordinanza il governatore della Campania Vincenzo De Luca, visto l’aumento dei contagi verificatosi in questi comuni e i rischi persistenti nella zona.
I casi di positività riscontrati dall’Ssl Salerno sono 16, così distribuiti: 11 a Sala Consilina, 3 a Caggiano, 1 a Polla, 1 ad Atena Lucana. I “contatti stretti” registrati e da sottoporre al protocollo previsto, sono: 45 a Sala Consilina, 20 a Caggiano, 10 a Polla, 8 ad Atena Lucana, 5 a Teggiano, 5 a Montesano, 3 a Buonabitacolo, 3 ad Auletta, 2 a Sant’arsenio, 3 a Padula.
“La decisione di mettere in quarantena i quattro Comuni a sud della provincia di Salerno è la conseguenza di due iniziative messe in campo da un “predicatore” ed altri suoi collaboratori, in violazione a ordinanze già in essere. Si rimane davvero indignati di fronte a questa irresponsabilità che ha prodotto decine di contagi, la quarantena per 4 comuni e decine di contatti che andranno verificati nelle prossime ore”. Così il governatore della Campania, Vincenzo De Luca.
“Ho dato mandato all’Asl di procedere alla denuncia penale di quanti hanno promosso o partecipato a questa iniziativa per il danno enorme che ha prodotto sulla pelle di migliaia di cittadini, di migliaia di medici e infermieri impegnati all’ultimo respiro nella battaglia contro la diffusione del contagio”.
“Nelle prossime ore, saremo se possibile, ancora più rigorosi di fronte a comportamenti irresponsabili, applicando le sanzioni previste, a cominciare da quanti hanno partecipato a queste iniziative. E in tutto questo prosegue senza soste il nostro lavoro per essere pronti ad affrontare l’emergenza dei prossimi giorni”.
(da agenzie)
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Marzo 16th, 2020 Riccardo Fucile
SERVE PIU’ TEMPO E DISCIPLINA NEL CONTENIMENTO DEL CONTAGIO… IL PARERE DI BURIONI, GARATTINI, LOCATELLI, PREGLIASCO E REZZA
L’Italia che resiste dovrà resistere ancora a lungo. Molto probabilmente la data del 3 aprile non sarà
sufficiente a invertire la rotta e frenare in modo decisivo il contagio. Su questo i principali scienziati italiani convergono, anche se c’è chi già intravede segnali positivi.
Fabrizio Pregliasco: “Serve più tempo oltre il 3 aprile”.
“Siamo ancora nella fase acuta dell’epidemia di coronavirus, ma qualche timido segnale positivo lo possiamo osservare sul numero dei ricoveri e delle terapie intensive” afferma il virologo dell’Università degli Studi di Milano, in un’intervista al Messaggero, sottolineando che dovevamo aspettarci un aumento “esponenziale” dei contagi e dei decessi. “Troppo presto per sperare di vedere un cambiamento significativo – ha detto ancora Pregliasco – non dobbiamo affatto stupirci se gli effetti delle misure restrittive non sono ancora evidenti. Sarà così anche domani, dopodomani e per qualche altro giorno ancora. Ci vuole infatti più tempo per sperare in un segnale positivo. Diciamo che ci vuole all’incirca una settimana per scorgere un primo segnale positivo, ad esempio una lieve flessione nell’aumento dei casi. E ci vogliono all’incirca due settimane per sperare se non in una frenata, quantomeno in una stabilizzazione”. Pregliasco si lancia in una previsione: “picco a fine marzo e fine del problema in Italia tra maggio e giugno”.
Silvio Garattini: “La prossima settimana il picco”.
“Per la settimana prossima ci aspettiamo il picco, realistico pensare a 30-40mila casi” dice il fondatore dell’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri intervistato a Radio Capital sull’emergenza coronavirus. “Tutto dipenderà da noi, dalla nostra capacità di evitare il contagio. Atteniamoci alle disposizioni – ha evidenziato Garattini – Se tutti avessero stili di vita adeguati e ci fosse un’adeguata prevenzione, forse saremmo più resistenti. La diffusione di virus e batteri continuerà a esserci, dobbiamo ripensare il mondo della salute”. Per Garattini “bisognerebbe fare tamponi più mirati, in particolare agli operatori sanitari e a quelli più a rischio”.
Franco Locatelli: “Stop scuole funziona, probabile proroga”.
“Oggi possiamo affermare che la scelta di chiudere scuole e università , causa di molte polemiche, sta funzionando. Ha evitato assieme ad altre misure di rendere ancora più critica l’emergenza. Nei giorni immediatamente precedenti la scadenza del 3 aprile valuteremo la situazione. Siamo pronti a prorogare la sospensione didattica, se necessario” spiega in un’intervista al ‘Corriere della Sera’ il presidente del Consiglio superiore di sanità (Css) ed esperto del Comitato tecnico-scientifico attivato sull’emergenza coronavirus, oncoematologo dell’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma ma originario di Bergamo, una delle città più colpite da Covid-19. “L’ipotesi di prolungare” lo stop delle lezioni “potrebbe porsi – sottolinea Locatelli – anche perchè i dati delle ex zone rosse di Lodi e Codogno dicono che la riduzione di casi è stata netta. Quindi essere stringenti ci permette di contenere l’ondata e risparmiare vite e risorse. Più la pandemia rallenta, meno si gestisce in affanno col rischio di sprecare denaro”… “E’ innegabile che chiudere le scuole sia servito eccome nel rallentare la trasmissione del virus. Sapremo solo dopo in quale misura, 20-30%?”.
Giovanni Rezza: “Troppe variabili su sviluppi del contagio”.
“Sono troppe le variabili delle quali bisogna tenere conto e non si conoscono i possibili sviluppi della pandemia” afferma il direttore del dipartimento di Malattie infettive dell’Istituto Superiore di Sanità , al quotidiano online InTerris.it. “L’importante è che, sotto la supervisione del personale sanitario delle Asl – ha sottolineato – le persone contagiate siano isolate in ambienti domestici idonei e che possano per esempio disporre di bagno utilizzato esclusivamente da loro per impedire il contagio del resto della famiglia”. Invece di essere ricoverati in ospedali questi malati, ha proseguito, “possono essere gestiti lasciandoli nelle loro abitazioni” senza doverli perciò spostare nei reparti “fino a quando riescono a respirare normalmente, cioè finchè non sopraggiunga un’insufficienza respiratoria”. Previsioni impossibili, quindi, per stabilire “a che punto è la notte”. “Non si conosce la diffusione del Covid-19 – ha spiegato ancora – quindi non si può prevedere scientificamente quando arriverà il picco dei contagi”.
Roberto Burioni: “Abbiate fiducia. Siamo sulla strada giusta”.
“Dobbiamo avere fiducia perchè in questo panorama negativo ci sono dei segni molto interessanti che devono farci capire che siamo sulla strada giusta” dice Roberto Burioni, ordinario di virologia e microbiologia dell’Università San Raffaele di Milano, a ‘Che Tempo che fa’. “Nelle zone dove per primo si è cominciato a stare a casa, il focolaio di Codogno e nell’altra cittadina in Veneto, i contagi sono arrivati a zero. Questo ci fa capire che il virus non si trasmette da solo, siamo noi che lo trasmettiamo e se noi ci impegniamo per non trasmetterlo questo virus non si trasmette più”. Quindi occorre “guadagnare tempo, è risorsa fondamentale perchè permette alle terapie intensive di avere a disposizione più letti, permette ai medici di trovare nuovi modi efficaci e tutto il mondo scientifico sta cercando una cura per questa malattia. Potremmo trovare efficace qualche farmaco già esistente ma anche qualcuno nuovo. Guadagnare tempo con questa resistenza”.
(da “Huffingtonpost”)
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Marzo 16th, 2020 Riccardo Fucile
GENNARO ARMA E 15 MEMBRI ITALIANI DELL’EQUIPAGGIO SONO RIMASTI A BORDO FINO ALL’ULTIMO E, SUPERATI GLI ESAMI MEDICI, ORA RIENTRANO… EMBLEMA DEL SENSO DEL DOVERE E DEL CORAGGIO DELLA MARINERIA ITALIANA NEL MONDO
Rientro in Italia con una grande dose di fiducia per il comandante italiano della nave Diamond Princess, Gennaro Arma, dopo le settimane di quarantena trascorse in Giappone.
Raggiunto telefonicamente dall’ANSA all’aeroporto di Tokyo, prima dell’imbarco per Roma, il comandante ha confermato l’esito negativo dei controlli e il grande desiderio di tornare a casa: “Questo era il secondo test che ho fatto ed ero fiducioso in entrambi i casi”. Alla domanda sui prossimi spostamenti all’arrivo in Italia il comandante è stato diretto: “Rientrerò subito a casa”.
Rispondendo ad una domanda sul suo operato a bordo della nave da crociera – rimasta per settimane ormeggiata nella baia di Yokohama con 3.700 passeggeri -, Arma ha preferito evitare ulteriori celebrazioni: “Ho semplicemente fatto il mio lavoro, quello che qualunque altro comandante nella mia posizione avrebbe fatto”.
Riferendosi alle problematiche affrontate a bordo e lungo il secondo periodo di quarantena, in un centro ospedaliero a nord di Tokyo: “Sono state difficoltà diverse. Durante l’intero periodo abbiamo vissuto momenti impegnativi direi, chiaramente diversi da quello che poteva essere il periodo vissuto nella facility di Wako (a nord di Tokyo) durante la quarantena, dove si trattava semplicemente di essere pazienti, far passare il tempo. E chiaramente quella attesa non ha fatto altro che far aumentare il desiderio e la voglia di ritornare in Italia e di riabbracciare la mia famiglia”.
Il comandante inoltre ha speso parole di riconoscenza per la vicinanza fornita dalle autorità : “Io vorrei ringraziare tutti per il supporto, l’affetto e la fiducia ricevuta a 360 gradi, durante il momento di emergenza a bordo e anche il periodo di quarantena in Giappone. E chiaramente l’Ambasciata d’Italia ha giocato un ruolo fondamentale in tutto questo e ci è stata molto vicino durante il periodo delle sei settimane, e ne siamo molto grati”.
Insieme ad Arma rientrano altri 15 membri italiani dell’equipaggio della nave, tutti negativi al secondo test del coronavirus.
(da “Huffingtonpost”)
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Marzo 15th, 2020 Riccardo Fucile
I CANDIDATI DI MACRON SONO AL SECONDO O TERZO POSTO, MALE I SOVRANISTI… AFFLUENZA SOTTO IL 50%
In una tornata elettorale segnata dal crollo dell’affluenza alle urne a causa del coronavirus, gli exit
poll sembrano decretare una sconfitta per i candidati di En Marche e di Marine Le Pen e una vittoria a sopresa degli ecologisti
A Parigi la sindaca socialista uscente, Anne Hidalgo, è nettamente in testa alle elezioni municipali, con il 30,2% dei voti secondo un primo exit poll dell’istituto Ipsos per France Television.
Seguono, staccate, Rachida Dati (Republicains) con il 22% e Agnès Buzyn (La Republique en Marche) con il 17,6%.
A Lione è dato in testa il candidato ecologista Doucet (EELV, 29%) con un netto distacco rispetto a Blanc (LR, 16,7%) e a Cucherat (LREM, 14,9).
Il candidato di En Marche è dato sconfitto anche dagli exit poll su Strasburgo dove il verde Barseghian (EELV) sarebbe intesta col 26,7%) dei voti davanti a Fontanel (LREM, 20,6%).
(da agenzie)
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Marzo 15th, 2020 Riccardo Fucile
“NON E’ UNA NOVITA’, E’ IL MODO IN CUI GLI ITALIANI SI SONO COMPORTATI ANCHE NELLA SECONDA GUERRA MONDIALE”
L’immagine è contraddittoria: “La caratteristica degli italiani che sta venendo fuori, di fronte all’emergenza del coronavirus, è la tendenza a muoversi in ordine sparso. Anche in questa tremenda situazione, vediamo eroi e cialtroni. C’è chi rischia la pelle e chi ne approfitta. Ci sono quelli che si rimboccano le maniche e quelli che fanno i furbi. Non è una novità . È il modo in cui gli italiani si sono comportati anche nella Seconda guerra mondiale”.
All’ultima prova della storia a cui siamo chiamati a rispondere, dice Alessandro Barbero — ordinario di storia medievale presso l’Università del Piemonte Orientale e apprezzatissimo narratore storico (le sue lezioni online hanno centinaia di migliaia di visualizzazioni) — noi italiani di oggi assomigliamo parecchio agli italiani di ieri.
“Se pensiamo a come si sono comportati nell’ultimo conflitto mondiale i tedeschi, i russi, gli americani, gli inglesi, ci rendiamo conto che, con certe ovvie eccezioni individuali, si sono mossi in maniera abbastanza compatta, tutti più o meno uniti nello stesso spirito di popolo. L’Italia, invece, ha oscillato tra gli estremi. Abbiamo avuto, a tutti i livelli, esempi di incredibile impreparazione, mascalzonaggine e incapacità , che ci hanno portato a disastri militari per i quali ancora oggi tutto il mondo ci ride dietro. E abbiamo combattuto battaglie gloriose. Il popolo contadino ha dato prova di una forza di resistenza straordinaria. Così come gli abitanti delle città bombardate. Il paese ha tenuto duro in circostanze spaventose. Distrutto, ridotto alla fame, spaventato. È riuscito a rialzarsi appena la guerra è finita. Nonostante l’incompetenza, la dabbenaggine, che pure ci sono state. Ecco: la situazione, oggi, non mi sembra così diversa”.
A chi pensa?
Penso ai medici e agli infermieri che lavorano giorno e notte negli ospedali. E penso a chi è fuggito da Codogno per andare a sciare. Penso a tutti quelli che rimangono chiusi in casa per proteggere se stessi e gli altri. E penso ai politici che, anche in questa situazione, cercano di ricavare un tornaconto elettorale, spingendosi fino al limite dello sciacallaggio. Penso a chi ha messo i propri interessi in secondo piano, e penso agli imprenditori che guardano il crollo dei propri ricavi e devono tenere a bada — non sempre riuscendoci — la tentazione di dire: “Ma andiamo avanti lo stesso, se continuiamo così sarà un disastro per le nostre casse”.
Lo storico può scorgere nelle epidemie qualcosa di positivo?
All’inizio del Quattrocento, dopo la peste violentissima del 1348 e altre crisi epidemiche successive, il mondo si accorse che aveva risolto un problema. Nei primi anni del Trecento, c’erano troppe bocche da sfamare. Alla fine del secolo, era rimasta metà della popolazione. C’era cibo per tutti. Gli operai potevano rivendicare salari più alti. Cominciavano a esserci soldi anche per il superfluo. E si misero in moto parecchie innovazioni benefiche per l’economia. Certo, questo è quello che osserva uno storico, studiando un arco di tempo lungo. Mentre i contemporanei — nessuno dei quali aveva potuto vivere tutto il secolo — sperimentavano un altro sentimento: il dolore per le vite perdute.
Può succedere qualcosa del genere anche oggi?
La peste del Trecento cambiò radicalmente gli equilibri demografici mondiali. Il coronavirus non sembra possa fare niente del genere.
C’è chi dice, molto cinicamente: “Uccide i vecchi”.
Fin dagli anni cinquanta, gli scrittori di fantascienza americani hanno cominciato a immaginare un futuro nel quale l’uomo sarebbe stato messo di fronte a una scelta crudele: uccidere gli anziani, troppo costosi da mantenere, per salvare il sistema. In effetti, questo è l’incubo della nostra società . E non mi sorprende che, in questa circostanza, il tema emerga. L’astratta ragione economica, di fronte alla decimazione dei vecchi, potrebbe dire: “Bene, d’ora in poi, avremo un costo in meno da sostenere”. La ragione umana, invece, non può prendere in considerazione una conclusione del genere. Poichè dice: “Non è l’uomo che deve essere messo al servizio dell’economia, ma l’economia al servizio dell’uomo”. È il conflitto che avevano colto, nei loro romanzi avveniristici, quegli scrittori.
Non possiamo ricavarne niente di buono, quindi?
Una conseguenza positiva ci potrebbe essere. Nella mentalità collettiva, nel modo in cui concepiamo le cose. Siamo abituati a pensare che il futuro sia prevedibile. Addirittura, gli economisti e i politici credono di poter misurare fino ai decimali quanto crescerà il nostro Prodotto interno lordo. Poi, un virus sconosciuto si diffonde in Cina e tutto ciò su cui basavamo le nostre scelte politiche, economiche e sociali, frana nel giro di qualche settimana.
Perchè la prima cosa a cui abbiamo pensato è la “peste”?
Peste è il nome che gli uomini hanno sempre dato alle malattie contagiose e mortali. Nella storia, si chiama ‘peste di Atene’ la malattia che colpì la città greca nel Quattrocento avanti Cristo. ‘Peste antonina’ l’epidemia che contagiò Roma nel Secondo secolo dopo Cristo, uccidendo anche l’imperatore Marco Aurelio. Sebbene, gli studiosi sappiano che non si trattava propriamente di peste. Probabilmente, era vaiolo. Soprattutto, nel secondo caso.
Oggi lo sanno tutti che non si tratta di peste.
Eppure, la parola “peste” è una parola che mobilita il nostro immaginario. Non si riferisce tanto al batterio che causa la malattia, ma alla paura della malattia indomabile che si è trasmessa fino a noi, seguendo una catena lunghissima di memorie. Manzoni racconta che, quando la peste arriva a Milano, le autorità hanno paura di nominarla. Dicono: “Febbre, contagio”. Oggi succede la stessa cosa con la parola virus. Improvvisamente, un termine che fino a poche settimane fa usavamo in maniera disinvolta, ci terrorizza. L’altro giorno, alla radio, una conduttrice parlava di una fotografia. Diceva: “L’avete vista tutti, è diventata…”. Stava per dire “virale” e si è bloccata. Era diventata una parola spaventosa.
In questi giorni, usiamo un’altra parola familiare per uno storico: la guerra. “Siamo in guerra”, si dice. È vero?
La guerra puoi scatenarla, oppure subirla: in ogni caso, hai di fronte una controparte. Con un virus, non puoi firmare un trattato di pace. Detto questo, un elemento in comune con la guerra c’è.
Qual è?
È che le autorità possono dire alla gente: “Mi dispiace, ma in questo momento i tuoi interessi personali passano in secondo piano. Ora, devi obbedire e sacrificarti in nome di qualcosa di più grande di te”.
Ma il sacrificio richiesto è paragonabile?
Ciò che lo stato italiano ci sta chiedendo ci appare enorme. Non possiamo più uscire a fare una passeggiata, nè andare a cena fuori, e nemmeno raggiungere un amico a casa. Per un popolo che ha vissuto gli ultimi settant’anni della sua vita in pace, è una rinuncia gigantesca. Tuttavia è poco, se paragonato a ciò che lo stato chiese al popolo italiano nel 1915. Quando chiamò tutti i maschi che potevano combattere e disse a ciascuno di loro: “Ora tu lasci la tua casa, tua moglie, i tuoi figli, il tuo lavoro e te ne vai a fare una vita da cane in trincea, dove puoi crepare dilaniato dalle ferite di una bomba, oppure — se ti va bene — farai una vita orrenda per anni. E lo fai. Perchè questo è un ordine”.
Vuol dire che stiamo esagerando?
Voglio dire che il parallelo con la guerra regge fino a un certo punto. Chiederci di rimanere a casa per sopravvivere è diverso dal ricevere l’ordine di andare al macello.
(da “Huffingtonpost”)
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Marzo 15th, 2020 Riccardo Fucile
VIAGGIO TRA I SENZATETTO DI MILANO… LE MENSE DEI POVERI SONO CHIUSE E ALLA FINE ARRIVA UN MEDICO VOLONTARIO
Quello che non vedete, dalle vostre tiepide case, è che in via Agnello c’è una distrib uzione di pasta al
pesto, bella calda.
Sono passate le undici di sera, nel suo centro centro Milano è vuota e immobile. C’è un grande silenzio che stupisce, lampeggiano i lampi blu dei radiomobili dei carabinieri che fanno i blocchi in San Babila, e davanti al Fatenebenefratelli, e al parco Sempione, “lei chi è? Dove va, ha il permesso?”.
Nessuno può girare, una sola l’eccezione, i senzatetto di Milano, che poi sono di tutta Italia, intrappolati nella città ferma, i centri diurni chiusi per via del possibile contagio, nessuno che fa l’elemosina perchè nessuno può uscire di casa, e senza soldi non si può comperare niente, e dove, poi. I negozi sono sbarrati, bisognerebbe spingersi verso i super e gli iper, ma chi ha la forza. Le mense dei poveri, chiuse, distribuiscono panini, roba fredda.
Questi di Fondazione Arca però hanno i contenitori termici e perciò si mangia la pasta in piedi, davanti alle ricche vetrine del Quadrilatero illuminate per nessuno, nel mezzo di una città che sembra morta, non fa neanche freddo e si pensa che in fondo va tutto bene, i milanesi sono scomparsi ma questi arrivano puntuali, primo frutta e dolce, e si cena.
“E ci dicono: state in casa. Ma quale casa, io l’ho persa tre anni fa”. Il signor Pacifico ha oltre 70 anni, e così dimostra, potrebbero però essere sessanta. “La strada consuma”, dice Patrizia Sironi, responsabile acquisti della fondazione, una delle più forti in città . Ma ieri ha penato a comprare gel disinfettanti e mascherine per operatori e clochard, “ne ho trovate 11.700, dureranno poco”.
Lo staff gira la città di notte, qualcuno dovrà pure assistere i poverissimi che non sanno dove stare. Giovedì mattina un ucraino è stato denunciato da una volante perchè camminava in via Crescenzago – “all’altezza del palo 27”, da verbale – e “non ottemperava alle disposizioni del decreto”. Poi la questura ha fatto sapere che la denuncia non avrà seguito, per lui e gli altri.
Cinque delle sette ronde notturne hanno dovuto sospendere le attività , restano Arca e Croce rossa, che in un angolo di San Babila controlla chi dorme già sotto i portici. Mancano i presidi, cioè le mascherine, magari qualche volontario si è ammalato.
Resta l’urgenza di monitorare la salute di chi vive per strada. Un domani, può succedere a chiunque di non saper più dove stare, se non davanti alla libreria Hoepli di via Ulrico Hoepli, editore.
Chi vive così è sempre un ex qualcosa, impiegato, commesso, operaio, studente, uno si chiama Francesco Maria e faceva l’elettricista a Monte Mario, Roma. Per vie traverse finiti qui, magari con un cane che amano più di se stessi, e con cui dividono il piatto di pasta e il plum cake.
Allora, il signor Pacifico racconta di essere stato una persona perbene, e tuttora lo è, nei suoi pantaloni di velluto beige e il giaccone blu, poi “il mio fratellastro mi ha portato via la casa popolare”, sembra il “Taxi nero” di Jannacci, che pure visitava gratis i clochard nell’ambulatorio di via Sismondi.
Una volta Pacifico era dipendente del Comune di Milano, faceva i cartelli stradali nell’officina di via Trentacoste, all’Ortica. “Non ho fame, giuro”, ma accetta il dolce incellofanato. Dopo, prenderà anche la pasta. Il problema non è solo di Milano, di senzatetto in Italia ce ne sono 50 mila
Qui 3 mila, d’inverno calano tutti in città perchè si sta meglio, ci sono 2.700 posti letto, le docce e le mense. Molti vestiti e scarpe, cose che dismettiamo appena passate di moda. Alberto Sinigallia, presidente di Fondazione Arca, è uno che gira scalzo in sandali, senza essere un francescano. Saluta tutti, anche un tipetto in giacca e cravatta rossa che lo abbraccia e dice spavaldo “io non ho bisogno di niente!”, poi prende un sacco a pelo e se ne va cantando lungo corso Matteotti.
Mouhib Abdie, responsabile dell’unità di strada, apre il cellulare e fa l’elenco: “Fondazione Fratelli di San Francesco, solo sacchetti di cibo freddo. Suore di via Ponzio, lo stesso. Mensa della carità di via Canova, Opera Pane Sant’Antonio, Opera San Francesco in Tricolore…”, la grande macchina della carità milanese si è quasi fermata.
In piazza San Carlo, una decina di persone dormono al riparo del pronao. Una tendina, un letto, un’altra tendina Quechua, dentro c’è un ragazzo con un bel cane nero, festante.
“Io sono Marco, sono un medico, ti piacerebbe se ti misurassi la febbre? “. Il dottor Montella ha 27 anni, in tuta, cuffia, occhialini, maschera FFP3, un termometro digitale in mano, misura la temperatura a Mihai, quasi coetaneo rumeno, uno che se la cavava lavorando come cameriere a Livigno, ma finita la stagione scorsa, è sceso a Milano. “35 e 5, stai bene”, dice l’infermiera Clelia Paratore, una di Lecco.
Lui: “Sì, però ho fame”. La notte dorme “da Cracco. Non dentro, naturalmente, ma davanti al ristorante. Dopo le 23 mi fanno stare. È un posto di lusso, posso dire a tutti che io, Mihai, dormo in Galleria”.
(da “Huffingtonpost”)
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Marzo 15th, 2020 Riccardo Fucile
E’ L’UNITA’ DI CRISI DELLA FARNESINA CHE PROVVEDE AI RIMPATRI IN SICUREZZA, NON LE CIALTRONATE
Susanna Ceccardi, l’europarlamentare leghista già famosa per alcune perle indimenticabili quali “Giusto che i medici calabresi guadagnino meno. La Calabria non è un’eccellenza italiana, non facciamo i buonisti”, si appresta a vincere il premio per la più bieca propaganda in piena emergenza Coronavirus.
La leghista prediletta di Salvini e candidata alle regionali in Toscana, ha infatti eroicamente deciso che andrà a prendere 50 italiani andati in vacanza alle Canarie (più precisamente a Fuerteventura) e ora in attesa di tornare a casa, bloccati a Barcellona.
Ed è così che la Ceccardi ha un’idea: noleggio un pullman e vado a riprenderli io. Dopo che sulla sua pagina Facebook, giorni fa, aveva scritto a tutti di restare a casa con tanto di foto ad effetto.
Naturalmente ce lo fa sapere con video promozionali e post auto-celebrativi manco si apprestasse ad attraversare le solfatare bendata e a piedi nudi.
Comunica, anche, che in Spagna caricherà 50 italiani scelti non si sa bene in base a quale criterio selettivo (forse sceglierà solo chi ha almeno un selfie con Salvini nella gallery del telefono) e che l’autobus ha 56 posti.
Quindi, da Pisa, fa salire tre autisti, una dottoressa, un accompagnatore e carica pure l’ex ministro leghista Centinaio, quello che per chi lo avesse dimenticato aveva la casella email “terronsgohome”.
Una roba da gita delle medie all’Italia in miniatura, solo che questa leggendaria cialtrona, nonostante il decreto nazionale, sta facendo una cosa molto seria. Molto diseducativa. Molto pericolosa.
Primo perchè per andare a riprendere gli italiani all’estero esiste la Farnesina e i suddetti italiani non sono sotto bombardamento aereo, ma a Barcellona.
Secondo perchè quell’autobus attraversa tre paesi, e sono tutti paesi in piena emergenza, soprattutto la Spagna (ricordiamo che oggi in Spagna è stata vietata la circolazione, ci sono 6.000 contagiati, 200 morti e il paese si appresta a diventare uno dei principali focolai d’Europa).
Terzo perchè riempire un autobus da 56 posti vuol dire non rispettare alcuna distanza di sicurezza, vuol dire che più i passeggeri potrebbero aver contratto il virus ed essere asintomatici, contagiando gli altri, vuol dire fregarsene di ogni norma, decreto, indicazione di buonsenso.
E se è vero, come racconta, che la Ceccardi ha avuto tutte le autorizzazioni dal Governo e dalla protezione civile, questo è ancora più grave. Perchè mai una politica in cerca di facile propaganda dovrebbe poter fare ciò che gli altri cittadini non possono fare?
Abbiamo deriso, bacchettato, perculato quelli che assaltavano i treni per il sud, sanzioniamo quelli che vanno a farsi una corsetta sotto casa, cazziamo quelli che vanno al mare e poi l’eurodeputata può scorrazzare in pullman per l’Italia e l’Europa per portare a casa gli italiani che se ne stavano alle Canarie mentre qui si riempivano gli ospedali?
Se ne deduce che chiunque di noi possa essere autorizzato, dunque, ad andare a prendere i figli in Olanda, le zie a Parigi, i cugini in Polonia, i fratelli in Marocco.
Io domani noleggio un camioncino Bofrost e vado a recuperare due amici in Danimarca. E poi faccio come la Ceccardi, mi fotografo pure davanti al mezzo, con le mani in tasca e l’aria di chi ucciderà il Coronavirus a mani nude.
Chissà se alla fine, tra l’altro, saremo costretti ad andare a riprendere anche lei.
(da Tpi)
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Marzo 15th, 2020 Riccardo Fucile
UN VIDEO INVIATO DA UN ORFANOTROFIO IN MALAWI SOSTENUTO DA ALCUNI CITTADINI DI BERGAMO
La situazione nel Nord Italia è molto stressante, specie a Bergamo, la cui provincia è diventata a
tutti gli effetti il focolaio del paese. È quindi molto rinfrancante il video che questa mattina ha condiviso sui social il sindaco Gori: “C’è un orfanotrofio in Malawi, che alcuni amici di Bergamo aiutano da trent’anni. Da lì ci arriva questo messaggio: Forza Italia, tutti insieme ce la faremo!”.
Sono bambini, bambini lontanissimi che probabilmente nella vita hanno conosciuto quasi solamente la miseria. Eppure, in questo momento di difficoltà per il nostro paese, ci mandano questo abbraccio virtuale.
Forse ignorando che qui, proprio in questa Italia, c’era gente che li avrebbe voluti fuori, che voleva ‘difendere la razza bianca’, che diceva ‘aiutiamoli a casa loro’.
C’era, perchè dopo il Coronavirus, se qualcosa di buono ne deve venire fuori da tutta questa storia, faremo bene a ricordarci di gesti come questo, per non cadere più negli errori che ci avevano trasformato in un paese da incubo anche prima dell’epidemia.
(da Globalist)
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Marzo 15th, 2020 Riccardo Fucile
TUTTI I CHECK-IN IN PARTENZA DA FIUMICINO SPOSTATI AL TERMINAL 3
La compagnia Alitalia, in coordinamento con l’Unità di Crisi della Farnesina, sta predisponendo una serie di voli speciali per permettere a migliaia di connazionali di rientrare in Italia, e continuerà anche ad operare verso alcuni Paesi che hanno disposto provvedimenti restrittivi ai cittadini italiani e a passeggeri che hanno soggiornato in Europa.
In piena emergenza per il coronavirus questo è il piano della compagnia aerea. Dopo la decisione di quasi tutte le compagnie aeree internazionali di sospendere i collegamenti con il nostro Paese, l’azienda continuerà a garantire, laddove non vi siano restrizioni al traffico aereo, collegamenti internazionali con Bruxelles, Berlino, Francoforte, Monaco, Parigi, Marsiglia, Nizza, Cairo e Algeri, mentre sulla rete di lungo raggio la compagnia aerea continuerà a volare verso San Paolo, Rio de Janeiro, Johannesburg, Nuova Delhi, Tokyo e — fino al 17 marzo — Miami e Buenos Aires.
In Italia proseguiranno i servizi aerei con almeno un volo andata e ritorno quotidiano da e per la maggior parte degli aeroporti rimasti operativi a seguito del decreto del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.
Decollerà nella serata di lunedì 16 marzo da Roma Fiumicino un volo speciale per le Maldive che, per rispettare il divieto di ingresso nel Paese agli italiani, farà un preventivo scalo tecnico al Cairo per cambiare l’equipaggio.
Per l’Egitto sono infatti già partiti piloti e assistenti di volo che, prendendo servizio dal Cairo, potranno garantire, nel rispetto delle normative aeronautiche sui limiti di impiego, un volo di andata e ritorno per Malè senza scendere dall’aereo.
Il Boeing 777 arriverà alle Maldive, senza passeggeri, alle ore 13:15 locali del 17 marzo e il rientro a Fiumicino è previsto alla mezzanotte del 18 marzo. Nella medesima prospettiva di assicurare un servizio pubblico essenziale, Alitalia continuerà ad operare da Roma Fiumicino due voli al giorno su New York e su Londra per permettere ai cittadini italiani e stranieri, tra i quali molti studenti, di rientrare nei rispettivi luoghi di residenza.
Alitalia ha ricordato infine che dal 16 marzo, dopo la chiusura temporanea dello scalo di Milano Linate, sposterà le proprie attività operative al Terminal 2 dell’aeroporto di Malpensa dal quale garantirà il collegamento con Bari, Cagliari, Catania, Lamezia Terme, Napoli, Palermo e Roma Fiumicino. Dal 17 marzo, inoltre, tutte le operazioni di check-in per i voli nazionali, internazionali e intercontinentali della compagnia in partenza da Roma Fiumicino saranno effettuate al Terminal 3, a seguito della chiusura del Terminal 1.
(da Fanpage)
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