Destra di Popolo.net

MIGRANTI IN ITALIA AL TEMPO DEL CORONAVIRUS: STORIE DEI “DANNATI” CHE NON FANNO AUDIENCE

Aprile 3rd, 2020 Riccardo Fucile

CHI LAVORA SENZA DOTAZIONE DI GUANTI E MASCHERINE E CHI HA SULLA TESTA SOLO UNA TENDA O UNA LAMIERA

Vita da migranti al tempo del Coronavirus. Una vita ancora più grama di quella, già  segnata da abusi e sfruttamento, che marchiava la passata “normalità ”. Una vita come quella dei braccianti che raccolgono frutta e verdura nei campi, fermati spesso ai controlli ma senza un contratto regolare da mostrare.
Alcuni riescono a lavorare ma non sempre con guanti e mascherine. Va ancora peggio a chi sulla testa ha una lamiera, una tenda o il tetto di una masseria abbandonata. Restano lì tutto il giorno e convivono con il rischio altissimo di contagiarsi fra loro.
E’ nella piana di Gioia Tauro, in Calabria, e nei “ghetti” del Foggiano che suona l’allarme di associazioni e sindaci alle prese con tensioni sempre più forti tra scarsa sicurezza, spostamenti vietati e povertà  imminente.
Gli schiavi del Terzo Millennio
Non fanno notizia, gli schiavi del Terzo Millennio. Non alzano l’audience.   Nei salotti mediatici che h.24 ossessionano — informare è altra cosa — sul Covid-19, narrando la favola che di fronte al virus siamo tutti eguali, non c’è spazio per loro. Semplicemente, non esistono.
Quando riemergono dal nulla, è per aggiornare i numeri: meno sbarchi, stanno a casa loro, nei lager libici, ad esempio, e non ci vengono a contaminare… Situazioni come quelle dei braccianti nei “ghetti”.   Circa 2500 quelli sparsi negli otto insediamenti abusivi della provincia di Foggia tra cui la baraccopoli di Borgo Mezzanone.
Un migliaio in Calabria, fra tendopoli e campi nella Piana che raccolgono arance e clementine. “Ora che c’è il problema delle forniture di cibo nei supermercati con il coronavirus, si ‘scopre’ che questi lavoratori servono — dice all’Ansa Francesco Piobbichi del progetto braccianti di Mediterranean Hope a Rosarno – Ma a maggior ragione devono avere risposte rapidamente e condizioni dignitose di vita, da parte delle istituzioni”.
Alias sicurezza, regolarizzazione e ghetti da smontare, ripetono le ong della zona. Finita la stagione degli agrumi, i migranti si spostano verso Saluzzo per la raccolta di pesche, albicocche, mele o i pomodori in Puglia. “Ma ora sono bloccati, come faranno a spostarsi? Già  vengono fermati in questi giorni e rimandati indietro se non hanno un contratto. Ma senza lavoro, come mangiano?”, chiede Ruggero Marra dell’Usb calabrese.
Sono quasi tutti uomini tra i 20 e 40 anni, per lo più africani. Fra loro, i 440 della tendopoli di San Ferdinando, borgo calabrese di 5000 abitanti. La struttura è lì dall’estate 2017, sopravvissuta a quella sgomberata un anno fa da Matteo Salvini e conta in tutto 7 bagni.
Ieri alcuni che vivono lì hanno protestato chiedendo aiuti per mangiare e fare la spesa e contro i piatti pronti che stava per preparare una cucina da campo, sollecitata anche dal Comune. Perciò è “sconcertato e addolorato” il sindaco Andrea Tripodi che rimarca: “la presenza dei migranti qui non scende dal cielo, è sempre stata funzionale alla nostra agricoltura ma una tendopoli deve restare finchè c’è l’emergenza. Oltre, è inutile. E’ solo un luogo di sofferenze e risentimenti”. Il lavoro a cottimo è compensato con 3-4 euro per un cassone da 375 chili, ma si parla anche di un euro al giorno.
Storie di sfruttamento e di abusi sessuali.
“La sera, quando i bambini andavano a letto, lui arrivava, mi mostrava la pistola e io dovevo fare quello che voleva. Cercavo di resistere, gli dicevo che ero distrutta per il lavoro nei campi, che lo odiavo, ma lui minacciava di prendersela con i miei figli.”
A fare violenza a Elena – 33 anni, di origine rumena – sarebbe stato un sessantenne, sposato, proprietario di alcune serre nelle campagne di Vittoria, in provincia di Ragusa. In quella zona, dove si stima lavorino come braccianti 5mila rumene, si coltivano quelli che molti considerano i pomodori più famosi d’Italia.
Un giorno Elena è riuscita a scappare. Ha denunciato ed è entrata in un programma di protezione, dal quale è uscita perchè aveva bisogno di lavorare, perdendo qualsiasi tutela. Lui, “il padrone”, non è mai finito in carcere.
“Qualche mese fa me lo sono trovato fuori casa, che mi diceva di tenere la bocca chiusa”. Elena ha avuto la forza di denunciare, ma tante come lei, abusate, trattate come schiave sessuali, non ne hanno avuto la forza per paura di essere private anche di quei tre euro al giorno. O rispedite indietro, nell’inferno da cui erano fuggite.
Una storia “esemplare”.
Un passo, breve, indietro nel tempo. Otto gennaio 2020. E’ stata chiamata “Euno”, dal nome dello schiavo siciliano che nel 136 a.C. guidò la prima guerra servile contro il possidente terriero Damofilo, l’operazione dei carabinieri che tra Reggio Calabria e altre province, su disposizione della Procura di Palmi.
Caporali e imprenditori agricoli arrestati, ha ricostruito la Procura, durante l’intera stagione agrumicola 2018-2019 in modo sistematico hanno reclutato manodopera straniera anche irregolare, trasportando gli operai nelle aziende agricole locali del settore della raccolta e vendita di agrumi e, con la compiacenza dei titolari delle imprese (3 delle quali destinatarie di sequestro), ad impiegarli, approfittando del loro stato di bisogno, in condizioni di evidente sfruttamento.
La filiera dello sfruttamento iniziava già  alle 5 del mattino quando i caporali, alla guida di minivan e veicoli — il più delle volte non idonei alla circolazione ed al trasporto di persone — iniziavano a caricare a bordo i braccianti agricoli radunati in diversi punti di raccolta, tra la baraccopoli di San Ferdinando ed il campo containers di Rosarno, da dove venivano poi trasportati, in condizioni di estremo disagio, nei diversi fondi agricoli sparsi nel territorio per essere impiegati nella raccolta degli agrumi.
I braccianti erano costretti a lavorare in condizioni precarie, obbligati a raccogliere mandarini ed arance 7 giorni su 7, festivi compresi, per 10-12 ore consecutive, con pause contingentate e senza dispositivi di protezione individuale e di tutela della salute. Ciascun lavoratore riceveva una paga giornaliera in relazione al numero di cassette di frutta raccolte (circa 1 euro a cassetta) e comunque non superiore ai 2-3 euro per ogni ora di lavoro, in palese violazione della normativa in materia di retribuzione.
All’interno dei furgoni, omologati per il trasporto di non più di 9 passeggeri compreso il conducente, i caporali riuscivano a caricare fino a 15 persone in un’unica soluzione, costringendo i braccianti agricoli, già  provati dalle scarse condizioni di vita all’interno della baraccopoli, a trovare posto su sedili di fortuna realizzati con tavole in legno, secchi di plastica, cassette per la raccolta e pneumatici usati di autoveicoli. In alcune occasioni i carabinieri hanno sorpreso alcuni lavoratori che, rannicchiati all’interno del bagagliaio di autovetture station-wagon, alla vista dei militari sono scappati per non farsi identificare per paura di subire eventuali sanzioni.
La denuncia di Ong e sindacati
Le condizioni dei braccianti che oggi raccolgono i prodotti destinati alle nostre tavole sono spesso inaccettabili. Lo hanno dimostrato diverse inchieste giornalistiche e giudiziarie. Le baraccopoli in cui sono costretti a vivere sono luoghi insalubri e indecenti.
Il rischio che il Covid-19 arrivi in quegli aggregati, tramutandoli in focolai della pandemia, è motivo di fondata apprensione. Per questo le associazioni, insieme ai sindacati hanno scritto una lettera appello alle istituzioni chiedendo maggiori tutele. Tra i primi firmatari ci sono l’associazione Terra!, insieme alla Flai Cgil, Oxfam, Da Sud, A Buon diritto e Libera.
“Nella miseria dei ghetti, la cui ubicazione si incardina sempre nei distretti a forte vocazione agricola, il quotidiano degli immigrati è scandito da immutata cadenza nonostante la spada di Damocle rappresentata dal Covid-19. Molti di loro sono impiegati nel settore agricolo, più che mai indispensabile per la sicurezza alimentare della cittadinanza e la tenuta collettiva – si legge nella lettera -. L’Italia è alle prese con una grave emergenza sanitaria. La pandemia di Covid- 19 mette a dura prova la nazione il Paese, l’Europa e il pianeta nel suo complesso. Una drammatica situazione che richiede un impegno straordinario ad ogni livello della società , dalle istituzioni ai singoli. Oggi abbiamo più che mai bisogno tutti di fare riferimento ai principi di giustizia sociale e solidarietà  insiti nella Costituzione per fare fronte a una minaccia inedita”.
Giustizia sociale e solidarietà . Gli antidoti più efficaci al virus dello sfruttamento perpetrato contro i “dannati della terra”.

(da Globalist)

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AUMENTATE LE DENUNCE PER CHI E’ FUORI SENZA MOTIVO, GLI IMBECILLI NON DEMORDONO

Aprile 3rd, 2020 Riccardo Fucile

DOPO UN CALO SULLE 5.000 DENUNCE AL GIORNO SI E’ TORNATI A SFIORARE QUOTA 8.000

Sono ancora tante le persone che non comprendono appieno la necessità  di stare a casa in questo periodo. Nè tanto meno le conseguenze che comporta non farlo.
I dati del Viminale parlano chiaro: negli ultimi giorni si è registrata un’impennata delle multe per violazione dei decreti. In soli due giorni si è toccato quota 15mila sovvenzioni. Annunciati anche ulteriori controlli nel weekend di Pasqua, soprattutto per quanto riguarda le macchine, allo scopo di inibire tutti coloro che volessero farsi la scampagnata fuori città .
Gli appelli a rimanere a casa non si contano più. Da parte di medici, autorità , politici, istituzioni e chi più ne ha più ne metta. Questo non ha però impedito ai dati registrati dal Viminale di restituire una realtà  che vede le multe per violazione delle norme sugli spostamenti in aumento. Almeno negli ultimi due giorni.
La buona notizia è che sono calati i contagiati che violano la quarantena, ovvero che escono pur risultando positivi.
Sale, invece, il numero di persone beccate fuori senza valide ragioni, 15 mila in due soli giorni.
Partiamo dal 1° aprile: in questa giornata sono stati fatti 246.365 controlli con 7.080 multe, 113 denunce per dichiarazioni false e 19 per epidemia.
Nella giornata di   giovedì 2 aprile si registra un aumento dei controlli e anche delle multe: 246.829 i controllati, 7.659 dei quali sono stati multati.
Di questi ne sono stati denunciati 85 per falsa dichiarazione e 24 per epidemia colposa. Il bilancio dei due giorni in esame restituisce 14.739 multe a persone beccate in giro senza comprovate esigenze familiari o di lavoro. In otto giorni sono state 43.558 le persone multate e 354 i denunciati per epidemia.
Considerati i dati e il weekend di Pasqua imminente di rende necessario inasprire i controlli.
Come da opinione di Borrelli, è molto probabile che per le festività  del 25 aprile e del 1° maggio l’isolamento domiciliare rimarrà  in atto così com’è ora. La paura che le riaperture, seppur parziali, spingano la gente a creare folle, è troppa.
Intanto per Pasqua sono previsti più controlli per le persone che girano a piedi e più posti di blocco strategici per evitare — in particolare nelle grandi città  come Roma — che sulle strade consolari o le direttrici verso il mare si riversino persone che vogliono godersi una giornata all’aria aperta.

(da agenzie)

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USA, RIMOSSO IL COMANDANTE DELLA PORTAEREI CHE VOLEVA SALVARE I SUOI UOMINI DAL CORONAVIRUS

Aprile 3rd, 2020 Riccardo Fucile

AVEVA DENUNCIATO IL DILAGARE DEL VIRUS A BORDO MA PER LE MENTI ECCELSE DEL PENTAGONO “NON E’ STATO PROFESSIONALE, LANCIANDO UN ALLARME INUTILE”

Punito perchè ha fatto di tutto per salvare i suoi marinai.
L’odissea della Roosevelt, la prima portaerei nucleare americana colpita dal virus, vive un nuovo capitolo. Destinato ad animare discussioni ancora più accese.
Il vertice dell’Us Navy ha rimosso il comandante Brett Crozier che ha scritto ai suoi superiori chiedendo di evacuare la nave per impedire che il morbo decimasse l’equipaggio. Non viene ritenuto responsabile di avere fatto trapelare la missiva al “San Francisco Chronicle”, trasformando la vicenda in un caso internazionale, ma di non avere mostrato “adeguata professionalità “.
Una storia drammatica, che sembra la trama di un film e ricorda Orizzonti di gloria di Stanley Kubrik, con i soldati mandati alla corte marziale per avere rifiutato un attacco suicida.
La Roosevelt però non è impegnata in nessun conflitto: nonostante questo il Pentagono vuole che rimanga in condizioni di combattere. Senza curarsi dell’epidemia, che ha fatto cadere ammalati già  più di cento marinai.
La portaerei – chiamata “The Big Stick” ossia “Il Grande Bastone” perchè da trent’anni ha usato la sua potenza di fuoco in tutte le guerre americane – era in missione nelle acque del Pacifico.
Dopo una sosta in Vietnam, il Covid-19 ha cominciato a mietere vittime. Dal 24 marzo i malati sono aumentati rapidamente: prima tre, poi quindici. La nave ha fatto rotta verso Guam, la base principale del Pacifico, ed è stato trasmesso l’ordine di mettere i contagiati in isolamento.
Ma sulla portaerei lunga 333 metri quasi 5mila persone vivono a stretto contatto: la quarantena è impossibile. “A causa degli spazi limitati di una nave da guerra, non la stiamo facendo. La diffusione del male continua e sta accelerando”, ha scritto il comandante.
E ha invocato una decisione drastica: “Togliere gran parte del personale da una portaerei in missione e isolarlo per due settimane può sembrare una misura straordinaria. Ma è un rischio che bisogna correre. Tenere più di 4mila giovani sulla Roosevelt li espone a un pericolo non necessario e distrugge la fiducia che hanno verso di noi”.
Il capitano Brett Crozier ha implorato il quartier generale: “Serve una decisione politica ma è la cosa giusta da fare. Non siamo in guerra, non c’è bisogno di fare morire i marinai. Se non agiamo subito, falliremo nel prenderci cura del nostro bene più prezioso: l’equipaggio”.
La sua lettera è stata ignorata per due giorni. Poi è uscita sulla stampa.
Il ministro della Difesa Mark Esper ha dichiarato di non averla letta, ma di non condividere la linea del comandante. Il sottosegretario alla Marina Thomas Modley ha detto di essere turbato perchè un capitano ritiene che la Us Navy non si prenda cura del suo personale. E poi ha specificato: “Non siamo in disaccordo con il comandante, ma stiamo agendo in maniera molto metodica perchè non si tratta di una nave da crociera. Sulla Roosevelt ci sono armi ed aerei. L’evacuazione non è necessaria”
Quindi la decisione: solo 2700 marinai scenderanno a terra, il resto dovrà  garantire l’operatività  della portaerei. Non si abbandona una nave da guerra, anche se non c’è una guerra. La Roosevelt con i suoi novanta tra aerei ed elicotteri deve tenere alta la bandiera a stelle e strisce nel confronto con la Cina. A qualunque costo.
I contagi accertati sono 93, mentre altri 86 mostrano i sintomi. Sono tutti giovani e nessuno ha avuto finora bisogno del ricovero. Non c’è modo però di impedire che il virus prosegua il suo assalto perchè non si può “sanificare” una fortezza galleggiante.
Il capitano Brett Crozier è un ufficiale tutto d’un pezzo, cresciuto nel mito di “Top Gun”: alla guida di un cacciabombardiere F-18 Hornet è stato per mesi e mesi in azione sull’Iraq. Ha preso il comando della Roosevelt soltanto a novembre, ma di fronte alla situazione a bordo non ha esitato a rischiare la sua carriera per proteggere la salute dell’equipaggio. Ed è stato punito. “Ha fatto suonare un campanello d’allarme che non era necessario”, ha sancito il sottosegretario Modley: “Ha permesso che la complessità  dell’affrontare l’epidemia a bordo gli impedisse di agire con professionalità  mentre agire con professionalità  era la cosa più importante di tutte in questo momento”.
Non finirà  qui. Quello che avviene sulla Roosevelt sta accadendo in tutte le forze armate statunitensi. Ci sono contagi su altre unità  della flotta, incluso un sottomarino nucleare.
E malati nelle basi sparse in ogni angolo del pianeta: navi e caserme hanno spazi ristretti, dove è impossibile mantenere le regole di ingaggio rispettando le distanze di sicurezza. Un ufficiale è morto per il virus, altri militari sono in condizioni gravi. E si ripete lo stesso dilemma: bisogna privilegiare l’operatività  o la tutela delle persone? Con la decisione di rimuovere Crozier il Pentagono ha dato un segnale chiaro: la priorità  è obbedire, in silenzio.

(da agenzie)

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LA BUFALA QUOTIDIANA DI SALVINI: IL CONTO CORRENTE PER LA CASSA INTEGRAZIONE (CHE E’ STATO RESO OBBLIGATORIO MENO DI DUE ANNI FA)

Aprile 3rd, 2020 Riccardo Fucile

NESSUNO VUOL FARE APRIRE MILIONI DI CONTI CORRENTE PER FARE UN FAVORE ALLE BANCHE, QUEI CONTI CORRENTI SONO GIA’ APERTI DA TEMPO

Matteo Salvini continua con la sua indefessa (occhio al suffisso) attività  di denunZia delle ingiustizie nei confronti della classe lavoratrice.
E così qualche giorno fa il nostro Working Class Hero si è giustamente indignato sulla sua pagina facebook per l’ennesimo “Regalo alle banche” che il governo Conte ha furbescamente elaborato con la scusa della Cassa Integrazione.à 
“Altra burocrazia sulle spalle di imprenditori e lavoratori e altro regalo alle banche??? Non ci voglio credere”, scriveva giustamente indignato su Facebook mentre a caratteri cubitali l’infografica recitava “INCREDIBILE”.
Salvini citava una fonte dall’indiscutibile autorevolezza: l’ex viceministro all’Economia del governo Conte One Claudio Durigon: “Trattativa anticipo cassa integrazione la @CatalfoNunzia batta un colpo, ma davvero si vogliono, far aprire milioni di conti correnti ai lavoratori in piena emergenza #iorestoacasa. E le garanzia sono il tfr dei lavoratori?? Ma il governo??? Che fa???”
Già , che fa il governo? Intanto il governo magari ricorda che dal primo luglio 2018 è vietato il pagamento in contanti degli stipendi dei lavoratori e i datori di lavoro devono accreditarli obbligatoriamente su un conto corrente.
Questo perchè c’era qualche furbetto che con la scusa di dare lo stipendio in contanti dava meno soldi rispetto a quelli che spettavano alle maestranze.
Si tratta di una categoria di furbetti che però raramente la Lega mette alla gogna, chissà  perchè. E siccome la cassa integrazione guadagna è rivolta alle aziende e ai lavoratori, è estremamente improbabile — per non dire che è una fregnaccia — che si debbano aprire “milioni di conti correnti” per i lavoratori visto che è dal primo luglio 2018, semmai, che dovevano essere aperti. Inutile poi star lì a ricordare che il primo giugno 2018 è entrato in carica il governo Conte One e quindi all’epoca in cui la legge è entrata in vigore Salvini era ministro dell’Interno e Durigon era viceministro. Buongiornissimo, kaffèèèèèèèèèèèè? In più, il Partito Democratico a proposito dell’accordo con l’ABI per la CIG segnala:
— grazie a questo accordo la Cig arriverà  a chi ne ha diritto entro Pasqua, ossia molto prima dei 2-3 mesi che avrebbero, altrimenti, aspettato;
— l’accordo è a costo zero per il lavoratore. È ben specificato nella convenzione, dove si invitano le parti interessate a “evitare costi, in coerenza con la valenza sociale dell’iniziativa”;
— l’agevolazione è a disposizione dei lavoratori interessati. In quel caso, imprese, Inps e banche intrecceranno i dati bancari di conti correnti già  esistenti. Chi non lo fosse, potrà  continuare a rivolgersi agli sportelli Inps
In più bisognerebbe ricordare a Matteo che soltanto il 14% degli italiani (degli italiani, non dei lavoratori italiani…) non aveva un conto corrente. E quindi niente: anche stavolta i nostri eroi hanno scritto una fregnaccia e pubblicato false informazioni durante l’emergenza Coronavirus e nessuno farà  nulla. Bella l’Italia, no?

(da “NextQuotidiano”)

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IL SINDACO LEGHISTA DI MASSA CHE PER DISTRIBUIRE MASCHERINE GENERA ASSEMBRAMENTI

Aprile 3rd, 2020 Riccardo Fucile

COME SI FA A DARE L’ANNUNCIO CHE 500 MASCHERINE SARANNO DISTRIBUITE DAVANTI AL COMUNE SENZA PREVEDERE CHE SI VERIFICHERA’ IL CAOS

Francesco Persiani, salviniano e sindaco di Massa, aveva annunciato nei giorni scorsi una distribuzione straordinaria di mascherine, l’oggetto del desiderio degli italiani, nel suo comune: “Cinquecento mascherine saranno consegnate dalle 10 alle 12 e,se saranno ancora disponibili, dalle 16 alle 18 in cinque zone della città ”.
Le buone intenzioni del primo cittadino si sono andate naturalmente a scontrare con la realtà  della penuria dei dispositivi di protezione individuali e del can can scatenato anche da istituzioni come l’Organizzazione Mondiale della Sanità : il solo annuncio, racconta oggi Lorenzo Giarelli sul Fatto Quotidiano, ha portato a uscire di casa centinaia di persone nello stesso momento e senza adeguate misure di sicurezza per riunirsi intorno ai luoghi di consegna.
E infatti, come testimoniano foto e racconti dei massesi, le precauzioni sono saltate. Su Facebook una cittadina parla di un’ora e mezza di fila, in linea con le paroledi un’altra ragazza:“Non avete idea della fila che c’era. È inutile chiudere l’acqua sui monti (sono state chiuse diverse fontane, ndr) se poi gli assembramenti si fanno per le mascherine”.
Il consigliere leghista Filippo Frugoli ha rivendicato comunque l’iniziativa : “Ovviamente l’invito è quello di stare a casa, ma l’amministrazione e la Lega vogliono mostrare vicinanza alla popolazione anche con questi gesti”. Ma sulla “vicinanza”, di questi tempi, sarebbe meglio stare attenti.ù
Il comune di Massa ha poi dovuto fronteggiare anche l’assalto dei cittadini rimasti senza mascherina sulla sua pagina facebook anche perchè nel frattempo qualcuno ha scoperto che si doveva prenotare…E c’è anche chi ha trovato occupato il numero da cui effettuare la prenotazione:
Insomma, anche a Massa non sono 7 euro a persona come raccontava un certo politico che sa fare i conti soltanto quando gli conviene. A proposito, chi era?

(da agenzie)

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INTERVISTA A UN MEDICO SULLA “EPIDEMIA INVENTATA” E L’OMBRA DELLA PROPAGANDA RUSSA

Aprile 3rd, 2020 Riccardo Fucile

LA PROPAGANDA NEGAZIONISTA DI RUSSIA TODAY

Ci avete segnalato l’intervista a un medico, tale Claus Kà¶hnlein, che scopriamo essere un internista e medico sportivo di Kiel, il quale nega l’esistenza di un’emergenza sanitaria legata alla pandemia di Covid-19, lamentando l’esistenza di numerosi falsi positivi.
Il contesto è quello del format «Der fehlende Part» (La parte mancante), di Margarita Bityutski, per conto della sezione tedesca dell’emittente di Mosca, Russia Today,   già  accusata di diffondere fake news di propaganda filo-russa a sostegno dei movimenti populisti occidentali.
La data dell’intervista è collocabile probabilmente tra il 14 e il 15 marzo, lo capiamo da una affermazione del Medico, il quale fa riferimento a 20mila casi in Italia, numero superato nel nostro Paese proprio in quel periodo (21157 casi)
Ricordiamo che diffondere questo genere di contenuti trasforma chi lo fa in una potenziale marionetta, di chi ha interesse a estremizzare il dibattito politico, per esempio diffondendo disinformazione sui vaccini, come avevamo rilevato in un precedente articolo.
Non a caso   Kà¶hnlein è già  noto negli ambienti complottisti come negazionista del collegamento tra Hiv e Aids, e per le affermazioni anti-vacciniste. Per maggiori approfondimenti potete consultare quanto egli stesso diffonde in rete sui «dogmi» riguardanti l’Aids.
Kà¶hnlein nell’intervista fa subito confusione, sostenendo che il 50% dei test con la Pcr (reazione a catena della polimerasi), diano dei falsi positivi. In realtà  quel che potrebbe succedere è il contrario: dal momento che il test si effettua sul Rna del virus, una quantità  minima di geni rilevati darebbe probabilmente dei falsi negativi, mentre diventa più precisa esaminando più frammenti genetici. Il problema non sono dunque i falsi positivi, ma quelli che risultano negativi ma ancora contagiosi, come spiegavamo in un precedente articolo sul problema dei convalescenti.
Kà¶hnlein riferisce di un paziente di 50 anni che sarebbe morto a causa dei trattamenti contro il Covid-19, non per la malattia in sè. Sostiene che il caso viene riportato sulla rivista scientifica The Lancet. Sorprendentemente, nessuno di quelli che fanno circolare l’intervista si è posto il problema di trovare e linkare il paper.
Anche i colleghi tedeschi che si sono occupati delle dichiarazioni del medico sul sito di fact checking Mimikama, non sono riusciti a risalire all’articolo. Non è la prima volta in cui qualcuno, indossando un camice bianco, ha spaventato la gente, ipotizzando che le cure fossero la causa della malattia, una contraddizione suggestiva, ma lascia il tempo che trova.
Prendendo per vero che esista uno studio su un paziente di 50 anni deceduto nonostante il trattamento, torniamo a parlare di mere “correlazioni spurie” in un singolo caso. Mentre esiste un’ampia letteratura che spiega le caratteristiche dei pazienti, escludendo un significativo ruolo dei trattamenti

(da Open)

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EFFETTO “RIMOZIONE”: ALLE NOTIZIE SULL’EPIDEMIA GLI ITALIANI PREFERISCONO FILMS E SERIE TV

Aprile 3rd, 2020 Riccardo Fucile

CHIUSI IN CASA, MOLTI ITALIANI COMINCIANO A STORCERE IL NASO DALLA CIRCOLAZIONE DI NOTIZIE

Prima era “infodemia”. Questa volta si potrebbe chiamare: saturazione da Coronavirus.
Gli italiani che vivono tutto il giorno chiusi tra le quattro mura di casa, a causa delle restrizioni dovute allo scoppio della pandemia, cominciano a storcere il naso nei confronti di una circolazione eccessiva di notizie e informazioni.
Il fenomeno è ben spiegato dai grafici diffusi da Google Trends che ogni giorno raccoglie le tendenze degli utenti su internet e che traccia una linea guida di quello che sta accadendo intorno all’argomento “virus”.
La prima fotografia che viene data, più generale, è quella legata alle tendenze di ricerca sul Coronavirus: fatta eccezione per i picchi registrati specialmente nelle giornate in cui il Governo firmava i primi decreti, l’interesse degli italiani si va lentamente affievolendo.
Nello specifico, tra gli argomenti riportati, esiste la voce: “quando finirà  il coronavirus?”. Abbiamo usato come parametro il lasso di tempo che va dall’1 al 31 marzo — parametro mantenuto anche per tutte le altre ricerche che seguiranno: l’impennata arriva il 15 marzo, con un bollettino della Protezione civile che raccontava di quasi 2 mila decessi.
C’è poi una seconda data ed è il 29 marzo, giorno in cui veniva superata la soglia dei 10 mila morti. Per il tempo restante, le ricerche misurano un calo sostanziale.
Stesso destino anche per le ricerche dedicate alle “zone rosse” : Google registra un picco nel periodo in cui la Lombardia viene quasi del tutto sigillata rispetto al resto d’Italia: da lì in poi, quasi nessun utente digita nella barra di ricerca qualcosa che riguardi lo stesso argomento.
Come per tutto, ci sono però delle eccezioni: mantiene una buona popolarità  Giuseppe Conte: associato al termine “coronavirus” registra impennate non indifferenti, specie il 21 marzo, giorno in cui ha tenuto un discorso in tarda serata per aggiornare gli italiani delle nuove misure disposte dall’Esecutivo: chiudere ogni attività  produttiva che non sia strettamente necessaria, indispensabile, cruciale a fornirci beni essenziali.
Stesso destino per il consueto appuntamento delle 18 con il bollettino della Protezione civile: andamento alto e costante anche nel flusso di Google.
L’aspetto più curioso riguarda, invece, il capitolo dedicato alle precauzioni : le sempreverdi mascherine sono ricercatissime e il loro pare un trend — quello dell’ultima settimana — destinato a rimanere alto in classifica, a discapito delle ricerche praticamente azzerate che riguardano l’igiene personale e i disinfettanti per le mani.
Rimane alta la guardia, seppur con andamento ballerino, per i decessi : non impennate di ricerche e nemmeno cadute in picchiata, ma anche qui il grado di attenzione sta gradualmente calando. Decisamente in calo, poi, la ricerca legata al tema dei contagi (.
Se gli italiani mostrano assuefazione al tema, è probabile che la causa sia da ricercare nel bombardamento mediatico dell’ultimo mese, specie in tv.
Quello che sta accadendo può essere compreso guardando al rapporto pubblicato da Agcom — l’Autorità  per le garanzie nelle comunicazioni — che ha analizzato il tempo dedicato al tema Coronavirus prendendo in esame ogni rete televisiva, nel periodo dall’1 al 10 marzo: la Rai ha occupato il 63% del tempo — specie attraverso i Tg — con la malattia, cosa che Mediaset ha fatto per il 64,44%
Rai
I Tg Rai si sono concentrati sul Coronavirus per un tempo che andava oltre il 60%; a svettare è il Tg3 che ha dedicato all’argomento il 73,49% del tempo. La terza rete si è tenuta davanti anche negli spazi extra-Tg (73,22%), seguita da Rai2 (59,39%) e da Rai1 (50,12)
Mediaset
A Mediaset traina Rete4, che dedica alla pandemia il 71,88% del tempo con il Tg4, mentre guadagna l’81,19% con gli appuntamenti extra-tg. Su entrambe le rilevazioni, tg ed extra, Tgcom24 (56,79% — 64,77%) ha superato Canale5 (51,61% — 49,74%).
La conseguenza di tutto questo è esemplificabile con lo share registrato nell’ultima puntata di Report di lunedì 30 marzo. Nonostante le reazioni entusiaste, le lodi a mezzo social per una serata tutta dedicata al virus, il programma ha registrato “solo” 3.094.000 di spettatori, pari ad uno share del 10%.
Le inchieste condotte da Sigfrido Ranucci sono state scavalcate da Il Commissario Montalbano — L’Altro Capo del Filo, replica dello scorso anno, su Rai1 che ha conquistato 6.360.000 spettatori pari al 21.5% di share, nonchè dal sempreverde Harry Potter.

(da agenzie)

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BARE E CORPI SUI LETTI NELLE CASE DI RIPOSO DOVE GLI ANZIANI MUOIONO UNO DOPO L’ALTRO

Aprile 3rd, 2020 Riccardo Fucile

I SOPRAVVISSUTI RESTANO NELLA STANZE PRIMA OCCUPATE DA CHI NON CE L’HA FATTA

I corpi senza vita coperti da un lenzuolo bianco, uno accanto all’altro, fermi da giorni sulle lettighe, in piccole stanze.
Altri chiusi nelle bare, messi in fila in palestra, con una corona di fiori lasciata da un parente o soltanto con un foglio attaccato sopra con il nome di chi è morto senza nessuno.
Nelle due residenze comunali al Corvetto, la Virginio Ferrari di via dei Panigarola e la Casa per coniugi di via dei Cinquecento, gestite dalla cooperativa Proges, sono decine gli anziani morti a marzo: 42 nella residenza Ferrari, 37 nella Casa dei coniugi, mentre a marzo 2019 erano stati in tutto 17.
Di questa impennata di morti, solo sei nella prima residenza e quattro nella seconda sono stati classificati come dovute al coronavirus.
Gli ospiti muoiono nei loro letti, senza una diagnosi precisa che possa ricondurre il decesso al Covid-19, perchè non viene eseguito il tampone. Poi restano lì. Coperti da un lenzuolo o chiusi in una bara. In attesa di poter essere sepolti o cremati.
Oggi i cadaveri fermi nella Casa dei coniugi sono quindici: all’inizio della settimana erano quattordici. Tre sono stati portati via due giorni fa, ma poi ieri altri quattro ospiti sono morti.
Una situazione drammatica anche per chi nelle due residenze continua a viverci o ci lavora per dieci ore al giorno. Come alcune operatrici sociosanitarie che non hanno altra dotazione di protezione che semplici camici da parrucchiera.
Nella residenza di via dei Panigarola, nella stanza in cui il Covid-19 ha fatto una delle prime quattro vittime, lo scorso 17 marzo, continua per esempio a dormire un’altra donna, senza che ci sia stata la sanificazione degli ambienti e senza sapere se anche lei è stata o meno contagiata.
Il letto della defunta è rimasto lì con lenzuola, federe e coperte. Sul materasso ci sono i suoi vestiti, un pantalone e una maglia, una borsa di plastica, gli asciugamani.
Sul comodino, un portafotografie, un bicchiere di plastica. Tutto rimasto come nell’ultimo giorno di vita, a un metro di distanza dalla sua compagna di doppia.
La sanificazione non è mai stata fatta, nemmeno dopo qualche giorno quando, intorno al 20 marzo, a perdere la vita è stata la signora della stanza accanto.
Dal suo letto sono state portate via le lenzuola, mentre il materasso è ancora lì. In questo caso non è stato eseguito il tampone, e quindi non si può sapere se l’anziana era affetta da coronavirus.
Ancora oltre, in un’altra doppia, il letto di un’altra vittima, con un materasso senza lenzuola. Sul comodino una bottiglietta di plastica con una cannuccia, un bicchiere con un po’ d’acqua, un guanto di plastica che penzola nel vuoto, un cuscino sporco di sangue. Vicino, una donna in fin di vita che respira a fatica.
Ieri, un appello al presidente Fontana è arrivato dal consigliere del municipio 4 Giacomo Perego, per “prendere in mano subito le situazioni di propria responsabilità , come la gestione dell’emergenza sanitaria nelle case di riposo”.
Anche il parlamentare europeo Pierfrancesco Majorino ha parlato di “situazione drammatica nelle case di riposo”. E ha chiesto al prefetto di “convocare un comitato straordinario sul tema, per mettere attorno al tavolo tutti gli attori pubblici e privati, per realizzare Rsa temporanee per i positivi non ospedalizzati usando gli alberghi”.

(da “La Repubblica”)

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BREXIT QUANDO GLI FA COMODO: IL REGNO UNITO CON IL CORONAVIRUS ORA VUOLE TENERSI I MEDICI STRANIERI

Aprile 3rd, 2020 Riccardo Fucile

A SETTEMBRE LI AVREBBERO MESSI ALLA PORTA, ORA CHE SONO NELLA BRATTA AI SOVRANISTI 2800 MEDICI SERVONO

I medici e i paramedici stranieri che lavorano per il servizio sanitario nazionale inglesi (NHS) avranno i loro visti e i permessi di lavoro prolungati di un anno a causa dell’emergenza Coronavirus. E in barba alla Brexit.
L’Independent racconta che la misura, annunciata dall’home secretary Priti Patel, riguarda 2800 medici provenienti dall’estero i cui permessi scadono prima del primo ottobre. E la misura si applicherà  anche ai loro familiari.
L’emergenza Coronavirus quindi spinge la Gran Bretagna a rimangiarsi le premesse della Brexit: Patel ha annunciato anche che ai paramedici stranieri verrà  dato più tempo per ottenere l’abilitazione e l’estensione del visto sarà  esente dal pagamento di 400 sterline l’anno. Circa 153mila su 1,2 milioni totali del sistema sanitario del Regno Uniti non hanno la cittadinanza britannica secondo le statistiche della House of Commons.
Non solo: scrive il Guardian che centinaia di medici rifugiati e richiedenti asilo hanno chiesto di accelerare le pratiche per il loro accreditamento presso il servizio sanitario nazionale e il governo vuole concederglielo il prima possibile.
Il dottor Mohammad Haqmal, rifugiato afgano ed esperto di sanità  pubblica, ha dichiarato al Guardian: “Sto facendo analisi dei dati. Il mio background è nell’HIV. Credo di avere molto da dare per aiutare con la pandemia di COVID-19. Visto che non ci sono cure o vaccini al momento, la consapevolezza della comunità  è la chiave per affrontare questa pandemia”.
Dopo le boiate di Boris Johnson sull’immunità  di gregge che avrebbero trasformato il Regno Unito nella bomba umana del Coronavirus la Gran Bretagna ha cambiato atteggiamento sulla pandemia proprio mentre qualche leghista aveva cominciato a elogiare la sua strategia. L’annuncio della positività  di Boris Johnson ha fatto il resto.
Anche perchè nel frattempo quasi l’8% del personale che lavora per il National Health Service (Nhs, il servizio sanitario nazionale) del Regno Unito è attualmente ammalato.
Lo ha dichiarato il segretario alla Salute, Matt Hancock, in un’intervista a Sky News. Il 5,7% dei medici, sempre secondo il ministro, è a casa dal lavoro per malattia.
Il governo britannico è stato sottoposto a forti pressioni per fornire maggiore supporto agli operatori sanitari in prima linea mentre lottano per affrontare l’epidemia di Coronavirus. Alcune associazioni di professionisti sanitari hanno dichiarato che fino a un quarto dei loro iscritti sono malati o in auto-isolamento domiciliari a causa del COVID-19. Tuttavia Hancock ha giudicato “sbagliate” le cifre fornite.
Intanto prende piede l’applauso a medici e infermieri in lotta contro SARS-COV-2. L’iniziativa, promossa sull’esempio italiano da Annemarie Plas, cittadina londinese d’origine olandese con la collaborazione di vari attivisti e con l’adesione di personalità  pubbliche e volti noti, si è ripetuta ieri sera con successo, a dispetto del tradizionale culto per la riservatezza e l’autocontrollo attribuito ai britannici.
Una settimana fa non era mancata la partecipazione del primo ministro Boris Johnson, di fronte all’alloggio di Downing Street dove si è auto-isolato dopo essere stato testato positivo al Covid-19, come pure della famiglia reale: dall’erede al trono Carlo, ai figli del suo primogenito William e della moglie Kate, i principini George, Charlotte e Louis. Ma soprattutto di tanta gente comune. Oggi si sono associati anche emittenti televisive come Bbc e Itv, interrompendo brevemente le trasmissioni.
Ma il governo intanto non se la passa per niente bene.
I giornali vanno all’attacco, dopo gli interrogativi sollevati anche dall’opposizione laburista per bocca del ministro ombra della Sanità , Jon Ashworth. Johnson, tuttora in auto-isolamento dopo essere stato testato positivo, ha promesso via Twitter “un massiccio incremento” dei tamponi, cruciali — ha riconosciuto — per “rompere l’enigma” del Covid-19.
Ma al momento i test sono saliti a non oltre 10.000 al giorno con un totale di appena 2000 eseguiti sugli operatori sanitari del Paese (che sono 550.000), denunciano giornali come il Times o il filo-conservatore Daily Telegraph. Accusando il governo di essere “nel caos” su questo fronte e di “non aver dato risposte”.
E ieri c’è stato un nuovo balzo di 569 morti in più per coronavirus in 24 ore negli ospedali del Regno Unito (contro i più 563 sanciti il giorno prima), secondo gli ultimi dati aggiornati del ministero della Sanità  britannico. I decessi totali registrati salgono a 2.921, mentre i contagi passano da 29.474 a 33.718: con un aumento giornaliero di oltre 3800, in lieve calo rispetto ai più 4.324 indicati ieri. I test eseguiti nel Paese sfiorano infine i 163.200, a un ritmo quotidiano incrementato leggermente a oltre quota 10.000.

(da “NextQuotidiano”)

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