Aprile 13th, 2020 Riccardo Fucile
35 ANNI, DI MONTEPULCIANO: “NON ABBIAMO PERSONE CON SINTOMI, USIAMO MASCHERINE E GUANTI”
Salvare vite in mare mentre a terra c’è la pandemia significa assumersi due rischi. Quello della missione in sè, e quello che la nave diventi un drammatico focolaio galleggiante.
Caterina Ciufegni, che ha 35 anni, è medico ed è a bordo della Alan Kurdi (una delle due imbarcazione di una ong presenti nel mare tra la Libia e l’Italia, l’altra è l’Aita Mari di Salvamento Marìtimo Humanitario), la mette giù così: “Cos’è più importante, il pericolo coronavirus o la vita delle persone che muoiono nel Mediterraneo? Io non ho dubbi. Quando mi sono imbarcata con l’equipaggio sapevo quali rischi stessimo correndo, ma la volontà di salvare chi, pandemia o non pandemia, sale sui gommoni per fuggire da torture e dalla guerra, era prevalente”.
Caterina è originaria di Montepulciano, nel Senese, si è laureata in Medicina poi si è trasferita a Berlino dove si sta specializzando in Medicina interna. È l’unica italiana sull’Alan Kurdi.
“L’estate scorsa avevo fatto richiesta alla Sea Eye per partecipare alle loro missioni. Questa è partita due settimane fa da Burriana, vicino a Valencia. Prima che arrivasse la chiamata, stavo pensando di tornare in Italia per dare una mano negli ospedali lombardi alle prese col virus”.
Adesso la nave si trova a largo di Trapani, in attesa di capire come e dove fare la quarantena.
Com’è la situazione a bordo?
“Abbiamo 149 migranti, più della metà arrivano dal Bangladesh, poi c’è un gruppo di marocchini, qualche ragazzo algerino e alcuni che provengono da Chad, Sudan, Ghana, Siria. A parte disturbi come mal di testa, mal di mare, dolori alla schiena, assai comuni a chi vive l’esperienza della traversata, non hanno sintomi da Covid: nessuno ha febbre, tosse o difficoltà respiratorie, nonostante stiano esposti al vento sul ponte di poppa”.
Come è avvenuto il soccorso?
“Siamo arrivati in zona Sar (Search and Rescue, ndr) libica domenica scorsa, la mattina dopo ci è arrivata la segnalazione di un gommone in difficoltà . Siamo arrivati contemporaneamente alla milizia libica che ci ha intimato di allontanarci, e per spaventarci ha sparato colpi di fucile in aria. Noi volevamo almeno provare a distribuire i giubbotti salvagente, perchè i migranti sul gommone non li avevano. All’improvviso hanno iniziato a tuffarsi in acqua, i libici se ne sono andati e siamo riusciti a salvarli tutti, grazie al fatto che il mare era piatto. In seguito abbiamo fatto un altro salvataggio, meno drammatico”.
Siete partiti dalla Spagna che già eravamo in piena crisi Covid. Avete preso precauzioni per evitare il contagio?
“La Sea-Eye ha dato ai 17 membri dell’equipaggio delle linee guida da seguire. Avevamo un centinaio di mascherine chirurgiche, i guanti, le tute bianche di protezione. Nell’eventualità di avere casi sospetti, l’indicazione era di isolarli nella cabina più vicina al bagno. Cerchiamo di tenere sotto controllo, per quanto è possibile, i parametri vitali degli ospiti a bordo, misurando la temperatura, la saturazione dell’ossigeno e la pressione sanguigna”.
Indossate sempre la mascherina?
“Quando siamo tra noi dell’equipaggio no, sarebbe impossibile. La Alan Kurdi è piccola, molti di noi condividono la stessa cabina. Quando siamo con gli ospiti, invece, indossiamo mascherine e guanti. Ieri sera la Guardia costiera italiana ci ha rifornito di dispositivi di protezione individuale, medicinali e cibo”.
Siete consapevoli che la situazione vi potrebbe sfuggire di mano, nel caso in cui a bordo si diffondesse il virus?
“Sulla Alan Kurdi siamo in 166, e stiamo cercando di convivere in situazioni più che estreme. Quando siamo saliti su questa barca non l’abbiamo fatto di certo a cuor leggero. Ma, ripeto, di fronte a persone che scappano dalle torture, il Coronavirus passa in secondo piano. Credo che tutti noi abbiamo accettato il rischio. Io di sicuro più degli altri, in quanto medico. Nel team sanitario siamo in due e la mia collega è un’infermiera svedese: prima di partire, lavorava in un reparto di malattie infettive in cui curavano pazienti Covid, ha esperienze in questo campo”
I naufraghi sanno che l’Italia è in pieno lockdown?
“Sì e capiscono la situazione di difficoltà . Quando li abbiamo recuperati ci hanno subito chiesto notizie sul Covid.È gente che scappa dai lager libici, il virus di certo non li ferma”.
Il capo della Protezione Civile dice che dovrete fare la quarantena su un’altra nave o in strutture di terra ad hoc
“Siamo estremamente grati all’Italia per questo. Stiamo solo aspettando di avere l’ok finale dalla Germania (la Alan Kurdi batte bandiera tedesca, ndr) per scendere”.
(da “La Repubblica”)
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Aprile 13th, 2020 Riccardo Fucile
HANNO RISCHIATO DI FAR PRECIPITARE L’ELICOTTERO: ALTRO CHE ASSEGNARGLI UNA CASA POPOLARE (AMMESSO CHE NON SIANO ABUSIVI), PER LORO SOLO LA CASA CIRCONDARIALE
Nel giorno di Pasqua sono cresciute del 10 per cento le sanzioni per la violazione delle prescrizioni
anti virus. Decine le auto fermate, quattro gli arresti per resistenza a pubblico ufficiale. C’è chi ha cercato di forzare il posto di blocco pur di non ricevere la sanzione. Uno di loro era un arrestato domiciliare. Sono stati 4.209 i controlli effettuati e 413 i cittadini sanzionati, secondo i dati diffusi dalla prefettura
Intanto, fa ancora discutere la grigliata collettiva sui tetti. All’avvicinarsi dell’elicottero della polizia la comitiva sul palazzo dello Sperone ha lanciato i fuochi di artificio mettendo a rischio il velivolo stesso.
Al quartiere Sperone di Palermo hanno anticipato la Pasquetta e sfidato apertamente le regole disposte dal governo per il contenimento dell’epidemia da coronavirus.
Adesso c’è da capire quale sanzione sarà riservata ai fuorilegge del barbecue. Di certo le famiglie salite sul tetto hanno danneggiato le porte che introducevano al terrazzo e verranno denunciati per danneggiamento.
Lo stabile è dello Iacp, l’istituto delle case popolari. Poi c’è anche l’ipotesi del disastro colposo. Il tetto non è predisposto per accogliere tutta quella gente e oltretutto non c’è protezione. A rischio è stata messa anche la vita dei bambini. Sulle prescrizioni anti contagio si sta ancora verificando quale sanzione applicare.
In piazzale Ignazio Calona, dopo la segnalazione ricevuta da alcuni cittadini del posto, erano intervenute diverse pattuglie delle forze dell’ordine, che alla fine sono riuscite a interrompere la festa e sequestrare perfino le sedie portate sul tetto per la grigliata.
“Anche grazie ai video che loro stessi hanno stupidamente diffuso, nei quali per altro non lesinavano insulti al sottoscritto – ha detto il sindaco, Leoluca Orlando – sarà più facile identificare questi incivili e incoscienti che hanno coinvolto in questa grave violazione anche numerosi minori, commettendo in un solo momento diversi reati. Per tutti loro scatteranno le sanzioni e le denunce previste, con le pene che meritano. Non posso che esprimere gratitudine, che sono certo non essere solo mia ma di tutta la stragrande maggioranza dei palermitani e degli abitanti dello Sperone, alle forze dell’ordine che sono intervenute subito e in modo deciso”.Oggi i controlli di polizia, carabinieri e finanza continuano. Decine i posti di blocco. Ci si aspetta che i fanatici del barbecue non si rassegneranno.
Ieri c’è stato anche chi, a Palermo, ha organizzato una grigliata con 8 commensali in strada all’Arenella. E alcune famiglie sono state bloccate in auto mentre andavano a casa di parenti o alla villa al mare. Sono i sanzionati della Pasqua col coronavirus a Palermo.
C’è chi ha violato le prescrizioni per un pezzo di salsiccia o sperando di trascorrere una giornata al sole. C’è anche un arrestato nel giorno di Pasqua: un automobilista che appena si è visto sequestrare la macchina dai carabinieri in viale Regione Siciliana, ha tentato la fuga. A Mondello la polizia ha sorpreso un uomo in spiaggia per la seconda volta in due giorni mentre era disteso al sole.
Sono state 400 le auto fermate dai carabinieri durante il giorno di festa e altre diverse decine quelle controllate dalla polizia. Una decina le famiglie sanzionate. All’Arenella in 8 hanno organizzato la grigliata davanti a casa. I carabinieri hanno, in questo caso, multato tutti. I posti di blocco delle forze dell’ordine sono stati sistemati in diversi punti della città : tra viale Regione Siciliana, via Ernesto Basile e le strade in entrata e in uscita da Palermo. Oltre ai droni della polizia municipale.
(da agenzie)
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Aprile 13th, 2020 Riccardo Fucile
ALARM PHONE DIFFONDE L’AUDIO-CHOC, MINORI A BORDO SENZA ACQUA NE’ CIBO
L’ultimo contatto è di ieri. Si sente la voce di una ragazza di 21 anni, parla in francese. Dice di essere incinta e di viaggiare con una bambina di sette anni, implora aiuto: ” La bambina sta molto male, non c’è acqua nè cibo. Ci dicono che vengono a prenderci ma non viene nessuno. Qualcuno può aiutarci per favore?”.
Poi parla un uomo: “Ci sono due morti, aspettiamo da quattro giorni, ci sono bambini svenuti, non sappiamo dove siamo, abbiamo bisogno di aiuto subito. Vi prego”.
Sono grida d’aiuto strazianti quelle che il centralino Alarm phone ha registrato e diffuso via twitter.
Arrivano da una delle quattro imbarcazioni, quella con 47 persone a bordo, che da giorni sono segnalate alla deriva nel Mediterraneo centrale senza che nessuno si muova in loro soccorso.
Una delle quattro barche, di legno, si è rovesciata ieri provocando un naufragio annunciato, confermato da Frontex. Uno degli aerei dell’agenzia europea ha ripreso le drammatiche fasi del naufragio, il barcone rovesciato e molte persone in acqua. Non sono ancora note le esatte dimensioni del naufragio, quante siano le vittime e di quale delle quattro barche si tratti.
Dalle chiamate ricevute e dal monitoraggio effettuato Alarm Phone stima in un migliaio le persone messe in mare nell’ultima settimana. Cinque barconi sono arrivati da soli in Sicilia, l’ultimo stamattina a Portopalo con 77 persone a bordo mentre ieri a Pozzallo era arrivato un gommone con 101 persone che sono già state poste in quarantena in un centro tra Comiso e Ragusa.
“Abbiamo detto alle persone sulla barca che le loro parole stanno raggiungendo molti ascoltatori. Erano felici di sapere che a Malta, in Italia e altrove si protesta contro la non-assistenza e si chiede soccorso. Speriamo non arrivi troppo tardi. Sono deboli e hanno poca batteria.”
– Alarm Phone (@alarm_phone) April 12, 2020
In zona sar libica si sta dirigendo anche la Aita Mari, piccola nave di una Ong spagnola
(da agenzie)
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