Aprile 17th, 2020 Riccardo Fucile
DALLE INDAGINE EMERGE CHE AL TRIVULZIO SAREBBERO STATI RICOVERATI “DECINE DI PAZIENTI CON POLMONITI E INSUFFICIENZA RESPIRATORIA”
Il professor Ranieri Guerra, direttore aggiunto dell’Organizzazione Mondiale della Sanità , solo ieri aveva
definito la situazione delle Rsa durante la pandemia di Coronavirus «un massacro», chiedendo conto al Governo Conte Bis di individuare le responsabilità e le falle che hanno causato la morte di centinaia di anziani su tutto il territorio nazionale.
Uno dei casi più discussi è quello del Pio Albergo Trivulzio di Milano, dove si è registrato un numero anomalo di decessi per Covid-19.
Oggi dalle indagini sul Pat arrivano nuovi dettagli sulla gestione dell’emergenza da parte della struttura.
Da gennaio, al Pio Albergo Trivulzio sarebbero stati ricoverati «molti pazienti» con polmoniti e sintomi di insufficienza respiratoria. Secondo quanto riporta l’agenza di stampa Ansa, «criticità di questo tipo» erano state riscontrate anche in una ventina di pazienti ufficialmente non Covid, trasferiti nella struttura dopo lo scoppio dell’emergenza.
Inoltre in un documento datato 19 marzo dal Pat sono arrivate plurime richieste di mascherine e altri dispositivi indirizzate a società operanti nel settore e alla Centrale regionale committenza. Richieste che però non avrebbero ricevuto risposte.
Ieri, 15 aprile, la Guardia di Finanza è entrata nella Regione Lombardia per acquisire documenti relativi a disposizioni sulla gestione delle Rsa sul territorio. Tra il materiale acquisito anche la delibera dell’8 marzo con cui la Regione ha disposto che una parte dei posti letto delle Rsa venissero destinati a pazienti affetti da Coronovirus per liberare posti negli ospedali.
La sottosegretaria del ministero della Salute Sandra Zampa ai microfoni di Circo Massimo ha duramente accusato la giunta regionale guidata da Attilio Fontana: «Dal primo giorno la loro politica è stata quella di disattendere le indicazioni del governo, di andare in direzione contraria, prendere le distanze. Questo è avvenuto per ragioni politiche». «Ma dovremmo chiederci come mai la Lombardia abbia un numero di contagiati sproporzionatamente alto rispetto alle altre regioni», ha proseguito la sottosegretaria Zampa. «Erano state date disposizioni a tutti di non far entrare possibili contagiati. Invece così è avvenuto — sottolinea Zampa — Il virus non vola nell’aria, qualcuno deve averlo portato»
E infine Zampa affonda ulteriormente la gestione dell’emergenza da parte della Regione Lombardia, ma esclude l’ipotesi di commissariamento della Regione. «Le disposizioni erano valide per tutti, non solo per la Lombardia. Sia l’Istituto Superiore di Sanità che una circolare del Ministero imponevano di controllare l’ingresso di possibili casi positivi. Invece lì c’è stato un numero di decessi anomalo, molto alto», ha osservato Zampa. Quanto al possibile commissariamento la sottosegretaria Zampa aggiunge: «Non credo che Conte arriverà a questo, ma Fontana deve riflettere sull’alto numero di contagi nella sua Regione».
“Si tratta di una materia molto delicata, bisogna verificare se sono stati fatti tutti i controlli possibili», ha precisato la sottosegretaria. Ma Zampa ha già lanciato un monito alla Regione, dato il numero di contagi e di morti ancora molto alto rispetto ad altre regioni italiane: «Se la Lombardia decidesse di riaprire dal 4 maggio, il governo potrebbe impugnare il provvedimento regionale».
«Quando si decide cosa aprire — sottolinea Zampa — bisogna quantificare la movimentazione di persone e tutti i contatti possibili. È evidente che, ad esempio, il sistema dei trasporti è una sede di contagio, quindi bisogna immaginare che tipo di tutela si dovrà imporre»
Al contempo, gli atti per verificare se ci sono state negligenze e falle nell’applicazione delle misure di contenimento sono stati sequestrati dalla Guardia di Finanza sia nelle Rsa, sia nel Palazzo della Regione Lombardia, nell’attesa di certificare quali indicazioni siano state date dalla giunta guidata da Fontana alle Rsa regionali, incluso il Pio Albergo Trivulzio.
(da Open)
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Aprile 17th, 2020 Riccardo Fucile
QUANDO NON CI SARANNO PIU’ ENTRATE, LO STATO NON GARANTIRA’ PIU’ I SERVIZI, DALLA SANITA’ ALLA SCUOLA… MA AI SOVRANISTI SAI CHE GLIENE FREGA
Già che all’Italia e agli italiani è interessante a proteggere il suo bacino elettorale di furbi, furbetti e evasori, sicuro che alla fine il ‘popolo’ si accontenterà di un bel po’ di sana xenofobia perchè nel nome della paura e dell’odio contro migranti digerirà tutto
“Bisogna azzerare tutte le pendenze con Equitalia, con le sovrintendenze, i comuni e le regioni”. Lo ha detto il leader della Lega, Matteo Salvini, a Dritto e Rovescio su Rete4
“Farei un condono tombale complessivo e si riparte da capo abbassando le tasse al 15%, un taglio delle tasse è decisivo: o si fa adesso o ci mangeranno i tedeschi e cinesi”, ha aggiunto
Ovviamente quello che non dice è che le tasse al 15% favoriscono i ricchi e penalizzano i poveri.
E che uno Stato senza soldi non garantisce i servizi, dalla scuola pubblica alla sanità a tante altre cose. Poi i malati o pagano o muoiono, come nei paesi governati dagli amici di Salvini, come Donald Trump”.
(da Globalist)
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Aprile 17th, 2020 Riccardo Fucile
“INCREDIBILE, DOVE ESISTE UN DECRETO CHE MI OBBLIGHI A NON FARE BENEFICIENZA? FARO’ RICORSO, MA TUTTO E’ ASSURDO”
«Io questa multa non voglio pagarla — dice Pietro Scaletta — non ho commesso reati, non sono un fuorilegge.
Non credo nemmeno che esista un decreto che mi obblighi a non fare beneficenza»
«Regalo pane a chi ne ha bisogno, 11.30 prima “sfornata”, 12.30 la seconda. Ma non venite qui, ve lo porto io a casa».
Con queste parole Pietro Scaletta, panettiere di Termini Imerese (Palermo), fa sapere che anche oggi, in tempi di Coronavirus, è pronto a dare una mano: a regalare — quindi senza avere nulla in cambio — un po’ di pane sfornato da lui e dal fratello Umberto.
Sveglia alle 5 del mattino, da circa un mese, da quando la sua attività è stata chiusa al pubblico: si tratta di un bar, pasticceria e gelateria (che produce anche pane) costretto alla serrata.
Attività che, tra l’altro, non poteva aprire il lunedì dell’Angelo, 13 aprile, così come previsto dall’ultima ordinanza della Regione Siciliana che ha “blindato” l’isola per Pasqua e Pasquetta.
«A Pasquetta nella mia attività sono arrivati gli agenti di polizia ma anche carabinieri e finanza che mi hanno contestato il mancato rispetto del dpcm. Io, in realtà , non ero aperto al pubblico, non vendevo il pane ma lo donavo ai poveri del mio comune, alla Protezione civile e alla Croce Rossa. Non credo, infatti, che esista un decreto che mi obblighi a non fare beneficenza» spiega Pietro a Open.
Intanto è scattata la «chiusura dell’attività per cinque giorni e una sanzione»: «Io questa multa non voglio pagarla, non ho commesso reati, non sono un fuorilegge», dice.
Mentre parla con noi, Pietro pensa già alla prossima “infornata”. In attesa di poter tornare alla vita di prima, ogni giorno prepara circa 200 kg di pane insieme al fratello.
Ora, però, deve pensare anche a difendersi, a dimostrare, carte alla mano, di non aver violato la legge: «Faremo avere tutti i certificati richiesti ma devo ammettere che in Italia c’è troppa burocrazia anche solo per fare beneficenza…».
(da Open)
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Aprile 17th, 2020 Riccardo Fucile
PREDICARE BENE E RAZZOLARE MALE: HA TRASCORSO LE VACANZE AL TRUMP GOLF CLUB IN NEW JERSEY QUANDO AVREBBE DOVUTO RESTARE A WASHINGTON
Predicare bene e razzolare male. Ivanka Trump aveva chiesto ai cittadini americani lo sforzo di restare in casa e di applicare il distanziamento sociale per evitare di trasmettere il contagio da coronavirus.
Tuttavia, stando a quanto raccolto dal NY Times, la figlia del presidente degli Stati Uniti Donald Trump si sarebbe recata da Washington al Trump National Golf Club Bedminster in New Jersey, violando il lockdown imposto alla capitale a partire dal 1° aprile.
Lo spostamento, stando alle due fonti consultate dal Times (che sono a conoscenza degli spostamenti della figlia del presidente Donald Trump), non sarebbe stato necessario o legato a motivi di lavoro, dal momento che si sarebbe trattato semplicemente di un viaggio per trascorrere — insieme al marito Jared Kushner e ai tre figli — tutti insieme il sedar, la prima serata della Pasqua ebraica.
NBC News ha consultato una fonte della Casa Bianca per chiedere conferma di quanto dichiarato dal NY Times.
«Il suo viaggio — è stato affermato — non era diverso da un viaggio di lavoro e la posizione raggiunta era meno popolata della zona circostante rispetto a casa sua, a Washington DC. A Bedminster ha praticato il distanziamento sociale e il lavoro da remoto. Il suo non è stato un viaggio con velivoli commerciali: ha scelto di trascorrere una vacanza in privato con la sua famiglia».
Una implicita conferma, insomma.
Mentre tutti gli Stati Uniti sono in difficoltà per l’elevato numero di contagi e per il pesante tributo di vittime, il gesto della figlia del presidente Trump non sembra essere stato in linea con il rigore e con l’esempio che ci si sarebbe aspettati da personalità molto vicine alla Casa Bianca.
(da agenzie)
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Aprile 16th, 2020 Riccardo Fucile
CI SONO 38 MILIARDI DI EURO DI FONDI STRUTTURALI EUROPEI CHE NON SIAMO RIUSCITI A SPENDERE E CHE POTREMMO UTILIZZARE SENZA CONDIZIONI… E POI DANNO COLPA ALL’EUROPA
Del MES abbiamo parlato a lungo in questi giorni, seguendo un dibattito che si sta trasformando nella
resa dei conti del nostro Paese con una parte delle istituzioni europee e, contemporaneamente, nel ring principale dello scontro fra governo e opposizioni (nonchè fra gli stessi partiti).
Una questione su cui sono attese novità sostanziali nei prossimi giorni, con il Consiglio europeo del 23 aprile che dovrebbe servire a dirimere i contrasti fra gli Stati membri e a fornire gli strumenti economici necessari per affrontare una crisi epocale che rischia di travolgere non solo i Paesi più esposti, ma l’intero progetto comunitario.
Servono risorse, da attivare il più velocemente possibile, insomma. Il problema è che mentre il dibattito si focalizza sul MES e sui coronabond, ci si dimentica di uno dei problemi endemici del nostro Paese: l’incapacità di spendere i fondi europei già a disposizione.
La questione è centrale, anche in relazione al recente intervento della UE sulle regole di funzionamento dei fondi strutturali, attuato nell’ambito della Coronavirus Response Investment Initiative (che ha anche messo a disposizione del nostro Paese circa 2,3 miliardi di euro).
Di fatto, la UE è intervenuta per semplificare i regolamenti e snellire le procedure sia del Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR) che del Fondo Sociale Europeo (FSE), rendendo molto più semplice l’attivazione di cospicue risorse economiche.
Si tratta di modifiche di grande rilevanza, che permetteranno ad esempio di modificare i programmi operativi (POR e PON) senza che sia necessaria l’autorizzazione della Commissione Europea, ma solo con il via libera del Comitato di Sorveglianza.
Inoltre, cadrà il vincolo del cofinanziamento nazionale degli investimenti e si avrà la massima flessibilità nel trasferire i fondi non solo da un fondo all’altro, ma anche da un programma all’altro.
Ma soprattutto, non ci sarà più il vincolo della “concentrazione tematica” delle spese, dunque si potranno spostare da un capitolo all’altro risorse anche consistenti.
Cosa vuol dire, in sostanza?
Lo spiega un documento del Dipartimento per la Programmazione e il coordinamento della Politica Economica di Palazzo Chigi,
Grazie a queste modifiche si potrà :
usare il FESR e il FSE per acquistare dispositivi sanitari e di protezione, prevenzione delle malattie, sanità elettronica, dispositivi medici (compresi respiratori, mascherine e simili), sicurezza dell’ambiente di lavoro nel settore dell’assistenza sanitaria e garanzia dell’accesso all’assistenza sanitaria per i gruppi vulnerabili;
ricorrere al FESR per aiutare le imprese a far fronte agli shock finanziari a breve termine, ad esempio in termini di capitale di esercizio delle PMI, con speciale attenzione ai settori particolarmente colpiti dalla crisi;
ricorrere al FSE per sostenere temporaneamente regimi nazionali di lavoro a orario ridotto, per aiutare ad attenuare l’impatto dello shock;
ricorrere al Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca (FEAMP) a tutela del reddito dei pescatori e degli acquacoltori colpiti dalla crisi.
Di che cifre stiamo parlando?
È molto interessante sottolineare che si tratta di somme di grande rilevanza, visto che l’Italia è destinataria di 53 miliardi di euro per il ciclo di programmazione 2014-2020, comprendenti la quota di cofinanziamento nazionale.
Il problema è che non siamo ancora riusciti a spendere più dei due terzi di questi soldi, per un ammontare complessivo di circa 38 miliardi di euro, cui detrarre soltanto una minima quota di risorse già impegnate.
La tabella, sempre dal documento della Presidenza del Consiglio dei ministri, evidenzia i dati su base regionale e le somme non spese del FESR e del FES
A queste somme vanno poi aggiunte risorse “settoriali”, utilizzabili ad esempio per scuole, periferie e lavoro, che neanche siamo riusciti a spendere.
Sul punto, alcuni ministeri sembrano essersi già messi al lavoro, con il ministero per il Sud che starebbe pensando di chiedere alle Regioni di dirottare circa il 20% a interventi urgenti per il COVID-19.
Occorre però fare in fretta, proprio nella considerazione che si tratti di fondi importanti, non solo per la risposta sanitaria, ma anche per il sostegno a imprese e cittadini.
(da Fanpage)
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Aprile 16th, 2020 Riccardo Fucile
LA LEGA IN EUROPA VOTA CONTRO LA MUTUALIZZAZIONE DEL DEBITO DOPO CHE IN ITALIA LA RICHIEDE OGNI GIORNO… E L’UNICA CHE PRESENTA UNA MOZIONE CONTRO IL MES E’ LA SINISTRA DEL GUE, DOVE SONO FINITI LEGA E M5S ?
“Siamo riusciti a fare del Mes uno strumento che può essere usato nella situazione della pandemia di coronavirus”, dice il ministro delle Finanze tedesco Olaf Scholz prima di prendere parte alla riunione dell’Ecofin oggi in videoconferenza.
Scholz cita anche l’intervento della Bei, il piano Sure della Commissione europea di sostegno alla disoccupazione, ma non cita la cosiddetta ‘quarta gamba’ del pacchetto approvato la settimana scorsa dall’Eurogruppo. Vale a dire il piano europeo di ripresa, finanziato dai titoli di debito comune (recovery bond), chiesto da Italia e Francia e sostenuto dalla Spagna e altri 8-9 paesi dell’Ue.
E’ il segnale che al nord, in Germania ma anche in Olanda, il piano europeo di ripresa ancora non prende forma. Anche al consiglio dei ministri delle finanze dell’Unione, il nord tiene duro e chiede garanzie sulla durata del fondo.
In sostanza, Olanda, Danimarca, Svezia premono per fissare una data o in alternativa delle condizioni che indichino con precisione quando il ruolo del fondo dovrà considerarsi esaurito. Insomma ancora non ci siamo. Il sud contesta questa ipotesi. L’Ecofin non prende alcuna decisione. Se ne riparla al vertice dei 27 capi di Stato e di governo dell’Ue il 23 aprile prossimo, che potrebbe dare mandato alla Commissione di redigere un piano per la creazione del fondo. Sempre che gli Stati si mettano d’accordo.
E’ per dare man forte alla proposta italo-francese che Emmanuel Macron usa toni duri in un’intervista al Financial Times. Parlando del fondo comune, il capo dell’Eliseo dice: “L’Ue è al momento della verità . Se non facciamo questo oggi, io vi dico che i populisti vinceranno oggi, domani, dopodomani, in Italia, in Spagna, forse in Francia e altrove”.
Il Parlamento europeo intanto approva il paragrafo 17 della risoluzione di maggioranza sui recovery bond, titoli comuni che “escludono la mutualizzazione del debito esistente”, recita il testo, e riguardano solo “gli investimenti futuri”.
E’ la proposta del gruppo liberal-macroniano ‘Renew Europe’, approvata anche dai Popolari e i socialisti. “Dà un’indicazione chiara al prossimo Consiglio europeo che adesso dovrà impegnarsi ad attivare queste nuove risorse nel più breve tempo possibile”, dice Sandro Gozi, eurodeputato di Renew Europe.
Questo compromesso dovrebbe dare una sorta di sostegno a Macron e Giuseppe Conte nella trattativa con gli altri leader europei la prossima settimana, anche se le risoluzioni del Parlamento non hanno potere reale sul Consiglio.
Non passa l’altra proposta, presentata dai Verdi, sulla creazione di ‘coronabond’, titoli che mutualizzerebbero “a livello Ue una quota sostanziale del debito che sarà emesso per combattere le conseguenze della crisi del Covid-19”, recita il testo.
Lo stesso gruppo di Renew vota un po’ contro, un po’ si astiene per difendere il proprio compromesso sui recovery bond, che altrimenti non sarebbero passati per l’opposizione dei Popolari, il gruppo più folto in Parlamento.
E alla luce di questa bocciatura, i 14 eurodeputati pentastellati non hanno ancora deciso come comportarsi domani al voto finale sulla risoluzione di maggioranza sostenuta da Ppe, S&d, Renew Europe, Verdi.
Nel testo, tra l’altro, è contemplato anche il ricorso al ‘contestato’ Mes che ha messo in crisi la maggioranza di governo in Italia, con il Pd a favore e il M5s contro. La risoluzione approvata però chiede che tutti i 410 miliardi a disposizione del Mes vengano messi a disposizione per la linea di credito senza condizioni in emergenza per le spese sanitarie.
All’europarlamento l’unica risoluzione che esclude il ricorso al Salva Stati è quella presentata dalla sinistra del Gue. Invece la risoluzione presentata dal gruppo sovranista di Identità e democrazia chiedeva meno poteri all’Ue di intervenire: una contraddizione per chi come la Lega chiede gli eurobond.
E naturalmente, perseverando nella contraddizione, i sovranisti hanno votato no alla mutualizzazione del debito, sia per la risoluzione approvata dalla maggioranza che per quella dei Verdi.
Soddisfatto il presidente dell’Europarlamento David Sassoli per l’approvazione della risoluzione di maggioranza in vista del Consiglio europeo della prossima settimana. “Ogni sforzo, anche quello di tenere aperto e funzionante il Parlamento, deve dimostrare che ci prendiamo cura delle persone, che vogliamo far vivere anche nell’emergenza in nostri valori, che la democrazia non si ferma”, dice.
Intanto nel pomeriggio all’Ecofin, il ministro Roberto Gualtieri ribadisce l’importanza di istituire il Recovery Fund da finanziare attraverso l’emissione di titoli comuni per assicurare una risposta comune adeguata alla crisi economica innescata dal Coronavirus e un sostegno alla ripresa, garantendo le stesse condizioni a tutti gli Stati membri. Gualtieri chiede anche tempi brevi per l’attivazione. Ma anche oggi i veti del nord non si sciolgono.
(da “Huffingtonpost”)
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Aprile 16th, 2020 Riccardo Fucile
LA GESTIONE DISASTROSA DELL’EMERGENZA DA PARTE DI FONTANA RENDE SALVINI SEMPRE PIU’ UN PUGILE SUONATO ANCHE ALL’INTERNO DELLA LEGA, DOVE SALE ZAIA
Il malumore è più che una sensazione. Perchè il default Lombardia sembra preconizzare l’inizio della
crisi della leadership di Matteo Salvini.
Così all’interno della Lega, quella che è una sensazione, finisce per diventare un sentimento fra i pesi massimi di via Bellerio e dintorni.
Serpeggia infatti un malessere diffuso che da Roma giunge fino all’ultimo paese della provincia di Bergamo, epicentro dei focolaio del Coronavirus.
Le chat dei dirigenti non solo ribollono ma al suo interno rimbalzano alcune riflessioni il cui senso è di questo tenore: “Zaia ha avuto poco dal governo, e ha saputo fare da sè, mentre Fontana, dispiace dirlo, non ne ha azzeccata una”.
Il ragionamento fila, e se queste è solo premessa, poi c’è lo svolgimento.
“Fontana – mormorano ancora – cerca sempre di dare le colpe al governo, o al più ai sindaci. Ma qui l’unico dato vero è che la Lombardia ne esce ridimensionata dall’emergenza”. E se ne esce ridimensionato il vertice del Pirellone ne uscirà ridimensionato il segretario della Lega.
Perchè, ironizzano da più parti, “se gratti Salvini trovi Fontana, e viceversa. I due sono la stessa cosa”.
Ecco perchè nell’apparente consenso del Capitano il vero tallone d’Achille che rischia di annientarlo è proprio la Lombardia. La regione che fu modello di governo, modello sanitario, che è stata ed è il motore di una certa narrazione leghista, e ora non sembra esserlo più.
Anche perchè si scontra con una realtà impietosa ai tempi del Coronovirus. Tra perquisizioni alla residenza per anziani Pio Albergo Trivulzio, inchieste che prendono di mira i rapporti tra Rsa e Regione — con tanto di indagine per epidemia colposa e omicidio colposo plurimo per il direttore del Pat Giuseppe Calicchio – fughe in avanti del presidente Attilio Fontana sulla riapertura in barba alle disposizioni nazionali, per non parlare degli scontri con l’esecutivo di Giuseppe Conte e dei duelli con il sindaco di Milano Giuseppe Sala, il Capitano leghista sembra essere entrato nel pallone.
Salvini e Fontana. Fontana e Salvini, due facce della stessa medaglia. Con il presidentissimo del Pirellone che per coprire una sfilza di responsabilità duella continuamente con l’esecutivo giallorosso e si dimentica di essere il pezzo di Paese più devastato dal virus.
E con l’ex ministro dell’Interno che tra un attacco all’odiata Europa e una diretta facebook incoraggia le scelte del suo governatore preferito.
Ecco la cronistoria di un capolavoro di errori.
Il 24 febbraio Fontana derubrica il virus “a poco più di un’influenza”. Tre giorno dopo si fa immortalare con la mascherina, una foto che ha fatto il giro del mondo, e annuncia l’isolamento. All’inizio di marzo nel pieno caos lombardo il numero uno della Regione non inserisce all’interno zona rossa i due comuni della provincia di Bergamo, Alzano Lombardo e Nembro.
Entrambi feudo di un leghismo d’antan, rappresentano la fotografia plastica degli infortuni commessi. Pochi giorni dopo, è l’8 marzo, in occasione della festa della donna sempre Fontana verga una delibera che sancisce il trasferimento dei pazienti Covid a bassa intensità dagli ospedali alle Rsa, trasformando le case di riposo in veri e propri focolai.
Cui poi seguono le delibere del 23 marzo e del 30 marzo, dove in quest’ultima la Regione dà indicazioni alle Rsa su come gestire i pazienti Covid. E’ la cronaca di una strage: nelle tre sedi del Trivulzio decedono 191 pazienti tra marzo e aprile. E il Pat diventa così l’oggetto di una inchiesta giudiziaria della Procura di Milano che parte dal Pio Trivulzio e arriva ai rapporti tra il Pirellone e il sistema privato della Sanità .
Il che non esclude che la magistratura non coinvolga il livello politico.
Sia come sia in questo contesto Salvini asseconda ogni uscita di Fontana e se ne serve per innescare un attacco al governo. “Regione e Salvini stanno facendo questo gioco”, osserva l’europarlamentare del Pd, nonchè milanese doc, Pierfrancesco Majorino, “che è un gioco legato al livello di consenso. Per la prima volta sono in difficoltà non solo a Milano città ma anche in provincia. Non vogliono che si parli del Pat, delle Rsa, e allora alzano il livello dello scontro con il governo”.
Ed è un gioco che appunto passa da uno zigazagare continuo da parte di Salvini. Il quale segue pedissequamente il verbo di Fontana. Il 21 febbraio c’è il primo caso a Codogno, e Salvini lancia l’allarme su Facebook: “Chiudere! Blindare! Proteggere! Controllare! Bloccare!”. Il 27 febbraio il Capitano cambia versione dei fatti. Ma quale chiusura, ma quale blindatura. C’è in campo un nuovo Salvini: “Riaprire, riaprire tutto quello che si può riaprire. Riaprire per rilanciare fabbriche, negozi, musei, palestre, gallerie, ristoranti, centri commerciali!”. Altro giorno, altra giravolta. Siamo al 3 marzo i contagiati sono più di due mila e il leader di via Bellerio dichiara: “Tutta Italia diventa rossa”. E ancora il 10 marzo: “Fermare tutto”. Il 26 marzo, intervistato da Corrado Formigli a Piazza Pulita, ammette di aver sottovaluto: “Riaprire tutto? Era evidentemente una valutazione scientificamente sbagliata”. Infine, il capolavoro.
A pochi giorni dalla Pasqua si lancia in una proposta per strizzare l’occhio al mondo cattolico: “Aprire le chiese ai fedeli, magari con ingressi contingentati. Il mio è un appello a poter permettere a chi crede di andare a messa. Si può andare dal tabaccaio, allora perchè non si può curare l’anima. Si può entrare contingentati al supermercato e allora perchè no in chiesa?”.
Salvini, insomma, si ritrova nella parte di un pugile suonato e confuso conscio che la sua leadership è strettamente connessa alla stato di salute della gran malata del Nord. Dove ad oggi, dati delle protezione civile alla mano, si registra il numero più alto di deceduti ogni mille abitanti (1,107).
Un numero che è circa due volte quello dell’Emilia Romagna, tre volte il Piemonte e oltre cinque volte la media nazionale. Ecco, non è dato sapere se come mormorano qualcuno sarà “simul stabunt, simul cadunt”.
Insomma, se il default della Lombardia faccia implodere la macchina di consenso del leader dell’opposizione. Vero è, per dirla sempre con Majorino, “che se nelle prime settimane del Covid si aveva l’impressione di un grande consenso nei loro confronti, oggi c’è un sacco di gente infuriata per la cattiva gestione e per gli errori commessi”.
Eppoi c’è un contesto che non gli è congeniale: non è all’ordine del giorno la campagna elettorale delle regionali e chissà quando lo sarà , il dibattito sul Mes ha innescato come primo effetto la spaccatura del centrodestra. Ecco perchè l’unica arma di Salvini resta la Lombardia. Che il Capitano utilizza per fare il controcanto al governo, e non a caso in questi giorni allo si è visto spesso proprio al Palazzo della regione.
E se solo qualche giorno fa Fontana si diceva contrario alla riapertura delle librerie e delle cartolerie e anche l’assessore al Welfare Gallera definiva la situazione lombarda “problematica”, da ieri il vertice lombardo non solo ha cambiato paradigma ed è ripartito all’attacco evocando la riapertura della Regione: “Fateci aprire il 4 maggio”.
Una mossa utile non solo a coprire le note vicende giudiziarie sulle Rsa, ma congeniale al leader del fu Carroccio a pungolare Palazzo Chigi. Non a caso Salvini cavalca la proposta Fontana e un attimo dopo gli fa eco in questi termini: “Noi siamo stati i primi a chiudere e abbiamo fatto bene e qui ricordo chi scherzava Fontana e Zaia. Non vorrei fossimo gli ultimi a riaprire, sarebbe un disastro senza precedenti Se la scuola riaprisse l’11 maggio, io i miei figli li manderei purchè siano garantiti sanificazione, distanze e dispositivi di protezione”.
Non è forse un caso che, messe da parte tra le polemiche le conferenze Facebook allarmistiche del forzista Gallera, la nuova musica cantata dal “suo” Fontana era tutta un “ripartiamo”. Con una nuova centralità comunicativa affidata agli assessori leghisti: secondo qualche osservatore ben informato, al di là dei sorrisi di apparenza, tra Forza Italia e la Lega si sta già consumando il derby per chi deciderà il prossimo candidato sindaco per il centrodestra di Milano. Bruciato(si) Gallera, difficilmente Salvini cederà il diritto di prelazione.
E così arriviamo a oggi, quando l’ex inquilino del Viminale si presenta al Senato per una conferenza stampa su agricoltura e turismo. Un Salvini indossa per la prima volta gli occhiali e apre i lavori ringraziando la Lombardia: “Ringrazio Regione Lombardia che ha dato a tutti i cittadini italiani segnale di speranza, di ripartenza, visione e pianificazione del futuro”. Ma non finisce qui.
Perchè al minuto successivo sempre Salvini ri-ringrazia Fontana e company. Ed è un ringraziamento, questa volta, che sa di stoccata al governo nazionale: “A proposito, ancora grazie alla Regione Lombardia perchè anticiperà la cassa integrazione che qualcuno aveva promesso per il 15 aprile. Ma ad oggi dallo Stato zero euro”.
E invece di lodare il Veneto di Luca Zaia, che forse teme come avversario interno, e che non a caso diverse voci del Pd tendono a elogiare per la buona gestione della crisi, Salvini parla sempre e solo della sua Regione.
“Il governo e i ministri del Pd e dei cinquestelle — si sgola in queste ore – dovrebbero fornire tutte le mascherine che servono e medici, lavoratori e cittadini lombardi, che ne hanno diritto e aspettano invano da settimane”. Ed è un attacco che sa di difesa.
Anche perchè la regione leghista per antonomasia è il nervo scoperto di un leader che ha iniziato una lunga traversata nel deserto. E allora si ritorna al punto di partenza, a quei malumori che risuonano alle orecchie del segretario di via Bellerio: “Zaia ha avuto poco dal governo, e ha saputo fare da sè, mentre Fontana, dispiace dirlo, non ne ha azzeccata una”.
Fontana e Salvini. Salvini e Fontana. Simul stabunt, simul cadent.
(da “Huffingtonpost”)
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Aprile 16th, 2020 Riccardo Fucile
DAL 27 FEBBRAIO AD OGGI I CONTINUI CAMBI DI ROTTA E GIRAVOLTE DI UN VENDITORE DI FUMO
Aprire, chiudere. Preservare la salute degli italiani con il distanziamento sociale o riprendere le attività e la vita pre-coronavirus?
Il leader della Lega, Matteo Salvini, ci ha abituati a continui cambi di rotta sulle misure che il governo dovrebbe adottare per l’Italia ai tempi del Covid 19. Oggi preme decisamente sull’acceleratore della riapertura. In linea con i governatori leghisti Fontana e Zaia.
“Chiedere la riapertura da parte della Lombardia è un grande segnale di concretezza e di speranza, spero che il governo ne tenga conto”, ha dichiarato questa mattina Salvini. E ancora: “Altri Paesi riaprono, non possiamo rimanere indietro”. Spingendosi a parlare della scuola e di un ritorno dei figli sui banchi. “Se riaprisse l’11 maggio, i miei figli li manderei a scuola, purchè siano garantiti sanificazione, distanze e dispositivi di protezione”. Solo l’ultimo evoluzione di un percorso molto tortuoso. Ecco, data per data, le dichiarazioni del leader leghista.
21 febbraio: “Chiudere l’Italia”
In occasione dei primi contagi, in Italia, da Covid 19, Matteo Salvini, non aveva dubbi: “Bisogna chiudere tutto”. Alle domande dei giornalisti sulle misure da adottare per scongiurare l’inizio dell’emergenza, il leader leghista il 21 febbraio scorso dichiarava: “Davvero non vorrei polemiche, non penso solo ai barconi e ai barchini. Penso ai controlli di chiunque entra in Italia ed esce dall’Italia: evidentemente, qualcosa non funziona. Il Governo? Non do colpe a Tizio e a Caio: è fondamentale, se non l’hanno fatto da ieri, che da oggi – scandiva Salvini- chiunque entri in Italia con qualunque mezzo di trasporto, dalla zattera all’aeroplano, venga controllato”.
27 febbraio: “Tornare alla normalità “
Il leader leghista il 27 febbraio, a soli 6 giorni di distanza dalle sue prime dichiarazioni sull’emergenza Covid-19, sembra entrare in confusione e cambia rotta. Dal “controllare tutti”, Salvini passa al “tornare alla normalità “.
Attaccando l’Europa e il governo Conte, il leghista, dopo essere salito al Colle per un colloquio co il Capo dello Stato, Sergio Matterella, all’uscita dal Quirinale dice ai cronisti che lo attendono: “Il Paese affonda, con i governatori leghisti concordiamo che occorre riaprire tutte le attività e ritornare alla normalità “.
10 marzo: “Fermare tutto”
Nuova retromarcia di Salvini. Con l’Italia piegata da un numero impressionante di contagiati e di vittime e Salvini è costretto a cambiare registro. “Fermiamo tutto per i giorni necessari. Mettiamo in sicurezza la salute di tutta Italia. Chiudere prima che sia tardi”. E poi, il giorno seguente, l’11 marzo, alza il tiro: “Chiudere tutta l’Europa. Tutto il continente – ha sostenuto Salvini – deve diventare zona rossa, per evitare guerre commerciali. Prima si chiude Schengen, meglio è”.
26 marzo: “Riaprire tutto? Ho sbagliato”
Messo alle strette dalle trasmissione televisiva Piazzapulita su La7, Salvini è costretto ad ammettere l’errore sull’appello a riaprire. “Era evidentemente una valutazione scientificamente sbagliata”, dice, ma aggiunge: “Come era sbagliata quella del presidente del Consiglio che diceva che era tutto sotto controllo”.
4 aprile: “Riaprire le chiese per Pasqua”
Ammettere l’errore non esclude una nuova giravolta. Con la Pasqua alle porte cosa fare con le messe e i riti nelle chiese? Salvini torna sul tema dello spalancare le porte, questa volta ai fedeli. Ospite in una trasmissione di SkyTg24 dice la sua: “Aprire le chiese ai fedeli, magari con ingressi contingentati”. E spiega meglio: “Il mio è un appello a poter permettere a chi crede di andare a messa. Si può andare dal tabaccaio, allora perchè non si può curare l’anima. Si può entrare contingentati al supermercato e allora perchè no in chiesa?”. Ma la sua proposta resterà isolata. Respinta sia dagli alleati del centrodestra che dalla Chiesa.
14 aprile: “Chi può riapra il prima possibile”
Dopo il sì alle riaperture e poi il no, Salvini il 14 aprile passa al “ni”. Aprire tutto, dal 4 maggio, sarebbe rischioso. Quindi, la ricetta per la fase 2 secondo l’esponente del Carroccio sarebbe: “Riaprire in sicurezza chi può il prima possibile perchè stare chiusi altre settimane e mesi porterà al disastro economico”.
16 aprile: “Riaprire la Lombardia”
L’ultimo slalom di Salvini sulla ripartenza ha la data di oggi. Basta distanziamento sociale, stop allo stare a casa, adesso per l’Italia, sostiene il leghista, c’è bisogno di una accelerazione verso la normalità . Quindi, anche regioni tra le più colpite dalla pandemia, come la Lombardia, dal 4 maggio dovranno registrare la svolta. “Chiedere la riapertura da parte della Lombardia – ha dichiarato sostenendo le richieste del governatore Attilio Fontana – è un grande segnale di concretezza e di speranza, spero che il governo ne tenga conto”. Il governo, il bersaglio di sempre.
(da agenzie)
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Aprile 16th, 2020 Riccardo Fucile
“SE LE AZIENDE RIAPERTE PROVOCASSERO NUOVI FOCOLAI SAREBBE UN DISTRASTRO INCOMMENSURABILE”
L’emergenza Coronavirus continua in tutta Italia, in particolare in Lombardia, dove i numeri dei
contagiati e dei morti restano allarmanti. Ma nonostante questo la Regione sta pensando ad una riapertura a partire dal prossimo 4 maggio. Oltre ad aver provocato l’ira del governo, questa decisione ha messo in allarme anche medici e scienziati.
“La Lombardia mette tutti a rischio”, ha detto Pier Luigi Lopalco, l’epidemiologo, professore di Igiene dell’Università di Pisa. “Se le aziende riaperte provocassero l’insorgere di nuovi focolai sarebbe un disastro incommensurabile”.
Lopalco, nominato dal governatore Michele Emiliano responsabile delle emergenze epidemiologiche in Puglia, teme che tutti gli sforzi sinora compiuti “possano essere vanificati da scelte dettate da logiche che non tengano conto della gravità della pandemia”.
Secondo l’esperto, “i dati che ancora leggiamo rispetto alla situazione della Lombardia sono tutt’altro che confortanti” tant’è che “la circolazione del nuovo coronavirus è ancora importante e riaprire di più in quella zona industriale vorrebbe dire sovraccaricare Milano che ne è il fulcro”.
Lopalco pertanto si chiede se “coloro che decidono si rendano ben conto di che cosa questo significhi” e dei rischi che ciò comporti, perchè — spiega ancora il medico — “aumentare questa percentuale di movimenti è molto rischioso” in quanto “i conseguenti contatti sociali potrebbero generare altri focolai”. Anche perchè “la Lombardia è la regione che ha avuto la fase di proliferazione più importante della pandemia in Italia”.
(da Globalist)
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