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LA BELLANOVA PROPONE DI REGOLARIZZARE GLI IMMIGRATI CHE LAVORANO NEI CAMPI, I SOVRANISTI SI INDIGNANO, PREFERISCONO CHE VENGANO SFRUTTATI

Aprile 16th, 2020 Riccardo Fucile

600.000 GLI IRREGOLARI STAGIONALI GESTITI DALLA CRIMINALITA’ MAFIOSA E DA IMPRENDITORI SENZA SCRUPOLI … DA CHE PARTE VOLETE CHE SI SCHIERINO I SOVRANISTI? DA QUELLA DELL’ILLEGALITA’

“Sono 600 mila, secondo le stime, gli irregolari stagionali nell’agricoltura che vengono spesso sfruttati e lavorano in Italia per quella criminalità  che chiamiamo caporalato, che per me significa mafia. O è lo Stato a farsi carico della vita di queste persone o è la criminalità  organizzata”.
Teresa Bellanova, la ministra dell’Agricoltura, renziana, nell’aula del Senato chiede la regolarizzazione dei braccianti clandestini. Lancia l’allarme sull’emergenza lavoro agricolo messo in ginocchio dal coronavirus, per cui mancano tra i 270-350 mila lavoratori.
La manodopera va trovata e al più presto, a meno che non si vogliano perdere i raccolti. Ma il lungo discorso su quella che Bellanova ribattezza   “la filiera della vita” è subito bersagliato dalle critiche leghiste.
Matteo Salvini, il leader leghista, dà  l’altolà  e lo fa con un post su Facebook, mentre ascolta la ministra dai banchi di Palazzo Madama, mascherina e due scranni di distanza dall’altro leghista Roberto Calderoli:   “Incredibile! Sono in Senato ad ascoltare la ministra Bellanova che ha chiesto la sanatoria di centinaia di migliaia di clandestini da fare lavorare nei campi. Ma non avrebbe più senso aiutare gli italiani che hanno perso il lavoro e lo perderanno, dando loro la precedenza e i contratti, invece di regolarizzare un esercito di clandestini?”.
Piccolo dettaglio che un fancazzista non può conoscere: gli italiani non vogliono andare a lavorare nei campi, altrimenti non ci sarebbe bisogno di rivolgersi agli immigrati.
Bellanova spiega punto per punto la situazione, comparto per comparto e cosa c’è da fare. Ringrazia chi non si è mai fermato: “Migliaia e migliaia di donne e uomini che spesso alle prese con mansioni umili che sta garantendo al paese un bene essenziale come il cibo dimostrando loro sì, un alto senso dello Stato”.
È anche con la Ue che la ministra batte un colpo: “Garantire la filiera alimentare deve essere una priorità  europea”. Perchè – ha aggiunto – nessuno, nè un agricoltore, nè un allevatore o un pescatore devono smettere il proprio lavoro. Nessuno tra quanti operano nella filiera agroalimentare , nella ristorazione, nessun magazziniere trasportatore, banconista, commesso nessuno”.
E allora ci vogliono sostegni perchè l’emergenza sarà  ancora lunga: prevede la ministra.
L’elenco dei problemi è lungo. Però anche quello delle misure, tenuto conto – spiega Bellanova – che “nel nostro settore agricolo trovano occupazione 346 mila lavoratrici e lavoratori di ben 155 paesi diversi, con 30 milioni di giornate lavorative rappresentante il 26,2% del totale del lavoro necessario nelle campagne italiane. La nostra agricoltura   quindi è anche un grande laboratorio di integrazione”.
Indica anche la vergogna dei ghetti e delle baraccopoli degli stagionali: “Queste persone sono ancora più esposte al rischio sanitario e alla fame”. Le soluzioni quali sono? Ribadisce la ministra: “Agevolazioni dei rientri in Italia e proroghe dei permesi degli immigrati, lotta al caporalato anche mediante la regolarizzazione, facilitazione delle assunzioni dei lavoratori al momento inoccupati”.
Matteo Renzi, il leader di Italia Viva, contrattacca: “Bellanova si è spaccata la schiena da bracciante, vergogna a chi l’attacca”.

(da agenzie)

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DICHIARAVA REDDITI SOTTO LA SOGLIA DI POVERTA’, MA AVEVA LA FERRARI E LA BARCA: SCOPERTO EVASORE FISCALE SERIALE

Aprile 16th, 2020 Riccardo Fucile

AVEVA UN DEBITO CON L’ERARIO DI 12 MILIONI DI EURO…   SONO I SOGGETTI CHE I SOVRANISTI COCCOLANO CON I CONDONI MENTRE CI SONO ITALIANI CHE SI SPACCANO LA SCHIENA

Le indagini, allargate anche alla famiglia, hanno mostrato una sproporzione tra redditi dichiarati e patrimonio effettivo pari a sette milioni di euro. I
n alcuni anni, erano stati dichiarati redditi al di sotto della soglia di povertà . Nel frattempo le frodi all’erario, anno dopo anno, gli avevano consentito di collezionare un debito per oltre 12 milioni tuttora da saldare.
È la storia di un evasore fiscale seriale, un 72enne della provincia di Reggio Emilia formalmente residente in Romania ma domiciliato a Sassuolo, cui la Guardia di Finanza di Modena ha sequestrato beni, tra cui quadri e orologi, e disponibilità  finanziarie per oltre un milione.
La misura di prevenzione patrimoniale prevista dal ‘codice antimafia’ emessa dal Tribunale di Bologna, accogliendo la richiesta del sostituto procuratore Marco Niccolini, ha confermato che si tratta di un grande evasore: attivo già  verso la fine degli anni ’70, dopo diversi casi di bancarotta negli anni ha registrato una condanna per reati tributari nel maggio scorso.
In sostanza, l’imprenditore si era assicurato un tenore di vita ben più alto rispetto ai propri redditi dichiarati, tali da consentirgli anche l’acquisto di una Ferrari e di un’imbarcazione da diporto, oltre che l’acquisizione di diversi immobili ma anche investimenti finanziari ed assicurativi.

(da agenzie)

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STRAGE ANZIANI AL TRIVULZIO: LE TRE DELIBERE DELLA REGIONE LOMBARDIA AL CENTRO DELLE INDAGINI

Aprile 16th, 2020 Riccardo Fucile

IERI LA GUARDIA DI FINANZA HA TRASCORSO 16 ORE NELLA PERQUISIZIONE IN REGIONE

Ieri la Guardia di Finanza ha fatto un salto al Pirellone per una perquisizioncina che è andata avanti per appena 16 ore.
Hanno sequestrato molto materiale ma in particolare, fa sapere Repubblica, hanno focalizzato l’attenzione su tre delibere.
Il primo atto nell’indagine del Nucleo di polizia economico finanziaria della Guardia di finanza di Milano, coordinati dai pm Mauro Clerici e Francesco De Tommasi, è l’ormai famosa delibera di giunta dello scorso 8 marzo, la XI/2906, con cui la Regione prevede la possibilità  di trasferire malati Covid-19 a bassa intensità  nelle case di riposo, se queste possono garantire strutture autonome e isolamento del paziente, di cui abbiamo parlato quando Luca Degani, presidente di Uneba (l’associazione delle case di riposo lombarde), l’ha definita come “la delibera che ha portato il coronavirus nelle RSA”.
La procura intende verificare se, al contrario, non ci siano stati enti che hanno accolto malati senza poter garantire l’isolamento tra vecchi e nuovi ospiti, positivi al virus. Facendo in questo modo esplodere quei focolai che hanno provocato centinaia di decessi nelle Rsa.
In particolare nella delibera si dispone l’istituzione di una “Centrale unica regionale dimissione post ospedaliera” che riceve le richieste di dimissione degli ospedali per acuti, e individua in modo appropriato la struttura di destinazione». La Regione ha assegnato questo ruolo proprio al Pio Albergo Trivulzio, il cui direttore oggi è indagato per omicidio colposo.
Spiega Sandro De Riccardis:
La Regione ha sempre dichiarato che sono quindici le residenze che hanno accolto i malati Covid-19: sette nel territorio dell’Ats di Bergamo, cinque di Milano, due nell’Ats della Val Padana, uno di Brescia. Non ha però mai reso pubblico quali fossero. Queste residenze hanno effettivamente i requisiti previsti dalla delibera? Sono cioè «autonome dal punto di vista strutturale, con padiglione separato dagli altri o struttura fisicamente indipendente», come chiede la norma? In queste settimane, sono state decine le testimonianze di familiari che hanno denunciato l’arrivo di anziani malati Covid-19 nelle strutture dei loro cari. Il sospetto degli inquirenti è che il virus sia dilagato perchè non è stato mantenuto l’isolamento. E vogliono capire se, prima di inviare pazienti, ci siano state ispezioni da parte della Regione.
L’indagine su Regione Lombardia e i 150 euro al giorno per ogni anziano ospitato
La seconda delibera è la XI/3020 del 30 marzo, che garantisce alla residenza una retta giornaliera di 150 euro, pagato dalla Regione. E alcuni enti potrebbero aver celato l’assenza dei requisiti pur di incassare ricchi finanziamenti.
La terza è la delibera XI/3018, con cui la giunta ha disposto il divieto di accesso nelle residenze per anziani ai familiari e dato indicazione di non trasferire nei pronto soccorso gli ultra 75enni.
«Nel caso di età  avanzata (oltre 75 anni) e presenza di situazione di precedente fragilità  o di più comorbilità  – si legge nel documento – è opportuno che le cure vengano prestate presso la stessa struttura, per evitare ulteriori rischi di peggioramento dovuti al trasporto e all’attesa in pronto soccorso».
Nei giorni di maggiore saturazione degli ospedali, il provvedimento intendeva evitare ulteriori afflussi di pazienti. Ma molti anziani, nelle case di riposo sono rimasti senza cure e assistenza. E alla fine sono morti.
Ieri a Stasera Italia il governatore Attilio Fontana ha detto che lo lascia perplesso che si sia scatenata questa situazione “nel pieno della battaglia che stiamo combattendo”, definendo il tutto “una canea di accuse e contestazioni” in questa battaglia.
La conduttrice Barbara Palombelli ha ricordato al presidente della Regione che sono stati i parenti dei malati e dei morti ad aver segnalato il tutto alla procura, e Fontana dovrebbe sapere che in Italia c’è una cosa che si chiama obbligatorietà  dell’azione penale che non è stata sospesa dai DPCM di Conte (e non si poteva sospendere, del resto).
Quando c’è della documentazione da sequestrare per utilizzarla allo scopo di capire se c’è una colpa o un dolo da parte di qualcuno bisogna agire il più rapidamente possibile per motivi talmente ovvi che è offensivo spiegarli a un presidente di Regione.
Ma considerando che quel presidente di Regione ha un assessore (Giulio Gallera) che ha dovuto “approfondire” le sue conoscenze giuridiche per scoprire che anche la Lombardia poteva dichiarare una zona rossa di sua spontanea iniziativa a Bergamo, allora tout se tient, direbbero a Parigi. Giuseppe Guastella sul Corriere della Sera spiega che tra le strutture indagate ci sono la Casa famiglia di Cesano Boscone, anch’essa perquisita, la Anni Azzurri a Lambrate e il Don Gnocchi.
Quasi tutti i fascicoli sono stati aperti dopo le denunce presentate dai parenti degli anziani morti come mosche o dai sanitari contagiati proprio per la carenza di protezioni personali nelle strutture in cui lavoravano diventate focolai di infezione.
Gianni Barbacetto sul Fatto Quotidiano scrive che solo da ieri l’Ats locale ha chiesto ai vertici delle Rsa di inviare l’elenco nominativo degli ospiti con sintomi Covid, per sottoporli ai tamponi.
“E solo da venerdì scorso hanno iniziato a fare radiografie”, dice Augusto Baruffi, presidente della Fondazione Anni Sereni di Treviglio (Bg), a cui fa capo una casa di riposo con 145 posti letto.“ Abbiamo avuto 34 decessi. Solo ora l’azienda sanitaria ci ha garantito venti tamponi, e scaglionati nel tempo”. Secondo Gallera il trasferimento dei pazienti Covid nelle Rsa a seguito delle delibere della Regione non ha provocato “contaminazioni ”.
È un fatto però che nelle case di riposo lombarde il 70% dei circa 2mila decessi, come risulta da uno studio dell’Iss, sia avvenuto proprio nel mese di marzo.
Il Fatto chiede inutilmente alla Regione da più di tre settimane i dati precisi sui pazienti Covid trasferiti nelle case di riposo (e negli hospice). Per stessa ammissione della Regione, il 27 marzo erano circa il 30% del totale dei dimessi “clinicamente guariti”, cioè senza più sintomi, in fase di negativizzazione, ma ancora potenzialmente contagiosi. Vale a dire — a quella data — qualcosa come 2.400 persone. L’assessore Gallera ha poi ridimensionato drasticamente: solo 147, trasferiti in 15 strutture, tra cui anche il Trivulzio.
(da “NextQuotidiano”)

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TRIVULZIO, CHIUSA L’ISPEZIONE DEL MINISTERO: “VIOLATE LE DISPOSIZIONI DI NON FAR ENTRARE I CONTAGIATI”

Aprile 16th, 2020 Riccardo Fucile

“IL VIRUS NON VOLA NELL’ARIA, QUALCUNO DEVE AVERLO PORTATO”

Si è conclusa l’ispezione del Ministero della Salute sul Pio Albergo Trivulzio. Oggi pomeriggio, giovedì 16 aprile, il sottosegretario Sandra Zampa risponderà  a un’interrogazione parlamentare in proposito.
“Erano state date disposizioni a tutti di non far entrare possibili contagiati. Invece così è avvenuto. Il virus non vola nell’aria, qualcuno deve averlo portato. Bisogna verificare se sono stati fatti tutti i controlli possibili” ha detto Zampa ai microfoni di Circo Massimo, intervistata da Massimo Giannini.
“Le disposizioni erano valide per tutti, non solo per la Lombardia. Sia l’Istituto Superiore di Sanità  che una circolare del Ministero imponevano di controllare l’ingresso di possibili casi positivi. Invece lì c’è stato un numero di decessi anomalo, molto alto. Si tratta di una materia molto delicata”.
Zampa non è stata tenera con la gestione della Regione da parte del governatore della Lega Attilio Fontana. “Dal primo giorno la loro politica è stata quella di disattendere le indicazioni del governo, di andare in direzione contraria, prendere le distanze. Questo è avvenuto per ragioni politiche. Ma dovremmo chiederci come mai la Lombardia abbia un numero di contagiati sproporzionatamente alto rispetto alle altre regioni” ha proseguito il sottosegretario.
Sul Pio Albergo Trivulzio e le altre Rsa di Milano, intanto, la Guardia di finanza ha sequestri degli atti nella sede della Regione. Si vuole fare chiarezza sulle direttive che l’amministrazione regionale e l’assessorato al welfare hanno dato al Trivulzio e alle altre Rsa sulla gestione degli anziani e dei pazienti.
Ispezioni dei Nas sono in corso anche in altre 600 strutture in tutta Italia: il 17% è irregolare. E arrivano le annotazioni dell’Oms: “Il massacro nelle Rsa deve essere un’occasione da non disperdere per ripensare l’assistenza e la cura dei più deboli”. L’Oms chiede al governo cosa è successo e come maì, dice il vicedirettore Ranieri Guerra.

(da agenzie)

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SALVINI SI LAMENTA PERCHE’ IL SUO PROCESSO RICOMINCIA IL 4 LUGLIO (PER GLI ALTRI ITALIANI INVECE RICOMINCIANO L’11 MAGGIO)

Aprile 16th, 2020 Riccardo Fucile

IL SOLITO PIAGNISTEO DI CUOR DI LEONE: MA NON “VEDEVA L’ORA DI FARSI PROCESSARE”?

Matteo Salvini è scandalizzato: ieri sera ha infatti scoperto che il tribunale dei ministri di Catania lo ha convocato il 4 luglio per il processo sul caso Gregoretti, ovvero di quella volta che ha bloccato uno sbarco da una nave della Guardia Costiera italiana in base all’assunto che quei 131 migranti costituivano un rischio per la sicurezza dell’Italia.
Naturalmente questo Salvini si è scordato di dirlo nel tweet con cui ieri faceva la vittima, ma questi sono dettagli.
Così come è un dettaglio che l’emergenza Coronavirus abbia fatto slittare anche il processo per vilipendio — dapprima al 20 aprile, poi con un altro rinvio — ma nell’occasione non abbiamo notato lamentele da parte del Capitano.
Il punto vero è invece un altro. Ovvero che per tutti gli italiani invece i processi ufficialmente ricominciano non il 4 luglio, ma l’11 maggio.
Questo, ovviamente, se davvero l’emergenza Coronavirus sarà  nel frattempo rientrata al punto da permetterlo. Altrimenti quei processi slitteranno ancora, così come slitterà  quello di Salvini.
Quello di cui il Capitano si sta lamentando è che sia stata fissata una data per quel processo a cui non vedeva l’ora di presenziare fino all’altroieri.
Ma fissare una data è compito e dovere del tribunale. Fare il piagnisteo su Twitter invece è roba da politici piccoli piccoli.

(da “NextQuotidiano”)

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MIRACOLO: LA MELONI AMMETTE DI AVER DETTO UNA FALSITA’ SUL “GOVERNO CHE HA ATTIVATO IL MES”

Aprile 16th, 2020 Riccardo Fucile

POI A “PORTA A PORTA” CONTINUA A RACCONTARE ALTRE BALLE

Giorgia Meloni il 10 aprile scorso sui suoi canali social aveva scritto dopo l’Eurogruppo che il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri aveva firmato l’attivazione del MES.
Come abbiamo scritto in più occasioni, si tratta proprio di quella Giorgia Meloni che si era poi lamentata delle fake news di Giuseppe Conte su di lei.
Ieri a Porta a Porta finalmente qualcuno le ha ricordato la circostanza: è stato in conduttore Bruno Vespa che le ha detto che Gualtieri non ha firmato niente.
E finalmente Giorgia ha parzialmente ammesso: “Effettivamente ‘firmare’ è l’unica parola su cui effettivamente abbiamo detto una cosa inesatta”.
La leader di Fratelli d’Italia tuttavia è una donna che fa della modestia una delle sue grandi virtù. Non si tratta soltanto di un’inesattezza ma di una sciocchezza sesquipedale.
Perchè l’attivazione del MES è una procedura che passa per diverse fasi, un memorandum of understanding sulle condizioni del prestito e poi un voto del parlamento nazionale per approvarlo, come in Grecia.
Quindi Gualtieri, anche volendo, non avrebbe potuto firmare per alcuna attivazione del Meccanismo Economico Finanziaria anche perchè da solo non ne aveva i poteri.
Poi, magari con calma, tra qualche anno, la Meloni ammetterà  anche che fu il Consiglio dei Ministri del Governo Berlusconi IV ad approvare il 3 agosto 2011 “il disegno di legge per la ratifica della decisione del Consiglio Europeo 2011/199/Ue, che modifica l’articolo 136 del Trattato sul funzionamento della Ue relativamente a un meccanismo di stabilità  (Esm — European Stability Mechanism), nei Paesi in cui la moneta è l’euro. Obiettivo della Decisione è far sì che tutti gli Stati dell’Eurozona possano istituire, se necessario, un meccanismo che renderà  possibile affrontare situazioni di rischio per la stabilità  finanziaria dell’intera area dell’Euro”.
Il Consiglio dei Ministri del 3 agosto 2011 fece seguito al Consiglio Europeo del 25 marzo 2011, in cui l’allora Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi rappresentò l’Italia al tavolo in cui si definirono i contenuti del Mes. La Cancelliera tedesca era ovviamente Angela Merkel. Il Governo Berlusconi IV ebbe Bossi ministro per le Riforme, Meloni ministra per la Gioventù, Calderoli ministro per la Semplificazione, Nitto Palma ministro per la Giustizia dal 27 luglio 2011, La Russa ministro della Difesa, Tremonti ministro per l’Economia e Gelmini ministro per l’Università .
Infine: la Meloni ci tiene a ricordare che già  quando nel 2012 (durante il governo Monti, al quale la Meloni votò la fiducia) venne ratificata la prima versione del MES i deputati e i senatori che poi avrebbero fondato Fratelli d’Italia erano contrari.
Andando a guardare l’esito del voto di ratifica ed esecuzione del Trattato che istituisce il Meccanismo europeo di stabilità  al Senato si scopre che la maggior parte dei senatori del PdL che poi avrebbero fondato FdI era assente mentre Achille Totaro, Alberto Balboni, Alessio Butti e Antonio Paravia votarono a favore.
Al voto finale alla Camera invece Giorgia Meloni era assente così come altri deputati del futuro partito, Guido Crosetto votò contro mentre Riccardo De Corato (ora assessore in Lombardia), Fabio Rampelli, Marco Marsilio (attuale Presidente della Regione Abruzzo) e Giampiero Cannella votarono a favore.

(da “NextQuotidiano”)

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“INCREDIBILE, SONO IN SENATO” L’AUTOGOL SI SALVINI PROVOCA L’ILARITA’ SUI SOCIAL

Aprile 16th, 2020 Riccardo Fucile

“COME SI STA IN LUOGHI A TE SCONOSCIUTI?”

Questa mattina a Palazzo Madama ha parlato Teresa Bellanova, ministro delle politiche agricole alimentari e forestali. Tra i temi affrontati c’è anche quello della regolamentazione dei migranti che ottengono offerte di lavoro.
Insomma, quel classico tema che non viene digerito dai leghisti e dai sovranisti. E Matteo Salvini nell’annunciare il suo stupore per questa proposta, ha scritto su Twitter un post che ha provocato moltissime reazioni.
Questo l’incipit: «Incredibile sono in Senato». Insomma, la storia (poi) si scrive da sè.
Il leader della Lega, infatti, non gode di un’ottima nomea per quel che riguarda le presenze a Palazzo Madama, fin da quando era ministro (dove era spesso in missione e poteva non essere presente in Aula per altri impegni istituzionali).
Per questo motivo quel «Incredibile sono in Senato» ha dato il via a una serie di risposte (quasi tutte uguali)
«Incredibile sono in Senato», come Salvini scatena i troll contro se stesso
«Hai sbagliato punteggiatura… INCREDIBILE SONO IN SENATO… così è corretto!», «Incredibile è il fatto che tu sia in Senato», «meravigliato vero? un posto nuovo», «INCREDIBILE SEI IN SENATO. potevi finirlo qui il tweet», «Davvero incredibile!!! Come hai fatto ad andare in senato?!», «Come si sta in luoghi a lei sconosciuti?».
Questi sono solo alcuni delle decine di commenti arrivati sotto al post del leader della Lega. Un autogol social che ha distolto l’attenzione dal tema principale dello stupore espresso dallo stesso senatore e segretario del Carroccio.

(da agenzie)

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LA BUFALA SOVRANISTA DI “CONTE CHE SI E’ FATTO L’OSPEDALE A CASA”

Aprile 16th, 2020 Riccardo Fucile

“LA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO HA MESSO DA PARTE UN ARSENALE CON CUI RESISTERE NEL BUNKER DI PALAZZO CHIGI PER DIVERSI MESI”… LE ACCUSE DE “IL TEMPO” CADONO NEL RIDICOLO… SONO ORDINI DELL’ANNO SCORSO E RIGUARDANO 3.000 DIPENDENTI

Nei giorni scorsi il Tempo, in una serie di articoli firmati dal direttore Franco Bechis, ha accusato Giuseppe Conte di essersi fatto l’ospedale a casa. E di aver pensato a sè stesso (e ai suoi collaboratori) prima che agli italiani.
Il tutto a causa di una serie di forniture e approvvigionamenti di materiale sanitario per Palazzo Chigi,   la presidenza del Consiglio “ha messo da parte veri e propri arsenali con cui resistere nel bunker anche per lunghi mesi”.
Il racconto del quotidiano romano partiva dalla lettera con cui il 26 febbraio scorso Palazzo Chigi ha acquisito la disponibilità  da parte di un’azienda veneta di consegnare entro cinque giorni a trattativa diretta “500 mascherine APVR FFP3”, al prezzo di 7,98 euro cadauna, consegnate secondo programma da un’azienda veneta, la Kit ufficio di Scorzè in provincia di Venezia.
Alla stessa data e con gli identici tempi di consegna (cinque giorni) trovate per Conte & c anche 10 mila mascherine chirurgiche a un ottimo prezzo (0,20 euro l’una) assicurato da un’azienda del bergamasco, la Mediberg di Calcinate. Quindi ai primi di marzo palazzo Chigi aveva già  le prime protezioni necessarie, e a quel punto ha potuto pensare anche agli altri italiani, chiedendo a Consip di fare una gara che è stata più o meno disastrosa, visto che una serie di lotti sono stati revocati e secondo il commissario agli approvvigionamenti sanitari, Domenico Arcuri almeno la metà  dei quantitativi ordinati arriverà  quando il coronavirus se ne sarà  andato dall’Italia.
La bergamasca Mediberg nell’ultima settimana di marzo ha integrato l’ordine già  eseguito a inizio mese con ulteriori 32.400 mascherine chirurgiche sempre al prezzo di 0,20 euro l’una. Sempre la stessa azienda a metà  marzo per altro aveva consegnato a palazzo Chigi altre 1.800 mascherine chirurgiche da 0,20 e pure 900 “camici visitatore non chirurgico” al prezzo di 0,80 euro l’uno. Il 10 marzo sono arrivati invece da un’azienda del foggiano — la Cerichem Biopharm di Cerignola- 270 taniche da cinque litri l’una di gel disinfettante al prezzo di 16,50 euro per tanica, e al prezzo di 3 euro l’uno altri 50 “flaconi di sapone antibatterico da 500 ml con dosatore” e 130 “flaconi di gel disinfettante da 500 ml con dosatore”.
Il 3 marzo invece a Palazzo Chigi una ditta di Pomezia, la Cipriani Utensiltecnica, ha consegnato 310 confezioni da 100 pezzi l’una di “guanti monouso in nitrile” per un prezzo complessivo di 1.500 euro. Anche le mani del premier e dei suoi così erano protette. Pochi giorno dopo un’altra ditta, la Alse medica di Roma, ha consegnato 330 “camici in TNT idrorepellente con rinforzo” al prezzo di 1.120 euro complessivi. Il primo aprile è arrivato da altri due fornitori non meglio specificato “materiale sanitario” per un totale di 7 mila euro.
Gli articoli di Bechis sono stati successivamente ripresi nel question time di ieri a Montecitorio dal capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, Francesco Lollobrigida: “Oggi in quest’Aula avremmo voluto il Presidente Conte a spiegare come mai, mentre gli italiani a fine febbraio cercavano di capire che cosa stesse accadendo nella Nazione in riferimento all’emergenza coronavirus, proprio in quelle ore Palazzo Chigi si approvvigionava dotandosi di mascherine, gel igienizzanti, defibrillatori e quant’altro”.
E ancora: “Gli italiani lo hanno scoperto di lì a poco che cosa stava succedendo, ritrovandosi chiusi in casa nella migliore delle ipotesi o in ospedale nella peggiore. Il tutto — ha aggiunto — mentre mandavate Zingaretti a Milano a combattere il razzismo a suon di aperitivi invece di portare in Lombardia dispositivi di protezione per medici, infermieri e cittadini. State continuando a scappare dalle vostre responsabilità , su questo oggi come sul Mes la prossima settimana, quando impedirete che il Parlamento possa esprimersi attraverso un voto dell’Aula. Ma state certi: la storia parlerà , e la storia arriverà  presto”, ha concluso
Perchè Conte non si è fatto l’ospedale in casa
In attesa che la storia parli e che arrivi il redde rationem, magari anche per chi ha raccontato che Gualtieri aveva firmato il MES, il ministro per il rapporti con il Parlamento Federico D’Incà  ha risposto in Parlamento alle accuse del Tempo mentre Palazzo Chigi pubblicava sul suo sito una lunga nota esplicativa dalla quale si evincono una serie di cose interessanti.
La prima è che il presidio sanitario dislocato a via della Mercede è operativo dal lontano 1994, ed è stato pensato e posto a servizio di tutti i lavoratori distribuiti nelle 15 sedi della Presidenza, nonchè delle varie Autorità  di riferimento. Quindi affermare che Conte si sia fatto l’ospedale in casa è una fake news. Poi si scopre che buona parte degli ordini di cui si parla nell’articolo erano stati fatti… a novembre 2019:
Gli acquisti di cui si ragiona negli articoli, riguardanti bombole di ossigeno, defibrillatori e camici sono stati effettuati nel quadro di una “ordinaria programmazione” dei fabbisogni del presidio sanitario della Presidenza del Consiglio dei ministri, che non ha nulla a che vedere con questa fase di emergenza.
Lo dimostra il fatto che la data della determina di approvvigionamento (primo atto della procedura negoziale) risale al 14 novembre 2019, a fronte di una richiesta della responsabile dell’Ufficio sanitario del luglio 2019. La mera consegna, invece, è avvenuta alcuni mesi dopo: il 25 febbraio 2020, per le bombole d’ossigeno, e il 20 marzo 2020, per i defibrillatori (queste date e tutto l’iter negoziale è documentato nel portale della trasparenza ed è quindi di immediata consultazione).
Anche l’acquisto dei farmaci rientra nel quadro di una “ordinaria programmazione” dei fabbisogni del medesimo presidio sanitario, e non riguarda questa fase di emergenza. In particolare, la data della determina di approvvigionamento risale al 14 novembre 2019. Dopo una prima procedura andata deserta, i farmaci risultano attualmente in fase di consegna.
E anche questo cambia i termini della questione. In più, le famigerate mascherine non sono state ancora consegnate: alla faccia della via privilegiata della presidenza del Consiglio. Ma c’è un altro colpo di scena:
Quanto agli acquisti di guanti, gel disinfettante e mascherine chirurgiche, si fa presente che il Ministro per la Pubblica Amministrazione ha emanato, il 25 febbraio 2020, una direttiva che ha imposto a tutte le amministrazioni pubbliche l’adozione di misure di igiene e di protezione a beneficio di tutti i dipendenti e di tutti coloro che, a diverso titolo, operano o si trovano presso l’amministrazione.
Nei giorni successivi all’emanazione di questa direttiva del Ministro per la Pubblica Amministrazione, il Responsabile del Dipartimento per i servizi strumentali della Presidenza del Consiglio ha avviato le procedure negoziali che hanno portato all’acquisto e alla consegna di 1250 litri di gel igienizzante, di 310 confezione da 100 guanti ciascuna, di 11.600 mascherine chirurgiche. Altre 32.400 mascherine chirurgiche sono state pure ordinate e dovrebbero essere consegnate, in base all’originaria previsione a fine maggio.
Quindi anche qui nessuna informazione riservata in base alla quale la presidenza del Consiglio si è mossa prima di avvisare gli italiani. C’è anche da ricordare che le scorte non sono poi tanto scorte, visto che il numero complessivo dei soli lavoratori degli Uffici della Presidenza del Consiglio dei Ministri, che sono circa 3mila e sono dislocati non solo a Palazzo Chigi ma in circa 15 sedi differenti e si considera il limitato numero di ore suggerito per l’efficace utilizzo di una mascherina.

(da “NextQuotidiano”)

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IL PENSIONATO CHE FACEVA GRIGLIATE SUI TETTI ORA HA PURE UN AGENTE: “1.500 EURO PER UNA INTERVISTA”

Aprile 16th, 2020 Riccardo Fucile

AL QUARTIERE SPERONE DI PALERMO ERA DOVUTA INTERVENIRE LA POLIZIA, ORA E’ DIVENTATO UNA STAR CONTESO DAI MEDIA: SIAMO UN PAESE RIDICOLO

Il pensionato Giuseppe Spagnolo che a Pasqua guidava le grigliate sui tetti delle case popolari dello Sperone, dopo essere diventato un personaggio social con un’intervista a Repubblica, ha iniziato a ricevere decine di richieste da parte di molti programmi televisi, e ha pensato di ingaggiare un agente.
Ora, chiede 1.500 euro a intervista. “Con me da oggi non si può più parlare. Lei con me non deve parlare, se vuole le do un numero. Non le posso rispondere, da oggi. Manco un secondo, ho dato i miei diritti di immagine e non posso parlare più con nessuno. Ho un agente, Toba Service, se vuole il numero…”, ha detto ieri a La Zanzara su Radio24.
“Ma scusi lei fa una grigliata sui tetti e poi si prende un agente?” ha risposto il conduttore Parenzo. “Allora metto giù, lo volete il numero del mio agente o no?”, ha insistito il pensionato protagonista di una diretta sui social il giorno di Pasqua mentre diverse famiglie erano sui tetti a mangiare, pranzo interrotto dall’arrivo della polizia, che ha fatto scattare multe per l’assembramento vietato dalle norme anti Covid.
Ora, Spagnolo ha come agente la Toba Service: “Sono Parenzo, le passo l’amministratore del Sole 24 Ore, Giuseppe Cruciani. Cercavamo il dottor Spagnolo”. “Sì — hanno risposto dalla società  — è un nostro contrattualizzato. E’ visibile? Video?”. “No, radio, dieci minuti”. “Gratis non si può fare perchè dobbiamo anche recuperare i soldi della multa di questo signore, poverino. Le posso fare 1500 euro più Iva”. “Possiamo chiudere a 800 più Iva, otto minuti”, ha chiesto ancora Parenzo. “Mille, più Iva e fattura”, è stata la risposta della Toba. “Chiudiamo a 900”, ha detto l’altro conduttore.

(da agenzie)

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