Aprile 14th, 2020 Riccardo Fucile
L’ESTREMISMO IDEOLOGICO DI GRILLINI E SOVRANISTI COSTERA’ AGLI ITALIANI 1,5 MILIARDI DI MAGGIORI INTERESSI L’ANNO
La partita sul Mes, com’era prevedibile, non è chiusa. Anzi. 
I due capigruppo del Pd, Graziano Delrio e Andrea Marcucci, tornano a indicare il fondo salva-Stati come soluzione possibile per uscire dalla crisi economica provocata dalla pandemia:
“Credo – sottolinea Delrio – che tutti gli strumenti a disposizione, se sono senza condizionalità , debbano essere usati. Magari in futuro se non servono subito”.
Ancora più diretto Marcucci, che guida i dem al Senato: “Misiani dice che non vi faremo ricorso? Andiamoci piano con le conclusioni…”, afferma. E aggiunge: “Non capirei le ragioni di un rifiuto a priori di 37 miliardi per la nostra sanità determinati da un Mes senza condizioni, completamente diverso da quello votato nel 2012”.
Posizioni che si discostano, oggettivamente, da quelle espresse dal viceministro dell’Economia Antonio Misiani, che Marcucci cita direttamente. “Il Meccanismo europeo di stabilità non lo utilizzeremo”, aveva detto Misiani, indicando altre corsie: la cassa integrazione europea, i 200 miliardi della Bei, l’allentamento delle regole sugli aiuti di Stato.
E il premier Giuseppe Conte, nella conferenza stampa pre-pasquale che ha prolungato il lockdown sino al 3 maggio, si era soffermato sull’argomento, spiegando che “l’Italia non ha bisogno del Mes, che è uno strumento non adeguato”.
Tocca a Zingaretti cercare di riportare equilibrio, sostenendo nei fatti le posizioni dei due capigruppo del Pd: “Se esisterà la possibilità , senza condizionalità e rispettando la sovranità italiana, di avere dei miliardi a sostegno della sanità , se ci saranno queste condizioni, io credo che dovremo prendere queste risorse: ci servono per gli ospedali e la sanità “.
“Nella polemica si inserisce anche Matteo Renzi. “I sovranisti vogliono far credere che sia sempre colpa dell’Europa. Su tutto. Ma l’Europa sta dando una grande mano all’Italia. Se non ci fosse stata la Bce, oggi saremmo già falliti. E il Mes senza condizionalità va usato di corsa, piaccia o non piaccia ai populisti di maggioranza e opposizione. E vedrete che l’Italia userà tutto: Bce, Mes, Sure, Recovery Fund. Tutto”, scrive Renzi nella sua enews
Confindustria: “Utilizzare tutti gli strumenti, stop alle polemiche”D’altronde, questa è anche la posizione che, fuori dal recinto politico, ha assunto Confindustria: “In un momento così delicato per la vita nazionale è di vitale importanza riuscire a utilizzare tutti gli strumenti disponibili per superare l’emergenza sanitaria e avviare l’indispensabile fase della ripresa economica. Basta con le polemiche, che possono creare solo danni”.
La patata bollente ora è nelle mani di Conte, sinora molto prudente sull’argomento, fatta salva l’aspra polemica con Salvini e Meloni. Mentre i 5Stelle, almeno in maggior parte, continuano a dire no al fondo salva-Stati.
Oggi l’altro viceministro dell’Economia, Laura Castelli, ha ricalcato le parole di Conte: “Il Mes è uno strumento inadeguato e siamo convinti che non si debba attivare quel processo”.
In molti, in queste ore, stanno avvisando il presidente del Consiglio: rinunciare a prescindere ai 36 miliardi di euro del Mes, venute meno le condizionalità (i fondi possono essere utilizzati direttamente e indirettamente per l’emergenza sanitaria), sarebbe – come chiosa Marcucci – “semplicemente una follia”
Berlusconi: “Un errore clamoroso rinunciare al Mes”
“Ci interessa di più far sì che Conte non commetta gli errori che sta facendo: per esempio quello clamoroso di dire all’ Europa sul Mes “faremo da soli” e rinunciare così ad utilizzare i circa 37 miliardi che potremmo ottenere, senza condizioni, ovviamente dal Mes per consolidare il nostro sistema sanitario”.
Così il leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi collegato a diMartedì, su La7, condotta da Giovanni Floris.
(da agenzie)
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Aprile 14th, 2020 Riccardo Fucile
L’EX PREMIER: “PERCHE’ RINUNCIARE A UN PRESTITO A COSTO ZERO?”
Adesso che il Mes “non è più condizionato, non capisco più il mio Paese. Io sarei per usarlo”. Lo ha detto l’ex premier Romano Prodi rispondendo a una domanda sul fondo europeo salva-Stati durante un dialogo in diretta Instagram organizzato dalla Bologna Business School.
Il Mes, ha ricordato, “è uno strumento nato con condizionamenti”, era un modo “per intervenire nei Paesi in crisi, come dire ti do i soldi ma sei in libertà vigilata. Giustamente l’Italia ha detto basta, questo non lo voglio”.
Ma, ha continuato l’ex premier, “nell’ultima riunione si è ottenuto il ‘discondizionamento’, cioè il fondo europeo non è più condizionato”.
Quindi “è un prestito, ma talmente a basso interesse per cui: primo lo ripaghiamo a lunghissimo tempo, secondo ci costa un miliardo e mezzo in meno all’anno. Beh insomma… a caval donato, non si guarda in bocca”.
“C’è una parte di economia che si aprirà per ultima, come i servizi, il turismo, la ristorazione. Per l’Italia è una tragedia mortale. Bisogna dare dei soldi, non c’è altro da fare, serve un sostegno. Poi le strutture produttive devono cambiare registro: ogni impresa deve fare un piano per mettere in sicurezza gli addetti, finchè non c’è il liberi tutti, e poi procedere” ha detto il Professore, rispondendo a una domanda sulla ripartenza dell’economia regolata l’emergenza Covid-19: “La Ferrari ha fatto un programma di lavoro in sicurezza, che è ottimo. E’ una realtà organizzata, lo ha potuto fare facilmente. Ora il piano andrebbe esteso anche alle aziende con 5 operai. Dobbiamo rimettere in azione, adagio adagio, tutto il sistema produttivo, se perdiamo troppo prodotto lordo quest’anno poi la ripresa è più difficile”.
Ora c’è “grande preoccupazione per i sistemi produttivi. La sicurezza e la salute vengono prima di tutto – ha concluso – penso che la prima decisione di lasciare aperte solo le attività indispensabili, alla fine, non sia stata così sbagliata. Bisognava fare in fretta, la velocità è importantissima”.
La patrimoniale ribattezzata Covid-tax “era un proposta di Delrio, non del partito. C’è un discorso sotto, un desiderio di portare più uguaglianza. Ma, ho fatto un po’ di conti: una roba che rende un miliardo o poco più all’anno e produce tensioni di questo tipo, secondo me, non è neanche immaginabile. Crea tensioni senza nemmeno dare un sollievo concreto”, ha detto l’ex premier rispondendo a una domanda sulla proposta avanzata dal capogruppo Pd alla Camera per l’emergenza Covid-19.
“Certamente – ha aggiunto – tutti pongono il problema che l’Italia è un Paese a risparmio elevatissimo, a debito privato e pubblico fortissimo, però voglio vedere qual è il Governo che riesce a trovare un accordo generale, perchè su questo ci vuole, su come aggiustare fiscalmente il bilancio del Paese. Basterebbe un sogno, perchè è tanto che lo diciamo, ovvero la lotta all’evasione fiscale”.
“Colao va bene, decidere è il suo mestiere, ma una task force da 17 persone? Boh, io avrei detto 7” ha detto Prodi, rispondendo a una domanda sulla squadra incaricata di gestire la ripresa nella cosiddetta ‘fase 2’ .
(da agenzie)
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Aprile 14th, 2020 Riccardo Fucile
A DIMOSTRAZIONE CHE LE RESTRIZIONI SONO STATE UN BLUFF… SE SI FOSSE FERMATA REALMENTE L’ITALIA PER TRE SETTIMANE NON CI SAREBBERO CENTINAIA DI MORTI AL GIORNO
Oltre la metà degli italiani la mattina continua ad alzarsi per andare a lavoro. A dirlo è l’Istat, che
fotografa la situazione alla fine di marzo.
L’Istituto di statistica traccia una mappa delle attività economiche dell’industria e dei servizi privati “sospese” e “attive”, calcolando il peso in termini di addetti per ciascun settore.
Ne risulta che il 55,7% si reca in ufficio o in fabbrica. Ciò a prescindere dal fatto che ci siano comparti solo formalmente in stand-by, dove le sedi sono chiuse ma che grazie allo smart working riescono ad andare avanti.
Il dettaglio territoriale restituisce ancora una volta l’immagine di un Paese diviso. Le restrizioni prese per contenere la diffusione del Coronavirus hanno, infatti, bloccato più i lavoratori al Nord che del Sud. Lo stesso Istat sottolinea come in “molte Regioni del Mezzogiorno oltre la metà dei comuni fanno registrare una quota di addetti appartenenti ai settori aperti superiore al valore medio nazionale”. Succede in Basilicata, Sicilia e Calabria.
Guardando ai comuni, nel report viene stilata la lista con i 100 che registrano più persone in attività .
Nell’elenco spicca Priolo Gargallo, in provincia di Siracusa (82,3% di addetti impiegati in settori aperti). Il Nord è fuori dal podio, dove in terza posizione si piazza Fiumicino, che per via delle “attività dei trasporti aerei fa registrare una quota di addetti in settori aperti del 78,4%”.
Non è però solo una questione di Meridione e Settentrione o di vocazione economica. A fare la differenza sono pure le dimensioni.
Le grandi città restano più aperte rispetto al resto. Sopra la media nazionale si trovano per esempio Genova (69,6%), Bari (68,7%), Roma (68,5%), Ancona (68,4%), Trento (68,3%), Bologna (67,7%), Milano (67,1%) e Palermo (66,6%).
Colpiscono anche i dati rilevati per alcune delle aree più colpite dal Coronavirus, come Lodi (73,1%) e Crema (69,2%).
Intanto l’Istat fa sapere che nelle prossime settimane prenderà il via una nuova indagine chiamata il “Diario della giornata e attività ai tempi del coronavirus”, per capire come sono cambiate le abitudini degli italiani, dall’orario della sveglia al tempo passato in cucina.
(da agenzie)
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Aprile 14th, 2020 Riccardo Fucile
PEGGIO DI NOI SOLO LA GRECIA
L’economia italiana — stima il Fondo — si contrarrà del 9,1% per il 2020. Solo la Grecia farà peggio con un calo del 10% di Pil. Il lockdown è la «recessione peggiore dalla “Grande depressione” degli anni Trenta e decisamente peggio della crisi del 2008»
Sono stime impetuose quelle tracciate dal Fondo monetario internazionale che vede l’economia globale collassare sotto il peso dell’emergenza sanitaria da Coronavirus. Il Pil del mondo calerà del 3% nel 2020, secondo le stime del Fmi che ha definito il lockdown su scala mondiale come la «recessione peggiore dalla “Grande depressione” degli anni Trenta a oggi e decisamente peggio della crisi del 2008 (Pil -0,1%)».
Stando alle stime del Fondo, l’economia italiana si contrarrà addirittura del 9,1% per l’anno in corso, dopo la crescita dello 0,3% dello scorso anno. Solo la Grecia registrerà un risultato ancora peggiore, con il -10% di Pil. Ipotizzando poi che la pandemia possa interrompersi nella seconda metà dell’anno, il Fondo prevede per il 2021 un Pil in crescita del 5,8% ma resta molto cauto: «I rischi sulle prospettive sono al ribasso». Parallelamente, stima per l’Italia una ripresa nel 2021 del +4,8%.
Il Fmi stima per l’Italia nel 2020 anche un tasso di disoccupazione in crescita al 12,7% dal 10,0% del 2019.
Nel 2021 — è la previsione — sarà invece in calo al 10,5%.
Il 12,7% dell’Italia è da mettere in parallelo con la media europea prevista al 10,4% quest’anno e all’8,9% nel 2021.
Per la Francia il Fondo prevede una disoccupazione in aumento dall’8,5% del 2019 al 10,4% sia nel 2020 sia nel 2021.
La Spagna vedrà aumentare i disoccupati dal 14,1% dello scorso anno al 20,8% del 2020 e il 17,5% del prossimo anno.
In Germania la disoccupazione salirà ma di poco, passando dal 3,2% del 2019 al 3,9% di quest’anno al 3,5% del prossimo.
(da agenzie)
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Aprile 14th, 2020 Riccardo Fucile
PERQUISIZIONI NELLE PROVINCE DI MILANO, COMO, MONZA E VARESE: CI SONO ALTRI INDAGATI … AL TRIVULZIO I MORTI SONO STATI 143
La guardia di finanza di Milano ha perquisito questa mattina il Pio Albergo Trivulzio e ha raccolto
documenti nell’ambito dell’inchiesta per omicidio colposo ed epidemia colposa. Nell’inchiesta coordinata dal procuratore aggiunto Tiziana Siciliano, risulta indagato il direttore generale dell’istituto Giuseppe Calicchio per epidemia colposa e omicidio colposo.
Gli inquirenti stanno verificando eventuali carenze nei protocolli interni e nei dispositivi di sicurezza. E altre ispezioni sono in corso questa mattina da parte dei carabinieri del Nas di Milano nelle Rsa di quattro province lombarde di loro competenza territoriale, ovvero Milano, Monza, Como e Varese.
I controlli del Nucleo, diretto dal tenente colonnello Salvatore Pignatelli, vanno avanti, da quanto si è appreso, ormai quotidianamente già da qualche giorno e riguardano il rispetto delle normative igienico-sanitarie nelle residenze per anziani, in particolare le recenti disposizioni per prevenire il contagio da coronavirus.
Anche la procura di Sondrio ha aperto una indagine per epidemia colposa a carico di ignoti in relazione alle morti di anziani nelle Rsa della provincia: il procuratore Claudio Gittardi che coordina l’inchiesta con il pm Elvira Anna Antonelli, ha delegato i carabinieri del Nas di Brescia. Le prime acquisizioni sono state effettuate in due strutture.
Alcuni operatori sanitari hanno denunciato la mancata messa a disposizione di dispositivi di protezione individuale come le mascherine. E sarebbero stati invitati a non indossarle “per non creare allarmismi”. In una lettera, una novantina di medici della struttura ha asserito che le mascherine sarebbero state invece messe a disposizione “a partire già dal 23 febbraio”.
I pm stanno procedendo in queste ore alle iscrizioni nel registro degli indagati dei vertici delle residenze sanitarie assistenziali in cui si sono verificati contagi e sono morti pazienti. Nell’elenco le rsa dei quartieri milanesi di Affori, Corvetto e Lambrate. Le iscrizioni servono per procedere, eventualmente, alle perquisizioni, come sta avvenendo al Trivulzio e in altre due strutture sanitarie. Iscritti anche gli istituti per la legge sulla responsabilità degli enti.
Tra il Pio Albergo Trivulzio e l’istituto Don Gnocchi, sempre di Milano, sono morti dall’inizio della pandemia circa trecento ospiti. Al solo Trivulzio, secondo l’agenzia Ansa, da marzo a oggi le vittime sono state 143.
Il picco nei primi giorni di aprile: le morti sono state più numerose rispetto all’intero mese di marzo. Le perquisizioni e le acquisizioni di documenti riguardano anche altre strutture, oltre al Pio Albergo Trivulzio. La squadra di polizia giudiziaria, guidata da Maurizio Ghezzi, è entrata anche negli uffici della Sacra Famiglia di Cesano Boscone e in una residenza a Settimo Milanese, mentre la finanza sta lavorando nelle sedi del Pat. Le attività andranno avanti per tutto il giorno.
Il Trivulzio, fra le residenze sanitarie assiste milanesi, conta il maggior numero di decessi. Sia per questo fascicolo che per gli altri sulle Rsa milanesi, gli inquirenti, con gli investigatori del Nas dei carabinieri e con la finanza, dovranno lavorare su più fronti: dalle analisi sulle centinaia di morti per sospetto Covid-19 fino all’assenza di tamponi e di mascherine e alle minacce denunciate dal personale sanitario. Si indaga anche sulle eventuali omissioni nei referti e nelle cure fornite, sulla presunta ‘commistione’ tra anziani e pazienti dimessi dagli ospedali e infine sul ruolo dell’amministrazione regionale nella predisposizione di linee guida e piani pandemici.
Fra i punti su cui si concentrano le indagini della procura di Milano sul Pat, così come sulle altre Rsa milanesi, ci sono anche gli effetti della delibera regionale dell’8 marzo che dava la possibilità alla strutture, su base volontaria, di ospitare pazienti Covid dimessi dagli ospedali, perchè si era reso “necessario liberare rapidamente i posti letto degli ospedali per acuti (terapie intensive, sub intensive, malattie infettive, pneumologia, degenze ordinare)”.
A seguito di quella delibera, il Trivulzio ha assunto il ruolo di centro di ‘smistamento’ di questi pazienti nelle altre strutture e, invece, formalmente non ha mai ricevuto pazienti colpiti da Coronavirus. La Regione aveva disposto, comunque, che quei pazienti dovessero essere accolti nelle case di riposo in strutture separate rispetto a quelle in cui sono ospitati gli anziani.
(da agenzie)
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Aprile 14th, 2020 Riccardo Fucile
PECCATO CHE SOLO TREMONTI LO PENSASSE IN EUROPA, NON RISULTA ALCUN RIFERIMENTO IN TAL SENSO NEL DOCUMENTO FINALE (COME DA SMENTITA UE).. E LA MELONI CONTINUA A NON RISPONDERE PERCHE’ HA SCRITTO LA FALSITA’ CHE “GUALTIERI HA ATTIVATO IL MES”
Giorgia Meloni ha un’arma segreta per convincerci tutti che lei con il MES non c’entra nulla, non c’era e se c’era dormiva. E quell’arma segreta ha un nome e un cognome: Giulio Tremonti.
La leader di Fratelli d’Italia non ci ha ancora spiegato perchè sulla sua pagina facebook c’era scritta la bufala del ministro Gualtieri che ha firmato per attivare il MES, una fregnaccia che dimostra anche l’incompetenza di chi l’ha firmata (l’attivazione del MES è una procedura che passa per diverse fasi, un memorandum of understanding sulle condizioni del prestito e poi un voto del parlamento nazionale per approvarlo, come in Grecia), però ci tiene tantissimo a farci sapere che quella del 2011 è una bufala.
Per questo ha deciso di convocare Tremonti, il quale, essendo il ministro dell’Economia quando l’Italia stava per finire a rotoli a causa della crisi dello spread, ha sicuramente nel curriculum tutte le conoscenze necessarie per spiegarci come va il mondo e come funzionano i mercati finanziari e la diplomazia dell’Unione Europea.
E allora, eccolo in un video — e successivamente in un articolo sul Foglio in risposta a un pezzo di Luciano Capone che ha scatenato un dibattito interessante su Twitter — a spiegare in un minuto “la verità sul MES”, che sarebbe questa:
1. Il Governo di centrodestra parlò sempre e solo di istituire un Fondo Salva Stati finanziato con Eurobond, quindi il Mes lo avrebbe firmato pensando che andasse in tal senso.
2. Gli Eurobond spariscono dal dibattito nel 2012 con il Governo Monti.
3. L’attuale versione del MES fu trattata, firmata e voluta dal Governo Monti, che lo trasformò da Fondo Salva Stati a una sorta di recupero crediti delle banche tedesche.
Allora, proviamo a partire dall’inizio.
Tremonti sostiene che il Fondo Salva Stati dovesse, nelle sue intenzioni, essere finanziato con Eurobond.
Quindi negli impegni che ha firmato lui dovevano esserci gli eurobond, direte voi, perchè altrimenti mica l’ex ministro avrà firmato qualcosa senza che ci fossero, vi pare, acca’ nisciuno è fesso, no?
E invece no. Gli eurobond non ci sono nell’accordo sul MES firmato da Giulio Tremonti a nome del governo italiano nel 2011. Ohibò, che colpo di scena.
E si prevedono fondi dei governi per finanziare il Fondo Salva-Stati, al contrario di quello che dice Tremonti. Cosa è successo?
È successo che nel 2011, è vero, Tremonti ha proposto gli eurobond e Germania e Francia hanno detto no.
Fu il Consiglio dei Ministri del Governo Berlusconi IV ad approvare il 3 agosto 2011 “il disegno di legge per la ratifica della decisione del Consiglio Europeo 2011/199/Ue, che modifica l’articolo 136 del Trattato sul funzionamento della Ue relativamente a un meccanismo di stabilità (Esm — European Stability Mechanism), nei Paesi in cui la moneta è l’euro. Obiettivo della Decisione è far sì che tutti gli Stati dell’Eurozona possano istituire, se necessario, un meccanismo che renderà possibile affrontare situazioni di rischio per la stabilità finanziaria dell’intera area dell’Euro”.
Il Consiglio dei Ministri del 3 agosto 2011 fece seguito al Consiglio Europeo del 25 marzo 2011, in cui l’allora Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi rappresentò l’Italia al tavolo in cui si definirono i contenuti del Mes.
La Cancelliera tedesca era ovviamente Angela Merkel. Il Governo Berlusconi IV ebbe Bossi ministro per le Riforme, Meloni ministra per la Gioventù, Calderoli ministro per la Semplificazione, Nitto Palma ministro per la Giustizia dal 27 luglio 2011, La Russa ministro della Difesa, Tremonti ministro per l’Economia e Gelmini ministro per l’Università .
E che ci sia stato un voto in quel consiglio dei ministri sul MES, anche se Giorgia Meloni magari non lo ricorda — occupata com’è a inventare che Gualtieri ha firmato per attivare il MES — lo dice lo stesso Tremonti
E così possiamo già mettere un punto importante a questa discussione, quello che riguarda il punto 1 citato da Giorgia Meloni, ovvero: “Il Governo di centrodestra parlò sempre e solo di istituire un Fondo Salva Stati finanziato con Eurobond”.
Di che abbiane parlato non lo sappiamo, ma il dato di fatto è che è stato istituito un Fondo Salva Stati NON finanziato da Eurobond, tanto che Maurizio Ricci su Repubblica del 20 agosto 2011 già spiegava che gli Eurobond sarebbero stati “un salto di qualità rispetto al meccanismo messo in piedi dall’eurozona con l’Efsf (l’European financial stability facility)“.
Attenzione: Tremonti continua ad affermare che il voto sul fondo era strumentale per l’emissione di Eurobond. Questo è affermare la sua volontà politica, ma primo quel voto non impegnava all’emissione di Eurobond e secondo Germania e Francia all’epoca non volevano gli Eurobond.
Tremonti poteva immaginare tutto quello che voleva all’interno della sua personale battaglia politica. Purtroppo quella battaglia politica l’ha persa.
Di certo c’è però un altro fatto che Tremonti, nei punti 2 e 3, omette: anche Mario Monti avrebbe voluto, esattamente come Tremonti, gli Eurobond. O almeno questo è quello che ha sempre sostenuto il presidente del Consiglio succeduto a Berlusconi. Anche lui ha perso la sua battaglia politica, mentre Tremonti sembra volergli attribuire una volontà al puro e precipuo scopo di tenere in piedi una narrazione (quella del MES del 2011 che conteneva o serviva per gli Eurobond) che è semplicemente falsa.
Falsa perchè gli Eurobond non c’erano nel MES del 2011 e perchè l’opposizione di alcuni paesi allo strumento era tale che quella firma non avrebbe aiutato alcunchè, come poi puntualmente accadde.
E ora che abbiamo rinfrescato le idee a Giorgia, qualcuno ci può spiegare perchè la leader di Fratelli d’Italia ha scritto che Gualtieri l’altra notte ha attivato il MES o vogliamo continuare a cambiare discorso?
(da “NextQuotidiano”)
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Aprile 14th, 2020 Riccardo Fucile
IMBARAZZO DEL M5S CHE NE PRENDE LE DISTANZE, COME SE NON L’AVESSERO PORTATO LORO IN PARLAMENTO
Dite quello che volete del molto onorevole senatore Elio Lannutti: che ritwitta post antisemiti, che è
stato condannato due volte per diffamazione di Bankitalia, che definiva la Gruber maestrina renziana dei Bilderberg ma quando è stato invitato in trasmissione si è ben guardato dal dirglielo in faccia, ma non dite che non ha il coraggio delle sue opinioni.
Stamattina, ad esempio, hanno cominciato a fargli notare che definire “nipotini di Hitler” Angela Merkel o più in generale i tedeschi non è caruccio. Ecco il lancio dell’AdnKronos che immortala il momento:
“L’offerta della Merkel, Sant’Angela patrona d’Europa? Su la testa: abbiamo subito fin troppo i diktat dei nipotini di Hitler e degli Stati canaglia suoi complici!”, scrive su Facebook il senatore del Movimento 5 Stelle, Elio Lannutti, condividendo un articolo di ‘Famiglia Cristiana’ sugli aiuti stanziati dall’Eurogruppo per fronteggiare l’emergenza coronavirus.
Ma se si va sulla pagina del senatore a cercarla, ecco che quella definizione non compare più: questo perchè il senatore, intuendo la mala parata, ha modificato il post (ma le modifiche su FB sono registrate e visibili)
Questo perchè, come sapete, quelli del MoVimento 5 Stelle sono fatti così: hanno delle idee, ma se non vi piacciono ne hanno delle altre! Non è fantastico che Beppe Grillo ci abbia regalato fenomeni come lui e Sara Cunial, a cui attualmente paghiamo lo stipendio con i nostri soldi, come direbbe l’Elevato?
Poi arriva la presa di distanza del M5S:
“Il Movimento 5 Stelle prende nettamente le distanze dalle affermazioni offensive del senatore Elio Lannutti nei confronti del popolo tedesco. La Germania è e resta un paese amico che con noi fa parte della grande famiglia europea. Eventuali divergenze o punti di vista diversi sono normali, nell’ambito della democratica dialettica politica europea, e non giustificano in alcun modo parole di una tale gravità ”.
E se beccano chi l’ha mandato in parlamento glielo dicono!
(da “NextQuotidiano”)
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Aprile 14th, 2020 Riccardo Fucile
MENTRE TUTTI GLI ITALIANI NON POSSONO PARTECIPARE AI FUNERALI E FUNZIONI RELIGIOSE, A MESSINA SI CELEBRA IL RITO PER ROSARIO SPARACIO
Ha un bel sgolarsi il sindaco di Messina Cateno De Luca, che con gli altoparlanti invita la cittadinanza a rimanere a casa ‘piccazzimiei’ e sale all’onore delle cronache per aver bloccato con metodi da sceriffo quattro ragazzi provenienti da Reggio Calabria, guadagnandosi il plauso della popolazione.
Però, sul fatto che nella sua città si sia celebrato il funerale di Rosario Sparacio, fratello di Luigi Sparacio, numero uno della mafia messinese alla fine degli anni ’90 e poi collaboratore di giustizia, non è stata detta una parola.
Perchè evidentemente per i mafiosi e i loro amici e parenti non valgono le stesse regole dei comuni mortali, che in questi mesi drammatici, a causa del Coronavirus, non possono partecipare a funerali e dare il loro ultimo saluto ai loro morti.
Le foto del corteo funebre dimostano che queste persone sono ben consapevoli dell’impunità di cui godono, impunità che li fa essere anche arroganti e minacciosi nei confronti dei ‘giornalisti di merda’ che si sono permessi di diffondere la notizia: “Condividete tutti, per favore, perchè mio nonno deve avere la sua eterna pace e questi giornalisti di merda lo devono lasciare stare nella sua santa pace”, scrive un nipote del defunto su facebook, riportando un altro post in cui, un’altra nipote inveisce contro i giornalisti,
“Dovete lasciarci in pace nel nostro dolore, non abbiamo tolto niente a nessuno… siamo brave persone… se davvero fossimo quei boss che tanto proclamate non vi sareste permessi”.
Sparacio — che aveva iniziato a uccidere all’età di 17anni, come raccontò lui stesso ai pm — era considerato il punto di riferimento di Cosa nostra nel Messinese, legato a Nitto Santapaola e da lui delegato ai rapporti con le cosche di ‘ndrangheta. Luigi ha sempre escluso che il fratello, detto Sarino, fosse anche lui un affiliato.
Di sicuro, però, “Zio Sarino” era stato condannato in via definitiva per diverse estorsioni, mentre il figlio Salvatore è stato condannato per associazione a delinquere di stampo mafioso, in via definitiva.
(da agenzie)
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Aprile 14th, 2020 Riccardo Fucile
DOPO 22 GIORNI DALL’ANNUNCIO SI SCOPRE CHE ERANO FONDI EUROPEI E NON DIRETTAMENTE DELLA REGIONE, QUINDI VANNO RENDICONTATI CON PROCEDURE COMPLESSE… E I SOLDI SONO STATI STORNATI DA ALTRI INTERVENTI, SONO SOMME TOLTE A TURISMO E CULTURA
Sono passati ormai 22 giorni da quando Musumeci ha annunciato lo stanziamento di 100milioni di
euro che i sindaci dovrebbero distribuire alle famiglie siciliane, ma di questi soldi ancora non c’è traccia
Musumeci è riuscito, a oggi, a fare solo propaganda, mentre i sindaci si stanno adoperando per distribuire le somme stanziate dal Governo centrale e quelle che arrivano dai benefattori.
Le somme appartengono al budget di 45 milioni messo a disposizione dallo Stato mentre, come riporta Giacinto Pipitone in un articolo del Giornale di Sicilia, tempi più lunghi sono previsti per gli aiuti da finanziare con i 100 milioni annunciati da Musumeci.ù
Per quanto riguarda il finanziamento dello Stato gestito dai Comuni, le procedure sono ben delineate e sono pubblicate sul sito dell’amministrazione palermitana. I sindaci, così come prevedono le regole nazionali, possono scegliere se erogare direttamente i buoni spesa ai beneficiari o se affidarsi ad associazioni di volontariato che acquistano a loro volta i prodotti e li consegnano ai beneficiari.
Al cittadino basta un’autocertificazione che assicuri lo stato di indigenza e la mancanza di altri sussidi statali (nè reddito di cittadinanza nè cassa integrazione) per accedere agli aiuti.
Per quanto riguarda i 100 milioni stanziati da Nello Musumeci, ci saranno dei vincoli ben precisi che l’Anci attende di conoscere.
Il problema è anche che la Regione non ha utilizzato soldi propri ma fondi europei e quindi deve seguire alcune procedure di rendicontazione: da qui l’obbligo di introdurre paletti più rigidi. L’assessore alla Famiglia, Antonio Scavone, ha annunciato che entro martedì verranno erogati i primi 30 milioni ai sindaci e più lunga sarà la strada per erogare ai sindaci gli altri 70 milioni.
“I soldi ai Comuni annunciati da Musumeci? Finora non si è visto un solo centesimo nella casse dei Comuni e nelle tasche dei siciliani e chissà quando arriverà la gran parte. Questo per dovere di chiarezza. Ad oggi le uniche somme disponibili nelle casse dei Comuni siciliani sono quelle dello Stato. I siciliani che in questi giorni stanno ricevendo i buoni spesa sappiano che è grazie alle somme stanziate prontamente da Roma e non a quelle annunciate dal presidente della Regione in pompa magna 9 giorni fa”. Lo afferma il deputato 5 stelle all’Ars, Luigi Sunseri, “per sgombrare il campo dagli equivoci e dalle informazioni distorte che girano in questi giorni”.
“Per fare chiarezza — afferma il deputato — è bene ripercorrere cronologicamente gli eventi: Il 28 marzo scorso Musumeci annunciava 100 milioni di euro per i Comuni, per consentire alle famiglie disagiate di accedere all’assistenza alimentare. La relativa delibera regionale veniva finalmente pubblicata giorno 31. Ad oggi non un solo centesimo è arrivato nelle casse dei Comuni. Solo ieri, giorno 4 sera, sono stati decretati i primi 30 milioni (meno del 30% dell’importo previsto). Tra l’altro per questi buoni sono previste procedure molto farraginose che renderanno difficile l’erogazione. I restanti 70 restano ancora un dilemma”.
“I primi 30 milioni — spiega Sunseri — derivanti dal Fondo Sociale Europeo, erano destinati all’asse 2 per la Riduzione della povertà e dell’esclusione sociale e, quindi, facilmente rimodulabili perchè destinati a tematiche simili. I restanti 70 milioni derivano dal POC ( Programma Operativo Complementare) e dovranno essere stornati dagli assi 8 (promozione dell’occupazione dell’inclusione sociale), 9 (rafforzamento del capitale umano e miglioramento dei sistemi formativi e d’istruzione) e 10 (miglioramento delle condizioni di contesto sociale nei sistemi urbani e territori siciliani).
Parliamo quindi di somme tolte al turismo e ai beni culturali. Queste somme saranno le più complesse da rimodulare e arriveranno sicuramente in forte ritardo, perchè somme che erano già state impegnate (quindi con graduatorie) e che dovranno essere compensate riattribuendo lo stanziamento iniziale, probabilmente dal FESR”.
(da agenzie)
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