Giugno 30th, 2020 Riccardo Fucile
E’ IL PRIMO A ROMPERE PUBBLICAMENTE IL FRONTE
Oggi Matteo Pucciarelli su Repubblica intervista Primo Di Nicola, ex giornalista e senatore del MoVimento 5 Stelle che, unico per ora nel suo partito, apre pubblicamente al MES seguendo la linea del Partito Democratico che con una lettera di Nicola Zingaretti al Sole 24 Ore ha detto sì allo strumento:
«Questo strumento non è più quello che ha portato allo strangolamento della Grecia. Oggi l’unica condizionalità è legata all’utilizzo in ambito sanitario per fronteggiare l’emergenza coronavirus. Certo, c’è da aspettare che le regole del Mes vengano definitivamente scritte, ma Dio solo sa quanto bisogno abbiamo di quei 36 miliardi. Mi chiedo: se ne abbiamo bisogno e dovesse rivelarsi conveniente, perchè no?».
Condivide i 10 punti per il sì messi in fila dal segretario dem Nicola Zingaretti?
«Mi paiono proposte di buon senso, limitate alla sanità , che ha però bisogno di essere riformata togliendo alle Regioni le troppe competenze accordate negli ultimi decenni e che spesso si sono trasformate in sprechi e scandali».
Non ha perplessità quindi.
«Aspetti, i dubbi ci sono e riguardano i problemi che potrebbero crearsi se un paese non dovesse essere in grado di restituire il prestito. Quindi penso sia necessario chiarire che in ogni caso la sovranità nazionale non si tocca, lasciando ai paesi che dovessero trovarsi in difficoltà la libertà di individuare le ricette economiche più adatte a fronteggiare le eventuali crisi».
Secondo lei le resistenze interne nel Movimento sono infrangibili?
«Chissà , certo è che dalle posizioni preconcette, ideologiche, occorre passare a una linea ragionata, spiegando all’intero M5S che se si ricorresse al Mes risparmieremmo svariati miliardi di tassi di interesse che potremmo impiegare per le tante altre nostre emergenze».
Se il Mes non si chiamasse Mes sarebbe tutto più semplice forse…
«Probabilmente sì».
(da “NextQuotidiano”)
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Giugno 30th, 2020 Riccardo Fucile
DOPO I 107 CASI ACCERTATI IN BARTOLINI A BOLOGNA, LA DENUNCIA DEI SINDACATI: “INFEZIONI ANCHE IN TNT, CDL E SDA, CHIEDIAMO CHE I LAVORATORI SIANO MESSI IN QUARANTENA E SOTTOPOSTI A TAMPONE
Allarme Coronavirus nel settore della logistica. Dopo i 107 casi accertati tra i lavoratori di
Bartolini, oggi Brt, in zona Roveri a Bologna, diventati 109 dopo che due camionisti sono risultati positivi al tampone, altri se ne sono registrati nelle ultime ore in nuovi magazzini, segno che l’infezione si sta diffondendo a macchia d’olio in questo comparto che non si è mai fermato dall’inizio dell’emergenza.
“C’è un caso in Tnt, 1 tra i dipendenti della ditta di consegna Sda, caso isolato e non collegato al focolaio in Brt, più altri 2 in quarantena presso il proprio domicilio che invece avevano avuto contatti con con i lavoratori di Brt, e 2 casi in Cdl, azienda che si occupa della distribuzione dei giornali — specifica a Fanpage.it Simone Carpeggiani, coordinatore provinciale di SiCobas -. Il fatto è che ogni giorno c’è qualcosa di nuovo e per questo siamo molto preoccupati”.
Dunque, con la vicenda di Bartolini è come se fosse stato scoperchiato una sorta di vaso di Pandora, che dimostra come l’attenzione deve restare alta per garantire la sicurezza dei lavoratori.
Per questo, i sindacati stanno cercando di coinvolgere le istituzioni, locali e nazionali, per mettere a punto un piano di intervento e salvaguardare in questo modo la salute dei dipendenti del settore.
“Quello che noi chiediamo — aggiunge Carpeggiani — è la possibilità di mandare in quarantena retribuita e preventiva i lavoratori e di sottoporli a tampone per evitare lo scoppio di nuovi focolai. Al momento, nessuna delle aziende in cui sono stati riscontrati casi positivi di Covid-19 hanno chiuso, continuano la loro attività come sempre. Il problema della logistica è in espansione, come dimostra questa impennata di casi che si sta verificando negli ultimi giorni. Abbiamo chiesto un incontro con le autorità regionali e a brave lo faremo anche con il Mise per denunciare questa situazione e illustrare quali sono le difficoltà reali dell’applicazione delle leggi anti-contagio in un settore del genere”.
Il riferimento è alle norme di distanziamento sociale e sanificazione che non sempre vengono osservate nei magazzini.
A ciò si aggiunga poi il problema dei driver. Due di loro, in Brt, sono risultati positivi e hanno continuato a lavorare in attesa del tampone: “Tutti i lavoratori hanno continuato a lavorare in attesa di essere sottoposti al test — conclude Carpeggiani, che, in riferimento ai driver puntualizza: “Per quanto riguarda la sicurezza degli utenti, è previsto che chi consegna lasci i pacchi davanti alla porta dei riceventi per non avere contatti. Si devono rispettare questo regole, abbiamo anche detto che chi non ha la protezione adatta venga sospeso e venga lasciato fuori dal magazzino”.
(da Fanpage)
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Giugno 30th, 2020 Riccardo Fucile
QUESTA VOLTA L’AUTORE DELLA VERGOGNOSA FALSITA’ SI BECCA UNA QUERELA
Questa volta, la vicenda non si concluderà semplicemente con la smentita dei siti di debunking su una bufala evidente che sta circolando in rete ormai da qualche ora.
Ivan Scalfarotto, infatti, ha appena annunciato di voler querelare la persona che ha diffuso uno screenshot di un emendamento di Carlo Giovanardi risalente alla scorsa legislatura che è stato invece attribuito al testo della legge contro l’omofobia (Scalfarotto-Zan) che questa settimana arriverà alla Camera dei deputati per la prima discussione.
Nell’emendamento si inserirebbe la pedofilia tra gli orientamenti sessuali. Una questione che non può assolutamente essere ascrivibile a qualsiasi esponente del parlamento italiano e che — come ha spiegato il portale Bufale.net — era stata inserita in passato in un emendamento ostruzionistico del centrodestra, che facesse arenare la discussione sul tema dell’omofobia già nella passata legislatura.
«C’è davvero qualcuno che crede che la legge sull’omofobia che arriverà questa settimana alla Camera, possa sdoganare la pedofilia? — ha scritto Gennaro Migliore commentando la fake news che sta circolando online — Assurdo come un documento palesemente falso come questo possa girare così tanto in rete. Anche in un momento come questo, c’è chi prova a speculare».
«Considerata la gravità del fatto — ha invece specificato Ivan Scalfarotto — ho dato mandato al mio legale perchè proceda in sede penale e civile nei confronti del Signor Angelini che ieri mi ha accusato di difendere la pedofilia attribuendomi un emendamento a firma di Carlo Giovanardi».
La legge contro l’omofobia sarà in discussione questa settimana alla Camera, dove ha buone possibilità di poter mettere d’accordo la maggioranza. Si tratta di un provvedimento che nei giorni scorsi è già stato osteggiato dalla Conferenza Episcopale Italiana e dal mondo della destra conservatrice. Nel solco dei contrari al provvedimento, evidentemente, si può inserire anche chi ha pensato di prendere un vecchio emendamento di Giovanardi e di decontestualizzarlo, applicandolo alla proposta di legge attualmente in discussione. Un goffo tentativo di manipolazione che, adesso, rischia di avere un risvolto penale.
(da Giornalettismo”)
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