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TRE DEPUTATI DEL M5S SI AUTOSPENDONO: “DA CASALEGGIO ATTACCO VERGOGNOSO”

Settembre 16th, 2020 Riccardo Fucile

“LA PIATTAFORMA ROUSSEAU DEVE ESSERE GESTITA DIRETTAMENTE DEL MOVIMENTO”

All’indomani delle parole di Beppe Grillo in sostegno di Davide Casaleggio, si autosospendono tre deputati in polemica con la dura lettera firmata dal figlio del fondatore e indirizzata agli iscritti del Movimento.
“Il fatto che a pochi giorni dalle elezioni Casaleggio abbia lanciato un attacco pubblico a mezzo stampa al MoVimento 5 Stelle è vergognoso e stentiamo a capire quale gioco politico possa esserci dietro una presa di posizione così netta, in una situazione che di chiaro e ben definito non ha nulla”, scrivono in una nota Fabio Berardini, Carlo Ugo de Girolamo e Paolo Romano.
Nella lettera Casaleggio aveva denunciato i ritardi nei versamenti che gli eletti 5 stelle sono obbligati ad effettuare per finanziare la piattaforma Rousseau.
“A causa delle protratte e gravi morosità  di diversi portavoce del MoVimento 5 Stelle che da troppi mesi hanno deciso di venir meno agli impegni presi, saremo costretti a ridurre progressivamente diversi servizi e strumenti”.
Una minaccia che ha fatto infuriare i gruppi parlamentari a tal punto da far intervenire Beppe Grillo in persona. ”Dobbiamo ringraziare le persone che l’hanno fatta Casaleggio padre e figlio”, aveva detto il fondatore riferendosi a Rousseau
Ora i tre deputati non solo attaccano Casaleggio per le accuse rivolte contro gli eletti, ma decidono anche di dare voce al malcontento che serpeggia verso la gestione della piattaforma che attualmente è affidata al figlio del fondatore.
“La piattaforma Rousseau deve essere gestita direttamente dal Movimento 5 Stelle tramite un organismo eletto democraticamente e trasparente su ogni spesa; il Movimento 5 Stelle si deve dotare di una struttura organizzativa chiara, democratica ed efficace, superando il modello fallimentare dei facilitatori”, scrivono i deputati.
Non solo. I tre premono anche affinchè venga presto fissata una data per gli Stati Generali con cui stabilire “le regole del gioco”. E ancora: “il Movimento deve utilizzare i soldi sui territori a supporto dei nostri gruppi locali e dei consiglieri comunali (che dovevano essere i nostri ‘eroi’ in prima linea) per la formazione, la tutela legale ed eventi”, concludono.

(da agenzie)

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IL TELEVIDEO RAI SCAMBIA ANCONA PER GENOVA E ANNUNCIA L’INCENDIO AL PORTO DELLA CITTA’ LIGURE

Settembre 16th, 2020 Riccardo Fucile

REAZIONI SOCIAL, VIENE FINALMENTE CORRETTO DOPO QUALCHE ORA

Una gaffe, poi corretta, che non è sfuggita agli occhi dei lettori del Televideo Rai e agli impietosi commenti sui social.
Battendo la notizia dell’incendio Porto Ancona, il servizio di Teletext della televisione pubblica ha commesso un errore: ha scritto che il rogo è stato nell’area portuale di Genova. In molti si sono accorti dell’inesattezza e hanno pubblicato gli screenshoot sui social. Poi il tutto, dopo alcune ore, è stato corretto.
A mostrare cosa compariva questa mattina nella sezione ’24 ore non stop’ è stato Michele Anzaldi attraverso il suo profilo Twitter.
L’incendio porto Ancona è diventato, dunque, un rogo nell’area portuale di Genova. Da una parte le Marche, con la costa adriatica (dove è realmente accaduto il fatto); dall’altra la Liguria che si affaccia sul Mar Tirreno.
Un errore che, dunque, non è rimasto inosservato (anche perchè è stato corretto solo qualche ora dopo).
Una gaffe che compariva anche tra le ultim’ora comparse all’alba di questa mattina.
Al netto dell’errore del Televideo Rai, la situazione al porto di Ancona sta lentamente rientrando. Serviranno altri giorni per effettuare le perizie sul luogo del rogo per capirne le cause. Nel frattempo, questa è la notizia positivi, non si registrano feriti e vittime. Si dovrà  valutare, adesso, quale sarà  l’effetto sull’ambiente di quelle fiamme.

(da agenzie)

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LA STRATEGIA COMUNICATIVA DI SALVINI SPIEGATA BENE DA CAROFIGLIO

Settembre 16th, 2020 Riccardo Fucile

LO SCRITTORE HA PARLATO DEL VITTIMISMO USATO E LA REAZIONE DI SALVINI LO CONFERMA

L’importante è non rispondere. Ieri sera, ospite di Giovanni Floris a Di Martedì, lo scrittore Gianrico Carofiglio ha spiegato il manuale di comunicazione utilizzato da Matteo Salvini. Il leader della Lega era in collegamento con la trasmissione in onda su La7 e non ha preso benissimo questa lezione televisiva. Ma le evidenze di quanto dichiarato dallo scrittore sono anche contenute in un articolo del The New York Times.
Il tema centrale è quello della vittimizzazione. Gianrico Carofiglio, mentre Salvini metteva le mani a mo’ di preghiera, ha sottolineato come la strategia comunicativa (soprattutto in televisione, dove può accendersi un dibattito rispetto a quanto accade nei comizi di piazza) del leader della Lega si basi su alcune strategie che funzionano.
E questo metodo viene messo in mostra anche dalle stesse reazioni di Salvini durante le parole di Carofiglio a Di Martedì.
Questa tesi non è teorica, ma pratica. Da settimane, infatti, il leader della Lega continua a parlare del suo processo del 3 ottobre a Catania, parlandone sempre. Pedissequamente. Stessa cosa accade durante le contestazioni ai suoi comizi in giro per l’Italia. Insomma, la lezione di Gianrico Carofiglio si basa sui fatti e non solo sulle parole.

(da Giornalettismo)

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DI MAIO COLPITO DA UN GAVETTONE DURANTE UN COMIZIO A SAN GIORGIO A CREMANO

Settembre 16th, 2020 Riccardo Fucile

SUI SOCIAL ESPLODE L’IRONIA

Sorpresa bagnata per Luigi Di Maio durante un comizio elettorale nella cittadina di Massimo Troisi, San Giorgio a Cremano (Napoli) in Campania.
Il gavettone a Di Maio che si è preso in testa il ministro è stato firmato con i cellulari e i video sono finiti in rete, diventando virali tra i commenti ironici. Di Maio si trovata tra la folla per sostenere pubblicamente la candidatura di una esponente della politica locale.
Nel video si vede Di Maio intento a incontrare i cittadini e a fare selfie. A un certo punto dall’alto arriva una secchiata d’acqua che lascia il ministro sorpreso e bagnato mentre si stava avvicinando a uno degli stand. La secchiata d’acqua, arrivata molto probabilmente da uno dei palazzi che circondavano il luogo del comizio, ha lasciato Di Maio sorpreso e bagnato ma non gli ha impedito di proseguire.
Per il gavettone a Di Maio è esplosa l’ironia degli utenti, con RadioSavana che parla di «Attacco fascista contro Di Maio!». C’è anche chi parla dell’ignobiltà  di un gesto del genere, che andrebbe fatto quando in Italia siamo sotto zero e non con il gran caldo estivo di questi giorni.

(da agenzie)

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IL BANCARIO COINVOLTO NELLA STORIA DEI CONTI DEI COMMERCIALISTI DELLA LEGA: “SONO STATO TRADITO”

Settembre 16th, 2020 Riccardo Fucile

MARCO GHILARDI ACCUSA IL CONTABILE LEGHISTA DI RUBBA

Marco Ghilardi, il bancario coinvolto nella storia dei conti dei commercialisti della Lega presso la filiae Ubi di Seriate viene intervistato da Paolo Berizzi su Repubblica. Ghilardi spiega di essere disoccupato da quando è stato lincenziato dalla banca a maggio. Prende la Naspi, e cerca di proteggere la famiglia.
Secondo la sua versione dei fatti le operazioni bancarie sospette che hanno portato al licenziamento sono state fatte solo per amicizia. Intercettato dalla Guardia di Finanza il 21 maggio scorso, giorno in cui viene lasciato a casa dalla banca bergamasca, Ghilardi si sfoga al telefono con Di Rubba. Dice: «La banca non ha perso un centesimo, io non ho preso un soldo, l’ho fatto solo per amicizia e in buona fede».
«Ho già  pagato tanto e continuo a pagare per colpa di altri. Sono stato tradito, sì. Da una persona di cui mi fidavo e che ritenevo un amico» (il contabile della Lega Alberto Di Rubba, ndr). Parla Marco Ghilardi, il bancario coinvolto (come testimone) nell’affaire finanziario che si è abbattuto sul Carroccio salviniano e che parte dall’inchiesta Lombardia Film Commission, trascinando con sè un fiume di denaro (almeno 2 milioni di euro). Ghilardi, 50 anni, bergamasco (vive in un paese della Valcalepio, verso il lago d’Iseo).
Una carriera tutta interna ai livelli della banca Ubi, oggi Intesa Sanpaolo. Fino a ottobre 2018 direttore della filiale di Seriate, dove, attraverso società  a loro riferibili, i commercialisti della Lega aprivano conti per le movimentazioni sospette poi finite sotto la lente della procura di Milano.
Marco Ghilardi è la persona di cui si parlava alla cena con Salvini e i commercialisti arrestati. Ha anche raccontato che quando comunicò a Di Rubba “l’impossibilità  a poter procedere” con l’apertura dei conti per le articolazioni territoriali della Lega, il professionista “per tutta risposta mi scrive: ‘mi avevi detto che si poteva, allora chiudo tutto, inculet’. Praticamente mi ha mandato a quel paese”.
E ancora: “Non mi hanno detto a chi si sarebbero rivolti per aprire questi conti delle nuove entità  regionali del partito”. Il bancario ha parlato anche dei “movimenti registrati sui conti” di altre due società  dei contabili del Carroccio, la Sdc e lo Studio Cld, e “ricordo numerosi accrediti da Lega Nord sempre con la medesima causale ‘saldo fattura’”.
Anche “il conto personale” di Manzoni “beneficiava” di questi accrediti con la stessa causale. I due gli dicevano che erano per “attività  di consulenza” ma “mi sembrava strano poichè nello stesso periodo capitava che fatturassero al partito con più ragioni sociali”. Altre “rogne”, ha aggiunto il teste, “a mio avviso riguardano l’espansione finanziaria della società  ‘Non solo auto’ riconducibile sempre a Di Rubba (…) negli ultimi anni il principale cliente della società  è sempre il partito Lega”.

(da “NextQuotidiano”)

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IPOCRISIA LEGHISTA: IL SINDACO DI COMO CHE DICHIARA IL LUTTO PER DON ROBERTO E’ LO STESSO CHE LO MULTAVA PERCHE’ SFAMAVA I POVERI

Settembre 16th, 2020 Riccardo Fucile

UN ANNO FA IL SINDACO AVEVA VIETATO LA DISTRIBUZIONE DI ALIMENTI AI POVERI E MULTATO I VOLONTARI DI DON MALGESINI

Il sindaco di centrodestra di Como, Mario Landriscina, ha annunciato il lutto cittadino per l’omicidio di don Roberto Malgesini, “il prete degli ultimi” ucciso a coltellate ieri mattina nella città  lariana da un migrante tunisino con problemi psichici, che il religioso conosceva e che in più di una occasione aveva aiutato.
L’omicidio è avvenuto intorno alle sette, mentre don Roberto stava caricando la sua macchina con le colazioni per i senzatetto della città , come faceva tutte le mattine.
Nell’ordinanza che Landriscina ha firmato per dichiarare il lutto cittadino in occasione delle esequie del sacerdote, il sindaco scrive:
“Quanto è accaduto ci priva in maniera così brutale di un Sacerdote, di una Persona, di un nostro concittadino, che ha dedicato la sua stessa esistenza, senza risparmio, a quella degli altri . Col lavoro e la fatica, ma sempre con il sorriso, nella continua ricerca di soluzioni comunque sempre perseguite declinando concretamente il Vangelo. Abbiamo quindi l’opportunità  di ritrovarci come comunità  solidale — ha aggiunto — avendo l’occasione di partecipare sinceramente al grande dolore dei Familiari, della intera Diocesi e facendo proprio il dolore anche di quanti lo hanno sostenuto ed aiutato e di coloro che hanno da lui ricevuto conforto concreto, spirituale e soprattutto amore”.
Le ultime parole del comunicato del primo cittadino di Como hanno creato un sentimento di sconcerto, soprattutto per quell’aggettivo, “solidale” che se corrisponde appieno alla missione a cui il prete ucciso aveva votato la sua vita, stare sempre e comunque dalla parte degli ultimi, degli emarginati, degli invisibili, di certo non può attribuirsi a molte delle azioni che proprio la giunta di Landriscina ha messo in campo. L’episodio della sua assessora ai servizi sociali Angela Corengia che toglie una coperta di dosso a un senzatetto mentre dorme e la getta via, è stato solo, infatti, l’ultimo di una serie di episodi che con la solidarietà  che don Roberto predicava con le sue azioni concrete quotidiane nulla hanno a che vedere.
La giornalista comasca Manuela D’Alessandro dell’Agi racconta sul sito dell’agenzia di stampa proprio un episodio di cui era stato protagonista don Roberto: “Alla fine dell’anno scorso quando il sindaco aveva vietato   la distribuzione di alimenti sotto ai portici ai poveri tra le proteste della Caritas,   i volontari del gruppo da lui guidato avevano continuato a nutrirli e la Polizia Locale gli aveva inflitto una multa, poi ‘archiviata’. “Non aveva reagito — ricorda chi gli stava vicino — niente commenti, nè interviste. Non ne ha mai concessa una sebbene fosse molto popolare”.
La battaglia a clochard, migranti e mendicanti è sempre stato un tratto che ha contraddistinto l’azione di governo della giunta Landriscina. Sindaco dal 27 giugno 2017, il suo primo “regalo” per le persone che don Roberto aiutava, lo fece in occasione del Natale di quell’anno. Rileggiamo quello che scriveva Il Giorno il 27 dicembre 2017:
Un Natale avvelenato dalle polemiche quello che la città  si è appena lasciato alle spalle. Tutta colpa dell’ordinanza anti-clochard emanata dieci giorni fa dal sindaco Mario Landriscina, capace di suscitare l’indignazione e le proteste di mezza Italia. Oltre duecento manifestanti le hanno letteralmente cantate al sindaco anche la mattina della vigilia, arrivando da un po’ tutta la Lombardia per partecipare al flash mob organizzato dal cantautore comasco Filippo Andreani. Di fronte al duomo si sono messi a cantare «El purtava i scarp del tennis» di Enzo Jannacci, con tanto di cappelli rovesciati in mezzo alla piazza. Un riferimento a superare «muri e barriere» in nome della fratellanza è arrivato anche dal vescovo, Oscar Cantoni, ospite del pranzo di Natale che ogni anno la Caritas organizza per i senzatetto all’opera Don Guanella.
Ma a “brindare” al nuovo corso, che vedeva come vicesindaco l’attuale deputata leghista Alessandra Locatelli ed ex ministra della Famiglia, era stato subito dopo l’insediamento della giunta il giornale sovranista Il Populista, che annunciava trionfante che a Como “la musica è cambiata”:Ultima la polemica che dura da mesi sul dormitorio pubblico, che la città  lariana al momento non ha. Si legge ancora sul sito dell’Agi:
Negli ultimi mesi, il coronavirus ha fatto esplodere il problema, già  presente da anni, dei senzatetto nel centro di Como acuito anche da un focolaio di contagi. Quasi una trentina di persone staziona ormai regolarmente   sotto i portici di San Francesco, di fianco al Tribunale, e l’insofferenza dei residenti e dei commercianti sale ogni giorno di più, con sullo sfondo la discussione sul nuovo dormitorio che la Lega, parte della maggioranza di centrodestra guidata dal sindaco Mario Landriscina, non vuole.   Caritas e Polizia Locale hanno più volte sgomberato e sanificato l’area, ma chi non ha una casa ha sempre recuperato la sua postazione nelle ore successive. Il 13 giugno scorso, circa duecento persone, su iniziativa dei volontari di ‘Como accoglie’, si erano radunate in piazza Cavour, il   ‘salotto’ della città , ciascuna con una propria coperta prima in spalle e poi stesa per terra. “Como è una città  ricca — aveva detto Marta Pezzati, presidente dell’associazione, in un video visibile sul sito comozero.it — ci sono tanti edifici vuoti, un terzo settore molto attivo e pieno di benessere. Ma adesso la cosa più importante è ‘basta portici’”. I volontari chiedono da tempo un nuovo dormitorio, una prospettiva che, secondo Bernasconi, non risolverebbe tutto perchè una fetta consistente dei senzatetto sono persone senza permesso di soggiorno che, come tali, non potrebbero avervi accesso. La Lega con la ex vicesindaca e parlamentare Alessandra Locatelli ha raccolto delle firme in piazza contro la prospettiva del nuovo dormitorio.   Intanto, spiega una cittadina ed ex volontaria, “la situazione e non solo sotto i portici, ma anche per esempio nella ex dogana dove alcuni vivono tra i topi, è difficile. Quelli sotto i portici sono giovani e arrabbiati e vivono un forte disagio”.   Il sindaco Landriscina ha proclamato il lutto cittadino, per questa sera è previsto un rosario in Duomo dove potrebbero svolgersi i funerali, in alternativa si pensa allo stadio. Saranno in tantissimo a volerlo salutare.
E il segretario regionale lombardo di Rifondazione comunista, Fabrizio Baggi, ricorda che «dietro la chiesa di don Roberto il Comune aveva disposto anche la rimozione di una fontanella e di bagni chimici». Quello del sindaco Landriscina, no, non è lo stesso concetto di comunità  solidale che aveva don Roberto.

(da “NextQuotidiano”)

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CORRUZIONE, L’ANTIMAFIA SEQUESTRA 4 AZIENDE A LATINA: UNDICI ARRESTI, C’E’ ANCHE UN COLONNELLO DEI CARABINIERI

Settembre 16th, 2020 Riccardo Fucile

INDAGATO ANCHE L’IMPRENDITORE IANNOTTA, AI VERTICI DI CONFARTIGIANATO

Imprenditori senza scrupoli, faccendieri, criminali comuni e anche pubblici ufficiali. Tutti uniti nel segno di affari sporchi tra la capitale e il capoluogo pontino, partendo dalla commercializzazione del vetro per poi collezionare reati fiscali, tributari, fallimentari, estorsioni aggravate dal metodo mafioso, intestazioni fittizia di beni, falso, corruzione, riciclaggio, accessi abusivo a sistemi informatici, rivelazioni di segreto d’ufficio, favoreggiamento reale, turbativa d’asta, e pure sequestro di persona e detenzione e porto di armi da fuoco.
Al culmine di un’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Roma la polizia sta eseguendo 11 misure cautelari e sequestrando 4 società  attive proprio nella commercializzazione del vetro. E tra gli arrestati spicca il nome di Alessandro Sessa, colonnello dell’Arma, in passato comandante della compagnia carabinieri di Latina e poi, una volta approdato al Noe, coinvolto nel caso Consip, tra depistaggi e falsi per colpire la famiglia dell’ex premier Matteo Renzi, accuse quest’ultime da cui è però stato prosciolto.
L’inchiesta, denominata “Dirty glass”, ha portato gli investigatori a scoprire “una qualificata rete di relazioni” attraverso cui gli indagati, in larga parte imprenditori della provincia di Latina e altri di origini campane, avrebbero gestito le proprie attività  commerciali realizzando profitti illeciti acquisendo asset distratti da società  commerciali in dissesto, dalla turbativa di procedimenti di esecuzione e da attività  di riciclaggio di proventi di attività  delittuose.
Grazie anche a una serie di attività  tecniche di intercettazione, la squadra mobile di Latina ha poi fatto luce sull’utilizzo appunto di appartenenti alla pubblica amministrazione a disposizione degli indagati, che gli inquirenti definiscono sistematico, per consentire agli altri indagati di mandare avanti il sistema illecito. Uomini dello Stato come Sessa, un poliziotto e un ex comandante della stazione dell’Arma di Sezze, che avrebbero acquisito informazioni coperte da segreto d’ufficio e “strumentali a proteggere le imprese criminali da eventuali indagini di polizia giudiziaria”.
Gli inquirenti definiscono infine notevole la capacità  degli indagati di relazionarsi con appartenenti al mondo della criminalità  organizzata, in particolare per risolvere eventuali contrasti con altri imprenditori, “avvalendosi della forza di intimidazione, derivante dall’appartenenza di tali soggetti a clan autoctoni di natura mafiosa nel territorio di Latina. Molti del resto i punti di contatto tra l’inchiesta “Dirty glass” e le indagini sul clan di origine nomade Di Silvio.
Il principale indagato è invece l’imprenditore Luciano Iannotta, di Sonnino, con diversi precedenti alle spalle e nonostante ciò da tempo al vertice in provincia di Latina della Confartigianato.
Oltre a Iannotta, che è anche presidente del Terracina Calcio, in carcere sono stati messi l’imprenditore Luigi De Gregoris, 48 anni, impegnato anche nel porto di Sperlonga con società  più volte oggetto di indagini, Natan Altomare, 44 anni, già  coinvolto nell’inchiesta sulla criminalità  rom denominata Don’t touch, da cui è però uscito pulito, che dopo essere stato per un periodo il braccio destro di Iannotta è entrato in rotta di collisione con quest’ultimo, reclamando anche il pagamento di alcuni stipendi, in particolare dopo che al suo posto il presidente di Confartigianato aveva scelto un pregiudicato appena uscito dal carcere per omicidio, e Pasquale Pirolo, 71 anni.
Ai domiciliari, invece, oltre al colonnello Sessa, l’ex comandante della stazione dei carabinieri di Sezze, il maresciallo Michele Carfora Lettieri, Antonio e Gennaro Festa, 61 e 35 anni, e Thomas Iannotta, 25 anni, figlio di Luciano. Divieto di dimora in provincia di Latina infine e sospeso dal pubblico ufficio il poliziotto Stefano Ivano Altobelli, di Sonnino.
Indagato a piede libero, per corruzione, anche un impiegato della Corte dei Conti, Fabio Zambelli, accusato di corruzione per aver accettato la “promessa” di 50mila euro, il 5% del valore di una tangente, per mettere a disposizione dei soggetti coinvolti nella corruzione di un funzionario regionale una stanza all’interno dell’ufficio giudiziario in viale Mazzini, dove volevano “trattare riservatamente” la corresponsione di mazzette per aggiudicarsi nel maggio 2018 un appalto della Regione Lazio.
Indagato a piede libero anche un finanziere dell’aeroporto di Fiumicino, Luigi Di Girolamo, accusato di aver effettuato, il 20 giugno 2018, un accesso abusivo alla banca dati interforze, su richiesta di Iannotta, per fare dei controlli su due persone e due targhe.
Proprio nelle indagini sul clan di origine nomade, intercettato Gianluca Di Silvio, figlio del presunto boss Armando Lallà , parlando con un imprenditore dice, riferendosi all’intervento di Iannotta: “mo’ perchè era Luciano, se era un’altra persona che ti dovevo fare io a te? Ti dovevo dare direttamente una botta in testa e buttarti in mezzo ai maiali”. Lo stesso il pentito Agostino Riccardo, “‘o sai perchè… io co’ Luciano non posso strillà ? Perchè io c’ho un’operazione in piedi co’ lui, non stò a scerzà “. E così Renato Pugliese, anche lui collaboratore di giustizia e figlio del boss Costantino Cha Cha Di Silvio: “Ma secondo te, pe’ cinquanta sacchi va a perde venti milioni? Armà , ma se quel ragazzo, Luigi, scappa c’ha un patrimonio de venti milioni de euro. Secondo te Luciano se fa solà  venti milioni? Quello va là , sai che dice? Luì hai trovato l’accordo co’ sti ragazzi. Quanto è? Cinquanta? Qua c’avemo cose da venti milioni, dammi sti cinquanta e basta!”.
Un uomo potente, che ama ostentare ricchezza, al punto di aver realizzato uno zoo attorno alla sua villa di Sonnino, e che sinora era riuscito a evitare grane giudiziarie pesanti. Ma le grane per lui sono arrivate questa mattina con un ordine di arresto firmato dal gip di Roma.

(da agenzie)

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IL SINDACO DELLA DESTRA SOCIALE DI NARDO’ APPOGGIA EMILIANO E SI GRIDA ALLA SCANDALO: SAREBBE VERGOGNOSO APPOGGIARE FITTO

Settembre 15th, 2020 Riccardo Fucile

PIPPI MELLONE E’ DIVENTATO SINDACO CONTRO TUTTO E TUTTI, BATTENDO CON UNA LISTA CIVICA SIA LA SINISTRA CHE   LA DESTRA CONSERVATRICE… IL RAPPORTO CON EMILIANO BASATO SU RECIPROCA STIMA

La destra (ma anche la sinistra) che non ti aspetti è in Puglia, a Nardò, provincia di Lecce: una destra che sostiene apertamente il governatore uscente Michele Emiliano nonostante i legami storici con l’altra metà  della politica e specialmente con la filiera di Fratelli d’Italia.
Non è un caso di trasformismo, non ha nulla a che vedere con i giri di valzer della destra campana per Vincenzo De Luca: Pippi Mellone, sindaco di Nardò e capofila della destra sociale pugliese, è piuttosto un teorico dell’Andare Oltre (il suo movimento si chiama così, l’Oltre è riferito ai partiti) e di una politica pragmatica che se ne frega delle identità , dei pedigree ideologici, delle casematte di riferimento.
Mellone è da anni una spina nel fianco della destra (ma anche della sinistra) pugliese, nonchè la controprova di come il frullatore dei tempi nuovi abbia mischiato le appartenenze fino a renderle irriconoscibili.
Viene dalla militanza giovanile in Alleanza nazionale ma nel 2016 diventò sindaco battendo il candidato di Forza Italia e FdI al primo turno. Quelli se la presero, al ballottaggio tifarono per l’uomo del centrosinistra. Mellone superò pure lui per 80 voti, in una marcia inarrestabile.
Emiliano, all’epoca, andò a Nardò per sostenere il Pd ed evitare che “l’amico di Casa Pound” — come ancora lo chiama qualcuno — si prendesse il Comune, e tuttavia appena pochi mesi dopo Mellone stupì tutti con una serie di iniziative in favore dei braccianti africani che neanche la Cgil aveva mai immaginato, a cominciare dal divieto di lavoro nei campi nelle ore torride dall’una alle tre.
Poi arrivò un manifesto politico vero e proprio.
Esaltava la Patria, ma anche “la sovranità  della comunità  sul territorio, esercitata da tutti i cittadini senza distinzione di colore della pelle, orientamento sessuale, religione”.
Mellone si fece sponsor dello Ius Soli, in aperto conflitto con la sua vecchia amica Giorgia Meloni e ovviamente con Matteo Salvini.
Estese i suoi interessi a Lecce, patrocinando l’elezione coi progressisti e contro le destre di Alessandro Delle Noci. Aprì il link con il governatore Emiliano, fino al punto di invitare i suoi elettori, nel 2017, a partecipare alle primarie del Pd e a votarlo. Successe un putiferio. Il Pd, per protesta, decise di non partecipare alla sua stessa consultazione, monopolizzata dai sostenitori del sindaco post-missino. Emiliano vinse a Nardò col 97 per cento dei voti.
Adesso lo stesso tipo di scompiglio si abbatte sulla destra di Giorgia Meloni, che con Raffaele Fitto si gioca una delle sue più importanti partite nella prossima tornata elettorale.
Non potevamo fare altre scelte, spiega Pippi Mellone. Fitto, dice, «rappresenta il vecchio della politica, mondi già  superati e sconfitti dal tempo».
Mellone non crede ai sondaggi, che prevedono un testa a testa tra gli sfidanti, e giudica sbagliato ogni calcolo costruito sull’approccio identitario al voto. «La destra — ricorda — ci cascò già  quindici anni fa, quando mandò i suoi a votare alle primarie Pd per Nichi Vendola. Stapparono champagne quando prevalse su Francesco Boccia: pensavano che un gay dichiarato, capo di un partito di estrema sinistra,
fosse l’avversario ideale, un sicuro perdente in una regione tradizionalista come la Puglia. Si sa come è finita».
Lo strano caso del sindaco Pippi Mellone e della sua destra che appoggia il candidato delle sinistre, insomma, è solo l’ultima puntata
«Qui il concetto di destra e sinistra è molto difficile da individuare» ha commentato nei giorni scorsi Ivan Scalfarotto, il terzo incomodo della competizione, e di sicuro è vero.
Resta da capire se questo attraversamento dei confini sia l’anticipazione, l’assaggio di un generale desiderio di libertà  post-ideologica, oltre le ossessioni identitarie dell’ultimo decennio, o solo una storia locale

Flavia Perina
(da L’Inkiesta)

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FONDI LEGA, AI PM DI MILANO ARRIVATE ALTRE SEGNALAZIONI DI OPERAZIONI SOSPETTE DAL MONDO BANCARIO E DALL’ANTIRICICLAGGIO

Settembre 15th, 2020 Riccardo Fucile

DUE IMPUTATI SI SONO DIFESI, ALTRI DUE HANNO SCELTO IL SILENZIO DAVANTI AL GIP

L’inchiesta sui commercialisti sembra riservare l’apertura di altri fronti.
L’esplosione in estate del caso, con il fermo di Luca Sostegni il 15 luglio scorso nell’ambito della compravendita di un capannone rifilato a prezzo doppio alla Lombardia Film Commission, ha risvegliato la memoria di molti.
Stanno arrivando in questi giorni in Procura a Milano diverse segnalazioni dal mondo bancario di operazioni sospette da parte di imprenditori con controparte o la Lega o società  riconducibili ai contabili finiti ai domiciliari giovedì scorso.
Alcune segnalazioni, sono arrivate alla Guardia di Finanza attraverso l’Uif di Bankitalia e sono recenti (dello scorso agosto), in altri casi, invece, dal mondo bancario sono arrivate direttamente agli inquirenti.
Questo perchè probabilmente è emersa la figura di un ex direttore di banca rimasto senza lavoro per una serie di favore, a suo dire a costo zero, al gruppetto di professionisti legati al Carroccio.
Ghilardi non segnalava all’antiriciclaggio le operazioni anomale, e che a suo dire, non avevano nessuna ragione economica, ma l’ex direttore della filiale Ubi di Seriate (Bergamo) finito nei guai per queste sue “disattenzioni”, lo faceva per un amico, Alberto Di Rubba, direttore amministrativo per la Lega al Senato ed ex presidente della Lombardia Film Commission, che oggi al giudice per le indagini preliminari Giulio Fanalese, si è detto estraneo alle accuse.
“La banca non ha perso un centesimo, io non ho preso un soldo, l’ho fatto solo per amicizia e in buona fede” diceva, intercettato il 21 maggio scorso, proprio mentre parla con Di Rubba, arrestato assieme ad altri due commercialisti di fiducia della Lega, Andrea Manzoni e Michele Scillieri, e al cognato di quest’ultimo Fabio Barbarossa. Ghilardi, prova a esporre le sue giustificazioni per le mancate segnalazioni di una serie di operazioni sospette sui conti di società  di Di Rubba e dell’altro revisore del Carroccio Andrea Manzoni.
Mancate segnalazioni per le quali in quel periodo il bancario doveva difendersi da contestazioni disciplinari che porteranno poi al suo licenziamento.
L’ex bancario preoccupato: “Chi caz… mi assume?” — Ghilardi è molto preoccupato per il suo futuro, mentre legge a Di Rubba tutte le contestazioni che l’istituto gli ha fatto: “perchè a 50 anni dove caz.. vado? (…) chi caz.. mi assume (…) allora lì dovrò contare ancora su di te o su qualcuno“. E Manzoni il giorno successivo, parlando con un avvocato che assiste Ghilardi, gli dice: “Hanno fatto adesso una contestazione disciplinare di (…) non so quante pagine (…) tutto legato a noi per il discorso Lega”. Ghilardi, che è stato sentito dai pm di Milano come teste, ha poi raccontato le “anomalie” delle movimentazioni su quei conti: “Sono operazioni prive di valide ragioni economiche che, aldilà  degli importi, non mi è capitato di vedere in tutta la mia carriera. E ho lavorato in banca quasi trent’anni”.
Il teste nel verbale del 22 luglio ha parlato anche dei “giri di soldi tramite ‘Più voci’”, l’associazione di cui era legale rappresentante il tesoriere della Lega Giulio Centemero, e del fatto che “Di Rubba mi aveva chiesto di aprire il conto di Radio Padania e delle associazioni regionali della Lega”.
Ghilardi ha raccontato agli inquirenti che l’operazione di apertura di quei conti, però, non andò in portò perchè non era ben vista ai piani alti dell’istituto di credito, poichè si trattava di conti intestati ad associazioni politiche.
Di Rubba, tra l’altro, in passato aveva lavorato in banca e proprio alle dipendenze di Ghilardi, suo amico. E per questo motivo che, stando alla procura di Milano, si organizza un incontro con i vertici della Lega a Roma.
Ghilardi a verbale aveva parlato, tra l’altro, dei “movimenti registrati sui conti” di due società  dei contabili del Carroccio, la Sdc e lo Studio Cld, e di “numerosi accrediti da Lega Nord sempre con la medesima causale ‘saldo fattura’”.
Anche “il conto personale” di Manzoni “beneficiava” di questi accrediti con la stessa causale. I due gli dicevano che erano per “attività  di consulenza” ma “mi sembrava strano poichè nello stesso periodo capitava che fatturassero al partito con più ragioni sociali“. Dopo che Ghilardi è stato licenziato dall’istituto lo scorso maggio, i due contabili hanno chiuso i conti e li hanno spostati. Al centro delle indagini per aver ricevuto soldi dalla Lega c’è l’imprenditore Francesco Barachetti e gli inquirenti stanno cercando di capire se ci siano altre ‘figure’ dello stesso tipo nell’ipotesi di una raccolta di ‘fondi neri’ e di passaggi di denaro da società  a società .
Intanto, l’inchiesta che parte dalla vicenda del capannone di Cormano sta cercando di appurare anche se i contabili abbiano o meno raccolto ‘fondi neri’ per il partito. Indagine che si muove in parallelo a quella genovese sul riciclaggio dei 49 milioni di euro di cui non si trova più traccia.
Dalle carte dell’indagine, ossia da migliaia di atti depositati in questi giorni, sono emerse una serie di movimentazioni finanziarie sospette tra la Lega, i contabili finiti ai domiciliari e anche l’imprenditore Francesco Barachetti, titolare della Barachetti service srl che incassò più di 200mila euro per la ristrutturazione del capannone e che negli ultimi anni avrebbe ottenuto anche pagamenti per oltre 2 milioni di euro dal Carroccio.
In un’informativa della Guardia di finanza del novembre 2019 c’è anche una segnalazione di operazione sospetta in relazione a circa 18,7 milioni di euro arrivati sul conto “dello studio notarile Mauro Grandi di Milano” il 5 luglio 2018 e provenienti dallo “studio notarile associato Busani-Ridella-Mannella” sempre di Milano.
E lo stesso giorno quei soldi, si legge, sarebbero stati trasferiti con due bonifici “verso Basilea (Svizzera) in favore di Bailican Ltd”, società  con sede legale a Cipro, e di ‘Merchant Trust’.
Sul riciclaggio dei famosi 49 milioni, invece, la competenza è della Procura di Genova

(da “il Fatto Quotidiano”)

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