Giugno 28th, 2023 Riccardo Fucile
LA STORIA DEL TRASFERIMENTO DI UNA TESTATA CHE PORTA ALLE DIMISSIONI DI DUE GIORNALISTI
Nella storia di Daniela Santanchè e delle sue aziende spuntano un appartamento al Pantheon e una Maserati. E mentre la ministra riferirà in Senato mercoledì 5 luglio, nella corsa per evitare il crac di Visibilia si indaga anche sul misterioso fondo Negma che ha salvato sia l’editore che il produttore di cibo biologico Ki Group.
Intanto per i salvataggi delle società saranno decisive le agenzie governative. Ovvero l’Inps per le accuse sulla cassa integrazione Covid. E l’Agenzia delle Entrate che risponde al ministro dell’Economia Giorgetti e che deve dare l’ok al piano di rientro dei debiti con il fisco. La ministra, che nel frattempo ha rinunciato agli incarichi nelle società, si è impegnata a coprire il milione e 200 mila euro di debiti per evitare il processo per bancarotta fraudolenta. Il principe Dimitri Kunz D’Asburgo, suo compagno, farà da garante.
Vacanze romane e semafori rossi milanesi
L’auto di lusso e la casa al centro di Roma a disposizione della responsabile del turismo del governo Meloni le racconta oggi Il Fatto Quotidiano. La storia comincia nel 2014, quando l’azienda già era fortemente indebitata. Visibilia Editore Spa aveva già messo a consuntivo «perdite significative», anche se i conti avevano ancora un aspetto positivo e Santanchè incassava dall’azienda 130 mila euro lordi per emolumenti. Tre anni dopo un autista che guida una Maserati viene fermato dai vigili di Milano dopo aver bruciato un semaforo rosso. La presenza nell’auto di una sirena e di due lampeggianti determina il fermo amministrativo del veicolo. Dai controlli risulta che la vettura è intestata alla società Visibilia Editore, azienda quotata al mercato alternativo dei capitali di piazza Affari. E la cui maggioranza delle azioni è detenuta da una holding che fa capo all’imprenditrice.
La Maserati
Oltre alla multa all’autista i vigili ritirano la carta di circolazione del veicolo, per violazione dell’articolo 78 del codice della strada. Ovvero quello che disciplina «le modifiche delle caratteristiche costruttive dei veicoli in circolazione». Per tornare a circolare, l’auto dovrà essere privata di lampeggianti e sirene. Oppure i dispositivi dovranno essere autorizzati dal ministero degli Interni. All’epoca Santanchè addossa tutta la responsabilità all’autista: «Io non c’entro nulla, non ero presente al momento del fatto. L’autista mi stava venendo a prendere». E il lampeggiante? «I dispositivi che si trovano sull’auto sono disattivata. Erano a disposizione degli agenti quando avevo la scorta. Poi sono rimasti nell’auto. Deve essere la polizia a ritirarli. E infine, ribadisco, l’auto non è intestata a me». Il che è vero. Il 25 novembre 2014 Santanchè aveva stipulato un contratto con la concessionaria di Ferrari e Maserati “Rosso Corsa”.
L’appartamento in via della Rotonda
Il modello era una Quattroporte My 2014. Con appena 8 mila chilometri sul tachimetro. Cinque anni dopo la restituzione con 150 mila chilometri percorsi. Il contratto di leasing prevedeva un costo di 77 mila euro da pagare in 48 rate. Da aggiungere però le spese assicurative per 8.200 euro e formula “Kasco Top” per altri 7.200. A firmarlo è la signora Garnero Santanchè. A pagare è Visibilia Editore, con sede legale in via del Quirinale a Roma. Poi c’è il contratto per l’appartamento in via della Rotonda 4, a pochi passi dal Senato dove all’epoca la ministra era capogruppo di Fratelli d’Italia. Il contratto ha un prezzo bassissimo: 19.200 euro l’anno più 400 di spese. La registrazione risale al 21 ottobre 2019. E l’immobile, racconta il Fatto, ha una storia singolare che va ad intrecciarsi con quelle dei dipendenti.
I due giornalisti
Il 2 gennaio 2020 infatti avviene lì il trasferimento della sede operativa del settimanale Ciak, acquistato da Mondadori. Due giornalisti alla fine danno le dimissioni. L’azienda vuole comunque prolungare i contratti di solidarietà al 30% mentre per restare a Milano è necessario decurtarsi lo stipendio del 40%. Ricevono il pagamento delle spettanze di fine rapporto in sei rate. Ma fanno causa a Visibilia per ottenere il pagamento dei contributi per la pensione complementare mai versati. Ma anche le indennità di trasferta non riconosciute e i giorni di solidarietà lavorati. Che anziché finire in busta paga venivano conteggiati come recupero ferie.
L’informativa
Santanchè potrà dire la sua nell’informativa del 5 luglio. Sul giorno scelto, l’Ansa ricorda che in molti auspicavano che la data decisiva fosse quella di giovedì 29 giugno. Alla fine, però, tra la festa di san Pietro e Paolo, patroni di Roma, e l’indisponibilità di alcuni gruppi, si è optato per il primo giorno utile. Ma le esigenze di agenda non sono il solo motivo della decisione. Alcuni, in Transatlantico, fanno notare che si è preferito fissare l’intervento al Senato al ritorno di Giorgia Meloni dal Consiglio europeo. La premier, dunque, prima di volare a Bruxelles, lascerà il caso Santanché in un cassetto. E non è detto che questo non subisca ulteriori scossoni. Nei loro ragionamenti, molti parlamentari di maggioranza rivelano il timore di nuovi sviluppi dell’inchiesta nel giro di pochi giorni. Che potrebbero portare a decisioni radicali.
Niente domande
Intanto una cosa è certa: quella di mercoledì 5, in Senato, sarà un’informativa e non un’interrogazione. E questo è il vero elemento di frizione tra maggioranza e opposizione. «L’informativa – spiega il ministro per i Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani – è lo strumento più adatto per consentire alla ministra di spiegare. Perché il question time è strutturato in maniera tale che l’interrogato è sempre subalterno a chi interroga». Santanché, insomma, darà la sua versione dei fatti senza poter essere incalzata dai senatori.
(da Open)
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Giugno 28th, 2023 Riccardo Fucile
NEW YORK TIMES: “SERGEI SUROVKIN CONOSCEVA I PIANI DI PRIGOZHIN E ANCHE ALTRI POTEVANO ARRIVARE IN SUO AIUTO”
Un generale russo sapeva dei piani di Yevgeny Prigozhin. E
anche altri potrebbero aver sostenuto il tentativo del “cuoco di Putin” di fermare l’entrata del Gruppo Wagner nell’esercito regolare di Mosca. Mentre alcuni funzionari statunitensi ritengono che il capo dei mercenari non avrebbe lanciato la sua rivolta se non avesse creduto che altri in posizioni di potere sarebbero arrivati in suo aiuto. Il generale è Sergei Surovikin ed è stato a capo delle forze armate in Ucraina. A scriverlo è il New York Times. Surovikin durante il colpo di stato si era appellato proprio alla Wagner. Esortando i militari a fermarsi prima che fosse troppo tardi: «Siamo dello stesso sangue, siamo guerrieri. Vi chiedo di smetterla, è necessario obbedire alla volontà e all’ordine del presidente eletto della Russia».
Chi è il generale Surovikin
Surovikin è un leader militare di primo livello che ha contribuito a rafforzare le difese dopo la controffensiva ucraina dell’estate scorsa. Era stato nominato a ottobre capo delle forze speciali in Ucraina. È stato sostituito nel suo ruolo a gennaio. Ma rimane molto popolare tra le truppe. Se l’ipotesi del coinvolgimento di Surovikin nella tentata guerra civile russa fosse confermata, questa costituirebbe la prova delle lotte intestine all’interno della leadership militare russa dall’inizio della guerra in Ucraina. L’obiettivo di Prigozhin erano il ministro della Difesa Shoigu e l’attuale comandante in Ucraina Gerasimov. Per questo non è complicato immaginare una convergenza di interessi tra il capo della Wagner e i capi militari interessati alla leadership nella guerra e al potere a Mosca. Ieri, mentre il jet privato di Prigozhin atterrava a Minsk, il servizio segreto russo ha fatto sapere di aver archiviato le accuse contro di lui.
Come la prenderà Putin
Ma, è il ragionamento del quotidiano statunitense, se Putin avesse conferma dei contatti tra Surovikin e Prigozhin potrebbe reagire duramente. Anche se per ora lo Zar sembra intenzionato ad attribuire la colpa della rivolta soltanto al capo della Wagner. Secondo gli analisti dopo l’attacco tentato o finto a Mosca Prigozhin rischia la vita. Alexander Baunov, membro anziano del Carnegie Russia Eurasia Center, dice che il presidente della Russia è riluttante al risiko delle poltrone perché questo potrebbe creare troppi scossoni sia nell’opinione pubblica che nell’establishment: «Ma se i servizi segreti affolleranno di prove la scrivania di Putin, potrebbe cambiare idea».
L’ipotesi di un’alleanza tra Surovikin e Prigozhin, secondo alcuni funzionari statunitensi, aiuterebbe a spiegare come mai il capo della Wagner sia ancora vivo. A proposito del messaggio di Surovikin alla Wagner durante il golpe, c’è chi dice che fosse simile «al video di un ostaggio». Surovikin, soprannominato “Generale Armageddon”, era stato destituito proprio per dare un segnale alla Wagner all’epoca.
L’ostaggio
Il linguaggio del corpo del generale, sostengono, suggeriva un grande disagio nel dover denunciare un ex alleato. Mentre un altro generale russo, Vladimir Alekseyev, ha definito in un appello la rivolta come «una pugnalata alle spalle del presidente». Ma c’è un altro filmato che lo ritrae mentre parla proprio con Prigozhin a Rostov, dove la Wagner aveva occupato le strutture militare. Altri esperti indipendenti e funzionari statunitensi e alleati sostengono che Prigozhin sembrava credere che l’esercito si sarebbe rivoltato e si sarebbe schierato con lui mentre la Wagner marciava su Mosca.
Secondo il politologo Edward Luttwak invece quella di Prigozhin è stata «un’azione sindacale, tipo cortei dei postini o dei ferrovieri, non come la marcia di Mussolini su Roma. Alla presa di Rostov sul Don abbiamo visto gente che passeggiava tra i carri armati mangiando gelato. Ma il colpo di Stato si fa di notte e di nascosto, non si annuncia per mesi e mesi…».
(da Open)
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Giugno 28th, 2023 Riccardo Fucile
NATO IN SIBERIA, È LAUREATO IN INGEGNERIA E NON HA MAI FATTO IL SERVIZIO MILITARE… COLLEZIONA SPADE ED È AL GOVERNO DAL 1991: I SUOI LEGAMI CON PUTIN SONO DI LUNGHISSIMA DATA, TRA FOTO A PETTO NUDO DURANTE LA PESCA E PARTITE DI HOCKEY
A ipotizzare una sua uscita di scena ieri era anche il think tank statunitense Institute for the Study of War. Ma se tanti in queste ore hanno fatto il nome di Alexej Dyumin […] come suo possibile successore, dopo giorni di silenzio il ministro della Difesa russo è ricomparso ieri in un video in cui si mostra sul fronte ucraino. Poco importa che non si conosca la data della visita, il segnale è chiaro.
L’acerrimo nemico di Prigozhin, l’uomo che il capo della Wagner ha insultato in ogni modo possibile augurandogli perfino la fucilazione, non è certo il tipo che molla senza giocarsi tutte le carte. Al potere fin dal 1991, Shoigu ha legami con il presidente russo che risalgono a ben prima dell’avvento di Prigozhin.
Padre tuvano (un gruppo etnico siberiano) e madre ucraina, Shoigu nacque proprio all’inizio della Guerra Fredda. Laureato in ingegneria in Siberia (e dunque non a San Pietroburgo come gran parte dell’establishment putiniano), inizia la sua ascesa nel 1994, quando nei primi anni della presidenza di Boris Eltsin viene nominato ministro per le emergenze. Dopo la caduta di Eltsin, resta saldamente ancorato al potere fino al 2012, quando Putin lo mette a capo della Difesa.
Per capire la psicologia del personaggio, non va dimenticato che colleziona spade giapponesi e coltelli sacrificali aztechi. Si dice poi che sia astemio, cosa non proprio comune in Russia. Nonostante non abbia mai fatto il servizio militare o combattuto al fronte, ama smisuratamente le medaglie e le divise.
Shoigu e Putin sono stati spesso avvistati insieme nei boschi siberiani, a pesca o a caccia, accomunati, oltre dalla posa da muzhik (veri uomini russi), dalla passione per l’hockey e il carattere schivo. Due profili compatibili, a tal punto che più d’una volta la stampa russa ha presentato Shoigu come uno dei pochi veri amici del presidente
I sondaggi lo danno come secondo personaggio più popolare del Paese e possibile successore di Putin. Ma è con l’inizio dell’invasione in Ucraina che l’immagine pubblica di Shoigu si appanna definitivamente. Dopo essere stato tra i più accesi sostenitori dell’«operazione» […], diventa chiaro che non può rivendicare nessun successo sul campo.
Con il ritiro delle truppe russe da Kherson, inizia la guerra con Prigozhin: nella narrativa imposta dall’«eroe di Bakhmut», il ministro è colpevole del massacro di soldati, mandati a morire senza equipaggiamento e armi. Pericoloso per un uomo schivo che ama le medaglie.
Pochi giorni prima della marcia su Mosca, durante una visita ufficiale, in un filmato si vede Putin voltare visibilmente le spalle a Shoigu. Segni premonitori? Linguaggio del corpo? Difficile dire. Ma di sicuro la crisi di palazzo di Mosca sta mettendo in pericolo la sopravvivenza del ministro più longevo del Cremlino .
(da Il Corriere della Sera)
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Giugno 28th, 2023 Riccardo Fucile
NELL’ULTIMA TORNATA ELETTORALE, STRAVINTA DAI CONSERVATORI DI MITSOTAKIS, SONO STATI ELETTI 13 DEPUTATI DEL PARTITO “SPARTIATES”, EREDE DI “ALBA DORATA” (RICONOSCIUTO COME ORGANIZZAZIONE TERRORISTICA NEO-NAZI E SCIOLTO NEL 2020) – IL PARTITO, CHE SI DEFINISCE DI “DESTRA PATRIOTTICA POPOLARE E NAZIONALISTA” ED È STATO FONDATO DA VASILIS STIGAS, HA PRESO IL 4,7% DEI VOTI
Un elmo per vessillo e il nome che evoca la disciplinata città-
Stato che sconfisse Atene nella guerra del Peloponneso. Sono gli Spartiates, gli spartani, movimento politico di estrema destra, la vera sorpresa di queste elezioni greche dove tutto era annunciato: a partire dalla vittoria del partito conservatore Nea Dimokratia di Kyriakos Mitsotakis, il premier uscente che dopo aver vinto le elezioni col proporzionale un mese fa, ha scommesso sul ritorno alle urne pur di ottenere la maggioranza assoluta, usufruendo della nuova legge — da lui varata — che segnava il ritorno al premio di maggioranza.
Autorizzati a scendere in campo solo tre settimane fa, gli spartani si sono affermati molto bene: col 4,7 per cento entrano in Parlamento con ben 13 deputati. Partito finora poco noto, è stato fondato nel 2017 da Vasilis Stigas, ex tecnico di aeroplani e youtuber conservatore.
Nazionalista, euroscettico, anti-immigrati, populista di destra secondo gli analisti, Spartiates preferisce definirsi “destra patriottica popolare”, espressione di “un sano nazionalismo greco che mette al centro Patria, religione, famiglia”. Finora ha partecipato solo a coalizioni politiche e pure la sua ammissione alla competizione appena conclusa è recente: la Corte Suprema ne ha infatti accettato la candidatura solo lo scorso 8 giugno.
Il giorno dopo, il 9, ha però ottenuto il cruciale appoggio di Ilias Kasidiaris, ex portavoce e deputato del partito neonazi Alba Dorata, sciolto d’imperio nel 2020 dopo essere stato riconosciuto come organizzazione terroristica.
Quell’appoggio annunciato il 9 giugno, dicono ora i media greci, non è stato casuale Spartiates è di fatto una costola di Alba Dorata (ne raccoglie l’elettorato, visto che le percentuali sono simili a quelle ottenute dai neo nazi in passato) e nelle sue liste ci sono 10 membri del Partito Nazionale, compreso uno degli avvocati di Kasidiaris.
(da agenzie)
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Giugno 28th, 2023 Riccardo Fucile
“SAREI MOLTO SORPRESO SE FOSSE ANCORA CON NOI TRA QUALCHE MESE. PUTIN HA IMPRIGIONATO E ASSASSINATO PERSONE PER MOLTO MENO DI QUELLO CHE HA FATTO LUI. È INCONCEPIBILE CHE GLI PERMETTA DI VIVERE PIÙ A LUNGO DI QUANTO SIA NECESSARIO”
Il comandante del gruppo Wagner, Yevgeny Prigozhin, è un “morto che cammina” dopo aver guidato l’abortita marcia su Mosca. E’ l’opinione di Ian Bremmer, presidente della società di rischio geopolitico Eurasia Group, secondo cui è chiaro che Prigozhin sarà giustiziato per il suo tentativo di colpo di stato, nonostante le assicurazioni pubbliche del Cremlino.
“Sarei molto sorpreso se fosse ancora con noi tra qualche mese”, ha osservato Bremmer sulla Cnbc. “Putin ha imprigionato e assassinato persone per molto meno di quello che Prigozhin gli ha fatto”, ha proseguito. “È inconcepibile per me che Putin gli permetta di vivere più a lungo di quanto sia assolutamente necessario”, ha aggiunto.
Il New York Post riporta inoltre le parole dell’ex capo dell’esercito russo e ufficiale dell’intelligence Igor Girkin su Telegram: “Non credo che tutti i comandanti e combattenti di Wagner meritino di essere fucilati. Ma impiccare ‘Cook’ per la ribellione e l’omicidio dei nostri ufficiali è semplicemente necessario per la conservazione della Russia come stato”, ha scritto, riferendosi al soprannome di Prigozhin come ‘chef di Putin’ per aver fatto fortuna assicurandosi lucrosi contratti di ristorazione con il governo russo.
(da agenzie)
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Giugno 28th, 2023 Riccardo Fucile
IL MODELLO SONO LE CENSURE ORBANIANE
Polemiche sul nuovo contratto di servizio Rai. Il motivo: dal
nuovo documento, anticipato da Repubblica, scompare la valorizzazione giornalismo d’inchiesta e allo stesso tempo viene introdotto l’obbligo, per il Servizio pubblico, di contribuire “alla promozione della natalità e della genitorialità”. Punti contestati dalla segretaria del Pd Elly Schlein, ma non solo. Perché oltre alla leader dem, al coro di polemiche si accoda anche un pezzo del mondo dell’informazione. È il caso del conduttore di Report, Sigfrido Ranucci, e del presidente della Federazione nazionale stampa italiana, Vittorio Di Trapani.
“Nel contratto di servizio Rai viene tolta la valorizzazione del giornalismo di inchiesta e invece inserita la promozione della natalità. Che significa e come incide sulla programmazione?”, si domanda Schlein, che aggiunge: “Un governo di ipocriti che intanto aumenta la precarietà e sta per tagliare il Pnrr sui nidi”. Per Alessandro Zan, responsabile diritti del Pd, “eliminare la valorizzazione del giornalismo d’inchiesta e inserire la promozione della natalità nel contratto di servizio Rai significa applicare in pieno il modello Orbàn”. Anche il M5S, attraverso il capogruppo in commissione Vigilanza Dario Carotenuto, parla di “atto gravissimo” e attacca: “Un’azienda come la Rai non può non citare un elemento così rilevante per l’informazione in un documento così importante come il contratto di servizio”, dice il deputato .
“Mi risulta che il contratto di servizio presentato alla Rai sia stato privato di una parte che c’era nel vecchio contratto di servizio che riguardava la valorizzazione del giornalismo d’inchiesta”, dice Ranucci intervistato dal programma di Radio 1 Forrest. Il conduttore di Report accusa direttamente il governo: “Se questo fosse vero sarebbe gravissimo, perché a fare il contratto di servizio è stato il ministero del Made in Italy, guidato da Urso, che è stato oggetto di un’inchiesta di Report”. E conclude: “Se il ministro oggetto di un’inchiesta priva la Rai della valorizzazione del giornalismo di inchiesta secondo me è un bruttissimo segnale – prosegue -. Sono convinto che è stato solo un errore di disattenzione e che quella parte verrà ripristinata il prima possibile”.
Duro anche il presidente dell’Fnsi. “È vero che nella bozza del contratto di servizio portata in Cda Rai è sparito ogni riferimento all’obbligo di “valorizzare e promuovere la propria tradizione giornalistica d’inchiesta”? Perché?”, scrive su su Twitter. Non solo: sono diversi le criticità riscontrate da Di Trapani. “Il precedente contratto di servizio era imperniato sul principio generale del ‘favorire la coesione sociale’. È vero che nelle bozze del nuovo testo questo valore viene fortemente ridimensionato fino a ridurlo a un inciso in un articolo fuori contesto sul Made in Italy?”. E ancora: “Nel nuovo testo accanto all’obbligo già esistente di ‘diffondere i valori della famiglia e della genitorialità’ si introduce quello della ‘natalità’. Questo vuol dire che non avranno pari dignità posizioni diverse – pienamente legittime e legali – presenti nella società?”.
(da agenzie)
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Giugno 28th, 2023 Riccardo Fucile
IL RACCONTO DELLA DELEGAZIONI DI PARLAMENTARI EUROPEI IN MISSIONE A LAMPEDUSA… L’EUROPA NON TUTELA PIU’ LA VITA DEI SOGGETTI VULNERABILI, CEDENDO ALL’INTERNAZIONALE SOVRANISTA SI GIUSTIFICA UN CRIMINE
Dal 19 al 22 giugno scorsi, una rappresentanza di deputati della Commissione Libertà Civili del Parlamento europeo si è recata in missione a Lampedusa, per verificare le condizioni all’interno dell’hotspot che ospita i migranti sbarcati sull’isola e confrontarsi con le realtà pubbliche e private che operano nel campo dell’immigrazione e del soccorso in mare. Della delegazione, faceva parte anche la parlamentare tedesca di The Left Cornelia Ernst, a cui abbiamo chiesto di raccontare quello che ha visto e quali sono stati i risultarti della missione.
Durante la sua missione a Lampedusa, ha avuto l’opportunità di visitare l’hotspot dell’isola che in quei giorni ospitava oltre 800 persone. Quali sono le condizioni di vita dei migranti all’interno della struttura?
Non ci è stato permesso di entrare in tutti gli edifici, le autorità hanno detto che era complicato a causa del gran numero di persone ospitate. Non è stata la mia prima volta nell’hotspot, sono stata lì altre volte e devo dire che rispetto alle precedenti, la situazione che ho potuto vedere mi è sembrata molto migliore. Inoltre, ci è stato detto che c’è un grande ricambio e che le persone rimangono lì circa 48 ore. Ricordo che nel 2014 le persone si trovavano in condizioni terribili, vivevano in strutture di cartone e dormivano su materassi all’aperto, anche per 3 settimane.
Quali sono i bisogni e le richieste dei migranti che ha incontrato nell’hotspot?
Le persone che abbiamo incontrato erano state salvate in mare, nei tre giorni precedenti alla nostra visita. Quindi, avevano molte domande sul loro futuro, su dove sarebbero state trasferite. I minori ci hanno detto che avrebbero dovuto rimanere più a lungo, a causa della mancanza di sistemazioni per i giovani. Molti di loro hanno bisogno di supporto psicosociale: le organizzazioni nell’hotspot – che siano la Croce Rossa, Save the Children o l’UNHCR – cercano di fornirlo ai nuovi arrivati, ma i numeri sono elevati, quindi è complicato e il supporto dopo il loro trasferimento è incerto. La maggior parte delle donne poi è stata vittima di violenza di genere, molte sono state violentate durante il viaggio e arrivano incinte. Una delle necessità allora è che a queste giovani donne venga fornita informazione sulla possibilità di interrompere la gravidanza. Questo è essenziale e al momento non viene fatto: ogni donna che arriva incinta dovrebbe ricevere l’informazione e la possibilità di scelta.
A Lampedusa, ha anche avuto un incontro con rappresentanti delle Organizzazioni Non Governative che operano nel Mar Mediterraneo. Alcuni mesi fa, il governo italiano ha approvato nuove regole più restrittive per le missioni di ricerca e soccorso delle Ong. Ne avete discusso?
Abbiamo sentito direttamente dalle Ong come il recente decreto abbia influenzato il loro lavoro, cruciale per salvare vite umane. Durante il nostro soggiorno, la nave Open Arms ha dovuto navigare per quattro giorni verso Nord, per far sbarcare 117 persone, mettendo così a rischio la vita dei soggetti vulnerabili. L’obiettivo di attaccare le Ong è chiaro, perché invece le imbarcazioni della Guardia Costiera o della Guardia di Finanza hanno il diritto di sbarcare nel porto più vicino. Durante la nostra permanenza, abbiamo potuto vedere gli sbarchi ogni notte. Navigare per quattro giorni per Open Arms comporta una spesa di 40.000 euro e impedisce alla nave di restare in mare, per salvare più vite. Durante questa settimana si sono verificati molti naufragi lungo la rotta verso Lampedusa, è vergognoso che non vengano utilizzate appieno tutte le risorse disponibili, a causa di questo decreto. Ho potuto visitare la nave Aurora di Sea Watch che è attualmente trattenuta nel porto di Lampedusa, solo perché l’equipaggio ha valutato di non poter navigare per altre 32 ore, con persone molto vulnerabili, a bordo di una piccola imbarcazione. Queste disposizioni mettono a rischio la vita delle persone.
Cosa può dirci del faccia a faccia con gli ufficiali di Frontex? Quali sono state le sue impressioni? .
Avevo molte domande per gli ufficiali di Frontex, alla luce di tutti i rapporti che ho letto. Una di queste riguardava i debriefing delle persone appena arrivate. Abbiamo avuto segnalazioni da altri luoghi, sul fatto che questi debriefing non siano volontari, ma che le persone siano costrette ad accettarli e che vengano acquisiti dati personali. Loro mi hanno assicurato che nell’hotspot di Lampedusa è tutto volontario e completamente anonimo. Tuttavia, sono rimasta perplessa dal fatto che chiedano a chi arriva se è un migrante economico e questo viene utilizzato nell’analisi del rischio. Parliamo di persone vulnerabili, appena salvate. Ho anche posto molte domande sulle informazioni che Frontex trasmette ai cosiddetti guardacoste libici. Ho chiesto se inviano messaggi Whatsapp, come riportato dai media. Mi hanno detto che ciò sarebbe illegale, ma so che lo fanno, quindi molte questioni sono rimaste senza risposta. Trasmettere informazioni alle milizie libiche è chiaramente un crimine per me, considerando i delitti contro l’umanità commessi in Libia. Non è solo disumano, ma è anche un crimine.
A Lampedusa, ha osservato il lavoro di tutti gli attori coinvolti nella prima linea delle rotte migratorie verso l’Europa, non solo associazioni o organizzazioni private, ma anche autorità pubbliche come la Guardia Costiera. Pensa che siano adeguatamente supportate dal governo italiano e dalle istituzioni europee?
I finanziamenti dell’UE per l’immigrazione seguono un’agenda securitaria, piuttosto che umanitaria. Il supporto operativo viene da Frontex, che è complice dei respingimenti da anni. Questa è una scelta politica. Esiste un’assistenza, ma viene utilizzata per fortificare le frontiere, invece che aiutare le organizzazioni e le autorità coinvolte nel soccorso e ricerca. Mentre ero a Lampedusa, sono salita sulla nave di soccorso Dattilo della Guardia Costiera italiana e ho assistito a una dimostrazione di soccorso in mare. Questo è giusto, la guardia costiera ha un’unica missione: salvare vite. Ma il problema sono gli ordini. Ci sono molte domande che sorgono, sulle istruzioni impartite dal Ministero dell’Interno. Ad esempio, perché la nave Dattilo per mesi non è stata a Lampedusa a condurre operazioni di soccorso in mare, ma è stata spostata a Mar Ionio? In passato, ogni volta che ho incontrato la Guardia Costiera italiana, mi hanno sempre detto che ogni singola imbarcazione che lasciava la Libia era un’imbarcazione in pericolo, non c’era bisogno di chiamate di soccorso, i salvataggi avvenivano in modo proattivo. Perché non è più così? Quello di cui abbiamo bisogno è chiaramente un’operazione di Ricerca e Soccorso civile europea nel Mediterraneo – come quella che abbiamo avuto con Mare Nostrum – ma questa volta con il sostegno e la solidarietà dell’UE. Ora, come possiamo vedere dai numerosi naufragi, stiamo lasciando morire persone in mare, violando il diritto marittimo internazionale. Parliamo di esseri umani, questo è inaccettabile.
Cosa ha imparato dalla sua missione a Lampedusa e come tradurrebbe questi insegnamenti all’interno delle politiche europee?
Sono passati dieci anni, da quando l’UE ha detto “mai più”, dopo che oltre 300 persone hanno perso la vita al largo delle coste di Lampedusa. Ma solo la scorsa settimana, ci sono state più di 600 persone disperse e presumibilmente morte in Grecia, decine di persone morte alle Isole Canarie. E ancora, durante il mio soggiorno a Lampedusa, 3 persone sono scomparse e c’è stato un altro naufragio con 40 persone disperse, il giorno dopo la mia partenza. Le scarpe dei bambini sono state ritrovate sulla riva. E ovviamente ce ne sono molte altre. Le persone cercheranno sempre una vita migliore, è nella natura umana. Si sale su una barca pericolosa, quando il viaggio sembra meno rischioso rispetto a ciò che si lascia alle spalle. Quello che ho imparato è che le politiche dell’UE mantengono i trafficanti di esseri umani in attività. I governi di estrema destra in Italia e Grecia spingono le guardie costiere a non rispondere alle chiamate di soccorso come dovrebbero, come abbiamo visto a Cutro e Pilos. La criminalizzazione delle barche delle Ong porta più morti nel Mediterraneo. Sono stata ispirata dal lavoro instancabile delle Ong e dei primi soccorritori, che operano in un ambiente sempre più ostile. Riporterò tutto questo a Bruxelles e solleverò la questione nelle nostre prossime riunioni di commissione e sessioni plenarie, in cui chiederemo risposte, dopo i recenti naufragi. Continuerò a fare pressioni affinché le Ong non siano criminalizzate, continuerò a fare domande sulla connessione tra Frontex e i respingimenti e continuerò a chiedere un’azione europea urgente e umanitaria, per evitare ulteriori morti in mare.
Il nuovo Patto sulla Migrazione e l’Asilo è un passo nella giusta direzione? Se no, come dovrebbe essere modificato?
Il Patto rappresenta la morte del diritto d’asilo così come lo conosciamo. È un attacco frontale ai diritti umani e allo Stato di diritto. Introdurrà una maggiore militarizzazione delle frontiere, più detenzioni, procedure d’asilo scadenti, deportazioni ed esternalizzazioni delle frontiere. I ministri hanno ceduto alle pressioni dell’estrema destra, promuovendo una narrazione basata sulla paura, quando la verità è che la migrazione è un fenomeno umano, è sempre esistita e sempre esisterà. L’Ue si è resa complice dell’agenda pericolosa dell’estrema destra. Questa è un vergognoso tradimento della storia europea. Ma non deve essere necessariamente così. L’Ue ha accolto un numero senza precedenti di persone che fuggivano dalla guerra della Russia contro l’Ucraina, con umanità e compassione. Vorremmo vedere questo approccio esteso a tutti. Ciò significa mettere i diritti umani al centro, fornire percorsi sicuri verso l’Europa e offrire una vera possibilità alle persone che iniziano la nuova vita nel nostro continente
(da Fanpage)
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