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È INUTILE PUNIRE “AIRBNB” SE POI IN ITALIA I PRIVATI FANNO COME CAZZO GLI PARE: NEL NOSTRO PAESE CI SAREBBERO CIRCA 150 MILA BED & BREAKFAST “FANTASMA”

Novembre 9th, 2023 Riccardo Fucile

L’ULTIMO RAPPORTO DELL’ASSOCIAZIONE CHE LI RAPPRESENTA DICHIARA CHE CE NE SONO 35 MILA, MA PER L’ISTAT IN REALTA’ SAREBBERO ALMENO 188 MILA, UN GIRO D’AFFARI SOMMERSO DI 3 MILIARDI DI EURO, QUASI INTERAMENTE A GESTIONE “NON IMPRENDITORIALE”

Come annota l’economista e studioso delle diseguaglianze Thomas Piketty, stiamo tornando al mondo di Balzac, fatto di ereditieri. E in Italia i lasciti sono soprattutto sotto forma di mattone. Che messo a reddito sotto forma di camere in affitto per turisti è così un affare da aver fatto crescere da noi una “Generazione Airbnb”.
Secondo l’ultimo rapporto dell’associazione che li rappresenta i B&B in Italia sarebbero 35mila. Ma l’Istat ha recentemente censito 188mila “esercizi extra alberghieri, che ricomprendono quelli che mettono a disposizione con affitti anche di pochi giorni interi appartamenti con uso cucina. I letti messi in locazione sono passati da 2,2 milioni nel 2004 a quasi 3 nel 2021. Ma il fenomeno è più esteso perché non è facile stanare il sommerso, come sa il governo, non più intenzionato ad alzare la cedolare secca dal 21 al 26% sugli affitti brevi se non dalla seconda abitazione in su.
Che in questo campo la fa da padrona come dimostra il sequestro da 779 milioni della GdF a Airbnb per non avere versato per 5 anni le ritenute sugli affitti: un sommerso da 3,7 miliardi di euro solo per B&B e case vacanze presenti sulla piattaforma. Solo a Roma il Comune andando a spulciare gli annunci online ho scovato 12mila locazioni in nero. Il che proiettando il dato su scala nazionale porta a stimare tra B&B e affitti brevi un giro d’affari sommerso da 3 miliardi. Che per il 70% è a gestione “non imprenditoriale”, ossia condotta da chi non ha nemmeno la partita Iva.
(da agenzie)

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“LA GUERRA DI GAZA? PER NETANYAHU E MINISTRI ESTREMISTI RELIGIOSI È UN CORRIDOIO PER CREARE IL CAOS”: L’EX PREMIER EHUD OLMERT MENA DURO SUL PREMIER ISRAELIANO

Novembre 9th, 2023 Riccardo Fucile

“VOGLIONO APPROFITTARNE PER BUTTARE ALL’ESTERO I PALESTINESI DEI TERRITORI OCCUPATI E QUINDI ANNETTERLI ALLO STATO EBRAICO. PER LORO ANCHE GLI ARABI ISRAELIANI DOVREBBERO ESSERE SCACCIATI. RISCHIAMO LA GUERRA REGIONALE PER QUESTI MESSIANICI CRIMINALI”

«Corriamo il pericolo gravissimo che Benjamin Netanyahu e i suoi alleati fanatici approfittino della crisi di Gaza per scacciare i palestinesi da tutti i territori occupati. Rischiamo la guerra regionale per questi messianici criminali».
A 78 anni Ehud Olmert parla a cuore aperto. «Dobbiamo fermarli, vanno anche contro la maggioranza degli israeliani, mi appello alla comunità internazionale che ci aiuti a farlo», esclama colui che per lungo tempo è stato tra i leader della destra nazionalista del partito Likud.
Ex sindaco di Gerusalemme dal 1993 al 2003, premier dal gennaio 2006 all’aprile 2009, volle l’operazione Piombo Fuso contro Hamas a Gaza terminata nel gennaio 2009, ma cercò anche un compromesso con Abu Mazen sino a promettere la divisione di Gerusalemme. Fu infine costretto a dimettersi dopo esser stato condannato al carcere per corruzione.
Netanyahu e il suo governo una minaccia per Israele?
«Certo, lui e ministri estremisti religiosi come Bezalel Smotrich e Itamar Ben-Gvir non considerano la guerra di Gaza come un modo per distruggere Hamas, bensì come un corridoio per creare il caos, la fine dei tempi che per loro è parte di un disegno divino, approfittarne per buttare all’estero i palestinesi dei territori occupati e quindi annetterli allo Stato ebraico. Per loro anche gli arabi israeliani dovrebbero essere scacciati».
La soluzione?
«Israele deve annunciare subito che alla fine della battaglia contro Hamas è disposto a ritirare le truppe da Gaza a favore dell’arrivo di una forza di pace internazionale, destinata ad assumere il controllo per un tempo limitato. Va poi reso noto che noi siamo pronti a riprendere i negoziati per la partizione della terra e la creazione di uno Stato palestinese. Ora più che mai è necessaria una soluzione politica. Solo così la comunità internazionale potrà sostenere la nostra battaglia contro Hamas».
Che tipo di forza internazionale?
«Per esempio quella che comprende le truppe Nato, con il contingente italiano, nel Libano meridionale».
Quindi smantellare le colonie ebraiche della Cisgiordania?
«Assolutamente sì. Noi ci terremo circa il 4,4 per cento delle terre occupate nel 1967, specie quelle nella zona di Gerusalemme e compenseremo i palestinesi con altre terre. Hanno tutti i diritti di avere la loro capitale a Gerusalemme est ».
Ma lei sa bene che oggi lo Stato palestinese è impossibile, le colonie ebraiche sono ovunque e Abu Mazen è debole, corrotto, marginalizzato.
«Se vogliamo esistere come Stato democratico dobbiamo separarci dai palestinesi. Non abbiamo alternativa: non vogliamo l’apartheid, non vogliamo l’espulsione forzata, vogliamo il nostro Stato più piccolo ma sicuro».
(da agenzie)

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LA RUSSA “ESPUGNA” IL PICCOLO DI MILANO

Novembre 9th, 2023 Riccardo Fucile

GERONIMO, IL FIGLIO MAGGIORE DEL PRESIDENTE DEL SENATO, ENTRA NEL CDA DEL PIU’ IMPORTANTE TEATRO PUBBLICO DI PROSA, SU INDICAZIONE DEL MINISTERO DELLA CULTURA GUIDATO DA SANGIULIANO

Geronimo La Russa entra nel consiglio di amministrazione del Piccolo. Il ministero della Cultura sceglie il figlio maggiore del presidente del Senato come suo rappresentante nel board del teatro pubblico di prosa più importante d’Italia. Il cognome è ingombrante, la nomina è destinata a far discutere: 43 anni, avvocato nello studio legale di famiglia, passioni più sportive e mondane che culturali,
Geronimo La Russa, oltre a essere presidente dell’Aci, fa parte di svariati consigli di amministrazione: da quello di M4 Spa, la società che sta gestendo e realizzando la linea blu della metropolitana, a quello di Sara Assicurazioni, passando per Milan RealEstate, M-I Stadio srl, alcune finanziarie e la holding H14, di cui è membro insieme agli amici Barbara, Eleonora e Luigi Berlusconi. Insomma, le poltrone non gli mancano, ma se ne aggiudica comunque un’altra, in una roccaforte della cultura che, fosse anche solo per ragioni di galateo, dovrà cominciare a frequentare.
Con la designazione di La Russa, che va ad affiancarsi a Massimiliano Finazzer Flory, ex assessore alla cultura del Comune di Milano (giunta Moratti) ed Emanuela Carcano, entrambi in quota Regione, e a Enrico Brambilla, ex consigliere regionale (capogruppo Pd) ed ex sindaco di Vimercate, nominato dalla Camera di Commercio, il mosaico del nuovo board del Piccolo è quasi completato.
Quasi perché mancano ancora due caselle, quelle più strategiche, di pertinenza del Comune, che oltre a un consigliere, esprime anche il presidente. Ruolo per il quale è tornato in primo piano il nome di Piergaetano Marchetti. Non ancora confermato, ma candidato sempre più plausibile di Palazzo Marino dentro un cda dove gli equilibri, anche e soprattutto politici, sono chiaramente cambiati dai tempi in cui ministro era Dario Franceschini e l’asse Roma-Milano era un po’ più solido.
(da agenzie)

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DOPPIO CETRIOLO PER LO STATO ITALIANO: NON HA INCASSATO 780 MILIONI DI TASSE DA AIRBNB E NON PUÒ SEQUESTRARE UN BEL NIENTE PERCHÉ LA MULTINAZIONALE NON HA BENI AGGREDIBILI IN ITALIA

Novembre 9th, 2023 Riccardo Fucile

IL PROVVEDIMENTO DELLA PROCURA DI MILANO RISCHIA DI ESSERE INUTILE E LE ALTERNATIVE SONO DUE: O AIRBNB COLLABORA, OPPURE I MAGISTRATI DOVRANNO PROVARE A ESEGUIRE IL SEQUESTRO IN IRLANDA, PAESE DOVE HA SEDE LA FILIALE EUROPEA DELLA SOCIETÀ. MA DUBLINO SI OPPONE AI SEQUESTRI NEI PAESI UE

È un decreto di sequestro preventivo da 780 milioni di euro, ma la differenza — tra che resti un foglio di carta o che diventi invece un salvadanaio vero per lo Stato — sta paradossalmente nelle mani di Airbnb, cioè proprio della piattaforma americana degli affitti brevi la cui filiale irlandese è bersaglio del provvedimento della gip Angela Minerva per il mancato versamento nel 2017-2021 come sostituto d’imposta della cedolare secca del 21% sugli affitti intermediati.
La multinazionale non ha infatti beni aggredibili in Italia, e cercare di eseguire il sequestro in Irlanda sarebbe non semplice e sicuramente non breve perché l’Irlanda, insieme alla Danimarca, è l’unico Paese che non applica il regolamento del 2018 per il riconoscimento reciproco dei sequestri nei Paesi dell’Unione europea.
Dunque o Airbnb [assumerà spontaneamente un approccio collaborativo e metterà a garanzia conti correnti o beni all’estero; oppure, se cercherà di evitare quell’«effetto valanga» a livello europeo che i manager temevano nelle loro mail interne, i magistrati milanesi dovranno provare a eseguire il sequestro con l’arma non proprio puntuta della vecchia decisione-quadro del 2003. Che non solo è più farraginosa, ma lascia anche a Dublino parecchi margini in più per meline.
Sinora da Airbnb hanno fatto solo sapere lunedì sera di essere «sorpresi e amareggiati dall’azione annunciata dal procuratore della Repubblica», «fiduciosi di aver agito nel pieno rispetto della legge», e «intenzionati a esercitare i nostri diritti». Non è quindi forse un caso che, nel motivare la richiesta al gip di sequestro, i pm Polizzi-Roveda-Serafini paventino il pericolo che i 780 milioni, oltre a poter «essere reimpiegati nella medesima attività commerciale e generare quindi ulteriori ipotesi di reato per le annualità successive, siano destinati ad altri investimenti finanziari, che renderebbero più difficile l’identificazione della provenienza delittuosa del denaro e potrebbero integrare riciclaggio e autoriciclaggio».
(da agenzie)

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COMINCIA IL GRAN BALLO PER IL GIUDICE DELLA CORTE COSTITUZIONALE CHE SUBENTRERÀ AL POSTO DI SILVANA SCIARRA: FUMATA NERA IN PARLAMENTO ALLA PRIMA VOTAZIONE

Novembre 9th, 2023 Riccardo Fucile

IL CANDIDATO DI FRATELLI D’ITALIA È FRANCESCO SAVERIO MARINI, FIGLIO DI ANNIBALE, PRESIDENTE EMERITO DELLA STESSA CONSULTA MA, SOPRATTUTTO, COLUI CHE HA SCRITTO LA RIFORMA DEL PREMIERATO A GIORGIA MELONI, FORTEMENTE CONTESTATA DA EMINENTI COSTITUZIONALISTI (VIOLANTE, CASSESE E FLICK, TRA GLI ALTRI)… QUANDO LA RIFORMA ARRIVERÀ ALLA CONSULTA CHE FARÀ?

Comincia in salita il gran consulto della politica per la Consulta. Alla vigilia della scadenza del mandato del vertice della CORTE COSTITUZIONALE, dal Presidente Silvana Sciarra ai vice Presidenti Daria De Pretis e Nicolò Zanon, nulla di fatto nella votazione del Parlamento riunito in seduta comune per l’elezione del giudice che subentrerà alla Presidente uscente, eletta il 6 novembre 2014. De Petris e Zanon vennero invece nominati dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano il 18 ottobre 2014, ma tutti e tre entrarono in carica l’11 novembre di quell’anno.
In settimana il Presidente Sergio Mattarella renderà note le nomine dei due nuovi giudici Costituzionali. In considerazione dell’uscita dalla Consulta della Presidente Sciarra si presume che almeno uno dei due nomi possa essere, fra le altre candidate, quello dell’Avvocato Generale dello Stato, Gabriella Palmieri Sandulli, o della docente di Diritto COSTITUZIONALE all’Università di Catania Ida Angela Nicotra, moglie del consigliere del Csm Felice Giuffrè. Per l’altro nome che potrebbe essere scelto dal Quirinale da più parti viene indicato il Professore Massimo Luciani, già presidente dell’Associazione italiana dei costituzionalisti.
Nella votazione del Parlamento non è stata raggiunta la maggioranza dei due terzi dei componenti l’Assemblea, richiesta nei primi tre scrutini, pari a 404 voti. Questo l’esito della votazione: 429 schede bianche, 28 nulle e 2 voti dispersi. Cinque i voti andati al Vice Ministro della Giustizia Francesco Paolo Sisto di Forza Italia. Il Parlamento sarà riconvocato in seduta congiunta. In vista dell’imminente vacatio della Presidenza, il collegio dei giudici costituzionali ha intanto indicato all’unanimità come presidente pro tempore Augusto Barbera, sul quale é previsto convergeranno successivamente i voti per l’elezione alla Presidenza effettiva della CORTE.
Entro i prossimi 12 mesi completeranno il mandato altri tre giudici della Consulta: Franco Modugno, Augusto Barbera e giulio Prosperetti, eletti nel 2015 dal Parlamento. Fra i nomi dei probabili candidati che circolano negli ambienti politici figurano, per il centrosinistra, quello l’ex Ministro Anna Finocchiaro e per il centrodestra, tendenza FdI, il professore universitario romano Francesco Saverio Marini, figlio del Presidente emerito della stessa Consulta.
La CORTE COSTITUZIONALE è composta da quindici giudici: cinque eletti dal Parlamento, cinque nominati dal Presidente della Repubblica e cinque da tre collegi della Cassazione e del Consiglio di Stato. Il loro mandato dura nove anni.
(da agenzie)

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IN ITALIA LE TASSE LE PAGANO I SOLITI COGLIONI: IL 14% DEGLI ITALIANI PAGA QUASI I DUE TERZI DELLE TASSE

Novembre 9th, 2023 Riccardo Fucile

SI TRATTA DI POCO PIÙ DI 5 MILIONI DI CONTRIBUENTI CON UN REDDITO SUPERIORE A 35MILA EURO CHE SI RITROVANO A TENERE IN PIEDI IL WELFARE STATE… SE IL NORD CONTRIBUISCE PER 100,6 MILIARDI, PARI AL 57,43% DEL TOTALE, IL CENTRO NON VA OLTRE I 38,2 MILIARDI E IL SUD 36,3 MILIARDI

Nel nostro Paese le tasse di un contribuente vengono pagate per un abitante e mezzo. E’ un carico che pesa soprattutto sui contribuenti con più reddito superiori a 35mila euro (13,94% del totale) che si ritrovano a versano quasi due terzi delle imposte dei redditi sulle persone fisiche. E’ quanto emerge dalla Settima regionalizzazione sul Bilancio del sistema previdenziale italiano a cura del Centro studi e ricerche itinerari previdenziali, presentata oggi al Cnel in collaborazione con Cida-Confederazione italiana dirigenti e alte professionalità.
Dall’analisi risulta che il totale dei redditi prodotti nel 2021 e dichiarati nel 2022 ai fini Irpef è ammontato a 894,162 miliardi, per un gettito generato di 175,17 miliardi (157 per l’Irpef ordinaria; 12,83 per l’addizionale regionale e 5,35 per l’addizionale comunale), in crescita rispetto ai 164,36 miliardi dell’anno precedente.
Aumentano anche i dichiaranti (41.497.318) e i contribuenti/versanti, vale a dire coloro che versano almeno 1 euro di Irpef, che salgono a quota 31.365.535, valore più alto registrato dal 2008: a ciascun contribuente, corrispondono però di fatto 1,427 abitanti.
Scendendo nel dettaglio, per quanto riguarda la distribuzione geografica dei versamenti IRPEF, l’analisi dei redditi riferiti all’anno di imposta 2021 e rese nel 2022 evidenzia che il Nord contribuisce per 100,6 miliardi, pari al 57,43% del totale, il Centro con 38,2 miliardi pari al 21,83% del totale, mentre il Sud porta in dote 36,3 miliardi, pari al 20,74% del gettito complessivo.
Una situazione di disequilibrio che trova conferma anche analizzando le singole Regioni: con poco meno di 10 milioni di abitanti, la Lombardia versa 40,3 miliardi di IRPEF, vale a dire un importo maggiore dell’intero Mezzogiorno, che ne conta almeno il doppio, e persino superiore a quello dell’intero Centro (11,8 milioni di abitanti).
L’analisi mette a fuoco la scomposizione per fasce di reddito rivelando che da 0 fino a 7.500 euro lordi si collocano 8.832.792 soggetti, il 21,29% del totale, che pagano in media 26 euro di IRPEF l’anno.
I contribuenti che dichiarano redditi tra i 7.500 e i 15mila euro lordi l’anno sono 7.819.493, cui corrispondono 11,16 milioni di cittadini (il 18,84%); al netto del TIR, l’IRPEF media annua pagata è di 358 euro e si riduce a 251 euro nel calcolo per abitante.
Nel complesso, i contribuenti delle prime due fasce di reddito, il 42,59% del totale, pagano solo l’1,73% dell’IRPEF complessiva, ampiamente insufficiente a ripagarsi anche il solo costo della spesa sanitaria.
Considerando infatti che l’assistenza sanitaria nel 2021 è costata 2.144 euro pro capite, i cittadini di questi primi due scaglioni di reddito pagano in totale 3,029 miliardi di IRPEF ma ricevono per la sola sanità 51,06 miliardi di euro, per i quali non restano che la fiscalità generale e la strada del debito pubblico: un enorme trasferimento di ricchezza che si ripete per tutte le principali funzioni dello Stato, dalla sicurezza all’istruzione passando per la spesa assistenziale, a discapito di sviluppo e produttività del Paese.
Tra 15mila e 20mila euro di reddito lordo dichiarato si collocano invece 5,459 milioni di contribuenti, con un’imposta media annua di 1.814 euro, che si riduce a 1.271 euro per singolo abitante; seguono da 20.001 a 29.000 euro 9.169.315 contribuenti versanti, che pagano un’imposta media annua di 3.506 euro, 2.456 euro per singolo abitante.
Se si sommano tutte le fasce di reddito fino a 29mila euro, si evidenzia che il 77,84% dei contribuenti italiani versa soltanto il 25,74% di tutta l’IRPEF, e probabilmente, una percentuale ancora minore di altre imposte.
A salire, la scomposizione mostra invece quei poco più di 5 milioni di versanti con redditi superiori ai 35mila euro che, nella sostanza, sostengono il peso del finanziamento del nostro welfare state. Più precisamente, sopra i 300mila euro di reddito dichiarato si colloca lo 0,12% dei contribuenti, 48.212 soggetti, che versano il 6,98% dell’imposta complessiva; tra 200 e 300mila euro lo 0,16% dei contribuenti che pagano il 3,45% dell’IRPEF.
Sopra i 100mila euro, il rapporto individua l’1,39% dei contribuenti che, tuttavia, versa il 22,26% delle imposte. Sommando a questi versanti anche i titolari di redditi lordi da 55mila a 100mila euro (che sono 1.503.886 e pagano il 18,43% del totale delle imposte), si ottiene che il 5,01% paga il 40,69% dell’IRPEF. Includendo anche i redditi dai 35mila ai 55mila euro lordi, risulta infine che il 13,94% paga il 62,52% dell’imposta sui redditi delle persone fisiche
(da La Stampa)

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MIGRANTI, L’ACCORDO IMPOSSIBILE: E ALLA FINE TORNERANNO TUTTI IN ITALIA

Novembre 9th, 2023 Riccardo Fucile

UN VIAVAI DI NAVI CON L’ALBANIA: DAL SOCCORSO AL RIMPATRIO, ECCO COSA ACCADREBBE

Si preannuncia un viavai di navi tra Italia e Albania dalla prossima primavera se, come ha annunciato Giorgia Meloni, l’accordo con il premier Edi Rama approderà realmente alla realizzazione di due centri per ospitare migranti salvati dal Mediterraneo da navi italiani. Anzi, per la verità – apprendiamo oggi proprio dal premier Rama – il centro sarà uno solo, all’interno del Paese, destinato ad ospitare per un tempo massimo di 30 giorni i richiedenti asilo destinati al rimpatrio con procedure accelerate di frontiera. Perché in realtà, quello al porto di Shengjie, sarà niente altro che un hotspot per smistare i migranti che, appunto, saranno costretti a fare avanti e indietro, così come tutto il personale tecnico, avvocati, giudici, funzionari che saranno coinvolti nella procedura.
Insomma per capire che anche questo accordo, che solo sulla carta dovrebbe consentire all’Italia di smistare in Albania 36.000 migranti l’anno, si rivelerà un flop lo spiega la procedura che l’Italia sarà costretta ad eseguire ad ogni soccorso in mare. Proviamo a simulare le diverse fasi.
Il soccorso
Quando un mezzo militare italiano sarà chiamato a soccorrere un’imbarcazione di migranti, ovviamente prenderà a bordo tutti gli occupanti di quella barca. Sulla nave militare – è stato spiegato – non verrà fatta alcuna cernita dei migranti nè alcuna preidentificazione. Ma, allo stesso tempo, la premier Meloni ha sottolineato che in Albania verranno portati solo uomini maggiorenni. Il che significa che il mezzo militare, direttamente dal luogo del soccorso, si dirigerà verso l’Albania dove farà sbarcare solo gli uomini. Donne, minori e persone fragili invece rimarranno a bordo e verranno dunque subito portati in Italia. Ed ecco il primo viaggio.
L’identificazione
Nell’hotspot a Shengjie, dunque, avverranno le operazioni di identificazione e fotosegnalamento dei migranti. Solo qui si appureranno le nazionalità e si raccoglieranno le richieste di asilo e dunque avverrà la distinzione tra chi arriva da un Paese considerato sicuro (che secondo il decreto Cutro l’Italia può trattenere per espletare le procedure accelerate di frontiera e l’eventuale rimpatrio) e chi invece arriva da Paesi non sicuri. Questi ultimi, a norma di legge, non possono essere trattenuti. Nè evidentemente (l’accordo lo precisa) possono rimanere su suolo albanese e dunque l’Italia dovrà provvedere, subito, a portarli in Italia dove la loro richiesta di asilo verrà processata secondo la via ordinaria. E siamo al secondo viaggio.
Il trattenimento
Coloro che invece saranno trattenuti dovranno affrontare l’iter delle procedure accelerate di frontiera: dunque verranno fermati con provvedimento di un questore (probabilmente quello di Bari) ma dovranno poter parlare con un difensore (anche qui probabilmente del foro di Bari) e attendere che il provvedimento sia convalidato da un giudice (di Bari?) che potrebbe anche volerli sentire. Quindi ad ogni provvedimento di trattenimento si paventa (a spese dell’Italia) un nuovo viaggio andata e ritorno di personale italiano in Albania.
E che succederà se (come avvenuto finora dal caso Apostolico in poi) i giudici non dovessero convalidare il trattenimento dei richiedenti asilo disposto dal questore? Naturalmente, non appena un giudice dovesse liberare un migrante, bisognerà subito portarlo in Italia. Il protocollo firmato specifica infatti che nessun migrante potrà in nessun caso essere lasciato libero in territorio albanese. E dunque, un altro viaggio.
Il rimpatrio
Per coloro che invece, entro i 30 giorni di tempo previsti dalla procedura, dovessero essere espulsi si dovrà immediatamente provvedere al viaggio di rimpatrio verso il Paese d’origine. E qui, inutile dirlo, gli unici che verosimilmente si riuscirà a riportare a casa saranno i tunisini visto che con nessun altro Paese l’Italia ha accordi di rimpatrio e dunque non è in condizione di metterli su un aereo e rispedirli indietro. Ma al migrante espulso dal centro albanese non potrà essere dato il solito foglio di via che gli impone di lasciare il Paese entro sette giorni. Occorrerà prima portarlo in Italia. E alla fine è comunque questo il destino che attenderà la maggior parte dei migranti che verranno portati in Albania. Basta un numero: quest’anno sono 4.000 in tutto i migranti che l’Italia è riuscita a rimpatriare e di questi circa 2500 sono i tunisini. E nulla lascia prevedere che improvvisamente nel 2024 l’Italia sarà in grado di rimandare a casa i 36.000 migranti che sulla carta l’Albania è disposta ad ospitare temporaneamente. Insomma, niente altro che il solito bluff
(da La Repubblica)

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“C’È UNA DERIVA PREOCCUPANTE SULLE COPPIE GAY”: IL GOVERNO ITALIANO FINISCE NEL MIRINO DELL’EUROPARLAMENTO

Novembre 9th, 2023 Riccardo Fucile

L’EURODEPUTATA VALÉRIE HAYER, IN COMMISSIONE BILANCIO, HA CHIESTO CHE “NON UN SOLO EURO DI DENARO PUBBLICO DELL’UE VENGA UTILIZZATO PER POLITICHE CHE DISCRIMINANO LE FAMIGLIE”… LA RICHIESTA E’ ARRIVATA DOPO LA CIRCOLARE DEL GOVERNO ITALIANO CHE IMPONE AI SINDACI DI BLOCCARE LA REGISTRAZIONE DELL’ATTO DI NASCITA DEI FIGLI DI COPPIE OMOSESSUALI

«Vorrei parlare di un Paese che oggi non è stato ancora citato, ma che ha preso una china preoccupante per quanto riguarda il rispetto dello Stato di diritto: non sto parlando della Slovacchia, ma dell’Italia». A un certo punto della riunione congiunta delle commissioni per il controllo del Bilancio Ue, l’eurodeputata Valérie Hayer ha preso la parola e ha chiesto alla Commissione europea se «pensa di trarre conseguenze sul piano del bilancio» in seguito alla circolare del governo che impone ai sindaci di bloccare la registrazione dell’atto di nascita dei figli di coppie omosessuali.
Al centro della discussione c’era infatti il meccanismo di condizionalità che vincola l’erogazione dei fondi Ue al rispetto dello Stato di diritto, tema di scontro tra Bruxelles e i governi di Polonia e Ungheria.
«Proporre misure punitive contro il nostro Paese, addirittura ipotizzando lo stop ai fondi Ue, non solo è eccessivo, ma fuori da questo mondo», attaccano gli eurodeputati della Lega. «Le accuse dell’estrema destra italiana sono indecenti e false – spiega la francese a La Stampa – Non ho chiesto il congelamento dei fondi, ho interrogato la Commissione per chiederle di tenere d’occhio ciò che sta accadendo in Italia, dove la discriminazione omofoba da parte del governo è in aumento. Non è possibile che un solo euro di denaro pubblico dell’Ue venga utilizzato per politiche che discriminano le famiglie».
L’affondo dell’eurodeputata vicina a Macron è arrivato nel giorno in cui un’altra commissione dell’Europarlamento (Giustizia) ha dato il suo via libera alla proposta di istituire il certificato europeo di genitorialità, il documento che consentirebbe ai nuclei familiari riconosciuti in uno Stato membro di esserlo anche in tutti gli altri. Il parere è stato approvato con 14 voti a favore.
Tra i 4 contrari, gli esponenti di Lega (Alessandra Basso) e Fratelli d’Italia (Raffaele Stancanelli), secondo i quali il certificato servirebbe per «legalizzare di nascosto la pratica dell’utero in affitto». Il Parlamento italiano aveva già cercato di mettersi di traverso sollevando una questione di «sovranità normativa»
(da La Stampa)

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SOVRANISTI SANGUISUGHE SULLA CASA

Novembre 9th, 2023 Riccardo Fucile

IL GOVERNO HA INFILATO NELLA MANOVRA NUOVE IMPOSTE SULLA CASA PER QUASI DUE MILIARDI DI EURO

Non c’era da credere alle proprie orecchie ascoltando ieri Federica Brancaccio, la tenace presidente dell’Ance, l’associazione nazionale dei costruttori, in audizione in Parlamento. Nonostante avesse giurato di difendere la casa da quei vampiri della sinistra che l’hanno tartassata, il governo ha infilato nella prossima manovra finanziaria nuove imposte per quasi due miliardi di euro proprio sul mattone.
Il sottosegretario Fazzolari ha smentito l’Ance, ma i costruttori – che sanno far di conto – hanno risposto fornendo l’elenco dettagliato del maggiore gettito incamerato dallo Stato. Dati talmente segreti da essere presi dalla relazione tecnica – e pubblica – depositata dal ministero dell’economia alle Camere.
Siamo, dunque, al furto con destre-zza, ai danni di milioni di elettori ingannati persino sulla riforma del catasto, dove le destre hanno fatto il diavolo a quattro contro la revisione dei vecchi parametri immobiliari che farebbero scendere il carico fiscale sulle abitazioni di minor pregio aumentandolo sulle magioni di chi non perderebbe il sonno pagando un po’ di più. Il tetto di proprietà, d’altra parte, è il bene per eccellenza degli italiani, e chiunque lo minacci la paga cara alle urne.
Da qui la strategia di lungo corso avviata da Berlusconi e poi seguita alla lettera da Meloni e compari, insinuando il sospetto che la casa è in pericolo, che qualcuno vuole tassarla ancora o che può essere occupata senza possibilità di essere ripresa dal legittimo proprietario. In questo modo l’attuale maggioranza ha raccattato una montagna di voti, per fare poi cosa alla prima occasione?
Tassare la casa, infilando la supposta nelle pieghe della legge di Bilancio, e assicurandosi che le stesse tv e i giornali che ci hanno fatto una testa come un pallone evocando presunti assalti alle nostre abitazioni improvvisamente si occupino d’altro. E comunque non raccontino di che colore siano le vere sanguisughe, così come non hanno speso una riga per rivelare i benefici economici e ambientali del Superbonus 110%, sdraiandosi invece sulle sciocchezze di un governo talmente dilettante da confondere i costi con gli investimenti.
(da La Notizia)

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