Dicembre 22nd, 2023 Riccardo Fucile
IL BIFOLCO DI FDI TESTIMONE DEI TEMPI
Chissà se aveva almeno le scarpe pulite, l’energumeno che è zompato sul tavolo della presidenza del Consiglio comunale di Palermo urlando e strappando il microfono al presidente dell’assemblea.
Che sia un fascista (è il capogruppo di Fratelli d’Italia) non è certo un dettaglio, ma non scioglie del tutto l’enigma della totale perdita di rispetto e di dignità che un gesto del genere comporta.
Rispetto per se stesso, prima di tutto, perché chiunque, vedendo quel video, non può che farsi la stessa domanda: “Ma chi è questo zotico? Cosa gli è saltato in mente?” E la dignità calpestata del suo ruolo: è capogruppo! Se un giocatore con la fascia di capitano aggredisce l’arbitro, la sua colpa, agli occhi di tutti, non solo della giustizia sportiva, anche del tifoso ordinario, è doppia.
Non la butterei soltanto in politica (per questo ho scritto: non basta sapere che è un fascista). Nello sbraco formale che impedisce ogni inibizione, ogni educazione anche quando si è sotto i riflettori, e perfino quando si ricopre una carica istituzionale, c’è qualcosa di patologico.
Le tensioni in Parlamento, fino allo scontro fisico, ci sono sempre state, ma eccezionali, e subito sedate dai commessi. Qui non si vede nessuno intervenire, nessuno bloccare il bruto, mostrare il cartellino rosso. Passano molti secondi prima che la Forma provi, stancamente, a riprendersi la scena, neutralizzando l’atto deforme.
Dipendesse da me, uno così sarebbe da squalificare a vita, ma appartengo, per formazione e per sensibilità, a epoche precedenti.
Mi chiedo quanti la pensino come me, e temo pochi. Il calpestatore delle istituzioni avrà modo di sentirsi, ben presto, un testimone dei tempi.
(da La Repubblica)
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Dicembre 22nd, 2023 Riccardo Fucile
UNA DECISIONE CHE AVVICINA ROMA ALL’UNGHERIA DI ORBAN, E ISOLA ANCORA DI PIÙ LA PAROLAIA DI COLLE OPPIO… QUALI SARANNO LE CONSEGUENZE? I PARTNER EUROPEI ASPETTANO SULLA RIVA DEL FIUME PER FARCELA PAGARE: I TEDESCHI POTREBBERO FORZARE PER INASPRIRE ANCORA LE REGOLE. E QUANDO L’ITALIA, PAESE CON DEFICIT E DEBITO PIÙ ALTO D’EUROPA, AVRÀ BISOGNO DI FLESSIBILITÀ, NON CI SARANNO SCONTI… I MERCATI IN ALLERTA E IL FASTIDIO VERSO GIORGETTI: “NE AVEVAMO PARLATO INSIEME E ORA SUCCEDE QUESTO. COME POSSIAMO FIDARCI?”
Una scelta “deplorevole” che assesta un colpo alla credibilità e
alla reputazione del governo. E soprattutto ci saranno ripercussioni. La bocciatura del Mes da parte della maggioranza sta facendo cadere le braccia a buona parte dei vertici istituzionali dell’Unione europea. Dopo l’accordo di mercoledì sul Patto di Stabilità nessuno si aspettava una scelta tanto miope. Che, secondo tutti i responsabili di Bruxelles, danneggia in primo luogo l’Italia. E sconcerta i leader degli altri Paesi.
Basta allora sentire cosa dice il presidente dell’Eurogruppo, l’irlandese Pascal Donohoe, per capire come è stata accolto il voto della Camera. «Pur nel pieno rispetto delle deliberazioni parlamentari me ne rammarico per l’esito. La finalizzazione della riforma del Trattato MES è un elemento chiave della nostra rete di sicurezza comune nell’area dell’euro, a vantaggio di tutti i paesi.
La riforma del Trattato MES mira a stabilire un sostegno pubblico al Fondo di risoluzione unico inteso a rafforzare ulteriormente la resilienza e la stabilità finanziaria dell’area euro nel suo insieme e quella di ogni singolo Stato membro dell’area euro, compresa l’Italia. L’Italia rimane l’unico paese che blocca la finalizzazione di una riforma su cui tutti ci siamo impegnati nel 2021».
Per Donohoe, dunque, «resta deplorevole che non siamo stati in grado di realizzare il suo sostegno, una pietra miliare importante verso il completamento dell’Unione bancaria nell’UE. Continuerò il mio impegno al riguardo con le autorità italiane nei prossimi mesi».
Le valutazioni nella Commissione e tra gli Stati membri sono comunque nettissimi. Ed estremamente negative. Per almeno tre ordini di motivi.
Il primo riguarda il “danno reputazionale” subito dall’Italia. Nessun Paese – tranne qualche rara eccezione – è mai venuto meno al principio della continuità amministrativa: ossia se un governo firma un accordo, quello successivo lo rispetta. Questo voto rende così l’Italia più debole e soprattutto considerata inaffidabile.
La smorfia che accompagna il volto di chi commenta è più eloquente delle parole. Un effetto che si moltiplica ancora di più sul ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, che ha subito questa decisione. Va considerato che il board del Mes è composto dai ministri finanziari dell’Eurogruppo. Gli altri diciannove ministri si sentono ora traditi dal “collega” italiano che ha sempre offerto rassicurazioni sul punto.
«Ne abbiamo parlato tutti insieme – è la principale osservazione – e ora succede questo. Come possiamo fidarci?». Una situazione che avvicina l’Italia all’Ungheria. Da sola a tenere una posizione considerata inspiegabile. Il paragone è frequente: come Budapest ha bloccato il bilancio, Roma ferma il Mes. Palazzo Chigi quindi affiancato su un fronte sovranista emarginato e isolato.
Il secondo punto è connesso e riguarda le conseguenze future. È evidente che il fastidio provocato nei partner si manifesterà alla prima occasione. Il senso è: gliela faremo pagare. In primo luogo potrebbe già avvenire sul Patto di Stabilità. Che deve affrontare l’esame del Parlamento e del cosiddetto “trilogo” (una sorta di camera di compensazione ufficiosa di cui fanno parte Parlamento, Commissione e Consiglio).
Già in quella sede qualcuno – magari proprio i tedeschi più interessati al Fondo Salva-Banche – potrebbe inasprire le regole già molto peggiorate rispetto alla proposta originaria dell’esecutivo europeo. Stesso discorso quando quelle stesse regole verranno applicate. Nessuno farà sconti al nostro Paese.
Per non parlare dell’eventualità di una crisi bancaria. In effetti il nostro sistema del credito in questo momento è molto solido. Ma considerate le scivolate del passato, nessuno può garantire in assoluto che non accada nulla. In quel caso, l’Italia rischierebbe di essere lasciata sola. Perché ormai il Mes, non è più il Fondo Salva-Stati ma il Salva-banche.
In questo quadro c’è un aspetto che potrebbe peggiorare la situazione. Per affrontare le crisi bancarie esiste già il Fondo di Risoluzione unico che è però finanziato dalle banche stesse che avrebbe potuto rafforzare il suo raggio d’azione con i soldi del Meccanismo di Stabilità. Tutte criticità che non lasceranno certo tranquilli i mercati finanziari. Un elemento che a Bruxelles nessuno sottovaluta. L’Italia si muove sempre su un crinale scivolosissimo. E questo stop non aiuta.
Il terzo aspetto concerne la struttura dello stesso Mes. Questo fondo è ancora dotato di diversi miliardi di euro. Il suo capitale è di 700 miliardi. […] Quelle risorse, senza il sì italiano, rimangono nel freezer anziché essere messe a disposizione della collettività nel settore bancario. Insomma l’Italia torna ad essere la “pecora nera” per uno strumento che, anche se ratificato, non avrebbe comunque avuto l’obbligo di attivare. Un vero gioco a perdere.
(da la Repubblica)
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Dicembre 22nd, 2023 Riccardo Fucile
SE PENSIONATI E LAVORATORI ITALIANI STANNO ANCORA IN PIEDI È ANCHE O PRINCIPALMENTE GRAZIE AI QUASI 700 MILIARDI DEL NOSTRO DEBITO PUBBLICO ACQUISTATI DALLA BCE E AGLI OLTRE 200 MILIARDI DEL PNRR
Il Mes (Meccanismo europeo di stabilità), nella nuova formulazione, era stato pensato per soccorrere le banche comunitarie in difficoltà (banche comunitarie, non straniere), soprattutto per evitare il contagio ad altri istituti e limitare di molto i danni per aziende e risparmiatori. Dei venti paesi che hanno adottato l’euro, diciannove hanno detto sì al meccanismo e il ventesimo no: l’Italia ieri. Così, secondo la regola dell’unanimità, il Mes tramonta per noi e per gli altri diciannove.
Le nostre banche, ha spiegato ieri Giorgia Meloni, sono solide e a noi questo accrocco non serve. Qualora altre, non italiane, finiscano gambe all’aria, ha aggiunto Salvini, non saranno pensionati e lavoratori italiani a rimetterci di tasca loro. È magnifico come i sovranisti – Salvini in testa – siano consapevoli del significato di “comunitario” soltanto quando si tratta di riscuotere.
Se i pensionati e i lavoratori italiani stanno ancora in piedi è anche o principalmente grazie ai quasi settecento miliardi del nostro debito pubblico acquistati dalla Banca centrale europea e agli oltre duecento miliardi del Pnrr, e qui si elencano soltanto gli interventi straordinari. Siamo a tanto così dai mille miliardi in un decennio. Per darci una mano. E non sono soldi arrivati dalla fatina dei denti, ma dagli altri paesi dell’Ue. Non stranieri, comunitari.
(da la Stampa)
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Dicembre 22nd, 2023 Riccardo Fucile
LA BCE COMPRA SEMPRE MENO TITOLI DI STATO E NOI AVREMO SEMPRE PIU’ NECESSITA’ DI FINANZIARCI SUI MERCATI: NEL 2024 LE EMISSIONI LORDE DEL TESORO SFONDERANNO QUOTA 500 MILIARDI (SARANNO PIU’ MASSICCE E ANCHE PIU’ ONEROSE)
C’è il nuovo Patto di Stabilità. Ma c’è anche un fardello da 20,5
miliardi di euro che peserà sul debito pubblico italiano nei prossimi tre anni, proprio mentre finirà il regime agevolato delle nuove regole Ue. Con l’accelerazione dello stop agli acquisti di titoli di Stato da parte della Banca centrale europea (Bce), ci sarà uno choc negativo sui tassi d’interesse da circa 100 punti base.
I dati dell’Ufficio parlamentare di bilancio (Upb) gettano un’ombra sul futuro del Paese mentre la manovra si appresta ad avere il via libera del Parlamento. Ad aumentare sono non solo i timori sulla sostenibilità dell’indebitamento italiano, oltre quota 2.867 miliardi di euro, ma anche i margini per gli investimenti futuri.
Il ritiro degli aiuti pandemici da parte della Bce, annunciato la settimana scorsa da Christine Lagarde, avrà un impatto diretto sulle esigenze di finanziamento italiane. Vero, il rendimento dei Btp decennali è in calo del 20% rispetto a inizio anno, a quota 3,55%, il minimo da 15 mesi. Ma è altrettanto vero che è circa 90 punti base in più rispetto al luglio 2022, quando è iniziata la stretta monetaria di Francoforte. I tecnici dell’Upb hanno valutato che emettere il debito pubblico italiano non solo sarà più massiccio, ma anche più oneroso.
«Con un uno shock permanente di 100 punti base a partire dal 2024, gli interessi passivi aumenterebbero progressivamente di 2,9 miliardi nel 2024, di 7,1 miliardi nel 2025 e 10,5 miliardi nel 2026, quindi di circa 20,5 miliardi cumulati nel triennio 2024-26», evidenziano i guardiani dei conti dello Stato.
E poi ci sono i nuovi collocamenti. Senza la stampella della Bce, ci sarà la necessità di rivolgersi agli investitori. […] le emissioni nette al netto dei flussi dell’Eurosistema sul mercato secondario si collocheranno su livelli elevati stimati a 118 miliardi nel 2023 e a 145 miliardi nel 2024, superiori rispetto anche a quelli relativi all’anno precedente la crisi pandemica. Del resto, dal marzo 2023 a oggi la riduzione del portafoglio titoli nell’ambito dell’Asset purchase programme (App) è stata di 28 miliardi nel 2023 e sarà di 45 miliardi nel 2024. A poi vanno sommati i cali del piano pandemico (Pepp).
La Banca d’Italia (che agisce per l’Eurosistema, quindi la Bce) ha ridotto gli acquisti di circa il 90% delle emissioni. Dall’altro, nel 2022 il flusso è stato sostituito da famiglie e imprese residenti. Lo stock detenuto dagli italiani è aumentato del 40% nel 2022, del 46,3% nei primi otto mesi del 2023. Un fenomeno che si è amplificato anche grazie all’ultimo Btp Valore, destinato ai piccoli risparmiatori. I tecnici dell’Upb hanno stimato che per il 2024 le emissioni lorde dei titoli di Stato saranno pari a 520 miliardi di euro. Quasi 100 miliardi in più rispetto all’anno in corso. Per ora i rendimenti dei Btp sono ai minimi dall’agosto 2022, a quota 3,55%, ma nuove fiammate dopo la bocciatura del Mes sono possibili. [
(da La Stampa)
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Dicembre 22nd, 2023 Riccardo Fucile
“È UNA SCELTA ASSURDA. LE CONSEGUENZE SARANNO MOLTE E GRAVI. ISOLARE IL PAESE È RISCHIOSO DAL PUNTO DI VISTA POLITICO ED ECONOMICO”… “LA SPACCATURA ALL’INTERNO DEL GOVERNO È PROFONDA. COL RISULTATO CHE IL PAESE È PIÙ DEBOLE ALL’ESTERO E ALL’INTERNO”
“In politica esiste anche la follia. Ho sempre pensato che il balletto di dichiarazioni sul Mes sarebbe terminato in un nulla di fatto, convinto com’ero, e come sono, che a una scommessa a perdita zero non abbia alcun senso dire no. Perché quello è, in sintesi, il voto sul Mes. Ratificarlo non significa utilizzarlo. Se però l’Italia ha scelto di bocciarlo, unica in Europa, siamo davanti a una scelta assurda”.
Così l’ex premier Romano Prodi commenta in un’intervista a La Repubblica la bocciatura del Mes, il fondo Salva Stati, alla Camera. Secondo il professore le conseguenze di questa scelta saranno “molte e gravi” prima di tutto perché quella di “isolare il Paese in una fase come questa non può che essere rischioso sia dal punto di vista politico che economico. Ci si mette sul piano di Orban”.
Alla Camera si è vista una maggioranza spaccata con Forza Italia che si è astenuta “e questo è un segno di instabilità. Se su una decisione così importante, che appunto isola l’Italia dal resto dei Paesi europei, un partito di maggioranza si astiene perché in buona sostanza non condivide, significa che – prosegue – la spaccatura all’interno del governo è profonda. Col risultato che ora il Paese è più debole sui due fronti, all’estero e al proprio interno”.
Il fronte del Pd alle prossime elezioni europee secondo l’ex premier “dovrà essere quello di confermarsi primo partito dell’opposizione. E per raggiungere quel risultato, dovrà cercare di tenere a bada le differenze interne che, così come succede nei vari partiti, si vorranno misurare e pesare con le urne – aggiunge -. Ho letto Orlando che ha definito il Pd un meccanismo arrugginito. A me sembra più un insieme di tanti ingranaggi che non sempre si muovono per un obbettivo comune”.
(da agenzie)
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Dicembre 22nd, 2023 Riccardo Fucile
“E LE CLAUSOLE DEL PATTO DI STABILITA’ PENALIZZANO L’ITALIA”… “IL SALVATAGGIO DELLE BANCHE TEDESCHE EVOCATO DA SALVINI E’ UNA TESI RIDICOLA”
La scelta di bocciare il Mes è «incomprensibile e sconsiderata».
Di cui non si comprendono nemmeno le ragioni. Ma che potrebbe mettere in difficoltà in futuro i paesi ad alto debito come il nostro.
L’economista Tito Boeri parla oggi in un’intervista a La Stampa del Meccanismo Europeo di Stabilità e del Patto. Nel colloquio con Paolo Baroni Boeri dice che poteva avere una logica lasciare appesa l’approvazione del Mes come strumento di ricatto politico sul Patto di Stabilità e Crescita: « Ma adesso che l’accordo sul Patto è stato trovato, il veto al Mes non ha più senso sulla base di questa motivazione».
Le banche tedesche
Boeri risponde all’obiezione che l’uso del Mes ci espone a una valutazione sulla sostenibilità del debito: «Votarlo non significa utilizzarlo. Inoltre la valutazione di sostenibilità è parte integrante del nuovo Patto di Stabilità. Quindi ridicolo approvare il Patto che ci impone comunque questa valutazione e porre il veto al Mes».
Mentre sull’argomento che il Mes farà pagare ai contribuenti italiani il salvataggio delle banche tedesche Boeri è caustico: «È una tesi ridicola. Pensi che il partito nazionalista tedesco, AfD, alleato di Salvini sostiene che il Mes farà pagare ai contribuenti tedeschi il salvataggio delle banche italiane. Incrociamo le dita, ma se un giorno una grande banca italiana avesse davvero bisogno di essere salvata (e siamo lontani anni luce da questo come tra l’altro documentato proprio ieri dalla Banca centrale europea) sarà molto più l’Italia a dover aver bisogno del Fondo di Risoluzione Bancaria ed eventualmente del Mes. La Germania ha un debito pubblico molto più basso e può ricapitalizzare le banche con interventi nazionali, come ha già fatto in passato».
La ritorsione
Anche se il voto fosse stato una ritorsione rispetto all’accordo davanti all’Ecofin «questo atteggiamento sarebbe ancora più miope. Una ritorsione dove ci porta? L’Europa è un processo negoziale continuo: si negozia su tanti tavoli contemporaneamente e successivamente per cui l’idea che esercitando il veto sul Mes noi si possa far capire all’Europa che l’Italia deve essere maggiormente rispettata è semplicemente infantile». Mentre sul Patto, conclude Boeri, «le clausole di salvaguardia, soprattutto quella sul deficit, ci obbligheranno ad avere un avanzo primario molto consistente, tra il 4,5 e il 5,5% del nostro reddito nazionale secondo i calcoli del think tank Bruegel di Bruxelles».
(da agenzie)
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Dicembre 22nd, 2023 Riccardo Fucile
NON ERA FACILE, MA LA MELONI E’ RIUSCITA A FREGARE A ORBAN IL PRIMATO DI LEADER PIU’ INAFFIDABILE IN EUROPA
La Meloni frega al suo amico Orbán il primato di leader più inaffidabile in Europa. Non era facile, e c’è da capirla. Dopo i salamelecchi con la von der Leyen, le foto con Scholz e Macron, l’obbedienza a Bruxelles per armare Kiev, quello che raccoglie è il nulla, al netto delle rate del Pnrr ereditato da Conte, arrivate comunque ridotte e in ritardo. Sui migranti, infatti, restano gli accordi di Dublino.
E col Pacco di stabilità – pardon, Patto – torniamo all’austerità. La premier più autorevole del mondo, come impapocchia la stampa di destra, in realtà non tocca palla.
Al punto da cadere in un classico fallo di reazione, bocciando per ripicca la riforma del Mes. Un inedito per un Paese fondatore dell’Ue, che mai aveva bocciato un trattato. Dietro l’angolo, però, ci sono le elezioni europee, e piuttosto che dare un vantaggio a Salvini – che il Mes l’ha sempre avversato, al pari di FdI – la premier mette in scacco gli altri partner comunitari, privandoli di uno strumento che tutti hanno già approvato.
Il Mes (Meccanismo di stabilità finanziaria), sia chiaro, è un dispositivo mal congeniato, a cui aderì nel 2011 il governo Berlusconi IV, di cui la stessa Meloni faceva parte. Per aggiustarlo sono state fatte alcune modifiche, utili in particolare alle banche. Dunque, non era sbagliato trattare per migliorarlo ancora, come voleva Conte. Ma ora che i giochi sono fatti, usarlo per ricattare l’Europa non è per chi governa un’idea lungimirante. Perché le destre guadagneranno pure qualche voto, ma il prezzo lo pagherà l’Italia messa ai margini da tutti.
(da La Notizia)
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Dicembre 22nd, 2023 Riccardo Fucile
TUTTO ALL’INSAPUTA DEL COLLE: “DA SOLI NON SI VA DA NESSUNA PARTE”
“Allora si va dritti”. L’ordine arriva da un salotto di un
appartamento a sud di Roma. Da dove un’influenzata Giorgia Meloni continua a gestire il governo. La chiamata arriva di prima mattina a Ylenja Lucaselli, deputata di Fratelli d’Italia tendenza Fazzolari come l’inseparabile collega Francesco Filini.
Il blitz è stato pianificato 24 ore prima, c’è solo da accendere l’innesco. Meloni chiama al telefono la parlamentare relatrice del provvedimento sul Mes in commissione Bilancio. Partirà così la rumba che porterà alla bocciatura dell’Aula intorno all’ora di pranzo.
Meloni ha fatto diametralmente l’opposto di quanto aveva detto venerdì scorso sotto la “lanterna” del Palazzo Europa di Bruxelles, al termine del Consiglio europeo. Sul Patto di stabilità diceva, e faceva filtrare, che l’Italia era a favore di uno slittamento e quindi di un veto tecnico durante l’inusuale riunione in video collegamento dell’Ecofin. E quanto al Mes la linea della famosa logica a pacchetto era di aspettare il Patto per poi approvarne la ratifica. E’ accaduto il contrario. Una clamorosa inversione a U, di quelle che lasciano le tracce degli pneumatici sull’asfalto. Ne sa qualcosa anche Giancarlo Giorgetti.
La mossa di Meloni poggia sulla tattica parlamentare dei numeri: sa che Giuseppe Conte è contrario al Mes, ma non si fida e quindi, numeri alla mano, consapevole di avere dalla sua tutta la Lega, mette in allerta anche quattro ministri-deputati pronti a entrare in Aula per affossare il Meccanismo europeo di stabilità. Non servirà lo si capisce dopo il pirotecnico show del leader grillino che annuncia il “no” dei pentastellati, partito che firmò il trattato.
La premier annusava l’aria da 24 ore. Quando capisce che non ha margini per arginare il pressing di Macron e Scholz sul Patto. E così riunisce i leader del centrodestra, ciascuno portatore di ipotetici problemi: Matteo Salvini che ha già dato segnali di voler far saltare il Mes, Antonio Tajani che da leader di Forza Italia ed esponente dei Popolari si trova un problema grande come una casa. Gli azzurri si astengono: certificando la fine della maggioranza Ursula che a Bruxelles sulle scelte importanti aveva continuato a sopravvivere.
Alla riunione di mercoledì prendono parte anche Giancarlo Giorgetti, vaso di coccio tra i vasi di ferro, e Giovanbattista Fazzolari, sottosegretario e custode dell’ortodossia di Fratelli d’ Italia: anni e anni di propaganda anti Mes.
Meloni si trova dunque in un certo senso circondata: in Europa sa che ne uscirà male come reputazione dopo un balletto che andava avanti da mesi e in Italia certo ha il problema del partito fondato da Berlusconi che non si prende però lo spavento di aprire una crisi di governo. Come in altri tempi sarebbe stato normale.
Il capogruppo di FI Paolo Barelli spiegherà ai deputati l’accelerazione di Meloni e Salvini citando il film “Gioventù bruciata” con la corsa delle auto e la scommessa a chi si ferma per ultimo vicino al precipizio.
Per calcoli politici, mediatici e di sfida interna tra sovranismi prende forma così l’operazione. La riunione fatale di mercoledì vede le seguenti posizioni: Salvini vuole subito il no, Giorgetti è per il sì per una questione di credibilità internazionale (andrebbero raccolte tutte le dichiarazioni del ministro dell’Economia con un’avvertenza: vanno lette sempre al contrario). Meloni e Fazzolari sigillano la maggioranza ascoltando il richiamo della foresta e dando la linea: il nuovo Mes, al contrario di Misery di Stephen King, deve morire.
Sergio Mattarella non viene avvisato di questa scelta. Dalle parti del Quirinale si registra una certa freddezza che arriva a toccare vette di amarezza. Chi ha in mente i discorsi di questi anni del Capo dello stato, europeista convinto, sa che più volte ha ripetuto che l’Italia non può andare da sola, che vince sempre il multilateralismo, che il Mes come l’unione bancaria sono sfide comuni. Tuttavia Meloni va dritta: piegarsi al Patto e far cadere il totem del Mes sarebbe stato troppo.
Da Palazzo Chigi minimizzano la portata di questa scelta. Definiscono il no “un’integrazione di relativo interesse e attualità per l’Italia, visto che come elemento principale prevede l’estensione di salvaguardie a banche sistemiche in difficoltà, in un contesto che vede il sistema bancario italiano tra i più solidi in Europa e in Occidente”.
Addirittura si spingono a dire che il no “alla ratifica può essere l’occasione per avviare una riflessione in sede europea su nuove ed eventuali modifiche al trattato, più utili all’intera Eurozona”. C’è un dato: a distanza di 36 ore nessuno dal governo ha spiegato il sì dell’Italia al Patto di stabilità. A partire dalla coppia Giorgetti-Meloni.
(da Il Foglio)
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Dicembre 22nd, 2023 Riccardo Fucile
“SENZA LA RATIFICA DELL’ITALIA, IL MES NON SARÀ IN GRADO DI FORNIRE IL SOSTEGNO COMUNE AL FONDO DI RISOLUZIONE UNICO DELL’UNIONE BANCARIA, DI CUI BENEFICEREBBERO TUTTI I PAESI DELL’AREA EURO”… E ANCHE E SOPRATTUTTO DELL’ITALIA, CONSIDERATA LA FRAGILITÀ DEL SUO SISTEMA ECONOMICO
“Il Mes si rammarica della decisione del Parlamento italiano di votare contro la ratifica della riforma del trattato. Senza la ratifica di tutti i Paesi membri, il Mes non sarà in grado di fornire il sostegno comune al Fondo di risoluzione unico dell’Unione bancaria, di cui beneficerebbero tutti i Paesi dell’area euro”.
Lo dichiara il direttore generale del Mes, Pierre Gramegna, in una nota. Il fondo salva-Stati, aggiunge, “è impegnato a continuare a sostenere i suoi membri e ad adempiere all’importante mandato per il quale è stato creato: garantire la stabilità finanziaria nell’Eurozona. Continuerà a farlo nell’ambito dell’attuale”
(da agenzie)
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