Dicembre 24th, 2023 Riccardo Fucile
“LE ISTITUZIONI RESTANO IN SILENZIO MENTRE IO AFFOGO”
C’è chi ha lavori di casa fermi da mesi ed è costretto a vivere in affitto, chi ha risparmi e crediti bloccati per migliaia di euro. Sono gli esodati del Superbonus, vale a dire i tanti italiani che dopo la chiusura della cessione dei crediti si ritrovano in gravi difficoltà. Si tratta di oltre 300 mila famiglie che devono convivere con lavori non terminati. Sono tante le loro storie e tutte raccontano di situazioni allo stremo. Adesso dall’Associazione «Esodati del Superbonus», la più grande comunità di esodati online, arriva una letterina-appello per Babbo Natale. E’ un modo per far sentire la propria voce e per chiedere l’ennesimo aiuto alle istituzioni. «Devo scrivere a te perché questo Stato non ci ascolta, quindi a questo punto forse ho più possibilità di risolvere con te!» inizia in questo modo la lettera che poi prosegue: «Ho lavorato tutta una vita e con i sacrifici di tutta la famiglia ho fatto i lavori sulla mia casa, ho fatto tutto in regola babbo, il problema è che ora nessuno compra più i miei crediti come la legge prevedeva. Le banche per paura delle continue modifiche del governo si sono bloccate, mentre il governo non ha fatto nulla per aiutarci. Ho cercato caro babbo, non sono stato fermo, ho trovato solo tanti sciacalli che li volevano comprare a percentuali da strozzinaggio, ma come facevo babbo?
Quindi babbino mio un mese prima di Natale, il 30 novembre 2023 per legge ho perso tutta la rata intera del 2022 dei miei crediti! Ti rendi conto babbo? Centinaia di migliaia di euro dei miei risparmi e dei miei familiari persi, carta straccia, bruciati!
Io ora sono disperato caro babbo, non so cosa fare, faccio pensieri forti, pensieri brutti, le istituzioni restano in silenzio mentre io affogo. Ti mando una foto della mia casa, guarda dove vivo ora, immagina come potrebbe essere bella mentre in realtà è miseramente in rovina dopo due anni di tira e molla insensati.
I politici dicono che lo sanno, che ci stanno lavorando, poi passa il tempo e dicono che non fanno niente perché sono fatti nostri, che siamo truffatori, che siamo furbetti, giorni dopo ancora per farci stare buoni dicono che sono lì lì per aiutarci, ma alla fine babbo siamo sempre a metà del guado! Ad affogare e con il tempo che inesorabilmente passa e ci porta sempre più giù, a fondo fino alla totale perdita di orgoglio e dignità babbino mio.
Ti scrivo caro babbo per chiederti di fare qualcosa per questi crediti persi, te lo chiedo con il cuore e la vita in mano.
Ti auguro un buon natale babbo, il mio, di certo, non lo sarà».
(da agenzie)
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Dicembre 24th, 2023 Riccardo Fucile
LE VOCI DAL TRANSATLANTICO E LA PREOCCUPAZIONE DEI DEPUTATI CHE SARANNO COSTRETTI A RESTARE A MONTECITORIO PER VOTARE LA FINANZIARIA
Senatores boni viri, si diceva un tempo. In queste ore la
definizione è cambiata: senatores beati loro. Lo dicono, al colmo dell’invidia, i colleghi deputati. A loro, mentre Palazzo Madama ha già approvato la legge di bilancio, tocca fare gli straordinari nei giorni di festa e non sono contenti affatto per questa condizione di «paria».
Costretti a vacanze di Natale a singhiozzo, obbligati a tornare a Roma già la sera di Santo Stefano, a cenone del 24 non ancora smaltito, per essere puntuali in aula l’indomani e poi super-lavoro in aula dalle prime luci del giorno del 28 dicembre, nottataccia di fatica sugli scranni («So che alcuni vogliono portarsi il cuscino per brevi pisolini ma io non lo farò», assicura il democristian-meloniano Gianfranco Rotondi), sperando che la sera del 29 tutti i bottoni del voto della manovra saranno stati schiacciati e chi si è visto si è visto.
Che stress da manovra, su cui oltretutto non si può intervenire se non schiacciando bottoni mentre il resto del mondo se la gode giocando a tombola nel calore domestico. «Quest’anno – come racconta Paolo Emilio Russo, deputato forzista e stakanovista – è toccato a noi deputati e non ai senatori fare gli straordinari per la Finanziaria. Oltre ai costi umani, ci sono i costi degli alberghi che in questo periodo dell’anno a Roma sono super top».
Uno come Russo non ha problemi, perché, oltre a risiedere nella Capitale, è un lavoratore indefesso. Altri, quasi tutti gli altri in maniera consociativa, tremano – se non ce la facciamo a finire il 29 e restiamo in aula anche a Capodanno mia moglie mi spara! – e perfino il presidente della Camera, Lorenzo Fontana, si dice «amareggiato» perché il Senato ha avuto un trattamento migliore in questa fase politica e il fatto che la Camera Alta possa godersi le vacanze in pace mentre l’altro ramo del Parlamento deve ancora stare al chiodo rientra agli occhi di tutti in una diversità di condizione che fa sanguinare il cuore e le menti.
Proprio Fontana, abituato al Natale a casa sua a Verona, stavolta non può allontanarsi troppo e va a Napoli con la famiglia perché deve rientrare subito per guidare l’aula. E così i vicepresidenti come Giorgio Mulé. Il quale farà la spola tra la Sicilia e Roma, ed è assediato dalle onorevoli lagne ma cerca di lenire così i dolori trasversali: «Dico a tutti quelli che si lamentano: o Roma o morte». Mulé come Garibaldi? «No, cerco di far capire agli affranti che la loro e nostra morte è la fine della legislatura. Se non si vota la Finanziaria si va a casa tutti. O tornano dalle vacanze o non tornano più, tertium non datur».
Intanto una supplica viene rivolta ai vertici di Montecitorio, e in particolare proprio a Mulé soprannominato Speedy Gonzalez perché velocissimo nel dirigere i lavori: «Liberateci alle 19 in punto di venerdì 29, non un minuto dopo, perché già ci stiamo sacrificando a sufficienza per la patria».
A rendere il tutto ancora più lancinante c’è la spietatezza dei colleghi del Senato che, neppure sfiorati da un soffio di pietas, la pensano così: a chi tocca non si ingrugna. Traduzione del capogruppo FdI a Palazzo Madama, Lucio Malan: «Comprendo il disagio. Ma l’anno scorso è stato l’inverso, i lavori finirono al Senato ed è toccato a noi il Natale a singhiozzo».
Di vacanze saltate per la legge di bilancio è un super esperto Rotondi, pronto a tornare da Avellino il giorno di Santo Stefano: «Io non sono come Lotito che al Senato dorme beatamente sul suo scranno. Resto sveglio. E ci terremo svegli tutti raccontandoci i menù di Natale». Lui illustrerà la grande bellezza, e bontà, dei roccocò (prelibati dolcetti campani).
(da il Messaggero)
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