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UNIVERSITA’ TELEMATICHE: CHI SONO I POLITICI DIETRO LE LAUREE FACILI

Ottobre 24th, 2024 Riccardo Fucile

COME SI SPIEGA QUESTO EXPLOIT CHE ORMAI RAPPRESENTA IL 13,1% DELLA POPOLAZIONE UNIVERSITARIA

Da 52 mila a 251 mila iscritti in dieci anni. Le università telematiche sono letteralmente esplose, mentre gli 86 atenei tradizionali tra il 2013 e il 2023 sono cresciuti di sole 17 mila unità. Come si spiega questo exploit che ormai rappresenta il 13,1% della popolazione universitaria italiana?
Le telematiche in Italia, Ue e Usa
Le università online nascono nel 2003, quando il governo Berlusconi II con un decreto consente di svolgere in presenza solo gli esami di profitto e la discussione della tesi. In meno di tre anni fioriscono ben 11 atenei, e vengono tutti abilitati a rilasciare titoli equivalenti a quelli delle università tradizionali. Nel 2006 il governo Prodi II mette un freno, e con un altro decreto legge (art.2 c.148 DL n. 262) blocca la nascita di nuovi istituti online. Dal 2019, su parere favorevole del Consiglio di Stato, queste università possono acquisire la forma di società di capitale, diventando così delle vere e proprie imprese. Il modello è importato dagli Stati Uniti dove, secondo il National Centre for Education Statistics, 3.894 college offrono programmi completamente a distanza. La differenza rispetto all’Italia sta nel fatto che la laurea non ha nessun valore legale: a contare non è il titolo in sé, ma «quale» università ti ha conferito quel titolo. Nella Ue l’Italia è il Paese che ha il numero più alto di atenei online e tutti privati. Si avvicina solo la Spagna con 6 università e oltre 300 mila studenti, perché serve una enorme utenza sudamericana. In Germania la didattica online è invece dominata dalla Fernuniversität di Hagen, istituto pubblico con oltre 70 mila studenti. Secondo il portale Statista il giro d’affari nella Ue quest’anno raggiungerà 3,8 miliardi di euro, di cui 850 milioni solo nel nostro Paese. Vediamo allora come funzionano questi 11 atenei, come preparano, chi li valuta (visto che il titolo vale tanto quanto quello di una università in presenza) e chi sono i proprietari.
Rette, laureati e iscrizioni
Escluse le facoltà che prevedono attività obbligatoria in presenza come medicina, veterinaria e scienze della formazione primaria, con le telematiche ci si può laureare in tutte le discipline. Pensate per aiutare chi lavora a conseguire un titolo, in realtà oggi quasi uno studente su quattro è under 23. Ma perché attraggono tanti giovani? I motivi principali sono due:
1) Le rette vanno dai 1.200 ai 5.900 euro all’anno: non ci sono test di ingresso e gli appelli sono numerosi e flessibili. Quindi più accessibile e più economica per chi vive lontano dalle città con sedi universitarie.
2) Alle telematiche è più facile laurearsi velocemente. Il 44,8% ottiene la laurea breve in tre anni, contro il 37,8% dei laureati negli atenei tradizionali (qui pag.56).
Nel 2022 le università telematiche hanno organizzato 149 corsi di laurea: la maggior parte in discipline economico-giuridiche e sociali, e artistico-letterarie. Riscuote particolare successo «scienze motorie», con oltre 28 mila studenti, cioè il 44% degli iscritti a questa facoltà in Italia. Al San Raffaele di Roma va forte la laurea magistrale in «nutrizione umana»: attira il 42% delle iscrizioni.
La qualità degli atenei
Nell’ultimo rapporto dell’Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca (Anvur) sulla qualità delle università su una scala che va da A (Molto positivo) a E (Insoddisfacente), solo la Uninettuno ottiene un risultato positivo, otto si fermano alla sufficienza mentre due, Leonardo da Vinci e Italian University Line, strappano un accreditamento temporaneo «vincolato alla risoluzione delle criticità riscontrate» (la Italian University Line è dal 2018 che viene rimandata). Intanto questi atenei, pur essendo aziende private si spartiscono ogni anno in media 2 milioni di euro di contributi pubblici (qui pag.91). Dal 2021, lo Stato paga il 50% dei costi ai dipendenti pubblici che si iscrivono all’università. Per volontà del ministro della pubblica amministrazione Paolo Zangrillo, questo incentivo è stato esteso a partire dal 2023 anche alle 3 telematiche di «Multiversity», a «Unitelma Sapienza» e alla «Gugliemo Marconi».
Molti studenti, pochi professori
Tre anni fa il Ministero dell’Università ha emanato il decreto 1154/2021 che impone entro novembre del 2024 nuovi standard qualitativi, e obbliga gli istituti digitali ad adeguare il numero dei propri docenti a quello delle università tradizionali. Secondo lo studio «Il piano inclinato» della CGIL, a settembre 2023 nelle telematiche il rapporto tra professori e studenti era di uno a 342, contro 1 a 25 negli atenei statali. A gennaio il deputato leghista Edoardo Ziello ha presentato un emendamento nel Milleproroghe (qui, il 6.55) con il quale chiedeva di far slittare di un anno l’adeguamento. C’è stata la levata di scudi e l’emendamento è stato ritirato, ma pochi mesi dopo, in difesa degli interessi delle telematiche, è stato costituito un intergruppo parlamentare formato da una ventina di deputati del centrodestra, presieduto dallo stesso Ziello. Al Ministero dell’Università da circa 3 mesi è in discussione un decreto che blocca di fatto l’adeguamento previsto dall’ex Ministra Messa e in cui con ogni probabilità si concederà alle telematiche non solo di avere molti più studenti delle tradizionali a parità di numero di docenti, ma anche di poter avere ancora alcuni anni per assumere i docenti necessari ad abbassare gli attuali parametri. Insomma, c’è un occhio di riguardo crescente per questi atenei. Vediamo chi c’è nei consigli di amministrazione.
I legami con la politica
Multiversity Spa, di proprietà del fondo britannico CVC Capital Partners con sede legale in Lussemburgo, ingloba Pegaso, la San Raffaele (fondata dal re delle cliniche Antonio Angelucci e poi venduta) e Mercatorum. Il presidente è l’ex presidente della Camera Luciano Violante. Nel comitato consultivo troviamo l’ex viceministra degli Esteri Marta Dassù, l’ex sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni de Gennaro, l’ex presidente del Consiglio di Stato Alessandro Pajno, e l’ex procuratore generale della Corte di Cassazione Giovanni Salvi. Pegaso è tra gli atenei che per tutto l’anno accademico 2023-24 hanno effettuato esami online, non previsti dalla legge e in violazione delle linee guida del Mur. La e-Campus ha la sede centrale a Novedrate (CO) ed è stata lanciata dall’imprenditore Francesco Polidori, già fondatore del gruppo Cepu. Polidori ha recentemente patteggiato 3 anni per bancarotta fraudolenta. Nel 2023 l’imprenditore ha finanziato la Lega di Salvini: 10 mila euro a titolo personale, 30 mila euro attraverso l’Università e-Campus dove fino al 2022 il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara era inquadrato come «presidente dell’Osservatorio inter-ateneo per la ricerca».
La Niccolò Cusano ha sede a Roma ed è stata fondata da Stefano Bandecchi, oggi sindaco di Terni. Bandecchi tramite l’università telematica e un’altra sua srl, «Società delle scienze umane», in passato ha finanziato con 385 mila euro Forza Italia, Impegno Civico e Alternativa popolare (partito di cui è Coordinatore nazionale e con cui si è candidato alle ultime elezioni europee). La Unicusano è finita sotto inchiesta per evasione fiscale e ha subito due sequestri preventivi tra il 2023 e il 2024 per un ammontare di 22,8 milioni di euro. Il fondatore e i suoi soci sono accusati di aver usato i proventi delle rette universitarie per svolgere attività commerciali e per coprire spese personali, tra cui l’acquisto di una Ferrari e una Rolls Royce Phantom. L’Unicusano conta tra i suoi laureati illustri il ministro Francesco Lollobrigida e l’ex europarlamentare della Lega Angelo Ciocca (famoso per aver sventolato il cappio davanti alla presidente della Bce Lagarde).
Concorrenza sleale
È evidente che le università online riescono a intercettare studenti che non hanno altre scelte, e pertanto sarebbe necessaria la presenza di un ateneo pubblico per soddisfare questo bisogno, ma al momento la gigantesca offerta è solo quella appena descritta. Lasciamo le considerazioni a Francesco Billari che, in qualità di rettore dell’Università Bocconi, di formazione se ne intende: «Finché aiutano chi lavora a migliorare la propria preparazione possono offrire un supporto, ma non devono essere la scorciatoia per affrontare la grave crisi che investe la qualità della formazione. Se isoli i ragazzi nelle loro camerette senza la possibilità di frequentare professori e coetanei, non produci quel percorso di crescita che è alla base della comunità universitaria. Per migliorare davvero la qualità degli atenei si cominci ad abolire il valore legale del titolo di studio così tutte le università, tradizionali e telematiche, saranno spinte a migliorare e competere tra loro». Già, il titolo legale: in un concorso pubblico il titolo conseguito per esempio in scienze politiche all’Università di Bologna vale tanto quanto quello conseguito alla Guglielmo Marconi, quello in Economia e Management conseguito alla Italian University Line vale tanto quanto quello ottenuto frequentando in presenza alla Bocconi o alla Luiss.
Riassumendo: 1) risparmiando su stipendi e numero di docenti gli atenei online fanno concorrenza sleale agli atenei tradizionali, contribuendo all’abbassamento generale della qualità dell’insegnamento; 2) il rapporto opaco con la politica mina credibilità e trasparenza.
Milena Gabanelli e Francesco Tortora
(da il corriere.it)

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IL CASO SANGIULIANO-GIULI-SPANO HA FATTO IMPLODERE I FRATELLI D’ITALIA: TUTTE LE NOTIZIE, DA “REPORT” A “REPUBBLICA”, DAL “DOMANI” A DAGOSPIA, ARRIVANO DA FDI

Ottobre 24th, 2024 Riccardo Fucile

BASTA LEGGERE SU FB IL J’ACCUSE DELLA GIORNALISTA DEL “SECOLO D’ITALIA”, ANNALISA TERRANOVA, CHE SVELA LA FAIDA TRA I POST-FASCI ANTI “PEDERASTI” E CHI SOGNA UNA MODERNA DESTRA DI GOVERNO

Gli smottamenti a destra stanno diventando una frana, che rischia di colpire in pieno Giorgia Meloni. Il caso Spano-Giuli ha fatto deflagrare il variegato mondo post-missino, come espone con chiarezza la giornalista Annalisa Terranova (storica voce della destra, lavora al Secolo d’Italia) in un j’accuse su Facebook
Nel suo intervento, Terranova esprime un malcontento generalizzato in una certa parte della destra italiana, contro l’altra ala, quella bigotta, retrograda e anti-gay. S
crive Terranova: “La politica di FdI deve essere laica (non laicista) e libera dai diktat dei Provita&famiglia. Prima si chiarisce questo equivoco e meglio è, recuperando la tradizione di una destra non confessionale e che non faceva politica agitando il rosario o il Crocifisso (lo dico da cattolica). L’atteggiamento di avversione verso i gay e in generale verso gli Lgbtq+ lo trovo disgustoso e imbarazzante. Cosa diversa è contrastare l’ideologia Lgbtq+ che nulla ha a che fare con le persone che meritano rispetto. Ma il contrasto non si fa col vannaccismo altrimenti io personalmente e spero molti altri come me non sono disposti a seguire questa deriva”.
Insomma, una parte di Fratelli d’Italia si trova a disagio con l’atteggiamento di chi , nelle chat di partito, ha iniziato una caccia all’omosessuale contro l’ex capo di gabinetto di Alessandro Giuli, Francesco Spano (l’ormai tristemente celebre “pederasta” inviato da Fabrizio Busnengo, coordinatore di Fratelli d’Italia del IX municipio di Roma).
E se nella base ci sono divisioni “ideologiche” e di approccio rispetto ai diritti, ad alto livello lo scazzo si ripropone tra “duri e puri” e “aperturisti”: la nomina di Giuli è stata osteggiata sin da subito dal sottosegretario Giovanbattista Fazzolari, custode dell’ortodossia di Colle Oppio.
Innanzitutto l’ex giornalista, agli occhi di “Spugna”, è considerato un traditore: prima abbandonò i camerati del Fronte della Gioventù per il gruppuscolo neo-fascio di “Meridiano zero”, poi nel 2007, giornalistoa de “Il foglio” è autore di una saggo per Einaudi (“Il passo delle oche”) che mette al muro il post-fascismo di Almirante-Fini-Meloni, tutti comprati e venduto al potere, per ritrovarselo nel 2018 a scrivere il programma culturale della Lega di Salvini, cooptato dal destrissimo leghista Andrea Mascetti, e infine è tornato all’ovile di Giorgia grazie allo stretto rapporto della sorella, Antonella, con Arianna Meloni.
Anche l’altro sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, che ieri ha redarguito Giuli in un incontro a Palazzo Chigi, pur con il solito aplomb istituzionale ha espresso contrarietà alla nomina del dandy (cariato) al Collegio romano.
Dubbi che si sono rivelati certezze con la nomina di Francesco Spano come capo di Gabinetto al Ministero: gay dichiarato, vicino al Pd come avvocato di Giovanna Melandri che lo nomina segretario generale del museo Maxx da lei presieduto, invischiato in una storiaccia di fondi pubblici ad associazioni culturali che organizzavano eventi di sesso a pagamento: ecco perché Spano è kryptonite per il super-cattolicone Mantovano.
Senza considerare che in quanto Capo di Gabinetto, Spano avrebbe partecipato a tutti i pre-consigli dei ministri, dove vengono messi sul tavolo tutti i dossier, anche i più delicati, che devono essere portati poi da Mantovano all’attenzione del Governo. Un “infiltrato” sinistroide e omosessuale, è il ragionamento di “Fazzo” e Mantovano, non può partecipare.
Le morali della fava che emergono dalla nube di veleni e sospetti che aleggia sulla testa della Ducetta della Garbatella sono due:
la prima è che, parafrasando Annalisa Terranova, è stata sbugiardata definitivamente la favoletta della “Meloni è brava, è chi la circonda che è scarso”. Dopo due anni di disastri, dimissioni, nomine fatte e saltate, il rimpallo vittimista non regge più, ed è arrivato il momento di ammettere che anche la Sora Giorgia ha le sue responsabilità quando, contro il parere del suo “genio” Fazzolari ha preso la brillante decisione di scegliere al vertice del ministero della Cultura prima Sangiuliano e poi Giuli.
La seconda, forse ancora più grave, è che l’unico partito che sembra un monolite, e apparentemente non ha correnti, in realtà è spaccato tra mille rivoli, vendette personali, vecchie ruggini che si sono trasformate in odio. Fratelli d’Italia era una bomba sotto le chiappone della Meloni. Il servizio di “Report” è stata solo la miccia, le dimissioni prima di “Genny Delon” e poi di Spano la scintilla che ha acceso la guerra per bande dentro Fratelli d’Italia.
(da Dagoreport)

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SUL CASO GIULI-SPANO SI È SPACCATA FRATELLI D’ITALIA: I DURI E PURI DI COLLE OPPIO, INSIEME AI CATTOLICONI PRO-VITA CHE DANNO DEL “PEDERASTA” A SPANO, SONO INCAZZATI CON IL “TRADITORE” GIULI. CHE MINACCIA DI LASCIARE

Ottobre 24th, 2024 Riccardo Fucile

FAZZOLARI SI TRAVESTE DA POMPIERE: “NON C’È NESSUNO SCONTRO IN FDI”

E’il fuoco amico, quello de destra, il vero problema di Alessandro Giuli, ministro della Cultura con già due capi di gabinetto cambiati (uno cacciato, Francesco Gilioli, e l’altro dimissionario, Francesco Spano) in un mese e mezzo.
Il successore di Gennaro Sangiuliano, da quando è stato nominato, fa i conti con tutta l’infosfera globale meloniana: politica e mediatica. Un braccio di ferro con colonnelli e caporali di Fratelli d’Italia che dopo lo scandaletto di Maria Rosaria Boccia vogliono pilotare da Palazzo Chigi, senza più sorprese, il Collegio Romano.
Egemonia tecnocratica, prima che culturale. “Giuli è d’area, ma non è organico: deve seguire la linea perché è stato messo da noi e non dalla sinistra”, dicono i discepoli di Giovanbattista Fazzolari. E cioè il potentissimo sottosegretario alla presidenza del Consiglio nonché dea Kalì della premier con cui il ministro non si prende. Una convivenza iniziata male e che rischia di finire peggio.
Giuli di questo passo non ha problemi a dimettersi. Uno scenario clamoroso che tutti – a partire dalla premier Meloni – vogliono evitare: porterebbe a una crisi di governo e, per giunta, sotto manovra. E però a mettere insieme i dettagli, qua e là, si capisce che forse uno strano tramestio c’è, eccome.
E’ tutto abbastanza percepibile: basta parlare con qualsiasi parlamentare, sottosegretario o ministro. Nessuno lo difende, nessuno ha voglia di sapere che “Gramsci è vivo” né è molto attratto dall’idea di creare una destra che si possa dichiarare progressista fra i conservatori.
Meglio cavalcare la guerra ai migranti irregolari che recidere le radici del passato: non porta voti. “Il nostro pensiero solare – scherzano i meloniani – non è piacere alla sinistra”.
I veri problemi si trovano al ministero dove l’autonomia decisionale di Giuli finora è stata minima. Il capo della segreteria tecnica è rimasto Emanuele Merlino, ufficiale di collegamento con Fazzolari. Nelle stesse stanze, davanti a quel ministro, lavora anche Claudia Ianniello, sorella di Giovanna, storica portavoce della premier
Tutto viene riferito, tutto viene raccontato e forse distorto ed enfatizzato. Così il dopo-Sangiuliano è stato più traumatico del previsto con una coda di veleni impensabile. Palazzo Chigi vuole, nome per nome, sapere chi va a lavorare al ministero per avallare o meno le scelte del titolare del dicastero. Con una premessa che blocca tutto: “Attenzione alle spie, non dobbiamo mettercele in casa”.
Fazzolari, indicato in questa fase come il nemico numero uno del ministro, contattato dal Foglio dice: “Mi manca solo di occuparmi degli staff dei ministri: non me ne occupo e non ci metto la testa”. Una dichiarazione, da registrare, che cozza con un racconto che arriva sempre dai corridoi del palazzo del governo e di Via della Scrofa.
Tutto si mischia nel verminaio, comprese presunte lobby gay che si sarebbero impossessate del Collegio Romano. Davvero dopo i fasti pompeiani di lady Boccia siamo arrivati a ricattati sessuali nei confronti del neo ministro? “Falsità”. Di sicuro Spano, nominato due settimane fa, non è andato giù al partito dal primo momento. Ai vertici come alle periferie. Il dirigente fu oggetto di un attacco diretto sui social di Giorgia Meloni, che rimbalza da giorni.
(da Il Foglio)

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“REPORT” ANTICIPA L’INCHIESTA DI DOMENICA PROSSIMA SULLA FALLIMENTARE GESTIONE DEL MUSEO MAXXI DA PARTE DELL’ATTUALE MINISTRO DELLA CULTURA

Ottobre 24th, 2024 Riccardo Fucile

“DURANTE LA PRESIDENZA GIULI, NEL 2023, GLI INCASSI DEI BIGLIETTI SONO DIMINUITI DEL 30% RISPETTO AL 2022, QUANDO PRESIDENTE ERA GIOVANNA MELANDRI, PASSANDO DA 2,5 MILIONI DI EURO A 1,9 MILIONI. NON SE LA PASSA MEGLIO IL BILANCIO DELLE SPONSORIZZAZIONI”

“La presidenza Maxxi targata Giuli: Un flop?”: si intitola così la nuova clip dell’inchiesta di Report, in onda domenica 27 ottobre alle 20.30 su Rai3, pubblicata sui social dal programma di Sigfrido Ranucci.
Il Museo nazionale delle arti del XXI secolo di Roma, il Maxxi, “ha aperto le porte nel 2010. In pochi anni – si legge nel post che accompagna il video – si è affermato come uno dei più importanti musei di arte contemporanea in Italia, con oltre 300mila biglietti venduti nel 2022. Numeri che però sono crollati durante la presidenza di Alessandro Giuli. Nel 2023, gli incassi dei biglietti sono diminuiti del 30% rispetto all’anno precedente, quando presidente era Giovanna Melandri”, passando – spiega il servizio – da 2,5 milioni di euro a 1,9 milioni.
“Non se la passerebbe meglio il bilancio delle sponsorizzazioni: i soldi che i privati hanno dato al Maxxi per pagare mostre ed eventi sono passati da 1,2 milioni del 2022 a 600mila euro con Giuli”. Raggiunto da Giorgio Mottola, autore dell’inchiesta, il ministro della Cultura ha replicato: “I conti si fanno alla fine. Dovete ricordare, o potete ricordare, fate come volete, che al momento del mio insediamento ho ricevuto in eredità una programmazione che ho lasciato arrivare a conclusione. Come diceva qualcuno, i conti si fanno alla fine”.
(da agenzie)

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GIULI, SANGIULIANO, ROCCA E I SOLDI ALLA SOCIETA’ DELLA MANAGER AMICA DI GIORGIA E ARIANNA MELONI

Ottobre 24th, 2024 Riccardo Fucile

CONFLITTO D’INTERESSI PER 2 MILIONI DI EURO ALLA ONE MORE PICTURES

Il Maxxi guidato da Alessandro Giuli, il ministero della Cultura dove all’epoca c’era Gennaro Sangiuliano e il ministero delle Imprese di Adolfo Urso hanno finanziato con quasi due milioni di euro una srl fondata da Manuela Cacciamani. La manager, amministratrice delegata di Cinecittà, è vicina ad Arianna Meloni. E la One More Pictures ha ricevuto soldi anche dalla Regione Lazio. Amministrata da Francesco Rocca di Fratelli d’Italia. La storia la racconta il giornale Domani. Che ricorda anche come la sorella Maria Grazia Cacciamani sia diventata una consigliera fidata del presidente del Lazio. La vicenda comincia quando Giuseppe De Mita, altro nome legato ad Arianna, rinuncia alla carica di Ad di Cinecittà, preferendo prendere un posto nel consiglio di amministrazione della società pubblica di via Tuscolana.
A quel punto arriva l’ok a Manuela Cacciamani. Che innesca, secondo il quotidiano, un potenziale conflitto d’interessi visto che la sua società ha incassato 1,9 milioni di euro di soldi pubblici tra Stato e amministrazioni locali. Intanto lei trasferisce la gestione al suo compagno Coppola. Il ministero di Urso ha finanziato con 617 mila euro la One More Pictures per lo spettacolo The Jackal Meta Show. Poi un altro contributo di 40 mila euro per il progetto Infiniti mondi. Poi l’asse con Giuli al Maxxi e Sangiuliano a via del Collegio Romano. Con il programma Connessioni Culturali, costato 290 mila euro. «È stato l’unico rapporto di collaborazione con la Fondazione Maxxi», dice Cacciamani a Domani. Dal ministero della Cultura invece tra tax credit e sovvenzioni la cifra è di mezzo milione di euro. Sono fondi di cui l’impresa ha già beneficiato in passato.
Le Regioni
Poi ci sono le Regioni come la Puglia e il Lazio. Che ha concesso 45 mila euro. Anche se non ci sono progetti tra la società e via della Pisana a parte quelli legati al fondo regionale per l’audiovisivo. Una delle società di Cacciamani, la Direct 2 brains, ha anche lavorato con Giorgia Meloni quando era ministra della Gioventù di Berlusconi per uno spot istituzionale. Ma da allora non ci sono stati più rapporti di lavoro, fanno sapere da Cinecittà.
(da Open)

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“MI STAI MINACCIANDO?”: LA RISSA ALLA CAMERA DENTRO FDI E LE DIMISSIONI DI GIULI: “COSI’ ANDIAMO A CASA TUTTI”

Ottobre 24th, 2024 Riccardo Fucile

LITE IN PUBBLICO TRA LA SORELLA DEL MINISTRO E MOLLICONE. LE CHAT DEL PARTITO, LA CACCIA AL MINISTRO E L’ACCUSA DI “PEDERASTIA” SU WHATSAPP… SPANO AVREBBE AVUTO UNA RELAZIONE CON UN ESPONENTE DI FDI?

La scena si svolge nel Transatlantico di Montecitorio. I protagonisti sono il presidente della Commissione Cultura di Fratelli d’Italia Federico Mollicone e Antonella Giuli, giornalista assunta nell’ufficio stampa della Camera e sorella del ministro della Cultura oltre che amica di Arianna Meloni. Lei lo accusa di aver parlato con un giornalista. Lui le risponde che lei è fuori strada. «Perché negare? Sei una persona piccola piccola», gli risponde la donna. Poi: «Vabbeh, ne riparleremo». E lui le si avvicina a pochi centimetri per urlare: «Mi stai minacciando?». A quel punto qualcuno porta via Antonella, che ricomparirà poco dopo vicino al fratello che dice: «Lasciatemi fumare con la mia presidente». Poco dopo Alessandro andrà a colloquio con Alfredo Mantovano. E arriverà la comunicazione delle dimissioni di Francesco Spano.
La caccia al ministro
La scena, raccontata oggi da Repubblica, fa il paio con il gossip sulla presunta relazione di Spano con un uomo di Fratelli d’Italia. Se ne parla in una chat dei Dipartimento Famiglia in cui sono iscritti i vertici di FdI. E farebbe riferimento a parlamentari pro-vita, oltre a contenere anche alcuni esponenti del movimento pro-life. Lì, scrive Il Fatto Quotidiano, una sottosegretaria donna con un lungo passato nella destra italiana parla della relazione di Spano con un collega di partito. E ironizza sulla sua nomina da parte di Giuli. Mentre dalle parti di Giuli si sostiene che dietro la prossima puntata di Report ci sia Gennaro Sangiuliano. Mentre c’è un’ala dura nel partito che punta alle sue dimissioni. Che troverebbe il favore di Giovanbattista Fazzolari, il quale smentisce. Mentre ieri sono emerse altre chat, in cui un dirigente romano di FdI dava del «pederasta» a Spano. Ha dovuto dimettersi dall’incarico.
Le dimissioni di Giuli
Il caso Boccia al maschile annunciato da Sigfrido Ranucci scoppia quindi tutto dentro FdI. Per questo il ministro era così prudente ieri durante il Question Time. E anche se Meloni continua a difenderlo, in pubblico, il caso dell’incarico a Marco Carnabuci, marito di Spano, confermato al Maxxi proprio da Giuli, sta per esplodere in faccia al governo. La lite tra Antonella Giuli (già portavoce di Francesco Lollobrigida) e Mollicone parte dalle accuse pubbliche del deputato. Che forse, è il gossip, aspirava al ministero. E adesso considera Alessandro Giuli inadeguato. Anche se c’è anche una pista che porta ad Arianna Meloni. Che parte dal riferimento di Ranucci alle «alte cariche nel partito» che sarebbero coinvolte nella vicenda. Per questo la fiducia nei confronti del ministro è a tempo.
«Se va a casa lui, andiamo a casa tutti»
E il Corriere della Sera parla di alta tensione dentro FdI. Un ministro dice che «se va a casa lui, andiamo a casa tutti». Anche se l’ordine di scuderia è quello di fare finta di nulla. E parlare di una campagna voluta dalla sinistra. Durante il colloquio con Mantovano Giuli ha detto che non vuole farsi commissariare: «Lasciatemi fare il ministro». È visto come un corpo estraneo in FdI, ragiona La Stampa. Ma ha un punto a suo favore: un altro caso Meloni non lo può reggere. Se arrivasse anche lui a dimettersi o venisse sollevato dall’incarico la figuraccia sarebbe insostenibile. A Palazzo Chigi quindi nessuno vuole cacciare Giuli. Però vorrebbero controllarlo. Per evitare altre gaffe, è il ragionamento. Ora bisogna vedere se lui accetterà.
(da Open)

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APPALTI PNRR E MIGRANTI, ARRESTATO PER CORRUZIONE IL SINDACO DI CECCANO DI FRATELLI D’ITALIA

Ottobre 24th, 2024 Riccardo Fucile

ARRESTATI ANCHE 13 IMPRENDITORI E PROFESSIONISTI

.C’è anche Roberto Caligiore, il sindaco carabiniere di Ceccano di Fratelli d’Italia, tra i nomi dei tredici imprenditori, professionisti e dipendenti comunali arrestati tra le province di Frosinone e Napoli.
Il reato è di corruzione sugli appalti di lavori pubblici finanziati con il Pnrr e per l’accoglienza dei migranti. Roberto Caligiore è nato a Siracusa in Sicilia, ha cinquantacinque anni, è sposato e ha due figli. È stato eletto sindaco di Ceccano per due mandati, la prima volta il 15 giugno del 2015 e la seconda nel 2020. Caligiore è il punto di riferimento di Fratelli d’Italia in provincia di Frosinone e consigliere provinciale ed è legato al deputato Massimo Ruspandini.
Al comune di Ceccano guidava un’amministrazione fortemente di destra, con Fratelli d’Italia come cardine, con all’interno anche esponenti di Lega e Forza Italia. I due mandati di Caligiore hanno portato la destra a Ceccano, per decenni città rossa per eccellenza del Frusinate. Prima ancora Caligiore è stato eletto per due volte consigliere comunale, il 31 maggio del 2007 e il 12 maggio del 2012. Oltra alla politica, fa parte dell’Arma dei carabinieri, nella quale si è arruolato nel 1988, ha ricoperto il ruolo di Pilota di Elicotteri; a maggio del 2009 è diventato volontario del soccorso della Croce Rossa Italiana. Un curriculum il suo, costellato di medaglie, benemerenze ed apprezzamenti.
Assegnazione di appalti pubblici per oltre 5milioni di euro
L’inchiesta ha portato alla luce un articolato sistema corruttivo all’interno del Comune di Ceccano. Persone esterne all’amministrazione comunale sono riuscite a pilotare alcuni importanti appalti, con la complicità del sindaco e di chi gestisce i fondi per realizzare opere e servizi. Si tratta di concessioni pubbliche, autorizzazioni e assegnazione di appalti pubblici per circa 5milioni di euro. Il denaro veniva riscosso attraverso un articolato sistema di tangenti: riciclato con fatturazioni e bonifici verso aziende inesistenti, è stato poi monetizzato e consegnato a mano ai vertici dell’associazione.
A finire sotto alla lente d’ingrandimento degli investigatori sono stati i lavori di riqualificazione del centro storico (666.500 euro); i lavori di messa in sicurezza e riduzione del rischio sismico della scuola elementare di Borgo Berardi (440.000 euro) e dei lavori di restauro Castello dei Conti (1.386.000 euro). Tutti risultano affidati con procedura negoziata senza bando di gara.
L’inchiesta per corruzione su appalti del Pnrr e accoglienza migranti
Sono tredici le misure cautelari personali restrittive e i sequestri fatti stamattina, provvedimenti che sono scattati al termine di un’indagine fatta dall’Ufficio di Roma della Procura Europea. Gli indagati dovranno rispondere di associzione per delinquere finalizzata alla corruzione. Dieci sono finiti ai domiciliari, mentre tre non possono esercitare la professione, né concludere contratti di collaborazione con la pubblica amministrazione. Le misure e i sequestri sono scattati nella mattinata di oggi, giovedì 24 ottobre e fanno parte dell’operazione “The good lobby”. A renderli esecutivi gli investigatori della Polizia di Stato della Squadra Mobile di Frosinone e del Servizio Centrale Operativo della Direzione Centrale Anticrimine di Roma come diposto dal giudice delle indagini preliminari del Tribunale di Roma.
(da Fanpage)

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M5S, CONTE NON RINNOVA IL CONTRATTO DA 300.000 EURO A BEPPE GRILLO: “FA SABOTAGGIO”

Ottobre 24th, 2024 Riccardo Fucile

ROTTURA COMPLETA NEL MOVIMENTO

“Beppe Grillo è responsabile di una controcomunicazione che fa venire meno le ragioni di una collaborazione contrattuale”. Così Giuseppe Conte annuncia la sua decisione di non rinnovare il compenso di 300 mila euro al fondatore del Movimento 5 stelle.
Lo fa nel nuovo libro di Bruno Vespa ‘Hitler e Mussolini. L’idillio fatale che sconvolse il mondo (e il ruolo centrale dell’Italia nella nuova Europa)’ in uscita il 30 ottobre da Mondadori-Rai Libri. “Grillo – dice Conte nel libro di Vespa – ha rivendicato il compenso come garante anche nelle ultime lettere che mi ha scritto. Io non ho mai accettato che fosse pagato per questa funzione, che ha un intrinseco valore morale e non è compatibile con alcuna retribuzione”.
(da agenzie)

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ADOLFO URSO, LA NOMINA DELL’EX SOCIO E LE REGISTRAZIONI CLANDESTINE AL MINISTERO

Ottobre 24th, 2024 Riccardo Fucile

AL CENTRO LA SOCIETA’ CONDOTTE D’ACQUA E LA REVOCA DEI TRE COMMISSARI, L’ESPOSTO IN PROCURA E L’INCHIESTA SULLE NOMINE

Mentre tutti guardano alle dimissioni possibili del ministro Alessandro Giuli per il caso Spano c’è un altro problema al ministero del Made in Italy. Dove Adolfo Urso ha revocato un incarico per scarsa diligenza a tre commissari della società Condotte d’Acqua. E ha nominato al posto loro Francesco Paolo Bello. Già socio proprio del ministro. Ma c’è di più. Perché qualcuno ha registrato di nascosto le riunioni dei vertici dell’azienda. E le ha consegnate al giornale Domani. Mentre la vicenda è finita in un esposto consegnato in procura a Roma. E un intervento del Tar del Lazio, che il 18 ottobre ha sospeso la revoca di Giovanni Bruno, Gianluca Piredda e Matteo Uggetti. Il ministro annuncia una denuncia per le registrazioni clandestine effettuate al ministero.
La storia
Le conversazioni sono state registrate «senza il consenso degli interessati». E poi, molto probabilmente, consegnate alla procura di Roma. Dove sono diventate elementi di prova. Tra queste c’è il colloquio del capo di gabinetto di Urso con uno dei commissari poi sostituito. E un’altra con una riunione nell’ufficio del responsabile del dicastero. Il sospetto è che a consegnarli al quotidiano sia stato proprio uno dei tre ex commissari. Per questo Urso ha deciso «di intraprendere le iniziative giudiziarie più opportune in relazione alle registrazioni clandestine e non autorizzate effettuate presso il ministero». Per il ministro si tratta di «registrazioni di cui i giornalisti Giovanni Tizian e Vittorio Malagutti scrivono di essere in possesso. Fatto tanto più grave in quanto alcuni stralci di queste registrazioni illegittime sono riportati nel testo in modo parziale, con l’evidente intento di stravolgere la realtà e intimidire l’attività istituzionale», dice il Corriere della Sera.
Le registrazioni clandestine
Il direttore di Domani Emiliano Fittipaldi ha risposto che il ministro non ha smentito una sola riga dell’inchiesta del quotidiano. E ha evidenziato come Urso «nell’amministrazione straordinaria del colosso di costruzioni Condotte abbia nominato come commissario, dopo aver cacciato tre professionisti, un suo amico ed ex partner d’affari. Un articolo basato su documenti contabili e su un esposto depositato in Procura. Non potendo smentire notizie vere né le registrazioni imbarazzanti che lo vedono protagonista, Urso ha preferito — come in passato altri suoi colleghi — denunciare i giornalisti. Che hanno fatto solo il loro lavoro, quello di informare i cittadini. Domani non si lascerà intimidire, e continuerà a raccontare la vicenda».
Cos’è Condotte d’Acqua
Condotte d’Acqua è una società per azioni con sede a Roma che si occupa di costruzioni e opere d’ingegneria idraulica e di bonifiche. Si trova dal 2018 in amministrazione straordinaria. Dal 2016 è parte del gruppo Grandi Opere General Contracting, di proprietà di Ferfina, holding della famiglia Bruno Tolomei Frigerio. La crisi di liquidità è emersa per un debito di due miliardi, di cui uno nei confronti delle banche. Cinque anni fa la società ha presentato la richiesta di concordato in bianco. A marzo 2019 è stato presentato il piano di risanamento, che prevedeva un prestito ponte di 60 milioni di euro da otto istituti di credito.
(da editorialedomani.it)

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