Gennaio 10th, 2025 Riccardo Fucile
PER SALVARE IL CULO, A SALVINI NON RESTA CHE BATTERSI FINO ALL’ULTIMO PER IMPORRE UN CANDIDATO LEGHISTA DESIGNATO DA LUCA ZAIA
Dopo le parole di Giorgia Meloni, che ha bocciato pubblicamente il terzo mandato per
i governatori, Matteo Salvini sta provando a salvare la poltrona di leader del Carroccio strappando a Fratelli d’Italia la candidatura di un leghista in Veneto per sostituire l’uscente Luca Zaia.
Un’operazione difficilissima, considerato che la stessa Ducetta, durante la conferenza stampa di fine anno (anzi, inizio), ha ammesso candidamente che vuole il governo della Regione: “Io penso che Fdi debba essere tenuto in considerazione”
Salvini vuole fare leva sul consenso politico ora nelle mani di Zaia, che sicuramente presenterà una lista civica di appoggio al candidato del centrodestra, e potrebbe orientarne il destino.
Con Vannacci che scalpita per scendere in campo con il suo partito “all’incontrario”, al “Capitone” non resta che a far scegliere il prossimo candidato per il Veneto sia proprio Zaia.
Una sorta di investitura, da parte del Doge, dall’alto dei suoi 12 anni alla guida della giunta regionale. Del resto, nel 2020 lo strapotere di Zaia si manifestò in maniera inequivocabile: la sua lista civica, “Zaia presidente” portò a casa la bellezza di 916mila voti, pari al 44,57%. Poteva vincere senza il sostegno dei partiti. La lista di Fratelli d’Italia, invece, si fermò al 9,55% (sotto la Lega, seconda, al 16,92%)
Blindare la successione è l’unica carta che Salvini può giocare per tenere a bada i contrasti e gli scazzi all’interno della Lega, che sta fibrillando (Massimiliano Romeo in testa) all’ipotesi di perdere uno dei suoi ultimi fortini.
La questione terzo mandato riguarda anche il Pd, con il dossier De Luca in Campania. Se Elly Schlein vuole mantenere il governo della regione deve scendere a patti “don Vicienz’” e concedergli la scelta del suo successore
(da Dagoreport)
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Gennaio 10th, 2025 Riccardo Fucile
SECONDO GLI ANALISTI LA “SPINTA” DI MR. TESLA VALE ALMENO L’1,5% – TRUMP STA ALLA FINESTRA: PRIMA DI FAR FUORI IL “PRESIDENTE VIRTUALE” DEGLI STATI UNITI VUOLE VEDERE L’EFFETTO ”X” DI MUSK ALLE ELEZIONI POLITICHE IN GERMANIA
Avanza un’onda nera in Germania. E a dirlo non sono i soliti ipersensibili che vedono svastiche e croci celtiche a ogni angolo. Stavolta a certificarlo sono i sondaggi. Gli ultimi, quelli di YouGov, danno i neo-nazisti di Afd al 21%, secondo partito del Paese dietro i popolari della Cdu-Csu. La Spd del disastroso canciellere uscente, Olaf Scholz, si ferma al 16%.
I sondaggisti hanno rilevato un aumento dei consensi per Afd dell’1,5% dopo l’endorsement di Elon Musk. Il capo di Tesla è entrato a gamba tesa nella campagna elettorale tedesca, prima dando del “fesso” a Scholz, poi dichiarando pubblicamente che solo Afd può salvare la Germania e, oggi, intervistando su “X” Musk la capa di Alternative fur Deutschland, Alice Weidel
La capacità di pervasione di Musk attraverso il suo social network può alterare pesantemente il risultato elettorale gonfiando i consensi di Afd. Se questa ingerenza riuscirà a spingere i neonazisti al governo è tutto da vedere, che in Germania, dove la conventio ad excludendum a destra è una cosa seria (a differenza dell’Italia), i partiti “tradizionali” sono abituati ad allearsi in “Grosse Koalition”.
L’esito più probabile è che la Cdu, che otterrà intorno al 30%, si allei con la Spd e i Verdi, ma sarebbe una riedizione ancora più forzata della coalizione semaforo (Spd-Verdi-Liberali) che ha governato male negli ultimi anni il Paese, semplicemente con un perno spostato più a destra.
Donald Trump lascia che il suo finanziatore e braccio destro destabilizzi la Germania per vedere l’effetto che fa: se mai riuscisse a terremotare la politica tedesca attraverso il “push-up” di Afd, l’Unione europea si vedrebbe privata del suo principale pilastro. Un ottimo risultato per chi, come Trump, vuole indebolire e disgregare il Vecchio continente.
(da agenzie)
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Gennaio 10th, 2025 Riccardo Fucile
“SI LAMENTA CON LE PERSONE SUL FATTO CHE MUSK GLI STIA TROPPO ATTORNO” … “MR. TESLA” HA GIÀ SPACCATO LA DESTRA “MAGA”, CON QUEL PARA-GURU DI STEVE BANNON CHE HA SENTENZIATO: ” VUOLE SOLO I SOLDI, VA ALLONTANATO DA TRUMP E DEVE TORNARSENE IN SUDAFRICA”
Tra Donald Trump e il suo grande amico Elon Musk sono emerse le prime frizioni. Il
presidente eletto degli Stati Uniti è “stressato al cento per cento”, si è lamentato, in privato, dell’invadenza del miliardario sudafricano, intervenuto su tutte le decisioni più importanti, oltre ad aver fatto pressioni perché i suoi amici nella Silicon Valley venissero scelti dalla nuova amministrazione.
A far irritare ancora di più Trump è la storia che Musk sia il vero presidente e Trump la first lady. Lo sostiene il New York Times, che dice di aver raccolto testimonianze da persone vicine al 47° presidente. “Trump – scrive il quotidiano newyorkese – si lamenta un po’ con le persone sul fatto che Musk gli stia troppo attorno”. “Vi garantisco – ha aggiunto un’altra fonte – che Trump è stressato al cento per cento”. “C’è un proverbio cinese – ha aggiunto – che dice: due tigri non possono vivere sulla cima della stessa montagna”. “Trump è Trump – ha ricordato un’altra persona – alla fine non sopporta qualcuno che vuole influenzarlo”.
Il rapporto tra i due, che ha vissuto momenti di grande unione ed esaltazione, tra cui le sfarzose cene insieme nel resort di Mar-a-Lago, ha registrato tensioni quando Musk ha attaccato la base trumpiana, critica sulla scelta di Trump di nominare ingegneri e tecnici indiani a incarichi di fiducia sull’intelligenza artificiale, anziché selezionare americani.
LA BASE TRUMPIANA
Steve Bannon, storico amico del tycoon e considerato un proto Maga, il movimento trumpiano di Make America Great Again, ha criticato più volte Musk, definendolo un uomo mosso solo dagli affari, e ricordando che è un sudafricano e non un americano.”Lui vuole solo fare soldi – ha aggiunto – proteggere le sue aziende, accumulare ricchezze per avere più potere, ma io lo terrò lontano dalla Casa Bianca”.
Se Trump si sente soffocato dalla presenza del suo amico, il finanziatore sembra divertirsi un mondo, al punto da aver preso in affitto un cottage a Mar-a-Lago, dal costo di duemila dollari a notte, proprio per garantirsi una presenza costante alla corte del futuro presidente.
(da La Repubblica)
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Gennaio 10th, 2025 Riccardo Fucile
DAL CONDIZIONAMENTO INDIRETTO AL CONTROLLO DIRETTO DELLA POLITICA GLOBALE
“Elon Musk non è nient’altro che uno degli esponenti di punta di un tecno-capitalismo globalizzato che influenza sempre più potentemente anche le decisioni politiche, gli assetti politici, gli equilibri politici internazionali, di fronte al quale i singoli Stati sono sempre più in difficoltà. Musk segna un salto: mentre prima questa struttura tecno-capitalista influenzava la politica, adesso fa politica proprio direttamente“. Sono le parole pronunciate ai microfoni di 5 Notizie, su Radio Cusano Campus, dal filosofo Massimo Cacciari, che spiega: “A questo punto, il confronto stesso tra grandi compagnie e Stati sovrani diventa impietoso, perché, da un lato, ci sono paesi che perdono sempre più il proprio potere politico, dall’altro lato c’è una potenza tecnico-economica straordinaria, e non solo finanziaria, che consiste in grandi capitali che finanziano tutte le più importanti strutture di ricerca e di innovazione del pianeta – continua – quindi, come tale, diventa necessariamente, inevitabilmente, anche potenza politica. Le elezioni di Trump hanno segnato una svolta perché per la prima volta il potere tecnico-economico ha deciso di entrare direttamente nell’agone politico in prima persona. E oggi Musk sarà quello che deciderà anche le politiche interne di Trump perché gli è stato affidato l’incarico di rivedere tutte le politiche interne di welfare”.
L’ex sindaco di Venezia sottolinea: “A differenza dei vecchi capitalisti, Musk rappresenta un cambiamento, perché lui non si limita a influenzare indirettamente la politica, ha deciso di scendere in campo in prima persona. Le grandi corporation da sempre influenzano la politica: una volta potrebbero essere politiche di destra, la volta dopo potrebbero essere politiche di sinistra. Nella sostanza non cambia. A seconda delle proprie convenienze e a prescindere da regimi o altro, oggi i grandi capitalisti possono appoggiare Trump, domani potrebbero appoggiare altrettanto bene Obama, così come oggi potrebbero sostenere la Meloni e domani la Schein“.
Ma aggiunge: “L’ultima campagna elettorale americana ha registrato una certa svolta, perché la Silicon Valley, che precedentemente era più propensa a sostenere i democratici, stavolta ha appoggiato in grande maggioranza Trump. Questo ha comportato mutamenti nell’atteggiamento politico delle grandi corporation, che non sono incarnate solo da Musk ma anche dall’energia, da tutta la farmaceutica e l’informatica”
Al direttore di Radio e Tv Cusano Campus, Gianluca Fabi, che gli chiede cosa potrebbe accadere se queste corporation diventassero un partito politico, Cacciari risponde: “Succederebbe quello che sta accadendo da parecchi anni, e cioè l’indebolimento di tutti gli Stati nazionali e di tutte le assemblee rappresentative, nonché la scomparsa di partiti politici in grado di incidere nelle decisioni fondamentali”.
Circa le conseguenze che potrebbe avere il tecno-capitalismo sulle guerre che affliggono il mondo, Cacciari fa un distinguo: “In alcune aree del pianeta, forse può avere, per così dire, un’influenza positiva. Mi riferisco ad esempio a questa eterna guerra civile europea che oggi è espressa dal conflitto tra Russia e Ucraina, perché va contro gli interessi di questa grande struttura globale capitalistica. E quindi – conclude – lì probabilmente ci sarà un intervento per avviare una tregua, una trattativa, la possibilità di un accordo. In altre aree del pianeta ne dubito, gli interessi americani sono quelli di abbattere la potenza iraniana. E non c’è dubbio che quegli stessi interessi potrebbero comportare un conflitto anche di proporzioni globali“.
(da ilfattoquotidiano.it)
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Gennaio 10th, 2025 Riccardo Fucile
I RESPONSABILI SONO TUTTI ITALIANI E MAGGIORENNI, DEVONO RISPONDERE DI OMICIDIO VOLONTARIO AGGRAVATO
Sale a sei il numero degli indagati per l’omicidio di Maati Moubakir, il 17enne ucciso il
29 dicembre a Campi Bisenzio. Tutti e sei gli indagati, secondo quanto si apprende, sono italiani e maggiorenni, di età compresa tra i 18 e i 22 anni. L’ipotesi di reato è quella di omicidio volontario, con le aggravanti dei futili motivi e della crudeltà. Domani, venerdì 10 gennaio, sarà effettuata l’autopsia sul corpo della vittima.
L’omicidio di Maati Moubakir
Secondo quanto ricostruito finora dagli investigatori, Maati Moubakir sarebbe stato rincorso nelle strade di Campi Bisenzio e picchiato con mazze, coltelli e un casco da motociclista. Le coltellate, ricostruisce la procura, hanno colpito il 17enne alla schiena mentre scappava. Il ragazzo avrebbe cercato rifugio su un autobus diretto a Firenze, ma uno degli indagati – un 18enne – lo avrebbe afferrato per i capelli e per il collo prima che potesse salire a bordo e gli ha sferrato al torace le coltellate che hanno causato la morte immediata.
Il grido di dolore della madre
In occasione della cerimonia in ricordo del figlio, la madre di Maati aveva lanciato un appello allo Stato affinché «non passi più il messaggio di un Paese dove si può fare tutto, dove non si punisce nulla».
Secondo Silvia Baragatti, madre del 17enne ucciso, la vicenda di Campi Bisenzio rappresenta «il fallimento della società, dell’umanità, anche gli animali stanno accanto al loro ferito».
(da Open)
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