Gennaio 25th, 2025 Riccardo Fucile
“IL DIRITTO ALLA SALUTE E’ UN DIRITTO COSTITUZIONALE”
“Difendiamo la Sanità pubblica dai tagli e dalla privatizzazione della destra che
governa”. Lo ha detto Elly Schlein al presidio all’ospedale di Santorso (Vicenza).
“Abbiamo proposto, con le altre opposizioni, 5mld e mezzo in più sulla Sanità pubblica, chiediamo più servizi per le persone non auto sufficienti, più risorse sulla salute mentale. Per questo il Pd ha destinato quelle poche risorse a disposizione delle opposizioni allo sportello psicologico per il supporto nelle scuole, ce lo chiedono i ragazzi. Non possiamo chiudere un occhio, il diritto alla Salute è un diritto costituzionale fondamentale”, ha aggiunto la segretaria del Pd.
(da agenzie)
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Gennaio 25th, 2025 Riccardo Fucile
GIORGIA MELONI NON SI FA VEDERE CON LA MINISTRA IN ARABIA SAUDITAE ANCHE IL SUO “PADRINO POLITICO”, IGNAZIO LA RUSSA, LA MOLLA AL SUO DESTINO: “STA VALUTANDO E VALUTERÀ BENE”
Santanchè è ormai isolata. Non tanto perché Palazzo Chigi arriva a mettere in dubbio la presenza della ministra in Arabia Saudita («A noi non risulta» dice una fonte molto vicina alla premier) a poche ore dalla partenza, quanto perché a prendere le distanze ieri è stato il suo sponsor politico e amico di sempre Ignazio La Russa.
«Io credo che stia comunque in una fase di valutazione, credo che stia valutando e valuterà bene quello che deve fare» ha spiegato la seconda carica dello Stato ad Un Giorno da Pecora su Radio 1, confezionando un avvertimento che rimarca quanto oggi la ministra sia isolata. La Russa infatti non chiude ad alcuno scenario e, anzi, sposa in toto la linea affidata venerdì ai colonnelli di Fratelli d’Italia da Meloni.
Come dimostra l’attento silenzio in cui si è rifugiata sulla vicenda, la premier sta infatti provando a limitare il suo coinvolgimento pubblico e diretto. Se la ministra resiste, Meloni e il partito provano a farle terra bruciata intorno, a partire proprio da La Russa. Un logorìo portato avanti anche paventando l’idea di non sostenerla in Aula quando si dovrà votare per la mozione di sfiducia presentata dal M5s.
Dal canto suo Santanchè però non dà alcun segnale di voler mollare. Tra i motori rombanti delle due ruote esposte al Motor Bike di Verona inaugurato ieri, più agguerrita che mai, risponde ai giornalisti tenendo il punto. «Mai nessuno mi ha chiesto di fare un passo indietro.
Io ho sempre detto che sono assolutamente tranquilla perché so come sono le questioni nel merito. Ho sempre detto che, per quanto riguarda questo rinvio a giudizio non mi sarei dimessa» ha spiegato, negando anche di aver avuto un confronto diretto con Meloni sul tema e, anzi, non notando nulla di diverso nei loro rapporti («Sono quelli di sempre»).
Diverso il discorso per quanto riguarda l’altra inchiesta, quella per truffa ai danni dello Stato per il ricorso della sua azienda alla cassa integrazione Covid: «Capisco che ha delle implicazioni politiche», ha detto la ministra, ribadendo la sua disponibilità a fare un passo indietro solo in caso di rinvio a giudizio per quel filone di indagine.
Tradotto: anche se il 29 il processo non dovesse essere spostato da Milano a Roma, Santanchè non vorrebbe mollare. «Andrò fino in fondo» ha promesso. «Finirà a fondo» garantiscono invece da via della Scrofa.
(da agenzie)
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Gennaio 25th, 2025 Riccardo Fucile
NAPOLI, MILANO, BARI, TORINO, ROMA: AULE DESERTE E COSTITUZIONI AL CIELO
Durante le cerimonie di inaugurazione dell’anno giudiziario nelle principali città, i
magistrati hanno colto l’occasione per manifestare il proprio dissenso contro la proposta di riforma della giustizia che prevede la separazione delle carriere, promossa dal governo.
Le proteste, che hanno coinvolto diverse Corti d’Appello, si sono concretizzate con l’abbandono delle aule al momento degli interventi da parte dei rappresentanti del governo, come il ministro della Giustizia Carlo Nordio e il viceministro Francesco Paolo Sisto. A Napoli, i magistrati, indossando la toga e con una copia della Costituzione in mano, hanno lasciato il Salone dei Busti di Castel Capuano durante il discorso di Nordio. A Torino, Palermo, Roma, Milano e Bari la scena è stata simile: i magistrati hanno lasciato le aule durante gli interventi dei rappresentanti del governo, alzando la Costituzione al cielo come simbolo di protesta.
Le proteste
A Roma, i giudici hanno abbandonato l’aula Europa della Corte d’Appello durante l’intervento del sottosegretario Alfredo Mantovano, mentre a Bari, prima ancora che il viceministro Sisto iniziasse il suo discorso, i magistrati hanno lasciato l’aula. In altre città, come Milano, è stato il presidente del Tribunale Fabio Roia a guidare la protesta, e i magistrati si sono riuniti nell’atrio del palazzo di giustizia con le costituzioni al cielo. «Prima di essere il presidente del Tribunale sono un magistrato e prima ancora un cittadino. Come cittadino sono preoccupato per questa riforma perché crea un corpo di pubblici ministeri che costituisce di fatto un quarto potere dello Stato non controllato da nessun altro», ha dichiarato Roia. «Già oggi il ministro dice che il pubblico ministero è un organo troppo potente. Con questa riforma lo diventa ancora di più, diventa un qualcosa di ibrido che necessariamente dovrà essere poi controllato dal potere esecutivo», ha aggiunto.
Si tratta di una serie di proteste organizzate in tutta Italia dall’Associazione Nazionale Magistrati (Anm), che critica duramente il progetto di riforma del governo.
(da Open)
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Gennaio 25th, 2025 Riccardo Fucile
A NAPOLI LE TOGHE SVENTOLANO LA COSTITUZIONE E GRATTERI RESTA IN UFFICIO MENTRE NORDIO PARLA… IL DISEGNO ORBANIANO DEL GOVERNO: CONTROLLARE LA MAGISTRATURA E RENDERLA PRONA AL POTERE POLITICO
Castel Capuano diventa palcoscenico dello scontro sulla separazione delle carriere e le altre riforme sul tema giustizia. Non è presente, all’inaugurazione del nuovo anno giudiziario, il procuratore capo di Napoli Nicola Gratteri. A quanto si apprende, il procuratore si trova in Procura, nel suo ufficio, per svolgere il suo lavoro quotidiano.
Magistrati in servizio e toghe in pensione, a fianco dei colleghi più giovani, indossano sul petto la coccarda tricolore e in mano tengono alto il testo della Costituzione.
Il ministro della Giustizia prende la parola. In molti lasciano l’aula. Il ministro Nordio presenta la sua relazione. Cambia il suo discorso, «che sarebbe stato troppo tecnico». Tutte «le opinioni e le manifestazioni di dissenso sono benvenute», dice. E ringrazia per «la manifestazione composta perché il dissenso è il sale della democrazia»
Estratto della Costituzione alla mano e coccarda tricolore sulla toga. È iniziata con una protesta simbolica ma significativa l’apertura dell’anno giudiziario a Torino, dove circa cinquanta magistrati hanno espresso la loro ferma contrarietà alla riforma costituzionale sulla separazione delle carriere. A guidare la manifestazione davanti al Palazzo di Giustizia, il magistrato Mario Bendoni, presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati (Anm) territoriale.
Tanti giudici e pm milanesi e alcuni procuratori della sede del distretto della corte d’appello si sono schierati compatti stamani sulla scalinata davanti all’ingresso principale di Palazzo di giustizia di Milano con addosso la toga per protestare contro la riforma costituzionale della giustizia che prevede la separazione delle carriere.
Cartelloni con una citazione di Piero Calamandrei sono stati mostrati da magistrati dell’Anm poco prima dell’inizio della cerimonia di inaugurazione dell’Anno Giudiziario in Corte d’Appello, a Roma. I magistrati indossano la toga e stringono una copia della Costituzione.
«Se volete andare in pellegrinaggio dove è nata la nostra Costituzione, andate sulle montagne, nelle carceri – si legge sui cartelli -, nei campi, dovunque è morto un italiano per riscattare la nostra libertà perché è che è nata la nostra Costituzione».
«È arduo sostenere che le nuove riforme siano in grado di realizzare, almeno a Roma, in tempi brevi un significativo cambio di passo nei tempi della giustizia civile e penale», afferma il presidente della Corte d’Appello di Roma, Giuseppe Meliadò, nella relazione alla cerimonia di inaugurazione dell’Anno Giudiziario.
La toga, la coccarda tricolore e la Costituzione in mano, Ecco come sono entrati i magistrati del Distretto di Palermo nell’aula magna del Tribunale di Palermo per l’inaugurazione dell’anno giudiziario di Palermo.
«La separazione delle carriere è la punta di un iceberg la cui parte sommersa e forse la più preoccupante sta emergendo, anche se il suo effetto dirompente non viene colto appieno forse perché di minore impatto mediatico», dice il Presidente della Corte d’Appello di Palermo Matteo Frasca. «La riforma della giustizia mira infatti a introdurre altre modifiche dell’ordinamento giudiziario che si saldano con la separazione delle carriere e vanno ben oltre, iscrivendosi a pieno in un progetto unitario che vuole ridisegnare l’equilibrio tra i poteri dello Stato».
(da agenzie)
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Gennaio 24th, 2025 Riccardo Fucile
NELLO SCAVO SU “AVVENIRE” RIVELA GLI INTRECCI CRIMINALI TRA MILIZIE LIBICHE, GOVERNO E TRAFFICANTI: “ALMASRI E’ UN INTERLOCUTORE DEL GOVERNO ITALIANO”… EVITARGLI IL PROCESSO ALL’AJA VUOL DIRE IMPEDIRE CHE PARLI DEGLI ACCORDI CON IL GOVERNO ITALIANO
Il 19 febbraio 2022 i membri di un gruppo armato guidato da Mohammed Bahroun –
detto al-Far, “il topo” – sbarrano la strada costiera che scorre tra le dune verso la Tunisia, nel tratto tra Tripoli e Zawiyah. Cumuli di terra e macerie impediscono l’accesso a pedoni e veicoli. I miliziani protestano per l’arresto di un loro affiliato: Rabee Halila, trattenuto dalla Special Deterrence Force (Rada) e dalla polizia giudiziaria guidate da Jeem Osama Elmasry Habish, il futuro generale “Almasri”. Poco dopo Almasri ordina la scarcerazione di Halila.
La chiusura della via di comunicazione costiera sarebbe stato un grosso problema. La strada è attraversata giornalmente da decine di autocisterne cariche di carburante dirette in Tunisia. Tripoli e Tunisi non hanno siglato accordi di import-export nel settore degli idrocarburi, ma alla luce del sole la merce attraversa ugualmente la dogana. A controllare l’uscita dei veicoli verso il confine tunisino è un’altra milizia. Secondo gli investigatori Onu il clan è guidato dal rampante Emad Trabelsi, uno che aveva cominciato da piccolo trasportatore, poi messosi a taglieggiare furgoncini di passaggio, infine ha allargato il business imponendo il pizzo alle autocisterne: fino a 10mila dollari per carico da 40mila litri. Già nel 2018 il dipartimento di Stato Usa (presidenza Trump) nel rapporto annuale sulle violazioni dei diritti umani nel mondo confermava la ricostruzione del gruppo di esperti Onu sulla Libia. Emad Trabelsi in breve tempo diventerà vicecapo dei servizi segreti libici e oggi ministro degli Interni a Tripoli. Anche per gli Usa Trabelsi è stato «beneficiario di fondi ottenuti illegalmente».
Emad Trabelsi, ministro dell’interno di Tripoli è accusato di guidare una milizia di doganieri – undefined
Bahroun e Trabelsi sono nomi che torneranno ancora. Se il secondo diventerà la faccia della “sicurezza” interna, il primo dopo essere stato in ombra per qualche tempo (anche per questo lo chiamano “il topo”) salta fuori quando davanti all’accademia navale militare di Tripoli il 2 settembre dello scorso anno un colpo di mortaio uccide il direttore. Crivellato dalle schegge che sfondano la sua auto blindata, muore sul colpo il maggiore Abdurahman al-Milad, il famigerato comandante Bija che con Bahroun aveva costruito una carriera parallela. Bija nel 2017 era stato invitato segretamente in Italia per affrontare alcune scottanti questioni sulla gestione dei flussi migratori. Con la sua potente gang comandava il porto di Zawyah (da dove salpano petrolio di contrabbando, stupefacenti dai narcos sudamericani, armi, esseri umani). Bahroun si assicurava che la via fosse sempre libera per gli affari di quelli di Zawyah e per la facile circolazione delle autocisterne dirette in Tunisia. Sempre a Zawyah ci sono i principali centri di detenzione statale per migranti, quelli nei quali l’Onu ha documentato «orrori indicibili». Il direttore delle prigioni, Osama al-Khuni Ibrahim, dopo essere stato identificato da “Avvenire” è stato sottoposto a sanzioni internazionali dal Consiglio di sicurezza Onu; e con lui suo cugino Bija. Entrambi risulteranno poi indagati per crimini contro i diritti umani dalla procura di Palermo e dalla Corte penale internazionale.
Il comandante al-Khoja è accusato di traffico di esseri umani. Guida il Dipartimento contro l’immigrazione – undefined
Secondo il consueto canovaccio mafioso, le strade tra Bija e “il topo” a un certo punto si dividono. Barhoun viene accusato di avere ordinato l’uccisione del vecchio amico Abdurhaman. A Tripoli capiscono che sta per saltare la regione di Zawyah, dove si trova la più grande raffineria del Paese, data in concessione all’Italia. Bahroun viene arrestato dalla polizia giudiziaria e dagli uomini della Rada, guidati dal generale Jeem Osama Elmasry Habish, per tutti “Almasri”, che con il suo esercito garantisce protezione al primo ministro Dbeibah. Il rispetto della legge, però, non è la vocazione né l’obiettivo dell’operazione. In ballo ci sono altri e lontani interessi. Pochi giorni dopo l’arresto, Bahroun lascia la cella prima ancora di venire processato. Salirà su un jet privato che lo accompagnerà per un volo di sola andata diretto in Turchia, Paese che sulla Libia ha scommesso buona parte della sua influenza nel Nordafrica. Per Almasri vuol dire che in un solo colpo potrà riempire con i suoi battaglioni il vuoto lasciato da “Bija” e dal “topo”, spadroneggiando lungo tutta la ricca fascia costiera.
Il generale Almasri
La mano pesante sui migranti è affidata anche a un altro capobanda che dopo aver combattuto nella difesa di Tripoli, aggredita dalla soldataglia del generale di Bengasi Haftar, si è conquistato i galloni di fedelissimo del premier Dbeibah. E’ Mohammed al-Khoja, accusato da varie organizzazioni internazionali e dalle agenzie Onu d’essere legato al business del traffico di persone. Ora guida il Dipartimento contro l’immigrazione illegale (Dcim) che gestisce i campi di prigionia statali nei quali anche nell’ultima relazione del segretario generale Onu Antonio Guterres, firmata il 9 dicembre scorso, migranti e profughi «continuano a essere detenuti arbitrariamente in condizioni disumane».
Abdurhaman al-Milad detto “Bija” è stato ucciso nel settembre 2024 – undefined
Il governo del premier Dbeibah ha confermato a capo del Dipartimento contro l’immigrazione illegale (Dcim) il capomilizia filoturco Mohammed al-Khoja, accusato da varie organizzazioni internazionali e dalle agenzie Onu di essere legato al business del traffico di persone. Se il generale “Almasri” fosse stato portato davanti alla Corte penale internazionale, all’Aja si sarebbe finalmente potuto aprire il primo processo sulla Libia, che per regolamento può essere celebrato solo in presenza dell’imputato. Ma, oltre al terremoto internazionale per una simile eventualità, a Tripoli ci sarebbe stato un altro vuoto di potere da riempire in fretta.
E non è detto che Paesi come l’Italia abbiano pronto un nome per il dopo Almasri. Che con Roma sarà in debito per sempre.
(da Avvenire)
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Gennaio 24th, 2025 Riccardo Fucile
“HO ASSISTITO A DUE OMICIDI IN CARCERE AD OPERA DI ALMASRI, HO TESTIMONIATO DAVANTI ALLA CORTE PENALE INTERNAZIONALE”
“Sono indignato per la scarcerazione di Almasri, io fui torturato da lui”. Lo afferma Giulio Lolli, attraverso un comunicato, diffuso dal suo avvocato, Claudia Serafini. Lolli, soprannominato ‘il Pirata’, è l’imprenditore condannato per le vicende della Rimini Yacht, fuggito in Libia ed estradato in Italia nel 2019, attualmente in carcere a Bologna”. Ora commenta il caso del generale libico Najeem Osema Almasri Habish, espulso dall’Italia e trasferito a Tripoli con un volo italiano”.
Lolli nella lettera racconta le torture subite e quelle a cui dice di aver assistito nella prigione Mitiga “dove sono stato rinchiuso, nell’indifferenza mediatica, consolare e delle associazioni dei diritti umani – scrive. Lolli era stato arrestato in Libia, dove aveva preso parte alle rivolte contro Gheddafi, con l’accusa di terrorismo (accusa per cui in Italia è stato assolto in via definitiva). Nella nota spiega di aver già testimoniato nel 2023 davanti alla Procura della Corte penale internazionale e di essere stato, in carcere, testimone oculare di due omicidi commessi dai comandanti della milizia Al-Rada, uno effettuato da Almasri “per rappresaglia su un prigioniero appena catturato dopo un tentativo di assalto alla prigione”, il secondo durante interrogatori.
In un’altra occasione ci furono colpi d’arma da fuoco sparati alle ginocchia dei prigionieri, in due casi da Almasri, “per dare esempio”.
“Ho assistito a innumerevoli e brutali pestaggi – aggiunge – avvenuti sia con il bastone di gomma che Osama e tutti i miliziani si portavano appresso sia con il calcio dell’AK47″.
Tra le torture subite, Lolli racconta di essere stato ripetutamente inserito in una bara di ferro verticale per ore “quando non rispondevo adeguatamente a Osama Najeen, Abdulraouf Karah, il fondatore di Al-Rada e a un altro ufficiale”.
Lolli si dice pronto a dare ulteriori chiarimenti e dice di essere indignato “ancor più a vedere che un criminale di tale caratura sia stato riaccompagnato in Libia con l’aereo Falcon dell’Aise (servizi segreti italiani, ndr)”, lo stesso velivolo con cui lui stesso venne condotto dagli agenti dell’Aise da Tripoli a Roma, “dopo essere stato consegnato da Osama Najeen ai servizi segreti italiani”.
(da Resto del Carlino)
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Gennaio 24th, 2025 Riccardo Fucile
L’UOMO, A CAPO DI UNA BANDA DI NARCOTRAFFICANTI E IN PASSATO CONDANNATO PER DUE OMICIDI, È RIUSCITO A EVADERE DAL PENITENZIARIO APPROFITTANDO DEL REGIME DI LAVORO ESTERNO E LA POLIZIA PENITENZIARIA SI È ACCORTA DELLA SUA ASSENZA SOLO QUALCHE ORA PIÙ TARDI
È caccia all’uomo ad Ancona dove un detenuto è evaso dal carcere di Barcaglione nelle
scorse ore in una fuga decisamente singolare. Il 44enne Xhevdet Plaku, alias “Achille”, è sparito nel nulla mentre andava buttare la spazzatura fuori dal carcere, una libertà di cui godeva grazie ad alcuni benefici di legge e alla buona condotta in cella.
L’evasione è avvenuta giovedì mattina in maniera così silenziosa e senza dare sospetti che solo alcune ore dopo in carcere si sono accorti della sua assenza. Immediato l’allarme e la conseguente caccia all’uomo, prima nei dintorni del carcere e poi estesa a tutta la città con la diffusione di nome e foto a tutte le forze dell’ordine.
Xhevdet Plaku, 44enne cittadino albanese, era in prigione da un anno e mezzo perché ritenuto a capo di una banda di traffico internazionale di droga, in particolare con i Paesi Bassi e il Belgio, ma in passato era stato accusato anche di due omicidi e condannato in Albania.
Nel carcere di Ancona beneficiava del regime detentivo dell’articolo 21 e godeva cioè della libertà di movimento all’esterno del carcere senza scorta.
Un’evasione decisamente anomala, visto che l’uomo tra alcuni mesi avrebbe finito di scontare la condanna, ma per gli inquirenti decisamente pianificata a tavolino. Probabilmente aveva qualche complice fuori pronto ad aiutarlo.
(da agenzie)
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Gennaio 24th, 2025 Riccardo Fucile
RICORDA “LA COLLEZIONE DI TWEET IN CUI CHIEDEVA LE DIMISSIONI DI QUESTO E QUELLO PER FESSERIE, INEZIE, OPINIONI E ATTI POLITICI SGRADITI. ORA CHE È RINVIATA A GIUDIZIO PER FALSO IN BILANCIO, IMPUTATA PER TRUFFA ALLO STATO SULLA CASSA COVID E INDAGATA PER BANCAROTTA FRAUDOLENTA, È FACILE IMMAGINARE COSA DIREBBE SE SI TRATTASSE DI UN ALTRO”
Circola sul web una strepitosa collezione di tweet di Daniela Santanchè che chiede le dimissioni di questo e quello per fesserie, inezie, opinioni e atti politici sgraditi.
I destinatari sono sempre avversari politici, soprattutto 5 Stelle. Ma riuscì persino a chiedere la testa di Giuliomaria Terzi di Sant’Agata, che non è il cugino di Pia Serbelloni Mazzanti Vien dal Mare, ma l’ex ministro degli Esteri di Monti che ora siede in Parlamento nei banchi di FdI con lei.
Il suo leader B. veniva condannato per una mega-frode fiscale, processato per prostituzione minorile, concussione e corruzione di testimoni, e definito dalla Cassazione un finanziatore di Cosa Nostra, ma lei voleva cacciare Josefa Idem per una mini-evasione dell’Imu e poi decine di politici fra premier (Conte), ministri, sottosegretari, parlamentari semplici, consiglieri comunali, addirittura l’intero Csm che non erano neppure indagati, ma avevano il grave torto e di fare o dire cose che non le garbavano.
Ora che è rinviata a giudizio per falso in bilancio sui conti di Visibilia (che il giudice ritiene truccati per ben sette anni durante la sua gestione), imputata per truffa allo Stato sulla cassa Covid e indagata per bancarotta fraudolenta, è facile immaginare cosa direbbe e twitterebbe se si trattasse di un altro.
C’è chi sostiene che presentare mozioni di sfiducia contro i ministri inquisiti è un boomerang che ricompatta sulla difensiva una maggioranza divisa fra chi li protegge e chi vuol cacciarli.
Ma non presentarle sarebbe peggio: significherebbe rimettersi al buon cuore di una maggioranza spudorata che, senza pressioni, farebbe finta di niente. Tantopiù se la miglior mozione di sfiducia per la Santanchè l’ha scritta decine di volte la Santanché.
Marco Travaglio
per “il Fatto quotidiano”
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Gennaio 24th, 2025 Riccardo Fucile
IL PD ATTACCA: “LA DESTRA AGGIRA IL PARLAMENTO DATO CHE GLI AUMENTI PASSERANNO DIRETTAMENTE DALLA SCRIVANIA DEI MINISTRI AI DISTRIBUTORI”
Tra 1 e 2 centesimi in più al litro. Ecco l’aumento del gasolio. I rincari dal benzinaio
scatteranno non appena il governo approverà il decreto attuativo, in ogni caso quest’anno. L’atto decisivo ieri, al Senato. In commissione Finanze si vota il parere al decreto legislativo sul riordino delle accise dei carburanti (le imposte fisse incluse nel prezzo alla pompa ndr).
Nel testo compare una condizione per il via libera: un «tendenziale riavvicinamento» delle accise di gasolio e benzina, che oggi sono pari rispettivamente a circa 62 e 73 centesimi per ogni litro.
Uno scarto di 11 centesimi che si annullerà nei prossimi anni, fino ad arrivare al riallineamento delle aliquote. Per questo gli aumenti del diesel non saranno limitati al 2025: l’incremento complessivo sarà di 5,5 centesimi. Al contrario le tasse sulla benzina diminuiranno, seguendo lo stesso trend.
«Hanno vinto le elezioni promettendo tagli alle accise e invece le aumentano aggirando anche il Parlamento dato che gli aumenti passeranno direttamente dalla scrivania dei ministri ai distributori », incalza la senatrice dem Cristina Tajani riferendosi al decreto interministeriale Mef-Ambiente.
Il riequilibrio delle accise punta a «sostenere il pieno raggiungimento » della transizione energetica. Le risorse aggiuntive che arriveranno dall’operazione (180 milioni per ogni centesimo quest’anno, circa 1 miliardo a regime) serviranno a finanziare l’aumento medio di 200 euro lordi mensili per 110 mila autoferrotranvieri.
Al Senato, la giornata non finisce qui. Tra gli emendamenti al Milleproroghe spunta la proposta della Lega che rilancia la maxi- rottamazione in 120 rate delle cartelle fino al 31 dicembre 2023. E sempre il Carroccio chiede di rinviare di un anno, dal 2026 al 2027, l’aumento della tassazione sulle criptovalute previsto dalla manovra.
(da agenzie)
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