Gennaio 14th, 2025 Riccardo Fucile
PIU’ SERVI DI LORO, NESSUNO
La massima del “bicchiere mezzo pieno e mezzo vuoto” è un invito a guardare le cose da prospettive diverse, per tenere la mente aperta alla possibilità che il corso delle cose non sia determinato dalle nostre emozioni peggiori.
Con questo spirito si dovrebbe guardare alla nuovissima relazione che con il nuovo presidente americano si inaugurerà tra Stati Uniti ed Europa. Già a partire dalla campagna elettorale, Donald Trump e Elon Mask hanno fatto presagire un futuro a dir poco complicato. Sono entrambi nemici dichiarati dei partiti e dei governi di centro-sinistra e della Unione europea per le loro politiche fiscali (timidamente contro le multinazionali), le scelte di regolare la IA, l’uso dei social e l’intromissione nelle campagne elettorali.
La democrazia è messa a repentaglio. E i responsabili sono proprio gli americani. L’uno, Trump, con meno attivisimo verbale; l’altro, Musk, con un profluvio quotidiano di volgarità e falsità nel nome della libertà di espressione che (ha detto Giorgia Meloni) ogni “privato” cittadino deve avere. I due si sono divisi le parti e fino a quando Trump non smentisce Musk, si deve pensare che entrambi la pensano nello stesso modo. E, poiché il Department of government efficienty (Doge) non sarà un ministero ma un ufficio della presidenza, il suo titolare Musk, sproloquierà sempre come “privato” cittadino.
L’attacco all’Europa è cominciato col prendere a bersaglio la leader labourista Racher Reeves e il suo paese indebitato ed economicamente fermo (governato per due decenni dai conservatori); Reeve ha ricevuto attacchi da parte di Trump mentre Musk ha preso di mira il leader della destra estrema, Nigel Farage, per incapacità: se il Reform Party vuole vincere deve avere un nuovo leader. Non male per un dialogo tra paesi sovrani e democratici. Il Guardian ci fa capire che è in corso un mutamento di mentalità, non solo politico: «Gli Stati Uniti del presidente Trump non sono né un alleato affidabile né un amico. Sono una superpotenza impazzita attivamente ostile al governo britannico e che cerca di ridisegnare il globo in modo nuovo».
Né alleato affidabile né amico. Ciò vale soprattutto per l’Europa. La stessa Nato sembra un’anacronismo. L’America è il nome di due grandi miti: accoglienza degli immigrati in cerca di fortuna e sostegno della libertà politica contro i totalitarismi e gli autoritarismi. Quell’America che ha segnato la biografia di alcune generazioni oggi sembra il capitolo di un libro di storia.
Il presente è molto diverso. E rivolta lo stomaco leggere le pericolose bestialità che snocciola Musk (insieme ad Alice Weidel) su Adolf Hitler comunista e conservatore e sulla necessità che la Germania sia governata da Alternative für Deutschlan. Riportare i nazisti a Berlino dopo averli sconfitti sui campi di battaglia e a Norimberga fa una cerca impressione. Fine della Seconda Guerra mondiale.
Trump non ha mai smentito Musk. E vuole un’altra Europa per fare un’America non più grande “ancora” (again) ma, come ha corretto Trump dopo la sua elezione, “sempre” (always). E per questo non vuole più l’Unione europea. La ragione del suo anti-europeismo la conosciamo: perimetrare il “suo” occidente per dominarlo, con la tecno-finanza e la forza militare.
L’obiettivo è un nuovo bipolarismo, con la Cina come nemico. Una nuova Guerra fredda che gli Usa combatto anche contro gli ex-alleati europei. Il bicchiere mezzo vuoto, mostra dominio e torsione illiberale, con l’obiettivo di piegare la politica delle regole e delle limitazioni, che colpisce prima di tutto le aziende di Musk e dei suoi amici oligarchi.
Si può ambire a una lettura che vede il bicchiere mezzo pieno? Con un avversario economico a occidente, la Ue potrebbe (dovrebbe) cercare di sedimentare la sua unità normativa, fiscale e difensiva, dotandosi di una politica energetica comune. Essere piú unita: questa puó essere la risposta contro l’avversario di Washington. Ma deve riuscire a resistere al divide et impera che Trump-Musk stanno praticando privilegiando le destre. La lotta contro le destre è in Europa una lotta per difendere il lascito della Seconda guerra mondiale, ottant’anni dopo: la democrazia.
(da editorialedomani.it)
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Gennaio 14th, 2025 Riccardo Fucile
IL RIBALTONE PORTÒ ALL’ARRIVO DI UN NUOVO TRIO COMMISSARIALE, E TRA LORO C’È ANCHE UNA VECCHIA CONOSCENZA DEL MINISTRO MELONIANO: L’AVVOCATO FRANCESCO PAOLO BELLO, GIÀ PARTNER D’AFFARI DI URSO E SUO EX COLLABORATORE NELLA SRL, “ITALIAN WORLD SERVICES”
A palazzo Piacentini c’è tensione. L’aria che si respira nella sede di via Veneto del
ministero delle Imprese e del Made in Italy non è delle migliori. E il motivo non riguarda tanto i delicati dossier, da Stellantis fino al Sulcis, presenti sul tavolo del capo del dicastero Adolfo Urso.
È piuttosto un altro: ha a che fare con un’indagine dei magistrati capitolini nata da un esposto ricco di dettagli su riunioni riservate che hanno portato al siluramento di una terna di commissari straordinari di una delle società di costruzioni più importanti del Paese.
I pubblici ministeri romani hanno infatti aperto un fascicolo che potrebbe rappresentare un grosso problema per i vertici del ministero.
L’inchiesta, coordinata dall’aggiunto Stefano Pesci e dal sostituto Alessia Natale, prende le mosse da un fatto che questo giornale ha già raccontato: la revoca da parte del ministro Urso dei tre commissari straordinari che per sei anni hanno gestito Condotte d’acqua, la società colosso delle costruzioni.
Un ribaltone amministrativo che ha messo alla porta la terna di professionisti costituita da Giovanni Bruno, Gianluca Piredda e Matteo Uggetti e ha al contempo visto l’arrivo di un nuovo trio commissariale, tra loro anche una vecchia conoscenza del ministro meloniano: l’avvocato Francesco Paolo Bello, che, come ha scoperto Domani, è stato partner d’affari di Urso e suo ex collaboratore in una srl, la Italian World Services
Il fascicolo in questione ha già degli iscritti nel registro degli indagati. Sui nomi la procura di piazzale Clodio tiene il massimo riserbo. A questo giornale risultano almeno due persone sotto inchiesta. La genesi del procedimento è, appunto, l’esposto arrivato sulle scrivanie dei magistrati romani e presentato da uno dei tre ex commissari di Condotte, Giovanni Bruno, il quale per la vicenda si era anche appellato alla giustizia amministrativa.
Il primo grado aveva dato ragione ai commissari, il Consiglio di Stato ha invece sospeso la decisione del Tar in favore del ministero, in attesa della decisione nel merito. Nelle carte consegnate ai pm, però, a essere denunciato è il metodo con cui sono stati fatti fuori i professionisti sgraditi. Con la denuncia di quanto avvenuto […] nel corso di una riunione dell’8 gennaio 2024 al ministero delle Imprese e del Made in Italy.
Riunionedove erano presenti i vertici del Mimit. Da Urso al capo di gabinetto del ministro, il fedelissimo Federico Eichberg, che, solo qualche mese dopo, a giugno, avrebbe profilato ai commissari una soluzione ben precisa: dimettersi prima di ogni eventuale revoca per ottenere una rapida liquidazione delle rispettive parcelle. Una soluzione, o meglio una promessa, che per qualcuno dei commissari sarebbe suonata più o meno come una minaccia. Eichberg bollò la ricostruzione come «distorta e con fini denigratori»
Classe 1971, già direttore della fondazione Farefuturo di Urso, legato all’Opus Dei e grande tifoso della Lazio, Eichberg è quindi colui che annuncia ai tre commissari la decisione del ministro fedelissimo di Giorgia Meloni di revocarli. Le registrazioni della riunione, alcune delle quali già pubblicate in esclusiva da Domani, sembrano inequivocabili
«Il ministro ha manifestato un forte disagio quindi diciamo ci ha chiesto di avviare un procedimento diretto alla vostra revoca (…)», dice Eichberg, che parla anche di «difformità di vedute» tra il ministro e i commissari. I professionisti, ascoltando le parole del capo di gabinetto durante quella seduta, sono increduli
Lo sono soprattutto quando Eichberg sembra avanzare una sorta di via di fuga ai professionisti. «Noi vorremmo perseguire una strada la più smooth possibile diciamo… la più leggera possibile, primo. Secondo, vorremmo anche, diciamo ragionare con voi su un qualcosa che mantenga integro l’eccellente lavoro che voi avete fatto sul 90, 95, 97 per cento della procedura (…) voi siete in attesa da un po’ che vi venga riconosciuto il compenso…dovuto». Ecco, dunque, la proposta. Che […] vorrebbe significare: o date le dimissioni e avrete le parcelle alla svelta, oppure vi silura il ministero e chissà quando vi pagherà.
Ma perché il ministro di Fratelli d’Italia, per mezzo del suo braccio destro, silura i commissari dopo sei anni di lavoro definito dallo stesso Eichberg «altamente meritorio»? La spiegazione starebbe tutta nell’esposto già citato. Lo scontro si sarebbe consumato soprattutto sulla cessione della quota del 15 per cento controllata da Condotte nella società Eurolink, il consorzio che dovrà realizzare il ponte sullo Stretto, vessillo di questo governo.
Ad aggiudicarsi quel 15 per cento è il gruppo Tiberine controllato dall’immobiliarista romano Walter Mainetti. Il collegio commissariale di Condotte, con Bruno in testa, segue, all’epoca, una procedura condivisa, almeno fino a un certo punto, con il ministero, che il 29 marzo del 2023 autorizza la vendita della partecipazione in Eurolink.
Da qui il “malcontento” del capo del Mimit. […] Così la decisione di revocare i professionisti. E a giugno la scelta, dapprima solo paventata, si fa più concreta.
Lo diventa con Eichberg che, appunto a giugno scorso, «rappresenta ai commissari» «che se avessero rassegnato le dimissioni spontaneamente ci sarebbe stato adeguato riconoscimento al lavoro svolto attraverso una tempestiva liquidazione dei compensi».
«Stiamo cercando di trovare una soluzione avendovi rappresentato qual è diciamo ad oggi la determinazione del ministro», chiosa Federico Eichberg in base a quanto emerge dalle registrazioni.
È così che Uggetti si dimette. Bruno e Piredda, al contrario, non lo fanno e vengono quindi revocati con decreto il 6 settembre. Nelle registrazioni, poi, Eichberg sottolinea che la mancanza di fiducia è alla base della decisione del ministro. «Come sappiamo il rapporto fiduciario è sostanziale per l’amministrazione straordinaria», dice il capo di gabinetto. Che continua il suo discorso davanti ai tre commissari parlando di «momenti di maggiore o minore comprensione mettiamola così che magari si è riverberata presso la struttura facendo venire meno il rapporto fiduciario»
Per i professionisti però chi è nominato in procedure fallimentari può essere rimosso solo per giusta causa. E, per quanto Urso lamenti «scarsa diligenza» degli ex commissari, la terna sembrerebbe riuscita a perseguire l’obiettivo di salvaguardare i complessi produttivi e tutto il comparto occupazionale.
Nell’esposto si legge: «Il valore complessivo delle cessioni ha superato 250 milioni e il numero dei lavoratori salvaguardati è stato superiore a 1.300 lavoratori, in misura cioè pari al 100 per cento del personale in essere all’atto della ammissione di Condotte d’acqua spa alla procedura di amministrazione straordinaria»
Nell’esposto Bruno lamenta inoltre di non aver ricevuto ancora quanto gli spetta per il lavoro svolto. Intanto c’è una nuova terna, che, oltre che dalla vecchia conoscenza di Urso, Bello, era composta da Michele Onorato e Alfonso Di Carlo, quest’ultimo ha già dato le dimissioni per incompatibilità. Intanto l’inchiesta, appena iniziata, prosegue.
(da EditorialeDomani)
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Gennaio 14th, 2025 Riccardo Fucile
DA LEADER STUDENTESCO FU VICINO A ESPONENTI STORICI DELLA SINISTRA EXTRAPARLAMENTARE, COME TONI NEGRI E ORESTE SCALZONE: FU COINVOLTO IN ALCUNE INCHIESTE, TRA CUI QUELLA DENOMINATA “7 APRILE”, CONCLUSASI CON LA SUA CONDANNA A DUE ANNI DI RECLUSIONE PER PARTECIPAZIONE AD ASSOCIAZIONE SOVVERSIVA (POI PRESCRITTA)
É morto a Cosenza Franco Piperno, esponente storico della sinistra extraparlamentare e tra i fondatori di Potere operaio. Malato da tempo, era originario di Catanzaro ed aveva 82 anni.
Era ricoverato in una struttura sanitaria della città. Piperno aveva insegnato all’Università della Calabria ed era stato anche assessore comunale a Cosenza all’epoca in cui era sindaco Giacomo Mancini, ex segretario nazionale del Psi. Il nome di Piperno è legato ad alcune tra le vicende più note che hanno visto al centro la sinistra extraparlamentare. É stato anche autore di numerosi saggi politici.
Piperno è stato per due volte assessore comunale alla Cultura a Cosenza. Oltre che con Giacomo Mancini, infatti, ricoprì lo stesso incarico nella Giunta presieduta da Eva Catizone, anche lei molto legata a Mancini. Intenso è stato inoltre il percorso di Piperno in ambito universitario. Laureato in Fisica a Pisa, iniziò come ricercatore nella facoltà di Ingegneria dell’università La Sapienza di Roma per poi insegnare al Politecnico di Milano e all’Università dell’Aquila.
Dopo le collaborazioni con alcuni atenei stranieri, concluse la carriera all’Università della Calabria. É stato anche uno dei leader studenteschi del ’68 La sua successiva militanza politica lo ha portato ad essere vicino ad esponenti storici della sinistra extraparlamentare come Toni Negri ed Oreste Scalzone. Fu anche coinvolto in alcune inchieste giudiziarie tra cui quella denominata “7 aprile”, conclusasi con la sua condanna a due anni di reclusione per partecipazione ad associazione sovversiva. Condanna poi finita in prescrizione.
Dopo aver partecipato al Sessantotto, fu un leader dell’estrema sinistra: fondatore con Toni Negri di Potere operaio, dirigente dell’Autonomia operaia e animatore della rivista Metropoli, nel 1979 fu accusato di complicità con la lotta armata nell’ambito dell’inchiesta “7 aprile”.
(da agenzie)
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Gennaio 14th, 2025 Riccardo Fucile
L’ORGANO È BLOCCATO DA MESI E IL QUIRINALE NON VUOLE PIÙ ATTENDERE… LA QUESTIONE È CRUCIALE ANCHE PER IL GOVERNO: LA CONSULTA IL 20 GENNAIO DOVRÀ ESPRIMERSI SUI QUESITI REFERENDARI PER LA RIFORMA DELL’AUTONOMIA (MELONI SPERA CHE NON SI VADA AL VOTO, PER EVITARE DI INCASSARE UNA SCONFITTA SULLA NORMA LEGHISTA)
Se, a meno di sorprese, dalla seduta delle Camere riunite convocata per l’elezione dei
quattro giudici mancanti della Corte costituzionale uscirà una fumata bianca, sarà davvero fitta l’agenda che la Consulta si troverà ad affrontare fin dalla prima udienza a ranghi completi. E non perché si sia accumulato dell’arretrato; semplicemente perché la Corte ha assunto ormai il ruolo improprio di ammortizzatore di tutte le questioni che il Parlamento non riesce a risolvere.
Lo scontro tra maggioranza e opposizione ha assunto ormai dimensioni e metodi che non consentono il normale funzionamento del sistema parlamentare. Si pensi […] al referendum sull’autonomia rafforzata. Adesso tornerà all’esame dei supremi magistrati per decidere se dev’essere sottoposta a referendum.
All’atto della prima sentenza erano stati in molti a chiedersi: se la legge, praticamente, non c’è più, che senso ha far celebrare il referendum? Ma poi è intervenuta la Cassazione, il più delle volte chiamata a controllare le firme, e a sorpresa ha deciso che il referendum s’ha da fare.
L’ultima parola, appunto, spetterà alla Consulta. Con conseguenze politiche molto diverse, nei diversi casi. Se infatti la decisione sarà concorde a quella della Cassazione, le urne dovrebbero aprirsi tra aprile e giugno, con una campagna che potrebbe intrecciarsi con quella delle regionali, potenziando il valore nazionale del voto.
Se invece la Consulta ribalterà la sentenza degli ermellini, il compito di riscrivere la legge sull’autonomia ritornerà al Parlamento. In una situazione in cui, però, con evidenza, né Meloni e il suo partito, né Forza Italia, sono così felici di rimettersi al lavoro su un testo che […] una volta riapprovato rischia di essere una delusione per gli elettori del Nord.
A sera, dopo l’ennesima giornata di trattative convulse, non c’è ancora l’intesa per l’elezione dei quattro giudici costituzionali mancanti. A meno di sorprese successive a nuovi incontri mattutini, quando a ora di pranzo gli eletti di Camera e Senato si ritroveranno oggi a Montecitorio per il voto, le urne si riempiranno di schede bianche
Per di più con il rischio che il caos oscuri l’inizio delle votazioni per la riforma della separazione delle carriere. Tant’è che, da fonti di maggioranza, filtra l’indicazione di un’ipotetica riconvocazione dell’assemblea per questo giovedì. D’altro canto il Quirinale non è più disposto ad attendere, la Consulta «deve tornare» ad agire nella sua formazione completa. La questione da mesi va incistandosi, nonostante la corsa contro il tempo compiuta a dicembre per abbassare i quorum. Neppure i vertici paralleli di centrodestra e centrosinistra di ieri avrebbero risolto del tutto la partita.
I punti fissi restano tre. Ovvero lo schema e due dei quattro nomi necessari. Il primo, per il momento, regge con le stesse modalità con cui era stato annunciato: due giudici espressione del centrodestra, un tecnico e un giudice di centrosinistra. Per quanto riguarda i nomi la partita è un po’ più complicata. Vengono considerati certi dell’elezione il consulente giuridico di palazzo Chigi Francesco Saverio Marini, in quota FdI, e il costituzionalista Massimo Luciani, come espressione del centrosinistra. Sui due restanti, invece, ieri è andato in scena l’ennesimo psicodramma.
Pd e M5S si erano detti pronti a sostenere l’indicazione dell’avvocata generale dello Stato Maria Alessandra Sandulli come tecnico. Sandulli, che fu indicata nel 2019 da Giuseppe Conte per la sua attuale carica, è però diventata anche la carta favorita di Forza Italia. Quando Antonio Tajani ieri lo ha chiarito a Giorgia Meloni e Matteo Salvini nel vertice tenuto a palazzo Chigi, il banco è quindi saltato. Sandulli è accettabile come tecnico, avrebbe spiegato la premier all’azzurro, ma non come indicazione di parte della maggioranza, proprio in virtù dei suoi rapporti passati con il M5S. Un’opposizione che, spiegano fonti di centrosinistra, è stata confermata dalla minoranza.
La situazione, quindi, è tornata caotica. Anche perché Meloni avrebbe chiesto – anche per evitare ulteriori frizioni con il Quirinale – di arrivare all’elezione dei giudici prima che la Consulta potesse esprimersi sull’ammissibilità dei requisiti referendari contro l’Autonomia differenziata. Desiderata che rischiano di rimanere disattesi.
(da La Stampa)
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Gennaio 14th, 2025 Riccardo Fucile
PROBLEMI ANCHE SULL’ALTA VELOCITA’ PER UN GUASTO TRA ROMA E FIRENZE
Ancora disagi sulle linee ferroviarie d’Italia. Per il maltempo, che sta interessando il Sud Italia, è stata sospesa la circolazione in diversi punti della tratta Salerno-Reggio Calabria.
Nove treni tra Alta velocità e Intercity sono stati cancellati o con arrivo limitato a determinate stazioni, altri cinque sono attualmente fermi in attesa di disposizione. Mentre due convogli notturni hanno superato le sei ore di ritardo.
Più in generale, dalle 7,40 la circolazione è stata completamente sospesa tra San Lucido e Diamante, in provincia di Cosenza, dalle 9,30 è stato, invece, disposto il blocco tra San Lucido e Paola.
Il forte vento ha causato la presenza sulla linea ferroviaria di oggetti metallici, anche di notevole grandezza. «È in corso l’intervento di ripristino della linea da parte dei tecnici di Rete Ferroviaria Italiana – precisa l’azienda in una nota – al momento non è possibile attivare dei collegamenti con autobus per l’interruzione anche della viabilità stradale».
Nella stazione ferroviaria di Scalea, in provincia di Cosenza, decine di viaggiatori attendono i servizi sostitutivi per i treni cancellati o che hanno accumulato forti ritardi: fino a 390 minuti nel caso della linea Alta Velocità per Bolzano. A supporto dei viaggiatori bloccati in stazione sono giunti alcuni volontari di associazioni del terzo settore.
Caos sulla linea AV Firenze-Roma
Anche la linea Alta velocità Firenze-Roma ha subito oggi – martedì 14 gennaio – rallentamenti. La circolazione ferroviaria, precedentemente rallentata tra Valdarno e Arezzo per un inconveniente tecnico, è tornata regolare dopo l’intervento dei tecnici di Rfi che hanno ripristinato la piena funzionalità della linea. Lo rende noto il sito infomobilità di Rete Ferroviaria Italiana. I treni sono stati instradati sulla linea convenzionale nel tratto interessato con un maggior tempo di percorrenza fino a 30 minuti.
(da agenzie)
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Gennaio 14th, 2025 Riccardo Fucile
TELEMELONI LE TENTA TUTTE PER AFFOSSARE L’UNICA TRASMISSIONE CHE LA SALVA NEGLI ASCOLTI… MA SUBISCE L’ENNESIMA SCONFITTA
Pur di affossare una delle poche trasmissioni che sta salvando la Rai dalla débâcle degli
ascolti le stanno provando tutte. L’ultima trovata è stata schierare Goldrake per stoppare l’audience di Report. A colpi di lame rotanti. Sì, proprio così.
Ma domenica sera anche lo storico cartone animato giapponese, che si è fermato su Rai2 al 2,8% di share, nulla ha potuto contro la corazzata di Ranucci. Che, schivato il doppio maglio perforante, ha schiantato l’Ufo Robot piazzando un 7,56% (oltre 1,4 milioni di spettatori), con punte del 9%. Fallito l’ennesimo tentativo di auto-sabotaggio messo in atto dalle reti pubbliche, la guerra al programma di Rai3, però, non si è certo fermata qui.
A puntata in corso, come denunciato dallo stesso Ranucci sui suoi canali social, ci ha messo del suo persino Facebook: “Meta sta censurando i post della trasmissione Report e del sottoscritto su ciò che sta accadendo a g..a!”. Cioè a Gaza, cui era dedicata l’inchiesta sull’influenza della lobby ebraica all’interno delle istituzioni europee per ammorbidire la posizione dell’Ue rispetto ai crimini (per i quali la Corte penale internazionale ha spiccato un madato di cattura nei confronti di Netanyahu) che si stanno perpetrando nella Striscia.
Ma non è tutto. A scatenare l’ennesimo polverone politico ci ha pensato il capitolo di Report che dava conto “delle novità emerse dalle perizie finanziarie economiche emerse dalla Procura di Firenze dove Berlusconi era indagato e dove oggi è ancora indagato Dell’Utri”. E che ha scatenato la furia della figlia di Silvio Berlusconi, Marina: “Pattume mediatico-giudiziario”; “paradossali accuse di una presunta vicinanza di mio padre alla criminalità organizzata”; “disservizio pubblico”; “ignobile e vergognoso esercizio di pseudo-giornalismo”.
Una sorta di chiamata alle armi per il partito di famiglia, Forza Italia – quando si dice il conflitto d’interessi politico-mediatico – e per la maggioranza al seguito, tornati ad attaccare frontalmente la trasmissione di Ranucci. Che dopo aver battuto Goldrake, chissà, magari si ritroverà contro pure Mazinga e Jeeg Robot d’acciaio.
(da lanotiziagiornale.it)
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Gennaio 14th, 2025 Riccardo Fucile
PER EVITARE CHE I POLIZIOTTI SIANO INDAGATI, ALTRIMENTI SI OFFENDONO
Uno scudo penale per gli agenti delle forze dell’ordine che agiscono nell’esercizio delle loro funzioni. Non tout court perché sarebbe incostituzionale differenziare tra cittadini e poliziotti. Ma una legge che permetterebbe da un lato di evitare che gli agenti vengano iscritti nel registro degli indagati in caso di atto dovuto, togliendo allo stesso tempo la competenza alle procure, affidando tutto al procuratore generale delle corti d’appello.
Questo varrebbe per tutti i reati che prevedano l’utilizzo di armi o la forza fisica, compreso l’omicidio. La norma allo studio potrebbe essere inserita nel disegno di legge Sicurezza in discussione al Senato.
Per il momento è un’idea a cui sta lavorando il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano su richiesta della premier Giorgia Meloni e dello stato maggiore di Fratelli d’Italia. L’obiettivo politico, di cui la presidente del Consiglio ha parlato a più riprese, è quello di fare di più sul dossier della Sicurezza. Meloni ne ha parlato anche in conferenza stampa proponendo un encomio solenne per il maresciallo Luciano Masini che ha sparato e ucciso il cittadino egiziano Muhammad Sitta, che aveva accoltellato 4 persone.
Masini è finito sotto indagine per eccesso colposo di legittima difesa. Ed è proprio per evitare nuovi casi come questo che si è mossa direttamente Meloni, affidando il dossier al suo fedelissimo sottosegretario, già magistrato. Un compito non facile perché il rischio dell’incostituzionalità è alta, ma l’obiettivo politico è quello di introdurre uno “scudo penale” per gli agenti delle forze dell’ordine che utilizzano la forza. In queste ore si starebbero studiando alcuni disegni di legge della passata legislatura del centrodestra mai calendarizzati e che prevedevano proprio questo: evitare che gli agenti delle forze dell’ordine possano essere iscritti nel registro degli indagati come “atto dovuto”.
La norma si baserebbe su due pilastri: in primo luogo si eviterebbe l’indagine nei confronti degli agenti e l’istruttoria sarebbe decisa in una prima fase dal ministero dell’Interno e poi potrebbe essere iscritto nel registro degli indagati solo se dovessero emergere degli indizi chiari nei suoi confronti.
La seconda modifica prevederebbe la decisione di spostare la competenza dalle procure della Repubblica al procuratore generale della Corte di Appello sperando che questi ultimi possano essere più accomodanti.
Questa non sarebbe l’unica norma in favore degli agenti inserita nel disegno di legge Sicurezza: nel provvedimento in discussione al Senato, per la seconda lettura, sono previste norme per aumentare le pene per la resistenza a pubblico ufficiale, un reato ad hoc per le lesioni nei loro confronti e acquisto di bodycam per gli agenti.
Ieri, inoltre, la Lega con il capogruppo Riccardo Molinari ha depositato una proposta di legge che sarà presentata oggi alla Camera: prevede il patrocinio gratuito a carico dello Stato per le spese legali per gli agenti indagati nell’esercizio delle proprie funzioni. Fratelli d’Italia, ieri, con la deputata Maria Cristina Caretta ha addirittura proposto che venga introdotto il reato di terrorismo di piazza sempre per tutelare le forze dell’ordine.
Che ci sia un derby interno al governo su chi vuole intestarsi la battaglia della sicurezza si capisce anche dai tempi del disegno di legge. La Lega in queste ore, dopo le proteste a Roma e Torino contro le forze dell’ordine per l’uccisione del giovane Ramy a Milano, ha rilanciato chiedendo che il disegno di legge Sicurezza venga approvato al Senato senza modifiche senza dover tornare alla Camera per una terza lettura che allungherebbe i tempi. Ma la premier Meloni e il sottosegretario Mantovano non hanno alcuna intenzione di andare dietro le richieste del Carroccio e vogliono assecondare quelle del Quirinale che ha chiesto espressamente modifiche al provvedimento. In particolare, quella che riguarda le madri detenute: per colpire le cosiddette borseggiatrici, il governo ha reintrodotto la possibilità che le donne incinte o con figli fino a un anno possano andare in carcere. L’altra norma che non piace agli uffici del Quirinale è quella che vieta ai migranti irregolari che sbarcano in Italia di poter acquistare una sim telefonica per parlare tra loro e con i propri cari nei Paesi d’origine. Con le modifiche il disegno di legge tornerà alla Camera per la terza lettura.
(da Il Fatto Quotidiano)
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Gennaio 14th, 2025 Riccardo Fucile
LA DENUNCIA DI UNA ATTIVISTA DI EXTINCTION REBELLION DOPO UN SIT IN PER IL GENOCIDIO IN ATTO A GAZA… “AI MASCHI NON E’ STATO CHIESTO DI SPOGLIARSI”… SETTE ORE IN QUESTURA. NEANCHE FOSSIMO IN RUSSIA
«Ai maschi non è stato chiesto di spogliarsi e di togliersi i vestiti», racconta una delle
attiviste fermate in un video pubblicato sui canali social del movimento di protesta ambientalista Extinction Rebellion. I manifestanti avevano organizzato un sit-in per chiedere di interrompere la «complicità nel genocidio palestinese e nei crimini di guerra e contro l’umanità che si stanno consumando a Gaza»
Un fermo da incubo per 23 manifestanti dopo un sit-in di protesta davanti la sede di Leonardo Spa a Brescia organizzato per chiedere allo stato italiano e alla società produttrice di armamenti di interrompere la «complicità nel genocidio palestinese e nei crimini di guerra e contro l’umanità che si stanno consumando a Gaza». I manifestanti sono stati trattenuti per oltre sette ore in Questura e alcune attiviste hanno anche denunciato di essere state fatte spogliare.
«Mi hanno chiesto di spogliarmi, di togliermi le mutande e fare tre squat per dei controlli a detta loro. Questo trattamento è stato riservato solo a delle persone femminilizzate. Ai maschi non è stato chiesto di spogliarsi e di togliersi i vestiti», racconta una di loro in un video pubblicato sui canali social del movimento di protesta ambientalista Extinction Rebellion. I 23 attivisti facevano parte di diversi movimenti tra cui Ultima Generazione, Extinction Rebellion e Palestina Libera. Sono stati fermati davanti la sede di Leonardo spa, società a controllo pubblico attiva nel settore dell’industria bellica e della sicurezza.
«Tutte le persone sono state denunciate arbitrariamente per reati pretestuosi e altre espulse da Brescia con dei fogli di via obbligatori. Sì, la solita misura di prevenzione del codice antimafia che viene illegittimamente notificata dai Questori di tutta Italia sotto ordine diretto del Ministero dell’Interno», denuncia Extinction Rebellion.
Gli attivisti sono stati accusati di «radunata sediziosa», «accensioni ed esplosioni pericolose», «imbrattamento» e «concorso morale». Alcune di loro sono state denunciate anche per «manifestazione non preavvisata».
La denuncia di Avs
«Spieghino gli agenti della Questura di Brescia come mai hanno sottoposto a 7 ore di fermo persone che avevano fornito i documenti e quindi non dovevano essere trattenute in base all’articolo 349 del codice di procedura penale», scrive Marco Grimaldi vicecapogruppo di Avs alla Camera nella sua interrogazione. «Ma, soprattutto, spieghino perché donne e ragazze sarebbero state costrette a spogliarsi e a eseguire piegamenti sulle gambe. Di questi abusi, dopo il 2001, ne abbiamo abbastanza. Come ne abbiamo abbastanza delle denunce arbitrarie, che regolarmente cadono davanti al Pm e dei fogli di via elargiti a chiunque manifesti».
Ma c’è di più. «Ciò che più inquieta – scrive il parlamentare di Avs – è che molte delle persone identificate come donne hanno testimoniato di essere state costrette a spogliarsi e a eseguire piegamenti sulle gambe, trattamento non riservato alle persone di sesso maschile». Da qui la richiesta di riferire in Aula al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi.
(da agenzie)
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Gennaio 14th, 2025 Riccardo Fucile
LA SOLITA FECCIA SOVRANISTA CHE E’ ANCORA A PIEDE LIBERO GRAZIE A UNA DEMOCRAZIA PAVIDA… IN UN PAESE CIVILE SAREBBERO GIA’ TUTTI NEI CAMPI DI RIEDUCAZIONE
Un biglietto di espulsione di sola andata datato 23 febbraio, il giorno delle elezioni federali tedesche, infilato nelle cassette postali di circa 30 mila persone che sono immigrate in Germania, o hanno comunque un passato migratorio. Questa l’ultima provocazione firmata da alcune sezioni distrettuali dell’ultradestra tedesca dell’AfD che sta facendo discutere.
«Ecco cosa hanno trovato nella loro posta le persone con un background migratorio nella zona di Karlsruhe», ha denunciato un utente su Instagram rilanciato dalla Frankfurter Rundschau. La frase stampata sopra al biglietto, dove il passeggero è indicato come «immigrato illegale» riporta: «Solo la remigrazione può salvare la Germania». Un QR code rimanda poi al sito dell’AfD di Karlsruhe, dove è possibile scaricare il biglietto e leggere le richieste del partito accompagnate da un link per donazioni.
Gli stessi biglietti sono stati distribuiti nel fine settimana a Riesa, al congresso dell’ultradestra che ha ufficialmente lanciato la leader Alice Weidel per la corsa alla cancelleria. La polizia di Karlsruhe ha avviato un’indagine per sospetto incitamento all’odio. La sezione del partito locale però si difende ribadendo che le iniziative sono «legittime e conformi alla legge».
(da agenzie)
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