Giugno 12th, 2025 Riccardo Fucile
L’APERTURA DI FDI SUL TERZO MANDATO (PER MANDARE ALL’ARIA IL CAMPO LARGO IN CAMPANIA, È BOCCIATA DA TAJANI: “NON È UNA QUESTIONE DI VOLONTÀ POPOLARE, ANCHE MUSSOLINI E HITLER VINSERO LE ELEZIONI”
«Terzo mandato? Non si cambiano le regole in corsa». Resta della sua linea, e rischia di
creare ulteriori malumori in Veneto, il vicesegretario federale Roberto Vannacci, oggi in Veneto per un tour iniziato a Belluno . Pomeriggio bellunese per Roberto Vannacci che tiene così a battesimo il gruppo cittadino dell’associazione “il Mondo al Contrario”, ringraziando personalmente per l’invito Titti Monteleone, fondatrice del gruppo
Da Vicesegretario del partito, in un territorio in cui si discute del futuro del Presidente di Regione più amato d’Italia quale è Luca Zaia, inevitabile chiedergli un’opione sul terzo mandato.
Intervistato sul Belvedere che si affaccia sul Piave Vannacci, tornando a ragionare anche da militare, non si è fatto sfuggire l’occasione di citare il fiume sacro alla Patria in tema di sicurezza.
«È una barzelletta. Una presa in giro». Al Consiglio federale leghista si diffonde il malumore. Si parla di terzo mandato per i governatori e Matteo Salvini ha appena dato la linea: «Non cadete nelle provocazioni di chi tira in ballo i dittatori». Il riferimento esplicito è ad Antonio Tajani.
Che ieri è stato inequivocabile: «Due mandati sono sufficienti, non servono incrostazioni di potere». E ancora: «Non è una questione di volontà popolare, anche Mussolini e Hitler hanno vinto le elezioni». Per molti leghisti, dubbi non ce ne sono: «Tajani — dice un deputato — è già d’accordo con il Pd, che non vuole nemmeno sentir parlare di un terzo mandato per Vincenzo De Luca in Campania».
I governatori leghisti — Luca Zaia, Massimiliano Fedriga e Maurizio Fugatti — invitano comunque a «non lasciar cadere nessuna possibilità».
L’idea è che il tavolo sulle Regioni — che andranno al voto tra ottobre e novembre — si allarghi da subito anche ai Comuni. A quel punto, Forza Italia potrebbe ottenere contropartite per far cadere il
veto sul mandato. Ma l’area veronese del partito è già in allarme: l’ipotesi che a Verona possa essere candidato l’ex sindaco Flavio Tosi, l’arcinemico di Zaia che ha lasciato il partito in modo burrascoso «non è ricevibile».
Il tutto si scontra con un fatto tecnico, che dovrà sbrogliare Roberto Calderoli: per il terzo mandato i tempi possibili sono agli sgoccioli. Tra fine agosto e metà settembre dovranno essere pronte le liste: quando potrebbe essere approvato un progetto di legge? Decreti su questa materia, sono impensabili: «Il presidente Mattarella non lo consentirebbe mai».
Il progetto di legge potrebbe essere veicolato, per esempio, da quello già esistente in Senato sulle Province. Ma, appunto, non ci sono i tempi: «Vorrebbe dire ripartire dalle commissioni, da zero». Una strada alternativa, altrettanto impervia, è quella del differimento delle elezioni alla prossima primavera.
Il Consiglio di Stato ha già fissato il limite al 20 novembre. Per cambiarlo, ci vorrebbe una legge. E si ritorna daccapo: un decreto legge per spostare le elezioni senza gravissimi motivi è «impensabile».
Da Fratelli d’Italia Giovanni Donzelli ha aperto al terzo mandato e Tajani ha parlato di Hitler e Mussolini. Ma a dividere gli alleati c’è anche la partita fiscale. I leghisti pensano che la rottamazione delle cartelle esattoriali, la pace fiscale, possa fornire allo Stato le risorse per tagliare l’Irpef, cavallo di battaglia azzurro.
(da agenzie)
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Giugno 12th, 2025 Riccardo Fucile
“DODICI MILIONI DI CITTADINI CHIEDONO TUTELE SUL LAVORO E MERITANO RISPETTO”
«La disaffezione è la principale malattia della nostra democrazia».
Vero, presidente Giuseppe Conte. Ed è anche una buona giustificazione per la batosta incassata dal centrosinistra, o no?
«Non sottovaluterei 14 milioni di cittadini che sono andati a votare, però l’istituto del referendum va riformato e noi abbiamo una proposta».
Una proposta di legge?
«Sì. Per quanto riguarda il referendum abrogativo dobbiamo abbattere il quorum a un terzo, portandolo al 33%. Così anche chi è contrario, sarà motivato ad andare a votare. Inoltre, chiameremo tutte le forze politiche al confronto su un nuovo modello di referendum propositivo, con cui i cittadini potranno contribuire a introdurre nuove leggi. È la democrazia partecipativa, che abbiamo già sperimentato all’interno del M5S, con un risultato sorprendente».
Addirittura? E quale?
«Chiamare gli iscritti solo a votare con un click, con la democrazia diretta, rischiava di non farli sentire protagonisti. Per cui lo scorso anno abbiamo sperimentato con Nova un processo di democrazia partecipativa, sollecitando i nostri elettori ad avanzare proposte. È stato un successo. Abbiamo ricevuto 22 mila contributi e da allora il M5S ha incrementato gli iscritti del 15%».
Torniamo ai referendum sul lavoro, che secondo il governo sono stati per voi un autogol. Di chi è la colpa?
«Non asseconderei la grancassa della destra. Per me oltre 12 milioni di cittadini che chiedono più tutele sul lavoro sono un fatto politico rilevante, che il governo farebbe bene a non trascurare»
Per lei è «vergognoso» che Meloni non abbia ritirato le schede. Per quanto discutibile, non è stata una mossa vincente?
«L’arroganza con cui la maggioranza ha festeggiato il risultato è imbarazzante. Un governo che esulta perché le persone non vanno a votare si dovrebbe vergognare. La stessa Meloni nel 2016 invitava il governo a rispettare chi era andato alle urne. Quando fai troppe giravolte poi finisce che ti gira la testa e perdi il senso dell’orientamento».
E la spallata, dov’è?
«Noi non abbiamo mai parlato di spallate a Meloni, ma continueremo a batterci contro il precariato, i lavoratori sottopagati e contro tutti i fallimenti di questo governo»
Per il Pd si riparte dai 14 milioni che hanno votato al referendum e dai 300 mila della manifestazione per gaza. Quindi, senza i centristi di Renzi e Calenda?
«Noi proseguiremo le nostre battaglie contro un governo che grazia le banche, ingrassa la lobby delle armi e che al Senato ha fatto da scendiletto ai miliardari del web, dicendo no a una nostra proposta di recuperare 4 miliardi dalla digital tax per tagliare le tasse al ceto medio»
Meloni ha promesso che le taglierà. Non ci crede?
«L’Ufficio parlamentare di bilancio ha certificato che siamo di fronte a un governo di incapaci. Dovevano mettere più soldi in busta paga con il taglio del cuneo fiscale e invece fanno pagare ai lavoratori 370 milioni di euro di tasse in più. Dovevano fare il blocco navale e a maggio sono aumentati gli sbarchi. Dovevano combattere le liste di attesa, ma con i tagli alla sanità sono aumentati da 4 a 6 milioni in un anno i cittadini che rinunciano alle cure. Mi viene da dire, “state fermi, non fate ulteriori danni!”».
La riporto indietro, alla domanda sul perimetro di uno schieramento alternativo per battere la destra. Con Renzi e Calenda, o senza?
«Con il Pd e con Avs il dialogo è già ben avviato. Alle Politiche andremo con un progetto chiaro su sanità, lavoro, una più equa tassazione che alleggerisca la pressione sul ceto medio e che liberi risorse per i più fragili. Bisogna aumentare gli stipendi, introducendo il salario minimo e riducendo l’orario di lavoro».
Non ha citato la cittadinanza perché su questo tema siete più in sintonia con la Lega che con la sinistra?
«Con la Lega? Ma scherza?».
No. Gran parte del M5S non ha votato, o ha votato contro. Magi è sconcertato dalla sua linea e l’ha accusata di cercare alibi per non fare nulla
«Sulla cittadinanza abbiamo lasciato libertà di voto e io ho votato a favore. E ho chiarito che non era questa la soluzione. Magi ha voluto issare una bandiera identitaria, ma una riforma utile al Paese è quanto mai necessaria. E lo dico anche a tutti i chiacchieroni dell’ultima ora, a partire dal ministro Tajani, che ha ritirato fuori lo Ius Italiae».
Non la convince?
«È uno strumento peggiorativo rispetto alla regolamentazione attuale, perché chiede dieci anni di percorso scolastico con profitto e non tiene conto del fatto che i ragazzi già dopo un primo ciclo scolastico si sono pienamente e perfettamente integrati nella nostra comunità».
Salvini non capisce perché Tajani insista sullo ius scholae. Lei lo capisce?
«Salvini è da anni che cerca fortuna alimentando una propaganda basata su angoscia e paura. Affrontiamo il tema in modo serio. La nostra proposta di ius scholae si basa sull’idea che un ciclo di cinque anni rappresenti un viatico di civiltà, che può offrire una risposta
concreta a quei milioni di cittadini che si sono già espressi l’8 e il 9 giugno e anche convincere quelli che sono rimasti a casa
È stato un errore andare a rimorchio di Landini, che magari puntava alla leadership del centrosinistra
«Non spetta a me interpretare le intenzioni di Landini, certo mi ha sorpreso che anche i sindacati si siano divisi».
A proposito, perché lei dice che Schlein non è pronta per candidarsi a premier?
«Ho detto solo che è prematuro parlarne adesso».
L’apertura di Meloni al terzo mandato, con l’incognita di Enzo De Luca, ribalta il pronostico del 4-1 per voi alle Regionali? E Roberto Fico sarà il candidato in Campania?
«Quando avremo definito i programmi ci confronteremo sui candidati. A destra sono spaccati, vedremo se troveranno un accordo sul terzo mandato. Suggerisco a Meloni, Tajani e Salvini di non fare più vertici, perché ne escono a pezzi. Pure l’ultima televendita è fallita, Meloni non ha fatto in tempo ad annunciare tagli alle tasse che è stata smentita da Giorgetti e Salvini».
Perché domenica andrà in Sicilia?
«Per mobilitare il M5S sulla sanità pubblica, perché non posso permettere i tagli di Meloni che la stanno distruggendo. A Palermo contesteremo il collasso della sanità siciliana e un governo che ha preso i voti alle Europee annunciando miracoli sulle liste di attesa, ma ha lasciato i cittadini in coda negli ospedali».
(da agenzie)
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Giugno 12th, 2025 Riccardo Fucile
IL SUICIDIO ASSISTITO NON E’ DI SINISTRA
Ho appena saputo che il suicidio assistito è di sinistra. Assecondando la stessa logica
demenziale, l’accanimento terapeutico sarebbe dunque di destra?
Abbiamo preso questa abitudine di declinare la vita in politichese, trasformando dolori privati e scelte esistenziali in un pretesto per polemiche fredde, che ignorano l’uomo in nome dell’Umanità e fingono di sventolare ideali per nascondere pregiudizi
Daniele Pieroni, la persona gravemente e irrimediabilmente malata che per andarsene ha utilizzato una legge della Toscana (dopo aver atteso invano che il Parlamento nazionale facesse qualcosa), non era un autolesionista. Amava la vita e ne aveva il massimo rispetto, è persino umiliante doverlo scrivere. Si sta dando corda a un racconto grottesco, in base al quale chi, in determinate situazioni, è favorevole al suicidio assistito passa per un allegro sterminatore di anziani e malati, mentre chi è contrario viene dipinto come un sadico che gode nel veder soffrire il suo prossimo.
Su una materia così delicata, che con l’invecchiamento della popolazione finirà per lambire tantissime famiglie, ci vorrebbe un po’ di buon senso, che è cosa ben diversa dal senso comune. Ci vorrebbe qualcuno in grado di sottrarla alle polemiche di parte, ai follower e ai like , per portarla su un piano nobile e trasversale, togliendola alle fazioni e affidandola finalmente alla politica. Ecco, ci vorrebbe un Pannella.
(da corriere.it)
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Giugno 12th, 2025 Riccardo Fucile
NON CI SONO PIU’ STATUE DELLA LIBERTA’, SOLO PAURE
Un gioco di specchi. Svegliarsi e scoprirsi potenziali clandestini, potenziali indesiderati, potenziali espulsi, forse potenziali deportati nel carcere simbolo della detenzione a tempo indeterminato senza accusa né processo: Guantanamo, isola di Cuba. Italiani, tedeschi, francesi, europei in genere, i popoli dell’orgoglio civilizzatore, quelli che da anni accarezzano il racconto sovranista: fuori da qui i contaminati, i paria, i fuoricasta, remigriamoli anche se hanno i documenti in regola, e se non li hanno ammucchiamoli in Ruanda, in Albania, ovunque lontano dai nostri occhi e dalle garanzie legali che obbligano a faticose gestioni. Un gioco di specchi: per l’America quei fuoricasta siamo noi. Per l’America c’è o ci potrebbe essere un viaggio a Guantanamo anche per le migliaia di cittadini del vecchio Continente che sono lì senza un visto, o in attesa del rinnovo di un visto, o soltanto per la sbadataggine dei vent’anni che dopo una vacanza suggerisce di fermarsi ancora un po’ e vedere che succede. Clandestini, tutti.
Le rivelazioni del Washington Post e di Politico sugli 800 europei in via di espulsione destinati al centro di detenzione cubano sono state genericamente smentite dalla Casa Bianca – «fake news» – ma i due casi di italiani già cacciati per difetto di permesso, uno appena rientrato e l’altro chissà dove (un carcere? Una gabbia?) dicono due cose molto chiare. La prima: l’America sovranista non fa più differenze tra i disperati in fila al confine messicano e un parigino,
un berlinese, un madrileno, un milanese, e ci manda a dire che avremo tutti lo stesso trattamento perché tutti siamo minacce al “Great Again” fondato sullo sgombero dello straniero parassita, senza andare troppo per il sottile. La seconda ha a che fare con la legge del contrappasso, perché questa ennesima svolta trumpiana chiama in causa soprattutto le forze europee che il “Great Again” lo hanno adottato, fatto loro. Quelli che solo pochi giorni fa hanno negato agli irregolari in Italia persino il diritto a una scheda telefonica per chiamare i parenti. Quelli che in Germania e Francia hanno sposato il concetto di remigrazione, e cioè la cacciata pure degli immigrati regolari attraverso forme di ostilità sociale e persecuzione burocratica che li induca a dire: beh, meglio andarsene.
Signori, e adesso? Matteo Salvini difende come è ovvio il diritto di Donald Trump alla salvaguardia dei confini. Ma è un caso limite, non fa storia, aveva brindato pure ai dazi come opportunità per l’Italia: è un parlare oltre ogni logica. Gli altri al gioco di specchi non possono sfuggire. E infatti ci sono ore di caos e confusione. Antonio Tajani rassicura, chiede un appuntamento telefonico a Marco Rubio, lo ottiene per oggi, nel frattempo promette che nessun italiano passerà per il carcere speciale ma fino alla smentita da Washington si capisce che la notizia di un’estensione agli europei del “trattamento Trump” viene data per credibile. Infatti anche i tedeschi si agitano, pure loro giurano che si riprenderanno tutti gli espulsi, non c’è bisogno di farli passare per un carcere famoso per la sistematica violazione persino delle regole di Ginevra sui prigionieri di guerra, e figuriamoci delle ordinarie regole del codice penale. Solo dopo quella frase – “fake news” – si tira un sospiro di sollievo, e basta questo per capire in quale stato miserando siano le relazioni atlantiche, con le Cancellerie costrette ad aspettare un tweet per capire cosa sta succedendo.
Ma le domande che ci riguardano restano. Quei due italiani, e poi gli altri 798 europei destinati a un rimpatrio coatto senza processo e possibilità di ricorso, come li giudicheremo? Clandestini, abusivi, feccia, oppure persone che hanno creduto alla libertà di provarci in un Paese che pensavano amico? Nel primo caso neanche si dovrebbero attivare le risorse consolari, hanno sbagliato, paghino, magari pure a Guantanamo che tutto sommato è soltanto un’Albania più grande, se la sono meritati. Nel secondo si dovrebbe ammettere che non tutti gli irregolari meritano la tagliola dell’espulsione, che un visto scaduto o mancante magari è solo l’effetto di un problema burocratico, di norme inadeguate, e non sinonimo di delinquenza.
Poi, ecco, si dovrebbe dire anche dell’America che una volta era la fiaccola di Lady Liberty – il suo titolo completo è “la libertà che illumina il mondo” – ed Ellis Island, dove l’Europa povera degli italiani, degli irlandesi, dei polacchi, trovò per decenni un approdo certo e una speranza. Ma sono favole d’altri tempi. Nel gioco di specchi dell’oggi noi cacciamo loro e quegli altri cacciano noi. Non ci sono più torce risplendenti nella notte ma soltanto paure, persino dove l’accoglienza regge ancora. In California arriva la Guardia Nazionale, arrivano i Marines, la tolleranza non è più consentita e il sindacalista che si siede davanti al blindato per fermarlo è arrestato, rischia sei anni di carcere (dice niente all’Italia che ha appena introdotto il reato di resistenza passiva?). Occidente, dicono. Ma comincia a somigliare ad altre cose, quelle che una volta accadevano dall’altra parte del Muro di Berlino.
(da Repubblica)
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Giugno 12th, 2025 Riccardo Fucile
ALTRO CHE TAGLIARLE, MELONI AUMENTA LE TASSE… LO STATO CI GUADAGNA SULLE SPALLE DI OPERAI E IMPIEGATI
A volte la realtà sembra quasi accanirsi contro Giorgia Meloni. Neanche il tempo di fare
un annuncio o una promessa, che ci pensano i dati a smentirla. Il tempismo, in effetti, non sembra proprio il suo punto forte. E così, neanche 24 ore dopo aver promesso un taglio delle tasse, arriva l’Ufficio parlamentare di bilancio a dire che proprio il suo governo le tasse le ha aumentate. E
proprio, guarda caso, per quelle categorie che la stessa presidente del Consiglio assicurava di voler aiutare: il ceto medio e i lavoratori. Gli stessi, verrebbe da dire, che di certo non ha voluto difendere chiedendo agli elettori di astenersi sui quattro referendum sul lavoro dell’8 e 9 giugno.
Mentre Meloni assicura di voler aiutare il ceto medio, la sua ultima manovra ha reso i salari più vulnerabili, aumentando proprio le tasse. Potenziando il drenaggio fiscale. Ovvero l’effetto per cui gli aumenti degli stipendi portano i contribuenti su aliquote Irpef più alte o a una riduzione delle detrazioni. Tradotto: i lavoratori si trovano a pagare più tasse per 370 milioni di euro. Un aumento del 13% rispetto al 2022. E non proprio tutti i lavoratori, ma solo quelli dipendenti. Sempre quelli per cui le destre promettono di ridurre le aliquote Irpef per far pagare un po’ meno tasse.
Quindi, non solo il governo non ha fatto nulla contro l’inflazione, al di là del fallimentare carrello tricolore. Ma è addirittura riuscito a peggiorare la situazione con la riforma fiscale e la manovra, con aumenti minimi degli stipendi – rivendicati proprio come misura contro l’inflazione – ma tasse più alte. E la beffa, tanto per cambiare, è per i lavoratori dipendenti. Soprattutto per operai e impiegati, guarda caso. Mentre, altra coincidenza, va meglio a pensionati e autonomi. E quindi proprio chi doveva beneficiare maggiormente del taglio del cuneo fiscale, si trova a essere più penalizzato. Ma, almeno, un lato positivo c’è. Quantomeno per Meloni. Perché lo Stato, così, guadagna di più. E chi se ne importa se lo fa sulle spalle di operai e impiegati.
(da agenzie)
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Giugno 12th, 2025 Riccardo Fucile
LA COMMISSARIA ALL’INFANZIA: “QUESTA GENERAZIONE NON HA MAI CONOSCIUTO LA VITA SENZA INTERNET. QUINDI DOBBIAMO ESSERE MOLTO PIÙ AUDACI PER RISPONDERE AI RISCHI”
Un «coprifuoco digitale» per gli adolescenti: il governo britannico sta pensando di introdurre severe misure per limitare l’esposizione dei giovanissimi ai social media, che secondo il ministro alla Tecnologia Peter Kyle «per loro natura creano dipendenza», con conseguenze negative sulle relazioni familiari e sociali.
In particolare, si sta considerando un limite di due ore al giorno nell’utilizzo dei social media e il blocco delle app social dopo le 22 e durante l’orario scolastico. Era stato addirittura ventilato il bando totale ai social sotto i 16 anni, ma questa idea è stata poi accantonata.
Ian Russell, il padre di Molly, una 14enne morta suicida dopo essere stata esposta in continuazione a contenuti pericolosi online, ha invocato una legislazione «più forte e più efficace» contro «prodotti e modelli di business che sono non sicuri».
Allo stesso tempo, un numeroso gruppo di scuole ha scritto a migliaia di famiglie suggerendo di introdurre limiti orari al tempo passato davanti agli schermi (anche tv e videogames), modulati sulla base delle età. Quanto alle scuole stesse, le linee guida del governo, non obbligatorie, suggeriscono già agli istituti di vietare i telefonini,
sia in classe che durante gli intervalli (una prassi in Inghilterra molto comune).
«Questa generazione non ha mai conosciuto la vita senza Internet — ha fatto notare la Commissaria all’Infanzia — quindi dobbiamo essere molto più audaci nel come rispondiamo ai rischi».
(da Corriere della Sera)
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Giugno 12th, 2025 Riccardo Fucile
“MIO PADRE È STATO TRA COLORO CHE HANNO ANTICIPATO UNA NUOVA FORMA DI PATRIOTTISMO, UN PATRIOTTISMO EUROPEO. GIÀ NEL ’94 AUSPICAVA UNA POLITICA ESTERA COMUNE E UNA DIFESA COMUNE. SONO LE STESSE IDEE CHE CONTINUANO A ISPIRARE FORZA ITALIA”
A due anni dalla scomparsa di Silvio Berlusconi, la figlia Marina rilegge con “Il Giornale”
le ultime parole scritte dal padre su fogli di bloc-notes negli ultimi giorni di ospedale.
E’ stata la stessa Marina a volere fortemente la pubblicazione di quel manoscritto e ne custodisce gelosamente l’originale. Era con lui mentre scriveva quelle righe. “Il primo desiderio di mio padre è sempre stato quello di sentirsi amato, di sentirsi apprezzato. Non capiva quelli che ambiscono in tutti i modi a ‘farsi temere’: era quanto di più lontano dal suo modo di essere”, racconta in una lunga intervista.
Dalle quattro pagine emerge un manifesto liberale che Marina definisce “potente, soprattutto guardando a ciò che accade nel mondo”. “È stato uno dei più convinti sostenitori di una maggiore unione tra i Paesi europei e già nel ’94 auspicava una politica estera comune e una difesa comune”.
Oggi però molti considerano una maggiore integrazione europea come perdita di sovranità nazionale. Cosa direbbe il Cavaliere? “È stato tra coloro che hanno anticipato quella che si potrebbe definire una nuova forma di patriottismo – di cui c’è tanto bisogno – un
patriottismo europeo, sempre ovviamente nel quadro di un legame di ferro tra le due sponde dell’Atlantico. Sono le stesse idee che hanno ispirato e continuano a ispirare Forza Italia”
Uno sguardo, quello del leader di FI, dove la guerra è ‘la follia delle follie”. “Leggere queste righe mentre in tre continenti imperversano violenti conflitti, mi fa pensare che se nel mondo ci fosse un po’ più di Silvio Berlusconi, be’ forse si starebbe meglio: ci sarebbe più buonsenso e meno sofferenza”, commenta Marina Berlusconi.Dal manoscritto traspare quella di un uomo che per quasi metà della sua vita ha dovuto lottare per una giustizia “giusta”. “La riforma della giustizia è e deve restare una priorità. Perché un Paese in cui la giustizia non funziona è un Paese destinato a fallire – sostiene -. Certo, non mi illudo che basti una riforma per restituire questo Paese alla piena civiltà giuridica, ma penso che rappresenterebbe decisamente un importante passo avanti. E poi servirebbe anche altro.
Andrebbe introdotta una vera e propria responsabilità civile deimagistrati, in nome di un principio sacrosanto che dovrebbe valere anche per loro: è giusto che chi sbaglia risponda dei propri errori”.
(da agenzie)
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Giugno 12th, 2025 Riccardo Fucile
IL LEGALE, CHE GIRAVA A BORDO DI UNA FERRARI, SI FACEVA PAGARE PER PRODURRE DOCUMENTI FALSI CHE CARICAVA NEI PORTALI DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE …NELL’OPERAZIONE 11 PERSONE SONO FINITE IN CARCERE, 23 AI DOMICILIARI, FRA I QUALI UN POLIZIOTTO
L’avvocato che girava in Ferrari e il suo collega che nascondeva mazzette di banconote in una valigia: erano i professionisti del click day per i migranti, secondo l’indagine della Procura di Napoli che ricostruisce gli affari d’oro messi in piedi sfruttando i buchi della norma sui flussi d’ingresso in Italia di extracomunitari.
«Allora, frate’… vogliono venire? Devono pagare, altrimenti se ne devono andare», diceva Vincenzo Sangiovanni, 42enne di San Giuseppe Vesuviano che alla toga forense preferiva, a giudizio degli investigatori, predisporre con l’ausilio di aziende compiacenti, identità digitali e dispositivi elettronici. Ossia, la falsa documentazione per il rilascio dei nulla osta destinati a cittadini prevalentemente bengalesi.
Sangiovanni è in cella, la sua Ferrari è stata sequestrata. La giudice Maria Lauria Ciollaro ha firmato 45 ordinanze cautelari. Undici in carcere, nei confronti fra gli altri di altri due avvocati, Gaetano Cola, di 37 anni, e Aniello Annunziata, 38 anni; 23 agli arresti domiciliari, fra i quali un poliziotto, e poi altre misure più lievi. È scattato anche un sequestro per beni del valore complessivo di oltre 2 milioni.
Ma durante le perquisizioni è stata rinvenuta una montagna di denaro in contanti. Circa 40mila euro solo a Sangiovanni. Buste con mazzette di soldi erano nascoste in una valigia nella disponibilità di Cola.
L’inchiesta configura tre diverse associazioni per delinquere che con metodi simili e complicità di commercialisti, imprenditori, Caf, lucravano sul desiderio degli extracomunitari di entrare in Italia.
«Una filiera ben collaudata», la definisce il questore Maurizio Agricola. Le pratiche per i nulla osta inoltrate in occasione dei click day erano corredate da documenti che attestavano falsamente la disponibilità all’assunzione da parte di imprenditori e l’idoneità di alloggi per i lavoratori.
Nel filone che coinvolge Sangiovanni finiscono ai domiciliari una poliziotta municipale di Bolzano, Melanie Seeber, 38 anni, ritenuta legata a Sangiovanni, che avrebbe sfruttato il suo ruolo per procacciare clienti al gruppo, e un agente di polizia, Mario Nippoli, 41 anni, in servizio al commissariato Poggioreale, che secondo l’accusa avrebbe avuto il compito di inserire le richieste di accesso degli extracomunitari nel portale informatico, utilizzando le identità digitali intestate a terze persone fornite da Sangiovanni.
(da agenzie)
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Giugno 12th, 2025 Riccardo Fucile
IL 28.6% DEI NOSTRI CONNAZIONALI HA SCELTO IL POSTO IN CUI ABITARE IN BASE AI PROPRI AFFETTI. IL 16.1% È RIMASTO VICINO ALLA FAMIGLIA D’ORIGINE: SOLO IL 10.7% HA DECISO DI SPOSTARSI ADATTANDOSI ALLE ESIGENZE LAVORATIVE… NEL REGNO UNITO IL 21.3% DELLE PERSONE HA TRASLOCATO DOPO AVER OTTENUTO UN IMPIEGO DISTANTE DA CASA. NEGLI USA LA PERCENTUALE È DEL 20.4%
L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro (è l’incipit della nostra Costituzione), ma
anche sulla famiglia, sugli affetti, sulle abitudini (è scritto nel nostro Dna). Purtroppo, ci distinguiamo pure per la lentezza con la quale introduciamo quelle innovazioni tecnologiche che dovrebbero facilitare la vita al cittadino e avvicinarlo alla Pubblica amministrazione.
Così, alla luce di tali premesse, non possiamo meravigliarci se, dall’indagine contenuta nel report realizzato dalla multinazionale di consulenza Bip, balzano agli occhi dati che qualche singhiozzo alla locomotiva Italia lo possono causare. Alla domanda: quale motivo ti ha spinto a scegliere dove abitare?
Il 28,6% degli intervistati italiani ha fatto appello agli affetti e alle abitudini e un altro 16,1% al rimanere vicini alla famiglia d’origine. Solo il 10,7% sostiene di aver preso la decisione per adattarsi ad esigenze di lavoro e il 7,1% per vivere in aree con miglior accesso ai servizi. Negli Stati Uniti, quel che da noi pesa, in totale, per quasi il 45%, arriva a malapena al 20% (famiglia 11,8%, affetti e abitudine 9,4%) e nel Regno Unito rispettivamente al 13% e al 14,8%.
Nei Paese anglosassoni le motivazioni legate al lavoro sono al 21,3% negli Usa e al 20,4% in Gran Bretagna e l’accesso ai servizi rispettivamente all’11,7% e al 14,8%.
Per un secolo gli italiani hanno lasciato i loro affetti per andare a cercare lavoro (quasi sempre massacrante) prima all’estero e poi da un capo all’altro dello Stivale. Non passa poi giorno senza che ci si
lamenti della fuga dei cervelli all’estero, dove spesso la qualità della vita è peggiore ma la possibilità di essere riconosciuti per ciò che si vale è significativamente più alta.
C’è poi la geografia italiana, che è diversa da quella della gran parte degli altri Paesi. A ogni tiro di schioppo c’è una città con una sua storia millenaria, sia culturale sia economica. E chi l’ha detto che il modello di sviluppo di una nazione debba necessariamente passare per il sacrificio degli affetti, delle proprie origini e delle bellezze di cui si è circondati?
Concentrare il lavoro in megalopoli dove i prezzi delle abitazioni sono proibitivi aliena le persone e spesso le rende inutilmente competitive a scapito del lavoro di gruppo, della socializzazione e quindi della produttività. La soluzione è un’altra: pianificare lo sviluppo dei servizi su tutto il territorio, così che i posti di lavoro siano spalmati su tutta la Penisola.
(da agenzie)
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