Giugno 24th, 2025 Riccardo Fucile
LE RILEVAZIONI IN SETTE CITTÀ: IL MASSIMO DEI GUADAGNI SI REGISTRA A FIRENZE (IN MEDIA 24.000 EURO, +17% IN UN ANNO), IL MINIMO A PALERMO (10.700 EURO) … SOLO DA QUEST’ANNO È SCATTATO L’OBBLIGO DI TENUTA A BORDO (E UTILIZZO) DEL POS PER I PAGAMENTI ELETTRONICI DELLE CORSE
La ripresa c’è ma non si vede. Usciti dal tunnel del Covid che nel 2020 aveva fatto precipitare
i guadagni medi annuali sotto la soglia dei 4mila euro registrando addirittura qualche segno meno come nel caso di Firenze (-2155 euro) e Napoli 8-634 euro), la tendenza dei redditi dei taxi nel 2023 resta più o meno inchiodata ai valori abituali, con un incremento medio nazionale di 208 euro al mese e un valore complessivo nazionale di 17.904 euro lordi annui, pari a un incasso di 1.492 euro mensili.
Lo raccontano i dati elaborati dal Dipartimento delle Finanze del Mef per il Sole24Ore che anche quest’anno si attestano, come in passato, su numeri “mini”. E che prendono in considerazione le ultime dichiarazioni dei redditi disponibili, anno fiscale 2023. L’incremento è minimo rispetto ai valori medi con punte in alcune città e calma piatta in altre.
Nel 2023 l’incremento maggiore in termini assoluti nei redditi medi annui dichiarati dal popolo delle auto bianche si registra a Firenze con 24.160 euro medi annuali, 3.509 in più (+17%) che spalmato su 12 mesi fa poco più di 2000 euro lordi al mese. A Milano i guadagni medi sono di 22.551 euro, tra i più alti
dichiarati nella classifica delle città campione prese a riferimento dal Mef.
Qui l’aumento rispetto all’anno precedente è del 15,2%, mentre il reddito mensile si attesta a 1879 euro, mentre a Roma si registra il valore massimo in termini percentuali dei guadagni medi annuali, anche se i taxi romani non arrivano a dichiarare i 16mila euro annui: al mese si attestano su 1310 euro.
Scorrendo ancora l’elenco delle città meno redditizie a Napoli i tassisti dichiarano annualmente un reddito di 12.791 euro, con un incremento di 2.594 euro (+25,4%) rispetto al 2022. Infine in fondo alla classifica c’è Palermo: qui il guadagno medio annuale è di 10mila euro, 894 al mese, con un incremento del 17,8 per cento.
Il vero banco di prova ci sarà nel 2027 quando saranno diffusi i dati delle dichiarazioni 2025: quest’anno è scattato l’obbligo di tenuta a bordo (e utilizzo) del Pos per i pagamenti elettronici delle corse. Un passo avanti sulla trasparenza dei redditi percepiti che però, per funzionare, dovrà andare di pari passo con i controlli fiscali visto che la ricevuta della corsa è un mero pezzo di carta senza alcun valore per l’erario.
(da agenzie)
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Giugno 24th, 2025 Riccardo Fucile
GLI ESTREMISTI IRANIANI SONO INDIGNATI PER L’ACCORDO SUL CESSATE IL FUOCO CON ISRAELE: NON C’È FIDUCIA NELLE INTENZIONI DI TRUMP, INCLUSO IL NUOVO ANNUNCIO DEL CESSATE IL FUOCO
Gli estremisti e fondamentalisti iraniani hanno espresso indignazione per l’accordo sul cessate il fuoco con Israele da parte di funzionari del governo. “Il giocatore d’azzardo (il presidente Donald) Trump ha rivendicato l’accettazione del cessate il fuoco con Israele da parte dell’Iran, e alcuni ci hanno creduto.
Ma, secondo la Costituzione, è di competenza del leader Ali Khamenei annunciare guerra o pace, non dei funzionari dell’amministrazione o dei comandanti militari”, ha affermato il deputato parlamentare estremista Hamid Rasai, sottolineando che il leader ha sempre ribadito che “No alla guerra imposta, No alla pace imposta”.
Sui social media, gli estremisti affermano di voler “ascoltare la storia di guerra e pace direttamente dal leader” e sottolineano: “La pace da loro imposta ha lo stesso obiettivo della guerra da loro imposta.La guerra è iniziata con gli attacchi israeliani e finirà con gli attacchi dell’Iran”.
La Tv di stato fondamentalista ha anche affermato che “non c’è fiducia nelle intenzioni di Trump, incluso il nuovo annuncio del cessate il fuoco… Il presidente degli Stati Uniti ha chiesto il cessate il fuoco, come se lo stesse implorando”, ha aggiunto la Tv.
(da agenzie)
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Giugno 24th, 2025 Riccardo Fucile
LO SCORSO ANNO IL PRESIDENTE UCRAINO HA RISCHIATO, PER DUE VOLTE, DI ESSERE ELIMINATO: DUE COLONNELLI CHE AVREBBERO DOVUTO PROTEGGERE ZELENSKY ERANO IN REALTÀ SPIE DELL’INTELLIGENCE RUSSA FSB E AVEVANO UN PIANO PER UCCIDERLO… NON SOLO: UN EX UFFICIALE MILITARE POLACCO, GIÀ RECLUTATO DALL’UNIONE SOVIETICA E “SPIA DORMIENTE”, SAREBBE STATO “RIATTIVATO” DI RECENTE DA MOSCA. E AVREBBE PROVATO A UCCIDERE ZELENSKY, CON L’UTILIZZO DI UN CECCHINO, ALL’AEROPORTO DI RZESZÓW–JASIONKA DURANTE UNA VISITA IN POLONIA
Volodymyr Zelensky avrebbe rischiato per due volte di essere ucciso l’anno scorso. Vasyl
Malyuk, a capo dei servizi segreti di Kiev, ha rivelato due complotti ai giornalisti locali: due colonnelli che avrebbero dovuto proteggere Zelensky erano in realtà spie dell’intelligence russa Fsb e avevano un piano per ucciderlo. Non solo. L’ex comico sarebbe scampato a un altro attentato.
Un ex ufficiale militare polacco, già reclutato dall’Unione Sovietica e «spia dormiente», sarebbe stato «riattivato» di recente da Mosca. E avrebbe provato a uccidere Zelensky, con l’utilizzo di un cecchino, all’aeroporto di Rzeszów–Jasionka durante una visita in Polonia. Anche per questo, Starmer ha lodato «l’amico Volodymyr», «il coraggio degli ucraini», e pure i militari britannici che oltremanica hanno addestrato quasi 60mila soldati di Kiev negli ultimi tre anni nell’operazione Interflex: «Non abbandoneremo mai l’Ucraina», ha giurato Sir Keir.
Londra ha poi annunciato un’ulteriore cooperazione militare, con Regno Unito e Ucraina allineate nella produzione di armi e droni di nuova generazione, «per un’intesa che durerà almeno per i prossimi cento anni». «Britannici, vi ringrazio», ha risposto Zelensky, «per la protezione dal terrorismo della Russia».
Che però continua, senza sosta. Nella notte tra domenica e lunedì, la Russia ha lanciato contro Kiev 352 droni – la metà Shahed di fabbricazione iraniana – e missili balistici forniti dalla Corea del Nord: almeno 15 i morti e cinque palazzi civili colpiti nella capitale ucraina.
(da agenzie)
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Giugno 24th, 2025 Riccardo Fucile
IL RELATORE DEL TESTO, L’EURODEPUTATO DI RENEW SANDRO GOZI, ACCUSA: “È EVIDENTE CHE C’È STATA UN’INTESA TRA VON DER LEYEN E MELONI PER IL RITIRO DEL SOSTEGNO. AL CONSIGLIO. L’ITALIA FARE IL DOPPIO GIOCO AL SERVIZIO DI ECR, PPE E PATRIOTI”
Il governo Meloni affonda definitivamente la direttiva contro il greenwashing. Il passo indietro dell’Italia infatti fa venir meno la maggioranza nel Consiglio Ue. Considerate anche le richieste di ritiro della direttiva presentate nei giorni scorsi alla Commissione dai gruppi parlamentari di centrodestra Ecr e Ppe, non c’è più margine per la presidenza polacca per proseguire le trattative tra le istituzioni europee
«L’Italia ha una grandissima responsabilità, ed è comunque evidente che c’è stata un’intesa tra Von der Leyen e Meloni per il ritiro del sostegno al Consiglio – rileva Sandro Gozi, eurodeputato di Renew e relatore della direttiva con il socialista Tiemo Wölken -. Se ci fosse la volontà politica, e se l’Italia smettesse di fare il doppio gioco al servizio di Ecr, Ppe
“Patrioti, noi siamo pronti a riprendere i negoziati in qualunque momento, anche con la presidenza danese».
La direttiva Green Claims delinea un sistema di certificazione europeo di sostenibilità che vuole proteggere i consumatori da messaggi ingannevoli e fuorvianti, il cosiddetto greenwashing.
Venerdì scorso la Commissione aveva già annunciato l’intenzione di ritirare il provvedimento, per via di un emendamento che lo avrebbe reso applicabile alle microimprese, gravandole di oneri burocratici complessi e costosi: «Eravamo già d’accordo per esentare le microimprese – obietta Gozi -. Sarebbe stato deciso nella riunione di oggi (ieri, ndr), che sarebbe stata l’ultima.
Gli obblighi sono previsti solo per le grandi, medie e piccole imprese, per le micro ci sarebbe stata la volontarietà, perché comunque l’etichetta Ue di sostenibilità è un fattore di competitività, oltre che uno strumento di tutela dei consumatori che sono disposti a pagare di più per prodotti sostenibili».
L’affossamento della direttiva Green Claims costituisce l’ennesimo tassello di una strategia ormai manifesta di graduale abbandono del Green Deal. Una lettera inviata alle istituzioni e ai governi Ue da venti autorevoli figure istituzionali internazionali ed europee chiede invece di «salvaguardare la legislazione europea in materia di sostenibilità», sottolineando come la semplificazione non sia in contrasto con la sostenibilità e la responsabilità sociale.
Tra i firmatari molti ex vicepresidenti della Commissione Ue, tra cui Joaquin Almunia, Joseph Borrell e Margot Wallstrom, ex commissari ed ex ministri, tra cui l’italiano Enrico Giovannini.
(da agenzie)
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Giugno 24th, 2025 Riccardo Fucile
LA DUCETTA HA AVUTO IL CORAGGIO DI DIRE CHE DA QUANDO C’È LEI, “L’ITALIA CONTA DI PIÙ”: “ALLORA PERCHÉ LA GERMANIA CI HA TOLTO DALLA PARTNERSHIP STRATEGICA SOSTITUENDOCI CON LA POLONIA? PERCHÉ GLI USA NON CI HANNO INFORMATO DELL’ATTACCO IN IRAN?”
Partendo da un concetto espresso più volte dalla premier Giorgia Meloni (“Da quando ci
sono io, l’Italia conta di più”), Matteo Renzi ha detto di non essere d’accordo e, parlando in aula al Senato, ha posto alla premier quattro domande per confutare quelle dichiarazioni.
Così il senatore di Italia viva nel suo intervento sulle comunicazioni di Meloni per il prossimo Consiglio europeo. “Se davvero l’Italia conta di più, perché la Germania del nuovo cancelliere Merz ha tolto l’Italia dalla partnership strategica che
aveva e l’ha sostituita con la Polonia nel contratto di coalizione tra Cdu e Spd?”, ha chiesto l’ex premier.
Poi ha ricordato la delegazione europea sul treno diretto a Kiev nel 2022, dopo l’invasione della Russia, dicendo che c’erano “Scholz, Macron e Draghi. Da quel treno ella è scesa e c’è salito Tusk”.
Altra domanda sul fatto che il 16 maggio scorso la premier non ha partecipato a Tirana all'”incontro tra Uk, Germania, Francia, Polonia in collegamento con Trump?” evidenziando che “è stata smentita da Macron che ha poi detto che non si trattava di mandare truppe in Ucraina. Lei ha mentito. Se contiamo di più che bisogno aveva di dire una bugia?”. Terza domanda è sui rapporti con gli Stati uniti: “‘Noi siamo il ponte con Trump’, così ci avete raccontato ma se è vero perchè non ci hanno informato? I tedeschi sono stati informati dagli americani, gli inglesi dagli americani, Tajani da nessuno. Lei ha detto che è stata svegliata di notte ma da chi? Da Trump o da Fazzolari?”.
Infine una domanda sul fatto che “da sei mesi in questo paese si spiano i giornalisti”. Renzi ha quindi continuato: “Perché non ha chiamato Francesco Cancellato e Roberto D’Agostino per scusarsi? Non dico che l’avete spiati voi ma non avete controllato che i giornalisti non si spiassero. In un paese civile la politica non controlla i giornalisti”.
Infine citando la festa di San Giovanni, patrono di Firenze che si celebra oggi, Renzi ha concluso: “A Firenze si dice che ‘San Giovanni non vuole inganni’. Stavolta, senza citare il mio libro e altro, può rispondere? Così in replica potrò dire quello che penso del fatto che questo governo, a mio giudizio, non conta assolutamente più di prima”.
(da agenzie)
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Giugno 24th, 2025 Riccardo Fucile
L’EX INFERMIERA ERA STATA RADIATA PER AVER DIFFUSO DISINFORMAZIONE
Paloma Shemirani aveva 23 anni, una laurea in tasca a Cambridge e tutta la vita davanti. Ma quando nel dicembre 2023 i medici le diagnosticarono un linfoma non-Hodgkin, un tumore curabile con l’80% di possibilità di sopravvivenza, rifiutò la chemioterapia. Morì sette mesi dopo, nel luglio 2024. Ora i suoi fratelli, Gabriel e Sebastian, puntano il dito contro la madre Kate Shemirani, ex infermiera e nota influencer della disinformazione sanitaria. Il loro racconto è al centro di un’inchiesta della Bbc. «Mia sorella è morta come conseguenza diretta delle azioni e delle convinzioni di nostra madre. Non voglio che nessun altro provi questo dolore», ha dichiarato Sebastian Shemirani.
La madre infermiera ed ex complottista
Kate Shemirani si è fatta conoscere durante la pandemia come volto della protesta anti-vaccino. Radiata dall’albo delle infermiere britanniche per aver diffuso disinformazione sul Covid, ha continuato a lanciare false teorie sulla medicina convenzionale, promuovendo trattamenti alternativi privi di fondamento, come la terapia Gerson: una dieta estrema a base di succhi, integratori e clisteri di caffè, proposta come cura miracolosa per il cancro. Proprio questa cura è stata seguita da Paloma, dopo che sua madre le aveva scritto messaggi per scoraggiarla ad accettare la chemioterapia. «Non firmare nulla. Non dare il consenso verbale. Non fidarti dei medici», le diceva in un messaggio.
Il rapporto tra la madre e la figlia
Nonostante un rapporto difficile, Paloma cercava ancora il sostegno di sua madre, raccontano amici e familiari. Il suo compagno, Ander Harris, ha condiviso messaggi in cui Paloma esprimeva esaurimento e dolore per l’abuso psicologico subito, ma anche il desiderio di sentirsi amata. La Bbc ha ricostruito come Paloma, pur essendo una giovane donna brillante e consapevole, sia stata fortemente condizionata dal pensiero della madre, che l’avrebbe convinta a rifiutare il trattamento salvavita. Dopo aver lasciato l’ospedale e iniziato la terapia Gerson, le sue condizioni sono peggiorate. Ed è morta per un infarto causato dal tumore. «Non sono «Non sono riuscito a salvare mia sorella, ma spero che la sua storia impedisca ad altri di morire così», ha detto Gabriel.
(da agenzie)
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Giugno 24th, 2025 Riccardo Fucile
I MASSACRI DEI TERRORISTI DI ISRAELE CONTINUANO: AD OGGI 60.000 MORTI, 115.000 FERITI, 2 MILIONI DI SFOLLATI
“Non dimenticatevi di noi” è l’appello incessante che arriva al mondo da Gaza. Mentre tutti i
riflettori sono puntati sul resto della regione e sul rischio spaventoso e sempre più concreto di un allargamento del conflitto su scala globale, nella Striscia di Gaza non si ferma la carneficina israeliana che da ottobre 2023 – secondo l’ultimo report di OCHA (aggiornato a inizio aprile 2025) – ha causato circa 60 mila i morti, oltre 115 mila i feriti; più di 2 milioni gli sfollati.
A questi numeri vanno sommate le vittime degli ultimi tre mesi, molte delle quali causate da quella che i gazawi chiamano la “trappola degli aiuti umanitari”: 430 palestinesi sono stati uccisi e più di 3.466 sono rimasti feriti dagli spari dell’esercito israeliano durante la distribuzione di farina nei centri di distribuzione degli aiuti statunitensi gestiti dalla Gaza Humanitarian Foundation dal 26 maggio, giorno in cui ha iniziato a operare nella Striscia di Gaza.
“I punti di distribuzione degli aiuti non sono altro che trappole mortali attentamente pianificate, utilizzate per gestire la fame e l’umiliazione nell’ambito di una sistematica politica di genocidio contro il nostro popolo nella Striscia di Gaza”, ha dichiarato a Fanpage.it il dottor Mahmoud Al-Hajj Ahmed che lavora come medico in una clinica nel nord della Striscia e in diversi ospedali in base alla necessità. “Questo crimine continuo, perpetrato con la copertura internazionale e un vergognoso silenzio, costituisce una flagrante violazione di tutte le leggi e le norme umanitarie – continua il medico – è necessario che la comunità internazionale e le Nazioni Unite si assumano le proprie responsabilità morali e legali intervenendo immediatamente per fermare questi massacri e fornendo un meccanismo umanitario sicuro per la distribuzione degli aiuti, soggetto alla supervisione delle Nazioni Unite e libero dalla morsa e dal controllo dell’occupazione israeliana”.
Intanto, solo nelle ultime 72 ore, sono state uccise dalle bombe e dai proiettili israeliani circa 250 persone. Gli unici a denunciarlo in diretta dai loro profili social sono – ancora una volta – i familiari e gli amici delle vittime.
“In generale, i bombardamenti sulla Striscia di Gaza non si sono fermati con l’inizio della guerra tra Iran e Israele, ma anzi sono stati ancora più feroci di prima. Ci sono numerose fasce di fuoco in tutte le zone residenziali in cui le bombe stanno distruggendo ciò che resta delle case, siano esse vuote o che contengano innocenti. Tutto questo viene fatto in modo studiato e sistematico per uccidere il maggior numero possibile di persone”, conclude il dottor Al-Hajj Ahmed a Fanpage.it, “negli ospedali vi è una grave carenza di cure, dispositivi di medici, attrezzature e posti letto per i pazienti. Oltre l’80% degli ospedali e delle cliniche è fuori servizio. Vi è anche una carenza di medici, dal momento che tanti colleghi sono stati uccisi o arrestati dall’esercito israeliano. Ma la cosa che al momento ci preoccupa di più è il gran numero di civili di tutte le età uccisi dall’occupazione israeliana nelle trappole mortali di distribuzione degli aiuti. Ogni giorno in ospedale arrivano decine di corpi feriti mentre cercavano aiuto, mentre cercavano disperatamente un pacco di farina”.
(Da Fanpage)
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Giugno 24th, 2025 Riccardo Fucile
PER ARRIVARE ALLA TREGUA È STATO DETERMINANTE IL RUOLO DELL’EMIRO DEL QATAR, AL THANI, CHE SI È PROPOSTO COME MEDIATORE E HA CONVINTO LA REPUBBLICA ISLAMICA. NON È CHIARO QUALI CONDIZIONI ABBIA ACCETTATO L’IRAN. FORSE NESSUNA
L’annuncio di Donald Trump di un cessate il fuoco tra Israele e Iran, che ha colto di sorpresa persino qualcuno fra i principali funzionari della sua Amministrazione, è arrivato dopo colloqui del presidente americano con il premier israeliano Benjamin Netanyahu e con funzionari iraniani, con il contributo del Qatar come mediatore.
Lo scrive il New York Times, che cita un funzionario della Casa Bianca coperto da anonimato secondo il quale c’è stato un ruolo dell’emiro del Qatar, Sheikh Tamim bin Hamad Al Thani.
Stando alla fonte, ad aiutare Trump nel pressing per una tregua
sono intervenuti il vice presidente JD Vance, il segretario di Stato Marco Rubio e l’inviato del tycoon, Steve Witkoff.
I tre hanno lavorato tramite canali “diretti e indiretti” per ‘arrivare’ agli iraniani, ha riferito la fonte, secondo la quale gli israeliani hanno accettato il cessate il fuoco a patto che si fermino gli attacchi iraniani e i raid Usa contro tre siti del controverso programma nucleare della Repubblica Islamica hanno creato le condizioni per parlare di una tregua. Ma la fonte non ha chiarito quali condizioni avrebbe accettato l’Iran.
Missili e diplomazia si sono intrecciati sulle stesse traiettorie ieri sera trasformando una rappresaglia nell’occasione per tentare di fermare la guerra scatenata da Israele contro l’Iran, prima che rischi di trascinare tutto il Medio Oriente in un conflitto senza confini.
I contorni della trattativa che ha portato all’annuncio statunitense di una tregua sono ancora confusi, ma un ruolo chiave lo ha avuto il Qatar: proprio il Paese preso di mira ieri dopo il tramonto da una raffica di missili dei pasdaran, lanciati contro la base americana di Al Udeid che si trova nel deserto a pochi chilometri dalla capitale.
Una ritorsione simbolica, perché le squadriglie Usa hanno abbandonato l’aeroporto qatarino alcuni giorni fa
E oltretutto comunicata in anticipo alle autorità di Doha, che hanno potuto allertare le loro batterie contraeree di Patriot e quelle americane in modo da intercettare tutti i 14 incursori: non ci sono stati danni alle persone o alle cose.
Le immagini dei missili hanno però permesso alla propaganda di Teheran uno show di forza, a cui è seguita la dichiarazione “Non ci sottometteranno” della Guida suprema Ali Khamenei e poco dopo il proclama dei Guardiani della Rivoluzione: “Le aggressioni alla nostra sovranità non resteranno impunite”.
L’intensificarsi dei contatti tra Teheran e Doha a cavallo
dell’attacco hanno dato modo al premier e ministro degli Esteri qatarino Mohammed bin Al Thani di sfruttare le antiche relazioni con gli ayatollah e trasmettere un loro messaggio alla Casa Bianca: la Repubblica islamica considerava chiusa la partita e non avrebbe ordinato altre ritorsioni.
Donald Trump ha colto la palla al balzo, confermando che pure gli Usa non avrebbero condotto altre operazioni offensive. E ha rilanciato mettendo sul tavolo la disponibilità a una tregua nei combattimenti per riaprire negoziati sul programma nucleare, casus belli della guerra scatenata da Israele dodici giorni fa.
Contemporaneamente il presidente americano si è rivolto a Netanyahu illustrandogli il nuovo scenario: “Voglio un deal e non voglio altra guerra”, gli avrebbe detto secondo l’agenzia Axios. Poco dopo la mezzanotte italiana, una volta ottenuta dai qatarini l’adesione degli ayatollah, Trump ha annunciato il cessate il fuoco e lo ha presentato come concordato con Israele: “Secondo me si tratta di un giorno meraviglioso per il mondo, sono convinto che la tregua durerà per sempre”.
Il problema è che l’annuncio della Casa Bianca è arrivato mentre i caccia israeliani stavano pesantemente bombardando il centro di Teheran. E poco dopo c’è stato un raid nella città irachena di al-Taji, a nord di Baghdad
Sono le ultime raffiche prima dell’inizio della tregua fissato, secondo alcune fonti, per l’ora dell’alba in Iran? Oppure il governo Netanyahu vuole continuare negli attacchi? Dopo l’intervento statunitense per bersagliare i laboratori nucleari di Fordow, Natanz e Isfahan, è difficile che possa opporsi alla linea di Trump: senza le superbombe Mop sganciate dagli americani, l’impianto chiave per l’arricchimento dell’uranio costruito sotto una montagna di roccia non sarebbe mai stato colpito.
E la Casa Bianca è convinta che “Il Martello di Mezzanotte” abbia inflitto danni gravissimi ai piani degli ayatollah per
arrivare all’atomica.
Israele, dal suo canto, sa di non potere proseguire a lungo nei raid, per il logoramento subito dagli aerei impegnati ogni giorno in voli di tremila chilometri.
Ma le scelte di Netanyahu sono imprevedibili, tenendo fede al dettato di Moshe Dayan: “Israele deve combattere come un cane pazzo”.
Dopo lo shock per i massacri jihadisti del 7 ottobre 2023, ha sempre agito secondo logiche di aggressione, assalendo gli avversari senza curarsi degli alleati: nella visione del premier si tratta di attacchi preventivi, che oltre all’offensiva che ha raso al suolo Gaza, hanno portato gli israeliani a combattere in Libano, Siria, Yemen e Iran. Tutti fronti aperti, dove non si prospettano soluzioni diplomatiche.
(da la Repubblica)
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Giugno 24th, 2025 Riccardo Fucile
“MENO IPOCRISIA, SI FA TUTTO PER I SOLDI”
Il critico tv del Corriere della Sera Aldo Grasso commenta l’ultima performance di Al Bano.
Il cantante pugliese in collegamento con La volta buona (Rai 1) da San Pietroburgo ha detto che lui è un «messaggero di pace». Dice, ripetutamente, che chi lo critica non capisce nulla: «Quelli che criticano non sanno nulla, non capiscono niente perché sono lontani dalla realtà». Poi, con il Tg1, ha continuato: «Accendi la tv e dicono che qui ci sono bombe e cannoni ovunque. Tu li vedi?», domanda alla giornalista, che però lo corregge: «Ma la guerra non è qui…», riferendosi al fatto che gli scontri avvengono in Ucraina.
Al Bano e l’Ucraina
Secondo Grasso avesse detto di aver cantato a San Pietroburgo per il ricco cachet sarebbe stato meglio: «Non è buona educazione fare i conti in tasca agli altri. Ma questa storia del «messaggero di pace» si porta dietro una buona dose di insincerità: temo che Al Bano inganni più sé stesso che i suoi interlocutori». Grasso dice che il pacifismo dei cantanti è spesso retorica ideologia. Impastato di ipocrisia: «Per questi cantori va bene qualunque pace, ovviamente anche se è ingiusta, basta che la si faccia finita, non se ne parli più e si torni a cantare Felicità».
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