Maggio 16th, 2026 Riccardo Fucile
SE FOSSE VERO, COME MAI LE LICENZE VENGONO VENDUTE A CIFRE FOLLI, A VOLTE SUPERIORI AI 200MILA EURO? LA LIBERALIZZAZIONE NON È PIÙ RINVIABILE: IL PAESE NON PUÒ RIMANERE OSTAGGIO DEI FURBETTI CHE OFFRONO UN SERVIZIO INDECENTE A PREZZI FOLLI
Non si muovono se non per poche centinaia di euro: calcolatrice alla mano circa 88
euro al mese di aumento in un anno. I redditi dei taxi fotografati dal dipartimento delle Finanze del ministero dell’Economia sulla base delle ultime dichiarazioni, sono uguali a loro stessi in una lunga serie di numeri che anno dopo anno, dal 2017 al 2024, ultimo dato disponibile, confermano una cosa sola: condurre un taxi in città garantisce piccoli guadagni. E per la precisione su un campione di sette province italiane, da Nord a Sud, in media 18.983,09 euro lordi l’anno, pari a circa 1.582 euro lordi al mese.
A Firenze si dichiarano in media 25.606 euro lordi l’anno, cioè 2.133 euro al mese, in aumento rispetto ai 24.244 euro del 2023. Milano segue a quota 23.741 euro (1.978 euro mensili), circa 1.170 euro in più rispetto all’anno precedente, mentre Bologna sale a 19.399 euro dai 18.923 del 2023
Roma si ferma a 16.983 euro, circa 1.415 euro al mese, con una crescita di 1.228 euro su base annua. Torino passa da 13.349 a 14.577 euro.
Più movimentato il quadro nel Mezzogiorno. Palermo cresce sensibilmente, da 10.730 a 12.900 euro annui, mentre Napoli è l’unica tra le grandi città a registrare un arretramento: dai 12.830 euro del 2023 agli 11.236 del 2024, vale a dire meno di mille euro al mese. In una media nazionale la categoria ha guadagnato 1.060 euro in più l’anno, 88 euro al mese, pari a +5,9% in 12 mesi.
§Il punto politico è che la questione taxi continua a scontare una lunga stagione di paradossi: da un lato c’è una domanda di mobilità che nelle grandi città, archiviata la pandemia, e nonostante le giornate di poco lavoro nella bassa stagione, è tornata a correre insieme al turismo, ai grandi eventi e ai flussi aeroportuali che negli anni si sono moltiplicati a dismisura.
Dall’altro le dichiarazioni fiscali continuano a raccontare redditi medi tutt’altro che generosi. Poco è cambiato rispetto agli anni precedenti. Anche nel 2024 il Sole 24 Ore aveva raccontato una situazione fiscale sostanzialmente ferma, con guadagni medi relativi al 2022 poco sopra i 15mila euro annui e un andamento che sembrava replicarsi quasi identico anno dopo anno. L’anno d’imposta 2023 segna un recupero ulteriore, ma senza grandi salti: 2.537 euro in più di reddito medio annuo non incidono poi tanto se spalmati su dodici mesi.
Il mercato delle licenze, soprattutto nelle grandi città, ha continuato negli anni a mantenere un forte valore economico con picchi anche superiori ai 200mila euro: un forte ostacolo all’ingresso reso complicato dal sistema dei contingentamenti duro da scalfire. Qualcosa nel settore si è mosso anche se i picchi di domanda non sempre riescono a essere assorbiti dal mercato.
Prova ne sono le scene delle lunghe attese fuori dalle stazioni o davanti agli aeroporti, soprattutto nei giorni di pioggia o quando le città vanno in tilt per l’arrivo dei turisti. Un aspetto che continua a tenere aperto il dossier sulle licenze in un mercato rimasto a lungo blindato. Le promesse, almeno sui numeri, sono state mantenute. Le auto bianche in tre grandi Comuni sono aumentate: secondo le ultime rilevazioni di gennaio scorso Roma ha incrementato il servizio con 999 nuovi taxi, Milano con 390 in più, Bologna con 45. In totale, il parco si è rafforzato di 1.434 vetture. In altre città, invece, la musica non è cambiata: Genova resta a 869 taxi, Firenze a 724, Napoli a 2.364, Torino a 1.501.
Flavia Landolfi,Vittorio Nuti
per “il Sole 24 Ore”
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Maggio 16th, 2026 Riccardo Fucile
SI CHIAMA BRIAN CRHISTINE ED È NOTO PER AVER DIFFUSO TEORIE COMPLOTTISTE DURANTE LA PANDEMIA DI COVID, OLTRE CHE PER IL SUO LAVORO PER COMBATTERE LA DISFUNZIONE ERETTILE
Monta la polemica negli Stati Uniti perché il medico incaricato dall’amministrazione di Donald Trump a gestire la risposta all’hantavirus è un urologo, specializzato in protesi del pene, senza nessun’esperienza in virologia e noto per aver rilasciato dichiarazioni in favore di tesi cospirazioniste durante la pandemia. L’ammiraglio Brian Christine, sottolinea la Cnn, è sottosegretario al dipartimento della Salute americana con delega alle malattie infettive. Settore nel quale, tuttavia, non ha nessun background.
Presso gli Urology Centers of Alabama, ha lavorato soprattutto sulla disfunzione erettile ed è diventato una figura di spicco nel settore della salute sessuale degli uomini. Sull’argomento ha perfino condotto un programma su YouTube dal titolo ‘Erection Connection’. Inoltre, durante il Covid sostenne in un podcast che la pandemia potesse essere il frutto di un complotto globale volto a colpire le piccole imprese.
(da agenzie)
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Maggio 16th, 2026 Riccardo Fucile
LA STILETTATA AL BISTECCHIERE DELMASTRO: “BASTA ALL’OPACITÀ DI UOMINI DELLE ISTITUZIONI CHE SI OCCUPANO DI GIUSTIZIA. NON VOGLIAMO PIÙ VEDERE SOTTOSEGRETARI CHE CREANO IMBARAZZO ALLE ISTITUZIONI DELLA REPUBBLICA”
“Ai colleghi più giovani dico: oggi serve un nuovo patto intergenerazionale tra
magistrati, fondato sul senso di responsabilità reciproca e su una visione del futuro. Un patto sociale che ricordi alla magistratura le sue responsabilità verso ogni essere umano”.
Così Michele Ciambellini, Presidente di Unità per la Costituzione e Sostituto Procuratore Generale della Corte di Cassazione intervento all’Assemblea Generale dell’Anm.
“Abbiamo rispetto per la politica con la P maiuscola, ma diciamo con forza basta agli attacchi del ministro contro singoli provvedimenti, basta alle ispezioni dal sapore inquisitorio nei confronti di magistrati già sottoposti a uno stress mediatico durante i processi, basta all’opacità di uomini delle istituzioni che si occupano di giustizia. Non vogliamo più vedere sottosegretari che creano imbarazzo alle istituzioni della Repubblica” ha proseguito Ciambellini.
“Avete trovato un sistema di reclutamento serio, la garanzia di essere distinti solo per funzioni, la non gerarchizzazione della giurisdizione e l’inamovibilità a tutela dei cittadini. Dobbiamo difendere tutto questo da ogni tentativo del potere esecutivo di occupare spazi che non gli appartengono”. “La magistratura deve essere al passo coi tempi, capace di ascoltare il Paese senza cercare consenso per le proprie decisioni. Non dobbiamo ricostruire, dobbiamo continuare a costruire con ottimismo e senso del limite. L’Europa ci guarda: non dobbiamo deluderla” ha concluso.
(da agenzie)
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Maggio 16th, 2026 Riccardo Fucile
L’OPINIONE SUL TYCOON, EX ALLEATO “NUMBER ONE” DI GIORGIA MELONI, È TRASVERSALE: SE INFATTI TRA GLI ELETTORI DI FDI E LEGA I GIUDIZI POSITIVI RADDOPPIANO SUPERANDO IL 30%, LE OPINIONI NEGATIVE SONO SOPRA I DUE TERZI, DATO CHE SALE AL 76% TRA GLI ELETTORI DI FI
Trump ha teso pesantemente i rapporti con il nostro Paese: attacca l’Italia che non si è a suo parere prestata a sostenere gli Usa in Iran minacciando ritorsioni, definisce Giorgia Meloni una leader priva di coraggio, attacca papa Leone XIV che
metterebbe in pericolo la vita di molti cattolici e starebbe al fianco di un Iran con la bomba atomica.
Gli italiani ricambiano questa sempre più netta ed evidente ostilità. Richiesti di esprimersi sul gradimento di Trump, solo il 15% esprime giudizi positivi, mentre il 77% esprime valutazioni negative.
Si tratta, pur con importanti differenze, di una valutazione trasversale: se infatti tra gli elettori di FdI e Lega i giudizi positivi raddoppiano superando il 30%, le opinioni negative sono sopra i due terzi, dato che sale al 76% tra gli elettori di FI. Tra gli elettori delle forze di opposizione la disapprovazione supera l’80% fino ad arrivare al 97% tra gli elettori del Pd. E si tratta di un dato che cresce nel tempo: poco più di un anno fa i critici erano il 58% degli elettori, oggi sono cresciuti di quasi 20 punti.
La guerra con l’Iran è giudicata un rischio, anche qui con maggioranze molto ampie: il 69% infatti pensa che sia una cattiva notizia che produrrà molte vittime e pesanti conseguenze per tutti. Solo l’11% invece condivide la scelta, ritenendo l’Iran una minaccia da combattere
Tutti gli elettorati fanno prevalere il disaccordo, con le differenziazioni che abbiamo già visto: la condivisione della scelta di attaccare raddoppia fra gli elettori di FdI e Lega (mentre chi vota FI si esprime come la media degli intervistati), sparisce o quasi tra gli elettori del Pd. Oltre che sbagliata la guerra in Iran è anche mal gestita da Trump: lo pensa il 74% degli italiani, con solo il 9% che invece condivide la conduzione del conflitto e il 17% che non sa esprimersi al proposito. Anche in questo caso le differenze son quelle già viste: decisamente critiche le opposizioni, in particolare gli elettori Pd, critici ma con qualche gradazione di maggiore approvazione gli elettori della compagine di governo.
Il rapporto privilegiato con gli Usa — tema centrale nella prima parte del mandato di Meloni — sembra ormai alle spalle. Il 63% ritiene che l’Italia debba impegnarsi a essere vicina all’Ue, mentre solo il 9% privilegerebbe l’alleanza con gli Usa. Questo orientamento, largamente condiviso da tutti, sembra indicare una presa di distanza evidente anche negli elettorati più vicini a Trump.
Gli elettori leghisti, infatti, pur essendo quelli che un po’ più degli altri vedono con
favore la vicinanza agli Usa (20%), per la maggioranza assoluta (56%) privilegiano il rapporto con l’Ue.
Appare evidente che la presidenza Trump stia producendo un importante riassestamento delle opinioni. Questo anche perché sembra ormai chiaro che Trump consideri l’Italia un Paese secondario rispetto ad altri Stati europei. Lo pensa il 53% degli italiani, mentre 22% ritiene che Trump ci valuti un Paese strategico.
Solo nell’elettorato leghista, sia pur di stretta misura, prevale quest’ultima idea: lo pensa il 43%, mentre il 41% ritiene che siamo percepiti come un Paese secondario. Anche tra gli elettori di FdI, dove pure albergava il sentimento di special relationship dei primi anni di governo, oggi solo il 36% pensa che per Trump l’Italia sia strategica, contro il 45% che invece ritiene che siamo valutati un Paese secondario.
Nando Pagnoncelli
per il “Corriere della Sera”
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Maggio 16th, 2026 Riccardo Fucile
“ANDAVA A CENTO ALL’ORA, BLATERAVA QUALCOSA”
«Abbiamo visto l’auto arrivare, puntava il marciapiede. Ha fatto un’accelerazione
improvvisa. Andava almeno a cento all’ora, abbiamo visto le persone volare». E’ il racconto di testimoni a quanto successo nel pomeriggio di oggi a Modena, via Emilia Centro, dove un’auto ha investito una decina di pedoni.
Ci sono due feriti gravi. Una donna di 55 anni è in pericolo di vita e un uomo anche lui di 55 anni, è in gravi condizioni. Una donna, colpita in pieno dall’auto, ha perso entrambe le gambe.
Luca Signorelli, l’uomo che ha braccato l’autore dell’investimento racconta: «Mentre tento di soccorrere la signora con le gambe amputate , lui (l’investitore, ndr) scappa. Quindi l’ho inseguito, nel frattempo altre 4-5 persone mi sono venute dietro. Ho ricevuto un primo fendente ma sono riuscito a evitarlo, l’altro l’ho preso. Poi gli ho bloccato il polso. E poi l’ho neutralizzato» con l’aiuto di altre 4 o persone arrivate nel frattempo. E’ sparito dietro una pila di macchine e poi è risaltato fuori col coltello in mano. Blaterava qualcosa ma non era italiano».
L’investitore si chiama Salim El Koudri ed è laureato in Economia. L’uomo, 31 anni, è nato in provincia di Bergamo, ma risiede nel Modenese. Non si sa se fosse sotto l’effetto di sostanze stupefacenti o alcol. La Polizia di Stato è impegnata nella perquisizione dell’abitazione dell’uomoa Ravarino, in provincia di Modena. Secondo le prime informazioni, il 31enne, era in cura a Castelfranco Emilia per problemi psichiatrici.
I feriti sono stati trasportati all’ospedale di Baggiovara, al policlinico di Modena e al Maggiore di Bologna.
Tutto è accaduto sulla via Emilia in pieno centro, con la vettura proveniente da Largo Garibaldi§
Al volante, il cittadino di origine marocchina, italiano di seconda generazione, che risulterebbe incensurato. Una volta sceso dall’auto l’uomo ha cercato di allontanarsi ma è stato subito circondato da diversi cittadini. A quel punto avrebbe estratto un coltello e ferito almeno uno dei presenti prima di essere definitivamente bloccato e consegnato alle Forze dell’Ordine.
Secondo le prime ricostruzioni che troverebbero conferma dalle immagini delle telecamere di videosorveglianza del centro storico, pare si sia trattato di un gesto deliberato. L’uomo alla guida dell’auto, avrebbe subito puntato verso il marciapiede a velocità sostenuta per poi finire la propria corsa contro la vetrina di un negozio.
(da agenzie)
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Maggio 16th, 2026 Riccardo Fucile
IL MINISTRO DELL’ECONOMIA, GIANCARLO GIORGETTI, S’AFFRETTA A SMENTIRE: LA LINEA È QUELLA DELLA TRATTATIVA CON L’EUROPA PER OTTENERE PIÙ FLESSIBILITÀ, NON TAGLI, TASSE, LACRIME E SANGUE – L’USCITA DEL VICEPREMIER AZZURRO È SOLO UN LAPSUS? PIÙ PROBABILE CHE SIA UNA PROVOCAZIONE PER FARE PRESSIONE SULLA NOMINA DEL PRESIDENTE DELLA CONSOB (DOPO CHE IL LEGHISTA FRENI SI È CHIAMATO FUORI, TAJANI SPINGE FEDERICO CORNELLI, MA SALVINI SI OPPONE) …ALTRA TENSIONE SUI FONDI DELLA DIFESA: GROSSO SCAZZO IN CORSO SUL “SAFE” TRA GIORGETTI E CROSETTO
Evoca un tabù. Un azzardo già in tempi di pace, a maggior ragione con una guerra in corso che scarica rincari su famiglie e imprese, dalla benzina alle bollette.
«Non escludo che possa esserci una manovra correttiva», dice il leader di FI Antonio Tajani. Tradotto: tagli o tasse, comunque sacrifici.
Solo un lapsus, si affrettano a precisare fonti vicine al vicepremier: in realtà – spiegano – voleva rilanciare lo scostamento di bilancio, da aggiungere agli «interventi tampone» come il taglio delle accise sui carburanti.
Ma la frittata è fatta. Il richiamo alla manovra correttiva sbatte contro la linea che Giorgia Meloni e Giancarlo Giorgetti stanno portando avanti in Europa. Altro che stringere la cinghia: l’Italia – è il ragionamento della premier e del titolare del Tesoro – punta a strappare flessibilità per finanziare i nuovi aiuti contro il caro energia. Senza strafare, restando dentro i margini delle regole europee.
Ecco perché non appena le agenzie di stampa rilanciano le dichiarazioni di Tajani, il ministero dell’Economia si mette subito in moto per costruire una risposta. Fonti del dicastero fanno sapere che «nessuna ipotesi di manovra correttiva è presa in considerazione»
Il lavoro – spiegano – è concentrato su tutt’altro: l’obiettivo è ampliare il perimetro della Nec, la clausola di salvaguardia nazionale che permette agli Stati membri della Ue di deviare temporaneamente dai rispettivi percorsi della spesa netta in caso di circostanze eccezionali
Già concessa per aumentare la spesa per la difesa, ora il governo italiano chiede che la stessa flessibilità valga anche per l’energia. In sintesi: spendere di più senza violare le norme del Patto di stabilità. Niente cartellino rosso per il deficit da “stressare” e tutela della sostenibilità del debito.
Concetti che poche ore prima dell’uscita di Tajani erano stati riproposti da Giorgetti per blindare la postura con Bruxelles. Così: in uno scenario «complesso» e «incerto», come quello attuale, «la responsabilità fiscale e un approccio prudente alle finanze pubbliche rimangono i pilastri della strategia economica italiana». Niente fughe in avanti, piuttosto un avanzamento graduale: prima l’ok dell’Europa, poi in Parlamento per farsi autorizzare lo scostamento di bilancio. Ecco perché il chiarimento di Tajani viene bollato in ambienti di governo come insufficiente.
L’uscita del leader dei forzisti sui conti pubblici aumenta le tensioni dentro il governo. Perché arriva all’indomani del pressing del ministro della Difesa Guido Crosetto su Giorgetti per l’attivazione del programma Safe. Perché è ancora caldo il dossier delle nomine. Dopo lo stop di Meloni alla richiesta di FI di avere la presidenza dell’Antitrust, Tajani rilancia sulla Consob. All’Autorità per la vigilanza dei mercati finanziari – insiste – «deve andare come guida una figura non di partito, ma un tecnico».
Il candidato è Federico Cornelli, commissario dell’Authority, che però non è gradito da palazzo Chigi. Tantomeno da Matteo Salvini, che dopo il passo indietro del sottosegretario leghista all’Economia Federico Freni, indotto dal veto di FI, non intende appoggiare la scelta di Tajani.
(da Repubblica)
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Maggio 16th, 2026 Riccardo Fucile
“IL PRIMO FU UNA MARCIA TRIONFALE. IL SECONDO, SE AVANZA, LO FA A STRATTONI. LE NOMINE DEL PRIMO GIRO LE AVEVA FATTE UNA MELONI IMPETUOSA E INARRESTABILE, USCITA DALLA FORTISSIMA VITTORIA POLITICA DEL 2022. LE NOMINE DEL SECONDO LA MELONI COLPITA DALLA SCONFITTA DEL REFERENDUM, CHE FATICA A RIPRENDERSI”
È di pochi giorni fa la rinuncia del leghista Freni alla presidenza della Consob. Un
insuperabile veto di Tajani ne ha fermato la corsa. Più rapidamente, meno di un mese fa, si era concluso il giro dei vertici dei più importanti enti di Stato: con un silurato eccellente, Cingolani, già candidato irrinunciabile di Meloni sostituito a Leonardo con il candidato di Crosetto, Mariani, e una promossa altrettanto importante, la presidente di Eni, ex ad di Terna, Di Foggia
Ma anche stavolta, un intoppo era stato rappresentato dalla pretesa di Di Foggia, amica personale di Meloni, di ricevere una liquidazione di oltre 7 milioni maturata nell’incarico precedente. E si era dovuta muovere la premier per sollecitare la rinuncia
Gli esempi potrebbero continuare: ma tra il primo (maturato poco dopo
l’insediamento del governo) e il secondo giro di nomine (caduto quando già si guarda all’orizzonte delle prossime elezioni) le differenze si vedono. Eccome.
Il primo fu una marcia trionfale in cui il centrodestra voleva dimostrare di disporre di una solida classe dirigente – cosa della quale era lecito dubitare -, senza usare la regola della sinistra, “l’amichettismo”. Il secondo, se avanza, lo fa a strattoni. Perché? Come mai? Non dovrebbe in questi anni il governo aver fatto esperienza da mettere a frutto?
Se si cercano risposte plausibili a queste domande, una c’è di sicuro. Le nomine del primo giro le aveva fatte Meloni. Una Meloni impetuosa e inarrestabile, uscita dalla fortissima vittoria politica del 2022.
Le nomine del secondo dovrebbe sempre farle Meloni. La Meloni colpita dalla sconfitta del referendum, che fatica a riprendersi.
Marcello Sorgi
per “La Stampa
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Maggio 16th, 2026 Riccardo Fucile
IL PESO DI QUESTA MASTODONTICA BUROCRAZIA, TRA CARTE E MODULI, È PARI A UN COSTO DI 674 MILIONI DI EURO, CHE POTREBBE ESSERE SIGNIFICATIVAMENTE RIDOTTO GRAZIE ALLA DIGITALIZZAZIONE
Un totale di 3,4 milioni di giornate-uomo all’anno dedicate ad attività amministrative a basso valore aggiunto, pari a un costo di 673,9 milioni di euro, che potrebbe essere significativamente ridotto grazie alla digitalizzazione, ricorrendo a strumenti che già esistono: questo, il conto degli adempimenti connessi alle 10 autocertificazioni più diffuse con cui si misurano le imprese italiane, per un totale di 27,5 milioni di pratiche.
È quanto emerge da un report realizzato da Fondazione Promo Pa presentato a Padova nel corso del convegno nazionale “Trasparenza, innovazione e sviluppo: trent’anni di storia del Registro delle Imprese”.
L’appuntamento, promosso da Camera di Commercio di Padova, Unioncamere e InfoCamere, è stato occasione per celebrare i 30 anni dall’entrata in funzione del Registro delle Imprese.
“Il Registro delle imprese che celebriamo oggi – ha spiegato Andrea Prete, presidente Unioncamere – ha diversi primati: è il primo in Europa per numero di imprese ed è tra i sistemi più avanzati nell’utilizzo di tecnologie digitali innovative, come l’intelligenza artificiale o i sistemi di identificazione digitali. Questa piattaforma, inoltre, si colloca tra i sistemi più moderni in termini di servizi online: solo la metà dei Paesi europei offre infatti oltre cinque servizi digitali e l’Italia è tra questi”.
“Il governo – si legge nel messaggio di saluto inviato dal ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso – continuerà a perfezionare questo strumento essenziale con risorse, misure e semplificazioni.
Il Registro delle imprese, con la sua vicinanza alle aziende e la capacità di offrire servizi digitali, continuerà nei prossimi decenni essere un’infrastruttura indispensabile per il tessuto imprenditoriale e per il Mimit, sempre più vicini, grazie anche al grande lavoro di raccordo svolto dalle Camere di Commercio”.
Il ministro ha anche ricordato il ruolo fondamentale assunto proprio dalle Camere di Commercio nel percorso di evoluzione del Registro delle Imprese: “Hanno portato i servizi digitali dove le imprese vivono e operano, abbattendo distanze e barriere culturali.
Per prime hanno offerto servizi digitali essenziali e hanno fatto da ponte operativo tra normativa nazionale e bisogni locali. Questa vicinanza ha reso il Registro delle Imprese non solo un archivio, ma un motore di sviluppo”.
(da agenzie)
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Maggio 16th, 2026 Riccardo Fucile
“LA VERGOGNA E’ NEGLI OCCHI DI CHI OFFENDE” E’ LO SLOGAN DELLA CAMPAGNA DI SENSIBILIZZAZIONE
Chiamare in causa il corpo per offendere qualcuno è un’arma potente: che sia l’altezza,
il peso, il colore della pelle, ognuno di questi elementi è fortemente rappresentativo della persona. Scalfirlo, significa scalfire un’identità. Sono caratterizzazioni visibili, ciascuna rimanda all’intera persona in modo immediato e forte: perché l’immagine è un biglietto da visita, effettivamente è la prima cosa che viene notata quando ci si presenta al mondo. Ovviamente una persona è molto altro, c’è tanto di più: eppure, nell’era dell’immagine, in cui l’immagine è tutto, il “come si appare” ha scavalcato il “chi si è”.
Visto che la società attribuisce grande valore all’aspetto fisico, quest’ultimo è diventato un nervo scoperto: è diventato qualcosa di cui vergognarsi se non rientra in certi standard, in certi canoni. Da qui l’espressione body shaming, registrata da Treccani come neologismo nel 2018, quando il dibattito sul tema si è fortemente intensificato. Significa letteralmente far vergognare qualcuno del proprio corpo. Il fenomeno va ben oltre la battuta benevola, lo scherzo innocuo: è qualcosa che sfocia in vera e propria violenza psicologica, sulle persone più fragili ed esposte ha ripercussioni notevoli in termini di autostima, stress, pressione sociale.
Visto il dilagare del body shaming, soprattutto online, nel 2025 il Senato ha approvato in via definitiva il disegno di legge per l’istituzione della Giornata nazionale contro la denigrazione dell’aspetto fisico delle persone: contro il body shaming insomma. Si è scelta, come data della celebrazione annuale, il 16 maggio, optando come colore simbolo per il fucsia: una tonalità energica, forte e vibrante,
che deve richiamare l’ottimismo, la crescita personale, l’accettazione di sé e l’amor proprio.
L’obiettivo di questa Giornata è sensibilizzare i cittadini sulla gravità di questi comportamenti offensivi: denigrare l’aspetto fisico di una persona è una condotta pericolosa. E ce lo dice la cronaca. Non a caso, Cristina Semenzato (prima firmataria della legge che ha portato all’istituzione del 16 maggio) ha scelto di dedicare la Giornata a Paolo Mendico, lo studente di 14 anni che si è tolto la vita per le continue offese che subiva.
C’è la foto di Semenzato, sui manifesti ufficiali. “La vergogna è negli occhi di chi offende” si legge a caratteri cubitali, in fucsia: è lo slogan della campagna nazionale di sensibilizzazione. Ma non è una foto tradizionale: è una foto volutamente distorta e deformata. È una foto imperfetta, che non rispetta i canoni del “bello”, che va contro le proporzioni “giuste” di un viso. È una trasfigurazione voluta, proprio per stravolgere il concetto di perfezione, diventato sempre più una ricerca ossessiva.
È importante che questa prima Giornata nazionale contro il body shaming non sia l’ultima. Il 16 maggio propone un nuovo modo di guardarci allo specchio, punta al cambiamento culturale: esiste per ricordarci che nessun corpo merita vergogna e che un corpo non è un bersaglio per le frustrazioni altrui.
(da agenzie)
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