“REINTEGRO MEDICI NO VAX E’ COME SVENDERE LA SCIENZA PER DUE VOTI”: PARLA L’ATTIVISTA CHE PERSE IL FIDANZATO PER COVID
“LA SALUTE DEI CITTADINI NON E’ MERCE DI SCAMBIO ELETTORALE”
È attualmente in uno stallo politico la proposta di legge che potrebbe riaprire le porte degli ospedali a medici, infermieri e operatori sanitari radiati, cioè espulsi definitivamente dal proprio ordine professionale, durante l’emergenza Covid. La norma, proposta attraverso l’introduzione dell’articolo 7-bis all’interno del disegno di legge sulle professioni sanitarie (Atto Camera 2700), a firma delle deputate di Fratelli d’Italia Alice Buonguerrieri, Imma Vietri e Maddalena Morgante, consentirebbe a chi è stato radiato dall’albo per fatti “non dolosi”, legati al periodo pandemico, di chiedere la reiscrizione entro 60 giorni dall’approvazione della legge, anche in presenza di un ricorso legale ancora pendente. Tra le condizioni fisse figurano la riabilitazione giuridica in caso di condanne penali e l’esclusione di qualsiasi risarcimento economico per il periodo di sospensione.
La proposta ha scatenato un’immediata bufera politica: tutti i partiti di opposizione (PD, M5S, AVS, Italia Viva, Azione e +Europa) hanno siglato una nota congiunta parlando di una “vergogna senza precedenti” e di un “colpo di spugna” che offende la memoria delle vittime e il sacrificio del personale sanitario che ha lottato in prima linea nei mesi più bui dell’emergenza.
A dare voce al dolore e all’indignazione di tante famiglie è stata anche l’attivista Giulia Fossati Scalora, che nel 2020 ha perso il fidanzato Giacomo, scomparso a causa del Covid a soli 24 anni dopo oltre due mesi di terapia intensiva. Sui suoi canali social, Fossati ha pubblicato un video diventato subito virale in cui ha affidato un messaggio durissimo alle istituzioni: “Nel 2020 li abbiamo chiamati eroi, li abbiamo applauditi dai balconi e promesso che non ce ne saremmo mai dimenticati. Ma la memoria pretende coerenza. Come si può dire grazie a chi non si è tirato indietro e poi dire a chi ha rifiutato la scienza che può semplicemente tornare al suo posto? La medicina non si basa sul consenso elettorale o sui sondaggi. Con questa decisione avete protetto guru e cospirazionisti, dimenticando chi per l’Italia ha dato la vita solo per una manciata di voti”.
Ne abbiamo parlato direttamente con lei, che ai microfoni di Fanpage.it ha approfondito le ragioni della sua protesta e le sue preoccupazioni per il futuro della sanità pubblica.
“Non si scende a compromessi con le false credenze solo per due voti in più”
“È molto strano che la politica si inserisca in decisioni che non le corrispondono, ma che dovrebbero spettare all’organismo più alto dei medici”, ha dichiarato, denunciando l’ingerenza delle decisioni politiche sulle competenze degli Ordini dei medici: “Ciò che ha stabilito l’Ordine non può essere ribaltato da una politica che dimostra di essere lontana da quelle idee medico-scientifiche che dovrebbero essere portate avanti nel Ventunesimo secolo. Non ci si può permettere di scendere a compromessi con delle false credenze solo per avere due o tre voti in più: è rischioso, dannoso e a tratti rischia di essere persino mortale”.
Spostando poi l’attenzione sui doveri professionali di chi lavora nelle strutture sanitarie, ha sottolineato la profonda differenza tra chi era stato temporaneamente sospeso e chi è stato definitivamente radiato dall’albo: “I medici radiati sono stati radiati perché hanno fatto qualcosa di grave. Chi non si è vaccinato era stato sospeso, si tratta di posizioni totalmente diverse. Se tu inizi a fare un lavoro, dentro quel lavoro hai delle responsabilità enormi e devi seguirne le regole, esattamente come in qualsiasi altra professione. Se sei un medico che va in giro a diffondere teorie pericolose sul Covid o su altre malattie, il rischio per la salute di tutti è altissimo”.
Soffermandosi poi sull’analisi tecnica del testo dell’emendamento, Fossati ha voluto evidenziare le criticità e la pericolosa ambiguità della norma: “L’emendamento non è scritto per niente bene: parla di fatti ‘non dolosi’ o non troppo gravi, per dirla con parole semplici, ma non chiarisce minimamente cosa si intenda per ‘non troppo grave‘ né chi e in base a cosa debba deciderlo quando una persona viene riammessa. Quando una legge lascia questo margine di libera e arbitraria interpretazione non produce mai un beneficio per i cittadini, ma crea soltanto un rischio enorme e un precedente pericolosissimo”.
Nei confronti dell’impatto che questa norma potrebbe avere sul sistema sanitario nazionale e sulla considerazione verso chi lavora negli ospedali, ha poi concluso: “In generale vediamo come viene trattata la sanità pubblica in Italia, ormai al limite. Oltretutto, dopo quello che abbiamo passato e dopo aver visto le difficoltà durante la pandemia, questo non ha portato a scelte politiche successive per investire di più o per seguire l’iter della sanità in maniera decisiva. Questo emendamento è un ennesimo passo contro quella categoria: è come dire ‘Sì, siete stati bravi, ma forse non eravate davvero quegli eroi che abbiamo descritto‘, o semplicemente ce ne si è dimenticati perché conviene andare a beccare il consenso elettorale No Vax. Ma la legge per come è scritta lascia libera interpretazione, e quando una norma lascia libera interpretazione non produce mai un beneficio, ma crea un precedente pericoloso”.
Maggioranza divisa e ddl fuori dall’ordine del giorno: cosa succede ora
Nelle ultime ore, come anticipato, il provvedimento ha intanto subìto una battuta d’arresto. La maggioranza ha infatti deciso di prendere tempo: il disegno di legge sulle professioni sanitarie, in cui è confluita la norma sul reintegro, è uscito dall’ordine del giorno della Commissione Affari Sociali della Camera, dove questa settimana era invece atteso il voto sul mandato al relatore.
Lo slittamento dei lavori riflette le spaccature interne al centrodestra e le forti tensioni emerse tra il Ministro della Salute, Orazio Schillaci, e il sottosegretario Marcello Gemmato. Un primo chiarimento sulla sorte del provvedimento è atteso dall’Ufficio di presidenza della Commissione, chiamato a valutare se e quando ricalendarizzare il testo. Qualora il ddl dovesse comunque approdare in Aula senza modifiche, per cancellare la norma sul reintegro sarebbe necessario presentare un emendamento soppressivo.
(da Fanpage)
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