Destra di Popolo.net

VERONESI CONTROCORRENTE: “ISIS VA ASCOLTATO, E’ UNA MINORANZA CHE CHIEDE UNA PATRIA”

Novembre 14th, 2015 Riccardo Fucile

“PIU’ SI ATTACCA, PIU’ SI SUBIRANNO ATTACCHI”

“L’Isis va ascoltato, occorre fare uno sforzo pacificatore”.
È destinata a far discutere la posizione espressa dall’oncologo Umberto Veronesi all’indomani degli attacchi che hanno insanguinato Parigi.
L’oncologo ha affidato ad Adnkronos Salute la sua riflessione:
“Occorre da parte nostra uno sforzo pacificatore, e siamo proprio noi come Occidente a doverlo fare. Sono contrario all’idea di fare guerra all’Is, perchè violenza chiama violenza. Più loro tagliano teste, più noi bombardiamo: qualcuno deve fermare questa catena di azione e reazione e deve farlo con il dialogo e la tolleranza religiosa. L’Is va ascoltato”.
Nei giorni della Conferenza mondiale di Science for Peace a Milano, Veronesi chiede di fermarsi a riflettere, e ricostruisce le motivazioni dell’Is.
“Sono un gruppo di sunniti che si sentono emarginati in Iraq e hanno creato un movimento molto estremista, di fatto perchè vogliono una patria e chiedono all’Iraq di cedere una piccola area, non più grande della Lombardia, per creare lo Stato islamico”.
In sostanza, secondo Veronesi, si tratta di un gruppo diviso da confini artificiali da tantissimi anni.
Per questo, secondo l’oncologo, “l’Is va ascoltato, le sue ragioni vanno comprese, perchè come altre minoranze in Europa e nel mondo chiede una ‘patria’.
Questo non significa – sottolinea in esclusiva ad Adnkronos Salute – che la violenza come quella di Parigi possa in qualche modo essere legittimata, ma piuttosto che la pace non può che passare attraverso il dialogo e la tolleranza”.
L’oncologo è convinto che il momento sia delicatissimo. E che non ci si debba far travolgere dall’emozione.
“La reazione immediata di coloro che chiedono una vendetta è più che comprensibile in questo momento – riflette – ma si tratta di una reazione emotiva, che dovrebbe essere superata a favore di dialogo e trattative. Soprattutto – sottolinea – non bisogna fomentare l’anti-islamismo o in generale il conflitto religioso”.
Questo perchè le guerre di religione “sono da sempre origine di conflitti molto violenti e difficilmente ‘disinnescabili’.
L’Islam – evidenzia – è una religione pacifica nella sua essenza. Più si attacca, più si subiranno attacchi. Siamo noi – conclude – a dover fare uno sforzo, anche se è difficile”, per uscire da questa spirale.
“Perchè altrimenti ci metteremmo sul loro stesso piano, e non ne usciremmo”.

(da “Huffingtonpost”)

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PARIGI SPRANGATA, CACCIA AD ALTRI TERRORISTI

Novembre 14th, 2015 Riccardo Fucile

TUTTO CHIUSO IN CITTA’, MA LE FRONTIERE RESTANO APERTE

Parigi si blinda, chiude tutto nella giornata di sabato, all’indomani dell’attacco plurimo al cuore della città . Si cercano ancora complici o co-autori degli attentati, spiega il procuratore.
Tutti servizi pubblici della città  di Parigi saranno chiusi oggi in seguito alla scia di attentati che hanno colpito questa notte la capitale transalpina, facendo almeno 120 morti secondo un bilancio provvisorio.
L’ha annunciato la municipalità  con un tweet. “Da domani (oggi, ndr.), Chiusura di tutte le strutture della città : scuole, musei, biblioteche, palstre, piscine, mercati alimentari”, si legge.
Il profilo ha anche annunciato “l’annullamento delle manifestazioni e la chiusura di tutti gli uffici municipali, con l’eccezione dello stato civile e matrimoni, che sarannno aperti”.
Otto in tutto i terroristi morti negli attacchi a Parigi delle ultime ore, secondo i dati forniti dal procuratore Francois Molins e dai suoi servizi.
Almeno sei di loro si sono fatti esplodere con la cintura esplosiva.
Il procuratore Molins parla di altri terroristi probabilmente in fuga, al momento se ne ignora il numero.
L’inchiesta aperta dopo gli attacchi terroristici dovrà  permettere di capire se ci sono ancora “complici o co-autori alla macchia” ha detto il procuratore, spiegando che la giustizia francese ha aperto un’inchiesta per “assassinii in relazione con attività  terroristica” e “associazione per delinquere”.
La Francia non ha chiuso le sue frontiere, contrariamente a quanto inizialmente annunciato dal presidente Francois Hollande, ma sono stati ripristinati i controlli all’ingresso e all’uscita dal territorio francese, controlli che in realtà  erano già  previsti da ieri in vista della conferenza sul clima Cop21, che dovrebbe riunire in apertura 80 presidenti, capi di governo e leader da tutto il mondo.
“Gli aeroporti continuano a funzionare, i collegamenti aerei e ferroviari sono assicurati”, ha precisato il ministero degli Esteri francese stamattina.
Ma “controlli vengono effettuati ai punti di passaggio stradali, ferroviari, marittimi e aeroportuali”. American Airlines ha annunciato nella notte la temporanea sospensione dei voli su parigi, ma le altre compagnie continuano a volare regolarmente.
Viaggiano anche i treni, compreso l’Eurostar.
Stamattina però il treno Londra-Parigi era praticamente vuoto.

(da “Huffingtonpost”)

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PARIGI, LA RIVENDICAZIONE DELL’ISIS

Novembre 14th, 2015 Riccardo Fucile

“COLPITA CAPITALE DELL’ABOMINIO E DELLA PERVERSIONE”…E SU TWITTER I TAGLIAGOLE FESTEGGIANO

Non era ancora cessato l’allarme a Parigi che su Internet erano già  iniziati a circolare i messaggi, veri o presunti, dei fondamentalisti che si intestavano la paternità  delle stragi. Tutti dello stesso tenore: “E’ il vostro 11 settembre”, “Colpita la capitale dell’abominio e della perversione”, “Bevete la stessa coppa delle vittime delle bombe francesi in Siria”.
L’ultima rivendicazione, ritenuta credibile, è arrivata tramite un comunicato dello Stato islamico diffuso dai media francesi: “Questo attacco non è che l’inizio della tempesta e un avvertimento”.
Gli obiettivi — a quanto si apprende — sono stati scelti minuziosamente: “Otto fratelli che portavano cinture esplosive e fucili d’assalto hanno preso di mira luoghi scelti nel cuore della capitale francese”.
“La Francia — prosegue il comunicato — e quelli che seguono la sua voce devono sapere che restano i principali obiettivi dello Stato islamico e che continueranno a sentire l’odore della morte per essersi messi in testa alla crociata, aver osato insultare il nostro profeta, essersi vantati di combattere l’Islam in Francia e aver colpito i musulmani nella terra del califfato con i loro aerei”.
E poi l’elenco dei luoghi colpiti dagli “otto fratelli” e dalla loro furia omicida: “Lo Stade de France durante la partita di due nazioni crociate al quale assisteva lo scemo di Francia, Francois Hollande. Il Bataclan dove erano riuniti centinaia di idolatri in una festa di perversione insieme ad altri obiettivi simultaneamente nel X, XI e XII arrondissment”.
Proclami farneticanti che, secondo gli esperti di terrorismo islamico di site.com, sono inseriti in una precisa strategia di comunicazione: una propaganda coordinata.
Fatto sta che il pubblico dei sostenitori degli attacchi al cuore della Francia era presente in gran numero su Twitter.
Subito, insieme agli hashtag #Paris e #ParisAttack, utilizzati dalla maggior parte degli utenti che hanno seguito l’evolversi degli attentati, ne sono apparsi subito altri come #ParisisBurning, #Caliphate_State_Strikes_France o #Crusader_France_OnFire.
È nel circuito di questi hashtag, utlizzati sia in inglese che, soprattutto, in arabo, che si è assistito alla felicità  dei simpatizzanti dello Stato Islamico ogni volta che la conta delle vittime veniva aggiornata.
Una cronaca parallela, fatta di esultanze e continue minacce all’Occidente, che è continuata per tutta la durata degli attacchi, prima che molti dei profili più attivi venissero messi offline dal social network.
“Parigi sta bruciando e presto, con il volere di Dio, tutto il Paese brucerà . Vi faremo assaporare l’amaro”, si leggeva in un tweet pubblicato da un supporter del Califfato durante gli scontri a fuoco e le esplosioni nella capitale.
Poi le minacce ai Paesi impegnati nella lotta allo Stato islamico in Siria e all’Occidente, con la promessa di colpire di nuovo, presto, provocando ancora un alto numero di vittime: “Dopo Parigi, ora tocca a Roma, Londra e Washington”.
Un atto di vendetta, dicono, per i bombardamenti che questi Stati stanno conducendo o sostenendo nelle “terre del Califfato”: “Oggi, ogni kafir (miscredente, ndr) a Parigi e nel resto della Francia può provare quello che milioni di musulmani innocenti in Siria e Yemen provano ogni giorno”.

(da “il Fatto Quotidiano”)

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PARIGI SOTTO ATTACCO DELL’ISIS: SPARATORIE IN CENTRO, ESPLOSIONI IN ZONA STADIO, OLTRE 140 MORTI

Novembre 13th, 2015 Riccardo Fucile

ATTACCO COORDINATO: DUE ATTENTATORI SI SONO FATTI SALTARE ALLO STADIO, 100 OSTAGGI UCCISI AL BATACLAN, POI IL BLITZ E DUE ATTENTATORI GIUSTIZIATI, UNO ARRESTATO

Diverse sparatorie a Parigi, almeno tre esplosioni vicino allo stadio: è l’ inferno in tutta la capitale francese, con almeno 60 vittime registrate sin qui, scatenato da una furia cieca nei luoghi del divertimento e del tempo libero, una partita di calcio, un concerto, una cena al ristorante, sicuramente il più grave nella storia del Dopoguerra in Francia.
Ed è un allarme continuo, con conflitti a fuoco che si aprono e si spengono in diversi punti della città . Difficilissimo da gestire, perchè inaspettato.
Numerose sparatorie
Il primo conflitto a fuoco, a colpi di kalashnikov, ha causato la morte di almeno undici persone in un ristorante del decimo arrondissement di Parigi, vicino a Rue Bichat.
Il secondo è avvenuto nel famoso locale notturno Le Bataclan, dove si stava svolgendo un concerto della band americana Eagles of Death Metal: la sparatoria sarebbe cominciata un’ora dopo l’inizio dell’esibizione della band.
Numerose le vittime alla fine, cento ostaggi sono rimasti nelle mani dei terroristi.
Ma ci sarebbero state altre sparatorie, partite a bordo di auto impazzite che hanno seminato il terrore nelle strade del centro e la cui portata ancora non è chiara.
Un primo assalitore sarebbe stato ucciso dalle forze dell’ordine nei pressi del Bataclan, mentre uno dei terroristi avrebbe urlato «Allah u Akbar», «Allah è grande», secondo quando riferiscono i primi testimoni all’uscita della famosa discoteca.
Esplosioni allo stadio
Infine almeno tre esplosioni sono state anche udite attorno allo Stade de France, alla periferia di Parigi, dove era in corso l’amichevole Francia-Germania che è stata brevemente interrotta e poi portata a termine: anche qui si sono registrate numerose vittime.
Il presidente Francois Hollande è stato evacuato dallo stadio per motivi di sicurezza. Al termine della partita, gli spettatori non sono stati fatti uscire: si sono viste scene di panico all’interno del campo da gioco, dove gli spettatori si sono riversati sul prato. Intanto Hollande si è recato al ministero dell’Interno per una riunione di emergenza: all’incontro ha partecipato anche il ministro degli Interni, Bernard Cazeneuve.
E dalle fonti di sicurezza Usa giunge una prima analisi «Appaiono chiaramente – dicono le fonti – come una seria di attacchi coordinati». Anche Obama è informato strettamente sull’evolversi della situazione.

(da agenzie)

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ULTIMA ORA: PARIGI SOTTO ATTACCO, TRE ATTENTATI A COLPI DI KALASHNIKOV, DIVERSI MORTI

Novembre 13th, 2015 Riccardo Fucile

IN CENTRO, IN UN RISTORANTE E IN UNA SALA CONCERTI…HOLLANDE PORTATO VIA DALLA SCORTA MENTRE ASSISTEVA A FRANCIA-GERMANIA

Parigi ripiomba nel terrore. Colpi di kalashnikov in un ristorante del X arrondissement (si parla di sette morti)
Poi spari al Bataclan, una nota sala di concerti nell’XI arrondissement, non lontano dalla sede di Charlie Hebdo.
Quindi una terza sparatoria, sempre nell’XI arrondissement: testimoni parlano di 12 persone a terra. Ci sono sicuramente vittime, ma ancora non si hanno informazioni precise sul numero.
Secondo testimonianze riportate da radio e tv almeno 50 colpi sono stati sparati nei pressi del Bataclan.
Esplosioni sono state udite attorno allo Stade de France, alla periferia di Parigi, dove era in corso l’amichevole Francia-Germania.
Secondo le prime notizie, il presidente Francois Hollande sarebbe stato evacuato dallo stadio per motivi di sicurezza.

(da agenzie)

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AGGUATO MORTALE AL COOPERANTE ITALIANO A DACCA: LO RIVENDICA L’ISIS

Settembre 28th, 2015 Riccardo Fucile

GLI HANNO SPARATO MENTRE FACEVA JOGGING

I killer che arrivano in moto. E gli sparano a colpi di pistola. Con il silenziatore. Un’esecuzione a sangue freddo.
«Abbiamo ucciso un crociato», si legge nella «rivendicazione» dei terroristi di Isis che, sul Web, hanno diffuso un comunicato-proclama in cui si attribuiscono l’uccisione del cooperante italiano Cesare Tavella, 50 anni, veterinario, ucciso a colpi di arma da fuoco a Dacca, capitale del Bangladesh, nel quartiere diplomatico.
La vittima è stata colpita mentre faceva jogging. A riferire la notizia della «rivendicazione» firmata dallo Stato Islamico è stata, via Twitter, Rita Katz, direttrice del Site Intelligence Group.
La dinamica dell’agguato
Tavella, secondo la polizia (che parla di «attacco premeditato»), era in tenuta da jogging quando è stato raggiunto per strada dal commando armato verso le 19. Testimoni hanno raccontato ai media locali di aver sentito almeno tre spari, che hanno ferito l’uomo all’addome, alla mano destra e al gomito sinistro.
Gli uomini armati hanno quindi lasciato l’italiano «in una pozza di sangue» e sono poi riusciti a scappare.
Alcuni passanti hanno quindi caricato il corpo per portarlo agli «United Hospitals» dove Tavella, secondo una fonte ospedaliera, è arrivato già  morto «con numerose ferite da arma da fuoco».
La polizia ha subito escluso l’ipotesi della rapina finita male, visto che la vittima aveva ancora con sè tutti i suoi effetti personali.
La rivendicazione Isis: «Ucciso un crociato»
È dai terroristi del Califfato che si apprende qualcosa in più della dinamica dell’assassinio.
Questo il testo della rivendicazione che compare in alcuni account ufficiali twitter dell’Isis. «In un’operazione di alto livello eseguita dai soldati del Califfato del Bangladesh, un’unita di sicurezza ha colpito il crociato Tavella Cesar dopo averlo inseguito in una delle vie di Dacca ed è stato ucciso con una pistola con il silenziatore per la volontà  di Dio. Avvisiamo i cittadini dell’alleanza crociata che non avranno nessuna sicurezza nella casa dell’Islam e che questo è solo l’inizio». (Le parole erano scritte in arabo e tradotte, ndr).
L’allarme dal Foreign Office
Proprio oggi (lunedì) il Foreign Office britannico aveva messo in guardia i propri connazionali dalla minaccia terroristica nel Paese del sudest asiatico, riferendo in particolare di «informazioni affidabili» secondo cui «militanti potrebbero pianificare di colpire interessi occidentali in Bangladesh». Solo domenica la squadra australiana di cricket aveva rinviato la propria partenza per un tour nel Paese nel timore di attacchi mirati.
Tavella, il sogno del podere in Romagna
Il quartiere dove Tavella è stato colpito è una zona residenziale dove si trovano sedi diplomatiche, ristoranti e negozi. A Dacca il cooperante italiano faceva il veterinario. E insegnava agronomia.
Come in altro posti del mondo in cui era stato. Africa, Yemen. Viveva a Casola Valsenio, nel Ravennate, con la famiglia, moglie e figlia: vi si era stabilito una quindicina di anni fa, arrivando dal Piemonte, regione dalla quale proveniva.
Sognava di coltivare la terra, un podere che aveva acquistato assieme a un casolare da risistemare. Mutuo da pagare. E decisione di tornare a girare il mondo, nei paesi più poveri, dove era già  stato anni prima, sempre da cooperante.
Tavella era il project manager di un programma quadriennale di aiuti alimentari denominato Proofs.
Gli accertamenti degli 007 italiani
Sull’uccisione l’intelligence italiana è al lavoro per raccogliere tutti gli elementi utili. Nel Paese, riflettono fonti dei servizi, c’è una considerevole presenza islamista e le modalità  dell’uccisione sembrano indicare che l’obiettivo fosse proprio Tavella. Difficile, tuttavia, in queste prime ore riuscire a capire se l’italiano fosse nel mirino in quanto cooperante di una ong occidentale o per altri motivi.
La rivendicazione apparsa su Site è oggetto di un attento monitoraggio e sono stati attivati canali per confrontarsi con i servizi collegati nel Bangladesh, in modo da avere elementi più certi su quanto accaduto.
C’è anche il cordoglio espresso dal governo italiano per bocca del ministro degli esteri Paolo Gentiloni. «Stiamo lavorando per verificare la rivendicazione di Daesh», ha detto Gentiloni.

(da “Il Corriere della Sera”)

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IL RETROSCENA: SONO STATI I TUNISINI A IMPEDIRE AL TERRORISTA DI UCCIDERE ALTRI TURISTI

Giugno 30th, 2015 Riccardo Fucile

SOUSSE: “NOI SCUDI UMANI PER FERMARE LA FOLLIA OMICIDA”

«Je suis Sousse». Non dobbiamo dimenticarlo, perchè grande è il cuore del popolo tunisino.
Immensa la sua generosità , anche a costo della vita.
Basta guardare la foto del terrorista con il kalashnikov a tracolla sulla spiaggia. Vedete le persone dietro di lui?
Sembrano testimoni passivi.
Immobili, annientati dal male e dalla paura.
Inerti di fronte alla furia omicida del ragazzo. E invece no.
Sono lo scudo umano che ha salvato altre vite innocenti, altri turisti.
Diversi siti di giornali francesi e inglesi riportano la testimonianza di alcuni bagnanti che spiegano quello che è avvenuto dopo la mezz’ora di mattanza sulla spiaggia del Riu Imperial.
«L’assassino stava andando in un’altra spiaggia a uccidere altra gente – dice ad esempio il superstite inglese John Yeoman – ma glielo hanno impedito quei tunisini.
Hanno fatto una catena, mano nella mano e gli hanno impedito di passare mettendo a rischio la loro vita.
Gli hanno urlato «Ti devi fermare, se vuoi ammazzare altra gente devi ammazzare prima noi. E noi siamo musulmani»».
Seiffadine Rezgui, come sappiamo, li ha risparmiati.
Ma non è neppure riuscito a passare oltre per scaricare il suo odio, alimentato dall’uso di sostanze stupefacenti, contro i «peccatori occidentali».

(da “La Stampa”)

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DESTABILIZZARE TUTTO: IL DISEGNO DEL CALIFFO

Giugno 26th, 2015 Riccardo Fucile

TRE MASSACRI IN UN GIORNO, LA STRATEGIA GEOPOLITICA DELL’ISIS

Turisti falciati sulla spiaggia a colpi di kalashnikov, tra ombrelloni e sedie a sdraio. Un attentato a un impianto del gas vicino a Lione, con il marchio dell’orrore nel cuore dell’Europa.
Dopo le stragi al Charlie Hebdo e al Museo del Bardo, Francia e Tunisia si ritrovano unite da una lunga scia di sangue.
Dietro agli attentati di oggi, come a quelli el recente passato, non c’è nulla di casuale. Le menti del terrore non hanno inteso colpire nel mucchio, il terrore per il terrore, ma hanno scelto con cura i loro obiettivi, i luoghi da colpire, i Paesi in cui rilanciare la loro duplice sfida mortale: all’Occidente e a quella Tunisia rimasta l’unica nazione dove la “Primavera araba” non è sfiorita in un “Inverno” islamista.
Ogni attacco contiene in sè un alto valore simbolico e, insieme, una chiara strategia politico-militare praticata con assoluta determinazione.
In Tunisia, colpire la sorgente primaria dell’economia: il turismo, per alimentare il malessere sociale, già  forte soprattutto tra i giovani, e fare opera di reclutamento tra i senza futuro, offrendo loro identità  e denaro.
Dopo la strage del Bardo, il turismo è crollato del 20%.
Oggi, dopo il massacro di Sousse, è destinato a precipitare ulteriormente. Ma non c’è solo questo.
La Tunisia è un obiettivo per i jihadisti perchè il governo guidato da Habib Essid è frutto di un accordo multipartito che include degli islamici moderati di Ennahda, rappresentando un esempio più unico che raro di coalizione fra le diverse anime del mondo arabo
Ieri il Museo di Tunisi, oggi i due resort di lusso a Sousse: l’offensiva è scatenata. L’obiettivo è dichiarato: realizzare il “Grande Califfato del Maghreb”, estendere il territorio controllato dalle milizie jihadiste dalla Libia alla Tunisia, dall’Algeria al Marocco.
Ridisegnare la cartina geografica del Nord Africa, proiettando il proprio sistema di alleanze fino alla Nigeria di Boko Haram.
Le stragi fanno parte di una strategia che non lascia nulla al caso, e che prevede anche alleanze tattiche tra fazioni rivali, patti d’azione, e di affari, con le organizzazioni che trafficano esseri umani, armi, droga.
Un disegno che coinvolge anche le tribù dei deserti, da quello libico all’area di confine fra Algeria e Tunisia, estendendosi fino alla polveriera del Sinai.
Un’area vastissima, dove gli eserciti regolari fanno fatica ad avventurarsi, dove le leggi dei governi sono carta straccia.
STRATEGIA D’ATTACCO
In Tunisia, è innanzitutto attiva Ansar al-Sharia, gruppo qaedista fondato nell’aprile 2011da Abu Ayadh al-Tunisi,già  fondatore del Gruppo Combattente Tunisino, altra realtà  radicale salafita, e liberato dalla carceri tunisine dopo la caduta di Ben Alì nel 2011, così come molti altri appartenenti al gruppo che, oggi, potrebbe contare su oltre 1.000 miliziani.
Ansar al-Sharia, legata all’Ansar al-Sharia libica, è dietro la catena di attentati politici che ha insanguinato il paese nel 2013 e 2014 e all’attacco all’ambasciata americana nel Paese del settembre 2012.
La roccaforte del gruppo è il massiccio del Djebel Chambi, nel governatorato di Kasserine dove a metà  febbraio in un attacco terroristico sono state uccise 4 guardie di frontiera tunisine e teatro anche in passato di attacchi come quello costato la vita al deputato Mohamed Ali Nasri, del partito di governo Nidaa Tounes, o quello che ha avuto per obbiettivo la casa dell’ex Ministro dell’Interno Lotfi Ben Jeddou.
Ansar al-Sharia, ma anche altre realtà  jihadiste, utilizzano quest’area come santuario e corridoio per il traffico di armi ed il passaggio di miliziani dalla Libia all’Algeria, fino al nord del Mali.
Va inoltre sottolineato come la Tunisia sia uno dei principali esportatori di jihadisti in rapporto alla propria popolazione, 4-5.000 solo in Iraq e Siria (2.500/2.900 tra le fila di Jabhat al-Nusra, costola siriana di al Qaeda, e 1.000/1.500 in Isis) la maggior parte di età  inferiore ai 30 anni.
“I jihadisti salafiti hanno fatto la scelta strategica di inviare giovani in Siria, dove addestrarsi ed eventualmente tornare a combattere in Tunisia” , rimarca Slaheddine Jourchi, tra i più accreditati analisti tunisini dell’Islam radicale armato. Inoltre novemila tunisini sarebbero stati fermati dalle autorità  di Tunisi nell’intento di andare a combattere in Siria.
Di questi, secondo il ministro degli Interni Lofti Ben Jeddou, tra i 400 e i 500 sono rientrati in patria.
Si tratta soprattutto di diplomati e disoccupati, in un Paese, la Tunisia, che è tra quelli arabi maggiormente istruiti con una popolazione di 11 milioni di persone, dove la disoccupazione resta alta.
LE MIRE DEL CALIFFO
Dalla trincea siro-irachena, la sfida del “Califfo” Abu Bakr al-Baghdadi avanza in Tunisia, raggiunge il Kuwait (un attentato viene rivendicato dall’Isis contro una moschea sciita a Kuwait City.
L’attacco avviene durante la preghiera del venerdì, il secondo di Ramadan, quando il luogo sacro è pieno. Almeno 25 i morti) e si proietta anche in Europa.
E in primo luogo, nei Paesi euromediterranei. Come la Francia.
Stando a fonti di intelligence occidentali, in Europa sono attivi 300-400 “rientrati”, alcuni dei quali anche in Italia.
I “rientrati” — rimarca in proposito Pietro Batacchi, direttore della Rivista Italiana Difesa (RID) — sono capaci di condurre autonomamente, o in piccoli gruppi, azioni terroristiche di forte impatto come quella condotta contro “Charlie Hedbo”.
Questi profili, sottolinea ancora Batacchi, sono bene inseriti in una rete logistica e di contatti strutturata ed hanno accesso ad armi di diverso tipo od esplosivi provenienti dai mille rivoli del mercato nero che oggi si dipanano soprattutto attraverso la Libia.
Macabra simbologia e caratteristiche dell’impianto colpito: tutto si tiene nella fenomenologia dell’Isis.
Ecco allora la testa di un uomo, decapitato – la pelle con iscrizioni in arabo, appesa a un’inferriata – trovata nei pressi di un impianto di produzione di gas, dove due terroristi erano sono penetrati pochi minuti prima delle dieci.
“Volevano provocare un’esplosione nel sito industriale”, spiega il presidente francese Franà§ois Hollande.
Ma anche qui, come per la Tunisia, dietro l’attentato di oggi all’Air Products a Saint-Quentin-Fallavier, come nella strage al settimanale satirico parigino, c’è un disegno politico: scatenare la “caccia all’arabo”, rafforzando le spinte più xenofobe presenti nel corpo sociale francese.
“La Francia deve armarsi di fronte al terrorismo islamico. Deve combatterlo e cacciare dal suo territorio nazionale ogni comportamento fondamentalista”, scrive in un comunicato ufficiale la presidente del Front National, Marine Le Pen.
Nella stessa nota la leader dell’estrema destra sostiene che “nulla è stato fatto negli ultimi anni contro il fondamentalismo islamico” in Francia e chiede a questo proposito che vengano prese “misure ferme e forti”, tra cui chiudere le frontiere nazionali e espellere dalla Francia “tutti gli stranieri sospettati di essere dei fondamentalisti”.
L’obiettivo del “Califfo” è stato raggiunto: è il tanto peggio tanto meglio in versione jihadista.

(da “Huffingtonpost”)

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TUNISIA: INFERNO IN SPIAGGIA, PIÙ MORTI DEL BARDO

Giugno 26th, 2015 Riccardo Fucile

ATTACCO A RESORT, COLPI DI KALASHNIKOV SUI TURISTI IN SPIAGGIA: ALMENO 27 MORTI

Duplice attentato terroristico a due hotel di Sousse, popolare località  turistica della Tunisia.
Un uomo armato di kalashnikov ha fatto irruzione nell’hotel Imperial ad Hammam-Sousse, nella zona turistica di Kentaoui, aprendo il fuoco sui turisti.
Lo riferisce la radio locale Mosaique FM.
La sparatoria sarebbe poi continuata sulla spiaggia davanti all’albergo.
Secondo il ministro dell’Interno di Tunisi i morti sono almeno 27, tra questi anche stranieri.
Il capo del commando è stato eliminato dalle forze dell’ordine, riferisce il sito di al Arabiya.
Sousse, situata sulla costa centro-orientale tunisina, è capoluogo del governatorato omonimo, terza città  tunisina per popolazione, uno dei poli turistici pIù importanti del Paese e la sua Medina è stata inserita nel Patrimonio dell’Umanità  dall’Unesco. Secondo il portavoce del ministero dell’Interno tunisino Mohamed Ali Laroui, citato dai media locali, ci sono diversi feriti tra i residenti dell’albergo e lo scontro è ancora in corso.
La Tunisia è in stato di massima allerta dall’attentato dello scorso marzo al museo del Bardo a Tunisi, costato la vita a 23 turisti stranieri, tra cui quattro italiani.

(da “Huffingtonpost”)

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