Dicembre 12th, 2020 Riccardo Fucile
LA POLIZIA: “AGGRESSIONE PREMEDITATA A SFONDO RAZZISTA”… E’ IL FRUTTO DELL’ODIO SOVRANISTA
Un ferito in serie condizioni, sei giovani manifestanti con ferite lievi ricoverati in ospedale: è il primo bilancio di quella che la polizia di New York considera “un’aggressione premeditata”, con ogni probabilità a sfondo razzista.
Due donne – la madre 52enne e la figlia di 29 anni – sono state fermate e vengono interrogate dai detective del New York Police Department.
Una guidava, l’altra era al suo fianco sul veicolo che ha investito un gruppo di manifestanti legati al movimento anti-razzista Black Lives Matter. L’aggressione è avvenuta nel quartiere East Side di Mid-Manhattan, all’incrocio tra la 39esima Strada e la Terza Avenue, poco dopo le ore 16 locali (le 22 italiane).
“L’auto si è avventata su di noi invadendo la pista ciclabile, ho fatto appena in tempo a saltare di lato per schivarla, sei miei compagni non ce l’hanno fatta”, ha detto un giovane nero intervistato dalla rete tv locale NY1.
Con lui c’erano alcune decine di manifestanti. L’occasione della loro protesta: dimostrare solidarietà con lo sciopero della fame che ha per protagonisti alcuni immigrati senza documenti detenuti nel centro dell’Immigration and Customs Enforcement di Bergen County, New Jersey.
Le manifestazioni di Black Lives Matter hanno invaso molte città d’America per protestare contro le violenze della polizia contro gli afroamericani. Accadde durante la presidenza di Barack Obama, in particolare dopo i fatti di Ferguson, Missouri. L’ultima ondata di proteste è dilagata invece nel giugno di quest’anno dopo l’uccisione di George Floyd a Minneapolis, fine maggio. Non sono mancate le tensioni violente con milizie di destra e gruppi di suprematisti bianchi. New York è una delle roccaforti del movimento anti-razzista.
(da agenzie)
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Dicembre 9th, 2020 Riccardo Fucile
IL GRUPPO NEO-NAZISTA PEOPLE’S RIGHT ORGANIZZA L’ASSALTO, IN CASA IL FIGLIO 12 ENNE
Delinquenti aizzati da quell’essere spregevole che sta ancora alla Casa Bianca e cerca di fare un golpe
giudiziario per annullare i risultati di un’elezione che lo hanno visto sonoramente sconfitto.
Nell’America divisa su Trump e la pandemia, una folla inferocita di manifestanti no mask ha assaltato la casa di una consigliera di contea in Idaho, mentre era in corso una riunione online per stabilire nuove restrizioni anti coronavirus.
La donna, Diana Lachiondo, ha abbandonato in lacrime il collegamento, dopo aver ricevuto una telefonata del figlio dodicenne, rimasto solo in casa, spaventato dai manifestanti che picchiavano sulla porta
La protesta ha coinvolto un centinaio di no mask che hanno assaltato la sede dell’Ufficio sanitario distrettuale nella città di Boise, capoluogo dello stato, e le case di due consiglieri, Lachiondo e Ted Epperly, che è anche medico.
Tutto è avvenuto durante una riunione online per decidere un’ordinanza sull’obbligo di mascherina in pubblico e un divieto di riunione con oltre dieci persone. Epperly, che al contrario di Lachiondo era in casa, ha detto che una quindicina di persone ha iniziato a picchiare la porta, mandare fasci di luce dentro casa e percuotere i bidoni della spazzatura. La polizia è intervenuta e la decisione sulle restrizioni rinviata
Gli assalti sono stati organizzati da People’s Right, una rete neonazista ramificata in vari stati. A guidarla è Ammon Bundy, diventato noto nel 2016 per un lungo braccio di ferro con le autorità federali al Malheur National Wildlife Refuge in Oregon. In agosto è stato arrestato durante una manifestazione anti mask in Idaho
Le restrizioni anti coronavirus sono motivo di forte tensione in Idaho, dove in ottobre la vice governatore, Janiche McGeachin, si è opposta a misure restrittive auspicate dal governatore Brad Litlle, come lei repubblicano, postando un video in cui diceva di voler difendere “la vita e la libertà “, tenendo in mano una Bibbia e un fucile.
In Idaho (1,7 milioni di abitanti) vi sono stati finora oltre 111.800 contagi e 1.055 morti, ma i numeri stanno ora crescendo in fretta e gli ospedali rischiano il collasso entro la fine dell’anno.
(da Globalist)
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Dicembre 6th, 2020 Riccardo Fucile
IN UN PAESE NORMALE UN EVERSORE CHE VUOLE TRUCCARE IL VOTO SAREBBE GIA’ IN GALERA DA TEMPO
Anche se dalla notte elettorale è passato oltre un mese, la California ha certificato ufficialmente,
l’esito del voto.
Grazie ai 55 grandi elettori di questo Stato, Joe Biden ha superato così a soglia di 270 necessaria per essere eletti alla Casa Bianca. Ora il candidato del partito Democratico può contare su 288 grandi elettori, contro i 222 di Donald Trump.
La notizia arriva dopo due telefonate che sono state perlomeno atipiche nella tradizione politica statunitense.
Nelle ultime ore Trump ha chiamato infatti il governatore della Georgia Briana Kemp, esponente del partito Repubblicano.
La richiesta era quella di convocare una sessione speciale del parlamento della Georgia e nominare 16 grandi elettori che lo sostenessero nel collegio in programma per il 14 dicembre, quello in cui verrà ufficialmente eletto il 46° Presidente degli Stati Uniti.
Una richiesta eversiva visto che, seppur con un margine ridotto, in Georgia è stato Biden a ottenere più voti. Fra i due c’è stato anche uno scambio via Twitter, come ha documentato il Washington Post.
Dopo la telefonata a Kemp, l’attuale presidente degli Stati Uniti ha attaccato anche Doug Ducey, il governatore dell’Arizona.
Anche Ducey fa parte del partito Repubblicano e anche Ducey, secondo Trump, avrebbe dovuto fare di più per ribaltare il voto nel suo Stato, dove Biden ha vinto con il 49,4% dei consensi: «Tra il governatore Doug Ducey dell’Arizona — scrive Trump — e quello della Georgia Brian Kemp, il partito democratico non potrebbe essere più felice. Se fossero con noi, avremmo già vinto sia l’Arizona che la Georgia».
Parole degne di un eversore.
(da agenzie)
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Dicembre 4th, 2020 Riccardo Fucile
SELVAGGIA LUCARELLI ATTACCA SALVINI E DICE UNA GRANDE VERITA’ SU CHI HA SULLA COSCIENZA MIGLIAIA DI VITTIME
Selvaggia Lucarelli contro Salvini per un tweet sul Dpcm e le 993 vittime per Covid di oggi. La
giornalista ha replicato infatti al messaggio del leader leghista che provava a cavalcare le proteste per le restrizioni decise dal governo con l’ultimo decreto d’emergenza e citava anche il record giornaliero di vittime legate al virus.
Un tentativo che ha fatto infuriare la giornalista del The Post Internazionale, che ha ricordato all’ex ministro dell’Interno tutte le iniziative organizzate durante l’estate in violazione delle misure di distanziamento sociale e senza mascherine chiudendo la sua replica con un definitivo: “Quei morti dovrebbero toglierti il sonno”.
Dopo proteste in Aula e fuori da Montecitorio infatti il leader della Lega ha scritto un tweet in cui mette insieme i 993 morti, quella che chiama la “televendita di Conte” e parla di “Parlamento ignorato, famiglie divise, piccoli Comuni isolati, Italia nel caos” invitando il Quirinale a intervenire.
Un tweet in pieno stile salviniano, sul quale è entrata a gamba tesa Lucarelli, che ha invitato l’ex ministro a “evitare di strumentalizzare i morti” soprattutto “dopo aver trascorso l’estate a organizzare comizi senza mascherine e incontri tra negazionisti”.
Un chiaro riferimento alle tante polemiche scatenate durante la scorsa estate dalle manifestazioni del centrodestra, senza distanziamento sociale e mascherine, ma anche e soprattutto ai tanti eventi nei quali il leader del Carroccio ha ribadito il suo no dell’epoca alla mascherina, tra i quali quello di ottobre a Latina che avrebbe causato un cluster nella città laziale.
Una critica sentita e motivata, che Lucarelli contro Salvini ha chiuso con un definitivo e pesantissimo “quei morti dovrebbero toglierti il sonno”.
(da agenzie)
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Dicembre 4th, 2020 Riccardo Fucile
IL PIANO DELIRANTE DI TRE INCENSURATI FERMATI DI NOTTE PER UN NORMALE CONTROLLO ANTI-COVID
Confessare spontaneamente di avere un piano diabolico per uccidere tre persone e rapirne una
quarta non sembra una buona idea, soprattutto se l’unico motivo per cui si è stati fermati è un controllo anti COVID per aver violato il coprofuoco. Eppure, racconta Repubblica Bologna, è quello che è successo a Imola.
Tre persone sono state fermate e dopo che nella loro Panda sono stati trovati degli attrezzi poco usuali hanno spiegato che dovevano usarli per rapire una ragazza di 23 anni, ex fidanzata di uno dei tre, e uccidere i suoi genitori e il suo fidanzato:
Tutto ha inizio alle 2 di notte di lunedì, quando una pattuglia della compagnia di Imola, comandata dal capitano Andrea Oxilia, nota una Panda rossa col motore acceso e alcune persone a bordo. I carabinieri si avvicinano all’auto ferma davanti a un condominio e chiedono spiegazioni agli occupanti sulla loro presenza a quell’ora in un comune che non è quello di residenza.
In auto infatti ci sono un 37enne di Pianoro, un 45enne di Bologna e un 25enne di Casalecchio di Reno che non hanno apparentemente alcuna ragione per circolare a Imola, tanto più con le restrizioni del Dpcm del Governo.
I tre inizialmente dicono di avere appena finito il turno di lavoro e di essersi fermati a chiacchierare. I militari provano a verificare il racconto chiedendo un contatto con
l’azienda. E qui iniziano le prime divergenze tra le versioni fornite dai fermati.
A quel punto la pattuglia si insospettisce, chiama rinforzi e inizia la perquisizione dell’auto. Si scopre così che nel portabagagli c’è un borsone con tre passamontagna, un coltello da macellaio, un paio di manette, un bastone, forbici, lacci emostatici e guanti. “Attrezzi” che non sono certo una dotazione da operai, ma sembrano appartenere più a una banda di criminali. I tre vengono portati in caserma e interrogati separatamente. Arrivano altre contraddizioni fin quando, messi alle strette, non salta fuori il loro piano.
Il gruppo voleva convincere l’ex fidanzata del 45 enne, una ragazza di 23 anni che lo ha lasciato a gennaio scorso, a rimettersi con lui e andare a vivere assieme, lontano da Imola e Bologna. Per farlo erano disposti a tutto. Volevano narcotizzare la giovane, uccidere i suoi genitori (coi quali abita) e andare a cercare il nuovo fidanzato per ammazzare anche lui.
Il Corriere Bologna spiega che tracce del piano erano presenti anche nelle chat trovate nei telefoni sequestrati ai tre:
Non solo, nei telefoni sequestrati dai militari ci sarebbe una lunga scia di messaggi nei quali si rivelerebbe una volontà ancora più tragica, uccidereigenitori con cui la 23enne vive nella sua casa di Imola, e anche il nuovo compagno. L’ex è un 45enne impiegato bolognese, incensurato e insospettabile come gli altri due suoi complici finiti in manette, un 37enne di Pianoro alla guida della Fiat e un 25enne di Casalecchio seduto sul sedile posteriore, operaio uno e disoccupato l’altro. Sono stati arrestati lunedì dai carabinieri del Norm di Imola e su disposizione del pm Michele Martorelli portati in carcere, tranne il 37enne ai domiciliari, con l’accusa di atti persecutori
Avrebbero potuto pianificare una storia coerente da raccontare in caso di controlli, come poi è effettivamente successo. Per fortuna non erano abbastanza svegli per farlo.
(da agenzie)
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Dicembre 1st, 2020 Riccardo Fucile
HA SULLA COSCIENZA MIGLIAIA DI MORTI
Negli ultimi giorni del’amministrazione arriva anche la notizia dell’addio di Atlas, il neurocardiologo diventato l’uomo di riferimento di Trump nella commissione anti-Covid.
Entrato nelle grazie del presidente uscente per i suoi interventi su Fox News e ideologo dell’immunità di gregge pur senza alcuna competenza di epidemiologia, Scott Atlas è responsabile di gran parte della disinformazione sulla pandemia arrivata dalla Casa Bianca e la notizia del suo addio sui social è stata accolta con un sollievo amaro e rabbioso.
A rendere noto l’addio di Atlas alla task force anti Covid è stato lo stesso dottore, pubblicando la sua lettera di dimissioni sui suoi profili social. Una lettera nella quale ribadisce le linee guida del suo controverso pensiero sul virus e sulla gestione della pandemia che vede gli Stati Uniti sfiorare i 14 milioni di contagiati totali con oltre 274mila morti.
E proprio queste sono le accuse principali nei suoi confronti sui social, dove la maggior parte dei commenti gli rinfaccia il numero altissimo di morti, con una media di oltre mille al giorno nel mese novembre, e la gestione totalmente ideologica e senza competenze dell’emergenza.
(da agenzie)
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Novembre 29th, 2020 Riccardo Fucile
UNA TIPICA FRASE DA TERRORISTA CHE VUOLE PRECLUDERE OGNI MEDIAZIONE AL FUTURO GOVERNO USA
Saranno celebrati lunedì i funerali di Mohsen Fakhrizadeh, l’ingegnere nucleare iraniano ucciso in un attentato a Teheran il 27 novembre.
Il corpo sarà esposto, in un gesto simbolico, nel santuario dell’Imam sciita Reza nella città di Mashhad e anche in quello della sorella dell’Imam, Hazrat Masoumeh, a Qom, e infine nel mausoleo di Ruhollah Khomeini nella capitale.
Mentre l’attentato non è stato ancora rivendicato, il governo iraniano è sempre più certo che dietro alla morte dello scienziato ci sia Israele, come confermato anche sabato da alcune fonti dell’intelligence Usa al New York Times.
E sulle stesse pagine del quotidiano americano è il ministro israeliano dell’Energia, Yuval Steinitz, a parlare e a definire l’omicidio dello scienziato — chiunque l’abbia commesso — «utile non solo a Israele ma anche all’intera regione e al mondo».
La morte di Mohsen Fakhrizadeh è arrivata a una settimana dall’incontro svoltosi in Egitto tra il capo del Mossad, il premier Benjamin Netanyahu e il principe saudita Mohammad Bin Salman grazie all’intermediazione del segretario di Stato Usa Mike Pompeo.
La scomparsa di Fakhrizadeh appare ad alcuni sempre più il culmine della strategia congiunta di Stati Uniti e Israele per sabotare il programma nucleare iraniano. Programma su cui Barack Obama, insieme agli membri del Consiglio di sicurezza dell’Onu, più la Germania, aveva raggiunto un accordo nel 2015.
Ma negli ultimi 4 anni l’Iran, nonostante la sua piena conformità alle richieste contenute nel testo, ha dovuto subire una campagna di massima pressione statunitense voluta dall’amministrazione Trump, andando incontro a pesanti sanzioni economiche.
Lo scorso 11 novembre, come rivelato dal New York Times, Trump aveva chiesto ai suoi consiglieri se fosse possibile bombardare un sito nucleare iraniano.
I suoi advisors gli avrebbero spiegato che una mossa simile avrebbe potuto scatenare un conflitto. Secondo molti analisti dunque, durante l’incontro con i suoi alleati regionali, Arabia Saudita e Israele, a Trump sarebbero state presentate “opzioni alternative”. Nè Stati Uniti, nè Israele hanno però fino ad oggi ammesso un qualsiasi coinvolgimento. Quel che è certo è però che a pochi mesi dall’insediamento del presidente eletto Joe Biden, che ha detto di essere pronto a una strategia più diplomatica e di dialogo, Teheran e Washington rischiano di allontanarsi ancora di più.
(da agenzie)
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Novembre 29th, 2020 Riccardo Fucile
FALLITO IL TENTATIVO DI FERMARE LA CERTIFICAZIONE DEI RISULTATI DELLE ELEZIONI PRESIDENZIALI CHE DANNO LA VITTORIA A BIDEN
Le perde tutte: schiaffo a Donald Trump anche dalla Corte suprema dello stato della Pennsylvania, che ha respinto il ricorso dei repubblicani volto a fermare la certificazione dei risultati delle elezioni presidenziali che danno la vittoria a Joe Biden
Settimana decisiva – intanto – per il futuro governo di Biden.
Ufficializzato il team che si occuperà di politica estera e sicurezza, il presidente eletto degli Stati Uniti è pronto ad annunciare nei prossimi giorni la sua squadra economica, indicando chi alla Casa Bianca e nell’esecutivo affiancherà l’azione del segretario al Tesoro Janet Yellen.
Restano invece ancora da sciogliere i nodi della Giustizia, del Pentagono e della Cia. Mentre è in arrivo uno ‘zar del Covid’ che avrà il compito di coordinare e supervisionare la lotta alla pandemia, compresa la sfida della distribuzione del vaccino.
L’obiettivo è avere un quadro il più completo possibile delle nomine per il 14 dicembre, giorno in cui il collegio dei grandi elettori voterà formalmente l’elezione del nuovo presidente.
Così mentre Donald Trump nella sua prima uscita da Washington dopo le elezioni si è riunito con la famiglia a Camp David per passare il weekend del Thanksgiving, Biden nella sua dimora di Wilmington è alle prese con decine di telefonate e di collegamenti via Zoom, nel tentativo di mettere ogni casella al suo posto.
Compito tutt’altro che facile, dovendo fare i conti con le pressioni dell’ala progressista dei democratici e con la necessità di rispettare il suo impegno di un governo che sia “lo specchio dell’America”, con una presenza senza precedenti di donne ed esponenti delle minoranze afroamericana e ispanica.
(da agenzie)
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Novembre 23rd, 2020 Riccardo Fucile
MAI STATO ARRESTATO E LA FOTO E’ QUELLA DI UN ATTORE
Il 28 settembre 2020 il sito Thegatewaypundit.com pubblica un articolo in cui si riporta che il responsabile della campagna elettorale di Joe Biden in Texas, tal Dallas Jones, sarebbe stato accusato di aver condotto un’operazione volta a frodare il responso elettorale.
L’articolo è diventato fonte di ispirazione per le teorie sui presunti brogli elettorali ai danni di Donald Trump.
Il 14 novembre, giorni dopo la conclusione del voto, circola la voce che Dallas Jones sia stato arrestato dall’FBI a seguito di «molteplici prove che lo coinvolgono nell’incetta e nell’impegno di schede elettorali illegali inviate via posta».
Per la cronaca, in Texas ha vinto Donald Trump e Dallas Jones non è stato arrestato.
Nessuna testata del Texas o americana riporta la notizia del presunto arresto. La falsa notizia è stata diffusa attraverso i social.
Non risultano procedimenti a suo carico dal sito del Tribunale della Contea di Harris, luogo dove sarebbe stato arrestato secondo i rumors.
Utenti online pubblicano lo screenshot di un video in cui sostengono venga mostrato l’arresto di Dallas Jones, ma non è lui quello ritratto nell’immagine (è un attore arrestato nel 2019).
Il 15 novembre un account Twitter pubblica la notizia del presunto arresto e persino uno screenshot del video in cui gli agenti portano Dalla Jones ammanettato fuori da un edificio
La stessa immagine venne condivisa da un utente italiano, ma il 13 novembre 2020 con il seguente testo: «Nel silenzio più assoluto viene arrestato da FBI il responsabile campagna elettorale di Biden …Dallas Jones….i giornalisti comunisti italiani non lo dicono però!».
C’è un motivo per il quale quell’immagine e il relativo video non vengono ripresi da eventuali articoli dei media italiani, così come c’è un motivo se nessun giornalista «comunista» o «fascista» italiano ne abbia parlato.
Infatti, quello nell’immagine è l’attore Cuba Gooding Junior arrestato nel 2019 con l’accusa di aver molestato una donna a New York:
Immagine falsa a parte, la diffusione della notizia del presunto arresto diventa virale tra i sostenitori di Donald Trump negli Stati Uniti e in Italia, dove viene condivisa anche dalla leghista Patrizia Rametta che scrive via Twitter: «ARRESTATO IL DIRETTORE DELLA CAMPAGNA DI BIDEN PER FRODE ELETTORALE. Non si rendono conto del danno di immagine che hanno provato a fare agli Stati Uniti. Cancellare il voto del popolo con un software o con i morti che votano distrugge la democrazia».
Patrizia Rametta condivide un articolo del 15 novembre del sito britannico ThePointNews.uk, neanche di uno americano. Nell’articolo leggiamo che l’operazione sarebbe avvenuta nella contea di Harris, Houston.
FactCheck.org, sito di fact-checking americano, smentisce l’arresto di Dallas Jones una volta contattato telefonicamente il 16 novembre: «This is completely make believe and they’re running with it».
Ciò che sappiamo, come riporta Factckeck.org, è che c’è stata un’accusa nei confronti dei democratici da parte dei repubblicani. Nel sito della Contea di Harris era stata depositata una denuncia che, tuttavia, era stata dichiarata come infondata e respinta dalla Corte Suprema dello Stato.
Fatti ai quali si aggiunge la mancanza totale della notizia del presunto arresto, datato dai rumors a metà mese di novembre di Dallas Jones, nelle testate texane. Factcheck.org è andata oltre, controllando anche la documentazione disponibile nel sito del Tribunale della contea di Harris senza trovare traccia di procedimenti penali nei suoi confronti.
Le notizie riguardo il presunto arresto di Dallas Jones, responsabile della campagna elettorale di Joe Biden in Texas, sono prive di ogni fondamento.
Le immagini che gli utenti utilizzano per sostenere l’esistenza dell’arresto non mostrano affatto Dallas Jones, ma l’attore Cuba Gooding Junior arrestato nel 2019.
(da Open)
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