Novembre 22nd, 2020 Riccardo Fucile
AMNESTY: “COSA DEVE SUCCEDERE ANCORA PERCHE’ L’ITALIA REAGISCA?”
Ancora 45 giorni di detenzione preventiva in carcere per Patrick George Zaki. È questa la decisione della Corte d’assise del Cairo dopo l’ultima udienza, tenutasi ieri, 21 novembre. A seguito dell’udienza, Hoda Nasrallah, legale dello studente egiziano dell’Università di Bologna e arrestato lo scorso 7 febbraio all’aeroporto del Cairo, ha assicurato che Zaki sta bene ed è in buona salute.
La legale ha riportato come Zaki davanti ai giudici abbia «parlato dei suoi studi», definendo «un bene per il Paese (l’Egitto, ndr) che uno dei suoi figli sia professore all’estero (in Italia, ndr)».
Inoltre, secondo quanto riferito su Facebook dal gruppo di attivisti del gruppo Patrick Libero, che chiedono la scarcerazione dei Zaki, «la Corte ha ascoltato la difesa degli avvocati e ha dato a Patrick la possibilità di parlare. Poi gli avvocati hanno presentato un memorandum che illustrava in dettaglio le argomentazioni della difesa e delineava le giustificazioni che richiedevano il rilascio di Patrick».
Le reazioni
Immediate e durissime le reazioni a seguito della comunicazione della sentenza. Amnesty International Italia ha definito il prolungamento della detenzione cautelare un «accanimento giudiziario», esortando «un’azione diplomatica forte da parte delle autorità italiane». «Questi nove mesi e mezzo trascorsi, che diventeranno ormai 11 con questo rinnovo di detenzione preventiva, chiamano in causa l’inerzia dell’Italia, l’assenza di un’azione forte», ha detto Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia.
«Mi chiedo — ha proseguito Noury — cos’altro ci voglia dopo il rinnovo della detenzione di Patrick e tre arresti di fila dei dirigenti della sua organizzazione per i diritti umani (Eipr, ndr) per un’azione diplomatica molto forte nei confronti dell’Egitto».
«Ieri — ha aggiunto Noury — aveva detto in udienza che il suo Paese dovrebbe essere orgoglioso di aver un’eccellenza così ricca, così bella, all’estero in un master prestigiosissimo come quello dell’Università di Bologna». «Ma evidentemente — ha chiosato il portavoce di Amnesty — all’Egitto questo non importa. Le eccellenze le lascia in carcere».
(da Globalist)
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Novembre 22nd, 2020 Riccardo Fucile
SECONDO IL WASHINGTON POST ENTRO LA FINE DELL’ANNO TRUMP ANNUNCERA’ LA SUA CANDIDATURA PER IL 2024 (SE NON FINIRA’ IN GALERA PRIMA)… SONO GIA’ 30 I RICORSI RESPINTI MA TRUMP CONTINUA A DIRE CHE HA VINTO LUI
Un giudice federale della Pennsylvania ha respinto l’azione legale di Donald Trump con cui il
presidente uscente voleva sospendere la certificazione di milioni di voti nello Stato.
Secondo il giudice Matthew Brann la causa, basata su accuse di irregolarità , è “infondata” in quanto “al tribunale sono stati presentati argomenti legali privi di merito e accuse speculative”.
“Negli Stati Uniti d’America, questo non può giustificare la privazione del diritto di voto di un singolo elettore, per non parlare di tutti gli elettori del suo sesto Stato più popoloso”, ha scritto il giudice. Joe Biden in Pennsylvania ha un vantaggio di 80mila voti.
Trump però non si arrende. “Will appeal!”, twitta e fa sapere che presenterà appello alla Corte del terzo circuito della Pennsylvania con l’obiettivo di portare eventualmente il caso davanti alla Corte suprema.
Il riconteggio in Georgia
Il suo team legale ha chiesto anche un nuovo riconteggio in Georgia dopo che lo Stato è stato assegnato a Biden con un vantaggio di 12.284 voti, rispetto ai circa 14mila voti del primo spoglio. Un eventuale secondo riconteggio non sarà manuale ma avverrà scansionando le schede.
Negli ultimi 28 anni la Georgia era sempre andata ai repubblicani, l’ultimo candidato democratico prima di Biden a conquistarla fu Bill Clinton nel 1992. Già venerdì però il presidente Trump aveva ricevuto due battute d’arresto: le autorità della Georgia hanno certificato la vittoria del presidente eletto Joe Biden e i repubblicani del Michigan hanno dichiarato, dopo un incontro alla Casa Bianca, che non avevano trovato nulla che giustificasse l’inversione del risultato del voto nel loro Stato.
I ricorsi persi
Trump ha già perso o ritirato una trentina di ricorsi volti a bloccare la proclamazione dello sfidante democratico dopo le presidenziali del 3 novembre, ma quella in Pennsylvania è forse la sconfitta più significativa
La campagna infinita su Twitter
La pioggia di tweet di Trump è fittissima. “Doming-izing the vote”, scrive a raffica: parte uno, due e tre di teorie cospiratorie per un voto che non vuole accettare. Il social network appone rosse etichette: “Contenuto non attendibile” scrive sotto ogni tweet presidenziale. Ma la discussione è in atto. I commenti degli utenti per lo più invitano Trump ad arrendersi.
“Perchè Joe Biden sta formando rapidamente” una nuova amministrazione “quando i miei investigatori hanno trovato centinaia di migliaia di voti illegali sufficienti a ribaltare” l’esito delle presidenziali “in almeno quattro Stati, e quindi ad avere abbastanza voti per vincere le elezioni?” chiede Trump.
Poi si augura che i “legislatori e i tribunali abbiano il coraggio di fare quello che va fatto per mantenere l’integrità delle nostre elezioni e dell’America”. “Il mondo sta guardando”, aggiunge. Ma sono troppi, impossibile stargli dietro.
La ricandidatura nel 2024
Trump non intende farsi da parte. Secondo il Washington Post potrebbe annunciare entro la fine dell’anno la sua candidatura per le presidenziali del 2024. Ai suoi collaboratori avrebbe spiegato di voler restare una “forza onnipresente” in politica e nei media. Un solo presidente nella storia degli Stati Uniti è riuscito a farsi rieleggere dopo essere stato sconfitto al termine del primo mandato: accadde a Grover Cleveland nel 1892. Se non fosse che Cleveland apparteneva al Partito Democratico e fu uno stretto osservatore della Costituzione Americana.
Biden su Twitter
Il presidente eletto resta composto. Ha ancora con tweet fissato quello del giorno delle elezioni. Gli altri sono misurati, uno al giorno, un argomento trattato alla volta. Appelli a che la transizione, pacifica, almeno inizi. “Chiunque desideri un test Covid-19 dovrebbe essere in grado di ottenerne uno. Punto”.
(da agenzie)
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Novembre 21st, 2020 Riccardo Fucile
SOLO NELLA COMO LEGHISTA POSSONO ACCADERE COSE DEL GENERE: COME PUO’ ESSERE A CASA UNO CHE LA CASA NON CE L’HA E VIVE SOTTO I PORTICI?… E’ LA CARITA’ CRISTIANA DEI SEDICENTI CATTOLICI
Sembra uno scherzo e invece non lo è: a Como un senzatetto di 63 anni, Pasquale Giudice, ha preso la multa per aver violato il coprifuoco. In città tutti sanno che vive sotto i portici. Per fortuna qualcuno ha pagato la sanzione al posto suo.
Le sue parole a Repubblica Milano:
«Erano da poco passate le 21, mi hanno detto che ero fuori casa durante il lockdown. A Como però tutti sanno che vivo per strada da dieci anni. L’ho anche scritto sul cartello che tengo sul marciapiede quando chiedo l’elemosina. Il giorno dopo mi hanno detto che un uomo ha già pagato la multa».
Un benefattore. Lo conosce?
«No. Chiunque sia, lo ringrazio di cuore, vorrei esprimergli personalmente tutta la mia gratitudine. Non avrei proprio saputo come fare, sono solo».
Com’è finito in strada?
«Fino al 1992 ho lavorato come manovale e come muratore in vari punti della provincia. Poi hanno smesso di chiamarmi e non ho più trovato nessuno che mi facesse lavorare. Ho cercato tanto, poi sono anche arrivati i problemi di salute: ho avuto un tumore, sono stato operato, poi ho subito un altro intervento per un’ernia. La mia situazione è ancora più difficile proprio per questo: avrei bisogno di visite periodiche e di medicinali e non me li posso permettere. Proprio in questi giorni ho appuntamento da un medico: vorrei iniziare le pratiche per ottenere la pensione di invalidità ».
Pasquale Giudice spiega che prende 500 euro di reddito di cittadinanza ogni mese, ma che non è una garanzia sufficiente perchè qualcuno in città gli affitti una stanza. Como è la stessa città in cui qualche tempo fa l’assessore al welfare buttò via la coperta a un clochard.
(da “NextQuotidiano”)
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Novembre 21st, 2020 Riccardo Fucile
“VEDETE, NON C’E NESSUNO”: IL SUO VIDEO DOPO AVERLA PORTATA ALL’OSPEDALE DI VERDUNO… LA ASL LO DENUNCIA
La madre non si sente bene, è anziana, ha un’occlusione intestinale e il figlio la porta al pronto soccorso dell’ospedale di Verduno. Subito dopo il triage la donna viene sottoposta al tampone, è positiva al Covid e viene ricoverata.
Il figlio che l’ha portata al nosocomio perchè fosse curata, però, è un negazionista e dopo averla lasciata in ospedale si sistema nel parcheggio e accende la videocamera del suo cellulare per “denunciare la solita mangeria della sanità italiana”.
Il video è stato pubblicato su Facebook ed finito sul tavolo dell’Asl Cn2 che ora è pronta a denunciare l’autore del video.
Nel suo video l’uomo mostra l’ingresso del triage dell’ospedale : “Vedete non c’è nessuno – dice – lo strapieno pronto soccorso di Verduno”, e continua. “Mia mamma non ha neanche un raffreddore e non può essere positiva ma così i medici ottengono 700 o 2000 euro per ogni malato. E’ il teatrino del covid”.
L’uomo minaccia di chiamare i carabinieri o il suo avvocato, ma ora rischia davvero di doverlo chiamare per difendersi da un’accusa di diffamazione.
“In riferimento ai messaggi denigratori che stanno circolando sui social riguardo il “Michele e Pietro Ferrero” di Verduno e in particolare alcuni contenuti all’interno dei quali viene sostenuto che “i sanitari inventano la positività dei pazienti a proprio beneficio”, per scopi non meglio precisati – è la replica dell’Asl – smentiamo con forza tali illazioni”.
E prosegue l’azienda sanitaria: ” Le strutture sanitarie dell’Asl Cn2, soprattutto il personale composto da Oss, infermieri e medici, stanno sostenendo un carico professionale e umano senza precedenti. Il personale in servizio sul territorio e a Verduno è quotidianamente sottoposto a uno sforzo al limite delle possibilità , anche perchè gli operatori stessi, in numero molto maggiore rispetto alla prima ondata, sono soggetti al rischio di contagio. Dunque, come evidente, la componente sanitaria, che agisce con abnegazione e sacrificio, non trae alcun giovamento dalla situazione. Come organizzazione sanitaria restiamo disponibili a proseguire l’impegno professionale e assicuriamo la dedizione umana. “Aiutateci ad aiutarvi””.
Della questione si sta ora occupando l’ufficio legale dell’Asl.
(da agenzie)
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Novembre 21st, 2020 Riccardo Fucile
POSITIVO ANCHE IL FIGLIO DI GIULIANI… GRAZIE ALLA POLITICA CRIMINALE DI TRUMP, NEGLI STATI UNITI SI MARCIA A 200.000 CONTAGI E 2.000 MORTI AL GIORNO
Donald Trump Jr, il figlio maggiore del presidente statunitense Donald Trump, è positivo al
Coronavirus. Secondo quanto afferma il suo portavoce personale, Donald Trump Jr è risultato positivo all’inizio della settimana: al momento, non presenta sintomi e si trova in isolamento. Nei mesi scorsi la fidanzata Kimberly Guilfoyle era risultata positiva
Nelle stesse ore, è anche arrivata la notizia che Rudy Giuliani, il legale personale del presidente Trump, è in isolamento dopo che suo figlio Andrew è risultato positivo. Andrew Giuliani ha partecipato alla conferenza stampa di suo padre, giovedì presso la sede del Comitato Nazionale Repubblicano a Washington.
Jenna Ellis, un altro avvocato di Trump presente alla conferenza stampa, ha detto che lei e Rudy Giuliani «sono risultati entrambi negativi al test Covid-19».
A livello nazionale, nelle ultime 24 ore, gli Stati Uniti hanno registrato 192.805 nuovi casi di Covid-19, in calo rispetto agli oltre 200 mila contagi del giorno precedente, quando si sono registrati anche 2.200 morti. Il bilancio degli ultimi sette giorni ha superato quota 1,15 milioni nuovi contagi.
(da agenzie)
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Novembre 19th, 2020 Riccardo Fucile
“HA LAVORATO PER LE DITTE DEL CLAN E IMPOSE L’ASSUNZIONE DEL FIGLIO”…ARRESTATE 19 PERSONE DELLA COSCA GRANDE ARACRI
Anche farmacie e parafarmacie per il clan Grande Aracri erano un business. E nel settore il potente casato mafioso di Cutro, nel crotonese, ha potuto contare anche sul supporto dell’attuale presidente del Consiglio regionale, Domenico Tallini, finito ai domiciliari per concorso esterno in associazione mafiosa e scambio elettorale politico mafioso.
Un problema politico per il centrodestra, che rischia di diventare anche istituzionale e gestionale.
In piena seconda ondata, la Calabria è rimasta senza una guida per la morte improvvisa della governatrice Jole Santelli. A prenderne le redini è stato il suo numero 2, Nino Spirlì, che insieme a Tallini avrebbe dovuto accompagnare la regione a nuove elezioni, con data ancora da fissare a causa del progressivo e apparentemente inarrestabile aumento dei contagi in regione.
Materia – anche questa – che potrebbe finire sul tavolo del governo, ancora impantanato sulla scelta del commissario alla sanità .
Insieme a Tallini, su richiesta della procura antimafia di Catanzaro, guidata da Nicola Gratteri, e per ordine del giudice, i carabinieri hanno arrestato altre 19 persone, tutte a vario titolo accusate di associazione di tipo mafioso, scambio elettorale politico-mafioso, impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita, detenzione illegale di armi, trasferimento fraudolento di valori, tentata estorsione, ricettazione e violenza o minaccia a un pubblico ufficiale.
Tutti quanti sono a vario titolo considerati affiliati o vicini allo storico casato mafioso di Crotone, che usava una società di distribuzione all’ingrosso di medicinali in una rete di 23 punti vendita fra Calabria, Puglia ed Emilia Romagna, per riciclare denaro sporco.
Un settore nuovo per il clan, in cui i Grande Aracri sono riusciti a farsi strada anche grazie all’aiuto del politico.
Nella fase iniziale del progetto, l’attuale presidente del Consiglio regionale Domenico Tallini, prima come assessore regionale fino al 2014 e poi come candidato alle elezioni per il rinnovo del consiglio regionale dello stesso anno, e ancora successivamente come consigliere regionale, per i magistrati avrebbe fornito al clan un supporto importante. Se non fondamentale.
L’inchiesta “Farmabusiness”
A portarlo alla corte dei Grande Aracri, si legge nelle carte, un suo storico grande elettore, Domenico Scozzafava, anche lui arrestato oggi. Per la procura antimafia, tanto vicino al clan da andare a piazzare su commissione bottigliette incendiarie, ma non nascondeva ambizioni politiche che proprio grazie a Tallini sperava di concretizzare. E che l’uomo avesse un profilo quanto meno ambiguo, l’attuale presidente del Consiglio regionale lo sapeva, così come, si legge nelle carte, “era ben consapevole dì prestare un rilevante contributo all’associazione criminale e che il lusinghiero “ritorno” elettorale provenutogli dai luoghi di elezione di quella cosca era riconducibile al patrimonio dì intimidazione che la cosca stessa indubbiamente detiene”. Ma per anni non gli è importato. Anzi, si è messo consapevolmente a disposizione dei progetti imprenditoriali dei Grande Aracri.
Secondo quanto emerso dall’inchiesta coordinata dal procuratore capo Nicola Gratteri, dall’aggiunto Vincenzo Capomolla e dai pm Paolo Sirleo e Domenico Guarascio, il politico si sarebbe reso disponibile e decisivo su più fronti.
In primo luogo, per eliminare ogni ostacolo burocratico – amministrativo che rallentasse la nascita del “Consorzio Farma Italia” e della società “Farmaeko”, entrambe attive nel settore della distribuzione dei medicinali da banco sul territorio nazionale.
Per questo da assessore al personale della Giunta Scopelliti avrebbe scelto personalmente il responsabile del settore in ambito regionale, ma in più per i magistrati avrebbe anche “concorso a indurre i soggetti preposti a rilasciare la necessaria documentazione amministrativa e certificazione”.
Che in quelle società ci fossero capitali di ‘Ndrangheta – afferma la procura – Tallini lo sapeva perfettamente. Eppure non avrebbe esitato ad entrare nei progetti commerciali relativi alla distribuzione dei farmaci e avrebbe persino imposto l’assunzione alla Farmeko del figlio Giuseppe, entrato in società come consigliere. Quando, spaventato, il ragazzo vuole mollare, è proprio il politico a fare di tutto perchè non succeda.
Tallini padre si sente garantito, sicuro. Nell’affare c’è anche il suo grande elettore e “ambasciatore” presso i Grande Aracri, Scozzafava, che si impegnava “a tenerlo al corrente di tutto ciò che accadesse, minuto per minuto”.
Ecco perchè per la procura non ci sono dubbi che il politico avesse “chiaramente contezza che nell’affare era presente (e non certo come legale) il fratello del boss di Cutro”. A confermarlo, anche la prudenza sempre dimostrata nei contatti con gli uomini del clan. Salvo una volta. È il 5 ottobre del 2014 e una “delegazione” dei cutresi si presenta da lui in assessorato a promettergli appoggi e voti alle imminenti elezioni, come raccontano le conversazioni intercettate qualche tempo dopo. “Te li raccolgo (i voti ndr), non ti preoccupare, e vedi tu che è sempre grazie a lui se partiamo… dobbiamo ringraziare… al momento è forte e probabilmente sarà sempre il numero uno a Catanzaro Mimmo… e non c’è niente… pure che non sale… ma sempre la minoranza”.
E come promesso, alle regionali del 2014 per Tallini arriva una valanga di consensi. Con quasi 10mila voti, all’epoca Tallini è risultato primo degli eletti di Forza Italia nel collegio di Catanzaro.
Quarant’anni in politica dal Msi a Forza Italia
Da oltre 40 anni, con esordio tra gli arrabbiati dell’estrema destra – nella sua città era noto come picchiatore- è entrato in Consiglio comunale per il Msi, per poi scoprirsi più moderato ai tempi di “Calabria libera”, una delle tante leghe regionali che all’alba degli anni Novanta sono diventate casa politica di mafiosi di ogni risma, ex piduisti e chi sognava di spezzare l’Italia per regalare ai clan una nazione.
Un progetto sfumato, con transumanza di molti in Forza Italia. Fra loro, anche Tallini che non ha mai rinnegato il passato ma per il partito di Silvio Berlusconi viene più volte eletto in consiglio comunale, provinciale e alla Regione. All’ultima tornata elettorale, nel gennaio scorso, il suo nome è finito fra gli “impresentabili” individuati dalla commissione antimafia, perchè rinviato a giudizio per corruzione.
Non gli ha impedito di essere eletto, nè di essere scelto dalla governatrice Jole Santelli, di recente scomparsa, come presidente del Consiglio.
Una nomina per nulla condivisa anche all’interno della stessa maggioranza. poi digerita per amor di pace, ma che si è trascinata dietro una serie di polemiche. Nel ruolo ha esordito con il goffo tentativo di far approvare una legge che consentisse di percepire il vitalizio anche ai consiglieri regionali impossibilitati ad arrivare a fine mandato.
La proposta era nascosta in un ordine del giorno monstre e variegato e solo quando lo scandalo è esploso si è deciso di fare un passo indietro.
Non è stato l’unico episodio, al contrario più volte l’opposizione di centrosinistra è stata costretta a lasciare l’aula per protesta. L’ultima in occasione dell’ultima riunione convocata per “congedare” il Consiglio e preparare la Regione per il ritorno alle urne, dettato dalla morte improvvisa della governatrice Santelli. Anche in quell’occasione, l’ordine del giorno – ha denunciato il centrosinistra – era infarcito di nomine, leggi e norme che nulla avevano di “indifferibile e urgente”, unico criterio che consente ad una Regione rimasta acefala di continuare a legiferare.
La questione è finita sul tavolo del ministro Boccia, che adesso potrebbe doversi occupare anche di una Calabria, che dopo essere rimasta senza governatore, continua a perdere pezzi.
(da agenzie)
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Novembre 18th, 2020 Riccardo Fucile
LA POLIZIA CERCA DI DISPERDERLI CON GLI IDRANTI… SPONDA DEI NEONAZISTI, DI ESTREMISTI DI SINISTRA, MATTI ULTRA-CATTOLICI E DEMENTI VARI… POSSONO RINGRAZIARE CHE VIVONO IN UNA DEMOCRAZIA, ALTROVE SAREBBERO GIA’ APPESI A UN ALBERO
Su alcuni cartelli che stanno sfilando per le vie del centro di Berlino si vedono Angela Merkel, la star dei virologi Christian Drosten o la moderatrice tv Anja Reschke nelle divise bianche e nere dei prigionieri dei campi di concentramento.
E sui cartelli si legge: “colpevole”. Si può capire il tenore dell’ennesima manifestazione dei no-mask tedeschi – la polizia non ha ancora fornito cifre precise ma si parla di diverse migliaia di partecipanti – anche da questi piccoli, agghiaccianti dettagli.
I cortei anti-restrizioni, come avviene ormai da mesi, sono un miscuglio di complottisti, estremisti di destra e di sinistra, no-vax – sulle chat Telegram dei manifestanti si parla in queste ore di “una zanzara per fare di nascosto il vaccino anti-coronavirus” – esoterici sedicenti pacifisti e fanatici religiosi che agitano grandi croci di legno e urlano preghiere.
Sempre sulle chat criptate qualcuno ha postato tweet falsi della polizia che avrebbe ricevuto “l’ordine di sparare sui manifestanti”. L’account ufficiale della polizia è stato costretto a smentire.
Da ore circa duemila agenti stanno cercando con gli idranti di disperdere i cortei che puntano a raggiungere il Bundestag, dove si sta discutendo la nuova legge anti-Covid. Ci sono stati diversi scontri e decine di arresti; dall’avvio dei cortei la polizia ha esortato inutilmente i manifestanti ad attenersi alle regole del distanziamento e a indossare la mascherina. Qualcuno indossa provocatoriamente un paio di mutande calate sulla testa, la stragrande maggioranza dei no-mask cammina a viso scoperto. “I nostri inviti a portare una mascherina non mostrano effetto, purtroppo”, ha twittato la polizia.
Intorno al Parlamento è stata creata una “Bannmeile”, una zona-cuscinetto per evitare incidenti. E l’uso degli idranti è una notizia in sè: a Berlino non venivano impiegati da 18 anni. I getti sono rivolti comunque verso l’alto: la polizia spera che col freddo i manifestanti bagnati resistano poco. Ma in alcuni punti si registrano tafferugli e la polizia ha cominciato a usare anche i lacrimogeni.
La protesta, peraltro, è penetrata già nel Parlamento dove si sono sentiti fischi e insulti da un gruppetto di manifestanti contrabbandati nell’aula dall’ultradestra Afd.
Marian Wendt, parlamentare della Cdu, conferma a Repubblica la presenza del pugno di protestatari nel Bundestag ma si dice amareggiato soprattutto “che una seduta del Parlamento debba avvenire sotto protezione della polizia: è la prima volta”. Inoltre, osserva, “è il passaggio parlamentare a legittimare democraticamente le misure anti-covid”.
(da agenzie)
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Novembre 18th, 2020 Riccardo Fucile
CONTINUA IL DELIRIO DEL CRIMINALE ABUSIVO ALLA CASA BIANCA
Donald Trump ha licenziato Christopher C. Krebs, il direttore dell’Agenzia per la sicurezza informatica
e delle infrastrutture (Cisa), che la scorsa settimana aveva definito le elezioni del 3 novembre le “più sicure nella storia americana”.
È stato lo stesso Trump ad annunciare tramite il proprio profilo Twitter il licenziamento del direttore dell’agenzia alle dipendenze del Dipartimento di Sicurezza interna.
Nel suo tweet, Trump ha definito le dichiarazioni di Krebs “profondamente inesatte”: una scelta di parole che suona come una critica anche a Twitter, che ha etichettato come “non comprovati” o “controversi” molti dei messaggi pubblicati dal presidente sulla piattaforma prima e dopo le elezioni.
“Ci sono state vaste irregolarità e frodi, inclusi errori nelle macchine per il voto, che hanno trasferito voti per Trump al candidato democratico Biden, e molto altro. Per tale ragione, Chris Krebs è stato licenziato con effetto immediato”, ha scritto il presidente uscente degli Stati Uniti.
“Onorato di servire” il Paese, “abbiamo fatto bene, difendere oggi, assicurare domani”, è stata la replica, sempre su Twitter, di Chris Krebs che ha aggiunto l’hashtag #Protect2020, che è stato lo slogan della sua agenzia in occasione di queste elezioni.
Il licenziamento arriva una settimana dopo quello del segretario alla Difesa Mark Esper, parte di un rimpasto che ha portato lealisti di Trump ai vertici del Pentagono.
(da agenzie)
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Novembre 17th, 2020 Riccardo Fucile
IL FIGLIO 30ENNE PRETENDEVA CONTINUAMENTE SOLDI PER USCITE CON GLI AMICI, CAPI FIRMATI E PROFUMI COSTOSI
Voleva capi d’abbigliamento griffati e all’ultimo grido, profumi costosi, alcolici di qualità e sigarette. 
Nulla di male in questo, se non fosse per il fatto che il 30enne di Castel Gandolfo protagonista di questa storia non aveva nessuna intenzione di sborsare i soldi per acquistarli, nè tantomeno di lavorare.
Il suo intento era chiaro: non fare nulla dalla mattina alla sera e costringere i genitori a dargli il denaro per fare la bella vita.
Erano arrivati a dargli anche mille euro al giorno: se si rifiutavano, erano botte, minacce e insulti.
Una storia orribile di maltrattamenti in famiglia che andava ormai avanti da tre anni. I genitori, benchè esasperati, non avevano mai denunciato il figlio. Fino a che il 30enne non è stato colto in flagrante dai carabinieri, che hanno sentito le urla provenire dall’abitazione di Castel Gandolfo e sono intervenuti.
Urla disperate quelle che i carabinieri della compagnia di Castel Gandolfo hanno sentito provenire dall’abitazione. I militari hanno deciso di intervenire immediatamente e quella che si sono trovati davanti è stata una scena agghiacciante: il padre del ragazzo era stato fatto inginocchiare a terra tra le minacce e gli insulti del 30enne, che lo stava costringendo a raccogliere avanzi di cibo con la bocca.
Li aveva lanciati lui per terra per stizza perchè l’uomo non voleva dargli cento euro per uscire con gli amici. Gli accertamenti hanno fatto venire alla luce anni di soprusi nei confronti dei genitori, costretti a sopportare i maltrattamenti del loro aguzzino. Accusato di maltrattamenti in famiglia e estorsione aggravata, è stato portato nel carcere di Velletri.
(da Fanpage)
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