Settembre 25th, 2020 Riccardo Fucile
IL NEW YOTK TIMES CITA VERTICI MILITARI CHE SI STANNO INTERROGANDO SU COSA FARE SE IL MILIARDARIO DOVESSE ORDINARE L’INVIO DELLE TRUPPE IN CASO DI PROTESTA POPOLARE
Un anti-democratico pronto a trascinare gli Stati Uniti nel caos: Donald Trump continua a ripetere che potrebbe non riconoscere eventuali risultati per lui negativi delle elezioni di novembre, ed al Pentagono crescono i timori che il presidente, in caso di caos e disordini post elettorali, possa mobilitare l’esercito.
E’ quanto scrive oggi il New York Times citando vertici, anonimi, militari che ammettono che si stanno interrogando tra loro sul comportamento da tenere nel caso che Trump – che anche in caso di sconfitta elettorale rimarrà presidente fino al prossimo gennaio – dovesse ordinare l’invio delle truppe per le strade.
Cosa che potrebbe fare invocando Insurrection Act, la legge che autorizza il dispiegamento di forze federali all’interno del Paese, come aveva più volte minacciato di fare durante i momenti più intensi delle proteste, la scorsa estate, di Black Lives Matter.
Allora sia il ministro della Difesa, Mark Esper, che il capo degli Stati Maggiori Riuniti, il generale Milley, si opposero e Trump alla fine rinunciò.
Ma secondo i media americani da allora Trump accarezza l’idea di liberarsi anche di questo capo del Pentagono, con i consiglieri che lo stanno esortando a non fare un cambiamento del genere prima delle elezioni.
Alle domande dei giornalisti che gli chiedevano delle sue precedenti dichiarazioni riguardo all’eventuale transizione, Trump ha ripetuto che “bisogna stare attenti alle schede, c’e una grande truffa, dobbiamo essere sicuri che elezioni siano oneste, ed io non sono sicuro che potrà essere con tutta questa situazione”. “Milioni di schede non richieste”, ha concluso ribadendo le accuse, senza portare prove, di brogli con il voto per posta.
(da agenzie)
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Settembre 25th, 2020 Riccardo Fucile
SOVRANISTI CHE NON ACCETTANO IL RESPONSO POPOLARE, ROBA DA MANICOMIO CRIMINALE
Trump e Bannon minacciano la guerra civile in caso di sconfitta alle elezioni Usa, che si
terranno a novembre 2020.
Il presidente e il suo ex consigliere, infatti, hanno entrambi evocato scenari “apocalittici” qualora il tycoon non dovesse essere riconfermato alla guida della Casa Bianca. Alla domanda di un giornalista su come si sarebbe comportato in caso di vittoria di Biden, infatti, Trump ha di recente risposto: “Abolite le schede per corrispondenza e tutto sarà pacifico. Non ci sarà trasferimento dei poteri, francamente, ci sarà continuità ”.
Già da diversi mesi, infatti, il presidente uscente parla di possibili brogli alle elezioni presidenziali da parte dei democratici. Alla convention repubblicana, Trump aveva affermato: “L’unico modo per cui non vinceremo è solo se faranno brogli elettorali, e noi vinceremo”.
Opinione condivisa anche da Steve Bannon, ex consigliere della Casa Bianca, che ha profetizzato: “Ci sarà l’equivalente di una guerra civile, che comincerà la sera del 3 novembre, quando si rifiuteranno di dichiarare Trump presidente”.
Bannon lo ha dichiarato a un seminario il cui titolo non lascia spazio a interpretazioni: “I democratici stanno rubando queste elezioni”. Secondo l’ex stratega di Trump, recentemente arrestato con l’accusa di frode, i democratici intendono manipolare le elezioni presidenziali attraverso il voto postale.
“Il Covid è stato creato dal Partito comunista cinese, e i democratici pensavano che li avrebbe fatti vincere. Durante le primarie però si sono accorti che avevano terrorizzato così tanto i loro elettori, da rischiare la sconfitta. Il 69%, infatti, non vuole andare ai seggi. Allora hanno pensato questo complotto per rubare le elezioni, basato sul voto postale, inviando tra 60 e 80 milioni di schede da manipolare”.
(da agenzie)
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Settembre 24th, 2020 Riccardo Fucile
RESIDENTI DI ROMA NORD CONTRO UN CENTRO PER LE DONNE VITTIME DI VIOLENZA… IL DEGRADO ETICO NON HA PIU’ CONFINI: POI SONO QUELLI CHE SI SCANDALIZZANO PER LE NOTIZIE DI VIOLENZE SULLE DONNE
E’ successo durante un sopralluogo della presidente di Telefono Rosa in uno degli immobili
messo a bando dal Comune di Roma per scopi sociali. E non è la prima volta. E’ già successo pochi giorni fa ai Parioli in un analoga casa-rifugio aperta in un appartamento sottratto alle mafie
Una casa rifugio vicino ad altre case di pregio per donne umiliate, vittime di soprusi, spezzate dalla violenza maschile, che cercano solo di riprendere in mano la propria esistenza: quanto basta per scatenare un putiferio tra i condòmini di una palazzina in via Cassia, a Roma Nord.
“Noi, in quel palazzo, non le vogliamo: ci deprezzano il valore del bene”, “non sia mai che un giorno i nostri figli dovessero trovarsi in classe con i bambini di quelle donne”, “ci sono pure molti studi di professionisti in zona, ne risentirebbero anche loro”.
Nulla è ancora deciso. Ma è bastato ieri mattina un sopralluogo della presidente dell’associazione Telefono Rosa, Maria Gabriella Cernieri Moscatelli, in uno dei tre immobili sottratti alle mafie inseriti nell’ultimo bando del Comune di Roma e della Regione Lazio, destinato a supportare progetti sociali e che dovrebbe ospitare 5 posti letto, per additare come bersaglio madri, mogli, sorelle, amiche, donne ancor prima di tutto vittime di violenza.
“Quando vengono aperte case rifugio in zone in cui ci sono case di pregio succede anche questo — taglia corto la presidente Moscatelli, da 33 anni in prima linea per contrastare la violenza di genere – Per i condòmini, le donne sono considerate una scocciatura. Per chi pensa agli affari, la causa di un possibile deprezzamento del bene. È una questione culturale e di mentalità , pensano che non facciano parte del loro mondo”.
“Sentire offendere persone che già in passato sono state trattate male, è un dispiacere enorme — aggiunge ancora la presidente di Telefono Rosa – Ai Parioli, poi, è un continuo”.
È accaduto già a febbraio scorso, infatti, con la casa rifugio in zona Parioli, che i condòmini e i residenti manifestassero il loro disappunto sulle “nuove arrivate”.
“I primi mesi abbiamo avuto un sostegno — riconosce Moscatelli – ma i primi di settembre la situazione è precipitata nuovamente: una domenica mattina mi sono sentita dire davanti la casa “lei, qui, dà fastidio”, “la denunciamo”.
Tutto questo perchè le donne stendono i panni sul prospetto. La trovo una cosa assurda”. Troppi dubbi, troppe ingiustizie per chi dalla vita ne ha già subite parecchie. “Ci sono anche italiane tra quelle donne — precisa Maria Gabriella Cernieri Moscatelli – persone educate, istruite e con bimbi piccoli. Uno di loro ha sei mesi, che colpe ha lui? Qual’è il suo futuro?”.
(da agenzie)
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Settembre 24th, 2020 Riccardo Fucile
L’EPISODIO E’ AVVENUTO IN UNA GROSSA AZIENDA AGRICOLA DEL LAZIO, SCATTA LA DENUNCIA
Siamo in Lazio, precisamente in provincia di Aprilia e ci troviamo in una grossa azienda agricola. La scena a cui si assiste in questo video è, purtroppo, di ordinaria amministrazione nelle campagne del nostro paese.
Lavoratori più o meno giovani che vengono sfruttatati e pagati una miseria senza essere regolarizzati.
Le vittime preferite dei caporali sono gli stranieri che, complice soprattutto la mancanza di documenti regolari, sono perfetti perchè indifesi sotto ogni punto di vista. Così nascono storie come quella del lavoratore picchiato dal caporale in Lazio.
Nel video — girato all’insaputa del caporale iroso e violento che mette le mani addosso e insulta minacciando per tutto il tempo — si vede il lavoratore che cerca di difendersi durante un litigio.
Lavora lì da due anni — a detta del caporale — e ha commesso degli errori che hanno portato le piante a non crescere bene. Il caporale decide, per riavere indietro il denaro speso in semi, di pagarlo solo 80 dei 200 euro pattuiti.
E gli dà anche il resto, mettendogli le mani addosso alla minaccia dell’indiano di andare dai carabinieri. Il perfetto esempio di quello che può accadere quando il mondo del lavoro non è regolamentato. Alla fine del video arriva anche l’accusa al lavoratore straniero: «Tu sei venuto qua a rubare».
Al lavoratore per il pugno che ha ricevuto in testa sono stati dati cinque giorni di prognosi. Una volta uscito dall’ospedale si è recato a fare denuncia al sui datore attraverso il sindacato fornendo questo video — in cui il viso del caporale violento è stato oscurato per la pubblicazione — come prova.
Un’altra denuncia si aggiunge alle tante fatte al sindacato dei lavoratori agricoli, spesso maltrattati e abusati in ogni modo. Il video risale ai primi giorni di settembre.
(da agenzie)
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Settembre 24th, 2020 Riccardo Fucile
TRUMP SI RIFIUTA DI DIRE AI GIORNALISTI SE ACCETTERA’ UNA PACIFICA TRANSIZIONE DEI POTERI IN CASO DI SCONFITTA ALLE ELEZIONI
Si complica la situazione negli Stati Uniti con la dinamica tra Trump e il voto che apre l’interrogativo sul fatto se il presidente accetterà l’eventuale sconfitta. Mercoledì infatti il presidente si è rifiutato di dire cosa farà se il 3 novembre dovesse perdere la sfida con Joe Biden.
“Vedremo cosa succederà ”. Questa la risposta di Trump alla domanda di un reporter se volesse garantire una pacifica transizione dei poteri in caso di sconfitta. Una frase che riapre i timori dei democratici sul rapporto tra Trump e il voto che rischia di far saltare uno dei capisaldi della democrazia americana.
Un rifiuto, quello del presidente, che era già stato esplicitato prima delle elezioni del 2016, quando per mesi Trump aveva definito “truccato” il voto fino al giorno della sua vittoria.
Frasi che fanno tornare alla mente anche le dichiarazioni delle scorse settimane in cui il presidente più volte ha ammiccato all’idea di essere presidente oltre i due termini da sempre simbolo della democrazia Usa.
Il rifiuto di garantire un passaggio dei poteri pacifico e senza disordini ha scatenato polemiche e reazioni preoccupate da parte soprattutto di giornalisti e commentatori, molti dei quali hanno definito la riposta di Trump, “la più preoccupante mai sentita negli ultimi anni di storia degli Stati Uniti”. Soprattutto alla luce della situazione di forte tensione sociale e politica che si respira già in varie città americane.
Il controverso rapporto tra Trump e il voto e la sua riluttanza a garantire una transizione pacifica dei poteri in caso di sconfitta è rappresentata principalmente dalla sua ossessione per la questione del voto via posta, che anche oggi Trump ha ribadito che, secondo lui, è una truffa e “un disastro”.
Dichiarazioni totalmente senza prove, ma che hanno permesso al presidente di ribadire il suo messaggio di “impedire il voto via posta” una strategia che aveva provata a realizzare nelle scorse settimane imponendo taglie e modifiche alle poste Usa, prima di essere, almeno in parte bloccato dal Congresso.
E in questo contesto di mancata volontà di accettare un’eventuale sconfitta rientra anche la nomina del giudice della Corte Suprema che dovrebbe sostituire Ruth Bader Ginsberg e che Trump nominerà sabato nonostante le richieste di attendere il voto dei democratici e della stessa Ginsberg in letto di morte.
Il presidente ha infatti ammesso che questa nomina, che porterebbe la Corte ad avere una netta maggioranza conservatrice, sarebbe decisiva perchè, ha detto Trump, “queste elezioni finiranno alla Corte Suprema” e avere una corte a favore gli garantirebbe, nelle sue intenzioni, la rielezioni. Un po’ come accadde nel 2000 a George W. Bush.
(da agenzie)
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Settembre 19th, 2020 Riccardo Fucile
ERA IL CORTEO DELLE DONNE, GLI AGENTI DEL GOVERNO PRELEVANO DECINE DI PATRIOTE … SONO QUESTI GLI AMICI DEI SOVRANISTI ITALIANI, COMPLICI DI UN REGIME CRIMINALE
A migliaia, soprattutto donne, sono tornati a marciare in Bielorussia, in particolar modo nelle
strade di Minsk.
Il portale Tut.by ha postato alcuni video in cui si vedono i manifestanti camminare per una delle arterie del centro della capitale bielorussa.
Secondo il racconto di alcuni testimoni la polizia bielorussa avrebbe arrestato centinaia di persone e ci sarebbero stati brevi scontri con gli agenti che poi “ci hanno bloccato la strada e iniziato a prelevare le persone una per una dalla folla”.
Tra le persone fermate, anche l’attivista dell’opposizione Nina Baginskaja, 73 anni, diventata un’icona del movimento di protesta durante le manifestazioni del mese scorso.
Come sempre accade, gli automobilisti suonano il clacson per segnalare il proprio sostegno. Tra gli slogan, “libertà per i giornalisti”.
Le donne hanno anche esposto dei cartelli in cui si può leggere, a caratteri latini, SOS. I manifestanti chiedono da più di un mese le dimissioni del presidente Aleksandr Lukashenko.
(da agenzie)
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Settembre 17th, 2020 Riccardo Fucile
LA NEUROTOSSINA E’ UNO DEGLI AGENTI NERVINI SINTETIZZATI NEI LABORATORI DELL’URSS DURANTE LA GUERRA FREDDA
«Questa bottiglia proviene dalla stanza di hotel di Tomsk». I colleghi della Fondazione Anticorruzione di Navalny hanno trovato la bottiglia nella stanza d’albergo in cui l’attivista soggiornava prima di prendere il volo su cui ha accusato il malore
Il veleno che ha rischiato di uccidere Aleksei Navalny è stato trovato in una bottiglietta dell’albergo di Tomsk, in Siberia, dove l’avvocato dissidente russo stava soggiornando prima di sentirsi male ed essere ricoverato a Berlino lo scorso 20 agosto.
A darne notizia sono i colleghi del Fondazione Anticorruzione che hanno diffuso la notizia direttamente dalla pagina Instagram di Navalny con un video registrato nella stanza d’albergo di Navalny un’ora dopo che l’attivista ha accusato un malore.
La neurotossina trovata nell’acqua sarebbe il Novichok, uno degli agenti nervini più potenti sintetizzati dai laboratori dell’Unione Sovietica durante la Guerra Fredda.
«Questa bottiglia proviene dalla stanza di hotel di Tomsk dove lo stesso Navalny e tutta la nostra troupe cinematografica hanno soggiornato». I membri del team della Fondazione Anticorruzione hanno ripercorso in un comunicato dove hanno recuperato la bottiglia e come sono state fatte le analisi, spiegando di essere entrati nella stanza d’albergo di Tomsk appena dopo che Navalny aveva accusato un malore:
«In volo Alexiei ha perso conoscenza e ha iniziato a soffocare e l’aereo ha effettuato un atterraggio di emergenza. Quasi subito gli attivisti della Fondazione Anticorruzione rimasti a Tomsk hanno appreso quello che è successo. E a questo punto hanno fatto l’unica cosa possibile. Hanno chiamato un avvocato, sono saliti nella stanza dalla quale era appena uscito Navalny e hanno iniziato a descrivere, registrare e impacchettare tutto ciò che hanno trovato lì. Comprese le bottigliette d’acqua. Due settimane dopo, proprio sulla bottiglia della stanza di albergo di Tomsk il laboratorio tedesco ha trovato tracce di Novichok».
(da agenzie)
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Settembre 15th, 2020 Riccardo Fucile
“QUEI RAGAZZI CHE L’HANNO VIOLENTATA SONO DEI DELINQUENTI, VOGLIO GIUSTIZIA”
“Mia figlia aveva un sorriso più luminoso delle stelle. Adesso non ce l’ha più”. 
Parla così al Corriere della Sera il padre della 15enne inglese violentata insieme a un’amica da un gruppo di otto ragazzi – quattro arrestati, altri 4 indagati – durante una festa privata a Marconia (Matera).
Cosa pensa di quei ragazzi?
Che “sono degli sbandati, dei delinquenti. Ecco perchè dico loro di pentirsi, come ha chiesto anche l’arcivescovo di Matera-Irsina nella messa celebrata domenica a Marconia. Per questi giovani potrebbe essere l’occasione di chiudere con il passato e ricominciare una nuova vita. Adesso le loro famiglie, la comunità , le istituzioni devono aprire gli occhi e accorgersi per tempo del malessere che c’è in questi giovani di Marconia”.
L’uomo era partito 40 anni fa da Marconia per raggiungere l’Inghilterra, in cerca di lavoro. Oggi è proprietario di una catena di alberghi. Al momento dei fatti era in Inghilterra: “mia figlia grande al telefono cercava di raccontarmi e a malapena riusciva a parlare. Mi diceva frasi strane che non capivo. Piangeva, era sconvolta. Le dicevo: cosa è successo? E lei balbettava, senza darmi una risposta. Poi mi ha chiamato mio fratello e mi ha accennato a quanto accaduto. Mi è cascato il mondo addosso”.
(da agenzie)
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Settembre 13th, 2020 Riccardo Fucile
I FRATELLI BIANCHI CHIEDONO DI RIMANERE IN ISOLAMENTO, TEMONO IL CONTATTO CON GLI ALTRI
In questo momento, i fratelli Bianchi — così come Mario Pinciarelli — si trovano in isolamento perchè stanno completando il periodo di quarantena anti-coronavirus previsto per ciascun detenuto.
Anche per questo motivo sono stati tradotti a Rebibbia e non a Regina Coeli. Ma il loro isolamento in carcere potrebbe durare di più. I legali dei fratelli arrestati in seguito alla morte di Willy Monteiro Duarte a Colleferro, infatti, hanno chiesto che, date le circostanze della detenzione e dei fattori specifici che hanno caratterizzato l’evento dal punto di vista mediatico, l’isolamento sia prolungato.
I legali, infatti, si appellano al principio della giusta detenzione e hanno chiesto al giudice e ai vertici del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria di valutare il da farsi, soprattutto a causa delle ripercussioni che in carcere la vicenda potrebbe avere sugli altri detenuti. Il timore delle tre persone arrestate (c’è un quarto arrestato, Francesco Belleggia, che però si trova ai domiciliari) è che ci possano essere ritorsioni da parte di altri detenuti.
D’accordo anche il garante dei detenuti del Lazio Stefano Anastasa che ha dichiarato al Messaggero come sia necessaria, in virtù del clamore suscitato dal caso dell’omicidio di Willy a Colleferro, una valutazione su come far proseguire la detenzione che è stata confermata dal giudice.
Il garante ha tra le altre cose verificato che, fino a questo momento, il periodo trascorso in carcere dagli arrestati non ha avuto particolari ripercussioni sull’integrità dei tre.
(da agenzie)
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