Settembre 13th, 2020 Riccardo Fucile
UN DELIRIO OMOFOBO: “ERA INFETTA, VOLEVA DARLE UNA LEZIONE”
Una ragazza di 20 anni, Maria Paola Gaglione, ha perso la vita in via degli Etruschi ad Acerra
cadendo rovinosamente dal motorino mentre, insieme al suo compagno, percorreva la strada provinciale Cancello-Caivano.
Ma quello che in un primo momento era apparso come un gravissimo incidente stradale, con il passar delle ore si è trasformato in un’altra storia, delineandosi come il drammatico epilogo di una relazione osteggiata dalla famiglia per ragioni di genere.
Su disposizione della Procura di Nola, il fratello maggiore di Maria Paola, Michele, è agli arresti con l’accusa di omicidio preterintenzionale.
Secondo l’accusa avrebbe inseguito e speronato lo scooter della sorella provocandone la caduta rivelatasi fatale. È in ospedale, ferito ma non in gravi condizioni, il compagno di Maria Paola, un ragazzo trans, nato di sesso femminile che si percepisce uomo.
Tra i due il rapporto era molto forte, al punto che avevano deciso di convivere, trasferendosi da Caivano ad Acerra.
Ma il legame non sarebbe stato accettato dalla famiglia di Maria Paola e questo avrebbe determinato il gesto che ha portato all’arresto fratello della ragazza. Nella ricostruzione degli investigatori (indagano i carabinieri di Castello di Cisterna) Michele, in sella al suo ciclomotore, avrebbe inseguito la sorella e il compagno per diversi chilometri, colpendo il motorino fino a provocarne la caduta che ha causato la morte della ventenne.
Le indagini sono condotte dalla pm Patrizia Mucciaccito coordinata dal procuratore Laura Triassi. In un primo momento, i magistrati avevano ipotizzato l’accusa di “morte in conseguenza di un altro reato”, poi modificata in omicidio preterintenzionale.
Ora il provvedimento passa al vaglio del giudice che dovrà decidere sulla convalida alla presenza dell’avvocato difensore dell’indagato. L’udienza è fissata per domani.
Su Facebook, la madre del ragazzo trans ha pubblicato un post carico di rabbia dal quale si desume l’ipotesi che la coppia fosse stata già minacciata in passato.
Ma sono righe piene anche di amarezza, quando la donna ricorda che “i figli si accettano” e chiede che Paola adesso possa “riposare in pace”.
È sconvolta Daniela Lourdes Falanga, presidente di Antinoo Arci Gay Napoli, che sottolinea: “Non si può negare una vita per la felicità di due persone. Se la rabbia e il dolore di questa madre confermeranno i fatti, non si potranno abbassare sipari di omertà . Troppo spesso i compagni e le compagne delle persone trans diventano prede della transfobia, subendo offese e umiliazioni”. Il segretario dell’Arci Gay, Antonello Sannino, avverte: “Purtroppo non parliamo di casi isolati. Abbiamo notizia di altre situazioni di sofferenze in famiglia che rischiano di avere conseguenze molto gravi”.
(da agenzie)
argomento: criminalità | Commenta »
Settembre 12th, 2020 Riccardo Fucile
ASSIA, MAMMA DI 36 ANNI, E’ CANDIDATA NELLA LISTA CIVICA DI LORENZONI… LA POLIZIA POSTALE FACCIA IL SUO DOVERE E LI VADA A CERCARE A CASA
Ha ricevuto oltre mille fra minacce e insulti sui social da quando ha annunciato di voler correre nella lista civica “Il Veneto che vogliamo”, a sostegno del candidato Arturo Lorenzoni alla guida della Regione Veneto. Ma non ha intenzione di rinunciare alla politica Assia Belhadj, italo-algerina, 36 anni, mamma di bimbi nati a Belluno e con la cittadinanza italiana come il papà .
In due giorni la sua pagina Facebook è stata presa d’assalto dagli haters che commentano con violenza le parole della candidata al consiglio regionale alle elezioni del prossimo 20 e 21 settembre. Lei spiega che ha “studiato la filosofia e arabo classico. Diplomata in mediazione culturale” e che ha “lavorato per anni nella mediazione culturale per creare ponti tra mondi diversi e farli conoscere”.
Responsabile del progetto Aisha a Belluno per contrastare la violenza e la discriminazione contro le donne, Assia rivendica la sua scelta di “fare la politica dal primo giorno del mio arrivo in Italia, più di dieci anni fa”.
Dopo l’episodio denunciato ieri da Jacopo Giraldo, candidato a Vicenza a sostegno di Lorenzoni e aggredito con spray igienizzante dopo esser stato visto a parlare con una mamma straniera, anche Assia è preoccupata per il clima che si sta creando in Veneto. “Stanno continuando a insultare, al ritmo di cento messaggi ogni mezz’ora. Comincio ad avere paura. Aisha, l’associazione nella quale lavoro, ha dato mandato ad un legale di difendermi, ma io sono una mamma, sanno che sono di Belluno, ho paura più per la mia famiglia che per me”.
La giovane candidata continua a pensare che “la politica è vita” e che “è necessario impegnarsi perchè c’è ancora tanta strada da fare per arrivare a una società in cui le donne non vengono discriminate come sta succedendo a me. Certo, mi attaccano anche perchè sono musulmana e straniera. Non riescono ad accettare i nuovi cittadini e bisogna lavorare tanto sulla sensibilizzazione e sui progetti futuri per favorire il cambiamento interculturale. Una ricchezza e non un pericolo per la cultura italiana”.
Assia Belhadj continua la campagna elettorale, dalla sua pagina Facebook, mentre le arrivano anche tanti messaggi di solidarietà e di sostegno. Risponde agli haters con una canzone di Marco Mengoni: “Sento una doppia responsabilità oggi perchè sono il futuro dei miei figli è in questo Paese”.
Solidarietà arriva da Arturo Lorenzoni e anche dalla lista in cui Belhadj è candidata: “Ci vogliono generosità e coraggio oggi per una donna che da ‘nuova montanara’ come ci piace chiamarla, toglie tempo al suo lavoro e alla sua famiglia per mettersi in gioco in un progetto politico. Ci vuole coraggio per una donna musulmana e bellunese d’adozione che rivendica con orgoglio la sua cittadinanza italiana, a parlare nella società in cui viviamo, del suo impegno per promuovere progetti di integrazione o meglio, di interazione sociale, con la volontà di fare della sua e nostra provincia e regione un luogo più accogliente per tutti e tutte. Siamo orgogliosi di averti nella nostra squadra”.
(da agenzie)
argomento: criminalità | Commenta »
Settembre 12th, 2020 Riccardo Fucile
IL QUESTORE DI MATERA NON HA PAROLE: “E’ UNO SCHIFO”… UNA SOLA DEFINIZIONE: UOMINI DI MERDA
“Porto in Mercedes due bitch, mi slacciano la cinta, bitch”. Questo è il ritornello di Conto Cash, trap
lucano, cantano Red Michael e Medeus, in un video in cui contano banconote e fumano denaro.
Questo è l’inno della banda di Pisticci, gli animali che nella notte tra il 6 e il 7 settembre hanno drogato e abusato di due 15enni inglesi.
Ne hanno arrestati quattro. Si chiamano Michele Masiello, Alessandro Zuccaro, Giuseppe Gargano, Alberto Lopatriello. Ne prenderanno altri, probabilmente.
Il più grande ha 23 anni, il più giovane 19. Luigi Liguori, il questore di Matera che sta conducendo le indagini insieme con la sua squadra mobile, è uno sbirro che ne ha viste tantissime, dai mafiosi foggiani ai fratellini di Gravina, Francesco e Salvatore, non trova le parole. Scuote la testa: “È uno schifo”.
Chi sono questi quattro? “Balordi” dice il sindaco Viviana Verri. Ha 34 anni, è il primo sindaco donna della storia della città . Dalle sue parole si percepisce il disprezzo che sente, misto a un po’ di paura. Quelle ragazzine abusate, i ragazzi della sua città come diavoli. “È un episodio agghiacciante” dice. “Siamo arrabbiati ma abbiamo anche voglia di mostrare solidarietà alle vittime”. Sembrano parole di circostanza. Non lo sono.
A Melito di Porto Salvo, nella vicina Calabria, qualche anno fa, un branco stuprò e un pezzo importante della comunità scese in piazza per difenderli. Gli stupratori, non le vittime. A Pisticci giurano che non accadrà .
La reazione, a oggi, è quella dello sdegno e della rabbia. Raccontano che li conoscevano, “i ragazzini di Pisticci”.
Chi erano? La polizia ha guardato i precedenti e ha trovato poca roba, qualche segnalazione per stupefacenti e una denuncia per lesioni (Lopatriello). Risultano tutti disoccupati, con lavori saltuari ma, per citare gente del posto, “senza un mestiere”.
Le definizioni che si raccolgono sono più o meno queste: sbandati, drogati, violenti. Le loro pagine Instagram sono l’ormai solito campionario fatto di soldi esibiti, pistole (probabilmente finte), bottiglie di champagne con dito medio alzato incluso, vodka ghiacciata, e tutta quella retorica trap usurata.
Rispetto a Colleferro, ai fratelli Bianchi, non c’è quella ostentazione della violenza, dello scontro fisico. Nel branco di Pisticci c’era la legge dei soldi, delle macchine di lusso, “delle Mercedes con le bitch”, appunto, della droga, le catene d’oro, “l’atteggiarsi”, per citare le loro stesse parole.
Non a caso, quella sera, i quattro ragazzi arrestati sono arrivati in villa con due cantanti trap, uno dei quali di ottima famiglia, le cui canzoni (e non solo) accompagnavano le loro serate: si chiamano Red Michael e Medus, appunto. E cantano l’importanza del denaro e il disprezzo delle donne.
C’è qualcuna però che non ci sta, a questo racconto. È Katerina, la sorella di Michele. “Nel paese ci conosciamo tutti, persone buone e cattive – dice – . Io non voglio essere di parte: se qualcuno ha commesso qualcosa, deve pagare. Ma mio fratello e l’amico sono andati via proprio mentre agiva il solito gruppetto di parassiti del paese. Quindi possiamo immaginare come stavano e quello che hanno fatto. Per favore, non giudicate prima di conoscere la verità “.
Quando i poliziotti sono andati a prendere i quattro, non hanno visto nemmeno una lacrima. Due di loro hanno detto: “Che volete? Quelle ci stavano”.
In realtà hanno aggiunto altro, ma fa schifo anche soltanto ripeterlo.
(da “La Repubblica”)
argomento: criminalità | Commenta »
Settembre 12th, 2020 Riccardo Fucile
IL RIDER E’ UN UOMO PAKISTANO CHE SI GUADAGNAVA ONESTAMENTE DA VIVERE: QUASI 30 GIORNI DI PROGNOSI
Hanno ordinato delle pizze e, una volta giunto il fattorino, lo hanno picchiato e gli hanno rubato l’incasso della serata.
È successo in Borgo Roma, a Verona. Il gruppo di ragazzini è stato individuato successivamente dai poliziotti, grazie ad un’attività di indagine che ha impegnato gli agenti delle Volanti per l’intera nottata.
Indispensabile sono state le descrizioni raccolte nell’immediato dagli operatori intervenuti gli accertamenti effettuati sui cellulari sequestrati ai ragazzi di volta in volta identificati.
Come scrive L’Arena, il primo ad essere individuato — e l’unico, al momento, a finire in manette — è stato il giovane che, intorno alle 3 di notte, aveva contattato la pizzeria chiedendo di recapitare del cibo a parco San Giacomo. Una volta giunto sul posto, il rider ha chiamato il recapito telefonico del richiedente che si è avvicinato insieme ad una ragazza ed ha ritirato l’ordine.
La coppia di giovani, non ancora 18enni, ha poi fermato il motorino del corriere, impedendogli di ad andare via, ed è stata raggiunta da altri tre ragazzi che, da dietro, hanno afferrato il malcapitato, l’hanno trascinato a terra ed hanno iniziato a prenderlo con calci e pugni, intimandogli di consegnar loro il denaro.
L’aggressione si è conclusa con il furto del portafoglio — dunque dell’incasso dell’intera serata — e delle chiavi del motorino del titolare della pizzeria che, prima di essere trasportato all’Ospedale di Borgo Trento, è riuscito ad allertare la Polizia.
Le indagini sono state immediate e, come detto, hanno consentito di fermare prima il 17enne che aveva telefonato in pizzeria. Il giovane era ancora col cartone della pizza in mano quando è stato individuato.
Questa mattina il giudice del Tribunale dei Minori di Venezia ha convalidato l’arresto e disposto nei confronti del ragazzo la misura della permanenza in casa, in attesa del processo. I complici sono stati individuati il mattino dopo e denunciati per rapina aggravata.
Erano ancora in possesso del bottino — che subito dopo la rapina si erano ripartiti — e dei documenti della vittima, riconsegnati spontaneamente da uno degli aggressori.
Il rider, 44enne di origine pakistana, a seguito delle lesioni riportate, è stato dimesso dall’Ospedale di Borgo Trento con una prognosi di 26 giorni.
(da agenzie)
argomento: criminalità | Commenta »
Settembre 11th, 2020 Riccardo Fucile
LA TESTIMONIANZA DELLA RAGAZZA CHE HA VISTO IL RAGAZZO MORIRE TRA LE SUE BRACCIA
F., la ragazza che ha visto Willy Monteiro morire tra le sue braccia, racconta in un’intervista al
Messaggero cosa ha visto.
Ha fatto mettere a verbale che «Chi materialmente ha picchiato Willy è stato Gabriele Bianchi, che dapprima gli ha dato un calcio in pancia, quindi Willy si è accasciato a terra dopodichè si è rialzato ed è stato nuovamente colpito da Gabriele. A questo punto Willy rovinava a terra e perdeva sangue dalla bocca. Dopo circa cinque minuti i tre sono saliti in macchina e sono scappati, un quarto con il braccio ingessato ha partecipato anche lui alla rissa quindi sono saliti in auto tutti e quattro, alla guida vi era una quinta persona che non ha partecipato alla rissa ed è rimasto in macchina. A questo punto abbiamo prestato soccorso alla vittima e atteso l’arrivo dell’ambulanza».
E spiega al quotidiano:
«Gabriele Bianchi ha sferrato a Willy un calcione all’addome che l’ha fatto cadere a terra e non lo ha fatto più respirare, poi tutti, lui, il fratello più piccolo Marco, Mario Pincarelli e Francesco Belleggia, l’hanno colpito ancora. Senza pietà . Willy è morto tra le mie braccia, non ha avuto nemmeno il tempo di rendersene conto.Sono tutti colpevoli
Quanti colpi ha ricevuto Willy?
«Tanti, calci e pugni. Quando è caduto a terra lo hanno colpito tutti».
Anche il ragazzo col braccio ingessato?
«Sì anche Belleggia».
E secondo lei c’è stato un colpo letale?
«Sì, il primo calcio all’addome, dato a freddo da Gabriele. Willy è rimasto senza fiato, l’ho sentito tirare due respiri e poi emettere come un rantolo.È finito a terra e quelli gli sono andati sopra. È durato tutto pochissimo».
Ha provato a soccorrerlo?
«L’ho visto morire praticamente tra le mie braccia, ho fatto largo a una donna che ha provato a fargli il massaggio cardiaco ma ormai era inutile».
L’autopsia eseguita all’istituto di medicina legale di Tor Vergata ha confermato che Willy Monteiro è morto dopo il pestaggio e sembra confermare il racconto dai tanti testimoni che avrebbero assistito alla rissa, nei pressi del pub “Due di picche”.
Lesioni al torace, al collo, all’addome, con conseguente shock. Traumi multipli e arresto cardiaco
(da “NextQuotidiano”)
argomento: criminalità | Commenta »
Settembre 10th, 2020 Riccardo Fucile
LA ESILARANTE DIFESA DEI FRATELLI BIANCHI, TRA TESTIMONI “AMICI” E ALIBI IMPLAUSIBILI… MA NON SANNO INDICARE I NOMI DELLE PRESUNTE RAGAZZE “CIMITERIALI”
Prima di intervenire nella rissa, i “gemelli” Bianchi stavano “consumando un rapporto sessuale vicino al
cimitero” con un amico e tre ragazze.
In quel frangente, avrebbero ricevuto una telefonata per accorrere “in soccorso” di Michele C. nel luogo dove poi avrebbe trovato la morte Willy Monteiro Duarte.
A spiegarlo al gip Giuseppe Boccarato è stato Marco Bianchi, uno dei due fratelli accusati dell’omicidio del 21enne di Paliano, avvenuto la notte fra sabato 5 e domenica 6 settembre a Colleferro, in provincia di Roma. Una versione confermata anche da Gabriele Bianchi. Entrambi i presunti assassini, tuttavia, non hanno saputo indicare il nome delle ragazze con le quali si stavano accompagnando.
A quanto rappresentato, i fratelli avrebbero lasciato le tre giovani e l’amico e si sarebbero precipitati sul luogo del rissa.
“Giunti sul posto con l’auto condotta dallo stesso Marco Bianchi — a quanto si legge nel riassunto della deposizione — non appena sceso dal veicolo si era limitato a spingere Willy Monteiro Duarte, coinvolto nella discussione alla quale nel frattempo avevano preso parte numerose persone, e si era allontanato dai luoghi dopo essersi accertato che la parte offesasi era nel frattempo rialzata”. Marco Bianchi “negava di aver colpito la vittima con calcio o pugni e, allo stesso modo, precisava che nè il fratello, nè gli altri indagati avevano usato violenza nei confronti di quanti coinvolti nella discussione”
La versione di Gabriele coincide con quella del fratello, dal rapporto sessuale al cimitero fino all’intervento in piazza: “Una volta giunto a Colleferro e non appena sceso dal veicolo, (Gabriele, ndr) si era limitato a spingere un amico di Willy, che si trovava a fianco dello stesso e che temeva potesse colpire il fratello, ed aveva in effetti notato in seguito la vittima cadere in terra, senza tuttavia saper precisare se per un colpo o per una semplice spinta”. E poi: “Subito dopo aver spinto l’amico di Willy, era indietreggiato e non aveva più preso parte alla discussione in corso” e, soprattutto “erano subentrati nella sua posizione a fronteggiare la vittima e gli amici della stessa, i due coindagati Pincarelli e Belleggia, dunque impegnati nella discussione proprio quando Willy cadeva a terra, prima in ginocchio e poi riverso sul marciapiede”.
(da agenzie)
argomento: criminalità | Commenta »
Settembre 10th, 2020 Riccardo Fucile
LA DISSIDENTE: “HANNO TENTATO DI PORTARMI IN UCRAINA CON UN SACCO IN TESTA”… QUESTI SONO I METODI SOVRANISTI DEGLI AMICI DI PUTIN
La dissidente bielorussa Maria Kolesnikova denuncia che gli agenti del Kgb che hanno tentato di
portarla in Ucraina contro la sua volontà le avevano messo un sacco in testa e minacciavano di ucciderla.
«Dicevano che se mi fossi rifiutata di lasciare volontariamente la Bielorussia, sarei stata comunque portata fuori dal Paese: viva o a pezzi», racconta dicendo di aver strappato il passaporto per non essere portata all’estero.
«Ho preso queste minacce in modo serio», spiega Kolesnikova in una dichiarazione al Comitato Investigativo bielorusso ripresa dall’agenzia di stampa Interfax. «Nello specifico – racconta la dissidente – Minacciavano anche di farmi condannare a 25 anni di reclusione, di crearmi problemi nel centro detentivo e in prigione. Ho preso anche queste minacce in modo serio».
L’oppositrice, che lunedì era stata sequestrata in pieno giorno da uomini in abiti civili neri che l’avevano costretta a salire su un pulmino, racconta che dopo che si è rifiutata di lasciare il Paese è stata chiusa in una cella e tenuta lì per un’ora. «Quando sono stata detenuta illegalmente nel centro di reclusione del Kgb – sottolinea Kolesnikova – ho sfruttato ogni occasione per dire ai funzionari che passavano dalla mia cella che ero stata rapita e per chiedere loro di informare il mio avvocato e mio padre di dove mi trovassi».
Secondo il presidente bielorusso Aleksandr Lukashenko, Kolesnikova era stata arrestata per aver tentato di uscire dal Paese illegalmente. Ora è in carcere con l’accusa di incitamento all’usurpazione del potere.
(da “La Stampa”)
argomento: criminalità | Commenta »
Settembre 10th, 2020 Riccardo Fucile
LA GIOVANE CHE HA STRATTONATO SALVINI E’ INCENSURATA, ECCO COSA STANNO FACENDO GIRARE I SOVRANISTI SUI SOCIAL
Vittima di razzismo nel 2019 e incensurata, dopo l’aggressione a Salvini gli utenti la trasformano in
una delinquente pluri condannata
Il 9 settembre 2020 Matteo Salvini, leader della Lega, è stato strattonato a Pontassieve (Firenze) da una donna originaria del Congo maledicendolo e strappandogli di dosso il rosario. La donna, secondo quanto riportato dal Corriere, sarebbe impegnata nel servizio civile per il Comune di Pontassieve, ma su di lei stanno circolando alcuni post social che non trovano riscontro.
Su Instagram, così come su diversi post Facebook, circola un testo in cui viene accusata di essere stata condannata per spaccio, favoreggiamento all’immigrazione clandestina e sfruttamento della prostituzione.
Tre accuse gravi che, come ho detto in precedenza, non si trova alcun riscontro. Nessuna testata giornalistica riporta un’informazione del genere che, se fosse vera, sarebbe stata cavalcata come minimo dalla persona aggredita: Matteo Salvini.
Come riporta La Nazione, la donna risulta essere incensurata:
La 30enne, che non ha precedenti penali, rischia una denuncia per violenza privata e resistenza a pubblico ufficiale: accertamenti in tal senso sono in corso da parte della Digos. La donna avrebbe agito da sola e non aveva preso parte alla manifestazione che questa mattina si è tenuta a Pontassieve contro la presenza di Salvini.
A tracciare un profilo della donna è stato anche Il Corriere Fiorentino:
La giovane che ha aggredito il leader della Lega, A.F.B, strappandogli camicia e rosario, è originaria del Congo, dove è nata 30 anni fa. Attualmente è impegnata nel servizio civile per il Comune di Pontassieve, nel progetto «La scuola, l’ambiente e la comunicazione istituzionale». La ragazza è una giovane ben inserita, laureata e incensurata, che partecipa spesso alle iniziative del comitato Bianco e Nero che si occupa di progetti di solidarietà verso l’Africa. Lei stessa, in passato, si è impegnata in progetti come quello per la creazione di una scuola di cucito per ragazze madri a Kinshasa. È un volto noto in paese, ha anche lavorato come cameriera in una piccola enoteca del centro storico di Pontassieve.
Effettuando un’ulteriore ricerca, in un articolo di Firenze Today del 2019 si parla di una ragazza congolese di 29 anni che venne attaccata in stazione da un’altra donna con riferimenti razzisti:
Appena scesa dal treno alla stazione di Pontassieve, una studentessa di origini congolesi che frequenta l’università di Firenze, è stata avvicinata da una persona che le ha sputato addosso ed ha iniziato ad inviarle contro: “Vattene, sei nera”.
Secondo quanto riportano i due quotidiani, ad aggredire la studentessa, 29enne residente a Firenze da vari anni, è stata una donna.
La conferma che si parli della stessa persona arriva dall’intervento di Monica Marini, sindaco di Pontassieve:
«La conosciamo — spiega Marini — svolge oramai da qualche mese il servizio civile in Comune insieme ad altri ragazzi, è stata selezionata col bando della leva civile nazionale. In passato lei è stata oggetto di pesanti discriminazioni: una persona gli ha sputato addosso ingiuriandola perchè di colore, chiamandola scimmia, offendendola pesantemente. Questo può avere influito sul suo stato d’animo di oggi, era visibilmente confusa dopo l’episodio, sembrava non si rendesse conto.”
Ecco il post Instagram, che mi hanno segnalato per la verifica, dove leggiamo il testo che circola online:
“Favoreggiamento dell’immigrazione illegale e sfruttamento della prostituzione. Assunta come mediatrice culturale nel comune di Pontassieve (dopo aver collaborato con la Kyenge). Solo in Italia può capitare.”
Cercando su Facebook troviamo altre versioni del testo, come la seguente (post delle ore 20:38) dove invece di parlare dell’ex parlamentare europea Kyenge si parla di Don Benzi:
“Dice di chiamarsi Fatima (30 anni). Condannata per spaccio, favoreggiamento dell’immigrazione illegale e sfuttamento della prostituzione (poi ha conosciuto Don Benzi). Assunta come mediatrice culturale nel comune di Pontassieve. Solo in Italia può capitare .. ”
Ecco un’altra versione, pubblicata dall’utente Paola nel gruppo Facebook «Dalla vostra parte», dove viene definita «clandestina»:
LA CLANDESTINA CHE HA AGGREDITO SALVINI È UNA PLURIPREGIUDICATA CONDANNATA PER SPACCIO DI DROGA, SFRUTTAMENTO DELLA PROSTITUZIONE, ED È STATA FATTA ASSUMERE AL COMUNE DALLA SINISTRA!! #CLANDESTINIASSUNTI E ITALIANI ALLA FAME!! #PARASSITI
Paola aveva condiviso a sua volta un altro post, ma risulta non disponibile. Troviamo, a tal proposito, uno screenshot in cui è visibile: si tratta del post della pagina Facebook di Nicola Costanzo, attualmente irraggiungibile.
In diversi post, invece, viene associato il volto di una donna che però non risulta essere lei (la spiegazione nell’ultimo capitolo di questo articolo):
Tra i post più vecchi riscontrati su Facebook trovo quello della signora Roberta delle ore 16:49, ma che nel finale riporta il nome della presunta autrice: una tal Luciana Sasso.
LA POVERA RAGAZZA CONGOLESE… CHE TANTO S’OFFRE… (non è un’errore di ortografia) Condannata per spaccio, favoreggiamento dell’immigrazione illegale e sfuttamento della prostituzione. Assunta come mediatrice culturale nel comune di Pontassieve (dopo aver collaborato con la Kyenge). Solo in Italia può capitare…Luciana Sasso
La foto falsa
Tra i post Facebook circola anche una foto attribuita alla donna. Ecco un esempio:
Assunta come mediatrice culturale nel comune di Pontassieve (dopo aver collaborato con la Kyenge)!!…… questo e’ il volto dell’odio che i penta-pd-oti e tutte le sinistre della nostra politica stanno scatenando contro Salvini!!…. ma attenti maledetti cani randagi se il Capitano si fa male ….. molti di voi non staranno meglio!!…
Ecco un altro post, con un più esplicito «Ecco l’aggressore», dell’utente Raffaele che non si risparmia: «:cco la luri*aputr*da risorsa sinistra che ha assalito Salvini».
Tra i post più vecchi troviamo quello delle 17:34 di Maria dove scrive «Questa è la gentile ed elegante ventenne che ha aggredito Salvini. Ecco il volto della sinistra….».
La stessa foto venne usata in passato per parlare di una donna nigeriana, ma in realtà si tratta della protagonista di uno spot americano della Pepsi datato 2011:
Chissà cosa potrebbe pensare oggi l’attrice dello spot americano ritrovandosi accusata di essere lei la persona che ha strattonato Matteo Salvini.
(da “Open”)
argomento: criminalità | Commenta »
Settembre 9th, 2020 Riccardo Fucile
ALBERGHI DI LUSSO A POSITANO, ALTRI IN UMBRIA, IN BARCA A PALMAROLA… E TANTI PRECEDENTI PER RISSE, LESIONI E SPACCIO
Potrebbero esserci indagini patrimoniali sui fratelli Marco e Gabriele Bianchi, tra gli arrestati per l’omicidio di Willy Monteiro Duarte, il ragazzo picchiato a morte a Colleferro. Lo riferiscono fonti investigative.
Secondo quanto si apprende, non si esclude che possano esserci accertamenti per stabilire se il tenore di vita dei due fratelli sia in linea con la loro situazione ufficiale di nullatenenti.
I due ragazzi hanno precendenti di polizia alle spalle, a vario titolo, per spaccio e lesioni. Sui loro profili social compaiono foto che li ritraggono in alberghi di lusso a Positano, in campagna in Umbria, in barca a Palmarola e spesso griffati
Si legge sul Messaggero:
Di cosa vivevamo i due fratelli? Il primo, Marco, da qualche mese aveva aperto un piccolo negozio di frutta verdura a Cori, comune della provincia di Latina. Non un grande locale su cui tra l’altro il sindaco della cittadina ha già avviato le pratiche per il ritiro della licenza.
Ci lavorava anche Gabriele ma poteva bastare ad entrambi per spassarsela in giro per locali e posti noti di villeggiatura? La famiglia Bianchi abita in una frazione di Artena, il padre ha un’impresa di pozzi artesiani, gli altri figli (in tutto sono quattro) hanno delle attività commerciali: un’enoteca a Lariano e un negozio di alimentari.
Sui social dei fratelli figurano scatti da vacanze a Positano. Tra abiti firmati, accessori alla moda, orologi ai polsi e moto veloci. Eppure risultano nullatenenti.
I due fratelli hanno accumulato negli ultimi tre anni un discreto numero di denunce. Comprese alcune per spaccio di stupefacenti.
Marco, il più piccolo dei due, ha alle spalle almeno due denunce per rissa, altrettante per lesioni personali e spaccio, oltre a una serie di contravvenzioni amministrative. Gabriele non è da meno. In passato è stato accusato di minaccia, lesioni, porto di oggetti atti a offendere e stupefacenti. Qualcosa in più dell’hashish.
(da agenzie)
argomento: criminalità | Commenta »