Settembre 9th, 2020 Riccardo Fucile
“MIO GENERO E’ INDIFENDIBILE: NON SI STA IN GIRO DI NOTTE QUANDO UNO E’ SPOSATO E HA UNA MOGLIE INCINTA DI SEI MESI”
“Io ho una colpa, quella di non essere riuscito a far capire che forse prima di fare un figlio con una
persona serve un percorso, e che forse era necessario vivere insieme un po’ di più, perchè solo la quotidianità e il confronto ti mettono nelle condizioni di fare queste valutazioni”.
Al telefono Salvatore Ladaga, coordinatore di Forza Italia a Velletri e suocero di Gabriele Bianchi, uno degli arrestati per l’omicidio di Willy Monteiro, parla del rapporto tra Gabriele e sua figlia 28enne Silvia.
Per Salvatore Ladaga Gabriele Bianchi è indifendibile. “Lui per me non doveva proprio stare in giro a quell’ora perchè è sposato e ha una moglie incinta di sei mesi. Ora bisogna piangere Willy che non c’è più, io ho anche il dovere di pensare a mia figlia che non sta bene e mio nipote che è un’altra vittima e quando sarà più grande dovrò spiegare chi era il padre, se era un attaccabrighe o se c’è qualcosa di più grave. Questo è il mio tormento”.
Bianchi è stato arrestato subito dopo l’omicidio di Willy. Secondo quanto raccontato da diversi testimoni, lui e suo fratello Marco sarebbero arrivati in piazza Oberdan a bordo di un Suv. Dopodichè sarebbero scesi e avrebbero iniziato a picchiare chiunque gli capitasse a tiro. Willy si era avvicinato per tirare via un suo amico finito a terra: ed è a quel punto che è cominciato il pestaggio che ha portato alla sua morte. Venti secondi di violenza cieca che non hanno lasciato scampo al 21enne.
Salvatore Ladaga racconta di conoscere poco Gabriele perchè il rapporto con Silvia è abbastanza recente. Il suocero nei mesi scorsi aveva aiutato Gabriele ad aprire la frutteria a Cori e ha cercato di aiutarlo a trovare altri lavori.
Un ragazzo Gabriele Bianchi, che sembrerebbe sempre pronto ad accorrere nel caso in cui ci fosse bisogno di menare le mani.
Salvatore Ladaga ha spiegato che in diversi casi aveva cercato di capire chi fosse Gabriele. All’inizio era preoccupato per i tatuaggi: “È un po’ pacchiano”, aveva sentenziato la prima volta che lo aveva visto. “Ma mia figlia era innamorata”.
Poi i pensieri si sono spostati sui recenti episodi di violenza e rissa che hanno visto il coinvolgimento di Gabriele Bianchi. Il 26enne, infatti, era molto conosciuto nelle zone di Colleferro e Artena per diverse risse che avrebbe scatenato.
Numerosi ragazzi, intervistati anche da Fanpage.it, hanno denunciato di essere stati picchiati da Bianchi. I motivi erano sempre tra i più futili: uno sguardo di troppo, un commento non gradito su Facebook.
“Ho chiesto spiegazioni su questi episodi che mi raccontavano, che sentivo in giro, ma mia figlia era innamorata”, conclude Ladaga. Per alcuni, Gabriele e Marco Bianchi facevano recupero crediti per conto di alcuni spacciatori della zona.
(da “Fanpage”)
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Settembre 9th, 2020 Riccardo Fucile
LA KOLESNIKOVA IN UNA CELLA A MINSK, ARRESTATO ANCHE ZNAK, LA NOBEL ALEKSIEVIC DENUNCIA UNA INTRUSIONE IN CASA: SONO I METODI DEGLI AMICI DI PUTIN
Come alfieri sulla scacchiera, si muovono da una parte all’altra della mappa dell’Europa che confina con Minsk, le oppositrici del presidente.
Varsavia fa da ombrello per quanti vengono perseguitati dal suo Kgb e nella capitale polacca si sono riunite oggi la leader in esilio Svetlana Tikhanovskaya, la sua alleata Veronica Tsepkalo, la dissidente la Olga Kovalkova.
Sono la nuova troika in esilio, mentre a Minsk c’è l’ultima, nuova icona delle proteste nel silenzio di un’altra cella piena: Maria Kolesnikova.
Le teste di cuoio che continuano ad arrestare i dissidenti non hanno volto nè mostrine. Sono “maschere”: questa è stata l’unica parola che Maksim Znak è riuscito a scrivere prima essere arrestato, come riporta il canale Tyt.by.
L’avvocato 39enne è stato portato via dagli uomini in passamontagna mentre stava salendo le scale per tenere una conferenza online a cui non è mai arrivato in tempo nel 32esimo giorno di proteste consecutive nel Paese.
Su di lui pende la stessa accusa che porta ora sulle spalle Maria, l’oppositrice che si è coraggiosamente rifiutata di lasciare il Paese quando gli uomini del Kgb hanno tentato di espellerla al confine ucraino: entrambi sono accusati di “tentativo di colpo di Stato”, rischiano fino a 5 anni di prigione secondo l’articolo 361-3 della Costituzione bielorussa.
“Ridateci Masha!”: l’urlo delle donne di Minsk scese per strada in solidarietà della dissidente che chiamano con il diminutivo è stato subito spento dagli Omon, polizia anti-sommossa.
Il Comitato di Coordinamento bielorusso per la transizione dei poteri ora è quasi kaput: in libertà rimane solo la scrittrice Svetlana Alekseevic.
Lukashenko ha dichiarato che non parlerà con chi è per strada, ma “c’è il popolo per strada” ha detto la scrittrice sulla soglia di casa sua, circondata da un cordone di sicurezza insolito ma potente: quello dei diplomatici svedesi.
È l’ultima del gruppo di sette a non essere all’estero o in prigione. Mentre Stoccolma veglia sul premio Nobel, la scrittrice ribadisce che lo scopo del Comitato di Coordinamento era “aprire un dialogo nella società , non dividere la nazione. Oggi hanno preso l’ultimo membro, Maksim Znak. I migliori di noi vengono rapiti” ha detto alla tv svedese.
A differenza degli altri avversari del presidente, la Alekseevic ha fatto appello non ad ovest, ma ad est, rivolgendosi all’intellighenzia russa e chiedendo che si faccia avanti contro l’ingiustizia commessa a Minsk.
Non si sa se il presidente Lukashenko rispetterà i suoi impegni del prossimo 14 settembre, quando è programmata la sua prossima visita a Mosca.
“Ho parlato con il mio vecchio amico, il mio fratello maggiore, come lo chiamo io: Vladimir Putin – aveva detto ieri Aleksandr Lukashenko – Gli ho detto: state in allerta, anche da voi succederà presto. Se la Bielorussia oggi cade, domani lo farà la Russia”. Seduto tra due bandiere nazionali verdi e rosse, mentre fuori dal suo palazzo sventolano quelle bianche dell’opposizione, il presidente ha parlato a lungo con i giornalisti di Rt, Russia Today, la tv megafono al Cremlino.
Prima pacato, poi nervoso, infine minaccioso: non ha nominato i suoi avversari, ma ha menzionato i suoi due ultimi nemici. Prima un social network vietato alla Federazione russa e poi un Paese che non gli è certo alleato, diventato la piattaforma di incontro di tutta l’opposizione che lo vuole allontanare dalla poltrona che occupa dal 1994: la Polonia.
“Ho chiesto a Putin: come ci si oppone a Telegram? Non si può. Non possono farlo nemmeno gli americani, che l’hanno inventato. Anche se stacchi Internet, i canali Telegram continuano a lavorare dalla Polonia. Quello che accade è molto tragico, ma io non mollerò” ha detto il presidente che forse non sa che Telegram è stato inventato dai fratelli russi Durov, già creatori del social più usato dagli slavi, Vkontakte, fuggiti poi dalla patria quando Mosca ha chiesto loro di cedere i dati delle conversazioni criptate.
(da “Huffingtonpost”)
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Settembre 8th, 2020 Riccardo Fucile
SUI SOCIAL DEGLI ARRESTATI POST XENOFOBI
“Cosa hanno fatto? Non hanno fatto niente. Hanno solo ucciso un extracomunitario”. Era l’alba di domenica scorsa ed erano appena iniziati gli interrogatori dei quattro giovani di Artena accusati di aver ucciso a calci e pugni, poche ore prima, il 21enne Willy Monteiro Duarte quando uno dei loro genitori avrebbe risposto così al padre di uno degli amici della vittima che davanti alla caserma dell’Arma di Colleferro chiedeva fosse fatta giustizia.
Parole agghiaccianti ascoltate bene da quanti erano presenti in piazza Italia e riferite ai carabinieri.
Ma non è questo l’unico elemento che sta portando gli inquirenti ad approfondire l’ipotesi dell’aggravante razziale nel pestaggio fatale per il giovane allievo cuoco di Paliano.
Il 21enne sarebbe stato aggredito soltanto per essersi trovato nel posto sbagliato al momento sbagliato, per aver provato a difendere dalla banda un suo compagno di scuola di Colleferro, ma il dubbio che i picchiatori abbiano poi infierito su di lui per il colore della pelle tra gli investigatori è forte.
Ne sono convinti amici e conoscenti di Willy. E lo pensano quanti conoscono bene quelle realtà periferiche, al confine tra le province di Roma, Frosinone e Latina.
“Colleferro non è e non è mai stata razzista”, giura il sindaco Pierluigi Sanna. “Willy e la sua famiglia qui a Paliano non hanno mai avuto problemi, mai una parola fuori posto”, gli fa eco il primo cittadino palianese Domenico Alfieri.
Ma ad Artena è diverso. In tanti, a partire da quelli che come gli arrestati sono stati spesso coinvolti in episodi di violenza e nello spaccio di droga, fiorente nel centro romano, hanno simpatie per la destra estrema e manifestano sentimenti xenofobi. Una minoranza sicuramente, ma pericolosa.
Ed ecco che proprio per quanto riguarda i fratelli Bianchi, gli appassionati di arti marziali, quelli che venivano chiamati quando la banda era in difficoltà e c’era da alzare le mani, che avevano seminato il terrore a Velletri e da qualche tempo avevano iniziato a fare capolino a Colleferro, spuntano fuori altri particolari sul fronte della xenofobia.
Sono passati circa nove anni da quando Gabriele Bianchi, uno degli arrestati, commentando sui soliti social network un fatto di cronaca definiva il protagonista di quella vicenda “lurido egiziano de m…”.
E non era stato da meno un altro fratello non coinvolto nella morte di Willy e impegnato nella gestione di un bistrot in paese, che definiva lo stesso “egiziano de m…” e “negraccio de m…”. Qualcuno ha recuperato quei vecchi commenti, ne ha fatto uno screenshot e li ha postati sui social.
La banda ha infierito dunque su Willy anzichè sugli altri ragazzi presenti quella notte nel parchetto di Colleferro per il colore della sua pelle oltre che per il suo tentativo di fare da paciere? Gli investigatori stanno cercando di scoprirlo.
E intanto tra le migliaia di persone sconvolte per una simile violenza e che chiedono venga fatta giustizia, c’è pure chi proprio per ragioni razziste definisce eroi i fratelli Bianchi.
La piazza in cui vengono fatte simili discussioni è sempre quella virtuale. Ed ecco che oggi, postando la foto dei due picchiatori con muscoli e tatuaggi in bella vista, un utente scrive: “Come godo che avete tolto di mezzo quello scimpanzè. Siete degli eroi ragà “. E un altro utente di Latina gli fa eco: “Come godo che avete tolto di mezzo quello scimpanzè. Siete degli eroi”. Post che incitano all’odio razziale su cui sta già indagando la polizia postale di Latina.
(da agenzie)
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Agosto 31st, 2020 Riccardo Fucile
ERA DIVENTATO IL SIMBOLO DELLA REPRESSIONE DELLE PROTESTE A MOSCA DELLA SCORSA ESTATE… ERA STATO ESCLUSO DA UN MASTER PER “ORDINI DALL’ALTO”
Il popolare blogger e attivista ventiduenne Egor Zhukov, diventato il simbolo della
repressione delle proteste moscovite dell’anno scorso, ieri sera è stato colpito alla testa e spinto a terra da due uomini che gli hanno teso un agguato di fronte casa prima di fuggire su uno scooter.
Il suo team ha pubblicato su Telegram e su Instagram le foto del suo volto insanguinato, l’occhio gonfio e le labbra lacerate. “Nonostante le numerose ferite, Egor resta calmo e scherza sull’accaduto”, ha commentato il suo portavoce Stas Toporkov. “La diagnosi provvisoria è commozione cerebrale e trauma cranico”.
Popolare blogger e attivista, Zhukov era stato arrestato nell’agosto 2019 per aver partecipato alle proteste contro l’esclusione di candidati indipendenti dalle elezioni della Duma (Parlamento) di Mosca. Era stato sottoposto agli arresti domiciliari e accusato di aver organizzato di “disordini di massa”.
Il caso aveva fatto molto scalpore e gli studenti della Scuola superiore di economia di Mosca, dove studiava Zhukov, e tutta la società civile si erano mobilitati per la sua liberazione.
Era stato infine incriminato per incitazione all’estremismo in merito a quattro video pubblicati nel 2017 che contenevano immagini di manifestazioni antigovernative. E lo scorso dicembre era stato condannato a tre anni con sospensione condizionale della pena, una sentenza vista come una vittoria nella Russia odierna.
Il tribunale di Mosca gli aveva anche ordinato di chiudere per due anni il suo canale YouTube (dove aveva intervistato anche Aleksej Navalnyj, attualmente ricoverato in coma a Berlino per sospetto avvelenamento).
Oggi lavora per la radio Eco di Mosca. Ieri mattina aveva annunciato di essere stato escluso da un master presso la Scuola superiore di economia e che un amministratore dell’ateneo gli aveva spiegato che erano arrivati “ordini dall’alto”. In serata l’agguato. Già lo scorso 27 luglio due uomini avevano cercato di aggredirlo nei pressi della sua casa.
(da agenzie)
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Agosto 31st, 2020 Riccardo Fucile
L’INVETTIVA CONTRO LA FOGNA NEGAZIONISTA: “COME SI PUO’ NON PENSARE AL BENE COMUNE E ALLA SOFFERENZA DI TANTI?”
Il suo corpo stanco lo abbiamo visto su decine di manifesti in tutta Italia durante la fase più
dura dell’emergenza Coronavirus.
Elena Pagliarini, infermiera di Cremona, ricorda bene le fatiche di marzo e aprile nella lotta al Covid-19. Oggi, mentre il fronte dei negazionisti del virus trova sempre più seguito, non trattiene la frustrazione: «Vorrei che provassero quello che ho provato io in questi lunghi mesi, molto, molto reali».
«Non posso credere che ci siano persone che banalizzano così tanto un problema così reale, negando i giorni e le notti di grande lavoro e sofferenza nostra e dei malati», ha detto a La Stampa.
Sono 41 i colleghi che hanno perso la vita a causa del Covid-19 in Italia. L’ultimo se ne è andato pochi giorni fa. Sempre in Lombardia, stavolta a Como. «Come si può pensare di negare l’esistenza del Covid-19, di non mettere la mascherina, di non pensare al bene comune dopo tutti questi mesi così duri?».
Oggi, 30 agosto, Pagliarini verrà premiata con il riconoscimento Carla Fendi sul palco del Festival dei due Mondi, in quanto simbolo del lavoro degli infermieri in questi mesi di pandemia.
«Noi infermieri — ha detto — portiamo i segni di questa lotta sul nostro corpo e anche nella nostra mente. Molti colleghi hanno avuto problemi psicologici. Io stessa mi sono ammalata: sono sia un testimone di lotta, che un testimone di malattia».
Nell’ultima settimana di rialzo dei nuovi contagi, Pagliarini ha spiegato che «tanti colleghi sono stati richiamati dalle ferie per rientrare in servizio, a ulteriore testimonianza di come anche oggi non possiamo e non dobbiamo abbassare la guardia».
(da agenzie)
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Agosto 29th, 2020 Riccardo Fucile
EMILIO BORRELLI DA TEMPO SI BATTE CONTRO I TAGLIEGGIATORI DEI PARCHEGGI: HA RIPORTATO LA FRATTURA DEL SETTO NASALE, SDEGNO IN CITTA’
Un attacco in piena regola, con schiaffi e pugni. Alla fine, il consigliere regionale cade a
terra, chiedendo disperatamente di chiamare la polizia. Ha il setto nasale rotto. È stato aggredito questa mattina Francesco Emilio Borrelli, rappresentante dei Verdi a Palazzo Santa Lucia (e candidato anche per questa tornata elettorale).
Il consigliere, da anni impegnato nella lotta ai parcheggiatori abusivi, è stato picchiato da due donne e due uomini fuori l’ospedale San Giovanni Bosco. Era lì proprio per documentarne l’allontamento, con una diretta Facebook.
Dopo 15 minuti, il pestaggio. Gli aggressori, trattenuti a stento dalle guardie giurate, si sono scagliati anche contro l’autore del video, che ha ripreso la scena dal suo telefonino. Borrelli si è poi recato al pronto soccorso, dove gli è stata diagnisitcata la rottura del setto nasale
Poco più tardi, tre persone sono state fermate dalla polizia. Sono state identificate dagli agenti dell’Ufficio Prevenzione Generale e trasferite in Questura. La loro posizione è al vaglio degli investigatori.
Immediata la solidarietà della città . Il sindaco de Magistris in una nota “esprime a nome dell’amministrazione comunale piena solidarietà e vicinanza al consigliere regionale Francesco Borrelli per l’inaudita, violenta aggressione di cui è stato vittima”.
Interviene anche Angelo Bonelli, coordinatore nazionale dei Verdi: “L’azione dei Verdi e in particolare di Borrelli in questi anni è stata quella fare una battaglia per la legalità a Napoli e proprio stamattina mentre documentava l’azione svolta di ripristino della legalità davanti al plesso ospedaliero, è stato rincorso da una macchina da cui è sceso un balordo che l’ha preso a pugni e buttato a terra. Ho chiesto al Ministro degli Interni Lamorgese di garantire l’incolumità dello stesso consigliere regionale Borrelli. Il ministro mi ha assicurato telefonicamente che prenderà provvedimenti e che ha già attivato il Prefetto di Napoli”.
“Il consigliere regionale Francesco Borrelli, è stato brutalmente aggredito al San Giovanni Bosco di Napoli. Una violenza senza precedenti che hanno costretto l’esponente di Europa Verde a ricorrere alle cure del pronto soccorso. Un atto indegno che sporca l’immagine di una città che non si riconosce in un simile vergognoso episodio”, così in una nota Rinaldo Sidoli, portavoce di Alleanza Popolare Ecologista. “Esprimiamo solidarietà e vicinanza a Borrelli. È arrivato il momento – spiega- che si apra una vera battaglia per il rispetto della legalità . Questi atti indegni danneggiano l’immagine del capoluogo partenopeo. La lotta all’abusivismo deve diventare una battaglia comune. Non devono esistere zone franche per ogni tipo di criminalità ”.
“Siamo certi che questo gesto infame non scalfirà minimamente il quotidiano impegno di Borrelli a promuovere politiche per la legalità e per il decoro del territorio. Purtroppo oggi si è superato il segno. Auspichiamo che venga fatta luce sull’accaduto e che siano individuati i responsabili dell’azione violenta”, ha concluso Sidoli.
(da agenzie)
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Agosto 29th, 2020 Riccardo Fucile
DIFFONDEVA FAKE NEWS SUI SOCIAL E INCITAVA ALLA VIOLENZA CONTRO MEDICI E GIORNALISTI… SOLO IN ITALIA LI INVITANO PURE IN TV A SPARARE CAZZATE
Anche lì ci sono stati tanti morti e c’è chi si è abbastanza rotto dei negazionisti: la polizia spagnola ha annunciato oggi di aver arrestato un uomo che ha affermato che la pandemia di Covid-19 era una bugia inventata e ha incitato sui social media ad attaccare politici e istituzioni denunciando “la pagliacciata del Covid”.
L’uomo, un 38enne, ha incoraggiato i suoi seguaci ad attaccare i responsabili, compreso il primo ministro, spiega in un comunicato del ministero dell’Interno che lo qualifica come “negazionista del Covid”.
“Tutto questo potrebbe essere risolto sparando a Pedro Sanchez alla nuca”, ha scritto l’uomo riferendosi al primo ministro in uno dei suoi post sui social media.
In altri messaggi ha chiesto di “bruciare” un gruppo di medici spagnoli e minacciato di appiccare il fuoco ai locali di un giornale in Aragona (nord) o addirittura ha chiesto ai suoi seguaci di aiutarlo a trovare gli indirizzi di giornalisti che voleva “spaventare a morte”.
(da Globalist)
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Agosto 29th, 2020 Riccardo Fucile
ARRESTATI ANCHE REPORTER LOCALI INDIPENDENTI, IN ATTO LA REPRESSIONE DEL DISSENSO
Le autorità bielorusse hanno ritirato gli accrediti giornalistici a diversi reporter di media stranieri, tra cui la Bbc, l’agenzia France Presse e Radio Liberty. Lo riferiscono i media russi e internazionali.
Secondo il portavoce della diplomazia bielorussa, Anatoly Glaz, la decisione è stata presa in base a una raccomandazione della Commissione interministeriale per la lotta all’estremismo e al terrorismo, senza precisare quanti giornalisti siano interessati da questa misura.
Le autorità bielorusse hanno posto in stato di arresto Aleksandr Vasilievich, co-fondatore delle testate online Kyky.org e The Village Belarus: lo riferisce la moglie di Vasilievich, Nadezhda Zelenkova, ripresa dall’agenzia Interfax.
“La misura restrittiva è l’arresto, fino a due mesi durante le indagini preliminari, che può essere esteso fino a 18 mesi”, ha detto la donna. Secondo l’ong per la difesa dei diritti umani Viasna, gli uffici di Kyky.org e The Village Belarus sono stati perquisiti giovedì.
(da agenzie)
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Agosto 29th, 2020 Riccardo Fucile
LA PERCENTUALE DEI POSITIVI TRA QUELLI SBARCATI E’ DEL 3,9% E GRAZIE AI TAMPONI SONO STATI TUTTI POSTI IN STRUTTURE SANITARIE SOTTO CONTROLLO… BENE, ORA IL VIMINALE PROCEDA PENALMENTE NEI CONFRONTI DI CHI DIFFONDE NOTIZIE FALSE CHE FOMENTANO ODIO E DISORDINI: QUESTA E’ EVERSIONE
Valeria Pacelli sul Fatto Quotidiano oggi illustra i dati del ministero dell’Interno su migranti e Coronavirus.
I numeri servono soprattutto a verificare se sia vero o falso quello che diceva l’autorevolissimo leader dell’opposizione e segretario della Lega Matteo Salvini sui migranti infetti che portano COVID-19 agli italiani. Naturalmente si trattava di una bufala
Secondo i dati (finora inediti) del ministero dell’Interno, da inizio pandemia e fino al 14 agosto, nelle strutture di accoglienza sono in totale 1.218 i migranti positivi (di cui 710 in quarantena alla data del 14 agosto).
Un numero che se paragonato agli oltre 265 mila casi che ci sono stati in Italia, rappresentano poco più dello 0,4 per cento.
Ma vediamo i dati alla luce anche degli sbarchi. Da inizio anno sono arrivati 17.985 migranti, 6.950 nei primi sei mesi del 2020. Fino al 30 giugno si contavano 603 positivi nei centri di accoglienza. A luglio e agosto gli sbarchi sono raddoppiati (11.035), mentre il contagio ha colpito altri 615 migranti.
Una cifra che non spaventa la comunità scientifica, con Franco Locatelli, presidente del Consiglio superiore di sanità : a seconda delle Regioni
“Nessun migrante positivo — spiegano dal Viminale — è attualmente in carico a presidi ospedalieri regionali”.
Dal primo giugno sono stati effettuati 6.371 tamponi ai migranti sbarcati in Sicilia, per una percentuale di positivi pari al 3,98 per cento.
“Per garantire la sicurezza sotto il profilo sanitario anche delle comunità locali, il Viminale ha sempre sottoposto a un attento screening sanitario tutti i migranti sbarcati in Sicilia – si sottolinea -. Dopo aver inizialmente previsto il test sierologico, dai primi di agosto è stato introdotto obbligatoriamente l’esame rinofaringeo, con una valutazione immediata del prelievo”.
Dal primo giugno sono stati effettuati 6.371 tamponi ai migranti sbarcati in Sicilia, per una percentuale di positivi pari al 3,98 per cento. “Per garantire la sicurezza sotto il profilo sanitario anche delle comunità locali, il Viminale ha sempre sottoposto a un attento screening sanitario tutti i migranti sbarcati in Sicilia – si sottolinea -. Dopo aver inizialmente previsto il test sierologico, dai primi di agosto è stato introdotto obbligatoriamente l’esame rinofaringeo, con una valutazione immediata del prelievo”.
A partire dallo scorso giugno, inoltre, sono stati trasferiti dalla Sicilia verso altre regioni italiane 4.086 migranti. Le stesse fondi del Viminale citate da Agi precisano che “tali trasferimenti sono stati intensificati, fin da maggio, al termine del lockdown, in ragione del maggior impatto dei flussi che sopporta la Sicilia. La redistribuzione sul territorio nazionale è avvenuta all’esito dello screening sanitario. Sempre da fonti del Viminale si apprende, inoltre, che in relazione alle maggiori esigenze di vigilanza dei centri per migranti, in Sicilia sono attualmente impiegati 979 militari dell’Operazione strade sicure, 400 inviati nel solo mese di agosto”.
(da agenzie)
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