Luglio 29th, 2020 Riccardo Fucile
DOVE VINCONO I SOVRANISTI ARRIVA IL REGIME
“È stato un momento orribile, abbiamo sempre lavorato per informare come un gruppo e sentendoci famiglia”. Veronika Munk è la vicedirettrice del giornale indipendente online Index.hu, una delle ultime voci libere in Ungheria di fatto messa a tacere con il licenziamento in tronco del direttore Szabolcs Dull da parte della proprietà maggioritaria, oligarchi che secondo ogni fonte esterna hanno eseguito un ordine del premier Viktor Orbà¡n. Scossa e triste, narra l’orrore quotidiano subàto dai giornalisti che vogliono fare informazione libera oggi in Ungheria.
Come è accaduto e qual è la situazione ora?
“Index è un giornale online che ha vent’anni ed è leader del mercato editoriale. Ci lavoro dal 2003. Mercoledà scorso abbiamo improvvisamente appreso che Szabolcs Dull, il nostro direttore, era stato licenziato. Ci siamo subito riuniti tutti e venerdà sui 90 presenti in 80 abbiamo deciso di dare le dimissioni. Per la legge ungherese, se lasci il posto di lavoro, devi restare a disposizione per altri 30 giorni”.
Quindi siete ancora una redazione?
“Non lo sappiamo. Il datore di lavoro può dirci se il nostro lavoro non serve più o se invece possiamo e dobbiamo tornare a lavorare. Ma venerdì è stato il nostro ultimo giorno, abbiamo lasciato l’edificio dove abbiamo lavorato insieme per anni per informare, non per far politica”.
Quanto è drammatica la situazione della libertà dei media in Ungheria?
“Negli ultimi dieci anni (da quando Orbà¡n è al potere, ndr) è davvero peggiorata. Molte aziende editoriali hanno cambiato proprietà e oggi hanno forti legami col governo. Molte fondazioni filogovernative controllano i maggiori giornali, le principali tv, molte stazioni radio. Index era il principale giornale online, era letto da tutti, offriva notizie 24 ore su 24, video, live. Una piattaforma multimediale di successo”.
E la proprietà perchè ha deciso il licenziamento e la stretta?
“Nelle ultime settimane in diverse riunioni ho percepito influenze esterne sulla fattura delle notizie. Inaccettabile. L’indipendenza dell’informazione nel nostro modo di vedere è indispensabile. E col licenziamento del direttore non è più consentita”.
Come avete reagito e come reagirete?
“Due anni fa avevamo rilasciato una dichiarazione pubblica per sottolineare che l’indipendenza dei media può significare molto per molte personalità e persone differenti. Avevamo posto due condizioni: nessuna interferenza sulla produzione delle notizie e sulla struttura della redazione. È cambiato tutto col licenziamento del direttore e, già mesi fa, con l’arrivo di consiglieri esterni nel board editoriale che davano indicazioni sulla redazione e sulla possibile esternalizzazione della produzione di notizie”.
Qual è l’atmosfera in redazione?
“Orribile, veramente orribile. Il mio sogno era lavorare fino alla pensione in questa comunità straordinaria di persone unite dalla voglia di dare notizie indipendenti. Ci siamo sempre sentiti come una famiglia. È stato il momento più duro. Non voglio lavorare in condizioni in cui l’indipendenza del mio lavoro è in pericolo. Index aveva un grande ruolo nella società civile ungherese. Ripeto, è orribile”.
Avete ancora speranza per la libertà dei media o temete che il governo voglia il controllo totale?
“Non so che cosa voglia il governo, sono una giornalista indipendente e voglio continuare a esserlo. Ripeto, il mio sogno è farlo fino alla pensione. Vedo che ci sono sempre meno compagnie editoriali indipendenti in Ungheria. E che secondo Reporters sans frontières siamo il secondo peggior Paese in Europa per libertà dei media”.
Che cosa spera per il futuro?
“Il mio contratto è ancora valido, non posso parlare del futuro”.
Pensate come gruppo di creare un nuovo media? Index indipendente aveva anche un bilancio in attivo…
“Vorremmo restare insieme e continuare a lavorare insieme. Il presidente dell’azienda che controlla Index ha detto che il licenziamento del nostro direttore era dovuto a motivi personali, ma non penso proprio che sia vero”.
(da agenzie)
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Luglio 29th, 2020 Riccardo Fucile
LA GUARDIA COSTIERA LIBICA E’ UNA ASSOCIAZIONE A DELINQUERE ISTITUZIONALIZZATA
Assassini. Torturatori. Carnefici del mare. Ecco chi il Parlamento italiano ha deciso di rifinanziare. Assassini in divisa, arruolati nella cosiddetta Guardia costiera libica, un’associazione a delinquere istituzionalizzata. Non chiamatelo incidente. Non uccideteli per la seconda volta.
Quella che è avvenuta la notte scorsa a Khum, est di Tripoli, è stata una vera e propria esecuzione. Tre migranti sudanesi sono stati uccisi, e altri quattro feriti, in una sparatoria avvenuta la scorsa notte a Khums, est di Tripoli, durante le operazioni di sbarco.
“Le sofferenze patite dai migranti in Libia sono intollerabili”, ha affermato Federico Soda, capo missione Oim in Libia. “L’utilizzo di una violenza eccessiva ha causato ancora una volta delle morti senza senso, in un contesto caratterizzato da una mancanza di iniziative pratiche volte a cambiare un sistema che spesso non è in grado di assicurare alcun tipo di protezione”.
“Questo incidente sottolinea con forza che la Libia non è un porto sicuro per lo sbarco”, gli fa eco l’inviato speciale dell’Unhcr, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, per la situazione del Mediterraneo centrale, Vincent Cochetel. “E’ necessario aumentare la capacità di ricerca e soccorso nel Mediterraneo, includendo le navi delle Ong al fine di aumentare la probabilità che le operazioni di salvataggio conducano allo sbarco in porti sicuri al di fuori della Libia. C’è anche bisogno di maggiore solidarietà tra gli Stati costieri del Mediterraneo”
Solidarietà , porti aperti, inclusione, sostegno al meritorio lavoro delle Ong: sono parole e concetti che non hanno cittadinanza nell’azione politica del governo Conte II, che sulle questioni libiche e dei migranti è una fotocopia in peggio del governo Conte I. In peggio perchè più ipocrita
“Gli autori degli ‘orrori indicibili’, già denunciati dal segretario generale Onu e ribaditi dalla Corte penale dell’Aja, non dovranno spegnere la macchina istituzionale della tortura. Da governi diversi, il voto ha riunito tutti i protagonisti di questi anni, da destra a sinistra, riuscendo nel ‘miracolo libico’ di creare una maggioranza trasversale nelle stesse ore in cui 65 esseri umani rischiano di perdere la vita mentre nessuno interviene: nè le motovedette di Tripoli, nè Malta e meno che mai l’Italia, ormai autorelegata all’interno delle acque territoriali…”. Così su Avvenire Nello Scavo, profondo conoscitore dell’inferno libico.
Torturatori, stupratori, assassini cambiano casacca e indossano la divisa. Partono con le loro imbarcazioni, che noi finanziamo, e riportano i migranti nei lager, dove tutto ricomincia da capo.
Non è un mistero che i boss del traffico di esseri umani e i comandanti della Guardia costiera che dovrebbero stroncarlo siano spesso le stesse persone. Questa ricostruzione è confermata da oltre duemila testimonianze di migranti che sono agli atti di numerose inchieste giudiziarie, anche italiane, come quelle delle Procure di Trapani e di Catania.
“Da tre anni denunciamo, insieme ad altre organizzazioni umanitarie, gli orrori dei lager libici che avvengono con la connivenza e il finanziamento italiano — afferma in una nota Oxfam – Eppure il governo continua ad aumentare le risorse a favore delle autorità libiche e della Guardia costiera che da molte inchieste risulta direttamente collegata al traffico di esseri umani. Una vergogna che si ripete”.
Di tutto ciò il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, il ministro degli Esteri Luigi Di Maio, la ministra dell’Interno Luciana Lamorgese, il segretario del Partito democratico, Nicola Zingaretti, sono a conoscenza. Non possono dire: “Non sapevamo”.
Che la Guardia costiera libica sia una accolita di criminali e trafficanti riciclati lo sanno bene. Eppure li hanno rifinanziati.
E con loro i parlamentari, di maggioranza e opposizione – tranne 23 che hanno avuto il coraggio politico e l’onestà intellettuale di votare “no”- che hanno dato luce verde al rifinanziamento della vergogna. Ed ora non versate lacrime su questa esecuzione di innocenti. Abbiate almeno questo sussulto di decenza.
(da Globalist)
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Luglio 28th, 2020 Riccardo Fucile
LO SCONCIO DELL’ITALIA CHE CONTINUA A FINANZIARE QUESTI CRIMINALI
Due migranti sudanesi sono stati uccisi, e altri cinque feriti, in una sparatoria avvenuta la scorsa notte a Khums, est di Tripoli, durante le operazioni di sbarco.
I migranti erano stati intercettati in mare e riportati a terra dalla Guardia Costiera libica. Lo rende noto l’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim) riferendo che “le autorità locali avrebbero iniziato a sparare nel momento in cui alcuni migranti, scesi da poco a terra, avevano cercato di darsi alla fuga”.
I cinque migranti feriti sono stati portati in ospedali della zona, mentre la maggior parte dei sopravvissuti all’incidente è stata trasferita in centri di detenzione.
“Le sofferenze patite dai migranti in Libia sono intollerabili”, ha affermato Federico Soda, capo missione Oim in Libia. “L’utilizzo di una violenza eccessiva ha causato ancora una volta delle morti senza senso, in un contesto caratterizzato da una mancanza di iniziative pratiche volte a cambiare un sistema che spesso non è in grado di assicurare alcun tipo di protezione”.
L’Oim ribadisce che “la Libia non è un porto sicuro” e lancia nuovamente un appello all’Unione Europea e alla comunità internazionale “affinchè si agisca con urgenza per fermare i ritorni in Libia di persone vulnerabili”.
”È necessario mettere in atto uno sistema alternativo che permetta che le persone soccorse o intercettate in mare siano portate in porti sicuri – si legge in una nota -. E’ altresì necessario che ci sia una maggiore solidarietà tra gli Stati europei e gli Stati mediterranei che si trovano in prima linea”.
“Un orrore di cui il nostro paese è consapevolmente responsabile” scrive su Twitter Matteo Orfini, parlamentare del Pd.
(da agenzie)
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Luglio 24th, 2020 Riccardo Fucile
I SOLITI DELINQUENTI SOVRANISTI CONTINUANO AD ISTIGARE ALL’ODIO RAZZIALE SUI SOCIAL DIFFONDENDO BALLE
Un video dove diverse persone dalla pelle nera protestano vistosamente lanciando oggetti e gettando
la spazzatura a terra, pubblicato il 4 luglio 2020, ha superato ad oggi le 27 mila condivisioni Facebook raccogliendo numerosi commenti di vario genere, ricchi di razzismo e odio ingiustificato verso la storia reale che lo riguarda.
Achille, l’utente che ha deciso di pubblicarlo, commenta il video con un evidente riferimento politico: «Oohh! Finalmente al lavoro! Grazie Lamorgese. Grazie Bellanova».
Si tratta di un esempio di pura disinformazione sul tema immigrazione.
«È indescrivibile l”arroganza e l”ignoranza di questi esseri umani che vogliono per forza solo mangiare e divertirsi alle nostre spalle», commenta Domenico. L’utente Quinto, nella sua condivisione, va ben oltre: «Lanimaccia loro e de chi permette tutto questo schifo, poi di senti dire ma tu sei razzista a queste condizioni anche di piu’ li metterei tutti davanti al muro, e tanto piombo caldo».
Giuseppe, condividendo il post di Achille, scrive infine: « Politici vi rendete conto che fascia di persone sono autorizzati ad entrare nel nostro territorio. Se fanno questo nel loro paese gli tagliano le palle». Ebbene, Giuseppe e gli altri dovrebbero sapere che il video non è stato filmato in Italia ma “nel loro paese” e di fatto non si può sostenere che le persone riprese siano degli immigrati giunti in Italia.
Le riprese risalgono al mese di ottobre 2018 e si trattava di una protesta non pacifica contro le autorità locali del comune di Stellenbosch, in Sudafrica, per una sentenza non gradita.
Il video era stato pubblicato nel 2018 da Giovanni Barbagallo, ex consigliere comunale di Giarrè, per poi diventare virale nel dicembre dello stesso anno.
Già all’epoca il politico affermava che si trattava di immigrati giunti in Italia:
Il post dell’utente Achille viene tutt’ora condiviso non solo in Italia, ma anche da utenti all’estero. Troviamo, infatti, condivisioni da parte di utenti del Belgio e del Portogallo, tutto grazie a una totale mancanza di informazione da parte di Achille e di altri in passato.
(da Open)
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Luglio 24th, 2020 Riccardo Fucile
ANCHE UNA PORSCHE CAYENNE, QUATTRO BMW E DUE MERCEDES NEL PARCO AUTO DI UNO DEI CARABINIERI ARRESTATI A PIACENZA… OLTRE A UNA VILLA CON PISCINA… CON UNO STIPENDIO ANNUO LORDO DI 30.000 EURO
L’appuntato Giuseppe Montella, uno dei carabinieri indagati nell’inchiesta sugli abusi alla caserma di
Piacenza, tra il 2005 e il 2020 ha collezionato un maxi garage personale da fare invidia. Si parla di undici auto e 16 moto, tra cui una Porsche Cayenne, quattro Bmw e due Mercedes. Lo riporta un articolo pubblicato sul quotidiano la Repubblica.
Insomma, viene da chiedersi come ci sia riuscito Montella, con uno stipendio di poco più di 30mila euro lordi all’anno. Senza contare poi le rate dei due mutui a lui intestati, in aggiunta alle somme liquide sborsate a saldo per l’acquisto della villa di Gragnano. Tutte spese che lo hanno portato ad avere il conto in rosso.
Nel garage del carabiniere ci sono state, tra le auto: una Bmw X5, una Bmw 320D, una Mercedes Classe A, una Smart City Coupè, una Bmw 520D, Un Audi, un’altra Bmw 320D, una Porsche Cayenne, un’altra Mercedes Classe A, una Renault Espace e una Fiat Punto.
Per quanto riguarda le moto: 2 Yamaha T-Max 500, una Yamaha BT, Una Yamaha FZS, due Piaggio Beverly, un Polaris Blazer, una Yamaha XVS 600 Dragstar, una Kawasaki Z 1000, una Bmw GS, una Kawasaki ZX, una Ducati 998, un Kymco, una Ducati Hypermotard e un’Aprilia RSV 1000.
(da agenzie)
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Luglio 23rd, 2020 Riccardo Fucile
I SOLITI DELIQUENTI SOVRANISTI FANNO CIRCOLARE UNA FOTO FATTA IN AUSTRALIA SETTE ANNI FA A UN INDAGATO PER TRAFFICO DI STEROIDI SPACCIANDOLA PER UN MIGRANTE ARRIVATO NELL’ISOLA SICILIANA
Un tempo erano le collanine, poi si è passati agli smartphone. Ora sono i muscoli. 
Gli odiatori del web, oltre ad esacerbare il clima contro gli stranieri, cascano con tutte le scarpe a qualsiasi contenuto non reale che viene proposto dalla «gente che ci dice quello che gli altri non ci dicono».
L’ultimo caso — per il momento — è quello della foto-bufala del migrante palestrato a Lampedusa. Peccato che non si tratti di un migrante e che la foto sia stata scattata ben sette anni fa in Australia. Ma, intanto, la fake news ha fatto il pienone di commenti che incitano alla morte e al razzismo. E ha anche ottenuto oltre 750 condivisioni (solo da quel profilo)
L’immagine, che è reale (quindi non un fotomontaggio) è stata condivisa da una donna sulla propria pagina Facebook lo scorso 16 luglio. Il soggetto nella foto viene descritto così: «Quando sei un clandestino appena sbarcato a Lampedusa perchè si fugge dalla guerra, dalla fame, dagli anabolizzanti e dal rinnovo mensile alla palestra». Ecco come appare sui social. Per motivi di privacy abbiamo oscurato l’identità di chi ha condiviso il post e di chi ha rilasciato quegli aberranti commenti.
Mentre scriviamo questo articolo, questa foto ha già ottenuto ben 763 condivisioni (e una serie di commenti censurabili, tutti dello stesso tenore). Peccato che, oltre all’odiosa pratica, come spiega FactaNews la foto del cosiddetto migrante palestrato a Lampedusa non rappresenti nè un migrante e non è stata scattata a Lampedusa.
La foto risale al 2013 ed è stata scattata in Australia, all’aeroporto di Brisbane. L’uomo, protagonista dello scatto, è un cittadino coinvolto in un’indagine delle forze dell’ordine australiane sul traffico e contrabbando di steroidi.
Evento raccontato anche da molte testate all’epoca. Ma la corsa all’odio porta la gente a credere a tutto. L’importante è che ci sia lo straniero da demonizzare. Ma il demonio lo abbiamo in casa.
(da agenzie)
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Luglio 22nd, 2020 Riccardo Fucile
SCOPERCHIATI ANNI DI ILLEGALITA’: VITTIME SPACCIATORI, IMMIGRATI E SEMPLICI CITTADINI… SEQUESTRATA LA CASERMA… NESSUNA PIETA’ PER CHI HA INFANGATO L’ARMA
Arresti illegali, torture, lesioni, estorsioni, spaccio di droga: sei carabinieri sono stati arrestati (uno ai domiciliari) a Piacenza e una caserma dell’Arma in città è stata sequestrata per la prima volta in Italia in un’indagine che ha scoperchiato anni di illegalità che hanno visto vittime spacciatori, immigrati ma anche semplici cittadini innocenti finiti per caso nelle mani degli indagati.
Guida l’inchiesta il neo procuratore della Repubblica Grazia Pradella che alle 12 terrà una conferenza stampa negli uffici della Procura a Piacenza. Le indagini riguardano reati commessi a partire dal 2017 in quella che sembra essere una caserma degli orrori. Tra le ipotesi d’accusa, anche certificazioni fornite da un carabiniere in modo da consentire a spacciatori piacentini di raggiungere Milano per rifornirsi di droga durante il lockdown.
Prove false
Oltre ai carabinieri, sono state arrestate altre 12 persone. Al centro di quello che pare più un romanzo noir che una vicenda reale, come dice il gip Milani che ha ordinato gli arresti, c’è la caserma Levante dei carabinieri. Tra i vari episodi ci sono pestaggi, appropriazione di droga, il pestaggio di un cittadino arrestato ingiustamente e accusato di spaccio di droga attraverso prove false, costruite ad arte per poter giustificare l’arresto. L’inchiesta nasce dalla segnalazione di un ufficiale dei carabinieri che ha lavorato a Piacenza.
(da “il Corriere della Sera”)
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Luglio 20th, 2020 Riccardo Fucile
PATTEGGIA UNA PENA DI 4 MESI E 3.000 EURO DI RISARCIMENTO… E QUESTO TIZIO E’ VICEPRESIDENTE DEL CONSIGLIO COMUNALE DI VERCELLI
“E questi schifosi continuano imperterriti. Ammazzateli tutti ste lesbiche, gay e pedofili”. Così
aveva scritto un anno fa il vicepresidente del Consiglio Comunale di Vercelli Giuseppe Cannata su Facebook.
Non era la sua prima esternazione sui social carica d’odio, tanto che neanche un mese prima aveva scritto “gay e lesbiche fecce d’Italia” sempre sulla sua pagina Facebook.
La pena patteggiata (per istigazione a delinquere) è di 4 mesi (con sospensione condizionale della pena) e un risarcimento di 3mila euro che andrà all’Arcigay Rainbow Vercelli Valsesia, costituitosi parte civile.
Il direttivo dell’Arcigay di Vercelli ha commentato: “4 mesi sono troppo, troppo pochi, a nostro avviso. Ed è per questo che sabato scorso abbiamo aderito alla manifestazione “Spazza l’Odio”, in sostegno dell’approvazione della legge contro l’omotransfobia che si sta discutendo in questi giorni in Parlamento. Il tutto nel totale silenzio anche delle forze politiche di minoranza della nostra città , con in testa il PD che chissà quando deciderà di esporsi per i diritti di chi è discriminato senza la paura di perdere consenso (…)”.
(da TPI)
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Luglio 20th, 2020 Riccardo Fucile
IL POST RAZZISTA DEL PRESIDENTE DEI COSTRUTTORI EDILI DEL FRIULI CONTRO UN GIORNALISTA A CUI AUGURA CHE VENGA STUPRATA LA FIGLIA
La vicenda del presidente regionale per il Friuli-Venezia Giulia dell’associazione nazionale dei costruttori edili, pescato a augurare via social una violenza sessuale alla figlia del nostro Davìd Puente è tanto grave quanto poco sorprendente.
Chiunque navighi sul web può incontrare molte volte al giorno esempi di cattiveria ferina, di stupidità aggressiva, di volontà di offendere e ferire l’interlocutore, senza freni, senza remore. Puente, che conosce il web meglio di tutti noi, non se ne è stupito. Conosce l’abisso degli odiatori, sa che quel fiele vorrebbe al fondo servire — in modo ignobile, certo — una causa, quella in questo caso anti immigrati.
Al contrario dei tanti pronti a urlare all’offesa ricevuta, Puente fa quello che dovrebbe fare un giornalista attento e curioso di capire: scrive al presidente regionale dell’Ance e gli chiede conto delle sue parole orrende. E quello che fa? Le conferma! Certo, le contestualizza nel “ragionamento” sul pericolo degli immigrati senza lavoro e senza radicamento. Ma questo non sposta niente.
E allora intendiamoci: l’Ance è un’organizzazione seria, radicata, e rappresenta interessi vitali per lo sviluppo nel paese. Ma proprio per questo sarebbe vergognoso se quell’individuo la rappresentasse ancora, sia pure solo per una settimana.
Quello che ha detto, e non ha ritirato, è inaccettabile, e lo sarebbe allo stesso modo se fosse stato scritto per la figlia di qualunque altro essere umano.
Per scrivere quelle cose bisogna essere gente che vive male, ma per rivendicarle a freddo, rispondendo alla persona offesa ci vuole qualcosa di peggio.
Qualcosa di incompatibile con qualsiasi carica rappresentativa, fosse anche quella di una bocciofila dall’altra parte del mondo.
Enrico Mentana
(da “Open”)
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