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“REGOLARIZZARE I MIGRANTI NON SERVE A NULLA SE NON SI CANCELLA IL DECRETO SICUREZZA DI SALVINI”

Maggio 6th, 2020 Riccardo Fucile

INTERVISTA AL SOCIOLOGO MARCO OMIZZOLO: “TANTE AZIENDE PAGANO 3 EURO ALL’ORA SFRUTTANDO IMMIGRATI, ANCHE REGOLARI, E POI CHIEDONO PURE UN CONTRIBUTO DALLO STATO”

Continua la discussione sulla regolarizzazione dei lavoratori, anche immigrati, per non bloccare il comparto dell’agricoltura.
La ministra Teresa Bellanova (Italia Viva) ha lanciato il suo ultimatum: “non è una battaglia strumentale per il consenso. Queste persone non votano. Se non passa, sarà  un motivo di riflessione sulla mia permanenza al Governo. Non sono qui per fare tappezzeria”, ha dichiarato. Mentre la Lega insiste su una regolarizzazione che sarebbe, a loro parere, un ennesimo tentativo di invasione.
Per fare chiarezza ne abbiamo parlato con Marco Omizzolo, sociologo e presidente di Tempi Moderni che da anni studia lo sfruttamento dei lavoratori stranieri nell’agricoltura.
Professor Omizzolo, cosa ne pensa della proposta di regolarizzazione della ministra Bellanova?
La proposta di regolarizzazione sulle bozze è inadeguata perchè non tiene conto del fatto che il sistema di sfruttamento è trasversale e radicato in tutto il mercato. Nei ghetti esistono già  migranti con regolare permesso di soggiorno e con un contratto che sono comunque sfruttati e nei confronti dei quali la regolarizzazione proposta non avrà  nessun genere di ricaduta positiva.
Quindi non funzionerà ?
Nel Pontino esistono migliaia di migranti formalmente regolari e invece sfruttati e ridotti in schiavitù. Non funzionerà  se non cancelliamo il decreto sicurezza che porta irregolarità , perchè cancella il permesso soggiorno umanitario e la buona accoglienza: è quel decreto che ha spinto quelle persone all’emarginazione determinandone la ricattabilità  e facendole diventare vittime di caporali. A Forlì ad aprile sono stati liberati 40 pakistani che vivevano e lavoravano per 50 euro al mese, a Borgo Mezzanone ci sono centinaia di espulsi che resteranno nell’irregolarità  a prescindere dall’idea di oggi.
Il problema è la regolarizzazione a tempo?
Che la regolarizzazione sia a tempo legittima l’idea che i diritti sono a tempo e che tu in quanto migrante sei accolto solo se sei utile a me, mentre quando non servi più al mio arricchiemento vieni espulso.
Cosa serve?
Più coraggio. La regolarizzazione permanente va allargata a tutti coloro che vivono in emarginazione e contemporaneamente bisogna porre come punto politico la discussione della cancellazione del decreto sicurezza. Poi servono politiche sociali e un nuovo welfare capace di emancipare la loro condizione di emarginati.
Ma esistono esempi che funzionano?
Nel Pontino, dove abbiamo agito con progetti lunghi e coraggiosi, registriamo la capacità  di denunciare e costituirsi parte civile e avviare progetti economici alternativi allo sfruttamento e alle mafie. Non solo arriva la denuncia ma anche la costruzione di percorsi alternativi. È molto grave che in Piemonte, a Saluzzo, in condizioni di grande sfruttamento, le istituzioni locali a trazione Lega continuino a dire che gli italiani devono andare nei campi: a breve in quel territorio arriveranno lavoratori africani sui quali si sta agendo con razzismo e trattandoli come untori. Rischiamo rabbia.
Possiamo dire quindi che l’agricoltura italiana si basa sullo sfruttamento?
Assolutamente. Gran parte del nostro mercato del lavoro (agricoltura, servizi, logistica, cantieristica) si basa sullo sfruttamento sistematico del lavoro, in particolare migrante. Siamo gli unici che hanno migliaia di persone straniere che da 20 anni lavorano in Italia, pagano le tasse e non sono riconosciuti come cittadini italiani. Tenere una persona che da 30 anni vive in Italia e non riconoscerle la cittadinanza significa agire determinando le condizioni di una segregazione di fatto.
Come andrà  a finire?
Questi comunque verranno impiegati, ci sarà  il caporalato. In molte aziende già  durante la quarantena sappiamo che il caporalato è aumentato, sono aumentati i turni di lavoro, è stata abbassata la paga oraria (da 4 euro a 3,20) e sono stati costretti a comprare di tasca loro i dispositivi. Ci sono alcune aziende in crisi e altre che stanno giocando su questa retorica per strappare provvedimenti che gli riconoscano contributi.

(da TPI)

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TRUMP FA FUORI LA TASK FORCE DI FAUCI: “RIAPRIRE PRESTO ANCHE A COSTO DI PIU’ MORTI”

Maggio 6th, 2020 Riccardo Fucile

LA FOLLE POLITICA IN UN PAESE CHE HA RAGGIUNTO QUOTA 72.000 VITTIME E 1,2 MILIONI DI CONTAGIATI

Nella sua visita in Arizona, Donald Trump ha sollecitato la riapertura del Paese anche se il bilancio delle vittime di coronavirus sarà  pesante.
“Non possiamo tener chiuso il nostro Paese per i prossimi cinque anni”, ha detto. “Alcuni saranno colpiti duramente? Sì. Ma dobbiamo aprire il nostro Paese e dobbiamo farlo presto”, ha incalzato. Saranno perdute vite umane? “Sì, non resteremo confinati nelle nostre case”, ha ribadito alla Abc News.
Trump ha confermato che la task force contro il coronavirus sarà  sostituita forse da un gruppo diverso ma ha assicurato che i due massimi esperti sanitari, Anthony Fauci e Deborah Birx, continueranno a essere consultati.
“Mike Pence e la task force hanno fatto un gran lavoro ma ora stiamo guardando ad una forma un po’ diversa, che riguardi la sicurezza e la riapertura, e avremo probabilmente un gruppo differente preparato per questo”, ha detto. “Missione compiuta? No, per nulla, solo quando sarà  finita”, ha aggiunto.
Sono tornati a correre i dati negativi sulla diffusione del Covid-19 negli Stati Uniti. E’ in forte aumento il bilancio dei decessi giornalieri provocati dal coronavirus: nelle ultime 24 ore sono morte 2.333 persone, più del doppio rispetto alle 1.015 persone decedute il giorno precedente. E’ quanto emerge dal conteggio aggiornato della Johns Hopkins University. Il totale dei morti si attesta così a quota 71.982 a fronte di 1.214.572 casi.

(da agenzie)

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COSA PREVEDE LA PROPOSTA MINIMALE DELLA BELLANOVA: E’ SOLO UN PERMESSO DI SOGGIORNO TEMPORANEO PER SEI MESI PER RAGIONI ECONOMICHE-SANITARIE

Maggio 6th, 2020 Riccardo Fucile

NON RISOLVE CERTO IL PROBLEMA CREATO DA SALVINI CHE HA RESO IRREGOLARI CENTINAIA DI MIGLIAIA DI RICHIEDENTI ASILO CHE GODEVANO DELLA PROTEZIONE UMANITARIA… CI SARA’ MAI UN GOVERNO CAPACE DI METTERE IN GALERA MIGLIAIA DI IMPRENDITORI AGRICOLI ITALIANI CHE SFRUTTANO IN NERO QUESTI EMARGINATI? PERCHE’ NON LO HA FATTO IL M5S CHE STA DA TRE ANNI AL GOVERNO, VERO CRIMI?

Nelle ultime ore la maggioranza si è spaccata su un nuovo tema: quello della regolarizzazione provvisoria dei lavoratori agricoli e del caregiving. Ma in cosa consiste esattamente la proposta e a chi si rivolge?
Lavoro di cura, lavoro domestico e lavoro agricolo. Ci voleva una pandemia per far riconoscere a questi impieghi la qualifica di essenziali. Oscurate per anni da «altre urgenti priorità », le criticità  di questi settori tornano ora a farsi strada nel dibattito pubblico e politico, diventando il più fresco terreno di scontro della maggioranza. Oggi, nel pieno della crisi da Coronavirus che ha messo a nudo la vulnerabilità  dei lavoratori in quei settori, la politica ricomincia a parlarne. E lo fa tramite una proposta della ministra per l’Agricoltura Teresa Bellanova.
Abbandono, irregolarità , sfruttamento della manodopera: tutte caratteristiche di cui per anni si è nutrita l’economia sommersa di questi settori.
Stando ai dati Istat pubblicati a fine 2019, tra il 2014 e il 2019 nel settore dell’Agricoltura, silvicoltura e pesca il lavoro irregolare ha rappresentato il 16,9% del totale. Secondo l’Osservatorio Placido Rizzotto della Flai Cgil, invece, in Italia il tasso stimato di irregolarità  nei rapporti di lavoro in agricoltura è pari al 39%. Le cose vanno ancora peggio se si guarda al settore domestico e di cura: su circa 2 milioni di lavoratori, almeno 865mila sono irregolari.
In entrambi i casi, la maggior parte della manodopera (sottopagata) è fornita da stranieri: il 73,1% di colf e badanti non è italiano, così come il 26,2% dei braccianti (dati Coldiretti).
Ecco perchè è praticamente impossibile tenere separato la messa in regola contrattuale e la messa in regola dei documenti. E proprio sul nodo tra lavoro nero e lavoro straniero si gioca la partita nella maggioranza.
Vediamo più da vicino in cosa consiste la proposta della ministra Bellanova.
Quella al governo non è certo una discussione sui diritti umani. La proposta di Bellanova non è a lungo termine ma, come troppo spesso accade in questi anni, si tratta di una misura tampone pensata per venire incontro a una crisi di mercato.
La pandemia da Coronavirus ha creato un’emergenza di manodopera tale da far aprire alla Coldiretti una piattaforma per “agricoltori occasionali” che vogliono dare il loro contributo nelle campagne per evitare che gran parte del raccolto vada buttato.
Parallelamente c’è anche la questione sanitaria. Le condizioni di vita dei migranti irregolari, in larga parte costretti ad abitare in baracche e tendopoli di fortuna, preoccupano il governo dal punto di vista della catena dei contagi. Non è certo una novità  che i braccianti agricoli (non solo stranieri) vivano in condizioni disumane.
Lo stesso Aboubakar Soumahoro, sindacalista dell’Usb e a capo del movimento dei lavoratori della terra, aveva spiegato a Open che «nelle baraccopoli fatte di lamiere si vive senza acqua corrente, senza mascherine e senza guanti». Oggi, con i numeri dei morti tracciati a livello internazionale, per la politica è certo più rischioso far finta di non aver previsto il rischio.
Lo scontro si gioca proprio su questo punto.
La parola “irregolari” ha una doppia valenza: da una parte si riferisce alla mancanza di contratto che regola i rapporti di lavoro; dall’altra si riferisce alla mancanza di permesso di soggiorno che riguarda gran parte della manodopera agricola. Se dal punto di vista del lavoro nero le opinioni della maggioranza e delle opposizioni sono allineate («va fatto emergere», dicono in coro), sul secondo punto il terreno si fa scivoloso.
Per Matteo Salvini, autore dei decreti sicurezza che hanno reso ancora più difficile per un migrante fare la richiesta di asilo e per un immigrato richiedere il permesso, si tratta di una «maxisanatoria gravissima».
L’opposizione a Bellanova ha fatto ritrovare la concordia (almeno su questo punto) tra vecchi alleati di governo — anche se Vito Crimi non ha mancato di sottolineare che è stata la Bossi-Fini la più grande «sanatoria» della seconda Repubblica.
Secondo il Movimento 5 Stelle, la «sanatoria» (vale a dire la messa in regola dei lavoratori) servirebbe solo a favorire ulteriore illegalità .
Ma quello su cui sta lavorando Bellanova con il sostegno della ministra dell’interno Luciana Lamorgese — alla quale spetta la prima e l’ultima parola sul tema — non è certo una messa in regola definitiva.
Proprio perchè si tratta di una riflessione unicamente economico-sanitaria, appunto, la proposta di Bellanova è quella di «concedere un permesso di soggiorno temporaneo per sei mesi, rinnovabile per altri sei».
I dettagli sono ancora in studio, ma, a quanto si apprende, per individuare gli irregolari bisognerà  fare affidamento sui datori di lavoro: saranno loro a dichiarare di voler regolarizzare i dipendenti e, in cambio, riceveranno degli aiuti economici dallo Stato («ma senza esagerare», ha detto la ministra).
Quanti?
Proprio questa clausola potrebbe far rivedere le stime di Bellanova sul numero delle regolamentazioni. Secondo fonti vicine al dossier, le cifre saranno più basse di quelle annunciate dalla ministra, perchè non tutti i datori di lavoro faranno richiesta di regolarizzazione. D’altronde, perchè cambiare rotta per una “sanatoria” che dura solo per 6, forse 12, mesi?
Bellanova ha parlato di un totale di circa 600mila lavoratori, ma ha anche detto di non «essere in grado di dirlo con certezza».
Secondo gli ultimi numeri forniti dall’Onu, in Italia ci sono circa 680mila persone migranti senza documenti.
Secondo la Relatrice Speciale ONU per il diritto all’alimentazione, Hilal Elver, il numero corrisponde a due volte la cifra rilevata 5 anni fa. Di questi, circa 500mila sono impiegati come manodopera nel settore agricolo. «In agricoltura lavora la più elevata quota di lavoratori irregolari in relazione al numero totale di impiegati nel settore», ha scritto Elver nel rapporto.
Secondo l’Onu, a peggiorare le cose sono arrivati anche i Decreti Sicurezza di Salvini, che hanno contribuito «alla crescita dei migranti senza documenti e la ‘illegalizzazione’ dei richiedenti asilo e spinto sempre più persone nel lavoro irregolare».
Una tesi che, di fatto, è all’esatto opposto di quella di Crimi. Ma non è una cosa che deve stupire: anche il Movimento 5 Stelle era al governo quando quei decreti sono stati approvati.
Le pariole della Bellanova
«Questo tema è ragione di permanenza nel Governo», ha detto. «Significa decidere da che parte stare: se con la legalità  e la tutela del lavoro, in agricoltura e dovunque, o con i caporali, la criminalità , la concorrenza sleale che danneggia le migliaia di aziende che scelgono la competitività  sana e difendono ogni giorno il valore della responsabilità  sociale dell’impresa».

(da Open)

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BRASILE, I MILITARI PRENDONO LE DISTANZE DA BOLSONARO E DIFENDONO LA DEMOCRAZIA

Maggio 5th, 2020 Riccardo Fucile

DOPO LA MANIFESTAZIONE CON TONI GOLPISTI CONTRO IL PARLAMENTO E IL TRIBUNALE SUPREMO A CUI IL SOVRANISTA ASPIRANTE DITTATORE AVEVA PARTECIPATO

Non è la prima volta e non sarà  l’ultima. Il vertice delle Forze armate brasiliane prende le distanze da Jair Bolsonaro, spegne le sue velleità  golpiste e difende la democrazia.
Lo fa un giorno dopo la manifestazione sulla spianata dei ministeri a Brasilia durante la quale, davanti a centinaia di sostenitori infervorati che aggredivano i giornalisti con le aste delle bandiere, il presidente aveva lanciato il suo monito: “Abbiamo perso la pazienza, non accetteremo più alcuna interferenza da parte di altri poteri. Andremo fino in fondo per cambiare il Brasile. Le Forze Armate sono con noi. Ho incontrato i vertici e me lo hanno confermato”.
È stata questa ultima precisazione a spingere il ministro della Difesa Fernando de Azevedo e Silva, un generale, a emettere un comunicato ufficiale in cui ribadisce un concetto che i quotidiani brasiliani considerano “ovvio”.
“La Marina, l’Esercito e l’Aeronautica sono organismi dello Stato che considerano l’armonia e l’indipendenza tra i poteri imprescindibili per il Paese”, scrive il ministro. “I militari stanno sempre dalla parte dell’ordine, della democrazia e della libertà ”. Ma aggiunge anche un altro concetto a difesa dei giornalisti malmenati: “La libertà  di espressione è un requisito fondamentale della nostra democrazia”.
La presa di posizione non era scontata. Esclusi dalla vita politica per via costituzionale alla fine del ventennio di dittatura, i militari sono stati poi sdoganati dal loro esilio proprio da Jair Bolsonaro che ha nominato nove generali tra i 22 ministri del suo governo.
In diverse occasioni, davanti alle intemperanze e le esternazioni del presidente, avevano rettificato il tiro mostrando una moderazione che bilanciava l’estremismo dell’ex commilitone eletto alla guida del Paese e fagocitato da una base di sostenitori animati da spirito di rivalsa.
Soprattutto il vicepresidente Hamilton Mourà£o, anche lui un generale, ha finito per incarnare il ruolo di colomba nei momenti più duri dello scontro che ha diviso il Brasile sin dall’inizio del governo Bolsonaro. Sulle identità  di genere, sulle Ong, sull’Amazzonia, sugli indigeni, sulla scuola, sui libri di testo, sulla cultura e sulla religione.
In pieno coronavirus, il contrasto si è spostato sulla strategia, dividendo ancora il Brasile tra chi difendeva il lockdown come i governatori e chi, Bolsonaro in testa, esortava tutti ad uscire a casa e a riprendere a lavorare.
Adesso, l’ultima battaglia contro il Congresso, colpevole di non lasciarlo governare, e il Tribunale Supremo di Giustizia che ha deciso di avviare un’indagine sulle interferenze del presidente nelle prerogative del suo ministro della Giustizia denunciate dallo stesso Sergio Moro dopo aver rassegnato le dimissioni.
I capi delle tre Forze Armate hanno comunque solidarizzato con Bolsonaro infuriato dalla decisione del Supremo di bloccare la nomina del nuovo capo della polizia perchè considerata inopportuna, visto che Alexandre Ramagem è vicino alla famiglia del presidente e amico personale dei figli, tutti e tre sotto inchiesta della magistratura. Il Tribunale, a parere dei militari, ha varcato i sui confini istituzionali impedendo un atto che spetta all’esecutivo. Un modo di strizzare l’occhio al capo di Planalto e al tempo stesso tenere dritta la barra del comando.

(da agenzie)

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L’ODIO VERSO CHI CI SALVA LA VITA: “AVETE PORTATO IL COVID NEL PALAZZO”

Maggio 1st, 2020 Riccardo Fucile

LO SCONCIO MESSAGGIO ANONIMO CONTRO DUE INFERMIERI DI TORRE DEL GRECO CHE LOTTANO IN PRIMA LINEA … LA LORO RISPOSTA: “MI FATE SCHIFO”

“Grazie a te e a tua figlia per averci portato il Covid nel palazzo”. È il messaggio che Franco e Teresa, padre e figlia infermieri di Torre del Greco impegnati in prima linea nell’emergenza coronavirus in due diversi ospedali, hanno trovato nella loro buca delle lettere. A riportare la notizia è Il Mattino.
Un gesto che ha addolorato i due infermieri, tra l’altro mai contagiati dal Covid-19 e sempre attenti nelle misure di prevenzione e tutela. Franco lavora come infermiere nel reparto Covid del Loreto Mare di Napoli mentre Teresa, appena 25enne, lavora nel reparto pediatrico Covid del Policlinico di Napoli.
Solidarietà  è stata espressa dal gruppo ‘Nessuno tocchi Ippocrate’ che su Facebook segnala aggressioni al personale medico di Napoli e che ha pubblicato copia della lettera.
“Piena solidarietà  alla collega, ai condomini del palazzo di Teresa invece va tutto il nostro disprezzo, addirittura ridursi a comporre una missiva anonima con ritagli di lettere modello ‘banda del torchio’ in un noto film di Totò? Una sola parola: patetici! – scrivono sul social network – Il nostro messaggio a questi ignobili esseri viventi: se vi dovesse venire una crisi respiratoria dovuta al Covid-19 non chiamate Teresa, rivolgetevi direttamente a Batman, Superman o al limite a Ironman, questi sono gli eroi che meritate!”.
Postata su Facebook anche la risposta della infermiera: “Al bellissimo messaggio lasciato nella nostra buca della posta, troverete una risposta abbastanza ‘educata’ nella bacheca condominiale, ma sul mio profilo personale una cosa ve la vorrei dire: mi fate schifo”.

(da Fanpage)

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IL DOCUMENTO DEGLI SCIENZIATI CHE HA FERMATO CONTE: RIAPRIRE TUTTO SAREBBE LA CATASTROFE

Aprile 28th, 2020 Riccardo Fucile

VORREBBE DIRE 151.000 PERSONE IN TERAPIA INTENSIVA A GIUGNO E 430.000 ENTRO FINE ANNO, DECINE DI MIGLIAIA DI VITTIME… E CI SONO DEI POLITICI CRIMINALI CHE VORREBBERO RIAPRIRE TUTTO

Cosa succederebbe se l’Italia riaprisse tutto? Lavoratori in ufficio, scuole con i cancelli aperti, bar, ristoranti, contatti sociali come prima. Lo scenario sarebbe apocalittico.E’ quanto prevede il report del Comitato tecnico-scientifico sul quale Giuseppe Conte e tutto il governo hanno assunto le decisioni per la Fase 2.
Se si tornasse alla normalità , il picco dei contagi sarebbe raggiunto l′8 giugno. Numeri mostruosi, se si considera che la previsione dei posti necessari in terapia intensiva per quella data sarebbe superiore ai 151mila, a fronte dei circa 10mila letti di cui il nostro sistema sanitario attualmente dispone.
Il totale dei malati che necessiterebbero cure in reparti intensivi sforerebbe i 430mila entro la fine dell’anno.
Il tutto perchè l’R0, il parametro che indica il tasso di diffusione dei contagi, schizzerebbe a 2,25 (ogni persona con Covid-19 ne contagerebbe più di due). Una cifra da tenere a costante riferimento di tutti i ragionamenti sul tema, dato che il Cts considera fondamentale il mantenimento di quel rapporto sotto l′1. Il report – che Huffpost ha visionato – prevede 92 diverse simulazioni di riaperture.
Ma nelle conclusioni indica una strada ben precisa. Si legge infatti: “Il modello evidenzia come sia ipotizzabile attivare i seguenti settori Ateco a patto che vengano adottate tutte le misure di distanziamento sociale e di igiene personale ed ambientale: 1. settore manifatturiero; 2. settore edilizio; 3. settore commercio correlato alle precedenti attività  e con, in fase iniziale, l’esclusione delle situazioni che generano forme di aggregazioni (es. mercati e centri commerciali); 4. trasporto locale correlato alle attività  di cui ai punti 1, 2 e 3”.
Esattamente la strada scelta dal governo, che ha mutuato da qui le norme inserite nell’ultimo dpcm. Una strada che secondo le previsioni prevederebbe un R0 di 0,69 (ogni persona infettata ne contagia in media meno di una), e un numero di ricoveri in terapia intensiva che dal 4 maggio è destinato a diminuire.
Scrivono infatti i tecnici: “Essendo le stime attuali di R0 comprese nel range di valori tra R0=0.5 e R0=0.7, ed essendo evidente dalle simulazioni che se R0 fosse anche di poco superiore a 1 (ad esempio nel range 1.05-1.25) l’impatto sul sistema sanitario sarebbe notevole, è evidente che lo spazio di manovra sulle riaperture non è molto”.
Da qui la scelta del lucchetto per le attività  di bar e ristorazione, che nei modelli previsionali farebbero schizzare R0 sopra l′1 anche se fosse esclusa la fascia di popolazione over 65, che si stima essere del 47% più suscettibile al contagio.
Non tanto per l’attività  intrinseca, si spiega, quanto per l’aumento di contatti sociali che ne deriverebbero.
E da qui anche la scelta di non far ripartire l’anno scolastico: “Riaprire le scuole – si legge – innescherebbe una nuova e rapida crescita epidemia di Covid-19. In particolare, la sola riapertura delle scuole potrebbe portare allo sforamento del numero di posti letto in terapia intensiva attualmente disponibili a livello nazionale”.
L’unica scelta presa in totale autonomia dalla politica è quella ormai famigerata della possibilità  di incontrare i “congiunti”, probabilmente avendo un margine di 0,3 nel mantenere il tasso di contagio sotto l′1.
Una valvola di sfogo sociale che i tecnici hanno sconsigliato, prevedendo che il modello prevedesse il mantenimento di “tutte le attività  in smart working e/o lavoro agile” e che le “attività  di aggregazione” rimanessero interdette.
Per tenere R0 inferiore a 1, il Cts ha raccomandato inoltre “il rispetto delle raccomandazioni dei sistemi di trasporto”, il “rispetto delle raccomandazioni” di carattere generale, “il mantenimento del distanziamento sociale e dell’igiene frequente delle mani e ambientale in tutte le attività ”, e la raccomandazione all’uso delle mascherine per comunità  in tutti i luoghi pubblici confinati o a rischio di aggregazione.
Su quest’ultimo aspetto i tecnici osservano che “ci sono però delle incertezze sul valore dell’efficacia dell’uso di mascherine per la popolazione generale dovute a una limitata evidenza scientifica, sebbene le stesse siano ampiamente consigliate; oppure variabili non misurabili, es. il comportamento delle persone dopo la riapertura in termini di adesione alle norme sul distanziamento sociale ed utilizzo delle mascherine e l’efficacia delle disposizioni per ridurre la trasmissione sul trasporto pubblico. ”
E concludono: “Elementi questi che suggeriscono di adottare un approccio a passi progressivi”. Proprio la strada opzionata dal governo.

(da “Huffingtonpost”)

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LO “ZIO” TORNA IN ATTIVITA’: AHMAD DABBASHI, IL RE DEI TRAFFICANTI LIBICI, CRIMINALE RICERCATO DALL’ONU, LIBERATO DA AL SARRAJ

Aprile 18th, 2020 Riccardo Fucile

LA STORIA DEI 5 MILIONI DI DOLLARI VERSATI DAI SERVIZI ITALIANI PERCHE’ BLOCCASSE I BARCONI

Il “ricatto dei barconi” si “arricchisce” di un altro capitolo della vergogna. A rivelarlo è Francesco Battistini, inviato del Corriere della Sera.
“lI   trentenne Ahmad Dabbashi detto Al Ammu, ovvero ‘lo Zio’, il re dei trafficanti di uomini verso l’Italia, il contrabbandiere del petrolio, l’uomo dei sequestri lampo, il criminale super-ricercato dall’Onu e dalla procura di Tripoli, sembrava sparito nel nulla da quand’era cominciata l’offensiva del generale Haftar su Tripoli- scrive Battistini –   Stava in prigione, secondo fonti ufficiali: arrestato dopo le rivelazioni che l’avevano indicato tra i collaboratori segreti del governo tripolino di Fayez Al Sarraj; fatto scomparire dopo un’oscura storia di 5 milioni di dollari che gli sarebbero stati versati addirittura con mediazione dei servizi italiani, perchè collaborasse a stoppare il viavai di barconi che lui stesso aveva sempre alimentato”.
“Mercoledì, con la controffensiva di Sarraj su Sabrata e Surran, con la liberazione di 400 pericolosi detenuti nel carcere, riecco lo Zio — aggiunge l’inviato del quotidiano di Via Solferino – Quello che vantava (e spesso millantava) rapporti con gli alti dirigenti del Viminale. Oggetto di smentite dell’allora ministro dell’Interno, Marco Minniti, e d’audizioni al Copasir: in un reportage dell’Associated Press, s’era raccontato che il calo degli sbarchi in Italia durante il governo Gentiloni non era dovuto solo agli accordi internazionali con Sarraj, ma specialmente a un’intesa con la milizie Al Ammu e Brigata 48 che controllano da sempre Sabrata e le partenze dei barconi. Chi ha rimesso in circolazione lo Zio? Da poche ore, a Sabrata e lungo tutta la costa occidentale che va da Tripoli al confine con la Tunisia, sono tornate le truppe di Sarraj…”.
Le truppe dell’uomo su cui l’Italia ha puntato.

(da agenzie)

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ONU ACCUSA TRIPOLI: “NEL 2020 FATTI SPARIRE CENTINAIA DI PROFUGHI”

Aprile 18th, 2020 Riccardo Fucile

PRESI DALLA GUARDIA COSTIERA (QUELLA CHE L’ITALIA FINANZIA) E CONSEGNATI A TRAFFICANTI E TORTURATORI

Centinaia di migranti sono stati fati spare dopo essere stati catturati dalle autorità  libiche a partire da gennaio. Dove sono stati imprigionati? A chi sono stati venduti? Sono tutti ancora in vita?
La denuncia sui desaparecidos del Mediterraneo formulata dall’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (Oim) conferma il quadro di un Paese fuori controllo, in balia di clam e milizie mafiose, nel quale tutto il denaro stanziato da Italia e Europa non è mai servito a migliorare davvero le condizioni degli esseri umani.
“Secondo recenti dati governativi, circa 1.500 persone sono attualmente detenute in 11 centri della “Direzione per la lotta contro l’immigrazione illegale” libico (DCIM), alcuni da molti anni.
Si tratta del numero più basso registrato da ottobre 2019”, nota l’Oim in una nota. Tuttavia, nel 2020 almeno 3.200 uomini, donne e bambini a bordo di imbarcazioni dirette in Europa sono stati intercettati dalla cosiddetta guardia costiera libica “e riportati indietro, in un Paese in cui ancora si combatte. La maggior parte finisce in strutture adibite ad attività  investigative o in centri di detenzione non ufficiali. L’OIM non ha accesso a questi centri”
Per questa ragione l’organizzazione dell’Onu “esprime grave preoccupazione per la sorte di centinaia di migranti che quest’anno la Guardia Costiera libica ha riportato a terra e dei quali non si hanno più notizie”
Il governo di Tripoli non risponde più neanche alle Nazioni Unite.
“Nonostante le molteplici richieste, le autorità  libiche non hanno fornito alcuna informazione – denuncia l’Oim – su dove si trovino con esattezza queste persone o perchè siano state portate in strutture di detenzione non ufficiali”.
Un’accusa, quest’ultima, che conferma le inchieste giornalistiche e le investigazioni degli esperti Onu, secondo cui esponenti delle forze armate e della polizia libica, collegati ai vari clan, sono implicati nella “cessione” e alla “vendita” di migranti ai trafficanti, che poi altro non sono che gli stessi clan costituiti in milizie.
“La mancanza di chiarezza sulla sorte di queste persone scomparse è una delle preoccupazioni più gravi”, ha detto una portavoce dell’Oim, Safa Msehli. “Siamo a conoscenza di molte testimonianze di abusi che si verificano all’interno dei sistemi di detenzione formali e informali in Libia”
Numerose testimonianze, che per l’Onu “sono considerate credibili, da parte di comunità  di migranti in contatto con l’Oim sostengono che i detenuti vengono consegnati ai trafficanti e torturati nel tentativo di estorcere denaro alle loro famiglie, abusi che sono stati ampiamente documentati in passato dai media e dalle agenzie dell’Onu”
Solo nell’ultima settimana, almeno 800 persone sono partite dalla Libia nel tentativo di raggiungere l’Europa. Quasi 400 sono state riportate in Libia e, dopo operazioni di sbarco ritardate a lungo a causa della situazione di scarsa sicurezza a terra, “sono state poi mandate in detenzione. Almeno 200 di loro sono finiti in centri non ufficiali e risultano non più rintracciabili”
Molti di coloro che hanno raggiunto le acque internazionali e la zona di ricerca e soccorso maltese sono rimasti bloccati per giorni, senza essere soccorsi. Per questa ragione “l’Oim chiede al governo libico di chiarire che fine abbiano fatto tutti coloro di cui non si ha più notizia e di porre fine alla detenzione arbitraria”.
L’Europa, però, non può chiamarsi fuori. Da qui l’appello all’Ue “affinchè si stabilisca con urgenza un meccanismo di sbarco chiaro e rapido per porre fine al ritorno coatto dei migranti in Libia”.
E il Covid-19 “non deve essere una scusa per non ottemperare a diritti internazionali duramente conquistati e a quegli obblighi che gli Stati hanno nei confronti delle persone vulnerabili”.

(da Avvenire)

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RITROVATO IL QUARTO GOMMONE DISPERSO, MALTA HA MENTITO CONSEGNANDOLO AI LIBICI: 47 SUPERSTITI, 5 CADAVERI A BORDO E 7 AFFOGATI

Aprile 15th, 2020 Riccardo Fucile

VIOLATA LA LEGGE CHE VIETA I RESPINGIMENTI IN ACQUE INTERNAZIONALI… LA GUARDIA COSTIERA ITALIANA NON INFORMATA DA MALTA

Si trovano in acque libiche i migranti dispersi da sei giorni nel Canal di Sicilia. Il barcone è stato ritrovato alla deriva in acque di ricerca e soccorso di competenza maltese.
In totale 12 persone hanno perso la vita in quella che passerà  alle cronache come “la strage di pasquetta”.
A bordo sono stati trovati 5 cadaveri, ma i 47 superstiti hanno raccontato che sette loro compagni di sventura sono morti affogati, dopo sei giorni in mare senza acqua nè cibo e con onde di otlre due metri.
L’Organizzazione mondiale dei migranti (Oim) ha avuro conferma recandosi direttamente sul porto di Tripoli dove un motopesca libico con il carico di disperati attende ancora l’autorizzazione allo sbarco, che le autorità  libiche al momento rifiutano.
Questa mattina una fonte di alto livello della diplomazia maltese aveva assicurato che “non ci sono migranti nè dispersi in mare”, negando però di sapere dove fossero i 55 che ancora mancavano all’appello.
Una menzogna che sta suscitando irritazione negli organismi internazionali che da giorni chiedevano notizie certe senza mai avere risposta.
“Sarebbe il gruppo di persone in mare da giorni?”, domanda Carlotta Sami, portavoce di Unhcr-Acnur. “Ritardi nei soccorsi inaccettabili – a ggiugnge -. Nessuno può essere riportato in Libia da acque internazionali”.
Secondo l’Oim i migranti sono stati salvati da una nave non meglio precisata “nave commerciale nella zona di ricerca e salvataggio maltese e consegnati alla guardia costiera libica”.
Un respingimento in violazione delle norme internazionali che vietano di riportare in Libia profighi e richiedenti asilo “Ribadiamo che le persone soccorse in mare – aggiunge l’agenzia Onu per le migrazioni – non devono essere restituite ai porti non sicuri. Un’alternativa allo sbarco in Libia deve essere trovato urgentemente”.
Il silenzio maltese aveva costretto ieri la Guardia costiera italiana a pattugliare con motovedette e velivolo le acque esterne all’isola di Lampedusa alla ricerca di eventuali naufraghi. I migranti però erano già  stati individuati e segnalati da Malta a una motovedetta libica senza informare il Coordinamento dei soccorsi italiani che ha dovuto pattugliare a vuoto fino a notte fonda.
“Vogliamo la verità  sulle 55 persone disperse. Non è sostenibile che donne bambini e uomini chiedano aiuto per sei giorni e i governi di due paesi aspettino che vengano inghiottiti dal mare”, dice Alessandra Sciurba, presidente di Mediterranea Saving Humans. “E se fosse lo stesso caso della barca con cinque persone senza vita adesso davanti le coste libiche non sarebbe meno grave e non sarebbe una condanna minore, con gli stessi mandanti”, osserva ancora. .
Proprio ieri il ministro delle Infrastrutture Paola De Micheli in varie interviste aveva ribaduito che la situazione nel Mediterraneo è sotto controllo è non c’è nulla che sfugga alle autorità . Parole che contrastano con il ritrovamento dei cinque migranti morti di stenti a causa della prolungata permanenza in mare.
Vite che avrebbero potuto essere salvate se tutte le autorità  marittime fossero intervenute per tempo.
Lunedì notte nu cargo portoghese aveva avvistato il gommone ma acausa della tempesta non era riuscito a intervenire. Ora la nave Ivan, diretta a Genova, potrebbe dover spiegare cosa è accaduto e quale autorità  marittima li avesse autorizzati a lasciare l’area nononstante non arrivasse alcun soccorso.
A conferma della situazione oramai fuori controolo a Tripoli, si apprende che la nave militare italiana Gorgona era stata costratta ad allontanarsi dal porto tripolino a causa dei bombardament. Poche ore fa è tornata in banchina, ma il clima rimane tesissimo.
In banchina, come testimoniano alcune foto dai funzionari Onu a Tripoli, ci sno gli operatori delle agenzie internazionali “in attesa di offrire acqua, assistenza medica, coperte per circa 47 passeggeri a bordo della nave intercettata in mare e ora nel porto di Tripoli, in attesa di sbarco”, si legge in un tweet di Acnur-Unhcr Libia. “Ripetiamo che la Libia – aggiunono – non è un porto sicuro per lo sbarco”.
Nel Mediterraneo i profughi “vengono lasciati morire o messi nelle mani dei libici per essere riportati in un paese in guerra. I morti sono tutti uguali, le vite valgono tutte allo stesso modo. Oppure – denuncia Mediterranea – lo dicano finalmente questi ministri e questi governi, che ci sono esseri umani che vanno solo fatti scomparire”.

(da Avvenire)

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