Agosto 17th, 2019 Riccardo Fucile
CUOR DI LEONE ORA CERCA DI SCARICARE LA RESPONSABILITA’ SUGLI ALTRI, MA IL SEQUESTRO DI PERSONE RESTA… E LA CATENA DI COMANDO DEL VIMINALE COMINCIA A TREMARE
Il Viminale acconsente allo sbarco dei minori a bordo, che nelle prossime ore scenderanno
dalla Open Arms, rispondendo alla seconda lettera del Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte.
Il premier ha scritto ieri in tarda serata al ministro dell’Interno, Matteo Salvini, ribadendo tra l’altro la richiesta di far sbarcare i minori dalla nave Open Arms. La lettera è stata scritta in risposta al carteggio tra Conte e Salvini di Ferragosto.
Pur con l’autorizzazione a far sbarcare i minori, fonti del Viminale fanno sapere che Matteo Salvini ha risposto alla lettera del presidente del Consiglio ribadendo che la linea del Ministero non cambia.
(da agenzie)
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Agosto 17th, 2019 Riccardo Fucile
MARTELLO LANCIA LA PROTESTA CONTRO IL SEQUESTRO DI PERSONA DEI PROFUGHI DELLA OPEN ARMS
“La prima volta che sono salito su una barca mi hanno insegnato che ogni vita umana in pericolo va salvata. Perchè il mare ha le sue regole, e vanno rispettate”.
E’ con queste parole e indossando una maglietta con l’apposita scritta che il sindaco delle Pelagie, Totò Martello, figlio di pescatori, ha lanciato l’hashtag #IoSonoPescatore.
Martello, di fatto, ha avviato una sorta di protesta contro la decisione – del Viminale – di continuare a trattenere a bordo della Open Arms i profughi soccorsi 15 giorni fa nel Mediterraneo. La nave della Ong spagnola da ieri mattina è ancorata a poche centinaia di metri dall’entrata del porto.
(da agenzie)
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Agosto 17th, 2019 Riccardo Fucile
LO FACEVA LAVORARE 11 ORE AL GIORNO SENZA DIRITTI E GIORNO DI RIPOSO, FACENDOLO VIVERE IN UN CONTAINER FATISCENTE… SONO QUESTI GLI IMMIGRATI CHE PIACCIONO AI SOVRANISTI: FUORI DAI CENTRI DI ACCOGLIENZA PER FORNIRLI A IMPRENDITORI SENZA SCRUPOLI
I carabinieri di Bari hanno arrestato a Casamassima un pregiudicato 46enne per sfruttamento del lavoro e favoreggiamento all’immigrazione clandestina. L’uomo, titolare di un’impresa agricola e di un allevamento di ovini, pagava 1,80 euro l’ora un giovane pastore bengalese, trattandolo come un vero e proprio schiavo.
Il ragazzo, privo di permesso di soggiorno e senza fissa dimora, lavorava in media 11 ore al giorno.
Il contratto collettivo nazionale, per le stesse mansioni, ne prevede almeno 10: tra l’altro erano due mesi che il suo datore non lo pagava.
Fin dalle prime luci dell’alba, usciva dalla masseria per condurre al pascolo un gregge di pecore, rientrando solo al tramonto. Era impiegato come autentico factotum, occupandosi di tutte le attività inerenti gli animali, ovvero mungitura, pulizia, pascolo.
All’operaio non era riconosciuto il diritto del riposo o delle ferie, praticamente mai fruiti, e veniva impiegato senza aver mai conseguito la minima formazione sui rischi per la salute e sicurezza ai quali si espone il lavoratore per simili carichi, nè era stato nemmeno sottoposto alla prescritta visita medica, finalizzata ad accertare le condizioni di salute in relazione all’incarico.
Al bengalese era riservato un alloggio fatiscente ed in cattive condizioni igieniche, come certificato dai medici dell’Asl. Si trattava di un container, costruito assemblando le cabine di un camion, nel quale la cucina era costituita da un fornello alimentato da una bombola di gas, mentre per i servizi igienici si serviva di un pozzo, lo stesso utilizzato dagli animali per abbeverarsi.
Il datore di lavoro aveva imposto le sue volontà , rifiutando qualsiasi aumento di stipendio e approfittando dello stato di difficoltà della vittima, costretta d accettare qualsiasi condizioni, pur di inviare quanto guadagnato a moglie e figli nel Paese di origine.
Inoltre all’imprenditore sono state contestate altre violazioni connesse quali: l’omessa formazione dei dipendenti sui rischi per la salute e sicurezza sul lavoro e mancata valutazione delle condizioni di salute in relazione all’impiego (artt. 18, 36, 37, d.lgs 81/2008); l’impiego di lavoratori subordinati ‘in nerò (art. 3 d.l. 12/2002), la violazione delle disposizioni per il contrasto del lavoro (art. 14 d.lgs 81/2008), e il divieto di assunzione di lavoratori privi di permesso di soggiorno (art. 12, 22 d.l. 298/1998).
Su disposizione della competente autorità giudiziaria, il 46enne è stato sottoposto agli arresti domiciliari. Contestualmente sono state elevate sanzioni amministrative e ammende per quasi 60mila euro e la sospensione dell’attività produttiva.
(da agenzie)
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Agosto 17th, 2019 Riccardo Fucile
GUARDIA COSTIERA CONTRO SALVINI… LA PROCURA STA RICOSTRUENDO LA CATENA DI COMANDO CHE HA BLOCCATO ILLEGALMENTE LO SBARCO … IL COMANDANTE: “LA OPEN ARMS E’ UNA BOMBA A OROLOGERIA”
“La Open Arms è una bomba ad orologeria. Se non si interviene immediatamente la prima miccia la farà esplodere”.
Il comandante della nave Marc Reig e il suo equipaggio non hanno chiuso occhio per controllare che la sedicesima notte con i 134 migranti rimasti a bordo passasse senza incidenti, atti di autolesionismo o di violenza, come molte delle persone ormai allo stremo ieri hanno minacciato.
Oggi potrebbe essere la giornata della svolta. Nella sede della Guardia costiera a Roma è arrivata la polizia giudiziaria, inviata dal procuratore aggiunto di Agrigento Salvatore Vella, che coordina l’inchiesta (al momento senza indagati) che da ieri — dopo la presentazione di un esposto da parte della Open Arms — procede anche per le ipotesi di reato di sequestro di persona, violenza privata e abuso d’ufficio.
Tra i documenti acquisiti anche la comunicazione con cui il centro di ricerca e soccorso di Roma scrive al ministero dell’Interno che “non vi è impedimento alcuno” e che si può “procedere senza indugio” all’attracco della nave in banchina .
L’MRCC di Roma chiede al Viminale una risposta urgente per l’eventuale assegnazione di un POS, ovvero di un porto sicuro.
Prima di decidere una eventuale ispezione sulla nave, ancora alla fonda a mezzo miglio da Lampedusa, il magistrato attende di mettere in fila tutte le carte acquisite per ricostruire la catena di comando che ha portato a bloccare lo sbarco.
L’autorizzazione all’approdo formalmente spetta al prefetto di Agrigento Dario Caputo che, inevitabilmente, attende ordini dal Viminale ma la responsabilità penale è personale e quindi è necessario ricostruire tutti i passaggi. Chi ha dato l’ordine di non far sbarcare la nave e con quali motivazioni.
Oggi gli agenti della squadra mobile di Agrigento sentiranno tutti i migranti sbarcati per motivi sanitari che sono stati portati nell’hot spot di contrada Imbriacola, ma anche i medici che li hanno visitati: quelli della Cisom e di Emergency sulle cui relazioni si sono basate le evacuazioni di emergenza per motivi psicologici o per la necessità di cure specialistiche ma anche quelli dell’ambulatorio di Lampedusa che avrebbero fatto una valutazione differente comunicando al responsabile del presidio, Francesco Cascio (assente dall’isola) che stavano tutti bene e che solo una donna aveva un’otite.
Il responsabile dell’ambulatorio sarà ascoltato probabilmente a breve o al suo rientro a Lampedusa, la prossima settimana.
Messe insieme tutte le carte e fatta una prima valutazione della situazione se ancora oggi dal Viminale non dovesse essere autorizzato lo sbarco, i pm potrebbero decidere di intervenire con una ispezione a bordo e anche forzare la mano e disporre il sequestro della nave e la conseguente discesa a terra di tutti i migranti.
Intanto Open Arms continua a porre l’accento sulla situazione di emergenza a bordo. “Giorno 16. Il mondo è testimone di quello che hanno dovuto sopportare le 134 persone che attendono di scendere sul ponte della #OpenArms. Solo la mancanza di volontà dei politici che hanno il potere di decidere li separa da un porto sicuro.#unportosicurosubito”, è il post che la ong ha pubblicato sui social insieme a un video che testimonia le difficoltà di convivere in uno spazio ridotto, sotto il sole cocente e con un solo bagno per tutti.
(da agenzie)
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Agosto 16th, 2019 Riccardo Fucile
E SI SCOPRE CHE L’ITALIA NON HA ANCORA CHIESTO LA RIDISTRIBUZIONE DEI PROFUGHI NONOSTANTE LA DISPONIBIITA’ DI SEI PAESI AD ACCOGLIERLI…. A BRUXELLES NON HANNO ANCORA CAPITO CHE QUESTA E’ UNA ASSOCIAZIONE A DELINQUERE SOVRANISTA CHE SI RISOLVE CON MANDATI DI CATTURA INTERNAZIONALI PER CRIMINI CONTRO L’UMANITA’
La situazione a bordo della Open Arms, da 15 giorni in mare in attesa di poter approdare nel porto di Lampedusa con oltre 140 migranti a bordo, è “insostenibile”.
A sostenerlo è l’Unione europea che chiede uno “sbarco immediato” per l’imbarcazione della Ong spagnola.
La portavoce della Commissione europea, Vanessa Mock, ritiene che la situazione a bordo della nave, con “persone bloccate in mare per giorni e settimane è insostenibile: ricordiamo ancora una volta che servono soluzioni sostenibili nel Mediterraneo affinchè quelle persone possano sbarcate in modo sicuro e veloce e che possano ricevere l’assistenza di cui hanno bisogno”.
La Commissione Ue ha confermato che sono sei i Paesi che hanno già dato disponibilità per accogliere i migranti a bordo della Open Arms: sono Francia, Germania, Lussemburgo, Portogallo, Romania e Spagna.
La stessa portavoce ha espresso la gratitudine di Bruxelles “per la cooperazione” offerta da questi stati membri.
La Commissione ribadisce di essere pronta a sostenere sia a livello operativo che finanziario “le soluzioni che i governi vorranno mettere in campo”. Ma lo sbarco “non è competenza della Commissione — ribadiscono da Bruxelles — quello che possiamo fare è trovare una soluzione per la redistribuzione dei migranti”. Per quanto riguarda le operazioni di coordinamento e supporto dell’Ue, però, non arriveranno finchè “non sarà richiesto”.
Quindi l’Italia non ha ancora richiesto la ridistribuzione degli ostaggi di Salvini.
(da agenzie)
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Agosto 16th, 2019 Riccardo Fucile
LA TERRIBILE TESTIMONIANZA DELL’UOMO SALVATO DA MALTA SU UN PICCOLO GOMMONE, CON IL CADAVERE DI UN RAGAZZO ACCANTO
Lui si chiama Mohammed Adam Oga, ed è un miracolato. La sua incredibile e drammatica storia ci dice come oggi si muore nel Mediterraneo privo di qualsiasi dispositivo di soccorso.
Mohammed è l’unico superstite di un gruppo di quindici persone partite dalla Libia e via via morte disidratate in un lunghissimo viaggio di 11 giorni e poi buttate in mare.
E’ lui l’uomo accovacciato sul cadavere di un ragazzo di vent’anni sul fondo del gommone che si vede nella foto ( che Repubblica ha deciso di non mostrare) diffusa lunedi scorso dalle forze armate maltesi che hanno recuperato il gommone riuscendo miracolosamente a portare in salvo Mohammed.
Intervistato dal Times of Malta nell’ospedale Mater Dei de La Valletta, Mohammed, 38 anni racconta così la sua odissea: ” Eravamo in 15 tra cui una donna incinta. Non avevamo nè acqua, nè cibo, nè carburante. Siamo partiti il primo agosto dalla spiaggia libica di Zaywa. Abbiamo pagato 700 dollari. I trafficanti ci hanno dato un Gps e ci hanno detto: andate verso Malta. Prima è finita la benzina, poi l’acqua e poi il cibo. Abbiamo cominciato a bere acqua di mare. Dopo cinque giorni sono morte le prime due persone. Poi ogni giorno ne morivano altre due”.
Mohammed racconta di come abbiamo disperatamente cercato di chiedere aiuto ma incredibilmente in 11 giorni nessuno li abbia soccorsi. ” Gridavamo ‘aiuto, aiuto’, ci sbracciavamo verso le barche di passaggio, vedevamo aerei ed elicotteri passare sulla nostra testa ma nessuno ci ha soccorso. Faceva un caldo terribile e i corpi cominciavano ad andare in putrefazione. E non abbiamo avuto altra scelta che buttarli a mare”.
Alla fine, su quel gommone, sono rimasti in due, Mohamed e Ismail, il ragazzo di vent’anni poi trovato morto. “Lui – racconta Mohamed – a un certo punto mi ha detto: ‘Ora tocca a noi, muoriamo insieme’ e ha buttato in mare il telefonino e il Gps. Io gli ho detto: ‘Io non voglio morire’.”
Mohamed non ricorda il momento in cui l’elicottero maltese lo ha soccorso e portato in ospedale. Ora ringrazia Dio e Malta e dice: “Sono fuggito quindici anni fa dal mio paese, facevo parte dell’Oromo Liberation Front”, ho vissuto in Eritrea e Sudan poi degli amici mi hanno proposto di raggiungerli in Germania e sono andato in Libia. Se dovessi tornare in Etiopia mi arresterebbero. Adesso sono solo felice di essere vivo”.
(da “Time of Malta”)
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Agosto 16th, 2019 Riccardo Fucile
DIMOSTRI DI AVERE LE PALLE, INVECE CHE SCRIVERE LETTERE AL SEQUESTRATORE DI PERSONA… SE VUOLE SALUTARLO GLI MANDI DUE RIGHE QUANDO SARA’ IN GALERA
Ieri è stato autorizzato lo sbarco per 5 dei migranti che da 14 giorni si trovano sulla Open Arms. Lasciano la nave della ong spagnola per motivi psicologici e perchè bisognosi di soccorsi sanitari. Ad accompagnarli 4 familiari, quindi complessivamente sono nove persone. La Open Arms resta, intanto, a circa 150 metri dalla costa di Lampedusa (Ag). Sul molo Favarolo ci sono tutte le forze dell’ordine e le ambulanze per trasferire i migranti.
Si tratta per loro della quindicesima notte a bordo della nave spagnola. “Cinque evacuazioni urgenti in 14 giorni.
“Cosa aspettano ad autorizzare sbarco di tutte le persone a bordo, che l’emergenza medica diventi insostenibile? Quanta crudeltà ”, ha scritto nella notte Open Arms.
Dopo il via libera del Tar all’ingresso in porto con la sospensione del primo provvedimento del ministro dell’interno, Matteo Salvini, che bloccava lo sbarco dei migranti, ieri il vicepremier ha firmato un nuovo divieto facendo ricordo al Consiglio di Stato. Ma il divieto non è stato firmato nè dal ministro della Difesa Elisabetta Trenta nè dal ministro dei Trasporti Danilo Toninelli, quindi vale zero.
Va segnalato che la ministra Trenta ha sostenuto di non aver firmato il divieto per una questione di “umanità ”: si tratta ovviamente di una sciocchezza propagandistica, visto che il divieto è lo stesso che la ministra ha firmato una settimana fa e l’unica cosa che è sopravvenuta nel frattempo è la sentenza del TAR del Lazio che mette a rischio tutti i responsabili che hanno firmato gli atti.
Infatti Open Arms, arrivata ieri mattina al largo di Lampedusa, non è stata ancora toccata dall’improvviso afflato di umanità che ha colpito il governo Conte.
Dove il presidente del Consiglio esita ad evocare a sè i poteri per firmare lo sbarco perchè ha paura della risposta politica di Salvini, il quale ha già fatto notare di essere il baluardo che ferma lo sbarco.
Permane quindi il mancato permesso di sbarco. Quest’ultimo infatti deve essere autorizzato dalla Prefettura, in questo caso quella di Agrigento, dunque in sostanza dal Viminale.
O dalla presidenza del Consiglio che avoca a sè i poteri di Salvini, come già successo. La Prefettura poi predisporrà la macchina organizzativa.
In alcuni casi precedenti, l’ultimo quello della Sea Watch e prima ancora della Alex, lo sbarco dei migranti è avvenuto dopo che l’autorità giudiziaria aveva posto sotto sequestro l’imbarcazione ed aperto un fascicolo d’indagine: lo sbarco in questa fattispecie è stato conseguenza del sequestro della nave, atto istruttorio necessario per accertare gli ipotizzati reati.
(da “NextQuotidiano”)
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Agosto 16th, 2019 Riccardo Fucile
LA VERGOGNA DI UNA PREFETTURA CHE NON APPLICA LA LEGGE
Dalla Open Arms si scende ormai a piccoli gruppi quando la resistenza è allo stremo. Dopo
le nove persone portate a terra ieri sera dalla guardia costiera, un’altra evacuazione d’urgenza di tre persone ed un loro accompagnatore si è resa necessaria stanotte per complicazioni mediche che richiedono cure specializzate. Tra le tre persone evacuate all’alba di oggi, anche il ragazzo della Guinea Bissau ( di cui Repubblica ha raccontato la stori) con i piedi perforati da ferite di arma da fuoco. L’uomo è stato trasferito presso la Guardia medica di Lampedusa per le cure del caso. Un altro migrante era a rischio setticemia. Da qui la necessità di evacuare l’ammalato.
A bordo della nave, dove i migranti (rimasti adesso in 134) hanno passato la loro quindicesima notte, la situazione è ormai diventata insostenibile sia dal punto di vista igienico sanitario ( come ha certificato l’ispezione dei medici del Cisom ieri mattina) ma anche dal punto di vista psicologico.
I cinque migranti per i quali è stata autorizzata l’evacuazione ieri sera ( insieme a quattro familiari) presentavano problemi psichici importanti per i quali i medici hanno disposto l’invio immediato all’ambulatorio di Lampedusa.
Ed è evidente che, vedendo scendere a piccoli gruppi alcuni dei loro compagni di viaggio, per chi resta a bordo la situazione è sempre meno gestibile. L’equipaggio ha avuto le sue difficoltà a controllare le reazioni degli altri, c’è stata una crisi di pianto generalizzata, anche perchè le persone che sono state fatte scendere sono dell’Africa “bianca” e quelli rimasti sulla barca si sono convinti che alla base della decisione ci fosse un criterio “di razza”.
Dalla nave parte l’ennesimo appello: “Tutte le persone a bordo devono essere fatte sbarcare urgentemente. L’umanità lo impone”. Nell’attesa che la situazione si sblocchi, a dettare l’emergenza sono gli psicologi
L’autorizzazione allo sbarco della nave, al momento, è di competenza della prefettura di Agrigento che però glissa in attesa di indicazioni dal Viminale ma la Procura potrebbe intervenire nelle prossime ore se la situazione dovesse ulteriormente complicarsi o se ravvisasse ipotesi di reato a carico di chi non ottempera all’ordinanza del Tar che ha disposto l’ingresso in acque italiane della nave per consentire soccorsi immediati in una situazione di “gravità eccezionale”.
Soccorsi che evidentemente possono essere garantiti solo a terra e non con la nave alla fonda a poche centinaia di metri dal porto di Lampedusa
(da agenzie)
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Agosto 15th, 2019 Riccardo Fucile
NONOSTANTE SEI PAESI ABBIANO DATO DISPONIBILITA’ AD ACCOGLIERLI, CONTINUA L’IGNOBILE SEQUESTRO DI PERSONA DA PARTE DELL’INTERNAZIONALE CRIMINALE SOVRANISTA
Sul molo Favarolo di Lampedusa (Agrigento) sono sbarcate sei donne e tre uomini. Si tratta di eritrei e somali che risulterebbero stremati a livello psicologico, motivo per il quale si è deciso di evacuarli con urgenza.
«Cosa aspettano ad autorizzare lo sbarco di tutte le persone a bordo, che l’emergenza medica diventi insostenibile? Quanta crudeltà » si chiede l’Ong Open Arms su TwitteLa nave in mare da 14 giorni
La nave della ong spagnola Open Arms, in mare da 14 giorni con a bordo 147 persone salvate nel Mediterraneo centrale, è infatti a poche centinaia di metri dal porto di Lampedusa, in attesa del permesso per entrare.
A sud dell’isola, in rada davanti alla Porta d’Europa. «Non stiamo ricevendo istruzioni allo sbarco», dice il presidente di Open Arms Italia, Riccardo Gatti.
L’arrivo della nave, alle 7.30 di stamane, 15 agosto, dopo due settimane di attesa al largo, si incrocia con la crisi di governo e con un’escalation fatta di divieti di sbarco e sentenze amministrative.
«Mare agitato, bimbi a bordo. La nave entri in porto», dice il sindaco di Lampedusa Salvatore Martello. Mentre la Open Arms è in rada da ore davanti a Lampedusa, Francia, Germania, Romania, Portogallo, Spagna e Lussemburgo hanno comunicato al presidente del Coniglio Conte di essere «disponibili a redistribuire i migranti» a bordo della nave della ong
Lo comunica lo stesso Conte nella lettera via Facebook a Salvini. «I miei omologhi europei ci tendono la mano»
«Il nostro Paese è disposto a partecipare a una ridistribuzione equilibrata di migranti accolti sulla nave», aveva fatto sapere in mattinata il governo di Madrid, spiegando di essere al lavoro con la Commissione europea e altri Stati membri «per raggiungere una soluzione comune, europea, ordinata e unita».
(da Open)
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