Febbraio 6th, 2021 Riccardo Fucile
“INEVITABILE UN RIALZO DEI CONTAGI CON LE RIAPERTURE”
Il professor Andrea Crisanti ci risponde mentre si trova a Padova (città in cui è direttore del Laboratorio di Microbiologia). «Non ho mai visto così tante persone al centro di Padova come oggi. Se non fosse per le mascherine che indossano, penserei che non ci sia nulla», ci dice. «Con la zona gialla non si controlla proprio niente, così è inevitabile il rischio di un rialzo dei contagi di Coronavirus», aggiunge.
Al momento, infatti, i casi non sono schizzati alle stelle solo perchè «stiamo beneficiando delle due settimane di zona rossa a dicembre e di quella arancione a gennaio».
Poi chissà cosa potrebbe succedere anche perchè — continua — «il virus cammina con noi».
Intanto, il quadro è mutato. E di tanto. Ora ci sono i vaccini ma anche le varianti che «sono una grande fonte di preoccupazione e che impattano sull’immunità di gregge».
Con gli over 80, ovvero con la categoria più esposta al virus, poi, non abbiamo ancora cominciato: «Bisognerà individuare anche gli anziani che stanno nelle campagne della Calabria o della Sardegna, giusto per fare un esempio. Fin qui, invece, abbiamo fatto la parte più facile con gli operatori sanitari».
Per questo sperare di vaccinare la metà della popolazione entro l’estate sembra essere un’utopia: «Spero nel 25-30 per cento entro giugno, sarebbe davvero una soddisfazione. Di fatto, è stato commesso un errore di sottovalutazione sia da parte delle ditte produttrici sia della Comunità europea ma, d’altronde, non era mai stato fatto prima un vaccino in tempi record, con problemi di logistica e destinato a centinaia di milioni di persone» in tutto il mondo.
«Sistema “drogato” dai test antigenici»
Poi Crisanti attacca la scelta di considerare, nel rapporto giornaliero positivi-tamponi, anche i test antigenici: «Così abbiamo un sistema “drogato” da test che non valgono nulla, che stanno creando un casino senza precedenti e che non vanno bene per le misure di sorveglianza perchè hanno una bassa sensibilità . Come mai gli antigenici registrano meno positivi dei molecolari? Le ipotesi sono due: o li usiamo male o, più semplicemente, hanno una bassa sensibilità . Ecco perchè escluderei gli antigenici dal computo».
E sull’ipotesi di Crisanti ministro della Salute nel nuovo governo Draghi, commenta: «Non me l’ha chiesto nessuno e non mi pongo per niente il problema. Spero soltanto che il nuovo governo stimoli un sentimento di unità e di superamento delle divisioni».
(da Open)
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Febbraio 6th, 2021 Riccardo Fucile
SAREBBE UN BEL BIGLIETTO DA VISITA NOMINARE UN MINISTRO IMPUTATO IN DUE PROCESSI PER SEQUESTRO DI PERSONA AGGRAVATO… SECONDO “LA STAMPA” SALVINI DECIDERA’ SE DARE LA FIDUCIA O MENO IN BASE AL SUO INGRESSO O MENO NELL’ESECUTIVO
Ieri Salvini si era prodotto nell’ennesima acrobazia politica spiegando a SKyTg24 di voler governare con tutti: “Mi dispiace che ci siano alcuni che stanno ponendo dei veti sulla Lega. A me non interessa chi c’è dentro, io penso al bene del Paese” mentre poche ore prima aveva posto un veto netto ai 5 Stelle.
La Lega entrerà davvero nel governo Draghi? Se così fosse i rumors spiegano che ci sarebbero due ministeri pronti per il Carroccio.
Se per Repubblica i nomi designati sono quelli di Giorgetti e di Molinari La Stampa spiega che il leader della Lega potrebbe decidere se dare la fiducia a Mario Draghi o meno in base a un altro fattore. Il suo ingresso diretto nell’esecutivo:
Giorgetti teme che Salvini possa decidere all’improvviso di rimanere all’opposizione. Il segretario del Carroccio è spaventato dalla prospettiva di perdere consensi a destra, a favore di Giorgia Meloni, e di non avere abbastanza garanzie sui temi per lui identitari: immigrazione e pensioni. Per esempio, che farà Draghi di Quota100, una delle riforme più detestate dall’Europa? La risposta gliel’ha già fornita Giorgetti: perchè dovrebbe cancellarla proprio adesso, se scade tra un anno? Il leader sa che la maggioranza schiacciante del suo partito si è espressa a favore di Draghi, parlamentari, capigruppo, governatori del Nord, il veneto Luca Zaia in testa.
C’è un’enorme pressione da parte degli imprenditori e dei mondi economici vicini al Carroccio. E «all’apostolo delle èlite» (copyright Alessandro Di Battista) alla fine si sono convertiti persino gli ex no-euro leghisti come Alberto Bagnai e Claudio Borghi. Ma c’è anche un altro movente a determinare le scelte di Salvini: potrebbe essere lui in persona a entrare come ministro per la quota leghista, e non Giorgetti come sembra scontato ai più.
(da “NextQuotidiano”)
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Febbraio 5th, 2021 Riccardo Fucile
L’EVASIONE FISCALE DI AUTONOMI E IMPRESE SFIORA I 33 MILIARDI
La Corte dei Conti rilancia l’ipotesi patrimoniale. Un intervento su “un nuovo prelievo
patrimoniale appare auspicabile”, ma serve “una valutazione preliminare, riguardo alla caratteristica del prelievo, che da reale potrebbe essere trasformato in personale, considerando dunque tutte le forme di patrimonio e eventualmente la base familiare anzichè individuale“, ha detto il presidente della Corte dei Conti Guido Carlino in audizione in commissione finanza alla Camera. Carlino ha raccomandato di evitare “una tassazione patrimoniale personale che porti a casi di duplicazione del prelievo”.
Meno di un mese fa anche la Banca d’Italia aveva evidenziato alcuni degli aspetti positivi di un’imposta sui patrimoni.
Il dibattito su un’imposizione patrimoniale sta crescendo in tutto il mondo.
Da un lato è visto come uno dei modi per ri-bilanciare il carico fiscale dai redditi di lavoro a quelli che derivano dal capitale, dall’altro come sostegno per finanze pubbliche esauste dopo le spese per fronteggiare la pandemia.
Negli ultimi decenni le aliquote su alti redditi e grandi ricchezze si sono via via ridotte fino ad arrivare, in alcuni paesi, a situazioni paradossali.
Negli Stati Uniti, ad esempio, un operaio o un impiagato paga in tasse, in proporzione, più di miliardari come Jeff Bezos, Bill Gates o Warren Buffet. Gran Bretagna, California, Sud Africa, Germania sono solo alcuni degli stati che stanno valutando la possibilità di tassare le grandi ricchezze.
Svizzera, Spagna e Argentina applicano già un prelievo di questo tipo. Anche il Fondo monetario internazionale si è recentemente espresso a favore di interventi fiscali che vadano a favore di una maggiore equità .
Un prelievo del 2% sui patrimoni superiori ai 50 milioni di euro riguarderebbe meno di 3mila contribuenti ma garantirebbe un gettito di circa 10 miliardi di euro che potrebbero essere utilizzati per aumentare il sostegno alle fasce di cittadini e alle categorie più in difficoltà .
Il ceto medio paga troppe tasse
Più in generale la Corte dei Conti interviene anche sull’opportunità di un ripensamento e riassetto del nostro sistema fiscale perchè, spiega Carlino, l’Irpef è molto sbilanciata sui redditi medi e con inefficienze legate all’andamento irregolare delle aliquote marginali effettive.
“Se la revisione dell’Irpef era stata finora immaginata con una significativa riduzione del gettito, per alleggerire il carico sui redditi medi e anche per dar corso alle reiterate richieste degli organismi internazionali di spostare il carico fiscale dal lavoro verso specifiche forme di imposizione indiretta, non si puo’ ignorare che i prossimi anni richiederanno un considerevole sforzo fiscale per far fronte ai costi della pandemia”, ha detto il presidente. “Sara’ dunque necessario guardare all’efficienza e all’equita’ del sistema tributario nel suo complesso, ipotizzando varie forme di ricomposizione del contributo dei prelievi diretti e indiretti alla copertura del bilancio”.
Il presidente Carlino ha affermato che: “Non appare lungimirante affrontare il disegno di riforma dell’Irpef senza porsi come obiettivi strategici la lotta all’evasione, che rimane a tutt’oggi il più rilevante vulnus all’equità orizzontale e verticale”. Secondo il presidente “la revisione dell’Irpef dovrebbe essere preceduta da una chiara definizione degli obiettivi che con tale imposta si vogliono raggiungere e quindi il modello” di tassazione “con una base imponibile onnicomprensiva o, al contrario, scegliere la tassazione duale, ma in una logica di organicità e coerenza”.
A evadere sono autonomi e imprese
La propensione all’evasione e all’elusione (tax gap) “in ambito Irpef è stata pari, nel 2018 al 2,8% per i redditi da lavoro dipendente (4,4 mld di euro) e al 67,6% per i redditi da lavoro autonomo e di impresa (32,7 mld di euro)”, ha riferito il presidente della Corte dei Conti Guido Carlino nell’ambito della riforma dell’Irpef. “Il divario tra gettito teorico ed effettivo (tax gap) per diverse categorie di reddito, anche se non completamente ascrivibile a evasione, appare più ampio nel caso dei redditi di lavoro autonomo che non in quello dei redditi da lavoro dipendente”.
(da agenzie)
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Febbraio 5th, 2021 Riccardo Fucile
INTERVISTA AL FINANZIERE PERSEGUITATO DA PUTIN
Una volta era il più grande investitore straniero in Russia. Ma dopo aver scoperchiato un caso di corruzione Bill Browder è stato cacciato e ha visto il suo avvocato, Sergei Magnitsky, morire in carcere. Da allora si batte per fare sanzionare Putin e i suoi più stretti alleati
«Non sono più il nemico numero uno in assoluto di Putin, adesso lo è sicuramente Navalny. Diciamo che sono il suo nemico numero uno all’estero». Bill Browder lo dice ridacchiando al telefono ma è del tutto serio. «Putin continua ad odiarmi intensamente — racconta -. Negli anni ha incaricato le forze dell’ordine, le agenzie di spionaggio e altri agenti di darmi la caccia in ogni modo possibile. Mi ha minacciato di morte, ha minacciato di rapirmi, ha cercato di bloccarmi tramite mandati di arresto dell’Interpol e con richieste di estradizione, oltre che con una miriade di cause legali che avevano come unico scopo quello di distruggere la mia vita. Non ha allentato la presa in alcun modo e continua ancora oggi. Ma questo è il destino di chiunque abbia cercato di tenere testa a Putin».
Una volta, tramite il suo Hermitage Fund, Browder era il più grande investitore straniero in Russia. Costretto all’esilio nel 2005 per aver scoperchiato un caso di corruzione che toccava i vertici della politica e del capitalismo russo, ha visto il suo avvocato e amico Sergei Magnitsky morire in carcere per aver denunciato l’enorme frode fiscale ai danni del popolo russo. Da allora ha intrapreso una crociata per ottenere sanzioni contro le persone coinvolte. I suoi sforzi sono stati premiati con i cosiddetti Magnitsky Act, dal nome dell’ex avvocato di Browder, che consentono di applicare sanzioni contro gravi violazioni dei diritti umani, dovunque accadano nel mondo.
Adottati nel 2012 negli Stati Uniti e nel 2018 dal Regno Unito, a dicembre del 2020 anche l’Unione europea si è dotata di uno strumento simile, tra le critiche di alcuni parlamentari che accusavano l’Ue di «interferenza negli affari interni di Paesi stranieri». In molti li hanno evocati all’indomani dell’avvelenamento di Navalny ad agosto e di nuovo dopo la sua condanna a tre anni a mezzo di carcere.
Ma per il momento l’Unione europea — nella persona dell’Alto rappresentante Josep Borrell, attualmente in visita a Mosca — si è limitata a chiedere la scarcerazione di Navalny e l’avvio di un’inchiesta ufficiale, tra le pernacchie e i rifiuti dell ministro degli Esteri russo Lavrov, che oggi ha dichiarato che «l’Unione europea è un partner inaffidabile» prima che il Cremlino espellesse tre diplomatici.
Browder, a suo giudizio Borrell ha fatto bene ad andare a Mosca?
«Penso che in questa fase l’incontro sia stato del tutto inappropriato. Sarebbe stato opportuno soltanto se l’Unione europea avesse già preso delle nuove misure contro la Russia. È un segnale che l’Ue non è disposta a dar fastidio alla Russia più di tanto. Inoltre, così viene legittimato Putin nel momento in cui meno se lo merita».
Perchè secondo lei l’Ue non ha ancora approvato nuove sanzioni visto che se ne parla da agosto?
«Penso che l’Ue sia davvero disfunzionale quando si tratta di politica estera, ancora di più quando si tratta di diritti umani: il modo in cui vengono prese le decisioni nell’Unione europea richiede l’unanimità di tutti i 27 stati membri e questo permette anche a pochi piccoli Paesi, su cui Putin ha influenza, di mettersi di traverso. Ed è per questo che ci è voluto così tanto tempo all’Unione europea per adottare un Magnitsky Act e perchè non ha fatto nulla in relazione a Navalny».
Fa riferimento ad alcuni Paesi in particolare, come l’Ungheria per esempio?
«Orban è un leader corrotto che ha legami ambigui con Putin».
D’altra parte però Borrell ha detto che l’Unione europea continuerà a discutere di sanzioni. Crede che sia un’ipotesi realistica?
«Introdurre delle sanzioni e farlo in modo mirato sono due cose diverse. Quindi, è molto facile scegliere persone di basso livello e sanzionarle e non sanzionare invece le persone che contano davvero. Immagino che l’Unione europea proverà a salvare la faccia sanzionando qualcuno, ma non persone veramente vicine a Putin».
Lei si sta adoperando a questo fine?
«Sì, sono regolarmente in contatto con diversi parlamentari europei e con i ministri degli Esteri di diversi stati membri dell’Ue per cercare di spingere per una politica di sanzioni severe in risposta all’avvelenamento e all’arresto di Navalny».
Che risposte ha ricevuto?
«Tendo a parlare con persone che sono più sensibili a questi argomenti. C’è un gruppo di europarlamentari che è molto indignato per le azioni di Putin e che vuole prendere una posizione forte».
E l’Italia?
«Non ho avuto contatti con il Governo italiano — in effetti non c’è al momento un Governo italiano — ma immagino che se Draghi dovesse diventare il prossimo primo ministro farebbe meglio su questo tema di alcuni suoi predecessori».
Si sente maggiormente rappresentato adesso che Biden è alla Casa Bianca? Dopotutto ha promesso di mettere le sanzioni al centro della sua politica estera, a partire dalla Russia.
«Penso che Biden sia una boccata d’aria fresca dopo tutte le sciocchezze di Trump e che sarà molto duro sulle questioni dei diritti umani in tutto il mondo».
Davvero crede che nuove sanzioni possano portare a un miglioramento per Navalny?
«Dipende da chi viene sanzionato. Se sanzionano i funzionari di medio livello, non proteggeranno Navalny. D’altra parte, se sanzionano i compari miliardari di Putin che stanno finanziando attività malvagie all’estero dovrà per forza prestare attenzione, visto che hanno in mano anche una parte dei suoi soldi. Dipende davvero da quanto in alto punteranno e quanto sarà lunga la lista di persone da sanzionare».
Crede che la vita di Navalny sia in pericolo?
«Si, penso che la sua vita sia davvero in grave pericolo. Hanno già tentato di ucciderlo una volta e non ci sono riusciti. Penso che lo ucciderebbero in un batter d’occhio se pensassero che non ci fossero conseguenze, motivo per cui le sanzioni sono così importanti».
Navalny viene criticato anche per i legami con i movimenti di estrema destra. Qual è la sua opinione personale su di lui?
«Lo conosco per il suo lavoro contro la corruzione e abbiamo fatto cose insieme in passato e lo considero un’alternativa di molto migliore rispetto a Vladimir Putin. Ci sono tanti punti su cui sono d’accordo con lui, e altre su cui non ci troviamo affatto d’accordo, ma se l’alternativa è lasciare che sia un criminale a gestire il Paese, penso che la scelta sia ovvia».
Secondo lei nel lungo termine cosa intende fare il Cremlino con Navalny?
«In un certo senso la sua storia è quasi una favola: un uomo sfida il dittatore, il dittatore cerca di ucciderlo, e lui sopravvive. Allora il dittatore cerca di esiliarlo, e lui riesce a tornare. Ha rischiato la vita, e adesso ha messo in gioco la sua libertà . Non c’è un’espressione di leadership più potente di questa: il messaggio che sta trasmettendo ai cittadini russi è che, se lui è disposto a rischiare la sua vita, dovrebbero esserlo anche loro. E molte persone stanno ascoltando questo messaggio».
(da Open)
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Febbraio 5th, 2021 Riccardo Fucile
IERI “O NOI O GRILLO”, OGGI ENNESIMA GIRAVOLTA CARPIATA DI CAPITAN COERENZA
Con l’ennesima giravolta carpiata Matteo Salvini cambia idea in meno di 24 ore. 
Ai microfoni di SkyTg24 invita tutti i partiti a sostenere il governo di Mario Draghi. Tutti: a destra, a sinistra e al centro. E poi dice, riferendosi ai colleghi di Leu: “Mi dispiace che ci siano alcuni che stanno ponendo dei veti sulla Lega. A me non interessa chi c’è dentro, io penso al bene del Paese”.
Peccato che poco meno di 18 ore fa avesse detto proprio il contrario: “Che scelga Draghi, o noi o il Movimento 5 Stelle”, con cui il leader della Lega non si è lasciato proprio bene nell’estate del 2019.
Quindi ora ha rimesso la decisone alla maggioranza giallorossa, come a dire: “Devono essere loro a specificare che non mi vogliono. Se non devo entrarci è perchè vengo cacciato, non perchè io non voglia starci”. Così da rimettere tutto alle decisioni degli altri, e lavarsene le mani davanti al Presidente della Repubblica e ai suoi elettori.
Ma non si è limitato a dire questo. Perchè ha continuato dicendo che in questo momento così duro per il Paese è importante che tutti remino nella stessa direzione, come — azzardando paragoni che alcuni definirebbero scellerati — è successo subito dopo la fine della Seconda Guerra mondiale, quando partiti diametralmente opposti si unirono, per un bene superiore. Per poi prendere ognuno strade diverse in tempo di pace.
Ecco, come è successo per la nascita della Repubblica — dice- così deve essere per questa rinascita. Messaggio spedito anche alla collega di coalizione, l’onorevole Giorgia Meloni. Che proprio nei minuti in cui lui rilasciava quest’intervista a Sky, era a colloquio con Mario Draghi a ribadire il suo forte e deciso “no”.
Tanto che, una volta uscita e davanti ai giornalisti, uno di loro gli ha fatto notare quest’appello di Salvini. Lei: “Speravo che il centrodestra rimanesse con un pensiero unico, ma anche in passato è successo che prendessimo strade diverse. Ma poi ci siamo sempre ritrovati, perchè siamo una famiglia”.
(da agenzie)
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Febbraio 5th, 2021 Riccardo Fucile
IGNOTE LE CAUSE DEL DECESSO… GLI AVEVA SALVATO LA VITA, FORSE HA PAGATO PER QUESTO, I METODI SOVRANISTI SONO NOTI
La grottesca vicenda della condanna di Alexei Navalny in Russia si incupisce ancora di più a causa della morte, definita ‘improvvisa’ di Maksimishin Sergey Valentinovich, 55 anni, il medico russo che curò Navalny nelle ore immediatamente successive all’avvelenamento di quest’estate salvandogli di fatto la vita.
Le cause del decesso non sono ancora rese note. L’ospedale di Omsk, dove Valentinovich lavorava, ha rilasciato un comunicato in cui si trova scritto: Con rammarico, vi informiamo che il vice capo medico per l’anestesiologia e la rianimazione dell’ospedale di emergenza, assistente del dipartimento dell’Università statale di medicina di Omsk, dottore di ricerca in scienze mediche Maksimishin Sergey Valentinovich è improvvisamente morto”
(da agenzie)
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Febbraio 5th, 2021 Riccardo Fucile
“OGNI ORA CHE PASSA, PIU’ RAGIONI PER DIRE NO”
“Ogni ora che passa ci sono più ragioni per dire No a Draghi”. A scriverlo è Alessandro Di Battista,
ex deputato Cinque stelle, che con un lungo post su Facebook spiega le sue ragioni affinchè il Movimento non dia il sostegno al nuovo governo.
“Si dice: ‘non sarà un governo tecnico ma un governo politico’. Benissimo. Allora ragioniamo di politica”, scrive Di Battista.
“C’è – ricorda il Cinque Stelle analizzando la situazione – chi si batte da 906 giorni, ovvero dal 14 agosto del 2018 (giorno della Strage di Genova), per revocare le concessioni autostradali ai Benetton. Davvero qualcuno crede che Draghi, colui che, da Direttore generale del Tesoro, assegnò le concessioni autostradali ai Benetton, possa revocarle? C’è chi combatte per l’istituzione di una banca pubblica di investimento. Pensate davvero – si chiede ancora – che Draghi, uomo legato a doppio filo alla Goldman Sachs possa realizzarla? Io credo che sia indispensabile un durissimo provvedimento sul conflitto di interessi che proibisca, per legge, consulenze (o conferenze ben retribuite) a politici ed amici della politica. Si potrà mai approvare una legge del genere con Renzi al governo, per giunta rafforzato politicamente, che si sta arricchendo a dismisura grazie a conferenze estere strapagate? Pensate che sarà possibile portare avanti battaglie sulla legalità e sulla giustizia stando al governo con Berlusconi?”.
“E ancora”, continua. “C’è chi crede nei beni pubblici, nella scuola pubblica, nella sanità pubblica. Secondo voi i Calenda e le Bonino, sponsor delle privatizzazioni, saranno d’accordo? E chi sostiene interventi per le piccole medie imprese crede davvero che un governo che nasce con la benedizione di Confindustria li sosterrà ? Governo politico è una parola che non ha alcun senso in questo scenario. Cosa c’è di Politico nel governare con PD, LEU, Forza Italia, Più Europa, Centro Democratico e, probabilmente, Lega Nord? Ci sarà qualche “politico” dentro. Un numero, tra l’altro, decisamente inferiore a quel che si immaginano molti sostenitori del sì a Draghi. Ma di politico non vi sarà nulla”.
“Draghi, nei primi mesi di luna di miele concessa da una pubblica opinione stremata da un anno di pandemia, si dedicherà al piano vaccinale e a mettere nero su bianco un Recovery gradito ai potentati che lo incensano. Nulla più. Poi, senza colpo ferire, si farà eleggere Presidente della Repubblica. D’altro canto”, attacca ancora l’ex deputato, “non avrebbe mai accettato senza questa garanzia. A quel punto ci si renderà conto che il “Governo dei migliori’ come già viene definito, era solo l’inizio della restaurazione. Un film già visto. Opporsi a questo scenario è l’unica scelta, propriamente politica, che si possa fare”.
(da agenzie)
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Febbraio 4th, 2021 Riccardo Fucile
QUANDO ERA MINISTRO DEGLI INTERNI HA DISERTATO 7 INCONTRI SU 8 CON I COLLEGHI DEGLI ALTRI PAESI
Cosa pensa Salvini dell’Europa è un mistero. L’ex ministro dell’Interno a Otto e Mezzo ieri ha
provato a svicolare su un tema di stretta attualità : come si ricolloca la Lega in Europa se deciderà di appoggiare il governo Draghi?
Perchè non si può essere contemporaneamente a favore o contro. Il leader della Lega cerca di barcamenarsi raccontando cose già dette e già smentite, come ad esempio che i soldi dei Recovery Fund non vanno presi tutti.
Secondo Salvini l’Italia dovrebbe accettare solo la parte a fondo perduto rinunciando agli altri due terzi. Evidentemente la chiarissima spiegazione che Cottarelli aveva dato a Dimartedì per confutare la sua tesi non è stata recepita dal Capitano: “Rimango stupito, quei prestiti sono erogati a tassi negativi, sui 10 anni prendi a prestito 100 e restituisci 98, sui prestiti soltanto si risparmiano 25 miliardi in 10 anni”, aveva dichiarato l’economista. Messo alle strette Salvini a Otto e Mezzo continua a dire: “A me interessa più quello che succede a Palermo e a Torino degli accordi e degli equilibri tra Parigi e Bruxelles”.
“Prima o poi lei dovrà andare in Europa a contrattare”.
Salvini borbotta: “io ho fatto il ministro, il vicepremier…”.
E la Gruber ribatte: “Sì, hanno detto che non l’hanno mai vista spesso come ministro dell’Interno, praticamente mai”
(da agenzie)
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Febbraio 4th, 2021 Riccardo Fucile
LA SENTENZA DELLA CORTE DI APPELLO DELL’AJA DOPO UNA CAUSA DURATA 13 ANNI… SENTENZA STORICA CONTRO UNA MULTINAZIONALE CHE PENSA DI FARE PROFITTI SENZA RISPETTARE LE NORME
La controllata Nigeriana della multinazionale petrolifera anglo-olandese Royal Dutch Shell dovrà risarcire un gruppo di contadini per l’inquinamento della regione del delta del fiume Niger provocato da alcune fuoriuscite di greggio dagli oleodotti.
A stabilirlo è stata una sentenza di una Corte d’appello olandese, con sede all’Aja. I giudici hanno deciso che Nigeria Shell dovrà provvedere a una compensazione economica per quattro contadini che avevano presentato una denuncia ai danni della società 13 anni fa e due dei querelanti nel frattempo sono deceduti.
“Il tribunale ha giudicato che Shell Nigeria è stata responsabile dei danni causati dalle fughe di petrolio” ha dichiarato il giudice durante l’udienza celebrata all’Aja.
La direzione olandese della multinazionale dovrà , inoltre, equipaggiare gli oleodotti coinvolti con un “sistema di segnalazione precoce di eventuali perdite” proprio per evitare futuri danni ambientali.
Non è ancora stato definito l’importo del risarcimento, nè se tutti e quattro i coltivatori riceveranno un indennizzo. La società madre, la Shell con sede nei Paesi Bassi, non è stata ritenuta direttamente responsabile dalla Corte, ma sarà comunque tenuta a installare nei suoi impianti un sistema di rilevazione di eventuale fuoriuscite di greggio.
A dare il via al caso era stata la denuncia di quattro coltivatori nigeriani nativi dei villaggi di Goi, Ikot Ada Udo e Orumatre in tre diversi stati del Sud del Paese, nella regione del delta del Niger.
I fatti contestati dai coltivatori, che avevano sporto denuncia insieme con la filiale olandese della ong Friends of the Earth, riguardano due episodi di inquinamento risalenti al 2004 e al 2007. Il verdetto del tribunale olandese è stato accolto con soddisfazione dagli ambientalisti. A sostenere i contadini nella loro lotta è stata Milieudefensie, ramo olandese dell’organizzazione internazionale Friends of Earth che su Twitter fa sapere di aver appreso della notizia con “lacrime di gioia”.
Secondo gli esperti la sentenza farà giurisprudenza in materia di responsabilità ambientale. “La vittoria annuncia l’inizio di una nuova era in cui le grandi multinazionali non potranno più svolgere i propri affari senza legge ma saranno responsabili di tutte le loro operazioni, anche all’estero”, ha dichiarato Donald Pols, direttore di Milieudefensie. “Per gli abitanti del delta del Niger è cruciale che le loro terre siano ripulite, che i loro raccolti e mezzi di sopravvivenza andati persi vengano risarciti dai colpevoli: Shell”, ha sottolineato l’attivista.
Shell potrà fare ricorso in Cassazione, portando avanti un processo lungo e complesso. Inizialmente la filiale nigeriana è stata ritenuta responsabile dell’inquinamento solo in parte e condannata a versare risarcimenti a solo uno dei quattro contadini.
Primo produttore di petrolio in Africa, con 2 milioni di barili esportati ogni giorno, da 50 anni la Nigeria è oggetto di uno sfruttamento intensivo delle sue risorse, molto inquinante, dannoso per l’ambiente e la popolazione, spesso sprovvista di carburante e servizi essenziali.
Shell era stata già condannata a dicembre dalla Corte suprema nigeriana a pagare centinaia di milioni di dollari di indennizzo a una comunità di pescatori dello stato costiero di Rivers State.
Il gigante petrolifero con sede nei Paesi Bassi lo scorso anno ha chiuso con un rosso di 21,7 miliardi di dollari, sotto il peso del crollo delle quotazioni del petrolio e delle svalutazioni legate alla crisi innescata dal Covid-19. Nel 2019 Shell aveva registrato un utile di 15,8 miliardi. Il prezzo del petrolio è caduto a minimi storici nella scorsa primavera con l’inizio della pandemia, che ha causato un crollo dei consumi, finendo anche in territorio negativo a inizio aprile. In seguito le quotazioni si sono riprese, tornando verso 50 dollari, ma restano ancora sotto i livelli di inizio 2020.
I conti del gruppo hanno risentito dello shock della pandemia soprattutto nel secondo trimestre, chiuso con enormi svalutazioni, che avevano comportato una perdita netta nei tre mesi di oltre 18 miliardi di dollari.
La perdita annuale di Shell supera anche quella annunciata dalla concorrente britannica BP, che lo scorso anno è andata in rosso per 20,3 miliardi di dollari. La compagnia petrolifera ha lanciato una profonda ristrutturazione per adattarsi al calo delle quotazioni del petrolio e per rendere più sostenibili le sue attività , con l’obiettivo di arrivare alla carbon neutrality entro il 2050. Il piano passa per una drastica riduzione dei costi e prevede la soppressione di 7.000-9.000 posti entro il 2022.
(da “La Repubblica”)
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