Febbraio 4th, 2021 Riccardo Fucile
ESCONO GLI SCHELETRI NELL’ARMADIO DELLA COALIZIONE
Draghi sì, Draghi no. Il centrodestra non ha una linea comune sul presidente incaricato, e ora
potrebbe spaccarsi: da una parte c’è Forza Italia che è pronta a dare la fiducia all’ex numero 1 della Banca Centrale europea (con Berlusconi anche Toti e Quagliariello di Cambiamo!), dall’altra Giorgia Meloni che ha pronunciato un no secco (al massimo astensione) fin dall’inizio, da quando il Presidente della Repubblica ha affidato il mandato esplorativo al presidente.
Nel mezzo c’è Matteo Salvini, stretto in una “tonnara” — come l’ha definita Verderami sul “Corriere della Sera” — tra i due alleati di coalizione, che non chiude la porta in faccia a Mario Draghi, ma neanche la spalanca, limitandosi a un: “Vedremo cosa avrà da dirci e proporci. A noi interessa il programma”.
Eppure sembra che il leader della Lega stia prendendo tempo per cercare la via maestra che accontenti tutti i suoi elettori, e che non crei fratture insanabili nella coalizione.
Punto numero 1
Il centrodestra durante il Conte II ha costituito un fronte compatto all’opposizione. Per dare il messaggio di unità al Paese è persino salito al Colle per le consultazioni con il Presidente della Repubblica unito, come a dire “noi ci siamo, e siamo compatti. Non come i giallorossi, che un giorno si amano e un altro si odiano”.
E su questa strada vorrebbero continuare a camminare, anche se il Quirinale gli ha messo i bastoni fra le ruote facendo il nome di Mario Draghi. Questo perchè è una figura che mal digeriscono i sovranisti (targati Lega e Fdi): troppo “banchiere”, troppo europeo e internazionale (“vicino ai poteri forti”).
Ma, ironia della sorte, questi sono proprio i motivi per cui invece piace ai liberali (Fi e Cambiamo”). Infatti ora iniziano ad arrivare i nodi al pettine: possono due anime così diverse stare all’interno della stessa coalizione?
Punto numero 2: gli elettori.
Sembra che Giorgia Meloni non si interessi di questo. O meglio: sa che tra i suoi non ce ne sono di fan di Draghi. E quindi il no secco (o, ripetiamo, al massimo l’astensione), piace — e non poco — a tutti. Lo stesso non può dire Matteo Salvini, che negli ultimi anni ha arricchito il suo bacino, comprendendoci all’interno anche gli imprenditori, e soprattutto quelli del nord, sedotti con alcune misure e proposte (ricordiamo la flat tax). Insomma, a questi stessi imprenditori il nome di Mario Draghi piace e convince e sarà difficile per il leader della Lega far loro cambiare idea, come sarà difficile far cambiare idea all’altra tipologia del suo elettore. Lo stesso vale però per il mondo berlusconiano, che mai potrebbe fare uno sgambetto a Mario Draghi.
Punto numero 3
Ieri, all’ora di pranzo circa, il centrodestra si è perciò incontrato nel centro di Roma. Così da cercare una linea comune, che però non è stata trovata. Salvini è uscito di lì dicendo che “si vedrà ”, mantenendo quella cautela di chi temporeggia e prende tempo. Così come lui anche l’ala berlusconiana, che però sta cercando di convincere il leader della Lega. E la Meloni, partiti da un “no” categorico è arrivata a dire che “al massimo ci asteniamo, ma solo se lo facciamo tutti insieme”. Tradotto: o ci asteniamo, o ognuna fa per sè. Quindi Fdi no, Fi sì, Lega forse.
Se invece la linea della Meloni sarà condivisa da tutta la coalizione le cose saranno di gran lunga differenti. Motivo numero 1: il governo Draghi — se non appoggiato dall’intero Movimento 5 Stelle — non vedrebbe la luce. Motivo numero 2, più interessante per il centrodestra, e sopratutto per Lega e Forza Italia: da una costola di un apostolo di Berlusconi potrebbe nascere una forza politica che andrebbe a braccetto con Giovanni Toti. Parliamo della vicepresidente della Camera Mara Carfagna, che strizza l’occhio a Draghi.
C’è chi riferisce che ieri sia stata vista a confabulare proprio con il governatore ligure e cn Gaetano Quagliariello. Da questa costola potrebbe quindi nascere qualcosa, quel qualcosa chepiacerebbe anche agli imprenditori leghisti, scontenti della decisione del Capitano di affossare Mario Draghi.
(da “NextQuotidiano”)
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Febbraio 4th, 2021 Riccardo Fucile
SOLO 4-5 TECNICI E POI TANTE POLTRONE AI PARTITI, ALTRIMENTI NESSUNO LO VOTA… DA GOVERNO DEL CAMBIAMENTO A GOVERNO DELLA STAMPA E DEI MEDIA, SEMPRE PRONTI A DENUNCIARE LA COMPRAVENDITA DEI POLITICI MA QUESTA VOLTA SILENTI
Il capo dello Stato lo ha definito un “governo di alto profilo, che non debba identificarsi con alcuna
formula politica“. E’ già diventato un governo “tecnico-politico” che prevede anche la presenza di ministri indicati dai partiti che lo appoggeranno.
Poi si scopre che i tecnici non dovrebbero essere più di 4-5 e tutti gli altri saranno spartiti in base al manuale Cencelli.
Il motivo di questo cambiamento?
Semplice e prevedibile: Draghi non ha i numeri in Parlamento, anzi ne ha molti di meno del governo Conte, vedovo di Renzi.
Perchè il centrodestra, ad oggi, è per il No, anche se rischia di spaccarsi.
Perchè il M5s non si capisce perchè dovrebbe votare un premier indicato dal loro killer, salvo che per salvare la poltrona (e lo stipendio) per gli ultimi due anni.
A parte il Pd che continua a fare la parte del “responsabile” fino all’estinzione dei propri voti, il killer Renzi, Toti e la Bonino, nessuno è disposto ad appoggiare il governo Draghi.
Ma se il governo diventa anche “politico”, distribuendo poltrone ai “partiti responsabili” ecco che le possibilità aumentano.
Il richiamo della foresta permetterà forse la nascita del governo ma qualcuno ci spieghi la differenza con il mercato delle vacche operato a suo tempo da Berlusconi e recentemente da Conte, tanto (giustamente) criticati.
Ah già , dimenticavamo, guai a criticare Draghi.
E’ un peana sui media controllati dalla finanza: chi ricorda persino che non faceva la spia a scuola, chi rammenta che non rinunciava alla battaglia dei cannoli, siamo a un passo dalla beatificazione.
E se magari prima ci dicesse che programma ha?
A chi saranno destinati i soldi del Recovery?
Che posizione ha su argomenti divisivi che non potranno certo trovare di comune accordo destra e sinistra?
Se intende privilegiare la salute o l’economia?
Forse sarebbe un atto riguardo verso gli Italiani sconcertati che avrebbero il diritto di sapere non tanto chi è, ma cosa vuole fare in loro nome.
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Febbraio 3rd, 2021 Riccardo Fucile
OSPITE ALLA CONSERVATIVE POLITICAL ACTION CONFERENCE E AL NATIONAL TRAYER BREACKFAST,,, CRITICAVA MONTI, ORA E’ SOCIA DEL ROCKEFELLER BROTHERS FUND
«Monti accetta di guidare la lista dei poteri forti. Smascherato definitivamente il progetto oligarchico di cui è espressione». È il 28 dicembre 2012.
Giorgia Meloni commenta così la scelta di Mario Monti, allora presidente del Consiglio di un Governo tecnico, che presenta la sua candidatura alle elezioni del 2013.
Il primo febbraio 2021, quasi otto anni dopo, Meloni e Monti condividono un posto nella lista dei soci dell’Aspen Institute, uno dei più importanti think tank degli Stati Uniti.
Il presidente di Aspen Institute Italia è Giulio Tremonti ma ne fanno parte a vario titolo anche politici come Romano Prodi, Renato Brunetta e Giancarlo Giorgetti. Nessun (attuale) leader di partito. Il vicepresidente è John Elkann.
L’ingresso nell’Aspen Institute è solo l’ultima tappa di un processo di accreditamento della Meloni
Con 10 milioni di visualizzazioni il remix di Mem & J Io sono Giorgia è entrato di diritto nella classifica delle hit italiane del 2019
L’idea del duo Mem & J, come hanno raccontato a Open, era quella di fare un po’ di satira su un discorso di Meloni. La parodia però ha fatto un giro completo e quella canzone è diventato un inno per i sostenitori della leader di Fratelli d’Italia, tanto che lei stessa l’ha usata come colonna sonora dei suoi convegni.
Negli ultimi due anni Meloni è andata due volte negli Stati Uniti per partecipare a convegni di think tank cruciali nell’universo politico della destra d’Oltreoceano. La prima nel marzo 2019 quando è stata l’unica italiana a partecipare alla Conservative Political Action Conference di Washington, la pià grande manifestazione organizzata dai Repubblicani. Sul suo stesso palco anche Donald Trump.
La seconda a febbraio del 2020, quando ha partecipato al National Prayer Breakfast, sempre a Washington. Da qui ha spiegato come vorrebbe ispirarsi alla politica di Trump: «L’orgoglio dell’identità , nelle altre nazioni del mondo, sta dando ottimi frutti e ottimi risultati. È la ricetta che vogliamo portare in Italia».
Legami internazionali con i centri più importanti della destra e posti in fondazioni prestigiose finanziate da fondazioni come il Rockefeller Brothers Fund, gli stessi fratelli Rockefeller simbolo del capitalismo statunitense.
Un terreno che sembra preparare l’incoronazione di Giorgia Meloni a leader della destra italiana. Anche se al momento ci sono oltre 7 punti di distacco dalla Lega di Matteo Salvini. Ora che è una leader sempre più affermata sul piano internazionale, sembrano lontani i tempi in cui Meloni si scagliava contro i supposti “Poteri Forti”.
L’ultima volta che Meloni ha usato questa formula su Twitter è stato esattamente un anno fa, a proposito dell’incontro tra Sardine e Luciano Benetton: «Finisce nel ridicolo la favola del “movimento” popolare, spontaneo e alternativo ai poteri forti».
Forse si riferiva a sè stessa
(da agenzie)
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Febbraio 3rd, 2021 Riccardo Fucile
PER IL GIP “ANOMALIE SU SCARANTINO MA GLI EX PM NON FECERO REATI”… L’IRA DI FIAMMETTA: “POVERA PATRIA”
“E’ tutto coerente — dice Fiammetta Borsellino – in linea col principio che ‘cane non mangia cane’. Chi ha lavorato male, permettendo che certe nefandezze accadessero, non farà i conti con la giustizia ma non potrà sfuggire ai conti con la propria coscienza”.
La figlia di Paolo Borsellino è amareggiata per l’archiviazione dell’indagine sui due ex magistrati di Caltanissetta Annamaria Palma e Carmelo Petralia che si occuparono di Vincenzo Scarantino, il falso pentito della strage di via D’Amelio. §
Fiammetta, che da anni si batte per la verità attorno al depistaggio nelle indagini, ha parole severe per i due magistrati che erano indagati per calunnia aggravata. E aggiunge: “L’epilogo di questa putrida vicenda è la storia dell’Italia: lo stivale dei maiali che affonda sempre di più nel fango come dice Battiato in “Povera Italia”, pensando a quei corpi a terra senza più calore”.
Per il gip di Messina Simona Finoacchiaro “ci furono molteplici irregolarità e anomalie nella gestione del collaboratore Scarantino”, ma non è stata “individuata alcuna condotta penalmente rilevante a carico dei magistrati oggi indagati che fosse volta a indurre consapevolmente Scarantino a rendere false dichiarazioni e a incolpare ingiustamente”.
Per questa ragione è stata archiviata l’inchiesta nei confronti di Annamaria Palma (oggi avvocato generale a Palermo) e di Carmelo Petralia (procuratore aggiunto a Catania).
Secondo il giudice Simona Finocchiaro, che in 23 pagine ha accolto la richiesta di archiviazione della procura, “non si ravvisa” neanche “l’utilità di ulteriori indagini”, perchè “un eventuale approfondimento dibattimentale non consentirebbe l’esplorazione di alcun tema di indagine nuovo rispetto a quelli già ampiamente e approfonditamente analizzati nel corso degli anni e da ultimo con l’attività posta in essere dalla Procura di Messina”.
Insomma, il depistaggio attorno alle indagini sulla strage di via D’Amelio è destinato a restare un altro mistero italiano.
E restano sotto accusa solo due ispettori di polizia in pensione e un funzionario, Fabrizio Mattei, Michele Ribaudo e Mario Bò, accusati di essere stati gli esecutori degli ordini dell’allora capo della squadra mobile di Palermo Arnaldo La Barbera, deceduto nel 2002.
“Possibile che hanno fatto tutto da soli?”, ha continuato a chiedersi in questi mesi Fiammetta Borsellino. Non si potrà più dare risposta a questa domanda. Il caso è archiviato. E continuiamo anche a non sapere chi ha rubato l’agenda rossa di Paolo Borsellino in via D’Amelio. “C’è uno stretto collegamento fra quel furto e il depistaggio”, hanno scritto i giudici del Borsellino Quater, ricordano le strane presenze di agenti segreti sul luogo della strage, come raccontato da due poliziotti delle Volanti, arrivati per primi dopo l’esplosione. I servizi segreti, quelli che l’allora procuratore capo di Caltanissetta Gianni Tinebra invitò a partecipare alle indagini sulla bomba di via D’Amelio.
(da agenzie)
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Febbraio 3rd, 2021 Riccardo Fucile
DIECI I FERITI, TRE DEI QUALI IN OSPEDALE: AGENTI CARICANO PRESIDIO DEI LAVORATORI DELLA MULTINAZIONALE FEDEX-TNT: UNA PAGINA VERGOGNOSA SU CUI LA POLITICA TACE
È terminato con numerosi lavoratori feriti, al capo e al volto, e diversi intossicati dal fumo dei
lacrimogeni il presidio dei lavoratori della Fedex-Tnt di lunedì 1 febbraio a Piacenza.
I dipendenti della multinazionale della logistica sono infatti in sciopero ormai da diversi giorni per protestare contro i licenziamenti annunciati nelle scorse settimane dalla Fedex-Tnt.
Così i lavoratori appartenenti alla sigla sindacale dei Si-Cobas (il sindacato maggiormente rappresentativo di Fedex-Tnt e nella logistica stessa) hanno dato vita a un presidio all’interno dell’azienda ce ha sede a Piacenza operando un blocco agli ingressi e all’uscita dei mezzi pesanti
La situazione però è degenerata durante la serata di lunedì con l’intervento della polizia giunta sul posto con quaranta agenti in tenuta antisommossa che, stando a quanto riportato da alcuni testimoni, come il referente dei Si-Cobas di Piacenza, Arafat: “Da giovedì stiamo protestando per il sito di Piacenza rispetto agli esuberi di oltre 6mila lavoratori a livello europeo — spiega a Fanpage.it — quella sera eravamo circa un centinaio di lavoratori divisi ai due accessi dell’azienda, quando sono arrivati gli agenti della Digos a dirci di dover andare via: erano circa le 21.30”.
Il racconto di Arafat che ha testimoniato il tutto anche con numerosi video di cui Fanpage.it è venuta in possesso in esclusiva continua: “Poco dopo però sono intervenuti gli agenti in tenuta antisommossa dicendo che ci avrebbero cacciato — spiega il referente del sindaco — eravamo lì seduti per terra quando i poliziotti hanno iniziato a lanciare lacrimogeni e a manganellare i lavoratori che però hanno deciso di non lasciare il blocco, hanno resistito”.
Poco dopo sono giunti all’esterno della sede della Fedex-Tnt dove erano in corso gli sconti anche i lavoratori di altri magazzini che hanno voluto sostenere e supportare i colleghi piacentini: “Sono stati momenti difficili ma abbiamo resistito e abbiamo ripreso la nostra lotta — spiega Arafat — si sono stati diversi feriti, ne abbiamo contati una decina: tutti colpiti da manganellate su varie parti del corpo, ma la maggior parte di quelle persone si è medicata da sola, solo tre sono andate in ospedale”.
Nelle immagini in possesso di Fanpage.it si vede chiaramente un dipendente della Fedex-Tnt che dopo gli scontri giace inerme a terra tra i poliziotti che continuano ad avanzare verso il resto dei lavoratori. Nessuno sembra intervenire e soccorrere l’uomo ferito.
Ad oggi lo sciopero è ancora in corso. Daniele, referente Si-Cobas di Torino spiega quali sono i motivi dello sciopero che va avanti in tutta Italia: “Come ad Orbassano e in altre filiali di tutta Italia sta andando avanti uno sciopero che coinvolge migliaia di lavoratori della multinazionale Fedex-Tnt: la multinazionale ha deciso di non tenere fede agli impegni presi con il sindacato quando ha rilevato la Tnt”.
“I licenziamenti sembrano essere prerogativa di Fedex a livello europeo — conclude — e l’azienda non vuole trattare con il sindacato, per questo i lavoratori hanno aperto la stato di agitazione
(da Fanpage)
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Febbraio 3rd, 2021 Riccardo Fucile
IN SENATO SERVONO I NUMERI O LA MAGGIORANZA NON C’E’
Draghi è Draghi, ma qualunque governo per entrare in carica e durare ha bisogno dei voti del
Parlamento. La strettoia, per tutti, in questa legislatura, è in Senato, alla Camera è più facile, anche se il peso M5s è notevole.
E stando alle accoglienze avute dall’ex presidente della Bce, dopo l’annuncio di Mattarella, il percorso verso numeri di tranquillità , al momento appare molto impervio.
In Senato i voti possibili sono 147, la maggioranza assoluta è fissa, invece, a 161.
Si arriva a questa cifra se si sommano i consensi del Maie-Europeisti (10), Forza Italia (52), Italia viva (18), Partito democratico (35), Autonomie (8), Misto (22) e i due senatori a vita non inseriti in un gruppo.
In questo conto si dà per scontato il voto compatto a favore del partito di Berlusconi, che al momento ufficialmente non si è espresso.
Ma si capisce come i 92 voti del M5s e i 63 della Lega siano pesantissimi, mettendo dichiaratamente all’opposizione i 19 voti di Fratelli d’Italia, essendosi già espressa in tal senso Giorgia Meloni.
Che si spacchi o che ci siano defezioni importanti dentro la Lega al momento sembra ipotesi abbastanza remota. Il discorso cambia sul Movimento, perchè già ieri c’è stata l’uscita di Emilio Carelli e un gruppo di responsabili pro Draghi M5s potrebbe emergere nelle prossime ore. Anche se le posizioni ufficiali sono tutte per il no, da Paola Taverna a Vito Crimi, per non parlare di Alessandro Di Battista, che parlamentare però non è, che ha stroncato l’incarico a Draghi un minuto dopo l’annuncio del Capo dello Stato. Di Maio, per ora non si è espresso.
Alla Camera sembra tutto più semplice, ma solo apparentemente.
Tutto ciò detto i pro Draghi M5s dovrebbero essere numerosi, almeno tra i 20-30 in Senato per una maggioranza tranquilla.
E non sarà facile, soprattutto siamo certi che Draghi non aprirà la ricerca di responsabili, cosa abbastanza indecorosa, nella forma e nei modi, vista nelle scorse settimane. O avrà i voti o non li avrà e per capirlo servono le prossime ore.
(da “Huffingtonpost”)
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Febbraio 3rd, 2021 Riccardo Fucile
LA LEGA VUOLE METTERE LE MANI SUL RECOVERY FUND E POI VOTARE DOPO AVER ELARGITO QUATTRINI E CONDONI
“Pur rispettando l’appello del presidente Mattarella, è noto che la Lega ritenesse il voto la soluzione migliore per il Paese. Nel senso che preferiamo stare fermi due mesi e avere un governo forte e legittimato. È chiaro che il nome di Draghi scombussola le carte e quindi, noi che siamo un partito responsabile, non diciamo no a prescindere. Ci confronteremo sui temi, capiremo quale è la squadra… Se fosse un governo a tempo, per fare il Recovery fund e affrontare lo sblocco dei licenziamenti e poi avere la certezza che poi si fa a votare sarebbe una cosa. Bisogna capire cosa ci sarà sul tavolo”.
Lo ha detto il capogruppo della Lega alla Camera, Riccardo Molinari, rispondendo – ospite a “L’aria che tira” su La7 – a una domanda su cosa farà la Lega se Mario Draghi riuscirà a portare un governo al voto del Parlamento.
(da “Huffingtonpost”)
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Febbraio 3rd, 2021 Riccardo Fucile
L’ARTICOLO 1 VIENE TAGLIATO PERCHE’ LA VERITA’ E’ NELLA SECONDA PARTE
Come quelle persone che leggono solo i titoli e non si affaticano nel leggere un articolo intero.
Matteo Salvini prova a citare la Costituzione per contestare la decisione del Presidente della Repubblica di non sciogliere le Camere e convocare le elezioni anticipate.
Nel farlo, però, cita solamente la prima parte dell’articolo 1, dimenticando l’aspetto fondamentale contenuto all’interno del principio fondamentale della nostra Carta. E con questo Salvini attacca Mattarella per la sua scelta di convocare Mario Draghi al Quirinale per un colloquio (e per dargli il mandato per la formazione di un governo, previa passaggio Parlamentare).
«”L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al Popolo…”. Articolo 1 della Costituzione Italiana», twitta Matteo Salvini pochi istanti dopo l’annuncio del Capo dello Stato, con tanto di bandierina italiana.
Ovviamente, come tutti sanno (e glielo stanno facendo notare nei commenti) il leader della Lega fa una citazione monca dell’articolo 1 della nostra Carta.
Salvini attacca Mattarella citando la Costituzione, ma ne dimentica un pezzo
Perchè la citazione corretta sarebbe dovuta essere: «L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione».
Nelle forme e nei limiti della Costituzione che consentono al Capo dello Stato di non sciogliere le Camere e proporre un nome per un governo istituzionale
Sappiamo (o speriamo) che il leader della Lega sia a conoscenza dell’intero testo dell’articolo 1 della nostra Costituzione. Ma, citandolo per intero, non avrebbe aizzato la classica macchina social per gli insulti al Presidente della Repubblica che ha preso una decisione contemplata tra i suoi poteri.
Anche se discutibile
(da agenzie)
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Febbraio 2nd, 2021 Riccardo Fucile
INTIMA AI GIORNALI DI RETTIFICARE LA DATA DI INIZIO VACCINAZIONI OVER 80, MA ERA STATA PROPRIO LEI A COMUNICARLA… POI IL DIETROFRONT: “IN EFFETTI LO AVEVO DETTO IO”
Sono ballati i numeri dei positivi al Covid. E ora, in Regione Lombardia, ballano anche le date
della campagna vaccinale.
Le somministrazioni agli over 80 non partiranno il 25-26 marzo, come Letizia Moratti aveva annunciato mercoledì 27 gennaio in commissione Sanità al Pirellone. Ma, secondo quanto la stessa assessora al Welfare ha detto oggi in consiglio regionale, partiranno il 24 febbraio. Un miglioramento, senza dubbio.
Ma anzichè spiegare come sia stato possibile rivoluzionare il piano vaccinale in così pochi giorni tanto da guadagnare un mese, Moratti se l’è presa con le testate giornalistiche che avevano parlato di 25-26 marzo, chiedendo loro di rettificare l’informazione.
La Moratti ha poi rivisto la sua posizione qualche ora dopo in conferenza stampa, scusandosi questa volta con i giornali e ammettendo che questi avevano semplicemente ripreso la “comunicazione che avevo fatto in commissione, ma era una comunicazione che prescindeva da quelle che poi sono state delle comunicazioni che ci ha fatto il governo che ha ampliato e anticipato i vaccini”.
Un ampliamento non meglio specificato dall’assessora, che consentirà di procedere con le vaccinazioni “non più in sequenza, ma in parallelo”.
In commissione sanità , Moratti aveva annunciato che la fase 1, destinata ad operatori sanitari ed operatori ed ospiti delle RSA, si sarebbe conclusa il 5 marzo, dopo di che sarebbe partita la fase 1 bis, destinata a una serie di figure legate al mondo medico. “Questa fase, se verranno rispettate le consegne dei vaccini, dovrebbe presumibilmente chiudersi nelle giornate di fine marzo, quindi intorno al 25-26 marzo. E da quel momento potrebbe partire la fase 2”, aveva detto Moratti usando un condizionale che sembrava addirittura mettere in dubbio la possibilità di partire a fine marzo.
Stamattina la novità , con un cambio in corsa che ricorda la proposta poi ritirata sui vaccini da distribuire in base al Pil delle regioni. Sorpresi anche diversi consiglieri regionali che, come Elisabetta Strada e Niccolò Carretta, hanno sottolineato in Aula la discrepanza con quanto annunciato in commissione.
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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