Maggio 6th, 2021 Riccardo Fucile
VIVE A RIESI, IN SICILIA: DA 74 GIORNI ATTENDE LA DATA DI CONVOCAZIONE
Attilio Gerbino aspetta da 74 giorni che gli venga comunicata la data
in cui sua madre, 91 anni, riceverà la vaccinazione domiciliare anti Covid-19.
Vive a Riesi, un piccolo centro in provincia di Caltanissetta, “e mi confronto quotidianamente con persone nelle mie stesse condizioni”. Il call center dedicato non risponde, l’attesa si fa snervante e nel suo Comune i contagi sono in crescita.
Il sindaco, ieri, ha inviato una lettera all’Asp nissena per chiedere aiuto. “Noi questa battaglia contro il Covid-19 non la potremo mai vincere”, comincia la missiva del primo cittadino.
“Noi questa battaglia contro il Covid-19 non la potremo mai vincere, anche perché non ci state proprio aiutando”. Salvatore Chianchia è il sindaco di Riesi, in provincia di Caltanissetta, e ha scritto ieri una lettera di fuoco all’Azienda sanitaria provinciale del suo territorio.
Un elenco puntato che comincia con l’atto d’accusa nei confronti dell’Asp: tamponi o risultati troppo lenti, vaccinazioni da fare solo al di fuori del territorio comunale e, soprattutto, ultraottantenni non trasportabili ancora senza vaccino, da mesi.
Come la mamma di Attilio Gerbino, professore di Storia dell’arte e figlio di una donna di 91 anni, invalida, per la quale attende la vaccinazione dal 21 febbraio. Ieri, dopo le rimostranze del primo cittadino del Comune, l’Asp ha chiesto di inviare una email con la richiesta di vaccinazione domiciliare e un certificato di non trasportabilità redatto dal medico di base. Un ulteriore passaggio burocratico, una nuova prenotazione, sebbene sia stata fatta ormai tempo fa quella sulla piattaforma nazionale.
Il 21 febbraio Attilio Gerbino ha prenotato la vaccinazione per sua madre. Lo ha fatto sulla piattaforma nazionale messa in piedi da Poste Italiane, quella che da sempre gestisce l’erogazione del siero anti-Covid agli aventi diritto.
Finita la procedura, a Gerbino è apparsa una schermata nella quale veniva informato che sarebbe stato contattato telefonicamente per conoscere la data in cui il personale sanitario si sarebbe presentato in casa sua per effettuare la vaccinazione a sua madre.
I giorni hanno cominciato ad accumularsi e, con essi, l’impazienza: lui e sua sorella, caregiver dell’anziana, vivono praticamente blindati in casa. Tentano in ogni modo di evitare che il contagio possa varcare le soglie dell’abitazione di un soggetto fragile come la loro madre. E il tutto in un Comune in cui, a ieri, erano registrati 90 positivi. Dopo che, a metà aprile, la diffusione di Covid-19 sul territorio sembrava essere sotto controllo.
“Ho cominciato a telefonare al call center dedicato dell’Asp di Caltanissetta”, racconta Gerbino. In un solo giorno è arrivato a provare fino a 50 volte. Senza alcun risultato. Quando ritenta, davanti alla telecamera di Fanpage.it, l’esito è lo stesso: troppe telefonate, le linee sono intasate, nessuno risponde.
“La sola volta che sono riuscito a prendere la linea, l’operatrice mi ha detto di chiamare Gela (uno dei distretti sanitari dell’Asp di Caltanissetta, ndr). Genericamente Gela. Così ho telefonato al centralino dell’ospedale, da lì mi hanno rinviato all’Usca di Gela e, dall’Usca di Gela, mi hanno detto di riprovare con il centralino di Caltanissetta”.
Un cane che si morde la coda. Alle telefonate si sono aggiunte le email e, in ultimo, anche un sms a un numero comunicato dall’Azienda sanitaria provinciale. “Nessun risultato neanche da lì, solo che dovevo aspettare”.
Ma quanto? Da oggi per la Sicilia è possibile per gli over 50 prenotare la vaccinazione. Dal 7 maggio, inoltre, prende il via la campagna di immunizzazione degli abitanti maggiorenni delle isole minori e dei lavoratori stagionali non residenti. Prima tocca a Salina, Lampedusa e Linosa, il 10 maggio partiranno anche gli altri Comuni.
Ma in provincia di Caltanissetta ci sono ancora ultraottantenni che aspettano. “Sono arrabbiato – conclude Attilio Gerbino – Perché sembra tutto un vicolo cieco. Mi confronto quotidianamente con amici nelle stesse condizioni. E poi parlo con chi vive e lavora nelle altre province, e lì invece le cose sembrano funzionare”. Adesso un nuovo passaggio: una email con il certificato di intrasportabilità. Nella speranza che questa, dopo 74 giorni di attesa, sia la volta buona.
(da Fanpage)
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Maggio 6th, 2021 Riccardo Fucile
150 VERBALI IN SEI MESI, ORA IL COMPORTAMENTO RECIDIVO FA SCATTARE IL PENALE…. IL DELIRIO: “SIETE IL BRACCIO ARMATO DELLO STATO, NON HO PAURA DI MORIRE”
Chiusa la Torteria di via Orti, a Chivasso, il locale che nelle ultime
settimane è stato teatro di numerosi aperitivi “negazionisti” e di continue violazioni alle norme anti Covid. Carabinieri, polizia e vigili urbani hanno posto sotto sequestro l’esercizio su richiesta della Procura di Ivrea.
L’intervento delle forze dell’ordine ha scatenato la reazione della titolare Rosanna Spatari, indagata per inosservanza delle disposizioni del prefetto, che, secondo i reporter presenti, «ha dato in escandescenza insultando i presenti». «Siete il braccio armato dello Stato. Non ho paura di morire, io», avrebbe detto agli agenti stando a La Stampa.
Spatari, infatti, aveva tenuto aperto anche quando non era consentito, collezionando da ottobre 2020 ad aprile 2021 circa 150 verbali dei carabinieri.
La procura ha preso la decisione a seguito delle «ripetute e gravi violazioni delle norme anti Covid rilevate e del mancato rispetto delle conseguenti sanzioni amministrative, tra cui la sospensione dell’attività, comminate all’esercente e ai clienti del locale». Comportamenti, che, infrangendo le norme per la prevenzione della diffusione del contagio, «hanno comportato potenziali situazioni di rischio per la salute pubblica». Il comportamento «recidivo» sarà sottoposte al vaglio« anche in sede penale».
(da agenzie)
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Maggio 6th, 2021 Riccardo Fucile
“METODI ILLEGALI, DALL’AGGRESSIONE ALLA BRUTALITA’, SONO STATI PAGATI STATI EXTRA UE E NAVI PRIVATE PER RESPINGIMENTI VIETATI DALLA LEGGE INTERNAZIONALE”… “CINQUE NAVI ONG BLOCCATE PRETESTUOSAMENTE IN ITALIA”
Durante i mesi della pandemia, gli stati membri dell’Unione Europea hanno respinto decine di migliaia di richiedenti asilo dai propri confini, usando metodi illegali che hanno contribuito alla morte di oltre 2.000 persone.
Lo afferma il Guardian, che in un’analisi basata sui rapporti di agenzie delle Nazioni Unite e i dati raccolti da organizzazioni non governative, definisce i respingimenti durante i mesi della pandemia “una delle più grandi espulsioni di massa negli ultimi decenni”.
Il quotidiano britannico accusa i Paesi europei di aver “sistematicamente” respinto migliaia di rifugiati negli ultimi mesi, con il sostegno dell’Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera (Frontex) e utilizzando “metodi illegali che vanno dall’aggressione alla brutalità durante la detenzione o il trasporto”.
A gennaio l’Ufficio europeo per la lotta antifrode (OLAF) ha aperto un’indagine su Frontex riguardo accuse di molestie, cattiva condotta e attività illegali volte a impedire ai migranti di raggiungere il territorio dell’UE.
Il Guardian ha dichiarato che sono stati documentati almeno 40.000 respingimenti da gennaio 2020, risultato di un inasprimento delle politiche migratorie in Italia, Malta, Grecia, Croazia e Spagna dall’inizio della pandemia, che ha portato all’imposizione di maggiori restrizioni lungo i confini.
Il Guardian accusa questi Paesi di aver “pagato Stati extra-UE e arruolato navi private per intercettare le imbarcazioni in difficoltà in mare e respingere i passeggeri, portandoli in centri di detenzione”.
Dall’inizio del 2020 ben 18.000 migranti sono stati respinti dalla Croazia, secondo quanto riportato dal Consiglio Danese per i Rifugiati.
La Border Violence Monitoring Network (BVMN), una coalizione di 13 ong, ha dichiarato che nel 2020 il 90 percento delle testimonianze raccolte dai migranti in Croazia hanno fatto riferimento ad abusi e all’uso sproporzionato della forza, un aumento di 10 punti percentuali.
Secondo BVMN, nel caso della Grecia lo stesso dato è stato pari all’89 percento. Il gruppo afferma che nello stesso periodo la Grecia ha respinto 6.230 richiedenti asilo.
Intercettazioni con il sostegno dell’Italia
Secondo i dati dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr), da gennaio 2020 le autorità libiche hanno intercettato e riportato indietro con il sostegno dell’Italia circa 15.500 richiedenti asilo, mentre centinaia di essi sono annegati senza l’intervento né della Libia né dell’Italia.
Il quotidiano cita il caso del naufragio di un gommone ad aprile che ha portato alla morte di 130 migranti, in cui l’ong SOS Méditerranée ha accusato i due Paesi di aver ignorato le richieste di soccorso.
Il Guardian sottolinea come i respingimenti delle autorità libiche abbiano portato al ritorno di migliaia di persone nei centri di detenzione libici, dove secondo testimonianze dirette vengono sottoposti a torture.
Il quotidiano ricorda anche come almeno cinque imbarcazioni di ong siano ancora bloccate nei porti italiani per ragioni amministrative e cita l’inchiesta realizzata insieme a Domani e Rai News che ha portato alla pubblicazione di intercettazioni realizzate dalla procura di Trapani delle conversazioni tra le guardie costiere libiche e italiane, che dimostrerebbero come le difficoltà delle autorità libiche a rispondere alle richieste di soccorso abbiano portato alla morte di centinaia di migranti.
(da TPI)
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Maggio 6th, 2021 Riccardo Fucile
SOLO IL 18% DEGLI ESSERI UMANI SARA’ VACCINATO NEL 2021, LA PANDEMIA ALLARGA LE DISEGUAGLIANZE… SOLO BIDEN E CUBA HANNO CAPITO CHE E’ UN’EMERGENZA MONDIALE E NE VA DEL BENESSERE DI TUTTI
Ogni cittadino canadese ha a disposizione in media 5 dosi di vaccino
contro il Covid. Su 10 cittadini kenyoti, invece, solo uno potrà vaccinarsi.
Queste sono le crude proporzioni della pandemia, che evidenziano sempre di più il gap tra ricchi e poveri, sia sul piano individuale che fra gli Stati.
Se in Europa il nodo-vaccini è prevalentemente una questione di logistica e di tempi, in altri 67 Paesi la questione è ben più grave: non c’è alcuna certezza di iniziative finalizzate alla copertura sanitaria dei cittadini.
Un rapporto di People’s Vaccine Alliance – rete che include le Ong Amnesty International, Oxfam, Global Justice Now e altri – afferma che le nazioni ricche hanno accumulato dosi sufficienti per vaccinare la loro popolazione tre volte, con picchi di cinque, come nel caso del Canada.
Lo sbilanciamento è fortissimo: il 14% della popolazione ricca detiene il 53% delle dosi di vaccino anti-Covid a disposizione del mercato sul breve termine. Questo significa che, senza un cambio di passo, secondo le stime, solo il 18% degli esseri umani sarà vaccinato nel 2021.
“A nessuno dovrebbe essere impedito di ottenere un vaccino salvavita a causa del Paese in cui vive o della quantità di denaro che ha in tasca. Ma, a meno che qualcosa non cambi radicalmente, miliardi di persone in tutto il mondo non riceveranno un vaccino sicuro ed efficace per Covid-19 per gli anni a venire”, ha affermato Anna Marriott, responsabile delle politiche sanitarie di Oxfam nel cercare di spiegare la situazione.
Pfizer, Oxford, Moderna e altre case farmaceutiche stanno infatti facendo di tutto per aumentare l’offerta, ma la maggior parte dei cosiddetti Paesi in via di sviluppo non ha ancora firmato un accordo con queste aziende, di fatto restando esclusa dalla distribuzione per incapacità nel competere con le super potenze.
Nonostante il disperato appello di People’s Vaccine Alliance, che chiedeva una condivisione della proprietà intellettuale alle case farmaceutiche per favorire la diffusione del vaccino, le dosi per i Paesi poveri non sono all’orizzonte, almeno non nel breve termine.
La speranza è che la Covax Alliance – un’organizzazione che comprende diversi soggetti fra cui l’Oms, l’Unicef e la Melinda & Bill Gates Foundation – riesca a fornire quante più dosi e quanto più velocemente. Tuttavia, nella migliore delle ipotesi, a quanto sembra la fine dell’incubo non si vedrà a breve.
C’è poi un’altra speranza – di cui abbiamo già parlato su TPI – da Cuba: lo Stato socialista, che da 60 anni fa i conti un blocco economico e commerciale, sta sviluppando quattro vaccini contro il Covid-19 totalmente no-profit e pubblici.
Come tutti gli altri vaccini prodotti dal Paese nel passato, saranno venduti a un prezzo molto basso agli Stati che lo vorranno comprare, colmando parzialmente il divario di possibilità dato dalle logiche di mercato.
Non solo sanitario: il divario cresce anche tra le economie
“Il Coronavirus ha unito il mondo nella paura, ma nelle risposte agli effetti lo ha diviso ancora di più”, almeno secondo il direttore esecutivo di Oxfam, Gabriela Bucher.
Nel 2021 il divario fra individui ricchi e individui poveri è previsto in crescita e i cittadini dei Paesi poveri hanno già sperimentato sulla propria pelle difficoltà ben peggiori di chi è nato in uno Stato economicamente più sviluppato. Più di un terzo della popolazione mondiale – circa 2,7 miliardi di persone – non ha infatti ricevuto aiuti dal governo durante la pandemia, sempre secondo Oxfam, con differenze enormi tra Paesi ricchi e poveri.
Da un report dell’Onu emerge infatti che la pandemia di Coronavirus sta spingendo il numero di persone che necessitano di assistenza umanitaria a nuovi massimi, aumentando drasticamente le sacche della povertà estrema in un solo anno.
Nel 2021 una persona su 33 avrà bisogno di aiuti per soddisfare i bisogni di base come cibo, acqua e servizi igienico-sanitari, con un preoccupante aumento del 40% rispetto all’anno in corso. Ciò si traduce in 235 milioni di uomini e donne caduti in povertà assoluta in tutto il mondo con maggiori concentrazioni in Siria, Yemen, Afghanistan, Repubblica Democratica del Congo ed Etiopia.
Quella che si prospetta è una vera e propria bomba politica e sociale che rischia di destabilizzare le società di buona parte del pianeta. Chiudersi nella fortezza Europa, lo abbiamo visto, non serve a niente. Il Covid va trattato per ciò che è: un’emergenza globale. Ne va del benessere di tutti.
(da TPI)
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Maggio 6th, 2021 Riccardo Fucile
“SE LA RAI MI FA CAUSA, HO I MEZZI PER DIFENDERMI, MA SE FOSSE ACCADUTO A QUALCUN ALTRO?”
Poco dopo l’audizione di Franco Di Mare in Commissione Vigilanza
Rai, Fedez ha preso la parola su Instagram e ha replicato alle accuse mosse dal direttore di RaiTre spiegando la storia del video della telefonata pubblicato sui suoi canali social e dicendosi pronto a rispondere qualora il caso dovesse finire in Procura (come paventato dal vertice del Terzo Canale della tv pubblica e da alcuni parlamentari) per una causa civile.
“Si è riunita la commissione di vigilanza della Rai. Il direttore di Rai 3 mi accusa di manipolazione del video e allude al fatto che io avrei ordito un complotto con alcuni giornalisti – ha detto Fedez nelle stories pubblicate su Instagram -. Dall’altra parte la Lega propone di denunciarmi”.
Dopo questo breve cappello introduttivo, il rapper di Rozzano inizia e elencare alcune incongruenze che si sono palesate durante l’audizione di Franco Di Mare. E l’analisi parte proprio dalla pubblicazione di quel video che mostrava alcuni passaggi delle telefonata ricevuta: “Prima bugia davanti agli occhi di tutti. Perché io pubblico la telefonata? Perché la Rai appena scendo dal palco diffonde un comunicato in cui dice che non c’è stato nessun tentativo di intervento sul mio discorso. Io pubblico una telefonata in cui l’oggetto della conversazione è il tentativo di modificare il mio discorso, facendomi omettere nomi e fatti. A tutta la conversazione partecipa attivamente la vicedirettrice di Rai3”.
Altro punto di critica emerso nel discorso di Fedez riguarda il ruolo della Rai nella gestione del Concertone: “Il direttore di Rai3 sostiene che la Rai con il Primo Maggio non c’entri nulla e ne acquisisca solo i diritti. A maggior ragione sorge spontanea una domanda: a che titolo la vicedirettrice di Rai3 partecipa ad una conversazione in cui organizzazione e autori mi dicono di andare cauto nel fare nomi e cognomi e giudica lei stessa il mio intervento inopportuno?”.
La serie di stories Instagram si conclude con un pensiero: “Se al mio posto su quel palco ci fosse andato un artista meno privilegiato di me e che ha un po’ meno potere e se gli avessero chiesto di non fare nomi e cognomi, cosa avrebbe fatto? Avrebbe ceduto probabilmente. La stessa cosa probabilmente si ripropone per i lavoratori della Rai. Quanti all’interno della Rai, se questo è il metodo che viene utilizzato, devono scegliere tra la libertà di parola e dare da mangiare alle proprie famiglie? E’ giusto questo comportamento in una tv che si definisce di stato? Questa è la domanda”.
(da agenzie)
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Maggio 5th, 2021 Riccardo Fucile
LA VERGOGNOSA PROPOSTA DI FDI: SE APRI UN’ATTIVITA’ COMMERCIALE E SEI EXTRACOMUNITARIO DEVI VERSARE 30.000 EURO DI CAPARRA ALLO STATO… MA VAI A CHIEDERLI AGLI EVASORI PER CUI CHIEDI I CONDONI
Parla di “pericolosa deriva autoritaria”, Giorgia Meloni. Nel mirino il no del
Senato a un emendamento di FdI che prevedeva lo spostamento del coprifuoco dalle 22 alle 24. “Vergognoso! Ancora una volta la maggioranza in Parlamento sostiene le misure liberticide e anticostituzionali del governo. Fratelli d’Italia – dice Meloni – non si piegherà mai a questa pericolosa deriva autoritaria che colpisce senza motivo le attività produttive e i cittadini. Molti di più di quelli che votano i provvedimenti in teoria sono d’accordo all’abolizione del coprifuoco o a spostare il coprifuoco, però mi pare che alla fine vinca sempre Speranza”.
FdI aveva già presentato, la settimana scorsa. un ordine del giorno che prevedeva la stessa misura, non approvato malgrado il non voto di Lega e Fdi. “Abbiamo chiesto una chiara discontinuità con il precedente governo – afferma la presidente del partito – ma finora non l’abbiamo vista”.
Giorgia Meloni adesso presenta una nuova mozione con 25 punti, dal fisco alle infrastrutture. “Non ci aspettiamo che tutti i punti della mozione di Fratelli d’Italia vengano approvati – ha spiegato – ma se venissero bocciati tutti sarebbe la dimostrazione che il governo Draghi è ostaggio della sinistra”.
Fra l’altro, Fdi chiede “l’abolizione del tetto all’uso del contante e “una vera pace fiscale”. (solita marchetta agli evasori fiscali)
Poi una proposta chiaramente discriminatoria”sulle attività aperte dagli extracomunitari”: “essendo più difficilmente reperibili dall’agenzia delle entrate, chiediamo che versino una caparra di 30 mila euro, che man mano viene scalata dalle tasse”.
Tradotto: condono continuo agli evasori fiscali che non pagano il dovuto, taglieggiare i commercianti stranieri che invece devono pagare in anticipo le tasse su quanto non hanno incassato.
Evviva il sovranismo della legalità.
(da agenzie)
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Maggio 5th, 2021 Riccardo Fucile
ZAIA NON RISPONDE AI GIORNALISTI: “CHIEDETE AL DIRETTORE GENERALE”
È da una settimana che si parla della denuncia (o “segnalazione”, o anche solo
un esposto) dell’agenzia veneta Azienda Zero nei confronti del virologo, una vicenda che ha portato oltre 40 esperti a schierarsi in suo favore e ha spinto le opposizioni sulle barricate in Consiglio regionale. Il dg Toniolo, però, in Commissione ha detto che “non c’è stata nessuna denuncia, solo una relazione informativa alla procura”. Interpellato più volte sul punto, il governatore rimanda la palla nel campo del funzionario
La “querela”, alias “esposto”, alias “segnalazione” della Regione Veneto nei confronti del professore Andrea Crisanti ha dato luogo a una serie di non-risposte del governatore leghista Luca Zaia durante la quotidiana conferenza stampa nella sede della Protezione Civile.
È da una settimana che i giornali ne scrivono, il virologo interessato ha citato addirittura Galileo Galilei, sostenendo che la scienza non si può processare, mentre docenti e sanitari si sono schierati per difenderlo. Eppure il presidente del Veneto non spiega se la Regione abbia usato lo strumento della querela o del semplice esposto per bacchettare Crisanti e il suo famoso studio sui tamponi rapidi, largamente usati dalla Regione durante la seconda ondata.
Capire come e che cosa il Veneto contesti al dirigente della Microbiologia di Padova e docente dell’Università è quanto mai urgente vista la bufera politica che si è scatenata e visto l’avvio di un’indagine preliminare a Padova per frode in pubbliche forniture riferita al massiccio utilizzo di tamponi rapidi di prima e seconda generazione.
Il mistero si è infittito quando, durante i lavori della Quinta Commissione, convocata d’urgenza su richiesta delle minoranze, il direttore generale di Azienda Zero, Roberto Toniolo, ha affermato: “Nessuna denuncia, né esposto, solo una relazione informativa alla Procura, a fronte di notizie di stampa, dichiarazioni, atti”.
Il dg ha quindi sminuito la decisione di chiedere alla magistratura di indagare, anche perché nel frattempo è cresciuta l’eco di questo capitolo finale dello scontro, in atto da più di un anno, tra Zaia e il professore venuto da Londra per lavorare in Italia.
A monte di Azienda Zero c’è infatti la Regione (anche se ha autonomia giuridica) e non è escluso che della “segnalazione” (firmata dall’avvocato Fabio Pinelli di Padova, penalista utilizzato molto spesso dalla Regione) fossero informati anche i vertici. E nelle carte inviate in Procura a Venezia (che le ha poi girate a Padova per competenza) ci sono riferimenti alle critiche formulate nei confronti della Sanità regionale. Quindi la Regione è inevitabilmente coinvolta. Alle domande, però, Zaia non risponde.
Si tratta di querela, esposto o segnalazione? “Dovete parlare con il dottor Toniolo”. Il governatore, che ha richiamato perfino la Santa Inquisizione, si chiama fuori dalla questione? “No, non mi chiamo fuori, ma dovete parlare con il dottor Toniolo”. Azienda Zero ha agito su impulso della Regione o del suo presidente? “Chiedete al dottor Toniolo”.
Per sette volte viene ripetuta la medesima giaculatoria. Ma che senso ha una conferenza stampa? “Che voi fate le domande, e io rispondo”.
Il paradosso è che anche il legale di Toniolo si trincera dietro un laconico “non ritengo corretto interloquire con i media su un profilo professionale”.
(da Il Fatto Quotidiano)
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Maggio 5th, 2021 Riccardo Fucile
SONO GIA’ 17 GLI UNDER 35 MORTI SUL LAVORO NEL 2021
L’ultima tragedia è quella della 22enne Luana D’Orazio, ma è lungo l’elenco dei giovani che lavorando hanno trovato la morte
Diciassette giovani da gennaio a marzo 2021 sono usciti al mattino per andare al lavoro senza più fare rientro a casa.
Numeri tragici che alimentano una ferita, tenuta costantemente aperta: l’ultimo episodio è quello di Luana D’Orazio, la 22enne morta risucchiata dalla pressa dell’azienda tessile per cui lavorava. La giovane Luana purtroppo non è un’eccezione. Secondo l’osservatorio Sicurezza sul lavoro di Vega Engineering, il 2021 è iniziato tragicamente per i giovanissimi: 5 morti nella fascia d’età 15-24 anni, 12 decessi dai 25 ai 34.
Un bollettino che fa rabbia e che si inquadra in soli 3 mesi in un contesto generale ancora più preoccupante: al 24 febbraio 2021, stando a quanto riportato da Fillea Cgil, si parla del +150% di morti sul lavoro nel settore edilizio.
Luana D’Orazio è l’ultima morte bianca di un elenco lungo e doloroso, di cui ci si ritrova a parlare troppo poco. Andrea Masi aveva 18 anni. Colpito alla testa da un’elevatore, è morto a Milano nel suo primo giorno di lavoro lo scorso 2 dicembre. Soltanto quattro giorni fa Mattia Battistetti di 23 anni è stato travolto da un’impalcatura nell’azienda di ponteggi di Treviso dove lavorava. Mentre i soccorsi arrivati a San Donà di Piave hanno tentato disperatamente di salvare la vita a Cristian Cuceu, ma a 23 anni il tornio che lo ha colpito non gli ha dato scampo.
E con loro tante altre giovanissime vittime le cui famiglie aspettano ancora giustizia. «Sono situazioni particolarmente drammatiche quelle che riguardano i giovani e nella maggior parte dei casi tutt’altro che regolari» denuncia Barbara Cappano di Fillea Cgil. Tra le principali piaghe c’è quella dei controlli sulla messa in sicurezza: «La scena di controllo e sanzione continua a non funzionare. Pensiamo solo che un’imprenditore edile rischia di essere controllato una volta ogni 20 anni. Tutto questo non è più tollerabile».
(da agenzie)
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Maggio 5th, 2021 Riccardo Fucile
LA MOGLIE: “SI LAMENTAVA CHE ERANO IN POCHI”
A distanza di soli due giorni dalla tragedia che ha visto Luana D’Orazio morire
intrappolata nel macchinario dell’azienda tessile in cui era impiegata, arriva la notizia di un’altra vittima sul lavoro. È successo a Busto Arsizio, in provincia di Varese, dove Cristian Martinelli, operaio di 49 anni, è rimasto schiacciato da un tornio meccanico nell’azienda in cui lavorava.
L’incidente è accaduto intorno alle 9:40: l’uomo è stato trasportato d’urgenza all’ospedale di Legnano, ma è deceduto poco dopo.
A parlare sotto shock e disperata la moglie di Martinelli, presentatasi insieme alla suocera davanti l’ingresso della fabbrica per chiedere gli effetti personali del marito: «Si lamentava che fossero in pochi» ha detto riferendosi alle difficoltà espresse più volte dall’operaio riguardo le sue condizioni di lavoro, «sto aspettando che mi facciano entrare per prendere le sue cose».
Il Senato ricorda Luana D’Orazio
Una realtà tragica quella dei decessi sul posto di lavoro che in Italia non smette di mietere vittime. Di oggi al Senato la commemorazione per Luana D’Orazio, la giovane mamma di un bambino di 5 anni, strappata alla vita lo scorso 3 maggio.
«Invito l’Aula ad osservare un minuto di silenzio per unirci al dolore della famiglia di Luana D’Orazio» ha detto la presidente di turno Anna Rossomando, «una giovane lavoratrice mancata tragicamente mentre lavorava e per sottolineare l’impegno del Parlamento oggi e sempre per la tutela della sicurezza e della dignità del lavoro».
(da agenzie)
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