Maggio 5th, 2021 Riccardo Fucile
LE RISPOSTE DEL TESTIMONE SCOMODO CHE HA IMMORTALATO L’INCONTRO IMBARAZZANTE DI RENZI
Il filmato mandato in onda lunedì da Report che documentava l’incontro
nell’autogrill di Fiano Romano lo ha registrato un’insegnante che passava di lì per caso e ha riconosciuto il leader di Italia Viva, ma non il suo interlocutore. Il video di Report ha scatenato la reazione di Italia Viva, che ha presentato un’interrogazione accusando la trasmissione di aver pagato 45mila euro a una società del Lussemburgo per avere notizie “contro Renzi”. E intanto ancora non si capisce come facesse Renzi a sapere del video se durante l’intervista di Giorgio Mottola non se ne era ancora parlato. Intanto però l’insegnante ha consegnato a Ranucci le risposte alle domande che si faceva Renzi nella enews di Italia Viva:
Mentre il padre sta male, la signora si insospettisce perché vede un tipo elegante ma losco che si aggira nervoso in attesa di qualcuno
Mi insospettisco perché il tipo (n.r Marco Mancini) era palesemente insofferente, guardava più volte il cellulare ed era con altri due uomini. Mi sono chiesta chissà chi fosse questa persona con scorta al seguito.
La signora si disinteressa del padre
Mio padre ha avuto un brutto inconveniente gastro-intestinale che lo ha portato ad usufruire dei servizi igienici dell’area di sosta per svariato tempo. Mio padre non è giovanissimo certo, ma fortunatamente non ha bisogno di aiuto. Cosa avrei dovuto fare per tutto il tempo in cui ha usufruito della toilette? Passargli la carta igienica? Mi sono limitata a ritirare la camomilla che avevano preparato al bar, e sono rientrata in auto ad aspettare mio padre.
Renzi senza cappotto il 23 dicembre in mezzo alla gente che passa, e la signora continua a videoregistrare con sprezzo del pericolo. Complimenti alla batteria del cellulare intanto
Che fosse il 23 dicembre è registrato anche nel front delle foto non manomissibile, o almeno non da me. L’area di servizio, e ancor di più quella zona della stessa, era pressoché deserta. In quanto la struttura principale si trova in ristrutturazione e sono assicurati i servizi minimi in container provvisori. Quindi si tratta di un’area di servizio che al momento non lavorava certo a pieno regime. Il video girato non dura assolutamente 40 minuti bensì 29 secondi.
Mentre 40 minuti è durato l’intero incontro, durante il quale non ho visto uno scambio di dolci, dei babbi di cui ha parlato nell’intervista. Non so se sia avvenuto attraverso gli uomini della scorta. E alla domanda “mio padre nel frattempo continuava andare in bagno?”, la risposta, anche se mi imbarazza, è si! Mio padre è stato costretto dal malore a ricorrere più volte all’uso della toilette
La prof chiusa dentro la macchina riesce a registrare le parole di commiato che sembrano quasi una minaccia. Il fatto che la signora riesca, a distanza di metri, col finestrino chiuso a sentire parole senza neanche leggere il labiale…
Ero dentro la macchina sì. Ma con il finestrino del guidatore (quindi anteriore sinistro) leggermente abbassato. Nonostante fosse inverno lo tenevo così per areare un po’ l’abitacolo. Le due persone si sono salutate molto vicino alla mia auto. Quindi ho potuto chiaramente sentire il saluto e la frase pronunciata in tono tutt’altro che minaccioso.
La signora sfoggia doti divinatorie e spiega che il signore elegante ma losco gira e torna a Roma mentre Renzi va verso Firenze. Come è possibile?
È possibile perché l’area di servizio in questione è prima del casello di Roma Nord dal quale una volta passato si può proseguire per Firenze, come ha fatto l’auto di Renzi, o girare e tornare verso Roma prendendo la cosiddetta bretella girando alle indicazioni per L’Aquila /Pescara/ Napoli. La macchina del signore che ha incontrato Renzi è partita poco prima che io lasciassi l’autogrill, io sono partita prima di Renzi, poi la sua auto ci ha superato in direzione verso Firenze a gran velocità.
La signora custodisce come una reliquia il video
Non ho custodito il video anzi, in data 31/12, ho inviato il materiale alla redazione web di un giornale nazionale che non mi ha mai risposto né tantomeno contattato. Lo staff di Report è a conoscenza di questa mia email.
Ci tengo a ribadire, come già detto nell’intervista che non ho mai riconosciuto il tipo sulle foto. Né avrei potuto, e non ho saputo la sua identità fino alla messa in onda del servizio di Report. Ho inviato il materiale alla redazione di Report dopo il servizio del 12 aprile 2021. Non perché avessi riconosciuto il dirigente dei servizi segreti, ma semplicemente perché il servizio mi aveva riacceso la curiosità di sapere perché in quasi piena crisi di governo, uno dei protagonisti si incontrasse in un’area di servizio pressoché dismessa e deserta.
Vorrei sottolineare al senatore Renzi che se un giorno volesse, io sarei disposta anche a incontrarlo, da soli, senza altre persone. Perché vorrei si togliesse il dubbio che qualcuno l’avesse spiato o che sia finito al centro di un complotto. Io a differenza del signore che ha incontrato, non appartengo ad alcun servizio segreto. Sono solo una normale insegnante che si è trovata nel posto giusto ma al momento sbagliato. Sbagliato, non certo per me.
(da La Notizia)
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Maggio 5th, 2021 Riccardo Fucile
NON DIMENTICHIAMO L’ANNO E MEZZO IN CUI HAI RETTO IL MOCCOLO ALLA LEGA CON I DECRETI SICUREZZA… SI PUO’ ANCHE CAMBIARE IDEA, MA PRIMA SI CHIEDE SCUSA, NON SI NEGA L’EVIDENZA
La Mezzaluna Rossa libica (l’equivalente più o meno della nostra Croce Rossa) ieri ha annunciato altri 50 morti in un naufragio al largo della Libia. Poco prima l’Oim, l’agenzia dell’Onu per le migrazioni, aveva riferito della morte di almeno 11 persone dopo che il gommone su cui viaggiavano era affondato. La Guardia Costiera libica come al solito dice di non esserne informata.
Una cosa è certa: nel Mediterraneo si continua a morire ma la vicenda non sfiora la politica nazionale, merita qualche contrita pietà passeggera e poi scivola via.
L’importante, in fondo, è solo mantenere ognuno la propria narrazione: ci sono i “porti chiusi” di Salvini che rivendica di averlo fatto ma poi in tribunale frigna chiamando in causa anche i suoi ex compagni di governo, c’è il “blocco navale” evocato da Giorgia Meloni, c’è il PD che finge di avere dimenticato di essere il partito che con Minniti ha innescato l’onda narrativa e giuridica che ci ha portati fin qui e c’è il Movimento 5 Stelle che si barcamena tra una posizione e l’altra.
A proposito di M5S: il (prossimo) leader Conte è riuscito a dire in scioltezza “con me porti mai chiusi” provando a cancellare con un colpo di spugna quel suo sorriso tronfio mentre si faceva fotografare al fianco di Salvini con tanto di foglietto in mano per celebrare l’hashtag decretosalvini e la dicitura “sicurezza e immigrazione”.
Conte che sembra avere improvvisamente dimenticato le sue stesse parole su Sea Watch e sulla comandante Carola Rackete: “è stato – disse Conte – un ricatto politico sulla pelle di 40 persone”. Insomma, non proprio le parole di chi vuole prendere le distanze dalla politica di Salvini.
Oltre le parole ci sono i fatti: l’ultimo atto del Parlamento prima della caduta del primo governo Conte nell’agosto 2019 è stato il “decreto sicurezza bis” che stringeva ancora più i lacci dell’immigrazione. Sempre ad agosto 2019, 159 migranti sulla nave Open Arms sono stati 19 giorni in mare senza la possibilità di attraccare nei porti italiani.
Insomma: partendo dal presupposto che i porti non si possano “chiudere” per il diritto internazionale è vero che Conte a braccetto con Salvini ha sposato l’idea dei “porti chiusi” nel senso più largo e più politico.
Ed è pur vero che nessun governo, compreso questo, sembra avere nessun’altra idea politica che non sia quella di galleggiare tra dittature usate come rubinetto per frenare le migrazioni in un’Europa che galleggia appaltando i propri confini.
Gli unici che non galleggiano sono i morti nel Mediterraneo.
(da TPI)
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Maggio 5th, 2021 Riccardo Fucile
I SOVRANISTI DA TASTIERA NON SANNO NEANCHE LEGGERE SENTENZE E FATTI
L’ho letto su Internet e quindi lo condivido. Non passa neanche per
l’anticamera del cervello di questi sovranisti l’idea che non tutto quel che viene pubblicato sui social sia vero. E, proprio seguendo questo manuale del sovranista medio da tastiera, su Twitter e Facebook è stata diffusa la bufala di “Pasolini espulso dal PCI perché omosessuale“. La fake news è deflagrata all’indomani della tanto contestata esibizione di Fedez sul palco del Concertone del Primo Maggio all’Auditorium Parco della Musica. Ovviamente si tratta di pura disinformazione prodotto e protratta da chi non conosce la storia.
Il testo copiato&incollato è sempre lo stesso, come si evince da questa breve raccolta. Abbiamo isolato solamente otto tweet, quelli con più interazioni, ma la portata e la diffusione di questa bufala è palese cercando sul motore di ricerca di Twitter la frase “Pasolini espulso dal PCI perché omosessuale”.
Come evidente, le parole utilizzate da tutti questi profili (sì, abbiamo controllato e si tratta di sostenitori di Lega, Fratelli d’Italia e con evidenti simpatie per l’estrema destra italiana) sono frutto di una sorta di “Tweet-Bomb” (o Tweet Storm) per attaccare Fedez che sul palco del Concertone del Primo Maggio aveva citato testualmente alcuni pensieri di alcuni esponenti (ed ex esponenti) della Lega sull’omosessualità e gli omosessuali.
Insomma, il classico assalto da squadrismo social che aveva come obiettivo primario il ddl Zan e la personalità pubblica che ha sostenuto e sostiene la necessità di una legge contro l’omotransfobia, la misoginia e l’abilismo.
E già questa definizione dovrebbe far capire bene quali siano i riferimenti di questo disegno di legge già approvato alla Camera dei deputati lo scorso 4 novembre.
A questo punto, però, spieghiamo perché la storia di “Pasolini espulso dal PCI perché omosessuale” è una bufala.
Lo scrittore, regista e sceneggiatore è stato realmente cacciato dal Partito Comunista Italiano. Era il 26 ottobre del 1952 e il PCI di Udine decise di espellere Pasolini dal partito per “per indegnità morale e politica“.
Il motivo? Nel 1949, durante la sagra di Santa Sabina a Ramuscello (in provincia di Pordenone), venne accusato di atti osceni in luogo pubblico con minorenni.
Il processo, durato circa tre anni, vide decadere molti capi di imputazione, come quello di corruzione di minore. Alla fine Pasolini fu condannato solamente per atti osceni in luogo pubblico. E la decisione del PCI di Udine si basava su quella condanna e non sul fatto che il poeta e sceneggiatore fosse omosessuale.
Una storia molto semplice che i sovranisti da tastiera, proprio come l’Accattone raccontato da Pasolini, hanno cavalcato per attaccare Fedez e il ddl Zan. Peccato per loro che sia una pessima bufala.
(da Giornalettismo)
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Maggio 5th, 2021 Riccardo Fucile
“IN NESSUN PAESE AL MONDO PARTITI COSI’ DISSIMILI SI SONO MESSI INSIEME PER TENTARE DI GESTIRE I QUATTRINI DEL RECOVERY”
A Di Martedì, davanti a un Bruno Vespa sorridente, Giovanni Floris lancia un’intervista all’ex grillino Alessandro Di Battista. Che ha lasciato il Movimento perché non riusciva a digerire il governo Draghi.
Ed è sostanzialmente quello che ha ripetuto anche all’inviata di La7: “Io non credo in un governo dove ci sono tutti dentro”. E fino a qui era tutto già chiaro. Sono altre le parole e le frasi che divertono. Partendo dalla fine: “Sto scrivendo un libro contro il Governo Draghi”. E poi, attaccando (anche) i suoi ex amici: “Ormai i politici non ci stanno più, ormai fanno gli opinionisti. In nessun Paese al mondo partiti così dissimili si son messi insieme per gestire i quattrini del Recovery”.
Ecco cosa ha detto l’ex grillino:
“Per me in un Paese sano deve esistere un’opposizione. Il tema è proprio l’assembramento al governo, io ho criticato il partito democratico perché per me è un partito di establishment. Critico la Lega e ho fatto una denuncia sui voli della Casellati, seconda carica dello Stato, e sarebbe bene seguirla perché ritengo che la seconda carica dello Stato se avesse utilizzato un aereo di Stato per andare in vacanza dovrebbe dimettersi. Il Movimento 5 Stelle non sta facendo bene a rimanere dentro a questo governo. Il fatto stesso che io sia uscito dal Movimento 5 Stelle perché hanno sostenuto questo governo, palesa quello che io pensi di questo assembramento pericoloso al governo. Perché in nessun Paese al mondo partiti così dissimili si son messi insieme per tentare di gestire i quattrini del Recovery plan, per me è una cosa indecorosa. Ormai i politici non ci stanno più, ormai fanno gli opinionisti, guarda il Caso Fedez. I politici non è che devono commentare tutto lo scibile umano, son pagati per fare le leggi, non per prendere posizione e basta. Prendere posizione è giusto, ma risolvessero i problemi. Non devono fare i commentatori, il politico non può fare l’opinionista, è ridicolo. Ho aperto i siti e ho visto un politico che commentava il discorso di Fedez, Letta che commentava Pio e Amedeo. Una roba… ma dove sta la politica! Esco a breve con un libro contro il governo Draghi. Per poter scrivere in assoluta libertà quello che voglio ho dovuto fare delle rinunce e non è facile”.
(da NextQuotidiano)
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Maggio 5th, 2021 Riccardo Fucile
BASSETTI PRIMA STRABUZZA GLI OCCHI, POI SMENTISCE IN TOTO
La Lega torna a sfoderare i suoi pezzi da novanta e regala un’emozionante
doppietta nel giro di pochi giorni.
La protagonista è sempre Francesca Donato che, solo qualche giorno fa, aveva paragonato i vicini delatori – ovvero quelli che avvisano le forze dell’ordine in caso di feste domiciliari con assembramenti – a chi faceva la spia sugli ebrei nascosti al tempo del nazi-fascismo.
Questo sembrava essere l’apice dei commenti dell’europarlamentare del Carroccio, ma ieri sera ha deciso di confermare questa sua predisposizione alle figuracce ricevendo una smentita in diretta sul Covid che si cura con le vitamine e gli integratori.
Durante la puntata di Di Martedì, Francesca Donato prende la parola parlando di terapie domiciliari per curare l’infezione da Sars-CoV-2 e la malattia che ne deriva.
A un certo punto, cita studi “siciliani” sulle vitamine e gli integratori che aiutano a debellare il Covid. Ed è lì che scatta l’imbarazzo in studio.
Giovanni Floris la ferma e fa intervenire gli altri ospiti in studio e in collegamento. E proprio sullo schermo alle spalle dell’eurodeputata leghista appare il volto di Matteo Bassetti che, incredulo per quella affermazione, strabuzza gli occhi.
L’infettivologo dell’Ospedale San Martino di Genova non si limita a una mimica facciale che sottolinea tutte le amenità appena pronunciate (perché citare studi non è sintomo di cure efficaci, visto che il percorso di revisione delle ricerche è lungo e non si limita alla pubblicazione su qualche sito o rivista), ma smentisce in toto quelle fuorvianti parole: “No, mi dispiace ma la lettura scientifica non dice che il Covid si cura con le vitamine. Ci sono degli studi che dimostrerebbero un beneficio di alcuni di questi farmaci, ma nessuno di questi studi è stato condotto seguendo le regole della Good Clinical Practice”.
Si tratta di studi randomizzati e controllati, come spiega bene Matteo Bassetti rivolgendosi a Francesca Donato, che si basano su un confronto tra un farmaco e un placebo. Insomma, di cosa stiamo parlando? Di cosa parla la leghista in diretta televisiva? per fortuna c’è stato un fact-checking in diretta e quell’affermazione è stata smentita sul nascere.
(da NextQuotidiano)
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Maggio 5th, 2021 Riccardo Fucile
LE LEGGI CI SONO MA I CONTROLLI INESISTENTI, 8 AZIENDE SU 10 NON SONO IN REGOLA
C’era anche l’hashtag, #zeromortisullavoro, proposto dalla Uil e rilanciato dalle altre sigle. Ma una settimana fa, il 28 aprile, la Giornata mondiale per la salute e sicurezza sul lavoro non ha acceso – con poche eccezioni – l’interesse della politica. §
Ci è voluto l’infortunio in cui è rimasta uccisa un’operaia di 22 anni, Luana D’Orazio, perché le 185 morti bianche registrate nel primo trimestre dell’anno diventassero un’emergenza e i partiti si ricordassero per esempio dell’esistenza di una Commissione monocamerale d’inchiesta sulle condizioni di lavoro e la sicurezza, creata nel 2019 al Senato ma non ancora costituita.
“Oggi parlano tutti, domani passino alla pratica”, commenta Rossana Dettori, segretaria nazionale della Cgil con la delega alla salute e sicurezza nei luoghi di lavoro. “Servono fatti che permettano ai lavoratori di essere sicuri di tornare a casa la sera. Le leggi ci sono, il Testo unico del 2008 è stata una conquista. Ora bisogna investire nella formazione e nei controlli“.
Perché quando i controlli si fanno i risultati parlano da soli: il tasso di irregolarità riscontrato dall’Ispettorato nazionale del lavoro nelle 10mila aziende ispezionate l’anno scorso per verificare il rispetto delle norme sulla sicurezza è del 79,3%. Il problema è che le imprese grandi e piccole, in Italia, sono milioni.
Nel primo trimestre 185 vittime. Dal 2015 mai meno di 1000 all’anno – I dati Inail dicono che dal 2015 – l’anno prima c’era stata una improvvisa flessione – gli incidenti mortali non sono mai scesi sotto i 1000 all’anno. Stando all’ultimo aggiornamento, che comprende i decessi per Covid contratto sul lavoro, nei primi tre mesi del 2021 le denunce di infortunio sono state 128.671 e i casi mortali 185, 19 in più rispetto ai 166 del primo trimestre 2020. Un po’ meno che nello stesso periodo del 2018 e 2019, quando le vittime erano state 212, solo perché con la pandemia e il boom dello smart working sono calati i cosiddetti incidenti “in itinere”, cioè nel percorso verso l’ufficio o la fabbrica. Cambia poco: ogni giorno, per usare le parole della sindacalista, due lavoratori a casa non ci sono tornati. Più al Nord Ovest che al Nord Est (47 casi contro 38), ma il record negativo si registra al Sud (58). Molti più uomini che donne, ma di donne ne sono morte 11 contro le 3 che avevano perso la vita nel primo trimestre 2020.
“Un rappresentante per la sicurezza in ogni pmi” – “Capisco che la morte di una giovane donna abbia colpito molti, ma la realtà è che succede tutti i giorni. Così come tutti i giorni qualcuno resta invalido“, riprende Dettori. La commissione d’inchiesta di cui oggi Italia viva e i presidenti delle commissioni Lavoro e Affari costituzionali del Senato hanno “sollecitato l’avvio dei lavori”? “Ben venga farla partire, ma non risolve il problema”. Che ha tante facce: “Prima di tutto occorre attivarsi perché la prevenzione diventi una certezza. Cosa che a volte nelle aziende piccole come quelle in cui è avvenuto l’incidente di lunedì non succede perché non sono tenute ad avere al loro interno un rappresentante dei lavoratori per la sicurezza: dev’essercene uno a livello territoriale, ma a Prato non era stato eletto”. Su questo fronte, quindi, una revisione delle norme forse servirebbe. In parallelo servono i controlli. “Perché morire sul lavoro non è destino, è il risultato di carenze nelle misure di sicurezza e a volte di stress e fatica causati da problemi organizzativi”. Per i controlli però servono gli ispettori. E gli enti che dovrebbero occuparsene sono da anni in affanno per insufficienza di personale.
Ispettorato e Inail a corto di personale
L’Ispettorato nazionale del lavoro, istituito dal Jobs Act con l’ambizione di accorpare le funzioni di vigilanza di ministero, Inps e Inail, conta 1.500 ispettori che peraltro devono svolgere anche compiti amministrativi perché i dipendenti complessivi sono solo 4.500 a fronte di una pianta organica di 6.500. All’Inail di ispettori ne sono rimasti solo 246, come ha fatto notare lo scorso 28 aprile Claudio Cominardi, deputato M5s in commissione Lavoro ed ex sottosegretario nel governo gialloverde.
Poi ci sono le Asl e i loro servizi per la prevenzione e la sicurezza negli ambienti di lavoro: “Nel 2009 i dipendenti erano 5mila tra ispettori e medici e già erano sotto organico, ora sono 2mila”, spiega Dettori.
Mancano persone e mancano fondi: nel 2019 il governo Conte 1, per tagliare le tariffe Inail alle imprese, ha ridotto le risorse destinate ai piani di investimento per la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro. Così di sopralluoghi se ne fanno pochi. Anche se, quando si fanno, gli esiti sono preoccupanti.
Torniamo al bilancio annuale dell’Ispettorato, che si occupa prevalentemente del settore dell’edilizia: 8.068 aziende su 10.069 sono risultate irregolari e ognuna su più di un aspetto se le violazioni contestate sono state ben 12.541 di cui 12.020 penali. Metà degli illeciti riguarda la violazione di obblighi di protezione dai rischi di caduta dall’alto, incidenti che possono avere conseguenze gravissime.
Nel Pnrr il tema non c’è. “Non aspettiamo drammi per cambiare rotta”
La settimana scorsa il governo ha inviato alla Commissione europea il Piano nazionale di ripresa e resilienza con i progetti da finanziare grazie ai circa 200 miliardi in arrivo con il Next generation Eu. La parola sicurezza compare 93 volte, ma mai associata al lavoro. “Il tema non viene citato”, conferma la sindacalista Cgil. “Forse sarebbe il momento per renderlo centrale, come è stato per la sanità con il Covid. Non aspettiamo ulteriori drammi per cambiare rotta: nel marzo 2020 con il governo e le parti datoriali abbiamo scritto il protocollo per la sicurezza dai contagi, facciamo lo stesso per la messa in sicurezza complessiva dei luoghi di lavoro. Penso a un piano nazionale. Le leggi ci sono, ora mettiamoci i soldi per gli ispettori e per la formazione, che deve riguardare anche nuovi pericoli e nuove patologie legate per esempio allo smart working. Nessuno può cavarsela con il cordoglio e le condoglianze alle famiglie: le persone vogliono solo che la sera i loro famigliari tornino a casa”.
(da Il Fatto Quotidiano)
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Maggio 5th, 2021 Riccardo Fucile
IPOTESI DI REATO OMICIDIO COLPOSO E RIMOZIONE DOLOSA DI CAUTELE CONTRO GLI INFORTUNI SUL LAVORO
Ci sono due persone indagate per la morte di Luana D’Orazio. Le ipotesi di
reato sono omicidio colposo e rimozione o omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro. La ragazza di 22 anni morta sul lavoro risucchiata da un orditoio si poteva salvare?
È quello che sta cercando di capire la Procura di Prato che ha aperto un’inchiesta per accertare se la grata di protezione dell’orditoio sia stata rimossa.
Sono stati sequestrati due orditoi presso l’’Orditura Luana a Montemurlo, l’attività dove lavorava la ragazza. Uno è quello dell’incidente mortale, l’altro per poter fare dei confronti tecnici.
I due indagati sono Luana Coppini, la titolare dell’attività, e Mario Cusimano, addetto alla manutenzione del macchinario, anche se va chiarito che si tratta di un atto dovuto per permettere gli accertamenti tecnici.
Scrive Repubblica Firenze che il dipartimento di prevenzione e sicurezza sul lavoro dell’Asl Centro sta indagando per capire se si sia trattato di una negligenza oppure se l’incidente sia dovuto a un guasto o a un’anomalia nel macchinario.
Mentre il procuratore capo di Prato Giuseppe Nicolosi, spiega: “Siamo al lavoro per capire se e cosa non abbia funzionato nel macchinario, compresa la fotocellula di sicurezza”.
L’ipotesi della Procura è quella che si legge nell’accertamento tecnico: “Operando nelle qualità sopra indicate rimuovevano dall’orditoio marca Karl Mayer Texilmachine Fabrik Gmbh la saracinesca protettiva, ovvero un meccanismo destinato a prevenire infortuni sul lavoro”. Luana è morta per questo?
L’orditoio è uno strumento utilizzato nelle fabbriche per comporre i tessuti: i fili vengono fatti ruotare attorno a due rulli di grosse dimensioni e il tessuto prende forma in base al disegno progettato .
«Ci sono sempre meccanismi di sicurezza – spiega Giovanni Santi della Filctem Cgil -. In base al modello ci possono essere fotocellule accompagnate da sistemi di stop immediato o anche pulsanti manuali. Le fotocellule intervengono quando il lavoratore non è cosciente di essere rimasto agganciato alla macchina».
Luana però, secondo una causa ancora da accertare, è rimasta imbrigliata e trascinata con forza nell’orditoio. Per questo gli investigatori proveranno a capire se quella “saracinesca protettiva” sia stata in qualche modo disattivata.
“Luana era dolce, bella, buona, solare, umile. Era contenta del lavoro che faceva, le piaceva lavorare. Aveva tanta voglia di lavorare per costruirsi un futuro perché era fidanzata da due anni”.
Così Emma Marrazzo, la mamma della 22enne, ha ricordato la figlia. “Ora voglio giustizia”, ha aggiunto la madre parlando con i cronisti davanti alla sua abitazione. “Il nostro primo pensiero adesso è per il bambino di Luana, 5 anni e mezzo, ragazza madre, che amava tanto la vita. Al bimbo non faremo mancare nulla, ma certo gli mancherà l’essenziale, l’amore della sua bella e brava mamma. Gli diremo che è volata in cielo e adesso è una stella”.
(da NextQuotidiano)
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Maggio 4th, 2021 Riccardo Fucile
“COLLEGAMENTI CON SOGGETTI APPARTENENTI A GRUPPI MAFIOSI LOCALI”
Il sindaco di Foggia, Franco Landella si è dimesso. Il suo nome era tra quelli
finiti nella relazione consegnata dalle forze dell’ordine ai membri della commissione del ministero dell’Interno. Che dovrà decidere se sciogliere o meno il Comune per infiltrazioni mafiose.
Il ministro dell’Interno, nelle scorse settimane, ha insediato una commissione per valutare se esistono le condizioni per lo scioglimento.
Si parla di “collegamenti ambigui e discutibili di amministratori con soggetti orbitanti, se non appartenenti, a gruppi mafiosi locali”.
Secondo i racconti dei siti locali l’attività amministrativa del Comune sarebbe stata condizionata dai clan nei lavori pubblici, i tributi, i servizi cimiteriali, dall’appetito famelico dei clan. Lo scopo è appropriarsi del controllo di strade e quant’altro in ogni angolo della città. E in qualsiasi momento.
Nella relazione consegnata ai membri della commissione è presente un paragrafo dedicato al primo cittadino.
Eletto nel 2014 e confermato nel 2019 alla guida del comune. Che secondo il documento raccontato dal Fatto è “dilaniato dalle guerre tra le batterie “Moretti-Pellegrino”,“Sinesi – Francavilla” e “Trisciuoglio – Prencipe -Tolonese ” che negli ultimi anni avevano deciso di cambiare strategia: superando la spartizione del territorio e le sanguinose faide, avevano optato per una cassa comune in cui i soldi delle estorsioni sarebbero stati divisi fra i tre gruppi”.
(da agenzie)
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Maggio 4th, 2021 Riccardo Fucile
“48 ORE SONO TROPPE, LA CERTEZZA DI ESSERE NEGATIVI NON C’E’ NEANCHE 12 ORE PRIMA”
Secondo il professore Massimo Ciccozzi per viaggiare in sicurezza potrebbe non essere sufficiente il green pass, la certificazione che secondo l’ultimo decreto firmato da Draghi dà il via libera agli spostamenti tra Regioni, anche se arancioni o rosse.
Basta dimostrare la guarigione dal Covid, la vaccinazione o mostrare un test negativo effettuato nelle ultime 48 ore.
Ma secondo il direttore dell’unità epidemiologica all’Università Campus Biomedico di Roma Ciccozzi per viaggiare in sicurezza non basta fare il tampone 48 ore prima come previsto dalle norme: “48 ore sono troppe. Consideriamo che anche se lo facessimo 12 ore prima non ci sarebbe certezza di essere negativi”, ha detto a Cusano Italia Tv.
Il professore è intervenuto anche sul vaccino per gli under 15: “Spero che l’Ema faccia le cose molto in fretta perché abbiamo bisogno di vaccinare anche quei ragazzi, che si infettano in maniera asintomatica e portano il virus in famiglia. Dopo aver concluso la vaccinazione con gli over 60 inizierei subito con la categoria 14-28 anni”.
Secondo Ciccozzi poi le riaperture sono “uno spiraglio di ossigeno di cui però non dobbiamo abusare, devono essere i dati a guidarci. Quello che ho visto a Piazza Duomo con i festeggiamenti per lo scudetto dell’Inter non si può fare”
“Purtroppo non credo che il virus sparirà come la Sars – ha aggiunto – credo che dovremo continuare a conviverci. Il virus, quando non troverà più persone da infettare, perché avremo vaccinato l’80% della popolazione e per un periodo continueremo con mascherine e distanziamento, circolerà sempre di meno fino a che non arretrerà e diventerà come un coronavirus qualsiasi che ci darà un raffreddore o una febbricola stagionale. Probabilmente dovremo vaccinarci tutti gli anni facendo dei richiami, quando il virus diventerà meno aggressivo magari la vaccinazione sarà consigliata solo per gli over 60″.
(da Fanpage)
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