Maggio 7th, 2021 Riccardo Fucile
“SONO QUATTRO LE CONDIZIONI CHE IMPLICANO MOVIMENTO E CONTATTI: UNA VA SACRIFICATA”
Massimo Galli, direttore Malattie infettive dell’Ospedale Sacco di Milano, in
collegamento con la trasmissione ‘Agorà’ su Rai3 ha parlato della situazione relativa al Covid e della presa di posizione sull’orario di chiusura delle attività: “Ho la nausea dei discorsi sul coprifuoco”.
“Io dico solo una cosa, nell’arco della giornata esistono quattro condizioni che implicano movimento e rimescolarsi della popolazione tutta: l’andare a lavoro o a scuola, lo stare a lavoro o a scuola con i contatti che si hanno, il tornare a casa, l’uscire la sera e avere relazioni e vedere gente”, ha spiegato Galli.
“In tutte queste situazioni si hanno contatti e ci si mischia con gente diversa, con livelli diversi di precauzioni e secondo i comportamenti individuali. E’ evidente che se devi mantenere per forza le prime tre cose, che sono quelle che tengono in movimento il paese, finisci per doverne sacrificare o ridimensionare una, che comporta un rimescolamento di popolazione completamente diverso dalle altre tre”, ha rimarcato l’infettivologo.
“Se si capisce questa cosa – ha proseguito-, si capisce perché si parla di limitazioni serali, in altre parole disincentivo a muoversi la sera, altrimenti andremo avanti a discutere all’infinito. Io francamente non sono né entusiasta né motivato a farlo, non dovrebbe essere difficile da capire ma se ci si vuole fare continuamente una polemica di tipo politico….”.
Le regioni spingono affinché il coprifuoco alle 22 sia rivisto, portandolo almeno alle 23. “Mi rendo conto che ci sono le esigenze di coloro che la sera hanno la loro attività economica principale e non riescono a sopravvivere -ha riconosciuto Galli – ma è un’altra questione in chiave strettamente epidemiologica: queste sono le quattro realtà”.
(da agenzie)
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Maggio 7th, 2021 Riccardo Fucile
“IL TITOLO GIUSTO SAREBBE STATO COSI'”
Un’apertura di trasmissione un po’ diversa dal solito. Perché Corrado Formigli ci tiene a mettere i puntini sulle “i” su quanto successo con l’onorevole della Lega Claudio Borghi e le ricerche che aveva sventolato in studio sulle quali – a detta sua – c’era scritto in buona sostanza che i lockdown non servissero.
Considerazione che l’ha gettato nella bufera fin dall’inizio, fin da quando il microbiologo Andrea Crisanti che era lì in studio (e che, ovviamente, si è preso gioco del leghista), ha sbugiardato.
Ma comunque, Corrado Formigli parte da qui, e manda poi in onda tutta l’intervista che era stata trasmessa durante la puntata successiva al medico John Ioannidis della Stanford Universtiy, il professore che Claudio Borghi aveva citato sostenendo questa sua (folle) tesi.
Per intenderci e farla breve: il professore smentisce tutto, e rilancia. Dice che chi non sa leggere i testi scientifici non dovrebbe citarli, che non si può estrapolare qualche punto qui e là e trarne conclusioni politiche.
Dopo aver ripercorso la faccenda, è arrivato al cuore di quanto volesse dire. E cioè: che il titolo del quotidiano edito e diretto da Maurizio Belpietro, La Verità, forse un titolo sbagliato. Perché la Verità?
Perché la Verità aveva deciso di dedicare un pezzo proprio alla trasmissione, attaccandola. Aveva titolato infatti: “Il super scienziato sbugiarda Crisanti e accusa Formigli”.
E allora dice il conduttore di Piazza Pulita: “E allora, lo dico scherzosamente al direttore Belpietro e a quel giornale, se accetta lo scherzo, noi abbiamo rifatto il titolo della Verità, alla luce di quello che abbiamo sentito”.
Ed ecco il titolo rifatto: “Il super scienzito sbugiarda Borghi a Piazzapulita: Mai detto che i lockdown non servono”. E conclude Corrado Formigli: “Questo è un gioco, ma ognuno cerchi di mantenere la complessità su temi così difficili da affrontare”. E ancora: “Non si può fare propaganda tirando la scienza per la giacchetta”.
(da “NexQuotidiano”)
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Maggio 7th, 2021 Riccardo Fucile
FEDEZ REPLICA: “ORA LA PRIORITA’ DI UN POLITICO E’ FARE UN CONFRONTO TV CON UN RAPPER? LA PROSSIMA MOSSA UNA SFIDA DI BREAK DANCE? PREFERISCO STARE A CASA CON LA MIA FAMIGLIA”
«Forse è più comodo fare un monologo e sfuggire al confronto». Queste le parole che il leader della Lega, Matteo Salvini, usa dal salotto di Porta a Porta per riferirsi a Fedez e al suo intervento fatto sul palco del concertone del primo maggio, durante il quale il rapper ha citato diverse dichiarazioni contro l’omosessualità pronunciate da vari esponenti leghisti.
Stando a quanto riferiscono fonti del Carroccio, dunque, il rapper si sarebbe «rifiutato di incontrare il segretario».
In mattinata il leader della Lega aveva evidenziato la stessa cosa alla stampa: «L’ho invitato più di una volta a un confronto ma si è sempre negato, si è sempre sottratto – ha spiegato Salvini – Basta, ho altro da fare nella vita che inseguire Fedez».
Salvo poi rinnovare l’invito al rapper a uno scambio: «Se vuole possiamo civilmente confrontarci sui temi del lavoro, dei diritti, dell’amore, dei giovani, della musica. Se preferisce i monologhi senza possibilità di replica non so che farci».
Non si è fatta attendere la replica del rapper: «Ma scusate – chiede Fedez con un velo di ironia – ora la priorità di un politico è fare un confronto tv con un rapper? La prossima mossa? Fare una sfida di break dance? Io onestamente preferisco stare a casa con la mia famiglia».
(da agenzie)
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Maggio 7th, 2021 Riccardo Fucile
“ALLA BBC I POLITICI CHIEDONO IL PERMESSO PER ANDARCI, NON OCCUPANO IL POTERE”… “FEDEZ HA FATTO QUELLO CHE FANNO MOLTI ARTISTI CHE SCELGONO LE LIBERE BATTAGLIE IN CUI CREDONO”
Le parole di Marco Travaglio su Fedez non sono banali. Non perché il direttore del
Fatto Quotidiano non abbia mai fatto mistero di contrastare la Rai, almeno quella attuale, su diversi punti della sua governance.
Quanto, al contrario, per il fatto di essere stato chiamato in ballo – almeno per quanto riguarda alcuni retroscena che, poi, non sono stati confermati nei fatti – come presunto artefice, insieme a Peter Gomez, dello scontro frontale tra Fedez e la Rai, con tanto di telefonata registrata con i membri della società di produzione del Concertone del Primo Maggio e con la vicedirettrice di Raitre Ilaria Capitani.
Il teatro per queste sue parole è quello di Otto e Mezzo, il programma di Lilli Gruber su La7, dove Marco Travaglio è frequentemente ospite. «Il caso Fedez non esisterebbe se fossimo in un Paese normale – ha detto il direttore del Fatto Quotidiano -, dove i politici non parlano dei palinsesti televisivi e non nominano i dirigenti della Rai, dove la televisione di Stato è di Stato in quanto dei cittadini, dove c’è una fondazione come la Bbc che si occupa di televisione e i politici ci vanno chiedendo il permesso, anziché sfondando la porta a calci».
Insomma, un attacco frontale ai vertici della Rai e un grosso punto interrogativo sul servizio pubblico radiotelevisivo di un Paese che continua a far fare le nomine ai politici. Nonostante l’avvento, nelle stanze delle istituzioni, del Movimento 5 Stelle che aveva promesso, tra i suoi punti originari, di eliminare qualsiasi tipo di lottizzazione della Rai. Le parole di Marco Travaglio seguono alla forte campagna che ha avviato sul Fatto Quotidiano negli ultimi giorni, a corredo delle dichiarazioni di Franco Di Mare in commissione di Vigilanza Rai (il direttore di Raitre aveva parlato di un agguato da parte di Fedez) e ha spesso preso in giro chi lo dipingeva come il grande tessitore della manovra di Fedez. Anche a Otto e Mezzo ha voluto prendere decisamente le distanze da tutto questo: «Fedez ha fatto come tanti altri artisti di fama mondiale, che scelgono le battaglie da combattere».
(da agenzie)
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Maggio 7th, 2021 Riccardo Fucile
“AVVIARE SUBITO LE PROCEDURE DI REVOCA”… DURIGON AVEVA AFFERMATO CHE “IL GENERALE DELLA GDF CHE INDAGA SUI FONDI LEGA LO ABBIAMO MESSO NOI”
Il MoVimento 5 Stelle alla Camera dei deputati ha presentato una mozione per la revoca della nomina nei confronti del sottosegretario leghista al ministero dell’Economia e delle Finanze, Claudio Durigon, che, “come emerge da un servizio giornalistico di Fanpage, mantiene – afferma M5s – comportamenti e utilizza parole inappropriate circa l’indagine della magistratura che riguarda il partito a cui appartiene”.
I firmatari chiedono al Governo di “avviare immediatamente le procedure di revoca, su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri, sentito il Consiglio dei ministri, della nomina a Sottosegretario di Stato” di Durigon.
“Riferendosi all’indagine sui presunti fondi occulti della Lega – ricorda M5s a proposito di Durigon – e sui 49 milioni di rimborsi elettorali frutto di truffa, parlando con un conoscente, Durigon afferma: ‘Quello che indaga della Guardia di Finanza […] il generale lo abbiamo messo noi’”.
Nel documento depositato i parlamentari M5s fanno riferimento all’inopportunità che Durigon conservi l’incarico al Mef (dicastero a cui afferisce la Guardia di Finanza) e le numerose deleghe, sostenendo che “le esternazioni del sottosegretario Durigon riguardo a un millantato ‘controllo’ delle indagini e dei processi portati avanti dalla Guardia di Finanza rispetto al suo partito gettano una oscura e pesante ombra sull’imparzialità e sull’incorruttibilità di tale Corpo dello Stato”.
(da agenzie)
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Maggio 7th, 2021 Riccardo Fucile
DENUNCIATA, DOVRA’ RESTITUIRE 16.000 EURO PERCEPITI… LA BARCA A VELA DI 12 METRI NON ERA MAI STATA DENUNCIATA AL FISCO
Percepiva il reddito di cittadinanza ma aveva anche una barca a vela da dodici
metri. Sembra un paradosso, eppure è quello che la Guardia di Finanza ha scoperto ad Ancona nell’ambito di alcuni controlli.
Gli agenti erano impegnati nell’ambito di alcuni accertamenti riguardanti la dichiarazione al Fisco delle unità da diporto immatricolate all’estero. Una barca a vela ha attirato l’attenzione dei militari.
Ulteriori verifiche hanno condotto la Guardia di Finanza a un’italiana residente ad Ancona, proprietaria dell’imbarcazione ormeggiata presso il porto di Marina Dorica. Le forze dell’ordine hanno scoperto che non ne aveva mai segnalato la proprietà al Fisco.
Nonostante fosse intestataria di un’imbarcazione da 38mila euro, la donna aveva chiesto e ottenuto il reddito di cittadinanza. Aveva fatto richiesta già due volte, dichiarando di possedere i requisiti previsti dalla legge per l’ottenimento del sussidio. Circa 16mila euro ottenuti negli anni in maniera illecita.
L’imbarcazione, immatricolata in Belgio e situata in Italia, era ormeggiata al porto di Marina Dorica. Fin dal 2017 non era stata dichiarata al Fisco italiano. La sua proprietà non era neppure stata presentata con la dichiarazione dei redditi e il relativo quadro RW. Il bene estero ha un valore di circa 38mila euro. La donna è stata quindi denunciata per l’omissione al Fisco.
Gli ulteriori controlli hanno permesso alle autorità di scoprire che la proprietaria dell’imbarcazione aveva ricevuto circa 16mila euro tramite reddito di cittadinanza. Il tutto in maniera impropria, poiché non avrebbe posseduto i requisiti utili ad ottenere il sussidio. La donna è stata denunciata per aver percepito indebitamente il reddito di cittadinanza: rischia 6 anni di reclusione. Anche l’Inps provvederà alla recupero della somma versata.
(da Fanpage)
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Maggio 7th, 2021 Riccardo Fucile
PROVA A RIFILARE LE FAKE NEWS SUL DDL ZAN, VIENE SMENTITA E MINACCIA DI LASCIARE LO STUDIO
Ieri è stata una serataccia per Susanna Ceccardi: l’ex candidata per la
Lega alla presidenza della Regione Toscana è stata ospite di Piazzapulita per difendere il suo partito dopo la legnata ricevuta da Fedez sul palco del concertone del primo maggio. A occhio e croce non se l’è cavata benissimo.
Prima la leghista ha minacciato di querelare Costantino della Gherardesca perché le ha detto che “l’omofobia è radicata nella sua cultura”.
Susanna si è offesa moltissimo: eppure quando era sindaco di Cascina si rifiutava di celebrare le Unioni Civili. Ceccardi ha provato a intortare il pubblico con una delle più vecchie fake news recitate dai partiti di centrodestra che si oppongono all’approvazione del ddl Zan: quella sull’utero in affitto.
Quando Annalisa Cuzzocrea spiega che la gestazione per altri è vietata in Italia e nulla c’entra con la legge, la leghista cambia subito discorso dicendo che è giusto tutelare gli omosessuali ma…
L’apoteosi arriva subito dopo il servizio in cui Luca Bertazzoni ha intervistato alcuni dei politici leghisti nominati da Fedez: la risposta della leghista è quella di leggere delle dichiarazioni di alcuni esponenti del Partito Democratico e di ricordare alcune frasi delle canzoni di Fedez per le quali poi il rapper si è scusato.
Il problema dei leghisti che hanno pronunciato parole omofobe è però che il partito che rappresentano è contro il DDL Zan, mentre i consiglieri del Partito Democratico che in passato si sono comportati in maniera analoga non rappresentano la posizione della forza politica a cui appartengono.
Così Ceccardi in imbarazzo prima minaccia di lasciare lo studio mentre Costantino della Gherardesca la sfotte, poi dice che sarà Salvini a decidere se espellere i leghisti che affermano che in Italia “l’omofobia non esiste”, infine si contraddice e spiega che sono stati già mandati via dalla Lega.
Se stava a casa era meglio
(da NextQuotidiano)
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Maggio 7th, 2021 Riccardo Fucile
IL 40% DEGLI OVER 70 E’ ANCORA SENZA COPERTURA
«Anziani e fragili dovranno arrangiarsi». Pierluigi Bartoletti,
vicesegretario nazionale della Federazione dei medici di medicina generale, la chiama «hubbite». Neologismo con il quale sarcasticamente indica il moltiplicarsi dei grandi centri vaccinali che, di fatto, avrebbero relegato nell’angolo i medici di base, oggi assai delusi e arrabbiati per il ruolo marginale nella campagna vaccinale.
Perché — a loro dire — le Regioni preferirebbero riversare tutte le dosi agli hub lasciando solo le briciole ai medici di famiglia, spesso costretti a disdire appuntamenti già presi con i loro assistiti
Eppure potrebbero essere proprio loro, gli oltre 40.000 medici di base, la carta vincente per scovare, informare, convincere e vaccinare i 6.789.355 over 60 che continuano a sfuggire al radar della campagna di immunizzazione.
Il 38 per cento, tanti, troppi visti i numeri ancora altissimi della mortalità in Italia, 258 ancora ieri, che portano ad oltre 122.000 il tragico conto delle vittime di Covid nel nostro Paese, secondo in Europa solo al Regno Unito, dove però ormai da settimane i decessi si contano sulle dita delle mani.
Ma chi sono i 250-300 morti che l’Italia continua a piangere ogni giorno, ormai relegati a un pallottoliere senza volti e nomi?
Come certifica il bollettino settimanale dell’Istituto superiore di sanità, negli ultimi tre mesi l’età media delle vittime di Covid in Italia è per la prima volta scesa sotto gli 80 anni. A giugno del 2020 era di 86 anni, nella seconda settimana di aprile è arrivata a 76 anni, dunque in meno di un anno, l’età media di chi muore di Covid in Italia si è abbassata di dieci anni.
Oggi la fascia di età più a rischio di contrarre una malattia grave e di perdere la vita è proprio quella dei settantenni (che spesso hanno anche altre patologie) ma tutti i reparti di terapia intensiva del Paese segnalano ricoveri di pazienti sempre più giovani, la più parte dei quali over 60.
Di qui l’invito del commissario per l’emergenza Covid Figliuolo a continuare a dare alta priorità alle vaccinazioni dei più anziani. Che però cominciano ormai sensibilmente a segnare il passo. E se nove ottantenni su dieci hanno ormai ricevuto la prima dose (all’appello ne mancano soltanto 494.000), ancora troppo pochi sono i settantenni (solo il 68 % dei quali hanno avuto la prima dose mentre quasi due milioni di persone sono ancora da raggiungere) e ancora di meno i sessantenni (quattro su dieci i vaccinati con una dose e 2.400.000 cittadini ancora da vaccinare.
Una platea di persone a rischio che, in buona parte, soprattutto al sud, non si è neanche prenotata per i più svariati motivi.
Vuoi per diffidenza verso i vaccini, vuoi per la difficoltà ad utilizzare i sistemi di prenotazione, vuoi perché vivono in zone difficilmente raggiungibili e dalle quali ancora più difficilmente si muovono.
E vuoi ancora perché le somministrazioni a domicilio procedono al rallentatore un po’ ovunque. Il radar dei medici di famiglia è l’unico che potrebbe intercettarli alla svelta, come ha dimostrato il caso Toscana dove, dopo una partenza a scartamento ridotto, i numeri delle vaccinazioni degli over 80 sono tra i più alti d’Italia proprio per la decisione della Regione di affidare ai medici di famiglia (dotandoli ovviamente delle fiale necessarie) la vaccinazione dei propri assistiti
Ma nelle altre Regioni d’Italia non è andata così. E se in Sicilia i medici di base denunciano di essere stati più volte costretti a fare anche trenta chilometri inutilmente per raggiungere la Asl di riferimento dove avrebbero dovuto ritirare i vaccini tornando a mani vuote, meglio non va nel Lazio nonostante il governatore Zingaretti si sia appellato proprio ai medici di base per dare la caccia, uno a uno, agli anziani ancora scoperti. A Zingaretti la risposta piccata del vicesegretario nazionale e segretario della Fimmg di Roma Bartoletti: «Oggi molti medici di medicina generale hanno dovuto disdire le vaccinazioni domiciliari. Con una lettera inviata alle Asl dall’assessorato, sono state bloccate le consegne di dosi Pfizer: i medici di medicina generale potranno fare solo i richiami. La lista dei pazienti che non si sono prenotati non ci è mai arrivata. Non abbiamo ricevuto nessun vaccino fino all’8 marzo. E poi con il contagocce. E i nostri pazienti costretti a rivolgersi agli hub. Ci siamo stancati».
(da agenzie)
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Maggio 6th, 2021 Riccardo Fucile
IL DISAGIO DEI GIOVANI: “COSTA PIU’ IL TAMPONE DEL TRENO”
Dal 15 maggio arriva in Italia il green pass: sarà possibile spostarsi da
una regione all’altra, anche arancione o rossa, dimostrando di aver ricevuto il vaccino, di essere guariti dal Covid o presentando un tampone, molecolare o rapido, effettuato nelle 48 ore precedenti.
Non saranno validi, invece, quelli fai da te, come i test sierologici venduti da farmacie e addirittura da supermercati al costo di circa 19 euro.
Un green pass che, di fatto, discrimina i giovani: nella stragrande maggioranza dei casi nessuno di loro ha ricevuto il vaccino o è in possesso di una certificazione che possa dimostrare, nero su bianco, la guarigione. Molti, ad esempio, hanno scoperto in un secondo momento di aver contratto il virus, altri non se ne sono proprio accorti.
«Costa più il tampone che il treno»
Allora l’unica alternativa resta quella del tampone. Ma quanto costa? È giusto che a pagarlo siano i giovani, soprattutto studenti (dunque a carico dei genitori) o lavoratori (con stipendi medi bassi)? «Non possiamo permetterci di spendere 50 euro per un tampone. A quel punto meglio restare a casa. Con quei soldi facciamo la spesa. Pagheremmo così più il tampone che il treno, questo è un vero e proprio ostacolo al viaggiare», ci dicono alcuni giovani in attesa del tampone gratuito della Croce Rossa alla stazione centrale di Milano.
Le soluzioni ci sono
Qualche soluzione, in realtà, c’è. A Milano e Roma, almeno nelle stazioni centrali dove si sono recate le telecamere di Open, sono stati previsti due punti per i tamponi gratuiti, gestiti da Croce Rossa (il cui obiettivo è estendere gli screening nelle stazioni ferroviarie di tutte le principali città italiane, da Bologna a Torino, da Bari a Napoli, ndr). Costo del tampone? Zero euro ma – almeno oggi – la fila era lunga, l’attesa tanta. A Catania, invece, è sempre rimasto operativo l’ex Mercato ortofrutticolo in cui vengono effettuati tutti i giorni i tamponi rapidi senza prenotazione e a costo zero. Dalla mattina al tardo pomeriggio, con la formula drive-in.
A volerlo comprare, un tampone rapido, effettuato dal farmacista, può costare anche 26 euro a Milano, 15 in Sicilia. Una cifra tutto sommato sostenibile anche se, confrontata al costo di treni e aerei, può sembrare molto alta.
Se in Lombardia i test rapidi costano spesso oltre i 30 euro, in Emilia-Romagna no: si fermano a 15 sia per il rapido che per il sierologico. Ed è addirittura gratuito (una volta al mese) nelle farmacie della Toscana per studenti delle superiori, relativi genitori, fratelli e sorelle, ma anche studenti universitari.
(da Open)
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