Maggio 9th, 2021 Riccardo Fucile
QUESTO IL RISULTATO DELLE RIAPERTURE, TEPPAGLIA IN LIBERA USCITA, MA L’IMPORTANTE E’ RIAPRIRE I LOCALI
Un centinaio di persone che lancia bottiglie contro la polizia, a Milano, è un evento che non succede spesso. Non è accaduto durante manifestazioni da codice rosso e neppure durante scontri con le tifoserie.
Ci è riuscito il coprifuoco in primavera. Ieri, dopo le 22, c’erano almeno 2mila persone alle Colonne di San Lorenzo, uno dei maggiori punti di ritrovo della movida milanese. Sembrava di essere tornati nel 2018. Troppa gente per non intervenire.
Alle 22.20 gli agenti sono arrivati in piazza dal lato di Molino delle Armi, così come accaduto venerdì, quando in strada c’era oltre un migliaio di persone. Ma se venerdì è bastata la sola presenza dei lampeggianti per convincere tutti ad allontanarsi, ieri un gruppo di circa cento persone ha reagito lanciando bottiglie di vetro.
La tensione è durata pochi minuti, i violenti si sono dispersi rapidamente mentre i poliziotti in tenuta antisommossa si sono avvicinati fino a prendere possesso della piazza accanto al sagrato della basilica di San Lorenzo Maggiore.
Dalla radio arrivavano notizie di altri assembramenti in corso Garibaldi, dove è stato necessario intervenire per disperdere 1.500 persone in strada oltre l’orario consentito. Le operazioni si sono svolte senza problemi di ordine pubblico ma comunque si registra più azione che in piazzale Loreto, dove era stata annunciata una manifestazione dei ‘No coprifuoco’. Appuntamento alle 21.45 per una fiaccolata di protesta contro le disposizioni anti Covid, o almeno questo era il programma. La Questura si aspettava una cinquantina di persone, in piazza c’erano solo poliziotti e qualche giornalista superstite.
La rissa
Intanto alle Colonne, alle 23, dopo alcuni minuti di quiete c’è stato un nuovo momento di fibrillazione quando il contingente di poliziotti ha attraversato compatto tutta la piazza delimitata dal colonnato romano per raggiungere corso di Porta Ticinese. Sembrava che potessero esserci nuovi disordini. Invece, pochi metri più avanti, si sono fermati tutti attorno a tre ragazzi che avevano litigato tra loro.
Una breve rissa durante la quale un quarto ventenne è stato colpito da una bottigliata. Il ferito è stato medicato per una contusione poco grave, mentre i tre sono stati accompagnati in Questura per essere identificati. Prima che scoccasse la mezzanotte la piazza era di nuovo vuota come nell’ultimo anno, ma stavolta ricoperta di bottiglie e bicchieri.
(da agenzie)
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Maggio 8th, 2021 Riccardo Fucile
MINIMO STORICO DELLE NASCITE, MASSIMO STORICO DELLE MORTI… PERDEREMO 100.000 STUDENTI OGNI ANNO
Un milione e quattrocentomila studenti in meno. In dieci anni una città come Milano, ma abitata solo da under 30, scomparirà. Sono le previsioni del ministro dell’Istruzione.
L’anno scorso abbiamo registrato il minimo storico delle nascite e il massimo storico delle morti: 384mila persone. Abbiamo scritto: tante quanto ne contiene Firenze. Un cimitero che ci rimanda, per il triste primato, al 1918, l’anno della terribile spagnola.
Se utilizzassimo ancora le città per misurare con un’immagine quel che ci aspetta, dovremmo poi incolonnare le più grandi, Roma, Torino, Palermo, Napoli e nemmeno – se lo facessimo per davvero – riusciremmo a eguagliare il numero monstre dei sei milioni di italiani che perderemo nel 2065, secondo le proiezioni dell’Istat.
Se cinquant’anni vi sembrano un periodo troppo oltre il nostro interesse, fermatevi a questa cifra: 2,1 milioni in meno già nei paraggi del 2025, tra quattro anni o poco più, prima ancora che il programma di ripresa e resilienza, il famoso Recovery, possa dirsi concluso.
Italia senza italiani, una corsa all’ingiù dopo anni di declino costante ma silenzioso. Dal pendio al burrone, non c’è che dire. Non basteranno i nuovi immigrati, che tra mezzo secolo saranno comunque il triplo degli attuali residenti (circa cinque milioni) a suturare le ferite che questa desertificazione produrrà.
La popolazione si concentrerà sempre più tra il centro e il nord del Paese (71 per cento del totale), con un sud sempre più stecchito (peserà per il 26 per cento).
Se le stime del ministro Bianchi sono corrette, e purtroppo lo sono, da quest’anno e per i prossimi nove perderemo più di centomila studenti all’anno. Bianchi ha spiegato, anche rallegrandosi, che l’organico dei docenti resterà immutato, in modo da avere aule meno affollate e tempo dello studio allungato.
Ma quanti laureati in meno, quanti talenti in meno, quanti ingressi in meno di giovani diplomati nel mondo del lavoro? Eravamo il Paese dei cervelli in fuga, una narrazione – a volte persino troppo compiaciuta – che illustrava le qualità italiane nel mondo. Era la cifra dello spreco culturale, di competenze, di energie colpevolmente espulse e liberate altrove
Di questo passo dovremo però affrontare il crash del capitale umano (e abbiamo avuto già una prova con l’arruolamento degli anestesisti nelle terapie intensive), il buco nella società digitale che stiamo per edificare, perché i nuovi arrivi dal sud del mondo non compenseranno il deficit scolastico che maturerà e scarnificherà la leva super tecnologica che dovrebbe regalarci la qualità del nostro vivere e del nostro produrre.
Ci resta quindi il dubbio che invocare il “modello Genova”, il massimo della spinta efficientista, dell’opera congegnata bene e realizzata meglio al riparo da ogni vincolo, per eseguire il prossimo mirabolante e ricco piano di ripresa, senza fare i conti non solo col tasso di legalità ma con le forze veramente disponibili per far fronte a un dispiegamento così massiccio di impegni, ci porterà altra delusione.
Se oggi la Pubblica amministrazione è alla disperata ricerca di professionalità che la tolgano dalla letargia in cui è sprofondata, che ne sarà domani quando le immissioni in ruolo dovranno misurarsi con la decrescita paurosa dei laureati, dei cervelli che servirebbero per tenere alti gli standard di qualità?
Non è che stiamo facendo le nozze con i fichi secchi?
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Maggio 8th, 2021 Riccardo Fucile
LE REGIONI PROVANO A SMALTIRLE CON GLI OPEN DAY SENZA PRENOTAZIONI
Nei frigoriferi dei centri vaccinali, soprattutto nelle regioni del Sud Italia, si sono accumulate le fiale di Vaxzevria. L’Aifa pensa di modificare l’indicazione preferenziale del farmaco, estendendo la fascia di età raccomandata agli over 50
I cinefili lo considererebbero un plot twist fatto a regola d’arte. I detrattori del piano vaccinale del governo Draghi, invece, lo useranno come argomento per affossare la gestione Figliuolo.
Ad ogni modo, ciò che sta succedendo nei frigoriferi delle strutture sanitarie adibite alla conservazione dei farmaci biologici anti-Coronavirus ha dell’incredibile: dalla carenza di vaccini, in Italia, con relative cause legali minacciate alle case farmaceutiche, si è passati ad avere un eccesso di dosi, con le Regioni costrette a inventare iniziative in stile “notte bianca” per inocularle.
La sovrabbondanza riguarda, nello specifico, Vaxzevria, il vaccino dell’azienda anglo-svedese Astrazeneca.
La correlazione – seppure in percentuali infinitesimali – con i casi di trombosi e la raccomandazione dell’Aifa a somministrare il farmaco agli over 60, ha portato molti cittadini a rifiutare il Vaxzevria.
La Regione Sicilia, ad esempio, al 5 maggio ha fermo nei suoi frigoriferi il 49,3% delle dosi consegnate. Il presidente della Regione Sicilia, Nello Musumeci, ha dovuto aprire la campagna vaccinale – in anticipo rispetto al piano nazionale – agli over 50. Percentuali così elevate di farmaci inutilizzati negli stock riguardano anche la Basilicata (46,86%), provincia di Trento (45,49%) e Calabria (42,49%).
La Regione che, invece, è riuscita a somministrare più dosi di Vaxzevria è la Lombardia: oltre 929mila, con una scorta del 15,5% rimasta per i richiami, in gran parte previsti per insegnanti e forze dell’ordine tra metà maggio e metà giugno.
Per questo motivo l’assessore al Welfare lombardo, Letizia Moratti, ha chiesto al commissario Figliuolo di redistribuire le fiale a «quelle Regioni che stanno rispettando i target. Qui – in Lombardia -, solo l’1% rifiuta Astrazeneca perché i nostri medici spiegano che questo è un vaccino sicuro ed efficace».
Mentre l’Aifa, per scongiurare l’accumulo di dosi nei frigoriferi, sta valutando l’ipotesi di allargare agli over 50 l’indicazione preferenziale per Vaxzevria, a livello territoriale si moltiplicano le iniziative per vaccinare più persone possibili.
Ha fatto discutere l’Astranight organizzata a Matera: dalle 22 alle 6 del mattino di sabato 8 maggio, nella tenda donata dal Qatar e allestita come punto vaccinale, 750 persone potranno presentarsi senza prenotazione e ricevere il farmaco. Le vaccinazioni saranno comunque destinate a chi rientra nella fascia tra i 60 e i 79 anni, con priorità alle persone disabili.
Un metodo cosiddetto «a sportello» che ha suscitato le critiche dei sindacati della provincia di Matera, i quali sottolineano il rischio di assembramenti fuori dalla tenda. Inoltre, la fascia oraria scelta comporta la deroga al rispetto del coprifuoco. Anche la Campania ha organizzato un’iniziativa simile, un «open day» vaccinale aperto a tutte le fasce di età, compresi i cittadini tra i 18 e i 30 anni. A Marcianise, in provincia di Caserta, le persone vaccinate lo scorso tre maggio sono state 2.500. Un ottimo risultato che ha portato l’Asl di Caserta a programmare – l’11 maggio – un «Astra day» di 24 ore che inizierà alle 6 del mattino.
La Campania, nonostante stia cercando di invogliare i residenti a vaccinarsi con Vaxzevria, è riuscita a utilizzare l’81% delle scorte, sette punti percentuali in più rispetto alla media nazionale.
La Calabria, invece, ha fatto le cose in grande e ha lanciato un «vax day» della durata di quattro giorni per cercare recuperare il ritardo nelle somministrazioni. Dal primo al 4 maggio, con questa iniziativa, è riuscita a superare il target indicato da Figliuolo – 12.384 dosi giornalieri – inoculando una media quotidiana di 15mila vaccini. Anche alcune regioni del Nord stanno riscontrando problemi nello smaltimento delle riserve di Astrazeneca.
«In Friuli-Venezia Giulia, nella fascia 60-70 anni, si supera di poco il 60% di adesione, è chiaro che è un problema» ha ammesso il presidente Massimiliano Fedriga. Al momento, solo il 25% circa della popolazione in questa fascia di età ha ricevuto almeno una dose, in confronto a una media nazionale che viaggia oltre il 40%.
Per questo, nel territorio che si estende tra Gorizia e Trieste, le autorità sanitarie hanno previsto la vaccinazione «last minute»: accettate le prenotazioni all’ultimo minuto – per i cittadini tra i 60 e i 79 – per far fronte a un eccesso di 2mila dosi previsto per questo weekend.
(da agenzie)
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Maggio 8th, 2021 Riccardo Fucile
ABBIAMO CEDUTO META’ MEDITERRANEO CENTRALE PERMETTENDO ALLA LIBIA DI SPOSTARE DI FATTO A 75 MIGLIA LE PROPRIE ACQUE TERRITORIALI QUANDO IN TUTTO IL MONDO IL LIMITE E’ DI 12 MIGLIA
Alla faccia del Paese amico! Hanno sparato per uccidere. Ci sparano e noi li
finanziamo. E gli regaliamo pure le motovedette da dove ci bersagliano.
Incredibile ma vero. Come vere, ma non incredibili visto chi le pronuncia, sono le parole del ministro degli Esteri Luigi Di Maio: “Al di là degli sconfinamenti dei nostri pescherecci, è inaccettabile che la guardia costiera libica spari segnali di avvertimento ad altezza uomo”.
Così il titolare della Farnesina, commentando a L’Aria che tira su La 7 l’incidente che ha visto coinvolti l’altro ieri alcuni pescherecci italiani e una motovedetta libica. “Adesso dobbiamo dirci la verità, quelle acque dove vanno questi pescherecci sono acque pericolose e sono proibite da noi da 10 anni”, ha aggiunto Di Maio, sottolineando che “dall’altra parte del mare c’è un Paese che è ancora in un processo di pace”. “Ringrazio la Marina militare, lo Stato Maggiore della Difesa ed il ministro Guerini, con il quale ieri (giovedì, ndr) sono stato al telefono tutto il pomeriggio per capire le condizioni del comandante”, ha tenuto a precisare Di Maio, aggiungendo che “se c’è una minaccia alle nostre imbarcazioni parte l’elicottero della Marina però questo non vuol dire che si può andare a pescare lì”.
Siamo al più ridicolo cerchiobottismo: hanno fatto male a sparare, e ci mancherebbe altro, ma “questo non vuol dire che si può andare a pescare lì”. In altri termini: ve la siete voluta.
Sparati e mazziati
“Sono vivo”. Sono state queste le prime parole di Giuseppe Giacalone, comandante del peschereccio ‘Aliseo’, al suo arrivo al porto di Mazara del Vallo. Visibilmente scosso e con una fasciatura bianca sulla testa, dove è stato colpito da alcune schegge del finestrino della sua barca dopo l’attacco della Guardia costiera libica, ha incontrato il vescovo Domenico Mogavero e poi abbracciato i suoi familiari. Subito dopo il comandante ha lasciato il porto senza incontrare i giornalisti.
Ieri il figlio Alessandro, che ha parlato con il padre via radio, ha raccontato che i pescatori sul peschereccio “sono stati inseguiti per due ore” e che “alla motovedetta sparavano ad altezza d’uomo”. Appena sceso dall’imbarcazione un lungo abbraccio con i suoi familiari. “Il comandante Giacalone è molto giù di morale, d’altro canto è stato sfiorato da un proiettile e psicologicamente la situazione è grave. E’ una vicenda che sta lasciando il segno, speriamo che si riprendano al più presto e che abbiano il coraggio di tornare in mare”, ha detto monsignor Domenico Mogavero.
Oltre ogni limite
La nave della cosiddetta Guardia costiera libica che giovedì ha sparato al largo della Libia contro i due pescherecci italiani Artemide e Aliseo, ferendo il comandante di quest’ultimo, era stata donata dall’Italia alla Libia.
La donazione era avvenuta nel 2018 nell’ambito di un piano di aiuti e legittimazione politica in favore delle milizie che facevano riferimento all’allora governo libico di Fayez al-Serraj, affinché intercettassero le navi dei migranti che partivano dalle coste libiche per raggiungere l’Italia.
Come si vede dalle foto dell’incidente pubblicate dalla Marina militare italiana, la nave della Guardia costiera libica mostra il numero 660 dipinto sulla fiancata. Il numero rende possibile identificarla come la “Ubari-660”, una delle due navi donate del 2018 dal governo guidato da Paolo Gentiloni, il cui ministro dell’Interno era Marco Minniti. L’accordo fra il governo di Gentiloni e le milizie legate a Serraj, appoggiato anche dall’Unione Europea, è da allora molto criticato, dato che la Guardia costiera libica è composta da milizie armate che compiono sistematiche violazioni dei diritti umani nei confronti dei migranti.
Le persone intercettate in acque libiche sono inoltre riportate in Libia in centri di detenzione gestiti da trafficanti di essere umani, a volte in combutta con le stesse milizie. Decine di inchieste giornalistiche e delle organizzazioni internazionali hanno dimostrato che nei centri di detenzione i migranti vengono sistematicamente torturati, picchiati, stuprati, schiavizzati e ridotti alla fame. Non sono disponibili dati certi su quante persone vengano respinte ogni mese dalla cosiddetta Guardia Costiera libica, ma si pensa siano diverse centinaia.
L’accordo prevedeva la consegna di dieci ex navi della Guardia costiera italiana, consegnate solo nel 2019, e di due ex motovedette classe Corrubia dismesse dalla Guardia di Finanza italiana. Una di queste ultime due era la “660-Ubari”, arrivata a Tripoli nel novembre del 2018, e l’altra era la “Fezzan-658”, entrambe utilizzate in questi tre anni per pattugliare la zona SAR (e quindi per facilitare le operazioni per riportare i migranti in Libia).
La nave “660-Ubari” era finita di recente al centro di un altro caso dopo che nell’ottobre del 2020 il ministero della Difesa della Turchia aveva diffuso su Twitter alcune immagini della nave utilizzata da personale turco nel corso di un addestramento della Guardia costiera libica: nel corso del 2020 la Turchia aveva infatti intensificato la sua presenza in Libia a sostegno dell’allora primo ministro al -Serraj e secondo diverse fonti anche assunto il controllo delle acque libiche.
I pescherecci italiani Aliseo e Artemide colpiti dai colpi esplosi dalla nave “660-Ubari’ erano partiti da Mazara del Vallo, in Sicilia, e al momento dell’incidente stavano navigando circa 30 miglia al largo delle acque di Misurata, nella parte occidentale della Libia. Un portavoce della Marina libica, Masoud Ibrahim Abdelsamad, ha detto all’Ansa che nelle acque territoriali libiche stavano navigando «quattro o cinque pescherecci senza alcun permesso da parte del governo libico», aggiungendo che erano stati esplosi solo colpi di avvertimento in aria. Il comandante dell’Aliseo, Giuseppe Giacalone, ha smentito questa ricostruzione, spiegando che gli spari erano rivolti verso i pescherecci.
(da Globalist)
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Maggio 8th, 2021 Riccardo Fucile
“LE SCUSE DI TAJANI NON CONVINCONO, LA FAMIGLIA E’ OVUNQUE VI SIA AMORE”… “FREQUENTI MENO I SOVRANISTI, ESSERE LIBERALI E’ UN’ALTRA COSA”
“Sono notoriamente una persona molto riservata ma le incredibili parole sulla famiglia del Vice Presidente del mio partito mi spingono a prendere distanze abissali da Tajani e a rendere pubblico un problema personale che non ho mai rivelato per evitare di prestarmi a strumentalizzazioni politiche. Ma oggi credo sia anche importante sposare la ricerca di coraggio alle donne di Forza Italia arrivata in queste ore dai mondi più trasversali. Ho avuto un tumore all’utero, da allora non posso più avere figli con metodi naturali. Dunque secondo il Tajani pensiero, che purtroppo coinvolge e travolge tutta Forza Italia, mi dovrebbe essere negata anche una famiglia?”.
A parlare è Michaela Biancofiore, parlamentare di Forza Italia e Membro del coordinamento di Presidenza commentando le parole del numero due del suo partito, Antonio Tajani.
Nella conferenza stampa di FI sulle iniziative organizzate per la festa della mamma, Tajani ha detto: “La famiglia è per noi il nucleo fondamentale della società e va difesa, ma senza figli non esiste”.
Sempre nel corso della presentazione dell’iniziativa del movimento azzurro “Mamma è bello” ha affermato che “la donna non è una fattrice, si realizza pienamente con la maternità”. Inoltre “essere mamme è un modo per realizzarsi”.
Sempre in replica alle parole di Tajani, Biancofiore ha proseguito: “Come può il massimo dirigente di un partito teoricamente liberale avere idee discriminatorie, superficiali e lontane dai sentimenti delle persone? Temo che Tajani sia troppo influenzato dalla compagnia di persone notoriamente intolleranti e impositive della propria visione settaria che nulla hanno a che fare con la storia di Forza Italia. La famiglia è ovunque ci sia amore e progetto di vita comune, arcobaleno , rosa, azzurro, etero, LGBT e pure con animali d’affezione. E la pensa così anche il mondo cattolico al quale forse voleva ammiccare, il Papa in primis. Può essere che sia stato frainteso ma le sue scuse odierne, per altro tardive, non convincono affatto”.
(da agenzie)
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Maggio 8th, 2021 Riccardo Fucile
IL SENSO DEI RIDICOLO DI DEL DEBBIO
Sere fa, Matteo Renzi a proposito del caso Fedez e della legge Zan commentava
l’orrore di certe frasi espettorate dai leghisti, del tipo: se avessi un figlio gay lo brucerei in un forno.
Al che Paolo Del Debbio, che lo intervistava, ha obiettato che certo, indubbiamente, figuriamoci, ma pur tuttavia “era mancato il contraddittorio”. E Renzi assentiva.
Utilizzeremo dunque lo spazio di questa rubrica per suggerire alcuni format di rapido ed efficace contraddittorio. Da utilizzare nei talk televisivi, ma anche al bar con gli amici, nelle cene di famiglia o per fare colpo sulle ragazze.
Format: c’è del buono anche nel forno.
Infatti, sarebbe stato più corretto se la Rai avesse accompagnato il comizietto del marito di Chiara Ferragni con il diverso parere da parte, poniamo, di un ex ufficiale delle SS (o anche della Gestapo).
Testimonianti i benefici effetti dei forni per proteggere la pura razza ariana dall’inquinamento prodotto dagli omosessuali (ma anche da ebrei, zingari e meticci). In assenza di esponenti del Terzo Reich si poteva pur sempre supplire dando la parola all’esperto.
Per esempio, il titolare di una clinica specializzata nella cura dell’omosessualità: guarigione assicurata in un paio di mesi e senza ricorso al forno.
Format: con la legge Zan non si potrà più dire finocchio (nel senso dell’ortaggio). È falso, naturalmente, così come è inventato di sana pianta l’argomento secondo il quale se scrivi contro l’utero in affitto rischi l’arresto immediato.
Per non parlare dell’educazione trans che verrebbe inculcata già nella scuola materna. Però, affermarlo funziona alla grande contando sul fatto che in pochissimi hanno letto il testo della legge Zan. E meno che mai il contraddittore.
L’importante è dichiararsi fortemente preoccupati per il grave attentato alla libertà d’opinione a opera della sinistra comunista e intollerante. Poiché la regola numero uno del contraddittorio efficace è: baggianate pure, qualcosa resterà.
Format a capocchia per disorientare l’avversario. Per esempio, mentre costui cerca di spiegare che nella legge Zan esiste la clausola secondo la quale in forza dell’articolo 21 della Costituzione restano tutelate le opinioni che non istigano alla violenza, interromperlo con un grido di dolore: il tuo giornale mi ha definito una puttana di strada.
Non c’entra niente, ma come diversivo ha un suo perché. Pure se il mio giornale difende i diritti delle puttane. E anche dei giornalisti.
(da il Fatto Quotidiano)
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Maggio 8th, 2021 Riccardo Fucile
“E’ DIVENTATO ANTICOSTITUZIONALE”
La Germania usa tutti i mezzi per contrastare l’avanzata o la nascita di nuovi movimenti xenofobi, razzisti o che vogliano portare alla ribalta i vecchi slogan nazisti, tutti completamente fuori dal perimetro costituzionale tedesco.
E così che il movimento xenofobo e anti-Islam Pegida verrà monitorato dai servizi di intelligence tedeschi per l’Interno nel Land della Sassonia.
Stando a quanto dichiarato dall’Agenzia per la protezione della Costituzione, Pegida costituisce “una componente ineludibile dell’ambiente estremista di destra”.
Nato alla fine del 2014 come movimento di protesta contro quella che considerava un’eccessiva islamizzazione della società tedesca derivante dall’immigrazione e dall’aumento dei richiedenti asilo, Pegida si è “evoluto in un movimento anticostituzionale nel corso degli anni”, ha affermato a Dresda il capo dell’agenzia in Sassonia, Dirk-Martin Christian.
(da agenzie)
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Maggio 7th, 2021 Riccardo Fucile
“ERANO IN ACQUE INTERNAZIONALI, PER NOI NESSUNA TUTELA”
Quattro ore di terrore, di angoscia, di fiato sospeso. “Per quattro ore ho avuto
paura che avessero ammazzato mio padre”.
Alessandro Giacalone parla a bordo di un peschereccio ormeggiato al porto di Mazara del Vallo. E’ qui che la sua famiglia lavora da tre generazioni. Alessandro fa l’armatore come suo nonno e come suo padre Giuseppe che ieri era al timone dell’Aliseo l’imbarcazione colpita dalle raffiche di mitra della guardia costiera libica.
“In acque internazionali, scrivilo questo: erano in acque internazionali”, puntualizza Alessandro. “Mio fratello Giacomo – ricorda – è uno dei pescatori sequestrati lo scorso anno e rimasti prigionieri dei libici per 108 giorni. Non capisco cosa faccia il nostro governo per tutelarci, per difenderci. Siamo cittadini italiani anche noi”. Giacalone, come gli altri pescatori mazaresi contesta “l’incapacità del governo” di farsi rispettare dai libici.
“L’Italia sta aiutando la Libia in tutti i modi possibili. E cosa riceve in cambio? Raffiche di mitra contro i pescatori mazaresi che lavorano in acque internazionali. Vogliamo essere protetti, garantiti. Non vogliamo più rischiare la vita per questo lavoro. Serve una reazione vera. Basta giornate di terrore”.
Alessandro Giacalone ha saputo che l’Aliseo era sotto attacco da un altro peschereccio in navigazione. “Ho subito chiamato con il telefono satellitare mio padre ma non rispondeva. E come avrebbe potuto? L’imbarcazione stava subendo un attacco. Ero disperato. Ho chiamato la capitaneria di porto, il ministero degli Esteri. Ma sono passate quattro interminabili ore prima che mio padre rispondesse al telefono. Mi ha raccontato che sono stati inseguiti per due ore, che dalla motovedetta sparavamo ad altezza d’uomo e che è rimasto ferito di striscio, per fortuna, ma un proiettile avrebbe potuto bucargli la testa”.
Domani l’Aliseo rientrerà a Mazara del Vallo, probabilmente dopo l’alba. “E allora sulla barca vedrete con i vostri occhi i segni dell’assalto libico”, conclude Giacalone.
(da agenzie)
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Maggio 7th, 2021 Riccardo Fucile
“E’ UN DOVERE DI TUTTE LE FORZE POLITICHE RISPETTARE I DIRITTI DELLE OPPOSIZIONI”
Il Partito Democratico prova a fare da arbitro nella partita tutta interna al cantrodestra sulla guida della Commissione parlamentare sui Servizi.
“Il Partito Democratico è politicamente distante anni luce da Giorgia Meloni e Fratelli d’Italia, ma ci sono degli equilibri democratici che vanno sempre rispettati e tutelati, tra questi rientra la presidenza delle commissioni parlamentari che spetta alle opposizioni, a partire dal Copasir”, così Francesco Boccia, deputato Pd e responsabile Enti locali della Segreteria nazionale.
“È un dovere di tutte le forze politiche rispettare i diritti delle opposizioni. Anche sui componenti del Cda Rai Fdi ha diritto a mantenere una propria rappresentanza. Per il Pd tutelare le regole su cui poggia la nostra democrazia e i rapporti tra maggioranza e opposizione è un punto fermo. La presidenza del Copasir spetta a Fratelli d’Italia, la Lega sia conseguente”.
(da agenzie)
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