Aprile 30th, 2021 Riccardo Fucile
“NEGANO L’ESISTENZA DI UNO STUDIO DELL’UNIV. DI PADOVA CHE GLI HO CONSEGNATO PERSONALMENTE E DI CUI SE NE SONO FREGATI”… “PECCATO PER LORO CHE E’ STATA PUBBLICATA PERSINO SU UNA RIVISTA SCIENTIFICA, CI PENSERA’ LA MAGISTRATURA A FARE CHIAREZZA”
«È dai tempi dell’Inquisizione contro Galileo che non si impugna il lavoro di un ricercatore». Andrea Crisanti commenta così l’indagine della Procura di Padova che lo coinvolge, mentre lui fa da consulente a quella di Bergamo sulle chiusure della zona rossa nell’ambito della gestione della pandemia di Coronavirus.
«Se andranno avanti si renderanno ridicoli davanti alla comunità scientifica internazionale», dice. Tutto nasce dall’esposto presentato da Azienda Zero, il braccio operativo della Regione Veneto.
Nel documento si fa riferimento alle critiche del microbiologo al sistema di prevenzione voluto da Zaia, che avrebbero gettato discredito sulla sanità veneta. Così a inizio marzo i magistrati hanno aperto un fascicolo per procedere nei confronti di Crisanti per diffamazione.
Nel corso di una puntata di Report dedicata alle presunte mancanze del Veneto nel gestire la seconda ondata della pandemia, l’epidemiologo ha parlato di uno studio da lui condotto all’ospedale di Padova, e a suo dire ignorato dalla Regione, che dimostra come i test antigenici rapidi non intercettino il 30% dei positivi.
Critiche respinte da Luciano Flor, direttore generale della Sanità regionale ed ex dell’Azienda ospedaliera di Padova, il quale ha sostenuto che lo studio “non esiste” e che sono costate a Crisanti una denuncia per diffamazione da parte di Azienda Zero, braccio operativo della regione Veneto.
Intervistato da Il Corriere della Sera, Crisanti si dice stupito dal polverone sollevato dal programma d’inchiesta: “Sono sorpreso, non ho detto nulla, ho semplicemente parlato dei risultati di un accertamento diagnostico da me condotto all’ospedale di Padova e che dimostra come i test antigenici rapidi non intercettino il 30% dei positivi”.
Sullo studio, che Flor dice non esistere, l’esperto dichiara: “Il 21 ottobre 2020 io l’ho consegnato a lui, all’allora direttore sanitario Daniele Donato e alla responsabile della Prevenzione in Regione, Francesca Russo. Dico di più: la ricerca ha ottenuto il via libera dal Comitato etico dell’Azienda ospedaliera e quindi è stato inviato a una rivista scientifica. Siamo al preprint (l’ultima bozza prima della pubblicazione, ndr) ma da allora non ho mai ottenuto risposta”.
Crisanti non ha ancora ricevuto la notifica della querela, ma dichiara: “Quando accadrà mi difenderò nelle sedi opportune, ma sono esterrefatto. È dai tempi di Galileo che un articolo scientifico non costituiva un reato d’opinione. In ogni caso se qualcuno deve rispondere del proprio comportamento è proprio Flor, che nel fuori onda diffuso da Report dichiara il falso. Sulla vicenda si deve pronunciare la magistratura, sono contento che indaghi”.
Non solo, l’epidemiologo si augura che la procura “prenda sul serio la segnalazione di Azienda Zero, così si farà chiarezza. Anche se, ripeto, non posso non sottolineare l’unicità del fatto: è la prima volta dal 1633, che la magistratura è chiamata a decidere se uno studio scientifico costituisca o meno diffamazione”.
Crisanti si dice anche convinto dei risultati della ricerca, sottolineando che “i dati prodotti sono esatti e la mia è una convinzione scientifica, non politica”.
Sul fatto che lo studio dell’ordinario di Padova sia stato collegato all’impennata di decessi registrati in Veneto durante la seconda ondata, Crisanti dichiara: “La scienza diventa diffamazione se non è allineata al pensiero di chi governa? I cittadini avrebbero bisogno di più persone come me, emblema di una scienza che dev’essere indipendente, sennò non è scienza”.
(da agenzie)
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Aprile 30th, 2021 Riccardo Fucile
SEBASTIANI (CNR): “CI SONO GIA’ SEGNALI POCO RASSICURANTI”
L’analisi dei dati sull’epidemia da Coronavirus in Italia mette in evidenza che, da
almeno due settimane, «c’è una frenata nella discesa del contagio» a livello nazionale.
Per Giovanni Sebastiani, matematico del Cnr, «questo è un elemento negativo, perché ci dice che la diminuzione della circolazione del virus è in frenata».
Le previsioni dell’esperto sono quindi poco rassicuranti: «La situazione attuale mi aspetto che preluda, se guardiamo al passato e alle previsioni a breve termine in base all’andamento recente, a un periodo di stasi e poi a un successivo aumento». Non solo dei casi, ma anche della pressione sugli ospedali.
Continua il professore: «Gli esempi più emblematici sono in modo particolare il Veneto e anche la Lombardia, dove da 10-14 giorni sia la curva che rappresenta la percentuale dei positivi ai tamponi molecolari, sia quella degli ingressi in terapia intensiva, sono piatte. Intendo le curve che stimo con il modello, depurando i dati dalle oscillazioni casuali giornaliere e quelle sistematiche settimanali».
L’Italia, aggiunge ancora Sebastiani, non è nella condizione ideale del Regno Unito, caratterizzata da una bassa incidenza di positivi e di decessi: «Loro adesso hanno circa 28 casi a settimana per 100 mila abitanti. Noi siamo scesi attorno a 140. Se loro riaprono, chiaramente avranno un aumento dei contagi, ma possono controllarlo con il contact tracing. Noi non possiamo farlo».
Anche il professore, tuttavia, sa bene che «ci sono spinte sociali ed economiche per cui le riaperture sono inevitabili». Ma sarebbe stato meglio aspettare almeno fino alla fine di maggio, perché così «avremmo potuto somministrare altre 10 milioni di dosi di vaccino per mettere in sicurezza completa, con doppia dose, tutti gli over 70, che corrispondono all’86% della mortalità per Covid-19». Riaprendo ora, invece, la conclusione è spietata: «Ci sarà un costo in termini di vite umane, con migliaia di persone in più che moriranno».
(da Open)
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Aprile 30th, 2021 Riccardo Fucile
L’INCIDENZA PASSA A 146 CASI PER CENTOMILA ABITANTI
È in lieve aumento l’indice Rt in Italia: nell’ultima settimana è a 0,85, contro lo 0,81 della settimana precedente. Scende invece l’incidenza, a 146 casi settimanali per centomila abitanti (contro i 157 di 7 giorni fa). Il report dell’Istituto Superiore di Sanità dice che ci sono 11 regioni a rischio moderato e 10 a rischio basso.
Oggi come ogni venerdì sarà il giorno dei cambi di colore per le Regioni, dopo la riunione della cabina di regia ministero della Salute-Iss-Regioni che analizzerà i dati settimanali e fornirà al ministro Speranza il report da cui le relative ordinanze.
Pochi cambi previsti, dopo il pieno di Regioni gialle la scorsa settimana. Tornerà probabilmente in zona arancione la Sardegna, dopo tre settimane di rosso. I dati erano da arancione già la scorsa settimana (Rt nazionale a 0,97, anche se con rischio alto). Se lo fossero, come probabile, anche nel report di domani (negli ultimi 7 giorni i casi sono in calo del 16% e l’incidenza è a 108 casi per centomila abitanti) la “promozione” in arancione è scontata.
Il suo posto come unica regione “rossa” potrebbe essere preso dalla Valle d’Aosta. Che oggi in arancione, con numeri preoccupanti soprattutto in termini di incidenza, 247 casi per centomila, a un soffio dalla soglia dei 250 che fa scattare il rosso in automatico.
Le altre Regioni in arancione, Basilicata, Calabria, Puglia e Sicilia, dovrebbero tutte rimanere in quella fascia di rischio. Eccetto la Puglia, che già venerdì scorso per ore era parsa in bilico tra arancione e giallo. E che da domani potrebbe finire nella fascia di minor rischio anche se l’incidenza è ancora alta (224 casi per centomila) e il calo negli ultimi giorni sembra essere rallentato. Bisognerà attendere la stima dell’indice Rt.
Dovrebbero essere confermate, dopo una settimana di ulteriore seppur lenta discesa dei contagi, tutte le altre Regioni in giallo. Ovvero Abruzzo, Campania, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Molise, PA Bolzano, PA Trento, Piemonte, Toscana, Umbria e Veneto.
Questa settimana si osserva ancora una diminuzione della incidenza settimanale, scesa a 146,3 per 100.000 abitanti contro 157,4 per 100.000 abitanti della settimana precedente. Tuttavia, “sebbene la campagna vaccinale progredisca significativamente, complessivamente, l’incidenza resta elevata e ancora ben lontana da livelli (50 per 100.000) che permetterebbero il contenimento dei nuovi casi”.
Si osserva un miglioramento generale del rischio, con nessuna Regione a rischio alto, mentre 11 Regioni “hanno una classificazione di rischio moderato (di cui nessuna ad alta probabilita’ di progressione a rischio alto nelle prossime settimane) e dieci Regioni che hanno una classificazione di rischio basso (una ad alto rischio di progressione a rischio moderato). Tre Regioni (vs quattro la settimana precedente) hanno un Rt puntuale maggiore di uno. Tra queste, due Regioni (Campania e Sicilia) hanno una trasmissibilita’ compatibile con uno scenario di tipo 2. Le altre Regioni/PPAA hanno una trasmissibilita’ compatibile con uno scenario di tipo uno”.
(da agenzie)
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Aprile 30th, 2021 Riccardo Fucile
L’IMPUTATO PER SEQUESTRO DI PERSONA LO DIFENDE: “PERCHE’ MAI DOVREBBE DIMETTERSI?”
“Durigon deve dimettersi e se non lo fa, va cacciato dal governo perché quello che è successo è un fatto gravissimo. Non c’entrano nulla i 5 Stelle con questa vicenda come dice Salvini, va messo alla porta nel più breve tempo possibile”, ha spiegato il leader di Azione Carlo Calenda, ospite di Lilli Gruber a Otto e mezzo su La7.
Il sottosegretario della Lega intanto si dice tranquillo dopo la video inchiesta di Fanpage: “Sono preoccupato per la vicenda del video? No, sono tranquillissimo”, taglia corto con l’AdnKronos mentre si intrattiene con l’altra sottosegretaria al Mef, la pentastellata Laura Castelli, nella sala Garibaldi del Senato.
E anche Salvini minimizza la vicenda: “La vicenda di Durigon è surreale”
Poi a chi gli chiede di eventuali dimissioni di Durigon dice: “E per cosa si dovrebbe dimettere? Per la sua inchiesta?”
(da agenzie)
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Aprile 29th, 2021 Riccardo Fucile
LA CARICA SPETTA ALL’OPPOSIZIONE, MA A LEGA NON VUOLE MOLLARE LA POLTRONA A FRATELLI D’ITALIA
“Credo che i presidenti delle Camere debbano intervenire per sciogliere il Comitato parlamentare di sicurezza e tentare una soluzione” all’attuale stallo. A dirlo è il senatore di Forza Italia, Elio Vito che di recente si è dimesso dal Copasir.
Attualmente a guidare la commissione di garanzia è Raffaele Volpi, parlamentare della Lega ma, con la nascita del governo Draghi di cui il partito di Matteo Salvini è uno degli azionisti di maggioranza, la presidenza viene reclamata da Fratelli d’Italia, rimasta all’opposizione.
Vito parla nel corso di una conferenza stampa organizzata da alcuni costituzionalisti promotori di una lettera aperta rivolta ai presidenti di Senato e Camera, Maria Elisabetta Alberti Casellati e Roberto Fico, per sollecitare il rinnovo dell’ufficio di presidenza del Copasir.
Dagli iniziali 37 si è arrivati a 51 fra costituzionalisti, giuristi e politologi. Tra loro i presidenti emeriti della Corte costituzionale, Antonio Baldassare e Valerio Onida.
Il 6 aprile Fico e Casellati hanno messo nero su bianco, in una lettera congiunta, la loro decisione. Nessun intervento da parte loro per imporre dimissioni, revocare i componenti, sciogliere la commissione o considerarla decaduta.
I presidenti dei due rami del Parlamento si sono rivolti proprio a FdI spiegando che un’eventuale soluzione – e cioè che la presidenza del Copasir passi di mano – può essere risolta solo con “accordi tra le forze politiche”.
Ma a dar ragione alla richiesta del partito di Giorgia Meloni, che insiste perché Fico e Casellati intervengano nuovamente questa volta per azzerare il Copasir e determinare le dimissioni del presidente, ci sarebbero alcuni precedenti evocati nel corso della conferenza stampa.
Il primo caso è quello dell’ottobre 1974 quando il presidente della Camera Sandro Pertini revocò la Giunta delle Elezioni per la sua ‘’inoperatività”.
Il secondo risale agli anni Ottanta quando fu istituita una commissione d’inchiesta sulla strage di via Fani, il rapimento e l’uccisione di Aldo Moro, e alcuni deputati e senatori sollevarono una questione sulla incompatibilità della presenza di un membro.
Il presidente della commissione di allora, di fronte all’annuncio di dimissioni di alcuni componenti, si rese conto che la commissione non era più in condizione di operare.
Furono i presidenti Nilde Iotti e Amintore Fanfani a intervenire e sciogliere la commissione, che fu ricostituita dopo 20 giorni con alcuni aggiustamenti. Infine il caso del gennaio 2009, quando i presidenti di Camera e Senato, Gianfranco Fini e Renato Schifani, sciolsero la Commissione di vigilanza Rai per consentire alle forze di opposizione di eleggere un presidente da loro indicato al posto di Riccardo Villari che non intendeva dimettersi.
“Rispetto a tre settimane fa, quando i presidenti scrissero la lettera, ci sono state novità: si sono dimessi Vito e il vicepresidente Urso. Pertanto il Copasir è impossibilitato a operare”, insiste il vicepresidente della Camera, ed esponente di FdI, Fabio Rampelli. Meloni, non sapendo più a quale santo votarsi, giorni fa ha invocato l’intervento del Colle.
(da agenzie)
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Aprile 29th, 2021 Riccardo Fucile
I MESSAGGI WATHSAPP AI COLLEGHI DEL CARROCCIO: “POSSO USARE LA TUA CARTA DI CREDITO?”
L’account Whatsapp del presidente del Copasir Raffaele Volpi (Lega) è stato
hackerato. Questa mattina alcuni sms equivoci sono partiti dal servizio di messaggistica dell’esponente leghista, messaggi in cui veniva chiesto ai riceventi di condividere la carta di credito via Whatsapp.
Volpi, raggiunto telefonicamente dall’Adnkronos, ha spiegato di aver denunciato immediatamente l’accaduto alla Polizia postale.
Il Copasir è il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica è un organo del Parlamento della Repubblica Italiana che esercita il controllo parlamentare sull’operato dei servizi segreti italiani.
Il messaggio-truffa ha questo testo: “Buongiorno, ho comprato da internet ma la mia carta di credito è scaduta. Posso usare la tua e ti faccio bonifico”. Si tratta di una truffa molto diffusa, che consiste nell’inviare messaggi a pioggia a tutti i contatti di un’utenza sperando che qualcuno ci caschi e ordini i pagamenti per fare un favore al (falso) amico.
Si tratta di un tentativo di truffa avvenuto attraverso una delle applicazioni più utilizzate sugli smartphone e diventata strumento preferito dagli hacker. Lo staff del deputato leghista – che gestisce i dossier più delicati della Repubblica – ha però subito precisato: “Non rispondete, è un fake”.
Attualmente Volpi è al centro di una polemica politica per il suo ruolo al Copasir. Di norma quella poltrona va all’opposizione e per questo, quando il governo Conte-Bis ha giurato, la carica se l’è presa la Lega.
Ma adesso che il Carroccio sta nella maggioranza che sostiene il governo Draghi, Fratelli d’Italia ha rivendicato a più riprese la carica, mentre Giorgia Meloni ha polemizzato in più occasioni con Matteo Salvini. Ma per ora Volpi rimane in carica. Anche se il Capitano ha invitato i membri del comitato a dimettersi tutti. Ma finora l’unico a mollare è stato Adolfo Urso.
(da agenzie)
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Aprile 29th, 2021 Riccardo Fucile
UNO STIPENDIO DI 10.000 EURO AL MESE, NONOSTANTE UNA CONDANNA IN 1° GRADO
“Se nella mia condanna c’è l’interdizione? Sinceramente? Non lo ricordo”.
La risposta che non ti aspetti arriva dal nuovo capo della segreteria tecnica del ministero degli Affari regionali, dicastero senza portafoglio ma centrale nei lunghi mesi della pandemia e per le scazzottate governo-regioni sulle restrizioni.
Per l’incarico, Mariastella Gelmini ha scelto un nome alquanto ingombrante: si tratta di Massimo Parisi, ex parlamentare di FI, poi Ala e storico braccio destro di Denis Verdini in Toscana. Insieme calcano da anni aule di giustizia tra condanne e udienze ancora da celebrare.
Parisi era persona di fiducia nonché amministratore nelle società editoriali fondate da Verdini dalla fine degli anni 90, falcidiate poi da fallimenti e inchieste per sovrafatturazioni e indebiti contributi all’Editoria ricevuti dalla Presidenza del Consiglio.
Il 10 giugno li attende il processo d’appello per la bancarotta della Società toscana edizioni (Ste) e relative provvidenze per la stampa che nel 2018 costò loro una condanna a cinque anni. Il 7 luglio compariranno poi davanti alla Corte dei Conti di Firenze per i danni patiti dallo Stato in sede civile, tali – stando all’accusa – da giustificare il sequestro di beni per svariati milioni.
La nomina di natura politica e fiduciaria innesca cortocircuiti a catena tra istituzioni: la Presidenza del Consiglio, salvo passi indietro, si troverà presto a stipendiare con 10mila euro al mese un condannato contro il quale si era costituita nel processo, ottenendo il riconoscimento di risarcimenti e il pagamento delle spese legali.
Il secondo è che la Corte dei Conti dovrà bollinare la regolarità di un incarico a un imputato davanti a una sua procura contabile.
Parisi, raggiunto dal Fatto, non si scompone, risponde malcelando fastidio dal suo ufficio in via della Stamperia a Roma, sede del Dipartimento per gli Affari regionali. “Sono vicende stranote alle cronache giudiziarie. Sono un cittadino innocente e non pregiudicato”, taglia corto perché “io parlo nei processi e non dei processi”. Forse non a torto, visto che quando lo fa ammette candidamente di non ricordare se è stato interdetto dai pubblici uffici come Verdini.
L’amico Denis invece è a casa sua, a Firenze. Causa Covid sta scontando ai domiciliari i sei anni e mezzo inflitti dalla Cassazione per il dissesto della “banchina” di Campi Bisenzio.
Benché in carcere, gli era stato accreditato un ruolo da mediatore nella nascita del governo di larghe intese di Draghi, riedizione del “patto del Nazareno”. Possibile che la chiamata del sodale Parisi abbia seguito questa via.
Il ministro Gelmini è legata a entrambi da un antico rapporto di amicizia e collaborazione come onorevoli e coordinatori regionali di Forza Italia in Toscana e Lombardia.
Ha sempre profetizzato l’innocenza dell’ex plenipotenziario, anche mentre veniva tradotto in carcere. Professione di garantismo estesa d’ufficio allo storico braccio destro. “Confermo la scelta – dice al Fatto – è un collaboratore prezioso, la sua condanna non è definitiva”.
Della nomina non si ha traccia, il decreto sarà pubblicato entro 90 giorni. “Non è pronto, se però scopre quali saranno i miei compensi me lo faccia sapere, le sarò grato”, dice lui.
L’epilogo è alquanto incerto. Salvo rinvii, dovrebbe celebrarsi l’udienza alla Corte dei Conti che a Parisi contesta 1,5 milioni di euro di contributi indebitamente percepiti. Nelle more di quella, un magistrato della stessa Corte dovrà esprimersi sulla regolarità della nomina, interdizione compresa. Neppure il presunto interdetto, per sua stessa ammissione, ne ha memoria. E il ministro?
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Aprile 29th, 2021 Riccardo Fucile
I LEGAMI CON GLI UOMINI VICINI AI CLAN ROM E LA NOMINA A DIRIGENTE DELL’UGL DI SIMONE DI MARCANTONIO
Claudio Durigon, attuale sottosegretario al Tesoro del governo Draghi, viene eletto in Parlamento nel 2018 nella lista della Lega quando era ancora vicepresidente del sindacato Ugl.
Anche grazie alla discesa in campo del sindacalista, il partito di Matteo Salvini per la prima volta registra un boom nel Comune di Latina, tradizionalmente vicino alla destra ma mai leghista.
Da quel momento il sud Pontino diventa la roccaforte di Salvini nel Lazio, nel complesso di una trasformazione che porta la Lega a diventare una forza di respiro nazionale.
Nei mesi di preparazione alle urne, Durigon sceglie e nomina come responsabile della campagna elettorale il giovane Andrea Fanti.
Investito dalla carica di responsabile delle sedi del partito di tutta la provincia di Latina, è Fanti che coordina e tiene i contatti con quanti vogliono contribuire al successo delle liste della Lega.
Il nome di Andrea Fanti viene fatto al pool antimafia della procura di Roma da uno dei pentiti che sta facendo tremare la politica, Agostino Riccardo, che lo accusa di aver pagato una mazzetta da cinquemila euro per dei favori in occasione di una vecchia competizione elettorale. Circostanza che Fanti smentisce, ma che è tuttora all’attenzione dei magistrati.
Quello che però è certo è che Andrea Fanti è molto amico di Simone di Marcantonio, un altro giovane imprenditore di Latina a capo della Gestione & Soluzioni.
Il nome di Simone Di Marcantonio compare in diverse inchieste su cui stanno lavorando gli inquirenti. Tra queste c’è quella della Dda romana “Alba Pontina” che ha svelato le infiltrazioni mafiose nelle elezioni amministrative del 2016 nel basso Lazio. Un testimone ha raccontato alla polizia di essere stato avvicinato da Di Marcantonio mentre si recava alle urne e di aver ricevuto un’offerta da 50 euro in cambio di un voto per il candidato della destra.
Ma non solo. Secondo la Dda, attraverso la società Ride Srl, Di Marcantonio sarebbe uno dei prestanome di Sergio Gangemi, personaggio noto alle cronache giudiziarie perché già condannato a 9 anni in primo grado dalla procura di Velletri per estorsione con metodo mafioso.
Che Di Marcantonio e Gangemi fossero amici, dentro e fuori i bar, non era un mistero per nessuno in città. Così come era nota ai più anche la vicinanza di Gangemi all’omonima famiglia ‘ndranghetista.
Lo spessore criminale di Gangemi si capisce bene dalle immagini di sorveglianza che riprendono la spedizione punitiva che ha organizzato nei confronti di una vittima di estorsione ad Aprilia: in due a volto coperto sparano una raffica di colpi contro il cancello della vittima.
Di Marcantonio compare in diverse iniziative elettorali della Lega di Salvini nel Pontino. Il contributo che Di Marcantonio ha portato a Durigon deve essere stato abbastanza importante visto che il neo deputato appena arriva a Montecitorio, come ultimo atto prima di dimettersi dalla carica di vicepresidente Ugl, lo nomina dirigente sindacale per le partite Iva nel Lazio.
Il ruolo di Di Marcantonio rispetto a queste vicende giudiziarie è ancora tutto da chiarire da parte dei pm. Rimane la domanda su quanto sia opportuno che un onorevole si circondi di persone tanto chiacchierate e le inviti all’interno del ministero del Lavoro dove ricopre la carica di sottosegretario
Oltre a Di Marcantonio, tra le persone che Fanti presenta a Durigon c’è anche l’imprenditore di successo Luciano Iannotta, titolare della Italy Glass ed ex presidente di Confartigianato Latina. Coinvolto nell’inchiesta della Dda “Dirty Glass”, nel settembre 2020 Iannotta è stato arrestato dalla mobile di Latina perché accusato di mantenere i rapporti del mondo di mezzo tra l’imprenditoria pontina e i clan.
A suo carico pendono pesanti accuse come corruzione, estorsione e detenzione di armi. Nelle pagine dell’ordinanza della procura si legge addirittura di un sequestro di persona ai danni di un funzionario pubblico.
A preoccupare i magistrati ci sono in particolar modo le relazioni pericolose che Iannotta era riuscito a costruire con i poliziotti e gli uomini della guardia di finanza diventati sue talpe all’interno del sistema che lo indagava. Tra questi anche Alessandro Sessa, il colonnello dei carabinieri già coinvolto nel caso Consip.
Grazie alle rivelazioni di una fonte protetta, siamo in grado di ricostruire che anche Iannotta si sarebbe adoperato attivamente per agevolare l’ingresso in politica di Durigon offrendogli un appartamento nel centro di Latina nel palazzo “Pegasol” come base per il comitato elettorale.
Tra gli eventi che collegano Durigon a Iannotta ci sono anche le serate di apertura e chiusura della campagna elettorale delle politiche che l’onorevole aveva organizzato al locale “Chalet” sulla via del Lido di Latina. Il ristorante era infatti gestito da uno dei sodali dell’imprenditore oggi al centro delle indagini.
(da Fanpage)
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Aprile 29th, 2021 Riccardo Fucile
“SALVINI CHE PARLA SEMPRE OGGI NON HA NIENTE DA DIRE?”
Dopo le rivelazioni dell’inchiesta Follow the money di Fanpage.it, arrivano le
reazioni della politica.
Parlamentari ed esponenti dei partiti chiedono le dimissioni del sottosegretario all’Economia, Claudio Durigon, protagonista della prima puntata dell’inchiesta.
Il deputato leghista, coordinatore del partito di Matteo Salvini nel Lazio, parlando con il suo interlocutore dice di non essere preoccupato per i risvolti del caso dei 49 milioni perché è stata proprio la Lega a nominare il generale della Guardia di finanza che sta conducendo le indagini.
E ora, dopo l’interrogazione parlamentare che presenterà il deputato Colletti, anche altri esponenti si aggiungono al coro che chiede le immediate dimissioni di Durigon.
“Il quadro che emerge dal video e da queste affermazioni è sconvolgente perché getta un’ombra su come sta procedendo l’inchiesta sulla Lega e rivela dei condizionamenti esterni che ci sarebbero sulle indagini che coinvolgono il partito di Salvini”, scrive su Facebook il vicepresidente del Parlamento europeo ed eurodeputato del Movimento 5 Stelle Fabio Massimo Castaldo.
Ancora più dura la reazione di Gianluca Ferrara, vicepresidente del gruppo parlamentare pentastellato al Senato, che attacca: “Questa è la Lega! Durigon dimettiti”.
La deputata grillina Valentina Corneli rilancia: “E questi vorrebbero mettere le mani su Roma? No grazie! Roma non sarà più ‘ladrona’, come voi”.
Un’altra deputata del Movimento 5 Stelle, Carmela Grippa, attacca direttamente il segretario della Lega: “Salvini non ha niente da dire? Adesso qualcuno dia delle spiegazioni”.
Il senatore grillino Andrea Cioffi aggiunge: “Ciò che emerge è a dir poco vergognoso”.
Il vicepresidente del gruppo parlamentare pentastellato alla Camera, Francesco Silvestri, tuona: “Siamo di fronte a una situazione che lascia senza parole vista anche l’assurdità di questa storia che ha già danneggiato notevolmente la collettività”.
Il senatore Vincenzo Maurizio Santangelo rilancia: “Gravissima ammissione del sottosegretario Durigon rivelata da questo servizio shock di Fanpage.it”.
Ironizza Alessandro Di Battista: “Durigon fa parte del governo dei migliori”. Il deputato ex Movimento 5 Stelle, Giuseppe D’Ambrosio, chiede di fare luce su quanto rivelato dall’inchiesta, perché “sarebbe gravissimo, in quanto parliamo di uno dei partiti al governo e di un sottosegretario del governo Draghi”.
Un’altra ex pentastellata, la deputata Yana Ehm, scrive che “è inaccettabile che un sottosegretario al governo faccia affermazioni di quel tipo su incarichi da dare e su indagini in corso” e chiede “che si accertino i legami che lui millanta e quanto ci sia di vero sulla nomina in questione”. Claudio Durigon è “il braccio destro di Salvini, dovrebbe dimettersi, altro che migliore”. Le fa eco la deputata Jessica Costanzo: “Io penso che le dimissioni sarebbero dovute”.
(da agenzie)
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