Aprile 29th, 2021 Riccardo Fucile
UN SOTTOSEGRETARIO CHE SI VANTA DI AVER FATTO AFFIDARE L’INCHIESTA SUI 49 MILIONI RUBATI DALLA LEGA A UN GENERALE DELLA GUARDIA DI FINANZA “NOMINATO DA NOI” IN QUALSIASI STATO CIVILE NE DOVREBBE RISPONDERE AL PAESE E AI GIUDICI
L’assordante silenzio del governo sul caso Durigon fa molto più rumore dell’inchiesta di Fanpage.it. Il silenzio del Presidente Draghi di fronte a un sottosegretario che promette nomine e dice di poter controllare le indagini è un caso che, in qualsiasi altro paese europeo, avrebbe portato alle dimissioni del politico coinvolto e che in Italia non trova spazio neanche nella tv di stato.
L’inchiesta del team Backstair di Fanpage.it ha svelato il sistema di potere di Claudio Durigon. Il sottosegretario all’economia del Governo Draghi promette posti nelle aziende partecipate e afferma di poter condizionare l’inchiesta sulla Lega perché il titolare dell’indagine è stato “messo da lui”.
Non solo, la sua ascesa è legata a un sistema di tessere gonfiate, di incarichi pubblici ottenuti grazie a questo escamotage, di rapporti quantomeno “pericolosi” con esponenti della criminalità di Latina e vicini la ‘ndrangheta.
Fatti gravissimi che in qualsiasi altro paese d’Europa avrebbero scatenato un putiferio e che, in Italia, il governo sta cercando di tenere quanto più “nascosti” possibile.
Claudio Durigon non è un onorevole di secondo piano. È il “papà” di Quota 100, fa parte del cerchio magico di Matteo Salvini (è con lui al Papeete, alle feste di compleanno, in vacanza a Sabaudia), è il numero due del Ministero delle Finanze, il cui Ministro è una diretta emanazione del Presidente del Consiglio Mario Draghi.
In un paese in cui la politica si occupa dell’aspetto etico dei suoi membri Claudio Durigon si sarebbe già dimesso.
Ma siamo in Italia e abbiamo delegato alla magistratura anche le scelte etiche sulla politica. È arrivato il momento di dire basta.
Il perimetro delle responsabilità sociali è un perimetro molto più ampio di quello sulle responsabilità penali. Fa parte del patto tra cittadino e suo rappresentate e non ha, necessariamente, un corrispettivo penale.
Se un politico mente, se un politico afferma di dare indietro i soldi al proprio partito (e magari su quella promessa viene eletto) e poi non lo fa, non siamo nell’ambito penale ma etico.
Non è importante se la magistratura aprirà o meno un’inchiesta, perché la nonchalance con la quale Durigon dice di disporre di un generale della Guardia di Finanza, la semplicità con la quale offre nomine a una persona a lui vicina rappresenta un problema etico prima che giuridico.
L’assordante silenzio del governo e del Presidente Draghi fa più rumore dell’inchiesta stessa. Se il nostro perimetro etico deve essere quello delle democrazie europee ebbene in Europa un sottosegretario che afferma di poter condizionare le indagini si sarebbe già dimesso.
E invece siamo qui nell’attesa che un membro della maggioranza dica qualcosa, spieghi, chiarisca. Niente. Solo il silenzio. Il silenzio della tv di stato, per la quale quest’inchiesta non esiste.
Il silenzio di Matteo Salvini, sempre pronto a commentare qualsiasi cosa venga dibattuta sui social.
Il silenzio di un governo di larghissime intese che avrebbe dovuto fare della ricostruzione del patto stato-cittadino il suo faro e che invece si trova a nascondersi dietro i portoni dei palazzi.
L’Italia è un paese che uscirà davvero dalla crisi coronavirus solo quando avrà ricostruito questo patto, solo quando avrà una classe politica che si autoregolamenta davvero e non deve aspettare sempre un’inchiesta della magistratura per delimitare il proprio perimetro etico.
Quando davanti a fatti di tale gravità quelli che si definiscono leader abbiano il coraggio di metterci la faccia e di dire “così non va”. La credibilità della classe politica passa anche per questi gesti. L’antipolitica si combatte così, con l’etica, non con il silenzio.
(da Fanpage)
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Aprile 29th, 2021 Riccardo Fucile
I POLITICI SOVRANISTI CHE SPARANO CAZZATE SONO SERVITI: LA CHIUSURA DELLE ATTIVITA’ COMMERCIALI RIDUCE L’RT DEL 35%
Il coprifuoco è uno dei temi che sta facendo più discutere in questi giorni di
prime riaperture. Ora a gettare luce sulla sua utilità giunge uno studio condotto da grandi atenei europei che, pubblicato in pre-print su MedRxiv, mostra che nel Vecchio Continente l’impatto del coprifuoco sull’indice Rt si aggira intorno al 13%.
“Conoscere l’efficacia degli interventi dei governi in Europa contro la seconda ondata del Covid-19”, è il titolo della ricerca che approfondisce ed analizza l’efficacia anche di altre misure anti-Covid e del loro impatto sull’indice Rt (numero che indica quante persone vengono contagiate da una sola persona, in media e in un certo arco di tempo, ndr).
Tra le misure più efficaci in questo senso ci sono le “business closure”, ossia la chiusura delle attività commerciali che riducono l’Rt del 35%. La chiusura di scuole e università, invece, contribuiscono per il 7% al calo dell’indice.
Su coprifuoco e mascherine, gli autori dello studio scrivono: “L’uso rigoroso di mascherine nei luoghi pubblici e il coprifuoco notturno hanno avuto un moderato ma statisticamente significativo effetto pari rispettivamente al 12 e 13%”.
La chiusura delle attività di ristorazione, secondo lo studio, può ridurre l’indice di contagio del 12%.
Stessa percentuale per locali da ballo e le attività non essenziali, come parrucchieri e centri estetici. Pari al 3% la riduzione comportata dalle limitazioni poste a eventi culturali e alla chiusura di luoghi come zoo, musei e teatri.
Di grande impatto, invece, risultano le limitazioni agli incontri tra persone estranee al proprio nucleo famigliare fino a un massimo di 30: la riduzione sull’Rt è del 26%.
Gli studiosi specificano che “nessuna di tutte le misure cosiddette non farmacologiche può funzionare da sola”.
La ricerca è stata condotta da alcune delle maggiori università europee: Oxford, Imperial College London School of Economy, Bristol, Copenaghen e Essen. All’interno del database sono confluite oltre 5.500 voci di intervento che corrispondono a 114 aree di analisi. La raccolta dei dati ha riguardato 7 Paesi: Austria, repubblica Ceca, Germania, Inghilterra, Italia, Olanda, Svizzera nel periodo tra il 1 agosto 2020 e il 9 gennaio 2021.
(da agenzie)
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Aprile 29th, 2021 Riccardo Fucile
“UTILIZZA LE ANSIE DELLE PERSONE PER CREARE DANNI ALL’ITALIA, UN SOGGETTO IN MALAFEDE”
“Cosa rispondo quando Salvini ironizza sul fatto che sono un esperto di zanzare? Che non capisce nulla. È demagogia allo stato puro”.
Così l’epidemiologo Andrea Crisanti, ospite di ‘Accordi&Disaccordi’, il talk politico condotto da Luca Sommi e Andrea Scanzi tutti i mercoledì sul Nove, in risposta a un video in cui Salvini ironizzava sul suo spessore scientifico definendolo “un esperto di zanzare”.
“Io penso che i politici dovrebbero interessarsi di politica. Queste persone utilizzano in malafede, sfruttando le ansie, le frustrazioni e le aspettative delle persone, gli argomenti per causare danni al Paese – ha proseguito il professore – Questa è demagogia allo stato puro. Queste sono cose che mi fanno veramente irritare perché dimostrano che non sono in buona fede”, ha concluso Crisanti.
(da agenzie)
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Aprile 29th, 2021 Riccardo Fucile
SI TRATTA DI UN GENERALE DELLA GUARDIA DI FINANZA: DRAGHI NON HA NULLA DA DIRE? COSA ASPETTA LA MAGISTRATURA A VERIFICARE SE SI TRATTA DI DIFFAMAZIONE O MENO?
Parole che sono destinate a riaprire un capitolo apparentemente chiuso. 
A parlare – inconsapevole di avere di fronte una telecamera accesa – è il leghista Claudio Durigon.
Non si tratta di un iscritto di poco conto al partito di Matteo Salvini, ma del coordinatore del Carroccio nel Lazio e commissario della stessa Lega a Roma.
Una figura fortemente voluta dal leader del Carroccio che, come si può vedere e ascoltare nell’inchiesta-video realizzata da Fanpage, si è lasciato andare a una confessione sulle indagini sui 49 milioni di euro sottratti alla Lega (con sentenza definitiva sulla restituzione).
“Quello che fa le indagini sulla Lega lo abbiamo messo noi”. Così, ostentando grande tranquillità e naturalezza, Claudio Durigon si confida con la persona che ha davanti. Non conscio di avere una telecamera puntata contro, il leghista parla dell’inchiesta che ha portato al sequestro – da parte della Procura di Genova – di quesi famosi 49 milioni di euro di rimborsi elettorali.
Soldi che, secondo la difesa della Lega (che ha scaricato il tesoriere Francesco Belsito dopo il processo e il nuovo corso targato Salvini) sono spariti nel nulla.
Una confessione che riapre un capitolo mai del tutto chiuso con le indagini che sono proseguite nel corso degli anni, anche con la collaborazione tra diverse Procure, come quella sulla Lombardia Film Commission che ha portato all’arresto di tre commercialisti ritenuti vicini al Carroccio. Le parole di Claudio Durigon, secondo quanto riportato da Fanpage, sono la conferma del suo ruolo primario e preminente all’interno della Lega.
Tra le testimonianze raccolte, infatti, c’è anche quella di un ex deputato e dirigente del Carroccio: “Mi ricordo che ce l’ha presentato Salvini, dicendo che era una sorta di nuova leva che doveva aprire il partito al Sud. La sua scalata non si spiega con meriti acquisiti sul campo”.
Durigon, prima di entrare nel partito di Salvini e scalare le gerarchie all’interno della Lega, era un sindacalista dell’UGL e venne scelto da Matteo Salvini nel 2018, quando ottenne anche un posto a Montecitorio. Ora è anche Sottosegretario all’Economia del governo Draghi, dopo aver ricoperto lo stesso ruolo – ma nel dicastero del Lavoro – durante il primo esecutivo guidato da Giuseppe Conte. E il suo approdo al fianco di Salvini è coinciso con alcuni incarichi affidati dal Carroccio ad altre persone molto vicine al sindacato UGL.
Poi ci sarebbe anche un caso immobiliare. Come noto, infatti, la Lega ha trovato il suo posto nella capitale (dove Durigon è commissario del Carroccio) in via delle Botteghe oscure. Ma lì, sempre nella stessa strada, c’è anche una sede del sindacato UGL che avrebbe messo a disposizione del team di comunicazione di Salvini una stanza. A titolo gratuito.
(da La Notizia)
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Aprile 29th, 2021 Riccardo Fucile
L’ULTIMO RAPPORTO DELLA FONDAZIONE GIMBE: “VACCINATO SOLO IL 9,1% DELLA POPOLAZIONE”
“Terapie intensive sopra la soglia di saturazione in sette regioni”
“Una lenta discesa dei casi (-7,7%) e dei decessi (-10,5%); scendono anche i posti letto occupati in ospedale da pazienti Covid”, ma con “terapie intensive ancora sopra soglia di saturazione in 7 Regioni”.
“Come atteso – afferma Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe – continua la lenta e progressiva discesa dei nuovi casi settimanali, frutto delle restrizioni di un’Italia tutta rosso-arancione delle scorse settimane, che proseguirà verosimilmente ancora fino a metà maggio. Oltre 448mila casi attualmente positivi confermano, tuttavia, che la circolazione virale nel nostro Paese è ancora molto elevata”.
Come sempre, il dato nazionale “risente di situazioni regionali piuttosto eterogenee: la variazione percentuale dei nuovi casi aumenta in 3 Regioni e crescono i casi attualmente positivi in 5 Regioni”, sottolinea la Fondazione Gimbe.
“Il ritmo della campagna” vaccinale anti-Covid “cresce in maniera lenta e costante, ma il target delle 500mila somministrazioni al giorno è ancora lontano. Pesa il mancato decollo delle consegne. Nel confronto con gli altri Paesi europei, l’Italia sale in classifica per la copertura degli over 80, ma si colloca al quartultimo posto per le fasce 60-69 e 70-79”.
Lo evidenzia l’ultimo report della Fondazione Gimbe sul monitoraggio epidemiologico nella settimana 21-27 aprile. “Purtroppo il vero cambio di passo nella vaccinazione delle fasce fragili – osserva il presidente della Fondazione, Nino Cartabellotta – è avvenuto solo a partire dalla seconda metà di marzo e l’utilizzo improprio dei vaccini durante il primo trimestre da un lato rende meno sicure le riaperture, dall’altro non ci fa ben figurare in Europa nel confronto con altri Paesi”.
“Al 28 aprile (aggiornamento ore 6.10), il 22% della popolazione ha ricevuto almeno una dose di vaccino (13.072.472) e il 9,1% ha completato il ciclo vaccinale (5.430.357), con differenze regionali che si vanno progressivamente appiattendo – evidenzia il report Gimbe – Le somministrazioni continuano gradualmente a salire, sia guardando al numero delle dosi settimanali (+10,7% negli ultimi 7 giorni), sia alla media mobile a 7 giorni, aumentata da 324.081 al giorno (20 aprile) a 355.582 al giorno (27 aprile)”. “Nonostante questo incremento – commenta Renata Gili, responsabile Ricerca sui servizi sanitari della Fondazione Gimbe – il numero di vaccinazioni giornaliere non raggiunge i target definiti per la settimana 22-29 aprile dal commissario straordinario, documentando difficoltà organizzative in alcune Regioni nella somministrazione tempestiva delle dosi disponibili. Si conferma inoltre una netta riduzione delle inoculazioni nei giorni festivi”.
(da agenzie)
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Aprile 29th, 2021 Riccardo Fucile
“NON SONO TRA QUELLI CHE LA SCORSA ESTATE AVEVANO DETTO CHE IL VIRUS ERA MORTO”
La guerra (dialettica) tra gli esperti prosegue spedita. Fin dall’inizio della pandemia, giornali e televisioni hanno ospitato alcuni medici per analizzare gli effetti del virus, sia a livello sanitario che a livello sociale.
Molte volte, però, le posizioni dei diversi personaggi sono state antitetiche, provocando anche una cattiva percezione sul lettore-spettatore. Il dibattito a distanza più acceso vede come protagonisti due infettivologi: uno di Milano, l’altro di Genova. E oggi si registra l’ennesima puntata della fiction Galli contro Bassetti (e viceversa).
L’infettivologo dell’Ospedale Sacco di Milano, ancora una volta, è stato chiamato a dirimere la matassa di un rapporto conflittuale con Matteo Bassetti.
Come noto, infatti, i due esperti – spesso protagonisti di trasmissioni televisive che parlano di Covid – hanno posizioni diametralmente opposte. Da una parte c’è Massimo Galli, da sempre molto prudente e poco incline alle riaperture per via della situazione epidemiologica (non solo contagi, ma anche situazione di sovraffollamento negli ospedali italiani); dall’altra c’è il direttore del reparto Malattie Infettive del San Martino di Genova che ha sempre mostrano un atteggiamento molto più “aperturista”.
“Non me ne faccia parlare, non vorrei perdere più tempo. Ne ho piene le scuffie di far polemica con quella gente lì”.
Questa la risposta data da Massimo Galli alla domanda posta da Alessandro Trocino per il Corriere della Sera. E non finisce qui.
“Cosa devo dire, che io ho ragione e altri dicono corbellerie solenni? Diciamo che alcuni hanno avuto una notevole capacità di contraddirsi, altri praticamente mai. Io non ero nella compagine ristretta ma chiassosa di chi, l’estate scorsa, diceva che il virus era clinicamente morto. Né in quelli dell’immunità di gregge”.
Insomma, la battaglia dialettica a distanza di Massimo Galli contro Bassetti (e viceversa) prosegue a suon di dichiarazioni al vetriolo.
(da NextQuotidiano”)
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Aprile 29th, 2021 Riccardo Fucile
CATENA, PRIMARIO DI TERAPIA INTENSIVA AL SACCO, SPIEGA CHE LE APERTURE SONO PRECOCI RISPETTO AI DATI EPIDEMIOLOGICI
“Temiamo di assistere a una risalita della curva dei contagi”, spiega il medico:
“Secondo me il periodo di fine maggio, primi quindici giorni di giugno sarà quello più delicato perché pagheremo le conseguenze di queste riaperture anticipate, precoci rispetto ai dati epidemiologici. E d’altra parte non abbiamo ancora una percentuale di popolazione vaccinata tale da arginare questo fenomeno”.
“E’ una situazione di calma apparente. La riduzione dell’occupazione dei posti letto in terapia intensiva c’è stata, ma è stata molto lenta”, ha poi continuato Catena: “Rispetto a giugno dello scorso anno, i due periodi non sono paragonabili – ha osservato l’esperto – perché oggi di fatto stiamo combattendo contro un altro virus. Oggi combattiamo contro le varianti, come quella inglese che è predominante. E quindi i dati che avevamo avuto l’anno scorso, che erano dati di una drastica riduzione dei letti in terapia intensiva, fino a 50 letti in 10 giorni”, oggi non sono possibili: “Tutto questo oggi non si è verificato anche perché le problematiche sono diverse e l’occupazione dei letti rimane ancora molto, molto alta”.
E sui vaccinati ha aggiunto: “La mascherina va comunque sempre indossata. Perché è possibile reinfettarsi anche per vaccinati. Abbiamo avuto in ambito sanitario – ha riferito – casi di soggetti che, nonostante la vaccinazione, hanno manifestato un’infezione blanda e con un tampone positivo e quindi una potenziale diffusibilità”. “Anche coloro che sono vaccinati o hanno un’immunità naturale non devono in alcuno modo abbassare la guardia – ammonisce l’esperto – Situazioni più pericolose non sono quelle all’aperto, ma sono quelle al chiuso in cui un gruppo di amici si incontra per lungo tempo senza mascherina”.
(da agenzie)
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Aprile 28th, 2021 Riccardo Fucile
PEGGIO LA PEZZA DEL BUCO, IL COMUNICATO E’ ESILARANTE, POI LA GENTILE CONCESSIONE: “OGNI UOMO E DONNA NEL TERRITORIO DEL COMUNE PUO’ VESTIRSI COME DESIDERA”
A.A.A. Cercasi social media manager con incarichi da ufficio stampa. 
L’offerta di lavoro dovrebbe avanzarla il Comune di Cassina de’ Pecchi che, dopo essere stato travolto dalle polemiche per un articolo del regolamento (da discutere in Consiglio comunale) della polizia municipale che vorrebbe vietare ai cittadini di “vestirsi e comportarsi” come chi voglia “esercitare l’attività consistente in prestazioni sessuali”, qualsiasi cosa ciò voglia dire, ha bissato la figuraccia rilasciando un comunicato stampa alquanto bizzarro su Facebook per difendersi dalle critiche.
Ma le parole della sindaca Elisa Balconi, della Lega, non hanno sortito effetti diversi dall’imbarazzo in chi leggeva quanto scritto.
Secondo quanto pubblicato dalla pagina Facebook del Comune di Cassina de’ Pecchi, “la polemica nata intorno all’articolo 23 del Regolamento di Polizia Urbana è frutto esclusivamente di strumentalizzazione politica”.
Dopo aver citato l’articolo nella sua interezza, il Comune specifica che “è fuori di dubbio che ha un unico scopo: recepire all’interno del Regolamento di Polizia Urbana del nostro Comune una norma avente ad oggetto quanto è già legge in Italia, ovvero il divieto di sfruttare e/o favorire la prostituzione. MASCHILE E FEMMINILE”.
Il maiuscolo lo lasciamo perché si ripete con costanza nel medesimo post ed è, al pari di alcune frasi, motivo di imbarazzo.
Nel comunicato, quindi, viene sottolineato come sia “stucchevole la pochezza di chi ha volutamente stravolto il significato della nostra proposta a scopi meramente politici. OGNI DONNA COME OGNI UOMO – continua – PUO’ CIRCOLARE VESTITA/O COME DESIDERA SUL NOSTRO TERRITORIO”.
Anche in questo caso, il maiuscolo va a riempire un vuoto che non riesce ad essere colmato dalle parole stesse: bene ha fatto forse un utente di Facebook che, ironicamente, ci ha tenuto a ringraziare il Comune per la “concessione”.
Dopo la doverosa introduzione, che però non riduce lo sconcerto dell’articolo proposto, il colpo di genio: ricordare a tutti che “ciò che la legge vieta è il favoreggiamento e lo sfruttamento della prostituzione”, con tanto di ulteriore precisazione della sindaca, che aggiunge: “A chi non sta bene, ovvero chi vuole sfruttare la prostituzione o favorirla in qualche modo (ha dovuto ripeterlo perché evidentemente aveva timore di essere – nuovamente – fraintesa, ndr), lo farà fuori da Cassina de’ Pecchi. Almeno finché io sarò Sindaco”.
E giù ancora litri di inchiostro: “LA PROSTITUZIONE E’ UNA FORMA IGNOBILE DI SCHIAVITU’, SIA DELLE DONNE SIA DEGLI UOMINI, CHE QUESTA AMMINISTRAZIONE COMBATTERA’ CON TUTTE LE FORZE A PROPRIA DISPOSIZIONE”.
Infine, l’attacco frontale della sindaca ai Consiglieri che hanno alzato il polverone, sempre via social: “Le discussioni politiche si fanno in aula, non sui social – dice la Bacoli, scrivendolo su un social
Le discussioni politiche si fanno in aula, non sui social. Ah già, ma questo la sindaca lo aveva già scritto…
(da Fanpage)
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Aprile 28th, 2021 Riccardo Fucile
IMPRENDITORI E UN SINDACO AVREBBERO SALTATO LA FILA
Sono 53 le persone finite nel fascicolo della Procura di Bari, che indaga sui cosiddetti furbetti del vaccino. Un elenco lungo di soggetti che hanno “saltato la fila”, ricevendo la dose del siero in anticipo rispetto a quanto previsto dal piano vaccinale del governo, tra cui configurano gli imprenditori Domenico De Bartolomeo, ex presidente di Confindustria Puglia, il fratello Luigi e Nicola Canonico. Nella lista degli indagati c’è anche il sindaco di Noicattaro, Raimondo Innamorato, del Movimento 5 Stelle. A coloro a cui il pm Baldo Pisani, insieme al procuratore Roberto Rossi e all’aggiunto Alessio Coccioli, ha fatto notificare un invito a rendere interrogatorio come persona indagata, vengono contestati i reati di violazione del piano vaccinale nazionale che stabiliva l’ordine di priorità della categoria di cittadini da vaccinare, di false dichiarazioni sulla identità, di truffa aggravata ai danni del Sistema sanitario nazionale e di falso ideologico.
Le persone indagate sarebbero state vaccinate nella prima fase della campagna, pur non rientrando tra le categorie prioritarie individuate dal governo, cioè personale sanitario, ospiti e dipendenti di Rsa e over 80.
I fratelli De Bartolomeo, Canonico e il sindaco Innamorato sono convocati per rendere interrogatorio insieme con altri 23 indagati il 30 aprile, come riporta l’Ansa.
Altre 26 persone saranno sentite dagli inquirenti baresi il 10 maggio. Tra i 53 indagati ci sarebbero cittadini residenti tra Bari e Altamura, che nelle prime settimane della campagna vaccinale, a inizio febbraio, sarebbero stati vaccinati come operatori sanitari pur non essendolo.
(da Fanpage)
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