Aprile 28th, 2021 Riccardo Fucile
“NEL REGNO UNITO PRIMA SI E’ ARRIVATI AL 70% DELLE VACCINAZIONI E POI SI E’ RIAPERTO”
«Di questo passo non è pessimistico pensare che a fine maggio ci sarà una
nuova ondata, ma assai realistico». Andrea Crisanti, professore ordinario di Microbiologia all’ Università di Padova, mette in guardia dall’ eccesso di euforia per le riaperture.
Ha visto l’happy hour per le strade italiane?
«È iniziato già dal weekend scorso e non era difficile da prevedere. Mi permetta un altro pronostico facile: nelle prossime settimane ci sarà chi dirà “Avete visto, la curva dei contagi non risale nonostante le riaperture”»
E invece?
«La dinamica del virus è complessa. Da una parte ci sono le restrizioni dei mesi scorsi, che per altre due o tre settimane modereranno la curva, ma dall’ altra arrivano i nuovi contagi dovuti alle riaperture, agli aperitivi, alle visite agli amici e alle scuole, i cui risultati rimarranno invisibili per qualche tempo ed esploderanno a fine maggio. Il periodo di latenza illuderà che tutto stia filando liscio, ma sarà solo un effetto ottico».
Ci sono diverse stime su tale impatto, quanto sarà grave?
«L’ intensità di un’evitabile ulteriore ondata dipenderà dal ritmo della vaccinazione e dall’azione della variante inglese o di altre mutazioni, come quella indiana. Proprio queste temibili novità avrebbero richiesto maggiore prudenza. Si sarebbe dovuto seguire l’esempio dell’ Inghilterra, che solo dopo aver vaccinato il 70 per cento della popolazione si è permessa timide riaperture. Il contagio va diminuito molto di più prima di alleggerire le misure, altrimenti senza tamponi e tracciamento riparte in poche settimane».
La vaccinazione potrebbe aiutare?
«Se fosse al livello inglese sì, ma in Italia quasi la metà degli ottantenni non ha ricevuto la seconda dose e si inizia a vaccinare i sessantenni senza aver raggiunto l’ 8 per cento della copertura totale dei settantenni. Si riapre senza aver messo in sicurezza il Paese e confidando nella bella stagione, dimenticando che l’ anno scorso venivamo da forti chiusure e che la vita all’ aria aperta può solo mitigare il contagio».
La variante indiana sostituirà quella inglese?
«Sarà un bel match. Certamente ha grande capacità di diffusione, ma non si può dire ora se superiore all’ inglese. Ha però in più due mutazioni preoccupanti in una parte del virus che viene riconosciuta dagli anticorpi. Il problema di queste varianti è che portano facilmente alla saturazione degli ospedali, aspetto molto rischioso per il Sud, e dimostrano come in questi mesi non si sia creato un sistema di controllo delle mutazioni del virus. Senza un investimento del genere è davvero imprudente allentare le misure, perché si finisce per facilitare le mutazioni».
Biden toglierà la mascherina ai vaccinati in Usa, quando succederà da noi?
«Quando avremo molti più vaccinati e le varianti sotto controllo. Per ora siamo ancora vulnerabili, e onestamente anche negli Stati Uniti lo sono. Non è Israele, dove sono riusciti a mettere in sicurezza il Paese».
Come mai è tornata fuori la sua polemica con la Regione Veneto sui tamponi antigenici?
«Da mesi considero tutti gli antigenici inaffidabili, non solo quelli scelti dal Veneto, e mi sono espresso più volte in tal senso. La trasmissione Report ha ricostruito la vicenda in modo organico e il mio contributo affatto polemico ha contribuito a ristabilire i fatti. Con il Presidente Zaia non ci sentiamo da mesi e per me la diatriba con lui è acqua passata».
(da La Stampa)
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Aprile 28th, 2021 Riccardo Fucile
“NON VORREI CHE A BREVE CI RITROVASSIMO IN ZONA ARANCIONE”
Una voce controcorrente proviene proprio da una delle fasce in emergenza: la ristorazione Il punto di vista “fuori dal coro” è quello dello chef Giancarlo Morelli che ha sottolineato la sua posizione contraria alle riaperture e la sua personale idea “del tutto particolare rispetto alla maggior parte dei suoi colleghi.
“Io avrei aspettato almeno altri 20 giorni, non avrei riaperto i ristoranti in questa situazione e con queste regole, non con il coprifuoco, ma avrei fatto come in Gran Bretagna e negli Stati Uniti, vaccinando prima il maggior numero di gente possibile”.
Non vorrei – ha aggiunto lo chef del ristorante Bulk di Milano – che fra poco ci ritrovassimo di nuovo in zona arancione, ma per fortuna ci sta pensando il maltempo, per adesso, ad evitare gli assembramenti in giro”.
“Appena 20 giorni ancora – ha spiegato Morelli – e nel frattempo vaccinazioni a tappeto: che danno si sarebbe potuto fare? E dopo, a metà maggio, magari riaprire, con le regole, certo, ma senza coprifuoco e altre restrizioni. Senza questa libertà vigilata. Non si può aprire in questo modo, viviamo in una situazione psicologica frustrante, difficile da sopportare”.
(da agenzie)
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Aprile 28th, 2021 Riccardo Fucile
SUI SOCIAL DILAGANO CAMPAGNE DI DISINFORMAZIONE
Dall’inizio della pandemia sono aumentate a dismisura le fake news. Un
fenomeno inquietante. Al punto tale da essere monitorato con attenzione dalle stesse agenzie di intelligence.
Con simili notizie c’è chi ha tentato anche di influenzare le scelte del Governo. Una piaga in cui un ruolo pesante, come sostengono sempre gli 007, l’avrebbero avuto in Italia gli estremisti.
IL PUNTO
Il premier Mario Draghi ha presentato al Parlamento il rapporto che viene periodicamente stilato sulla politica dell’informazione per la sicurezza, sottolineando che il Covid ha agito su più piani, abbattendosi sulle economie e sul commercio internazionale, condizionando le dinamiche geopolitiche, aggravando “vulnerabilità sistemiche e tensioni sociali”, dilatando gli spazi per manovre ostili e gli “inserimenti strumentali di vario segno e matrice”.
Per quanto riguarda nello specifico le fake news, gli 007 hanno lanciato l’allarme su quella che definiscono minaccia ibrida, caratterizzata “da costanti tentativi di intossicazione del dibattito pubblico attraverso attività di disinformazione e/o di influenza, nel contesto di più ampie campagne ibride”, ovvero che vengono veicolate su campi diversi, da quello diplomatico a quello militare, da quello economico e finanziario a quello dell’intelligence.
I servizi segreti hanno infatti registrato una elevatissima produzione di fake news e di narrazioni allarmistiche, sfociate in un surplus informativo, definito infodemia, considerato di difficile discernimento per la collettività.
“Fattore di rischio intrinseco al fenomeno della disinformazione online – si legge nella relazione – ha continuato a risiedere nelle logiche e negli algoritmi alla base dello stesso funzionamento dei social media, tendenti a creare un ambiente autoreferenziale ed autoalimentante, fondato sulla condivisione dei contenuti e delle relazioni di interesse che, polarizzando l’informazione disponibile, ne alimenta quindi la percezione parziale e faziosa”.
Una piaga a cui ha prestato attenzione la stessa Ue e che ha portato a scoprire un utilizzo combinato, “da parte dei principali attori ostili di matrice statuale”, di campagne disinformative e attacchi cibernetici, volti a sfruttare l’onda emotiva provocata dalla crisi sanitaria, nel tentativo di trasformare la pandemia in un vantaggio strategico di lungo termine, anche attraverso manovre finalizzate ad influenzare l’opinione pubblica ed i processi decisionali nazionali, nonché a danneggiare gli assetti economici italiani.
I SOVVERSIVI
A sfruttare le fake news per il proprio tornaconto, in Italia, sarebbero poi stati l’estrema destra, gli anarco-insurrezionalisti, i marxisti-leninisti e le varie realtà del movimento antagonista. Gli anarchici, come appurato dall’intelligence, hanno intensificato sul web i messaggi istigatori contro la “militarizzazione” del territorio e l’asserita volontà dello Stato di enfatizzare la pericolosità del virus per promuovere il “controllo sociale”.
A preoccupare è stata però soprattutto la destra radicale, che proprio con l’emergenza coronavirus ha lanciato vere e proprie campagne di disinformazione e teorie cospirative, accompagnate a retoriche ultranazionaliste, xenofobe e razziste, oltre che a interventi propagandistici dai toni accesi antisistema.
Tutto “nel tentativo di sfruttare il tema del disagio economico correlato alla crisi e guadagnare consensi tra le categorie sociali più in difficoltà, con riguardo soprattutto ai cittadini delle periferie urbane”.
(da La Notizia)
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Aprile 28th, 2021 Riccardo Fucile
DOPO DUE MESI NESSUN CONOSCE LA STRUTTURA COMMISSARIALE
Da chi è abituato ad essere talmente limpido con i propri interlocutori da mostrare ad ogni visita e incontro pubblico le tante medaglie che ha sul petto, forse ci si sarebbe aspettati qualcosina in più.
E invece a distanza di quasi due mesi dalla sua nomina, il generale Francesco Paolo Figliuolo non si è distinto in fatto di trasparenza: la struttura commissariale per la gestione dell’emergenza Covid-19 ancora non specifica chi siano i soggetti che lavorano al fianco del generale, nominato dal presidente del Consiglio Mario Draghi il primo marzo scorso al posto di Domenico Arcuri.
TABULA RASA
Scorrendo ogni pagina del sito istituzionale si rimane piuttosto sorpresi: a distanza di quasi 60 giorni l’unico riferimento che si ritrova è l’organigramma. Uno schema piuttosto complesso e che annovera al suo interno diverse figure specifiche. Si menziona, ad esempio, un “consulente giuscontabile” che si affianca a un ufficio legale per eventuali contenziosi. Senza dimenticare, ancora, un ufficio di gabinetto, un ufficio per le relazioni istituzionali e una direzione operativa. Non solo.
La struttura può contare anche su una “Unità Analisi e Programmazione” e una “Unità di Pianificazione”. Due strutture che, dette così, sembrerebbero quasi identiche. Ma senz’altro avranno compiti talmente specifici e distinti che risultano necessarie entrambe. Sarebbe però curioso sapere chi sia a capo dell’una e dell’altra, esattamente come sarebbe interessante conoscere i dirigenti degli altri uffici.
Ovviamente il nostro giornale ha contattato la struttura commissariale e lo staff di Figliuolo, ma non è giunta alcuna risposta.
Di fatto, non solo ad oggi è impossibile sapere chi siano i soggetti che lavorano insieme al generale, ma anche avere una risposta in merito. Non proprio un dettaglio considerando che parliamo di chi cura la campagna per l’emergenza Covid.
ZERO DATI
Resta a questo punto la domanda: c’è da stupirsi? Probabilmente no. Ad oggi infatti non sono noti neanche i nomi e i dettagli di rito riguardanti la Presidenza del Consiglio (a cui la struttura commissariale fa capo). Per carità: è bene precisare che Palazzo Chigi ha tempo 90 giorni prima di comunicare, ad esempio, il curriculum e la situazione patrimoniale non solo del presidente Draghi ma anche dei vari ministri senza portafoglio e dei sottosegretari.
Fino al 13 maggio, dunque, nessuno è fuori regola. Sta di fatto, però, che certamente non sarebbe una cattiva idea essere puntuali quando si tratta di questioni così delicate. Tanto per quanto riguarda Palazzo Chigi, tanto per la struttura commissariale, a maggior ragione se è gestita da un generale che ama rafforzare l’idea della sua serietà e del suo amor di patria non abbandonando mai la divisa militare. Ma c’è di più.
ORGANIGRAMMA
A scorrere le ordinanze del generale Figliuolo se ne trova una, la prima, in cui esplicitamente si stabilisce il nuovo organigramma “in sostituzione della struttura prevista con Arcuri e si prevede che “le attribuzioni e il personale di ciascuna unità organizzativa della struttura […] sono definiti con atti dispositivi del Commissario straordinario”.
Atti che, tuttavia, non compaiono nell’elenco dei provvedimenti adottati da Figliuolo. Un dato di fatto da cui sorge una dubbio: o il generale si gestisce da sé, cosa ovviamente improbabile, oppure c’è un serio problema di trasparenza dato che non solo i nomi, ma neanche i relativi provvedimenti ci sono. Magari, chissà, qualcuno potrebbe intanto rispondere alle nostre domande. Attendiamo con ansia.
(da La Notizia)
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Aprile 28th, 2021 Riccardo Fucile
E’ IN VIGORE NELL’80% DEL TERRITORIO EUROPEO, CON BUONA PACE DI SALVINI E DELLA MELONI (COMPRESI I GOVERNI SOVRANISTI)
L’Italia si divide dsul coprifuoco: dichiarare chiusa la movida alle 22? Ritardarla
alle 23 o abolire del tutto il limite?
Ma come si stanno comportando gli altri Paesi europei che hanno adottato restrizioni anti Covid?
Sono almeno 15 i governi che hanno introdotti limiti di orario per bar e ristoranti e l’Italia, va detto, «sta nel mezzo in quanto a severità delle restrizioni. ecco una rapida panoramica di quello che sta succedendo al di fuori dei confini italiani.
* La Francia impone lo stop ai locali pubblici dalle 19 alle 5 del mattino successivo: è lo Stato che ha adottato i limiti più rigidi
* La Svizzera consente i tavoli all’aperto fino alle 23. Il 12 maggio il governo deciderà se modificare la norma
* La Germania ha introdotto poche settimane fa il coprifuoco a partire dalle 21 in coincidenza con una nuova impennata di contagi
* La Spagna impone lo stop alla movida a partire dalle 23.
* L’Austria chiude tutto a partire dalle 20 ma il provvedimento è in fase di ridiscussione e varia da regione a regione
* Il Belgio e l’Olanda imitano l’Italia: stop alle 22 ma ordinanza destinata a essere rivista alla luce dei dati epidemiologici.
Gli altri governi che impongono limiti sono Romania (ore 20), Ungheria (21.30), Repubblica Ceca (22), Slovacchia (20), Lussemburgo, Grecia e Cipro.
* La Gran Bretagna ha invece abolito ogni restrizione puntando tutto sulla campagna vaccinale a tappeto
(da agenzie)
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Aprile 28th, 2021 Riccardo Fucile
“NON DITE CHE RIAPRIAMO IN SICUREZZA, E’ FALSO. DITE CHE SIETE DISPONIBILI A FAR SI’ CHE CI SARANNO MIGLIAIA DI MORTI IN PIU'”
Lo scontro tra il governatore della regione Emilia-Romagna Stefano Bonaccini e l’infettivologo dell’ospedale Sacco di Milano Massimo Galli va in scena in diretta su Rai Tre, nella trasmissione condotta da Bianca Berlinguer, Cartabianca.
Si parla dei temi caldi del giorno, quindi: riaperture e coprifuoco. Sul coprifuoco la conduttrice chiede un commento sull’odg di Giorgia Meloni che oggi è stato respinto alla Camera.
Bonaccini risponde dicendo di non essersi interessato della faccenda, perché oberato di lavoro. Però poi si esprime, e sostiene una tesi che è un po’ nel mezzo, e cioè, dice: non posso dire che sia una stupidaggine, perché se vediamo che ci saranno i margini e i miglioramenti sufficienti, sarà giusto far slittare oltre l’orario. Che, comunque, è un po’ quello che la maggioranza ha sempre sostenuto.
Ma poi lo scontro con Galli sulle riaperture. Perché a un certo punto il governatore cita il famoso “rischio calcolato. Diamo qualche segno di fiducia agli italiani”.
E lì il professore non ci vede più, si fa paonazzo e urla:
“I calcoli non sono stati fatti su base scientifica. Queste decisioni sono state decisioni di tipo politico, diciamo chiaramente che si vuole questo. Diciamo che siamo disponibili a vedere che ci saranno qualche centinaio o migliaio di morti in più.”
Bonaccini si sente colpito, e chiede: “Perché è così nervoso? Lasci parlare anche gli altri”.
E qui la situazione in studio peggiora, perché l’infettivologo non ci vede più, e continua a parlare: “Lei continua a confondere la politica con il Paese, e guardi che gli italiani se ne accorgono. Dovrebbe vergognarsi!”.
A questo punto interviene Bianca Berlinguer, che chiede al medico: “La politica si è presa questa responsabilità senza tenere conto del comitato tecnico scientifico?”. Ecco la risposta di Galli: “Mi sembra di capire che di tecnico in questa questione c’è stato pochissimo, è stata una decisione politica. Dovete accettare una serie di conseguenze, ma non cercate di dire che possiamo riaprire in sicurezza. Questo non è vero. Prima di riaprire avremmo avuto bisogno (almeno) di altre 15 milioni di dosi.
(da “NextQuotidiano”)
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Aprile 27th, 2021 Riccardo Fucile
INSORGONO TUTTE LE OPPOSIZIONI, DAL CENTRODESTRA AL CENTROSINISTRA: “CHI STABILISCE CHI E’ CONSONO E CHI NO?”
Scoppia la bufera a Cassina de’ Pecchi, paese della provincia di Milano, dove nel
nuovo regolamento della polizia municipale che verrà discusso il prossimo 30 aprile in consiglio comunale, si propone di vietare alle persone di vestirsi e atteggiarsi come prostitute.
Un divieto che limiterebbe ingiustificatamente la libertà personale di vestirsi e comportarsi come meglio si creda, pur – ovviamente – nel rispetto della legge.
Come riportato da Primamilanoovest.it e Milanotoday, all’articolo 23 – Comportamenti contrari all’igiene, al decoro e al quieto vivere – del nuovo regolamento in via di discussione, si legge: “In luogo pubblico è vietato contrarre ovvero concordare prestazioni sessuali oppure intrattenersi con soggetti che esercitano l’attività di meretricio su strada o che, per atteggiamento, ovvero per l’abbigliamento ovvero per le modalità comportamentali manifestino comunque l’intenzione di esercitare l’attività consistente in prestazioni sessuali”.
Subito sono insorte le opposizioni di centrodestra e centrosinistra contro il Comune a conduzione solo leghista con la sindaca Elisa Balconi.
Andrea Maggio di Uniti per Cassina, lista che tiene dentro gli esponenti di Fratelli d’Italia e Forza Italia, ha dichiarato: “Questa è una cosa assurda, chi stabilisce se è consono o no?”.
A fargli eco anche il Partito Democratico, che in una nota ha scritto: “Un attacco alla dignità della donna. Ci chiediamo quale atteggiamento e quale abbigliamento considerino una manifestazione o intenzione di attività di meretricio. Respingiamo qualsiasi forma di classificazione di una donna rispetto al suo modo di vestirsi o di atteggiarsi”.
(da Fanpage)
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Aprile 27th, 2021 Riccardo Fucile
“SABATO C’ERA, NEL TESTO ARRIVATO ALLA CAMERA E’ SPARITO”…. A CONFINDUSTRIA NON PIACEVA, DRAGHI ESEGUE
“Cucù, il salario minimo legale non c’è più…”. Nicola Fratoianni, segretario di Sinistra italiana, spulcia le pagine del Recovery plan presentato da Mario Draghi ieri alla Camera e oggi al Senato e contesta che nella versione finale è stata eliminata la parte dove si prevedeva di introdurre in Italia un tetto minimo per le retribuzioni dei lavoratori.
Un provvedimento che sta molto a cuore al Movimento cinque stelle, che dopo la sconfitta sul superbonus edilizio, perde un’altra battaglia. Sconfitta che certamente non giova all’armonia all’interno della maggioranza. Dove anche Enrico Letta è però favorevole al provvedimento.
“Nella versione del Recovery di sabato scorso, nella parte delle riforme di accompagnamento al piano, c’era scritto chiaro che si prevedeva l’introduzione del salario minimo legale. Nella versione dataci in Parlamento, nell’ultima modifica, come per magia sparisce”, dice Fratoianni.
Il suo partito ha rotto con Articolo 21 sulla fiducia al governo di Mario Draghi, decretando la fine di Liberi e Uguali, e adesso sta all’opposizione insieme a Fratelli d’Italia e ad Alternativa c’è, composta da ex grillini.
Ieri hanno chiesto di rinviare la discussione sul Recovery plan perché arrivato in Parlamento poche ore prima della discussione.
Oggi Fratoianni punta l’indice contro la cancellazione del salario minimo legale. Argomento di cui si discute molto all’estero. “È chiaro perché dico che questo Recovery è un segreto di Stato? – chiede il segretario di Sinistra italiana – È chiaro perché è uno schiaffo al futuro? Perché soprattutto i più giovani, che campano di lavoro povero e sottopagato, non vedranno nessun cambiamento. Ma insieme a McKinsey – conclude – c’è stata pure Confindustria a scriverlo?”.
Fratoianni ha buon gioco a fare notare che fino a sabato nella bozza del Recovery plan si poteva leggere di una misura “per i lavoratori non coperti dalla contrattazione collettiva nazionale, a garanzia di una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del lavoro svolto e idonea ad assicurare un’esistenza libera e dignitosa” nell’ottica di un rafforzamento del sistema delle tutele del lavoro.
Una partita chi sta giocando in maniera intrecciata nelle aule parlamentari italiane e in quelle del Parlamento europeo, dove il 22 aprile è stata depositata una bozza di direttiva sul salario minimo legale elaborata dalla Commissione europea. Avversata dai paesi dell’Est e da Fratelli d’Italie e Lega.
La commissione Lavoro del Senato aveva dato il via libera a questo progetto europeo il 22 marzo. Un passo verso l’approvazione della legge sul salario minimo che è in discussione sempre a Palazzo Madama dal 2019.
L’idea di fondo è di fissare un tetto minimo di 9 euro come salario minimo per i lavoratori. Un po’ come negli Stati Uniti, dove proprio oggi il presidente Joe Biden, dopo la bocciatura del Senato della sua proposta valida per tutti, alza il salario minimo dei contrattisti federali a 15 dollari.
Nel nostro Paese una legge sul salario minimo non esiste. Nonostante fosse prevista come correttivo nel Jobs act di Matteo Renzi o nel decreto Dignità di Luigi Di Maio. Nel 2019, poco prima della caduta del governo Lega-M5S era stato trovato un accordo, saltato poi con la crisi di governo, fra leghisti e grillini
Adesso si discute su un progetto del M5S e uno del Pd dove la differenza di fondo è su come calcolare il salario minimo. O sul reddito medio, comunque superiore alla soglia di povertà, o sul reddito mediano. Un aumento che potrebbe essere di stimolo ai consumi e alla ripresa economica.
Niente di paragonabile al salario minimo stabilito con un referendum nel cantone svizzero di Ginevra dove è passata la proposta di 3400 euro come soglia minima.
Comunque il risultato finale dovrebbe attestarsi fra i 5 e i 7 euro l’ora, cifra più vicina ai dati europei.
Naturalmente in Italia è contraria Confindustria e una certa diffidenza circola anche nei sindacati che vedrebbero ridotti i margini di trattativa.
(da agenzie)
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Aprile 27th, 2021 Riccardo Fucile
IL CONTROLLO DEL PATRIMONIO IMMOBILIARE DEGLI ATENEI E I FONDI COMUNITARI PASSANO A PSEUDO FONDAZIONI VICINE AL PARTITO DI ORBAN
Il primo ministro ungherese Viktor Orban estende il proprio potere anche sulle università, sfruttando i fondi del Recovery e il silenzio dell’Unione europea.
Il parlamento di Budapest ha approvato oggi una nuova legge che istituisce una serie di fondazioni per rilevare la gestione delle università e di altri istituti culturali in Ungheria, una mossa che secondo i critici del premier getta un’ombra sulla libertà accademica e permette al partito al governo di assicurarsi il controllo di queste istituzioni anche in caso di perdita del potere.
Attualmente, la maggior parte delle università ungheresi sono di proprietà dello Stato ma godono di una vasta autonomia in campo accademico.
La nuova norma dispone invece una riorganizzazione degli atenei e l’affidamento della gestione a determinate fondazioni sulla base di un “ripensamento del ruolo dello Stato” con l’obiettivo di amministrare le università in modo più efficiente.
Il partito Fidesz guidato dal premier Viktor Orban, che controlla i due terzi dei seggi in parlamento, ha votato oggi a favore della nuova legge, che consente al governo di nominare i membri dei consigli di amministrazione delle fondazioni destinate a controllare il patrimonio immobiliare e il destino di miliardi di euro di fondi europei, guadagnando una notevole influenza sulla vita quotidiana negli atenei.
Le autorità ungheresi sovvenzioneranno molte di queste fondazioni avvalendosi delle partecipazioni statali nella società energetica MOL e nella casa farmaceutica Gedeon Richter. Inoltre il governo assegnerà più di 1.000 miliardi di fiorini, circa 2,76 miliardi di euro, all’ammodernamento delle università attraverso il Recovery fund.
Diverse voci dell’opposizione hanno accusato il primo ministro di voler svendere il patrimonio nazionale a queste fondazioni.
Orban, salito al potere nel 2010, ha rafforzato negli anni il controllo del governo su gran parte della vita pubblica ungherese, estendendolo ai media e ai settori dell’istruzione e della ricerca scientifica.
Promuovendo i “valori cristiani e conservatori”, il premier ha attuato una politica fortemente contraria all’immigrazione e alle rivendicazioni della comunità LGBTQ+.
La nuova stretta sulle università apre però un nuovo capitolo nella politica di Orban e del partito Fidesz, in vista delle elezioni legislative previste nella primavera del 2022. Per la prima volta da quando il premier ha ottenuto la maggioranza assoluta dei seggi in parlamento nel 2010, l’opposizione sta infatti lavorando a una coalizione unita che rischia di togliere il potere al Fidesz.
Con la nuova riforma e la nomina di figure vicine al proprio partito nei consigli di amministrazione delle fondazioni interessate, Orban affida di fatto il controllo degli atenei, con tutto l’ingente patrimonio immobiliare e i miliardi di euro di fondi europei loro riservati, non più al governo ma direttamente al Fidesz, assicurandosiu una posizione di potere anche in caso di sconfitta elettorale.
In tutto questo, l’Unione europea sembra per lo meno impotente, se non involontariamente complice. Il primo ministro ungherese tiene infatti sotto pressione Bruxelles ritardando l’approvazione del nuovo meccanismo di finanziamento del Recovery fund da parte del parlamento finché la Commissione europea non avrà accettato il piano di ripresa di Budapest, che potrà contare su 7 miliardi di euro in sovvenzioni e 10 miliardi di euro di prestiti che l’Ungheria riceverà nei prossimi tre anni nell’ambito del Reconstruction & Recovery Fund (RRF).
Orban ha dichiarato che intende spendere il 37 per cento di queste risorse per la transizione ecologica, il 20 per cento per la trasformazione digitale e un altro 20 per cento per la modernizzazione delle università. Tuttavia, l’attuale governo ungherese non rispetta gli standard della Commissione europea relativi all’indipendenza del sistema giudiziario, alle misure anticorruzione e alla trasparenza degli appalti pubblici.
Eppure questo non sembra costituire un problema perché né Bruxelles né Budapest hanno interesse a ritardare il lancio del Reconstruction & Recovery Fund (RRF). Forse non è un caso che non siano emersi dettagli in merito dall’incontro di venerdì 23 aprile 2021 tra Viktor Orban e Ursula Von der Leyen.
Fatto sta che finora alla Commissione non sono state fornite garanzie legali per una maggiore trasparenza negli appalti pubblici e un più stringente controllo statale sulle fondazioni, anzi. Recentemente Orban ha riorganizzato le deleghe all’interno del governo mettendo l’agenzia responsabile della pianificazione e della distribuzione dei fondi europei alle dirette dipendenze dell’ufficio del primo ministro.
(da TPI)
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