Aprile 27th, 2021 Riccardo Fucile
A GENNAIO ERANO RIESPLOSI I CASI PER AVER CONCESSO 4 GIORNI DI “LIBERI TUTTI” A NATALE, POI LA RETROMARCIA… ORA HA SENSO RIAPRIRE, NON QUANDO CI SONO OLTRE 350 MORTI AL GIORNO COME IN ITALIA
Lunedì zero morti per la prima volta da agosto, le terapie intensive quasi vuote e
adesso il governo è pronto a una nuova, importante abolizione di misure anti-Covid. Sei settimane dopo aver iniziato ad allentare gradualmente un prolungato lockdown, il Portogallo è sulla buona strada per cancellare ulteriormente le restrizioni la prossima settimana, come previsto.
Probabilmente dal prossimo lunedì revocherà i limiti sugli orari di apertura di ristoranti e caffè, consentirà lo svolgimento di grandi eventi all’interno e all’esterno anche se con limiti di capienza e aumenterà il numero di persone che possono partecipare a matrimoni e battesimi. Le regole sul distanziamento sociale e sull’uso di maschere rimarranno in vigore.
Il Portogallo è stato il paese più colpito al mondo rispetto al numero di abitanti a gennaio, settimane dopo aver revocato le restrizioni per quattro giorni nel periodo natalizio. Ma la pandemia è diminuita in modo significativo dal lockdown entrato in vigore in quel mese che le autorità hanno iniziato gradualmente ad allentare sei settimane fa. Lunedì nel Paese non si sono registrati decessi per Covid-19 per la prima volta dall’inizio di agosto.
Nelle case di cura per anziani non ci sono morti da due settimane. Il tasso di incidenza del virus ogni 100mila abitanti nell’arco di 14 giorni, una misura chiave per la pandemia, è pari a 67, dopo essere schizzato fino a 1.628.
Le unità di terapia intensiva nel Paese – che conta 10,3 milioni di abitanti – sono arrivate ad ospitare 900 pazienti all’inizio di febbraio, ma ora sono 91 i letti occupati.
Come in altri Paesi nell’Unione europea, il piano di vaccinazione del Portogallo è in ritardo ma sta accelerando. Il ministero della Salute ha detto che si aspetta di raggiungere per oggi il traguardo dei 3 milioni di dosi somministrate. Si prevede che tutte le persone di età superiore ai 60 anni saranno vaccinate entro il 23 maggio. È anche probabile che lo stato di emergenza nazionale, decretato poco più di un anno fa per concedere all’esecutivo poteri legali per l’imposizione di blocchi, non verrà esteso oltre la fine di questa settimana.
(da agenzie)
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Aprile 27th, 2021 Riccardo Fucile
MOLTI HANNO RIFIUTATO DI FORNIRE LE PROPRIE GENERALITA’ E SI SONO DEFINITI “CITTADINI DEL REGNO SOVRANO DI GAIA”
Un maxi raduno di negazionisti del Covid è andato in scena domenica 25 aprile in Sardegna, in una campagna di Palmadula, borgata della Nurra.
A scoprire circa 130 persone ammassate senza mascherina sono stati gli uomini del Corpo Forestale di Sassari. In seguito a una segnalazione il Corpo Forestale è intervenuto sul posto trovando – nell’unica regione italiana ancora zona rossa– una settantina di auto e caravan parcheggiati davanti a un terreno.
C’erano oltre cento persone che festeggiavano senza preoccuparsi del rischio di contagio. Famiglie con bambini stavano banchettando all’aperto, cantavano e suonavano senza tener conto dei divieti della zona rossa. Erano stati anche allestiti banchetti per la vendita di prodotti vari. Qualcuno, quando ha visto gli agenti, si è allontanato.
Per i partecipanti alla festa il Covid è una invenzione
Per porre fine alla festa il Corpo forestale ha inviato a Palmadula 30 unità da tutte le stazione del circondario. Il raduno, a quanto emerso, era stato lanciato su Facebook dal proprietario del terreno.
I presenti – negazionisti del Covid arrivati da tutta l’isola – in gran parte si sono rifiutati di fornire le proprie generalità o in alcuni casi hanno esibito documenti d’identità ‘fai da te’. Qualcuno ha dichiarato di essere un “cittadino del regno sovrano di Gaia” o appartenenti alla “Repubblica de Sardinia” e in quanto tali liberi e sovrani. Ritenendo di non appartenere allo Stato italiano hanno detto di non riconoscerne le leggi, comprese le norme di divieto imposte a causa della pandemia di Coronavirus. Perché non indossavano la mascherina? “Perché il virus – il parere dei negazionisti alla festa – non è altro che una invenzione delle grandi multinazionali della farmaceutica”.
“Persone incoscienti e tutte riottose a ridurre i rischi di contagiarsi”
Il comandante dell’Ispettorato Forestale di Sassari, Giancarlo Muntoni, e il responsabile del settore della vigilanza, commissario capo Antonio Sanna, hanno parlato di un “pericoloso assembramento di persone”. “Quello che abbiamo rinvenuto non era il semplice spuntino fra quattro amici ma un numerosissimo e pericoloso assembramento di persone, oltre un centinaio, compresi tanti bambini, in totale dispregio delle norme anti Covid. Persone incoscienti e tutte riottose a ridurre i rischi di contagiarsi e contagiare anche gli altri, compresi i colleghi Forestali intervenuti per fare il loro lavoro”, hanno commentato l’accaduto. Complessivamente sono state identificate 63 persone, controllati circa 70 veicoli, contestate 63 violazioni alle norme anti Covid.
(da agenzie)
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Aprile 27th, 2021 Riccardo Fucile
INCAPACI DI CACCIARE A CALCI IN CULO I SOVRANISTI DELL’EST, SI DEDICANO A RICATTARE I PAESI DI ORIGINE
Dopo la morte di 130 migranti al largo della Libia a cui l’Europa per ore si è rifiutata di fornire aiuto, secondo quanto denunciato dall’Onu, Bruxelles risponde a quella che per molte Ong sembra più che una tragedia, un disastro annunciato, l’Europa ha deciso di mettere da parte il piano sull’accoglienza per dare invece spazio a una delirante strategia sui rimpatri.
«Solo circa un terzo delle persone senza diritto di soggiorno nell’Ue torna nel proprio Paese di origine e di coloro che lo fanno, meno del 30% lo fa volontariamente. I rimpatri volontari sono sempre l’opzione migliore: mettono l’individuo al centro, sono più efficaci e meno costosi».
Secondo il Parlamento europeo, il rimpatrio volontario costa meno di quello forzato. Si stima che un allontanamento forzato costi in media 3.414 euro, contro 560 euro di quello volontario, e 2.500 da un Paese di transito.
Meno costosi di quel piano per la ricollocazione dei migranti naufragato nello stesso mare in cui sono naufragate centinaia di persone a partire dal 2015, da quando le quote di ricollocazione tra i Paesi membri non hanno funzionato.
Soprattutto a causa dell’opposizione dei Paesi del nord e dell’Est Europa. Bruxelles ha così deciso di rivolgersi nuovamente a Frontex. Sarà l’agenzia per il controllo delle frontiere europee a capo del nuovo piano per i rimpatri.
La stessa agenzia che, secondo inchieste internazionali, è responsabile di respingimenti illegali di migranti provenienti dalla Turchia al largo delle Isole greche.
Anche il Parlamento europeo, a febbraio, ha aperto una commissione d’inchiesta sul lavoro di Frontex, già al centro di un’indagine dell’antifrode europea per aver organizzato feste per 2 milioni di euro.
Nel documento preparato dalla Commissione europea, tra i compiti previsti dal mandato di Frontex, ci sarà quello di aumentare il numero delle operazioni di ritorno, tra cui appunto quelle sui rimpatri volontari.
La Commissione europea pensa che «mescolando parole come “ritorno” e “volontario” il suo piano per deportare migliaia di migranti suonerà meglio», commenta a Open Sira Rego, eurodeputata del gruppo di monitoraggio del Parlamento europeo su Frontex. «Ma quello che la Commissione ha annunciato oggi è solo l’agenda dettata da Orban, Duda e Jansa. È solo il desiderio di Salvini, Le Pen e Abascal».
«Questo piano rafforza il ruolo di Frontex come agenzia ufficiale per le deportazioni dell’UE – aggiunge Rego -. La stessa Agenzia che la scorsa settimana ha fatto annegare 130 persone nel Mediterraneo».
Una politica che secondo Rego l’Ue porta avanti da tempo. Bruxelles «insiste nel ricattare i Paesi d’origine condizionando i fondi per lo sviluppo alla riammissione di chi viene espulso dall’Europa. È quello che l’Ue fa con l’Afghanistan da diversi anni e che ieri è stato firmato in un altro vergognoso accordo. È quello che fa l’Ue fa quando rimanda in Libia le persone bloccate in mare».
L’Ue deve «creare un’agenzia pubblica europea di ricerca e soccorso. Deve smantellare Frontex. Deve creare una volta per tutte percorsi sicuri e legali verso l’Europa».
(da Open)
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Aprile 27th, 2021 Riccardo Fucile
SOVRANISTI PAGLIACCI: L’AMICO ORBAN HA FISSATO PALETTI PIU’ RIGIDI DEL “COMUNISTA” SPERANZA
A Giorgia Meloni non far sapere che le restrizioni del suo amico Orban sono molto più nere.
Lunedì sera, nella piazza antistante a Palazzo Chigi, un piccolo gruppetto di parlamentari di FDI si è riunito per protestare contro il coprifuoco. A guidare la mozione – che oggi sarà presentata nell’ordine del giorno dei lavori parlamentari – è stata proprio la leader di Fratelli d’Italia.
Candele in mano, striscione, diretta Facebook e attesa per l’immancabile collegamento con Quarta Repubblica, su Rete 4.
La fiaccolata Fratelli d’Italia non ha riscosso un grande successo e, soprattutto, fa emergere il classico doppio volto di chi esalta altri modelli (rigorosamente sovranisti) non conoscendone le dinamiche per criticare e ideologizzare la situazione italiana.
“La nostra è una manifestazione simbolica. Il coprifuoco è una misura irragionevole che devasta la nostra economia e incide sulla libertà dei cittadini. Non è più tollerabile continuare a limitare la libertà delle persone con atti del governo”, ha tuonato Giorgia Meloni in piazza prima di seguire gli altri parlamentari, posando con una candela in mano in favore di telecamera.
Insomma, il coprifuoco è una misura irragionevole, secondo la deputata che ha guidato la fiaccolata Fratelli d’Italia davanti al Palazzo della Presidenza del Consiglio. E da giorni va ripetendo anche il suo no al pass vaccinale per poter viaggiare, ma anche per accedere ad alcuni luoghi pubblici (come accade in altri Paesi).
Insomma, misure da regime, come ha sempre sottolineato Giorgia Meloni parlando prima di Giuseppe Conte e ora di Mario Draghi. E l’obiettivo delle critiche è il “rosso” Speranza. Ed è qui che si incappa nell’incoerenza.
E allora l’Ungheria?
Perché il sovranista Orban, grande punto di riferimento della destra italiana, ha addirittura imposto limitazioni ancor più restrittive per contenere il virus.
Dopo mesi di chiusure (perché anche lì si è deciso di chiudere per evitare il tracollo sanitario), ora il premier ungherese ha dato i primi impulsi a una parvenza di ripresa. Ma come? Da questa settimana il coprifuoco alle 22.00 (sì, c’era anche in Ungheria) è stato posticipato alle 23, ma i locali di ristorazione (bar, pub e ristoranti) dovranno chiudere le proprie serrande e far uscire i clienti alle 21.30. Mezz’ora prima rispetto agli italiani.
E c’è di più: le riaperture – anche lì graduali – di molte attività sono condizionate dal vaccino.
Palestre, piscine, teatri, cinema, terme, musei, parchi divertimento, biblioteche, eventi sportivi e alberghi apriranno le porte solamente a chi si è immunizzato. E per farlo dovrà essere in possesso del documento di immunità. Insomma, il pass vaccinale criticato da Giorgia Meloni il mese scorso.
“Non siamo d’accordo sul passaporto vaccinale, siamo contrari a obblighi diretti e indiretti. Siamo contrari anche perché si tratta di dati estremamente delicati. Inoltre, noi abbiamo bisogno che le persone si possano muovere, che il turismo possa ripartire. I giovani saranno gli ultimi ad essere vaccinati e aspettare il passaporto vaccinale non è intelligente”. Un duro attacco all’Europa e a Speranza.
Ma forse anche a Orban, a sua insaputa.
(da”NextQuotidiano”)
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Aprile 27th, 2021 Riccardo Fucile
NELLE GRANDI CITTA’ ASSEMBRAMENTI SUI MEZZI PUBBLICI, UN COPIONE GIA’ VISTO
Da nord a sud tutta l’Italia, eccezion fatta per la Sardegna, è alle prese con le – seppur parziali – riaperture. Le criticità erano sul tavolo oramai da settimane, ma ieri tutti i nodi sono venuti al pettine.
“Dal tracciamento ai trasporti è cambiato ben poco dall’inizio dell’anno”. È questo l’allarme lanciato dalla dirigente scolastica del liceo scientifico Bottoni di Milano, Giovanna Mezzatesta.
QUI MILANO.
In questa scuola della zona ovest della città, questa mattina sono tornati in classe in presenza il 15 per cento in più degli studenti. Una percentuale che rispecchia quella cittadina stimata dall’assessore alla Mobilità del Comune di Milano, Marco Granelli: “Siamo a 80mila studenti delle scuole superiori che si muovono sui mezzi, cresceranno, ma già eravamo al 50 per cento dunque questa settimana abbiamo fatto un salto graduale dal 50 al 70 per cento”.
Un cambiamento che ha portato al blocco dei tornelli su alcune linee della metropolitana e a disagi su molte linee di bus e tram nonostante “l’aumento del 10 per cento circa dei mezzi – precisa l’assessore – e l’utilizzo di tutti i treni della metro a disposizione”. Il problema di fondo però rimane. “Penso che la città sia preparata”, sostiene Beppe Sala. Il sindaco ha illustrato quanto fatto da Palazzo Marino per gestire la ripartenza: “Stiamo aumentando al massimo possibile il servizio di trasporto pubblico, stiamo vigilando con massimo impegno – spiega il sindaco -. Dopodiché io penso che serva una grande tolleranza da parte di tutti”.
QUI ROMA.
Non se la passa bene neanche la Capitale. Se è vero che tutte le strade portano a Roma, lo è altrettanto che nel giorno della ripartenza in presenza per il 70 per cento degli studenti delle superiori la metro ed i mezzi pubblici della capitale erano decisamente affollati. è proprio la percentuale di studenti in movimento a rendere ancora più complessa la gestione del trasporto pubblico locale. Tra le 8 e le 9 del mattino, nell’ora di punta, soprattutto tra le stazioni di cambio dei treni regionali e metropolitana – da Termini a Piazzale Flaminio – gli assembramenti sono evidenti e il distanziamento impossibile.
Colpo di scena, invece, a Napoli: stazioni semivuote, treni che viaggiano anche al di sotto del 50 per cento della capienza, che è limite massimo fissato a causa della pandemia, e autobus in leggera difficoltà, ma solo in alcuni momenti della giornata. Più a sud, nella città partenopea con il ritorno in zona gialla e soprattutto con la ripartenza in presenza delle scuole superiori si temevano assembramenti sui mezzi pubblici.
QUI NAPOLI
Invece sembra che i napoletani si fidino sempre meno del trasporto pubblico e chi può, preferisce muoversi in macchina, con conseguenti ripercussioni sul traffico cittadino. Le riaperture a singhiozzo delle attività, gli ingressi a scuola in orari differenziati, con la didattica in presenza ancora al 50 per cento in molte scuole della Campania e del capoluogo vista anche l’ordinanza del governatore Vincenzo De Luca che ha imposto un limite dove non risulti possibile il distanziamento, e il ricorso al lavoro da casa, sicuramente hanno contribuito ad alleggerire il peso sul trasporto pubblico locale (TPL).
“Oggi non abbiamo particolari segnalazioni di disagi – dice il Presidente dell’Ente Autonomo Volturno (EAV), Umberto de Gregorio – di certo c’è poca fiducia da parte degli utenti, consideri che da circa un anno l’utenza media si è ridotta di almeno il 50 per cento, ma le criticità del trasporto pubblico non sono state risolte e queste giornate possiamo considerarle ancora come se ci fosse una sorta di tregua, ma appena si comincerà ad avere più fiducia, appena riapriranno davvero tutti e soprattutto appena ritorneranno i turisti ci ritroveremo con gli stessi problemi di sempre”.
“Del resto – prosegue il Presidente della società che gestisce il trasporto pubblico in Campania – prima della pandemia si viaggiava anche al 150 per cento della capienza, nei prossimi giorni e nelle prossime settimane molto probabilmente vedremo una situazione diversa, più difficile da gestire. E quando tornerà l’utenza di sempre – conclude De Gregorio – è impensabile continuare a far viaggiare i treni al 50 per cento della capienza, rischiamo di avere stazioni affollate un po’ ovunque e assembramenti, inoltre, quando le scuole riapriranno in presenza al 70 per cento o al 100 per cento bisognerà rivedere anche gli orari di ingresso alle superiori per evitare pressioni sui mezzi pubblici”.
(da Open)
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Aprile 27th, 2021 Riccardo Fucile
TRADOTTO: CHI VUOLE ABOLIRLO E’ UN CRIMINALE CHE VUOLE FAR MORIRE MIGLIAIA DI ITALIANI
Sergio Abrignani, immunologo dell’università Statale di Milano e componente
del Comitato tecnico scientifico (Cts) per l’emergenza coronavirus, è intervenuto ad ‘Agorà’ su Rai3.
Rispondendo a una domanda sulla decisione di avere il coprifuoco alle 22 – decisione politica o indicazione scientifica del Cts – Abrignani ha confermato di aver detto che, a suo avviso, a livello nazionale dare un’ora in più a milioni di persone per interagire vuol dire dare milioni di chance in più al virus di circolare.
E ha aggiunto: “C’è stato un comunicato del nostro portavoce Silvio Brusaferro su questo, in cui si diceva che noi siamo a favore di tutta una serie di mitigazioni del rischio e si diceva del mantenimento del coprifuoco. Il Cts non decide mai nulla, dà dei pareri. Le decisioni sono sempre della politica. Noi diamo dei pareri in scienza e coscienza, sulla base dei dati”, ha ribadito.
Ad Abrignani non piace che si parli di “un noi e un voi, come se ci fosse gente che vuole chiudere e gente che vuole aprire. È veramente un tentativo di mitigare il rischio. Abbiamo visto oltre 120mila morti in 14 mesi e non è una cosa da ridere o da discutere da tifosi. E’ una cosa terribilmente pericolosa”.
(da agenzie)
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Aprile 27th, 2021 Riccardo Fucile
I DUE CASI INDIVIDUATI IN VENETO
La situazione, per il momento, è sotto controllo. Ma bisogna continuare a monitorare e sequenziare l’andamento e l’evoluzione del Sars-CoV-2.
L’ultimo spauracchio è chiamato “variante indiana” e in Italia sono stati individuati due casi in Veneto. Il professor Andrea Crisanti ha spiegato le caratteristiche di questa nuova forma dello stesso virus che in India ha soppiantato quasi del tutto i casi di “variante inglese”.
Il rischio è l’altissimo livello di trasmissibilità, come evidenziato dai bollettini quotidiani che arrivano dallo Stato indiano.
“È una variante che genera cluster molto numerosi. Quindi ha, probabilmente, un indice di infettività molto alto. In India ha completamente soppiantato la variante inglese e questo significa che è una variante con un indice di trasmissibilità elevato. Poi ha due mutazioni nella regione che funzionano da bersaglio per gli anticorpi neutralizzanti – ha detto Crisanti a Sky Tg 24 -. Quindi si ritiene che, effettivamente, possa in qualche modo sfuggire al vaccino. La nostra capacità di monitorare le varianti ha una sensibilità bassissima e il fatto che siano state identificate già due casi è un campanello d’allarme importante, perché significa che probabilmente ce ne sono molti, molti di più”.
Il professore ha poi proseguito parlando dell’analisi delle varianti nel nostro Paese e non solo per i due casi veneti. Un tema in cui si palesano alcune criticità di: “In questo momento non sappiamo qual è il repertorio delle varianti in Italia. Facciamo un test parziale, una volta ogni 15-20 giorni, su un campione molto limitato e su pezzi del virus estremamente limitati. Va cambiata la strategia. Se facessimo decine di migliaia di sequenze e trovassimo due casi potremmo dire che sono casi isolati Se ne analizziamo poche centinaia e ne troviamo due, cambia completamente”.
(da agenzie)
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Aprile 27th, 2021 Riccardo Fucile
GLI AGENTI INTERVENUTI SONO PURE STATI RICOPERTI DI INSULTI: FINO A QUANDO DOVREMO SOPPORTARE QUESTI DELINQUENTI?
È diventato famoso per essersi presentato in piazza Montecitorio vestito da
sciamano, con tanto di cappello con le corna sulla propria testa. Hermes Ferrari è stato uno dei simboli del movimento “Io apro“, ma oggi il suo locale è chiuso per violazione delle norme anti-covid.
All’interno della sua pizzeria di Modena, infatti, è andata in scena una cena no mask. Oltre a lui (e al suo ristorante) sono state multate anche le altre 57 persone che hanno partecipato a quell’evento al chiuso (ancora non era scattata la zona gialla in Emilia-Romagna e, anche con le restrizioni attuali più lievi, non è ancora consentito il consumo di cibi e bevande al chiuso).
Come riporta La Gazzetta di Parma, il ristorante è stato chiuso per cinque giorni e anche il titolare è stato multato con una sanzione di 400 euro (stessa cifra anche per tutti gli altri presenti al momento dell’arrivo delle forze dell’ordine).
E non sono mancate tensioni tra i protagonisti della “cena ribelle” e i 20 agenti arrivati sul posto, travolti dagli insulti mentre raccoglievano le generalità dei presenti. Tutti erano senza mascherina, mentre si trovavano seduti al tavolo o giravano liberamente all’interno della pizzeria. I fatti sono accaduti sabato sera, intorno alle 20.
Ed è stato lo stesso Hermes Ferrari ha confermare la sanzione contro di lui, contro i suoi ospiti e la chiusura temporanea della sua attività, ma il ristoratore decide di non demordere: “Mi hanno elevato una sanzione da 400 euro oltre alla chiusura che non rispetterò perché la Costituzione afferma che il lavoro è un diritto”.
Ricordiamo che la Costituzione tutela il diritto al lavoro, così come ogni altra libertà, purché tutto questo non ostacoli la libertà degli altri. E, in questo caso, si parla di tutela del diritto alla salute.
(da agenzie)
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Aprile 27th, 2021 Riccardo Fucile
CATANIA, 76 PERSONE DENUNCIATE PER AVER PERCEPITO INDEBITAMENTE IL REDDITO, 25 DI LORO SONO CONDANNATI PER MAFIA, GLI ALTRI SONO LORO FAMILIARI
Succede a Catania: 76 persone sono state denunciate per aver percepito indebitamente il reddito di cittidinanza. 25 di loro sono condannati per mafia e gli altri sono loro familiari
L’indagine è partita dai Carabinieri del Comando Provinciale di Catania, che insieme a quelli del locale Nucleo Ispettorato Lavoro, hanno individuato e denunciato all’Autorità Giudiziaria 76 persone ritenute responsabili di aver ottenuto indebitamente il reddito di cittadinanza utilizzando dichiarazioni false, nonché omettendo informazioni dovute. La Procura Distrettuale della Repubblica ha conseguentemente emesso nei confronti degli stessi un decreto di sequestro preventivo delle rispettive carte di reddito di cittadinanza. L’indagine ha consentito di appurare che tra tutti i cittadini denunciati ve ne sono 25 che hanno personalmente richiesto ed ottenuto il beneficio pur essendo stati condannati per mafia, circostanza ostativa alla concessione del beneficio. Le rimanenti 51 persone, di cui 46 donne, hanno invece richiesto ed ottenuto il beneficio, omettendo di comunicare che all’interno del proprio nucleo familiare vi fosse tra i destinatari del reddito di cittadinanza anche un proprio congiunto gravato da sentenze di condanna definitive per associazione di tipo mafioso.
(da agenzie)
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