Aprile 26th, 2021 Riccardo Fucile
ALTRO CHE VITTIMA DEL COVID, NON PAGAVA L’AFFITTO, I FORNITORI E NEANCHE I DIPENDENTI: LE TESTIMONIANZE A LE IENE SMASCHERANO IL BLUFF
In ginocchio e con le mani giunte. L’immagine della ristoratrice Chiara Dalmazio è diventata uno dei simboli delle proteste dei giorni scorsi di quanti sono andati a Roma a chiedere che bar e ristoranti potessero riaprire.
Nei video diventati anche piuttosto virali, c’è lei che urla, e che dice che – prima del covid – avesse due locali, entrambi chiusi in pochi mesi a causa delle restrizioni per la pandemia.
Aveva tanto colpito chi l’ha vista, che era stata aperta anche una raccolta fondi destinata alla donna, per aiutarla a rialzarsi.
Ma, c’è un ma abbastanza grande.
Le Iene, dopo l’arrivo di alcune segnalazioni e commenti che etichettavano Chiara Dalmazio come una bugiarda, ha deciso di verificare: “Non è vero che ha chiuso per il covid, è tre anni che è chiuso”, e poi altre frasi, per far capire che, in ogni caso, non fosse proprio una persona da erigere a esempio.
Aveva detto durante la protesta: “Io avevo due ristoranti e bar chiusi tutti e due in nove mesi, a Empoli e uno a Cerreto Guidi”.
Sui social però qualcuno ha detto che non fosse così, e ha scritto: “Il bar a Cerreto è chiuso da quasi due anni e non per il Covid. E il bar delle piscine gli è stato tolto perché non pagava l’affitto”.
E ancora, gli abitanti vicino agli ex locali della donna, parlando con l’inviata delle Iene: “Ho visto tante persone che ci lavoravano piangere, purtroppo”; “Lei da qualsiasi posto è venuta via, è venuta via perché ha fatto una buca. Ma non c’era il Covid”; “Non pagava l’affitto, i fornitori, non pagava nessuno”.
E c’è anche qualcuno dei suoi ex dipendenti che da lei aspetta alcuni pagamenti arretrati, come Elisa, che racconta di dover ricevere ancora 5mila euro da due anni.
Lei non è l’unica, e anzi. Sono diverse le donne che lamentano di aver lavorato per Chiara Dalmazio e che dicono di non essere state pagate.
Lei risponde dicendo che non ha i soldi per sé, figurarsi per le altre (dipendenti).
E la domanda diventa: è giusto che che Chiara Dalmazio sia il simbolo delle ristoratrici e dei ristoratori (onesti) che sono stati piegati dal covid?
(da NextQuotidiano”)
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Aprile 26th, 2021 Riccardo Fucile
RENZI ACCUSAVA CONTE PERCHE’ STANZIAVA “SOLO” 12 MILIARDI, ORA CHE DRAGHI LI HA TAGLIATI A 4,5 NON DICE NULLA?
Solo 4,5 miliardi del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) predisposto dal governo Draghi saranno usati per gli obiettivi del “Piano Amaldi“, ovvero per potenziare la ricerca scientifica pubblica.
E, in gran parte, saranno fondi non strutturali.
Una decisione ben lontana dai quasi 12 miliardi promessi dal governo Conte. A denunciarlo su Twitter nei giorni scorsi sono stati diversi esponenti del mondo scientifico, che nei scorsi mesi avevano promosso il piano, a sostegno del quale era stata lanciata una petizione sulla piattaforma Change.org che ha raccolto oltre 30mila firme.
Proprio il piano Amaldi era stato uno dei temi sollevati dal leader di Italia Viva Matteo Renzi quando decise di aprire la crisi di governo che portò alla nascita dell’esecutivo guidato da Mario Draghi.
“Sen. Matteo Renzi, lei il 19 gennaio 2021 ha fatto cadere il governo Conte chiedendo – tra tante altre cose – anche l’implementazione integrale del Piano Amaldi per la ricerca scientifica”, ha scritto in un tweet pochi giorni fa Federico Ronchetti, fisico dell’Infn (Istituto Nazionale Fisica Nucleare) e promotore della raccolta firme sul piano. “Chiedeva una svolta: ora la chiediamo noi a Lei. Dov’è il Piano Amaldi? Ora o mai più”. Ma dall’ex premier per ora non è arrivata risposta.
Cos’è il piano Amaldi
Il Piano Amaldi prende il nome da Ugo Amaldi, fisico del Cern (Organizzazione europea per la ricerca nucleare) e presidente emerito Fondazione Tera, ed è una proposta per utilizzare i finanziamenti del Recovery Plan per rilanciare la ricerca pubblica italiana a livello internazionale.
Amaldi aveva esposto la sua proposta in un pamphlet contenuto nel saggio a più firme “Pandemia e Resilienza. Persona, comunità e modelli di sviluppo dopo la Covid-19”, pubblicato dalla Consulta scientifica del Cortile dei Gentili. In seguito, insieme ad altri scienziati, aveva esposto la proposta in una lettera al presidente della Commissione Cultura del Senato.
Il piano sottolinea la “situazione del tutto insoddisfacente degli investimenti italiani in ricerca pubblica” e ribadiva come l’Italia spendesse troppo poco per la ricerca scientifica in confronto agli altri Paesi europei. Per sopperire alla situazione, gli scienziati chiedevano investimenti in cinque anni, fino al 2026, nella ricerca pubblica. Secondo prestigiosi scienziati italiani, come Luciano Maiani, Giorgio Parisi e Alberto Mantovani, servivano almeno 15 miliardi, che avrebbero dovuto sostenere la ricerca di base e non essere orientati al mondo delle imprese.
L’iniziativa si era trasformata in un hashtag su Twitter che ha raccolto consensi dalla comunità scientifica e anche da alcuni esponenti politici, tra cui il leader di Azione Carlo Calenda, la ministra per il Sud Mara Carfagna e il sottosegretario agli Affari Esteri Benedetto della Vedova.
La bozza del Recovery Plan approvata il 12 gennaio 2021 dal governo Conte menzionava esplicitamente il Piano Amaldi e destinava alla ricerca 11,77 miliardi di euro. Invece, nel testo del Pnrr che verrà presentato oggi in Parlamento non viene menzionato esplicitamente il piano. I fondi destinati alla ricerca di base e a quella applicata non sono stati aumentati in modo netto e non sono stati resi strutturali.
“L’Italia affossa il Piano Amaldi che con un investimento in ricerca dell’1% del Pil promette una crescita del 3%. In USA Joe Biden investe 250 miliardi in ricerca e trasferimento tecnologico. Cambiano le facce ma i fatti non ci sono, sottolinea sempre su Twitter Federico Ronchetti, che aggiunge: “Con il Piano Amaldi chiedevamo 20 miliardi in sei anni. Poi Manfredi ne ha promessi 15. Alla ministra Messa ne sono stati chiesti 12. Quanti ce ne danno? 4,5 e nemmeno strutturali. 4,5 miliardi su 230. Il Piano Amaldi omeopatico”.
“Se l’Italia non ha capito l’importanza della ricerca neanche nel momento in cui la scienza ci ha letteralmente salvato la vita e ci ha impedito di entrare in un cupo medioevo, allora non c’è più speranza”, ha commentato su Twitter Roberto Burioni.
(da TPI)
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Aprile 26th, 2021 Riccardo Fucile
“RIAPERTURE PREMATURE, PREOCCUPA LA SCUOLA: IN UN MESE AUMENTANTI I CONTAGI DEGLI STUDENTI DEL 25%”
“La mia previsione è che nel giro di tre, cinque settimane saremo costretti a
richiudere”. Parte da qui Giovanni Sebastiani nell’analisi dello scenario epidemiologico presente e futuro.
E indica come esempio quanto sta succedendo a Bolzano – “si è riaperto prima, il numero dei contagi ha smesso prima di diminuire e ci sono segni iniziali di aumento, come per i ricoveri in terapia intensiva”.
Oggi l’Italia prova a ripartire, è il giorno delle riaperture. Il matematico dell’Istituto per le Applicazioni del Calcolo “Mauro Picone” del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr-Iac) non esita a definirle “premature”.
“Più di tutto – spiega – mi preoccupa la scuola. Si è dimostrato che, in seguito al ritorno degli studenti in presenza, l’Rt aumenta del 25% in 4 settimane, come ha ammesso anche l’Istituto Superiore di Sanità. Inoltre, a differenza di quanto avveniva l’anno scorso, oggi la trasmissione del virus coinvolge anche i bambini di età inferiore a 10 anni”. E infatti, aggiunge Sebastiani, “a gennaio la prima ad essere ripartita è stata la curva degli under 10”.
Insomma, pur con le incertezze dei modelli matematici da mettere nel conto, i numeri dell’Italia sconsigliavano di allentare le restrizioni. “Noi stiamo frenando la discesa dei contagi, entro 7-10 giorni la curva tornerà piatta e poi ricomincerà a salire – aggiunge il matematico del Cnr – Credo che la ripartenza andasse rinviata a fine maggio. In tal modo avremmo completato, somministrando gli 11 milioni di dosi mancanti, la vaccinazione degli ultra70enni, che contribuiscono all’86% della mortalità per Covid”.
Il vaccino, già, l’elemento che differenzia la ripartenza attuale da quella dell’anno passato? Quali effetti può determinare la campagna vaccinale sull’evoluzione del virus nel nostro Paese. Qualche giorno fa il fisico dell’Università di Trento, Roberto Battiston, ha spiegato che “i contagi calano lo stesso grazie ai vaccinati e agli ex malati”.
Per Sebastiani, invece, “stiamo abbattendo la mortalità ma non la circolazione del virus, non come andrebbe fatto almeno” perché “la vaccinazione, così come la stiamo facendo, pur salvaguardando com’è sacrosanto vite umane preziose, non agisce su quanti fanno circolare il virus in modo sostanziale. E poi c’è il problema dei ragazzi”. Ancora una volta, occhi puntati sui numeri.
Al 25 aprile risulta che agli under60, le persone – in Italia sono 42 milioni – che veicolano maggiormente il virus, sono state somministrate 5 milioni e 700mila dosi. Circa 3 milioni e 600mila agli under 50 – 32 milioni e 500mila persone, 2 milioni agli under 40 – 23 milioni e 500mila persone. “Alle persone di età inferiore ai 19 anni, circa 10 milioni e 600mila persone, sono state somministrate circa 30.000 dosi, al di sotto i 16 anni non è stato vaccinato nessuno”.
Insomma, “si può assumere che chi completa la vaccinazione con le due dosi necessarie non trasmette il virus, ma una persona di 70 anni o più quante persone può incontrare, e quindi quante occasioni avrà di trasmettere il virus, rispetto a una persona di età inferiore a 50 anni?”, chiede Sebastiani. Da qui la conclusione che “così non si ferma al momento in modo sostanziale la circolazione del virus”.
Con tutto quello che ne consegue. “Portare avanti la campagna vaccinale in uno scenario come il nostro, caratterizzato da un’alta circolazione del virus, è molto rischioso”, avverte il matematico del Cnr. Per due ragioni. “In primo luogo perché le persone fragili in attesa del vaccino – mi riferisco in particolare agli over70 mancanti – rischiano di essere colpite dal virus prima di essere vaccinate e dunque di morire e poi soprattutto c’è la possibilità che si sviluppino nuove varianti del virus potenzialmente resistenti al vaccino. Da uno studio israeliano sembra che contro la variante indiana il vaccino di Pfizer BioNTech abbia una risposta ridotta degli anticorpi”.
Insomma, guardia alta. Anche perché “la percentuale di positivi sui tamponi è all’8%, lo stesso livello di fine di gennaio”. Anche allora si allentò, si riaprirono le scuole. Per Sebastiani “si perse un’occasione preziosa, perché avremmo potuto far scendere la percentuale al 3% e ripristinare il tracciamento dei positivi. Sarebbe bastato disporre di nuovo per due settimane le restrizioni delle festività natalizie”.
Invece si riaprì, a cominciare dalle scuole. “Per poi reintrodurre le misure quando era ormai troppo tardi e la situazione era ancora una volta sfuggita di mano”, considera il matematico.
E allora oggi che l’Italia riapre, a fronte di uno scenario poco favorevole all’abbassamento della curva, è fondamentale “limitare i danni, puntando sui comportamenti individuali, esortando le persone a rispettare le regole”, va avanti Sebastiani che tiene anche a “sfatare il falso mito che all’aperto non ci si contagi. Basta guardare quello che sta succedendo in India per rendersi conto che non è così, che se non si rispettano determinate condizioni il virus colpisce anche all’aria aperta”.
Da oggi, all’aperto, in zona gialla si può tornare al ristorante. Sebastiani per ora non ci andrà, “o almeno non come la maggior parte delle persone. Quando ci andrò, sarà con una persona sola, al massimo due, sceglierò un giorno infrasettimanale, e un posto in cui potrò rispettare la distanza necessaria dai miei commensali e dagli altri avventori, 2 metri. Inoltre, toglierò la mascherina solo quando mangio o bevo. Comprendo pienamente le esigenze dei ristoratori, con i quali sono solidale e che con altri hanno patito le conseguenze anche economiche dell’epidemia, ma si può sempre scegliere di ordinare il pranzo o la cena al ristorante e poi mangiarle all’aperto, come i picnic degli anni ‘60-‘70 e sempre nel rispetto delle regole anti Covid”.
Perché, sottolinea il matematico del Cnr, “dobbiamo metterci in testa che siamo ancora in una situazione delicata e la nostra vita non è ancora come quella di prima”.
E poi c’è il coprifuoco, per ora mantenuto alle 22. “Per quanto riguarda la questione calda del coprifuoco – conclude Sebastiani – quello che è più importante per me, in primo luogo, è che la regola sia semplice e chiara, senza ambiguità che permettano interpretazioni personali e in secondo luogo che vengano attuate misure efficaci e massive di controllo e repressione”.
(da Huffingtonpost)
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Aprile 26th, 2021 Riccardo Fucile
“LA PRIORITA’ E’ METTERE IN SICUREZZA ANZIANI E FRAGILI”
Le riaperture concesse dal governo Draghi a partire da oggi, con ben 15 regioni in zona gialla, non convincono gli esperti. Complici l’alto numero di contagi e di decessi, in molti ritengono che le decisioni siano state affrettate.
Andrea Crisanti è uno di questi e lancia un nuovo allarme: “Si presenterà un rischio legato all’elevato numero di casi positivi che ci sono ogni giorno. Non ci sono le condizioni per una apertura in sicurezza, come l’Inghilterra. Non sarà come a Londra”, commenta.
“Se apro tutto – domanda il professore ordinario di microbiologia dell’Università di Padova – come si pensa che la gente possa usare precauzioni”.
Non convince, secondo Crisanti, la classifica di chi vaccina di più in Italia: “Questa è una graduatoria – afferma – che risente di propaganda e retorica. E’ più importante seguire la percentuale di persone anziane e fragili vaccinate, elemento importante dal punto di vista della salute pubblica. La priorità deve essere quella di mettere in sicurezza anziani e fragili. Quanto alla scuola – aggiunge – non siamo ancora in grado di identificare, all’interno, un rischio o rischi specifici. Qualsiasi decisione è presa senza sufficienti informazioni scientifiche. Con la Dad si limitano i contagi a condizione che le scuole siano tutte chiuse. Se si lascia l’iniziativa libera alle persone è un altro discorso”.
Quanto al settore turistico in Puglia e all’invito di Emiliano ai pugliesi di trascorrere le vacanze nella regione, Crisanti afferma che “l’approccio turistico alla pandemia deve essere improntato con una politica nazionale. Di fronte alle aperture, è intollerabile che non ci siano regole rispetto agli arrivi in Italia, soprattutto da paesi da cui provengono variabili resistenti al vaccino. Non avere regole è da dilettanti. Se devono venire da noi turisti stranieri, tamponi prima e dopo, in alcuni casi anche quarantena. Chi proviene da Stati dove è presente una particolarità particolarmente pericolosa dovrebbe attenersi alle disposizioni che l’Inghilterra ha stabilito per gli ingressi dall’India: 15 giorni di quarantena ‘vigilata’ in albergo, tampone preventivo, e poi nuovi test dopo due, otto e quattordici giorni”.
Con l’arrivo della bella stagione, conclude il microbiologo, “non si può prevedere un abbassamento dei contagi in estate. Basta vedere quello il caso Brasile, dove non c’è stato alcun beneficio legato alle alte temperature. L’unico elemento positivo che si può individuare viene dal beneficio di stare più all’aperto. Non bisogna fare paragoni con l’estate 2020 – conclude – Sarà una stagione completamente diversa, con maggiore trasmissione dei contagi. Ma c’è un’altra partita doppia e essenziale da giocare, quella di vaccinare più persone possibili e tentare di bloccare l’ingresso dall’estero in Italia di nuove varianti resistenti al vaccino”.
(da agenzie)
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Aprile 26th, 2021 Riccardo Fucile
COME STANNO I CONTAGIATI
“In Veneto abbiamo registrato i primi due casi di variante indiana all’Ulss
Pedemontana di Bassano, si tratta di padre e figlia, rientrati probabilmente dall’India, per cui è stata confermata la variante indiana” ha spiegato Zaia oggi nel corso del punto stampa.
Da parte sua l’assessore alla Sanità Manuela Lanzarin ha spiegato che “sono in isolamento fiduciario a casa, con sintomi ma non gravi”.
Mentre il presidente del Veneto ha anche annunciato che “abbiamo anche due casi in valutazione per una eventuale conferma che si tratti di variante indiana”.
Zaia ha anche spiegato che “Ad oggi un terzo dei Veneti è già vaccinato. Sulle vaccinazioni stiamo galoppando ed abbiamo fatto un bel lavoro, lo ha riconosciuto anche lo stesso commissario Figliuolo”.
A parlare della variante indiana all’Adnkronos Salute è Massimo Andreoni, direttore scientifico della Società italiana di malattie infettive e tropicali (Simit) e primario di Infettivologia al Policlinico Tor Vergata di Roma. “Il virus ancora non si è stabilizzato e si modifica – sottolinea Andreoni – e può evidentemente far partire nuove varianti. Dobbiamo tracciare e monitorare per individuarlo in anticipo”.
La comunità indiana in Italia è molto numerosa, cosa occorre fare per evitare che possano diffondersi focolai locali o d’importazione? “Se queste persone sono state in India recentemente o hanno avuto contatti stretti con persone tornate nelle ultime 2-3 settimane – avverte l’infettivologo – nel caso di sintomi occorre che si sottopongano a un tampone, si segnalino alle Asl o al medico di famiglia”.
Sul blocco dei voli dall’India deciso dal ministro della Salute, Roberto Speranza, “ha fatto bene: in questa situazione è una misura necessaria”, osserva Andreoni.
(da agenzie)
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Aprile 26th, 2021 Riccardo Fucile
“I CONTAGI AUMENTERANNO, IL COPRIFUOCO E’ INDISPENSABILE: RIDUCENDO LA MOBILITA’ DIMINUISCE I CONTAGI”
Gran parte dell’Italia comincia a riaprire. Oggi riaprono bar, ristoranti, cinema e teatri, ci si può spostare liberamente tra le Regioni in fascia bianca e gialla e milioni di studenti tornano in classe. Scienziati ed esperti si sono però detti preoccupati dall’allentamento delle restrizioni, con ancora quasi mezzo milione di attualmente positivi e una campagna di vaccinazione che procede a rilento. Abbiamo fatto il punto della situazione con Nino Cartabellotta, presidente della fondazione Gimbe. Ecco cosa ci ha detto.
Molti esponenti della comunità scientifica hanno avvertito sui rischi delle riaperture in queste precise condizioni, lei cosa ne pensa?
Il Decreto Riaperture, con il suo “rischio ragionato” è indubbiamente una decisione politica sul filo del rasoio se guardiamo ai dati della pandemia e alle coperture vaccinali, si affida molto alla responsabilità dei cittadini: chiaramente se le graduali riaperture saranno interpretate come un “liberi tutti”, una nuova impennata dei contagi rischia di bruciare la stagione estiva.
Le polemiche sulle riaperture si sono concentrare specialmente sul coprifuoco, che alla fine è stato mantenuto alle 22. Come giudica questa misura?
È una misura anti-assembramento che, riducendo la mobilità e le interazioni sociali, diminuisce la probabilità del contagio, in particolare tra i più giovani che, oltre ad avere le maggiori occasioni di socialità, saranno gli ultimi ad essere vaccinati. Guida la popolazione a rispettare le regole, anche perché la sua violazione è sanzionata e rispetto ad altre misure per contenere la diffusione del virus è molto semplice da applicare. Personalmente sono favorevole al mantenimento del coprifuoco in questa fase della pandemia
Crede che potremo essere costretti a introdurre nuovamente restrizioni per la stagione estiva?
Al fine di garantire l’irreversibilità delle riaperture, è cruciale che Governo e Regioni elaborino una strategia esplicita e condivisa per arginare la verosimile risalita dei contagi e, soprattutto, un piano di medio-lungo periodo per uscire dalla pandemia che tenga conto, oltre che delle coperture vaccinali, di scenari epidemiologici e criticità mai risolte in 14 mesi di pandemia. Tuttavia, il ritorno al giallo e la riapertura delle scuole determineranno inevitabilmente una risalita dei contagi, solo parzialmente mitigata dalla ridotta probabilità di contagio all’aperto per l’aumento delle temperature che riduce l’effetto aerosol. Peraltro è impossibile in tempi brevi ridurre l’incidenza settimanale dei nuovi casi al di sotto di 50 casi per 100.000 abitanti, soglia massima per riprendere un tracciamento efficace. Infine, la vaccinazione di over 70 e fragili avrà un impatto rilevante nei prossimi mesi su ospedalizzazioni e decessi, ma non sulla circolazione del virus perché la copertura vaccinale della popolazione è ancora esigua. In sintesi, se il sistema per assegnare i colori alle Regioni rimane in vigore, sarà la circolazione del virus e il suo impatto sui servizi ospedalieri a dettare la necessità di nuove restrizioni.
Quando crede che sarà possibile completare la campagna vaccinale, visti i ritardi che ci sono stati e le nuove raccomandazioni su AstraZeneca e Johnson & Johnson?
La macchina organizzativa delle Regioni sta finalmente prendendo il giusto ritmo, ma purtroppo le consegne vengono annunciate con 10-15 giorni di anticipo, per cui non è semplice fare previsioni temporali. Se le forniture continuano con questo ritmo, entro fine maggio dovrebbe avvicinarsi al traguardo la vaccinazione degli over 80, della fascia 70-79 e delle persone fragili. Entro fine giugno la fascia 60-69 dovrebbe ricevere almeno una dose. Sul resto della popolazione, oltre alle forniture dei vaccini, pesa anche il tasso di adesione che non conosciamo.
Il Governo ha annunciato un Pass verde per spostarsi tra le Regioni arancioni e rosse, ma che potrebbe essere utilizzato anche per accedere ad alcuni eventi. Pensa che sarà uno strumento utile?
Difficile predire l’utilità di uno strumento che presenta tre limiti rilevanti. Innanzitutto, l’impossibilità di garantire al 100% la non contagiosità di una persona vaccinata, guarita dall’infezione, o con un tampone negativo, in particolare se antigenico. In secondo luogo, le incertezze sulla legittimità costituzionale dello strumento, oltre che quelle sulla privacy già sollevate dal Garante. Infine, i tempi per l’implementazione della Piattaforma nazionale digital green certificate, un sistema informativo nazionale per il rilascio, la verifica e l’accettazione di certificazioni COVID-19 interoperabili a livello nazionale ed europeo.
(da Fanpage)
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Aprile 26th, 2021 Riccardo Fucile
L’IRRESPONSABILITA’ DI UNA MINISTRA, MA NESSUNO NE CHIEDE LE DIMISSIONI PERCHE’ FA PARTE DELLA CONFRATERNITA SOVRANISTA
La domanda che, frequentemente, si è percepita distintamente nelle
metropolitane di questa prima mattinata di zona gialla in diverse regioni italiane dopo tanto tempo è stata: posso andare al ristorante la sera?
Spesso la risposta era suffragata, nel suo connotato positivo, dalle dichiarazioni che, nel week-end, sono state rilasciate dal ministro per gli Affari Regionali Maria Stella Gelmini.
E’ arrivata la smentita ufficiale del ministero dell’Interno, che ha chiarito cosa si potrà e cosa non si potrà fare in questa zona gialla.
L’occasione è un’intervista rilasciata al quotidiano Il Messaggero: «Voglio chiarire un punto – ha detto Maria Stella Gelmini -: chi va a cena fuori può stare tranquillamente seduto al tavolo fino alle 22 e poi, una volta uscito dal locale, far ritorno a casa senza alcun rischio di ricevere sanzioni».
Dunque, si andrebbe a configurare una sorta di permesso speciale, per circolare anche nelle ore del contrastatissimo e dibattutissimo coprifuoco serale, nel caso in cui un cittadino fosse andato a consumare un pasto in un ristorante a ora di cena.
Parole che hanno alimentato le speranze dei ristoratori – che speravano in questo modo di prolungare maggiormente il proprio servizio al tavolo – e hanno creato false aspettative nei cittadini.
Qualche ora dopo, infatti, è arrivata la doccia fredda del Viminale, con una circolare ufficiale inviata ai prefetti. Le parole sono chiare: non si può circolare dopo le 22, nemmeno se si va a cena fuori in un ristorante.
«Di particolare rilevanza – si legge nel documento – è la previsione contenuta nella norma in esame che, a decorrere dal 26 aprile 2021 consente, in zona gialla, lo svolgimento delle attività dei servizi di ristorazione con consumo al tavolo esclusivamente all’aperto e nella fascia compresa tra le ore 5 e le ore 22».
La domanda si può andare al ristorante la sera, dunque, deve prevedere questa risposta: si può cenare in un locale soltanto se si prevede il rientro nella propria abitazione entro le 22. In più si potrà cenare soltanto in quei ristoranti che prevedono un dehors all’aperto.
Non ci sono regole speciali: anche perché sarebbe complicatissimo farle rispettare.
(da NextQuotidiano”)
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Aprile 26th, 2021 Riccardo Fucile
E’ VIETATO USARE ARREDI ED ELEMENTI STRADALI, MA IN ITALIA DELLE LEGGI NON FREGA NULLA A NESSUNO
Dalla città del sole alla città dei tavolini: l’effetto immediato della zona gialla Covid a Napoli è stata l’immediata trasformazione di ogni arredo urbano in tavolino per offrire un appoggio anche a quegli esercizi commerciali che non hanno possibilità all’esterno. Il tutto, ovviamente, è illegale: utilizzare fioriere ovvero arredo urbano e paletti stradali «per uso proprio» è una violazione di norme e del codice della strada.
«Non accade da oggi, avviene già da tempo e in molte zone del centro storico – dice Gennaro Esposito, avvocato e battagliero coordinatore dei Comitati per la quiete pubblica e la vivibilità di Napoli – abbiamo scritto al prefetto».
La presenza di piccole piattaforme costruite ad hoc per essere infilate nei paletti stradali e trasformarli in tavolinetti è segnalata da tempo nella Pignasecca e a Mezzocannone ma anche in altre aree della città. Non solo paletti: anche le fioriere stradali diventano tavolini poggia bicchieri o bottiglie, alla bisogna.
Già nei giorni scorsi i vigili urbani sono andati tra via Capitelli, via Cisterna dell’olio e vico della Quercia per cercare di arginare l’occupazione di suolo dopo una serie di segnalazioni dei cittadini, ieri sera numerose segnalazioni per musica a tutto volume nella zona bassa di Mezzocannone.
Sempre ieri controlli anti-Covid dei Carabinieri del Comando Provinciale di Napoli per un totale di 186 sanzioni, con posti di controllo nelle piazze e nelle strade principali, presenze fisse dei militari nelle zone maggiormente a rischio per eventuali assembramenti e Carabinieri a piedi che passeggiano tra la gente pronti ad intervenire e a fornire – eventualmente – soccorso a chi ne necessita.
(da Fanpage)
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Aprile 26th, 2021 Riccardo Fucile
ALL’ARRIVO DEI CARABINIERI SCAPPANO
Serata di follia quella trascorsa da alcuni ragazzi nel quartiere Brera a Milano ieri
domenica 25 aprile. Nelle immagini postate sui social si vedono ragazzi che ballano e cantano tra le vie del centro senza indossare la mascherina e garantire un minimo di distanziamento sociale.
Una movida fuori controllo che vìola tutte le disposizioni anti contagio nell’ultima sera in zona arancione della Lombardia, da oggi invece in fascia gialla. E ancora: i giovani hanno organizzato una vera e propria discoteca all’aperto con tanto di drink in mano e musica alta.
La sera di follia è stata interrotta solo con l’arrivo dei carabinieri che hanno disperso la folla. Gli agenti della Questura invece sono intervenuti alle Colonne di San Lorenzo nel centro di Milano la sera di sabato attorno alle 23.30 dove si stavano concentrando centinaia di giovani: con l’arrivo dei poliziotti però la piazza è tornata vuota. I giovani hanno però lasciato una montagna di spazzatura.
Folla anche in Darsena e sui Navigli
Già nei giorni scorsi a Milano la speranza di una zona gialla aveva provocato assembramenti nei due luoghi del capoluogo lombardo per eccellenza sotto osservazione, ovvero La Darsena e i Navigli. Proprio dal “porto di Milano” viene lanciato l’allarme assembramenti.
Solo nella notte tra venerdì e sabato del weekend appena passato sono in tutto 71 le persone multate per aver ignorato le norme anti contagio. Sono scattate le sanzioni soprattutto per studenti tra i 20 e i 26 anni: nel dettaglio, 32 ragazzi sono stati identificati in corso Garibaldi/Largo la Foppa e in via Lazzaro Palazzi, 6 persone in via Panfilo Castaldi, 17 ragazzi in piazzale Archinto e altri 15 in corso Como, via Tadino e via Lambertenghi.
(da Fanpage)
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