Aprile 25th, 2021 Riccardo Fucile
IL FISICO SESTILI: “TROPPO BASSA LA PERCENTUALE DEL 10% DI PERSONE VACCINATE PER PERMETTERSI DI RIAPRIRE”
Il fisico Giorgio Sestili sul Fatto Quotidiano oggi spiega perché la zona gialla in
tutta Italia dal 26 aprile con il decreto Riaperture non è stato un rischio “ragionato” o “calcolato”, come ha detto il presidente del Consiglio Draghi.
E se davvero c’è stato un calcolo, come ha detto anche Massimo Galli, i conti non tornano.
Secondo Sestili, che in questi mesi di emergenza coronavirus ha elaborato dati e statistiche sull’epidemia, quello del rischio calcolato è una definizione azzardata.
E questo perché finora qualunque modello predittivo ha quasi sempre fallito e già tre volte ci siamo fatti sorprendere dalle ondate di coronavirus.
“Meglio quindi parlare di rischio, e basta. Un rischio che il governo ha deciso di assumere sulla base di decisioni giustamente non soltanto scientifiche ma anche politiche, sociali ed economiche.
Che la situazione epidemiologica sia in miglioramento è vero, spiega Sestili: i casi positivi diminuiscono da sei settimane ma la discesa è lenta. I 10-15mila contagi al giorno rappresentano numeri troppo alti dopo un mese di restrizioni, mentre le terapie intensive sono in sofferenza in 11 regioni. In più, non c’è ancora una regione al di sotto della soglia di incidenza che permetterebbe di ricominciare a tracciare i contagi (50 casi ogni 100 mila abitanti).
La campagna di vaccinazione va a rilento
Sestili aggiunge che la campagna di vaccinazione ancora non è in grado di dare effetti sulla riduzione dei contagi: 10% di popolazione interamente vaccinata, 23% con una dose. Numeri ancora troppo bassi per arginare la trasmissione del virus.
Proprio sulla protezione delle persone più vulnerabili si basa la valutazione del rischio del governo.
Per effetto delle vaccinazioni sugli over 70, la letalità dovrebbe ridursi di circa il 62% a livello nazionale. E oltre al numero dei decessi, diminuirà finalmente la pressione sugli ospedali. Ecco, è proprio questo il punto: il numero dei contagi.
Difficile pensare che, a partire da lunedì possano continuare a scendere. D’altronde, se di fronte al dilagare della variante inglese abbiamo dovuto abolire le zone gialle un motivo c’è.
Per il fisico lo scenario più probabile dopo il Decreto Riaperture è quindi quello di una risalita del numero dei casi positivi che colpirà soprattutto i giovani, ma anche la fascia 35-60 anni, ancora troppo lontana da una vaccinazione di massa. Anche proteggendo i più anziani, il virus non può comunque essere lasciato libero di circolare
(da La Notizia)
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Aprile 25th, 2021 Riccardo Fucile
LA PRIMARIA DI MALATTIE INFETTIVE DI FROSINONE: “DOVE METTIAMO I PAZIENTI CHE ARRIVERANNO?”
La scia di morte che le varianti del virus hanno causato sul territorio ciociaro ha contato negli ultimi 3 mesi più decessi che in tutto il 2020. La dottoressa Katia Casinelli racconta la sua preoccupazione sulle riaperture: «Dove mettiamo i pazienti che arriveranno?»
La dottoressa Katia Casinelli è responsabile dell’unità operativa Malattie infettive ed Epatologia dell’ospedale “Fabrizio Spaziani” di Frosinone. Non un luogo qualsiasi quando si parla di varianti e dell’impatto devastante che le mutazioni del Covid-19 hanno avuto sulla popolazione.
La scia di morte in Ciociaria ha provocato nei primi tre mesi del 2021 più decessi di tutto l’intero 2020. La squadra della dottoressa Casinelli e della Direttrice Pierpaola D’alessandro ha combattuto contro un nemico ancora più forte e rialzato le sorti di una sanità locale da tempo vittima di lacune. «Famiglie decimate e reparti colmi», il bollettino di una guerra che la primaria racconta di dover ancora combattere. È per questo che le riaperture decise dal governo Draghi per il 26 aprile qui fanno tanta paura. «Abbiamo reagito con tutte le nostre forze e sostenuto situazioni devastanti per il corpo e per la mente, ma ora il timore è di non farcela più». Una richiesta di aiuto e comprensione da parte di chi vede le imminenti riaperture come un «liberi tutti senza coscienza».
«Dove metto i pazienti che arriveranno?»
«I letti sono pieni e anche se c’è un turn over vengono subito sostituiti da altri pazienti Covid. Io ho paura a pensare cosa potrà succedere con queste riaperture, dove metto i pazienti che arriveranno?». La preoccupazione è la stessa che la dottoressa Casinelli racconta di aver avuto per decine di notti passate a chiedersi come riuscire a fronteggiare un’emergenza che ha stravolto in modo tragico il territorio ciociaro. La sua squadra ha reagito con forza all’ondata «ma di fronte a un’ulteriore aumento di contagi temiamo di non riuscire a farcela».
«Appellarsi al buon senso non basta più»*
«È un anno e mezzo che si appellano al buon senso della popolazione ma ora non basta più». Il timore più grande per la dottoressa è quello di vedere altre persone morire. «Nonostante la voglia di aiutare la nostra gente non si sia mai spenta e i ringraziamenti da parte loro hanno riempito i nostri momenti più difficili, ora ci sentiamo stanchi e disperati». La sensazione di abbandono raccontata dalla primaria Casinelli è anche nei confronti di una tabella di marcia che sta andando troppo a rilento. «Se è vero che dovranno arrivare nuove forniture di vaccini tra aprile e maggio, sarebbe stato fondamentale lavorare duro per le somministrazioni: solo a quel punto sarebbe stata una vera ripartenza per tutti», aggiunge. «Le riaperture ora sono pericolosissime».
(da agenzie)
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Aprile 24th, 2021 Riccardo Fucile
IL SINDACO DI ACQUAVIVA DELLE FONTI: “UNA DISTRIBUZIONE INGIUSTA CHE PENALIZZA ULTERIORMENTE IL MERIDIONE”
Ha occupato l’aula del proprio municipio Davide Carlucci, sindaco di Acquaviva delle
Fonti, in provincia di Bari, per protestare contro la quota assegnata al Sud nel Recovery Plan varato dal Governo, ritenuta insufficiente per garantire una ripartenza del Meridione e colmare lo storico gap con il Nord. “Abbiamo creato una rete di sindaci del Mezzogiorno e domani (25 aprile, ndr) saremo a Napoli per una manifestazione nazionale di protesta contro il modo in cui è stato strutturato il Recovery Plan in Italia“, spiega il sindaco a TPI.
“Come ha anche detto la ministra del Sud Mara Carfagna, se si fosse rispettato l’algoritmo utilizzato dall’Unione Europea, al Sud sarebbe dovuto andare oltre il 60% delle risorse, in realtà si è deciso di stanziare il 37-40%. Tra i criteri stabiliti dall’Ue ci sono la popolazione, il tasso medio di disoccupazione negli ultimi cinque anni e il Pil pro capite. A livello nazionale, invece, si è preferito ripartire la quota solo in base alla popolazione, senza fare una vera distinzione tra Nord e Sud, ignorando il divario esistente all’interno del Paese”
Un calcolo quindi, spiega il primo cittadino pugliese, che non tiene conto di due fattori economici importanti come l’alto tasso di disoccupazione e il basso Pil pro capite, e che avrebbe così ridotto di circa 20 punti percentuali le risorse da destinare al Mezzogiorno.
“Draghi ha parlato più volte a favore del Meridione, ma così non si prende di petto la questione del Sud. Probabilmente subisce pressioni da parte della Lega o di altri partiti che spingono a vantaggio dei territori del Nord. Se riparte bene il Sud, dando una scossa necessaria sui servizi che mancano, l’alta velocità, le infrastrutture, ne giova anche l’economia del Settentrione”, sottolinea Carlucci. “Se risanato, il Sud può far rinascere tutto il Paese. Ecco perché servirebbe almeno il 60% delle risorse del Recovery per il Sud, e non il 40%: parliamo di una differenza di decine di miliardi”.
“Il divario Nord-Sud negli ultimi anni è aumentato costantemente. Gli investimenti pubblici – aggiunge il sindaco di Acquaviva – sono andati maggiormente al Settentrione, tanto che molti piccoli comuni del Mezzogiorno sono finiti in dissesto finanziario. Ora chiediamo che lo Stato, sfruttando questa grande occasione del Recovery, investa decisamente per colmare il gap”.
Da qui l’idea di dare un segnale dormendo all’interno dell’aula di Palazzo di Città assieme ad alcuni consiglieri comunali. “Anche alcuni sindaci siciliani hanno fatto proteste simili. Abbiamo sentito il dovere di unirci in questa battaglia: sono venuti anche diversi cittadini e altri amministratori a farmi compagnia”, racconta Carlucci a TPI. “Il primo effetto concreto è che finalmente la popolazione inizia a capire di cosa stiamo parlando. Spesso i cittadini non sanno che il Recovery sarà decisivo per il loro futuro, perché viene vista come una questione molto tecnica, di cui non si è parlato a dovere nel dibattito pubblico”.
Ma cosa manca in particolare in questo Piano di ripresa? “Ciò che manca è soprattutto la pianificazione dello sviluppo dei territori, in base ai loro reali fabbisogni. Bisognerebbe avere una visione precisa di dove si vuole andare. Bisogna approfittare di questa grande occasione per pianificare uno sviluppo che parta dalle vocazioni e dalle carenze delle singole realtà, azzerando il divario con il Nord sulle sei missioni previste dal Pnrr”.
Per questo molti sindaci del Sud hanno deciso di scendere in piazza domani, 25 aprile, a Napoli per chiedere un’equa distribuzione delle somme. “Ci saranno alcuni parlamentari come la senatrice Ricciardi del Movimento Cinque Stelle, i sindaci De Magistris e Magorno, Al Bano e molti altri. Abbiamo avuto un appoggio da parte di varie forze politiche in modo trasversale. Non è facile fare una manifestazione di questi tempi. Consegneremo un documento al Prefetto affinché lo invii a Draghi, nel quale chiediamo spiegazioni sul perché al Sud è andato il 40% e non il 60% del Recovery. I fondi non andavano distribuiti in base alla popolazione, ma secondo le reali necessità”, spiega Carlucci. “Basta vedere quanto accaduto con la Germania dell’Est dopo la caduta del Muro di Berlino. Il divario con la parte Occidentale era enorme, ma con una serie di investimenti mirati c’è stata una forte ripresa e ora il gap si è praticamente azzerato. Il messaggio che vogliamo lanciare è che l’arretratezza del Sud, che va avanti da almeno 160 anni, non è un fenomeno ineluttabile“.
(da agenzie)
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Aprile 24th, 2021 Riccardo Fucile
“SONO ANNI CHE DICIAMO CHE LA SOLUZIONE C’E’: CORRIDOI UMANITARI SICURI E SUDDIVISIONE TRA PAESI EUROPEI”
Il fondatore di Emergency Gino Strada, da sempre impegnato negli aiuti umanitari,
non riesce a commentare se non con parole amare il naufragio dei più di 100 migranti che hanno perso la vita a causa della mancanza di soccorsi in mare, nonostante fosse stato più volte lanciato l’allarme da Alarm Phone.
“Si ripete film dell’egoismo, dell’indifferenza, della negazione dei diritti delle persone” sono “anni che la richiesta di canali umanitari cade nel vuoto” e ancora una volta “contiamo i morti nel Mediterraneo, sono indignato e allo stesso tempo intristito”.
“Bisognerebbe trovare il modo di interrompere questo atteggiamento inaccettabile in un Paese civile”.
Il Fondatore di Emergency ha anche parlato di un sistema che potrebbe diminuire i rischi attraverso l’apertura di “canali umanitari sicuri” i quali “risolverebbero in grossa parte il problema dell’immigrazione” sottolineando che nonostante i continui appelli avanzati da Emergency “questa voce cade sempre nel vuoto”.
“Ci arrivano molte richieste da parte delle persone, in posti diversi della Calabria, ma ovviamente l’intervento nella Sanità presuppone l’accordo e la collaborazione con le autorità”, ha precisato il fondatore di Emergency, “a Crotone abbiamo fatto quello che dovevamo fare” – in riferimento al contributo all’impegno di Emergency contro l’epidemia di Covid-19 in Calabria – “e abbiamo concluso.
Poi abbiamo dato la nostra disponibilità per eventuali altri interventi in Calabria però non ci è arrivata nessuna richiesta da parte delle autorità” e ancora “se qualcuno ci chiede di dare una mano, noi siamo pronti, come abbiamo fatto fin dall’inizio in Lombardia” così come in altre parti del Paese.
(da agenzie)
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Aprile 24th, 2021 Riccardo Fucile
“SCANDALOSO CHE L’ITALIA, ESPERTA NEL DOLORE DEL MIGRARE, NON SENTA L’URGENZA DI ADOPERARSI”
L’arcivescovo di Palermo Corrado Lorefice ha scritto parole colme di dolore per “l’ennesima strage silenziosa consumatasi, che ha visto la morte di circa 130 migranti, inghiottiti dalle onde del Mediterraneo”.
“A ferire la coscienza umana e cristiana non è solo l’assoluta indifferenza in cui tutto questo è avvenuto”, o quella “con cui gran parte dei principali organi di stampa nazionali ne hanno dato conto”, ma “è anche e soprattutto il grave rimpallo di responsabilità tra la Libia, Malta, l’Italia e l’Unione Europea a cui si assiste nelle ricostruzioni di queste ore” scrive Lorefice.
“Il lungo temporeggiare sull’obbligo del soccorso e l’accavallarsi confuso delle giustificazioni sul perché non si sia fatto nulla per precipitarsi a salvare 130 persone innocenti in evidente pericolo continuano purtroppo a dimostrarci che non è più possibile che si ritardi nella ricerca di una soluzione politica a livello europeo, una soluzione umanamente sostenibile che ponga fine una volta per tutte a questa straziante barbarie”, ha osservato Lorefice
“Ricordo a tutti che le sorelle e i fratelli, le donne e gli uomini dell’Africa sono vittime, da parte dell’Occidente, di una spoliazione quotidiana e sistematica, che depreda della loro ricchezza miliardi di persone e le costringe a cercare vita e fortuna altrove. Basti guardare in questi mesi al Congo e al North Kiwu per capirlo – ha aggiunto l’arcivescovo di Palermo – Ebbene, di fronte a questa ingiustizia sistematica noi europei, invece di sentire l’obbligo di un risarcimento, chiudiamo le frontiere del nostro benessere grondante del sangue dei poveri, per impedire ad altri il diritto ad un’esistenza che non sia svuotata della sua stessa dignità. Tutto questo è scandaloso lo dico senza mezze misure, così come lo è il fatto che l’Europa e l’Italia, la nostra Italia, esperta nel dolore del migrare, non sentano l’urgenza di adoperarsi per cambiare un tale stato di cose. Siamo noi a operare respingimenti, a continuare a lasciar morire in mare donne e bambini usando il cinico strumento di Frontex. Siamo noi a tollerare i campi di concentramento e le crudeltà della guardia costiera della Libia facendo finta che si tratti di soccorso e di asilo. Ci perdonino tutti coloro che hanno perso la vita in questi anni e ci infondano il coraggio di cambiare, insieme”.
(da agenzie)
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Aprile 24th, 2021 Riccardo Fucile
A ROMA CHIUSA VIA DEL CORSO, INSULTATI I VIGILI A TRASTEVERE, DENUNCE A MILANO E NAPOLI… E’ QUELLO CHE SUCCEDE QUANDO SI ALLENTANO LE MISURE SENZA BASI SCIENTIFICHE
Il giallo si respira appena ma già per i più impazienti – per usare un complimento –
scatta il semaforo dell’imprudenza e del menefreghismo totale verso qualsiasi avvertimento e deterrente.
Così nel sabato precedente l’allentamento delle misure anti-covid, a Roma è scattato una sorta di ‘via libera tutti’, nonostante tutto.
Così una folla si è riversata in via del Corso, in pieno centro, tanto da costringere la Questura a chiudere momentaneamente la strada.
Ieri sera invece a Milano sono state elevate 71 contravvenzioni per violazione del coprifuoco o delle norme anti-covid che vietano il consumo di cibo e bevande in prossimità del luogo di vendita. Altre 133 sanzioni sono state eseguite per organizzazione di feste e cene proibite. Inoltre i luogi dello shopping e della movida si sono riempite di gente, da Corso Buenos Aires alla Darsena.
Sempre a Roma le forze dell’ordine hanno chiuso per 5 giorni un circolo privato a San Basilio per violazione del coprifuoco da parte di una quindicina di clienti.
A Trastevere alcuni vigili che stavano effettuando i controlli anti-covid sono stati accerchiati e insultati da un gruppo di ragazzi, due dei quali sono stati denunciati. Anche Trastevere è stata temporaneamente chiusa.
Anche a Napoli non sono mancati gli assembramenti e la violazione della norma sul coprifuoco: erano più di 200 le persone che affollavano la porzione di piazza Dante che affaccia in via Ettore Bellini, dopo le 22, con tanto di alcol e musica ma rigorosamente senza mascherina: 25 i denunciati.
Folla in strada anche a Torino, soprattutto nelle vie del centro. Mentre all’esterno di ristoranti e pizzerie si lavorava per allestire i dehors in vista della riapertura di lunedì, davanti ai negozi si sono registrate lunghe file sotto i portici di via Roma soprattutto nei negozi delle grandi catene d’abbigliamento a basso costo.
Traffico intenso, con le auto in fila in cerca di un parcheggio. Pieni anche i parchi cittadini.
(da agenzie)
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Aprile 24th, 2021 Riccardo Fucile
COLLEGA LE DUE VICENDE, MA IL NATALE DI ROMA NON C’ENTRA UNA MAZZA CON GESU’, E’ LA FONDAZIONE DELLA CITTA’
Qualche giorno fa Matteo Salvini si è presentato a un appuntamento on line della Lega per il Natale di Roma. Ed ha voluto fare un discorso da vero cultore del verbo romano. “Deve tornare l’orgoglio, Roma è una città bella, io so’ de Roma, è questo l’orgoglio che deve esserci”, ha declamato lasciando sconcertato chi ascoltava.
Ma soprattutto, Salvini ha voluto lanciare una proposta sentimentale di rara saggezza. “Se dovessi chiedere a Gesù Bambino un regalo per questo Natale della Capitale, è proprio questo: l’orgoglio”, ha detto.
Concludendo il collegamento con l’assicurazione di essere pronto per la sfida della Capitale.
Peccato che il Natale di Roma non c’entri nulla con Gesù Bambino, come dice lui.
La festività anticamente detta Dies Romana e conosciuta anche con il nome di Romaia, è legata alla fondazione della città di Roma, festeggiata tradizionalmente il 21 aprile. Secondo la leggenda, narrata anche da Varrone, Romolo avrebbe infatti fondato la città di Roma il 21 aprile del 753 a.C. La fissazione al 21 aprile, riportata da Varrone, si deve ai calcoli astrologici del suo amico Lucio Taruzio.
(da La Notizia)
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Aprile 24th, 2021 Riccardo Fucile
L’ESEMPIO DELLE SARDEGNA E LA DIMOSTRAZIONE DEL CINISMO DEI SOVRANISTI
Quando la scienza si schianta sugli oracoli degli sciamani estratti a sorte tra politici,
ristoratori e virologi di tendenza in tv c ’è poco da fare. Tutti gridano che bisogna riaprire subito le attività commerciali, togliere il coprifuoco e magari lasciar perdere i dati sulla pandemia, perché chi muore col Covid non è detto che muoia per questo.
E dire che basterebbe il minimo sindacale di osservazione per smontare certe balle sesquipedali.
L’unica regione che lunedì sarà rossa è la Sardegna, cioè l’unica che nelle settimane scorse era diventata bianca, aprendo i locali di sera. Per il partito unico del Pil, con i suoi improbabili guru come Briatore santificati in televisione, l’isola era l’esempio di come bisognava tornare ovunque alla normalità.
Un’assoluta fesseria, tant’è che quella riapertura frettolosa ora costringe i sardi a richiudere quando dalle altre parti si apre.
Di fronte a questa incontrovertibile verità, i Salvini & C. che chiedono di allentare ulteriormente le misure di prevenzione, invece di cospargersi la testa di cenere continuano a cavalcare il disagio sociale, mostrando quanto siano cinici, al punto di fare il male di chi dicono di voler aiutare.
Infatti, l’unica cosa sulla quale siamo tutti d’accordo è che una volta riaperte le attività dobbiamo assolutamente evitare di richiuderle. Dunque meglio procedere con gradualità per garantirci domani una situazione stabile piuttosto che vanificare tutti i sacrifici fatti finora e compromettere la stagione estiva. Non è difficile da capire.
Anche per chi non ha l’altissimo livello culturale di Briatore.
(da La Notizia)
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Aprile 24th, 2021 Riccardo Fucile
LA SPARTIZIONE DELLA TORTA DEL RECOVERY AI POTENTATI DEL NORD
Ci sono 220 miliardi di buoni motivi che tengono la Lega e Matteo Salvini attaccati al governo Draghi. Per questo anche se Papeete Bis sarà, lo sarà quando (e se) i motivi si saranno esauriti.
Il Fatto Quotidiano spiega oggi in un articolo a firma di Giacomo Salvini che la Lega, che mercoledì ha strappato con Draghi sul decreto riaperture facendo ritirare i ministri del Carroccio al momento del voto, per ora non ha intenzione di uscire dall’esecutivo. E il motivo risiede in quel PNRR che il governo deve presentare entro il 30 aprile. E sulla possibilità di incidere su una spesa che sarà in buona parte destinata al Nord.
“Anche perché – confida chi in queste ore ha parlato col segretario – né i nostri elettori del nord, né gli amministratori capirebbero uno strappo adesso, dopo soli due mesi”. Per questo ora la Lega di lotta e di governo ha due volti.
Il primo è quello del segretario Salvini. Il secondo è quello del ministro dello Sviluppo Giancarlo Giorgetti. Il primo va a urlare la sua indignazione tra social network, conferenze stampa, note da passare alle agenzie. Il secondo lavora sui dossier. E in particolare su uno: il Recovery Plan.
Raccontano che il ministro dello Sviluppo economico, che fa da collante tra la pancia della Lega e Draghi, vada in giro con una cartellina con tutti i progetti a cui la Lega è più interessata che saranno inseriti nel Piano.
Soprattutto perché sono quelle opere che gli amministratori del Carroccio chiedono da anni. La ricognizione è stata fatta giovedì sera nell’ufficio di Salvini al Senato con Giorgetti, i sottosegretari Durigon (Tesoro), Morelli (Infrastrutture) e Gava (Transizione ecologica) e il responsabile economico Bagnai.
Le opere nel Pnrr che interessano alla Lega
La Lega chiede di modificare il piano e aggiungere altre opere “richieste dai territori”. 13 miliardi per l’Alta velocità, di cui ben 8 al Nord inserite nei corridoi europei tra cui la Milano-Venezia, la Liguria-Alpi e la Verona-Brennero, nonché i collegamenti con i porti di Genova e Trieste. Poi ci sono i 5,3 miliardi sulla banda ultralarga e il 5G su cui Giorgetti, insieme al ministro Vittorio Colao, sta lavorando da settimane.
E poi ci sono due riforme su cui la Lega punta molto: le semplificazioni (il Carroccio chiede di eliminare il codice degli appalti) e quella della giustizia civile e penale su cui Salvini si sta battendo da settimane in chiave garantista.
(da La Notizia)
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