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SALVINI DICE CHE L’AMBASCIATA USA SCONSIGLIA DI VENIRE IN ITALIA PER IL COPRIFUOCO: E’ UNA BALLA

Aprile 22nd, 2021 Riccardo Fucile

L’AMBASCIATA FORNISCE SEMPLICEMENTE UNA GUIDA DOVE SPIEGA LA SUDDIVISIONE A COLORI DELLE REGIONI E LE NORME VIGENTI (LO STESSO CHE ACCADE QUANDO UN ITALIANO SI RECA IN ALTRI PAESI)

Ieri ha fatto scalpore un documento dell’ambasciata americana che avvisava i cittadini USA riguardo i rischi che si corrono viaggiando in Italia. Oggi Salvini ha spiegato che è a causa del coprifuoco. Ma i documenti lo smentiscono
“Non sono per l’ipocrisia alla Orlando, Franceschini, Speranza, le cose tra alleati si dicono, se riteniamo come tutte le regioni, i sindaci, che rinnovare fino a luglio il coprifuoco è devastante, l’ambasciata americana dice di non venire in Italia perché c’è il coprifuoco, il rischio terrorismo” ha spiegato Salvini ai microfoni di SkyTg24, al termine della segreteria politica del partito.
Cosa diceva l’ambasciata USA? “Non viaggiate in Italia a causa del Covid 19 ed esercitate una cautela accresciuta a causa del terrorismo”.
E’ quanto si legge nel ‘travel advisory’ con data di ieri pubblicato sul sito dell’ambasciata americana a Roma, che pone a 4 il livello di allerta per il nostro Paese. Nell’advisory si legge che “i Centri di controllo e prevenzione delle malattie (Cdc) hanno emesso un nota sanitaria di livello 4 per l’Italia a causa del Covid 19, indicando un livello molto alto di coronavirus nel Paese” e ricordando che “sono in vigore restrizioni che riguardano l’ingresso dei cittadini americani in Italia”.
Quanto alla cautela sul terrorismo, l’ambasciata ricorda che “in Italia esiste un rischio di lunga data rappresentato dai gruppi terroristici, che continuano a pianificare possibili attacchi. I terroristi potrebbero attaccare con poco o nessun preavviso, colpendo le località turistiche, gli hub dei trasporti, i mercati e i centri commerciali, le sedi dei governi locali, hotel, club, ristoranti, luoghi di preghiera, parchi, eventi culturali e sportivi, istituzioni educative, aeroporti e altre aree pubbliche”.
Dove si parla del coprifuoco? Non nel travel advisory ma nelle Faq che spiegano ai cittadini americani come funzionano le regole anti covid in Italia:
Non viene citato solo il coprifuoco in questa sezione: si spiega come funzionano le zone a colori o quali negozi rimangono sempre aperti. Insomma si tratta di una guida da utilizzare se si decide comunque di venire in Italia proprio come recita il travel advisory. Quindi un americano solo SE (e non prima) deciderà di venire in Italia sarà informato che esiste il coprifuoco
Il coprifuoco non è il motivo per cui è stato sconsigliato di viaggiare in Italia ai cittadini USA.
(da NextQuotidiano)

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LA DENUNCIA DEL DEPUTATO ANDREA ROMANO: “DA DUE MESI NON RIESCO A SEPPELLIRE MIO FIGLIO A ROMA”

Aprile 22nd, 2021 Riccardo Fucile

“AMA NON DA’ TEMPI DI SEPOLTURA DEGNI DI UNA CITTA’ CIVILE”

“Oggi sono 2 mesi che mio figlio Dario non è più con la sua mamma, con i suoi fratelli, con me. Due mesi che non riusciamo a seppellirlo: Ama non dà tempi di sepoltura degni di una città civile. Anzi, non dà alcun tempo. La tua vergogna non sarà mai abbastanza grande”. Lo scrive su Twitter il deputato del Pd Andrea Romano.
Il messaggio di Romano, che ha taggato la sindaca Virginia Raggi, ha suscitato immediatamente una serie di reazioni di solidarietà su Twitter.
Carlo Calenda ha subito rilanciato il messaggio, mentre il deputato di Iv Luciano Nobili ha commentato: “Un abbraccio ad Andrea e alle tante famiglie romane che si trovano nella medesima condizione. Dolore che si aggiunge a dolore. Virginia Raggi, non potevi finire cinque anni di disastri più indegnamente di così”.
Al post del deputato ha replicato l’Ama, dicendosi “vicina alla famiglia Romano e a tutte le famiglie che in questo periodo hanno perso un proprio parente, un proprio caro. Il giovane figlio della cui prematura scomparsa ha dato notizia oggi il deputato Andrea Romano, è stato cremato il 15 marzo scorso con autorizzazione pervenuta ad Ama il 9 marzo. La salma era giunta al cimitero di Prima Porta il 23 febbraio e la domanda, a cura dell’agenzia funebre incaricata dalla famiglia, è stata presentata entro 5 giorni dal decesso”.
Lo rende noto l’azienda municipalizzata in merito ai ritardi segnalati dal deputato Pd nella sepoltura del figlio, morto da due mesi.
“La circolare 818 dell′11 gennaio 2021 del Ministero della Salute relativa alla situazione connessa all’epidemia da Covid-19 e riguardante il settore funebre-cimiteriale – spiegano da Ama – dispone che in questa fase emergenziale venga data la priorità alle prime sepolture rinviando operazioni cimiteriali non urgenti. È quanto anche Ama Cimiteri Capitolini in questa fase straordinaria sta facendo. Nel caso specifico, l’operazione primaria di cremazione è stata effettuata nei tempi previsti da contratto di servizio, come la gran parte. Anche a fronte di oltre 5mila decessi in più da ottobre ad oggi e con un numero che resta purtroppo tuttora elevato è ferma volontà di Ama, di intesa con Roma Capitale, di riprendere anche le ‘seconde’ sepolture (operazioni cimiteriali non urgenti, come la tumulazione dell’urna cineraria di questo caso), a partire dal prossimo mese di maggio”.
(da agenzie)

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GINO STRADA: “SE NON FERMIAMO IL VIRUS IN AFRICA CE LO TROVIAMO MUTATO IN CASA NOSTRA E I VACCINI NON SERVIRANNO”

Aprile 22nd, 2021 Riccardo Fucile

“LA LOMBARDIA? E’ UN CASO MONDIALE DI INEFFICIENZA”

Gino Strada, in un’intervista rilasciata al quotidiano La Stampa, ha parlato della situazione Covid in Africa, in particolare in Sudan e in Uganda, dove ha aperto un ospedale pediatrico, “una goccia che vorremmo si facesse oceano”.
″Li abbiamo abbandonati a loro stessi. In Sudan hanno fatto i tamponi al personale sanitario. Su milletrecento medici ed infermieri i positivi erano il 70%. A Khartoum addirittura l′80%. L’Occidente è miope. Le mutazioni del virus rischiano di rendere obsoleti i vaccini. Se il virus non si ferma anche in Africa poi ce lo ritroviamo mutato in casa nostra”.
Il fondatore di Emergency parla della struttura, disegnata da Renzo Piano:
“Ci lavorano quasi quattrocento sanitari. Quaranta fanno riferimento allo staff internazionale di Emergency. Ma il grosso è composto da personale locale. Volevamo anche che fosse un ospedale confortevole per i bambini. Renzo Piano lo ha disegnato circondandolo di trecentocinquanta alberi. I muri sono stati edificati in pisé, una tecnica di costruzione tradizionale che utilizza la terra cruda, garantendo temperatura e umidità costante″.
Parlando della sanità italiana:
″A oggi è tutto da ricostruire a cominciare dalla sanità territoriale. Non c’è un politico che spieghi perché la sanità privata funziona coi soldi pubblici. È un controsenso. È un settore a profitto garantito, dunque se lo facciano coi soldi loro″.
La Lombardia, ″è un caso mondiale di inefficienza”.
“Attilio Fontana, Guido Bertolaso e Letizia Moratti sono il peggio dell’inefficienza. Ma non penso solo alla sanità. Con il progetto ‘Nessuno escluso’ distribuiamo generi alimentari. Non avrei mai immaginato la gente a Milano in coda per un pasto. Non i clochard, proprio i milanesi. Una cosa vergognosa. Ci prepariamo a un disastro sociale con dimensioni epocali″.
E sul caso legato alla sanità calabrese:
“Abbiamo dato la nostra disponibilità anche a prendere in mano la gestione di diciotto ospedali chiusi ma per ora non ci ha risposto nessuno. Ospedali chiusi ufficialmente per ragioni di budget – ha aggiunto – Ma al solito perché si è preferito sostenere la sanità privata. La gente ha perso la speranza di rivedere una sanità pubblica che funzioni. E poi ci sono le infiltrazioni della criminalità organizzata. Diciamo che sono strutturali più che infiltrazioni″.
(da Globalist)

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SALVINI SI SFILERA’ DAL GOVERNO? SE TOGLIE IL DISTURBO PER DRAGHI NON CAMBIA NULLA, ANZI

Aprile 22nd, 2021 Riccardo Fucile

NON SARA’ MAI TROPPO TARDI SE SI TOGLIE DAI COGLIONI, PIANGERANNO SOLO RAZZISTI ED EVASORI

Il gioco delle parti è iniziato ieri sera a Palazzo Chigi, dove la Lega ha deciso – per volontà di Salvini – di astenersi dal voto sul decreto riaperture (che prenderanno il via, gradualmente, da lunedì 26 aprile).
Una decisione per protestare contro la decisione di non modificare l’orario d’inizio del coprifuoco e la scelta di rimandare a giugno la possibilità di riaprire i ristoranti al chiuso. Un’opposizione interna che ha spiazzato anche Mario Draghi che si è detto sorpreso (se non irritato) per questa decisione del Carroccio su misure coordinate all’interno della maggioranza. Uno strappo che, se non sarà ricucito (ma i margini sono esigui, visto l’atteggiamento del leghista), potrebbe portare a un addio. Ma per il governo Draghi cambierebbe veramente qualcosa?
I numeri dicono di no. Partiamo da un punto fondamentale: all’interno dell’esecutivo ci sono alcuni ministri del Carroccio che – a differenza di quanto “imposto” dal loro segretario – a differenza di Salvini, hanno sempre mostrato un indole meno “propagandistica”.
Infatti, come riporta il quotidiano La Repubblica, il voto di ieri sera è stato contornato da una lunga telefonata tra il leader della Lega e i suoi tre ministri (Giorgetti, Stefani e Garavaglia). Prima di tutto ciò, il confronto a Palazzo Chigi viaggiava spedito e veloce, con l’accordo tra tutti gli esponenti e capi dei dicasteri. Poi, però, al momento di votare, Giancarlo Giorgetti è intervenuto dicendo: “Noi non possiamo dire sì, ci asteniamo. Non sto qui a spiegare le ragioni, che voi tutti conoscete”.
Le ragioni rispondono al nome di Matteo Salvini. Il passo indietro, obbligato, dei tre ministri è arrivato – infatti – dopo quella lunga telefonata con il segretario della Lega. E lo strappo arriva proprio in quegli istanti, con Mario Draghi che si è lasciato andare a un laconico commento: “Prendiamo atto, è un precedente grave”. Insomma, la vera sconfitta è per i tre ministri del Carroccio che, per colpe non loro, sono stati costretti ad arrovellarsi attorno a una decisione imposta dall’alto
Si sfila? I numeri dicono che cambierebbe poco o nulla
Il timore che Salvini si sfili – anzi, che faccia sfilare la Lega – dall’esecutivo è concreto. L’exploit sondaggistico di Giorgia Meloni sta condizionando le sue scelte politiche e anche quelle del suo partito. Ma l’eventuale addio del Carroccio al governo non muterebbe gli equilibri nella maggioranza. Neanche in Parlamento. Come sottolinea l’agenzia Dire, infatti, alla Camera un’opposizione composta da FdI e Lega sarebbe composta da 167 parlamentari (molti in meno rispetto alla maggioranza assoluta di 316). Al Senato, gli stessi due partiti si fermerebbero a quota 84, mentre la maggioranza assoluta è a quota 170. Insomma, Salvini potrebbe tranquillamente tornare a fare opposizione, perché per Mario Draghi e per il suo governo non cambierebbe nulla. Anzi, ci sarebbe la possibilità di evitare una polemica al giorno.
(da NextQuotidiano)

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MA SALVINI CHE SI ASTIENE IN CDM E’ LO STESSO CHE VENERDI’ ESULTAVA PER IL DECRETO ?

Aprile 22nd, 2021 Riccardo Fucile

VENERDI SPIEGAVA CHE LE MISURE ERANO UNA SUA VITTORIA, IERI NON LE FA VOTARE: QUALCUNO NON HA ANCORA CAPITO CHE E’ INAFFIDABILE

Ieri sera i ministri della Lega si sono astenuti nel Cdm sul decreto riaperture d’intesa con il leader Matteo Salvini e dopo un colloquio con il premier Mario Draghi al quale hanno spiegato le loro perplessità sul provvedimento. La cosa divertente è che le norme approvate in CdM erano le stesse che Salvini venerdì scorso spiegava essere una vittoria del Carroccio
Ma Salvini che si astiene in CdM è lo stesso che venerdi esultava per il decreto Covid e si intestava le riaperture?
Era il 16 aprile, appena venerdì scorso, e la canzone che il leader della Lega intonava era molto diversa: le riaperture “non sono vittorie della Lega, ma del buonsenso”, spiegava Salvini, a termine di una visita al centro vaccinale allestito alla Fabbrica del Vapore di Milano. Del resto “erano richieste dei sindaci e dei governatori di tutti i partiti”, aggiungeva sottolineando che “se tutto va come deve andare, il 26 aprile ci sarà un raddoppio della Liberazione”.
Peccato che quell’esultanza non era stata accolta con altrettanto entusiasmo sui social. In tanti avevano criticato il “Capitano” per la concessione per la riapertura dei ristoranti solo all’aperto e anche per il coprifuoco alle 22.
Bene ma non benissimo, si dice in questi casi. Non solo: la Lega ha provato a mediare non solo il coprifuoco ma anche sulla proroga dello stato di emergenza, che è stato poi rinnovato fino al 31 luglio.
Secondo il Carroccio sarebbe bastata una proroga più breve, e d’altra parte spiegare ai propri elettori perché quando era all’opposizione tuonava contro e ora che è al governo acconsente sarebbe potuta essere una fonte di imbarazzo.
Ora, senza che sostanzialmente sia cambiato niente rispetto alla cabina di regia, a parte la percentuale degli studenti delle superiori che faranno lezioni in presenza, Salvini si sfila mettendo anche in imbarazzo Giorgetti che ha dovuto spiegare in CdM l’astensione del Carroccio a un Draghi arrabbiatissimo. Salvini ci ha provato in tutti i modi, con sms al presidente del Consiglio, con avvertimenti preventivi, ma nulla è servito per far cedere SuperMario. Le carte ormai sono scoperte. Era ora, e Salvini presto dovrà decidere se essere o di lotta o di governo.
(da NextQuotidiano)

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LO SGARBO DI SALVINI IMBARAZZA I MINISTRI LEGHISTI

Aprile 22nd, 2021 Riccardo Fucile

GIORGETTI E GARAVAGLIA SI DEVONO RIMANGIARE L’IMPEGNO PRESO CON DRAGHI

“La Lega fa quello che dice Salvini. Dobbiamo dare un segnale”. A dare la linea è via Bellerio, non la squadra di governo.
Lo “strappo del coprifuoco” si consuma in mezz’ora di teso consiglio dei ministri, preannunciato in una telefonata con Draghi a cui il leader ribadisce “fiducia”.
Di fronte all’irritazione del premier per la doppia veste del partito, che condivide i provvedimenti nelle riunioni preparatorie ma poi lascia spazio all’atteggiamento da “capopopolo” del leader, Salvini mostra i muscoli.
I ministri leghisti si astengono sul decreto aperture. L’ordine finale, arrivato sui telefonini, viene accolto dagli interessati in un imbarazzato silenzio. Giorgetti e Garavaglia sono colti in contropiede: appena venerdì, nella cabina di regia, avevano dato via libera, e per tutta la giornata hanno confidato nella mediazione. Ma non hanno margine di manovra.
Si diffonde la voce che il Capitano avrebbe voluto addirittura un voto contro le misure, che la “rigidità” del governo lo ha infastidito fino a quel punto, ma fonti del partito smentiscono.
Lo sconcerto è diffuso: lo scontro si è consumato sul rientro a casa che resta alle 22 anziché slittare alle 23. Un’ora di distanza che diventa un baratro. Più altri aspetti delle riaperture per palestre, piscine, ristoranti al chiuso. “Non si può andare alla guerra per il doppio turno serale dei ristoranti… – filtra da Palazzo Chigi – Non possono cercare ogni volta di strappare un pezzetto in più”.
Dietro quello che sembra un puntiglio, in realtà, c’è altro: l’ira di commercianti, baristi, ristoratori, gestori di locali – lo zoccolo duro dell’elettorato salviniano – che considerano le misure del tutto insufficienti, soprattutto per chi non ha i dehors e vede in bilico i ricavi estivi. Poi la necessità di togliere spazio al Pd e all’ala sinistra del governo; infine la feroce competizione con Giorgia Meloni, che erode consensi nei sondaggi.
A giochi fatti, Salvini si intesta la decisione: “Non potevamo votare un decreto che continua a imporre chiusure, coprifuoco, limitazioni. Voteremo il prossimo decreto se insieme a vaccini e tutela della salute prevederà il ritorno alla vita e al lavoro. La Lega chiede di dare fiducia agli italiani”.
E’ una dichiarazione di apertura di ostilità sulla “fase due”, quella delle aperture che premier e ministro della Salute vorrebbero “graduali e irreversibili”, senza forzature né stop and go.
Per quanto la reazione di Draghi sia un’incognita, i leghisti negano conseguenze politiche sulla tenuta della compagine. Poco prima il capogruppo al Senato Romeo ha preannunciato che “salveranno” Speranza dalla mozione di sfiducia di Fdi: “Il ministro deve cambiare linea, ma non vogliamo mettere in difficoltà la maggioranza”. Un colpo al cerchio e uno alla botte. La Lega è sempre più di lotta e di governo. Nello sconcerto dei ministri di Forza Italia, anche loro al buio su quanto stava per accadere.
Il cambio di linea della Lega è repentino, ma la tensione monta sin dal mattino. Salvini punta i piedi, vuole strappare di più, va in pressing già prima della riunione di governo. “Ce lo chiedono sindaci e governatori di tutti i colori, imprese e associazioni, sono misure di buonsenso – insiste – Non me l’ha detto il dottore di approvare cose che non mi convincono”.
Non è la prima volta che evoca questa minaccia, il premier però non ci sente. Salvini convoca i suoi, spiega che il tema è dirimente: all’avvio della stagione turistica bisogna dare “segnali chiari” oppure le prenotazioni languiranno e l’Italia non sarà competitiva con Grecia, Spagna e le altre mete rivali. Ricorda che i ristoratori hanno bloccato l’autostrada, sono arrivati sotto il Parlamento. “Dobbiamo far ripartire il Paese prima che sia troppo tardi” arringa.
La serata finisce con il leader collegato a una manifestazione online, dove promette che girerà i municipi di Roma uno per uno in vista delle amministrative. E con il rumoroso silenzio dei ministri. Fino alla prossima puntata.
(da “Huffingtonpost”)

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ALTRO CHE ABOLIZIONE, IL CASHBACK AUMENTA IL GETTITO E COMBATTE L’EVASIONE: LO STUDIO AMBROSETTI

Aprile 21st, 2021 Riccardo Fucile

NON A CASO I SOVRANISTI SONO CONTRARI… 9,3 MILIARDI DI CONSUMI IN PIU’, GETTITO ADDIZIONALE PER LO STATO PREVISTO IN 1,2 MILIARDI

A dispetto di tutti i partiti del centrodestra – dalla Lega a Fratelli d’Italia – che ne reclamano l’abolizione, il cashback ha prodotto e potrebbe continuare a produrre benefici effetti in termini di incentivazione dei consumi, gettito aggiuntivo e recupero del sommerso.
E’ quanto emerge dalla Community Cashless Society attivata su iniziativa di The European House-Ambrosetti.
L’introduzione del cashback nel mese di dicembre 2020 – si legge nel Report – ha generato consumi addizionali pari a 1,1 miliardi di euro, a fronte di rimborsi previsti per 223 milioni di euro.
Per tutto il 2021 si stima un effetto addizionale sui consumi pari a 9,3 miliardi di euro, a fronte di una dotazione finanziaria di 1,75 miliardi di euro per l’attribuzione dei rimborsi e la copertura delle ulteriori spese derivanti dall’attuazione della misura.
Per il 2022, invece, si stimano consumi addizionali pari a 13,9 miliardi di euro, a fronte di costi previsti per 3 miliardi di euro. Muovendo da un’aliquota media calcolata sul paniere dei consumi delle famiglie italiane, è stato possibile calcolare il gettito aggiuntivo per lo Stato derivante dai consumi, per un totale cumulato di circa 4,4 miliardi di euro fino al 2022.
In termini, invece, di recupero di economia sommersa e del Vat gap (evasione Iva) il cashback può abilitare un gettito addizionale per lo Stato pari a 1,2 miliardi di euro al 2022. Tuttavia, i benefici del cashback non si esauriscono al 2022.
“Si stima – si legge sempre sul Rapporto – che la misura sia in grado di permeare i comportamenti virtuosi cashless dei cittadini anche per gli anni successivi. Dal 2022 in avanti si ipotizza si possa verificare un graduale e crescente spostamento dei pagamenti da contante a cashless. Tra recupero di gettito Iva aggiuntivo e recupero del sommerso il cashpack potrebbe portare 9,2 miliardi in più fino al 2025. La misura, a ogni modo, dovrebbe essere confermata per quest’anno con alcune correzioni.
(da agenzie)

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SALVINI E MELONI, IL DUO CHE SI DIVIDE LE BATTUTE DEL COPIONE

Aprile 21st, 2021 Riccardo Fucile

SUL COPRIFUOCO IL LEGHISTA CHIEDE UN’ORA IN PIU’, LEI ALLORA LO VUOLE ABOLIRE

Matteo Salvini vuole “accorciare il coprifuoco”, farlo slittare alle 23. Giorgia Meloni lo scavalca: “Un misero contentino, andrebbe abolito”.
E’ furibonda, raccontano: l’occupazione del Copasir è stata l’ultima goccia in un vaso che pochi mesi di governo Draghi hanno riempito fino all’orlo. Neppure le dimissioni di Urso e del forzista Vito hanno fatto “rinsavire” il leader della Lega, che alle richieste di “chiarimento politico” tira dritto.
A cascata, nel centrodestra è stallo su tutto: i candidati delle comunali di autunno, gli organismi parlamentari a composizione mista, le nomine Rai, gli spazi televisivi.
E dove non si sta fermi, ci si divide: come sulla collocazione al Parlamento europeo. O sulla mozione di sfiducia FdI contro Speranza, che i più maligni leggono fatta apposta per mettere in imbarazzo il Capitano.
Ci sarebbe da non stupirsene. Ci si potrebbe chiedere: cosa c’è da chiarire visto che un partito, la Lega, è in maggioranza, e uno, FdI, all’opposizione?
E soprattutto, visto che dividersi per poi ricompattarsi alle urne è una storica necessità del centrodestra.
La rivendica Meloni stessa dalle pagine di “Panorama”: “Mi auguro che questa parentesi Draghi, finora deludente, finisca quanto prima, a quel punto il centrodestra si presenterà con un programma comune”.
Già: ma con quale leader?
“In questa fase Matteo viene percepito come ripetitivo – argomenta un meloniano – Giorgia come ragionevole e moderata. Il paradosso è che lui sembra più all’opposizione di lei”.
Anche questa non è una novità: il partito di lotta e di governo è lo schema su cui Salvini ha imperniato la sua avventura nel Conte Uno, vincendo la scommessa.
Il 2019 è l’anno in cui il Carroccio prende il 34,3% alle Europee, tocca il 37,1% alle regionali in Piemonte, apre la “crisi del Papeete” forte di un 36,8% nelle rilevazioni. Alle stesse Europee, Fdi si attesta al 6,46%.
Stavolta, però, il gioco non sta funzionando. Intanto, Draghi non è Conte. Al posto dell’”avvocato del popolo”, dell’homo novus Cinquestelle, del vagheggiato “punto di riferimento dei progressisti” c’è l’ex presidente della Bce, l’uomo del quantitative easing, Supermario, il castigamatti dell’austerity tedesca, il prossimo uomo forte dell’Europa intera appena Merkel saluterà.
In palio ci sono un’idea diversa di Ue (gli “occhi nuovi” con cui guardare alle regole di bilancio), la messe del Recovery, la scommessa senza tempi supplementari della crescita con un debito pubblico che sfiora il 160%, e speriamo davvero che sia “buono”.
Togliere Draghi, toglierebbe il fiato. Salvini lo sa e si frena: attacca Speranza ma non affonda; alza la voce ma non porta a compimento; minaccia di non votare i decreti che i suoi ministri hanno ratificato nelle sedi preposte.
Perché l’altro elemento di instabilità e malumore arriva proprio dal cambiamento dei rapporti di forza nel centrodestra. Con Forza Italia inabissata, la competizione tra FdI e Lega è priva di mediazioni.
Due partiti quasi alla pari che condividono le parole d’ordine – sovranismo, libertà individuali, lotta all’immigrazione, lavoro autonomo, flat tax, partite Iva, sblocco degli sfratti – solo che uno è più libero di pronunciarle dell’altro.
Le sorti dell’incontro sono alterne. Sul Copasir si guerreggia ancora. In Vigilanza, Daniela Santanchè si è spinta a chiedere per Fdi – invano – un terzo degli spazi nei tg. A Milano, Ignazio La Russa ha congelato la candidatura a sindaco di Albertini avanzata da Salvini, a Roma Bertolaso ha fatto la stessa fine.
Solo a Torino c’è un nome condiviso: l’imprenditore delle acque minerali Paolo Damilano, grande amico di Giorgetti ma in buoni rapporti con tutti.
Meloni rastrella classe dirigente locale, puntando sul Nord e sui territori produttivi
I conti si faranno alla fine.
(da Huffingtonpost)

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SONDAGGIO IPSOS SULLA GESTIONE SPERANZA: SALVINI HA ROTTO I COGLIONI PURE AI SOVRANISTI

Aprile 21st, 2021 Riccardo Fucile

IL 62% CONDIVIDE LA LINEA DELLA PRUDENZA DEL MINISTRO, SOLO IL 29% LA RITIENE TROPPO RIGIDA, IL 9% SI ASTIENE… VACCINAZIONI: GIUDIZIO NEGATIVO PER IL GOVERNO DAL 44% , POSITIVO DAL 39%

Secondo il 62% degli intervistati, sulla gestione della pandemia e sulle riaperture il ministro della Salute Speranza ha una linea di prudenza “che serve in questo momento”.
Viceversa, ha una linea troppo rigida per il 29% di quanti si sono espressi in merito mentre il 9% non sa o non indica.
A dirlo è il sondaggio condotto da Ipsos e illustrato ieri sera da Nando Pagnoncelli a Dimartedì.
Il ministro Speranza, nelle settimane forse più difficili per lui a livello politico, incassa l’appoggio di gran parte dei cittadini, nonostante sia spesso bersaglio dell’opposizione e di parte della maggioranza. Secondo il 62% degli italiani Speranza tiene la linea che serve in questo momento sulla pandemia, rileva il sondaggio. Mentre il 29% crede che la linea del ministro della Salute sia troppo rigida, con il 9% che non risponde alla domanda. Giudizio positivo anche per Mario Draghi e per la sua gestione dell’emergenza pandemica: il 53% dei cittadini crede che stia dimostrando di saperla gestire, per il 38%, invece, il presidente del Consiglio è un po’ impacciato e non gestisce bene la situazione.
Principalmente negative, anche se di poco, le opinioni sulla campagna di vaccinazione messa in campo dal governo Draghi: il 44% giudica negativamente l’operato dell’esecutivo in merito all’andamento delle somministrazioni, il 39% invece dà un giudizio positivo.

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