Aprile 23rd, 2021 Riccardo Fucile
TEMPO PERSO, IL LEGHISTA OGGI RICOMINCIA CON LE POLEMICHE
Matteo Salvini e Mario Draghi si sono sentiti nella serata di ieri, giovedì 22 aprile. Il
Capitano leghista non ha mancato di chiarire che nutre il massimo rispetto per il presidente del Consiglio e che la Lega è convintamente al governo e vuole restarci. Super Mario, da parte sua, gli ha fatto capire che non è il momento di piantare bandierine.
Il tifosissimo del Southampton Giancarlo Giorgetti (GG per gli amici) le sta tentando tutte pur di fare da paciere tra il “suo” leader Salvini e il capo del governo Draghi.
Dopo una giornata di burrascose fibrillazioni, premier e capo di partito si sono sentiti ieri sera in una lunga conversazione telefonica.
“Caro Mario, non siamo e non saremo mai noi quelli a remare contro”, ci ha tenuto a precisare il leader della Lega, lasciando intendere che si dovrebbe guardare piuttosto dalle parti del Pd o dei 5 Stelle.
Il premier Draghi, peraltro, non se ne è stato con le mani in mano e ha fatto capire a Salvini che non è il momento di piantare bandierine: “Le decisioni prese dal governo si rispettano”. Il messaggio recapitato al leader leghista è stato estremamente chiaro: basta con i distinguo.
Infatti oggi Salvini ha già ricominciato, tempo perso
(da TPI)
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Aprile 23rd, 2021 Riccardo Fucile
ANCHE IL FORNO CREMATORIO E’ FERMO PER UN GUASTO
Il tanfo è insopportabile. Cinque minuti e devi uscire dai grandi tendoni bianchi allestiti al cimitero dei Rotoli, per proteggere centinaia di bare.
Ogni giorno ne arriva qualcuna, ma spazi liberi non ce n’è più da tempo, nel più grande camposanto di Palermo: così 870 salme aspettano una sistemazione, qualcuna attende da marzo 2020.
Molte sono poggiate sull’asfalto. La sporcizia, l’acqua che entra dentro. Neanche i bambini si salvano: ne vediamo due, in piccole bare di compensato. Non ci sono sepolture disponibili, né fra i loculi e nemmeno nella terra. Impossibile anche la cremazione: il forno è fermo per un guasto dal 15 aprile dello scorso anno. Unica alternativa è la cremazione fuori regione, in Calabria.
Rosaria Davì prende aria, come per stare in apnea, prima di entrare nel tendone. È venuta a trovare suo fratello, morto a cinquant’anni in un incidente stradale: “Non si può sopportare tutto ciò. Come si fa a infliggere tutto questo dolore a chi già soffre la perdita di un caro? Accarezzo un attimo la bara e poi esco, non si resiste lì dentro”.
C’è chi pur di non vivere questo strazio è disposto a tutto. Come Alessandra Oriolo che ha perso la mamma di 85 anni, deceduta in ospedale lo scorso 14 aprile: “Abbiamo deciso di acquistare un loculo nel cimitero privato di Sant’Orsola, pagandolo 4mila euro pur di dare una degna sepoltura alla mamma, Maria Concetta. Sarebbe stato un dolore troppo grande, anche per mio padre, vederla in quei magazzini”.
Francesco Velletri, imprenditore funebre da quattro generazioni, vede ogni giorno la disperazione di tanti parenti. “Una famiglia ha preferito custodire il feretro nella camera mortuaria della casa di riposo in cui è spirato il proprio caro – racconta – in attesa di acquistare un loculo nel cimitero di Sant’Orsola”. Piove su Palermo e sui Rotoli, la bara più vicina all’ingresso del tendone si bagna. Un dipendente del cimitero arriva con una famiglia che ha appena perso un caro. Allarga le braccia e li guarda: “Mi vergogno”.
(da La Repubblica)
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Aprile 23rd, 2021 Riccardo Fucile
LA STRATEGIA DELLE TENSIONE DI UN CADAVERE CHE CAMMINA
E anche Mario Draghi, dopo Giuseppe Conte, ha scoperto chi è Matteo Salvini. L’amara constatazione su chi sia, rispetto al suo predecessore col quale il leader della Lega arrivò al clamoroso strappo nella ormai nota estate del Papeete a poco più di un anno dall’insediamento del governo gialloverde, è arrivata addirittura ad appena due mesi dal giuramento.
Lo strappo di Salvini che sul decreto Riaperture fa astenere i ministri leghisti in Consiglio dei ministri – nonostante la mediazione del solito Giancarlo Giorgetti- ufficialmente perché il coprifuoco resta alle 22, è un colpo basso a Draghi.
Che, per usare un eufemismo, sarebbe “molto irritato”. È inaccettabile che un partito si sfili platealmente da un provvedimento così importante. Con misure peraltro già concordate, e resti in maggioranza battagliando su ogni cosa ogni giorno.
Dal Pd al M5S tutti ne hanno abbastanza e non sta in piedi la giustificazione che anche ieri Salvini ha dato. “Io penso che l’Italia meriti rispetto, spero che in una quindicina di giorni si torni al buonsenso. Credo che Draghi apprezzi la lealtà, la schiettezza e la coerenza. Noi abbiamo dato la fiducia al governo Draghi, non al governo Franceschini-Speranza”, afferma mettendo ancora una volta in mezzo i due ministri in quota LeU e Pd per non attaccare – per il momento – direttamente il premier.
Ma nelle coalizioni e a maggior ragione in una maggioranza amplia e variegata come l’attuale, tutti rinunciano a qualcosa per raggiungere l’obiettivo comune. Non possono esistere partiti di lotta e di governo: chi non accetta questo principio rimane fuori. Come coerentemente ha fatto Giorgia Meloni premiata dai sondaggi in continua ascesa e che non a caso Salvini “soffre”.
Tanto che anche ieri è tornato a tirala in ballo: “A differenza della Meloni che ha scelto di stare fuori a protestare, dall’interno del governo noi possiamo incidere”.
Per giustificare lo strappo in Cdm il segretario leghista si trincera dietro al malcontento dei territori (“Se tutte le regioni e tutti i comuni di ogni colore chiedono la stessa cosa allora non è un capriccio della Lega”).
Ma ad alzare lo scontro è proprio un governatore leghista, il presidente del Friuli Venezia Giulia Massimiliano Fedriga, scettico sul coprifuoco e sulla percentuale di studenti da far rientrare a scuola in presenza da lunedì.
“Si è incrinata la leale collaborazione tra Stato e Regioni, in Cdm è stato cambiato un accordo siglato tra istituzioni e questo è un precedente molto grave, non credo sia mai successo”, ha tuonato ieri. Subito ripreso da Salvini: “Le regioni fanno bene a lamentarsi, è grave ridiscutere gli accordi presi sulla scuola per le pressioni del M5S”.
D’altro canto la strategia del Capitano ha una logica ben precisa. Secondo i suoi piani l’esecutivo dell’ex presidente Bce dovrebbe avere una durata di undici mesi e qualche settimana. Cioè fino all’elezione del nuovo Presidente della Repubblica. Che dovrebbe essere proprio Draghi, il cui primo atto sarebbe nominare un premier che lo sostituisca per varare un governo elettorale.
E poi sciogliere le camere per votare a giugno 2022. Ecco perché il Capitano sta iniziando a “picconare” l’esecutivo di cui fa parte – come fece già nel 2019 sperando anche quella volta di andare ad elezioni – prendendo di mira i soliti grillini, Speranza e Franceschini.
Per creare una crisi e agevolare la salita del numero della Bce al Colle, scongiurando il temutissimo scenario B.
Un’altra personalità (oppure, ipotesi però smentita dall’interessato, la conferma per qualche tempo di Sergio Mattarella e il governo Draghi che dura molto più tempo.
Una prospettiva che metterebbe Salvini irrimediabilmente all’angolo.
(da La Notizia)
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Aprile 23rd, 2021 Riccardo Fucile
LE ONG: “UNA TRAGEDIA ANNUNCIATA”… DA DUE GIORNI LE AUTORITA’ ERANO A CONOSCENZA, NESSUNO E’ INTERVENUTO: QUESTA SI CHIAMA OMISSIONE DI SOCCORSO E STRAGE
Una nuova strage è avvenuta nel Mediterraneo. “Una strage annunciata”, come denuncia ResQ – People saving people sulla propria pagina Facebook.
A bordo del gommone naufragato ieri sera al largo delle acque libiche, in un tratto privo di soccorsi e testimoni, c’erano – secondo l’ong – circa 130 persone, nessuno dei quali sarebbe superstite.
Secondo le prime ricostruzioni, “i naufraghi a bordo avevano chiesto aiuto ad AlarmPhone, che ha immediatamente allertato le autorità libiche ed europee, ma nessuno ha lanciato una missione di soccorso. Ocean Viking e tre mercantili hanno pattugliato l’area, disperatamente, in cerca del gommone con cui ormai si erano persi i contatti: purtroppo, quello che resta sull’acqua sono solo i corpi delle vittime.”
In molti ora sottolineano come si sapeva da giorni che in quel tratto di mare ci fossero tre barconi carichi di migranti, ma nessuno, a Roma come a Tripoli, ha coordinato un’operazione di soccorso, né è stato possibile per le ong arrivare in tempo.
Tra i primi ad arrivare sul posto, le donne e gli uomini di Ocean Viking, che hanno, tuttavia, escluso la possibilità di ritrovare sopravvissuti:
“Dopo ore di ricerca, la nostra peggiore paura si è avverata. L’equipaggio ha dovuto assistere alle devastanti conseguenze del naufragio di un gommone a Nord-Est di Tripoli. Mecoledì mattina era scattato l’allarme rispetto a questa stessa imbarcazione con circa 130 persone a bordo. Nelle ultime 48 ore, il network telefonico civile Alarm Phone ci ha avvisato di un totale di tre barche in difficoltà in acque internazionali al largo della Libia. Tutte si trovavano ad almeno dieci ore dalla nostra posizione nel momento in cui abbiamo ricevuto le segnalazioni. Abbiamo cercato due di queste barche, una dopo l’altra, in una corsa contro il tempo con il mare molto mosso, con onde fino a 6 metri”.
“Non è stata una “disgrazia”. Non è stata una “tragica fatalità”. È stata una strage annunciata” attacca ResQ “l’ennesima. Uccisi dai ritardi nei soccorsi, dall’indifferenza, dalla politica dei muri e dei respingimenti. Fino a quando il Mediterraneo sarà la tomba degli esseri umani, delle leggi e dei diritti? Basta, basta, basta.
(da agenzie)
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Aprile 23rd, 2021 Riccardo Fucile
IL VIROLOGO: “LA NULLITA’ DI QUANTO HA DETTO SI GIUSTIFICA DA SOLA, NON VOGLIO AGGIUNGERE ALTRO”
Lo scontro tra il microbiologo Andrea Crisanti e il deputato della Lega Claudio Borghi
va in scena a Piazzapulita, il programma condotto da Corrado Formigli su La7.
Più che di uno scontro, si tratta di una lezione che dà – con poche parole – il dottore a Borghi.
In sostanza: c’è il leghista che arriva in studio sventolando qualche foglio, su cui – dice lui – c’è un autorevolissimo studio dell’università di Stanford. Sostiene, e lo dice con un lungo preambolo (e con parole: “fortuna che studio”) che il lockdown non sia servito. E, si badi bene, non quello parziale degli ultimi mesi, ma in generale, quello a cui tutti siamo stati obbligati all’inizio della pandemia.
Alla domanda di Fromigli sul se “dovevamo tenere sempre aperto, da febbraio del 2020 non avremmo mai dovuto chiudere?”, lui ha risposto con un sì: “Probabilmente non sarebbero stati gravi i risultati”. Ma andiamo con ordine.
Il discorso del leghista
La prima domanda del giornalista è sul “no” all’ultimo decreto: “State remando contro il decreto riaperture”. Ma Borghi non ci sta, e si intesta le riaperture con parole quantomeno ambigue (come a dire: per le riaperture è roba nostra, per le chiusure no): “Il decreto riaperture è nostro, cioè, vale a dire: lo abbiamo chiesto noi. Purtroppo abbiamo scoperto che oltre alle riaperture c’erano anche delle chiusure. O quantomeno c’erano delle cose che non andavano bene”. E poi, ecco il discorso sullo studio e il lockdown:
“Però io primo ho sentito dei numeri molto allarmistici o così via. Però vede, io sono una persona fortunata, perché non a tutti è stata data l’opportunità di servire la propria nazione e cerco di farlo con il massimo di studio e di impegno. E quindi io come rappresentante dei cittadini studio. Partiamo da alcune cose che sono state dette, che il lockdown funziona, salva vite, che è possibile misurare il costo dei morti. Io, per carità con tutto il rispetto per il professore Crisanti, se io devo prendere una decisione importante, devo andare a sentire chi sono i massimi esperti al mondo di epidemiologia, vedo cosa scrivono e poi prendo delle decisioni. Crisanti è un esperto della genetica della zanzara anofele, è un’ottima cosa. Fa degli studi perfetti, ma non è un esperto di queste cose. Ho preso il professore di Stanford e ci dice che il lockdown ha portato pochi o nessun risultato, in tutti gli studi. Ha concluso che gli studi sul lockdown non portano risultati.
La risposta di Crisanti a Borghi
A questo punto Formigli interpella Andrea Crisanti, anche perché quando ha parlato di lui come esperto della zanzare (la malaria) lo ha fatto anche con un tono quasi derisorio. La risposta del microbiologo:
“La nullità di quello che ha detto si giustifica da sola, non voglio aggiungere altro. L’unica cosa che voglio aggiungere è che io sono contento della mia esperienza come esperto di malaria, perché contrariamente a lei che è stato in Parlamento io ho visto cosa significa un’epidemia, ho visto come si combatte. Io sono molto contento dell’esperienza che ho avuto, perché mi è servita moltissimo, contrariamente ad alcune persone del suo partito che hanno sempre detto che il virus era morto o era diventato più buono. Sta davanti agli occhi di tutti quanti la scempiaggine di quello che hanno detto. Il virus è morto.”
(da “NextQuotidiano”)
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Aprile 23rd, 2021 Riccardo Fucile
L’ASSOCIAZIONE DI CASALEGGIO SCARICA I VERTICI GRILLINI
Le casse di Rousseau sono vuote e l’associazione di Davide Casaleggio scarica i vertici del Movimento per creare una “piattaforma laica”. Questo il contenuto del post pubblicato sul Blog da Rousseau, nel quale viene sancito l’addio al Movimento 5 Stelle.
Ecco il testo integrale del post:
L’Associazione Rousseau cambia strada. La scelta è dolorosa, ma inevitabile. In questi 15 mesi abbiamo sollecitato costantemente la risoluzione delle criticità. Per otto lunghi mesi abbiamo richiesto più volte di condividere un progetto comune con responsabilità e perimetri ben definiti dei ruoli reciproci e abbiamo proposto concretamente un accordo di partnership per rafforzare e chiarire il legame tra Rousseau e il Movimento così come indicato dagli iscritti attraverso il voto.
Abbiamo cercato, in ogni modo, di mantenere forte quel rapporto speciale che ha permesso ad una forza politica di diventare protagonista della storia del nostro Paese e di portare nelle istituzioni migliaia di cittadini con l’elmetto.
Ma stare insieme deve essere una scelta reciproca e deve presupporre rispetto e assunzione di responsabilità da ambo le parti. E questo, purtroppo, non si è verificato.
Per questo, a fronte dell’enorme mole di debiti cumulati dal MoVimento 5 Stelle nei confronti dell’Associazione Rousseau e della decisione di chi ritiene di essere il gruppo dirigente del MoVimento di impartire ai portavoce un invito diretto a violare espressamente lo Statuto stesso del MoVimento, omettendo di versare, già dal mese di aprile, il contributo stabilito per i servizi erogati, questa mattina abbiamo dovuto comunicare a tutto il personale di Rousseau che siamo costretti ad avviare le procedure per la cassa integrazione.
Oggi non è più possibile, infatti, sostenere le spese necessarie per il personale che lavora quotidianamente ai 19 servizi di cui il MoVimento 5 Stelle usufruisce.
Nonostante tutto, noi seguiteremo – nel limite del possibile e per rispetto verso tutte le persone che credono nel progetto – a fare la nostra parte onorando i nostri impegni, come sempre. A tal fine, manterremo la piattaforma attiva applicando ovviamente pesanti ridimensionamenti.
Da parte nostra, proseguiremo nell’onorare i patti fino a che non siano consensualmente modificati da soggetti legittimati a farlo, nel rispetto delle regole che la comunità del MoVimento ha deciso di darsi.
Nei prossimi giorni comunicheremo con trasparenza – sia agli attivisti che ai portavoce che sono tenuti ancora oggi a contribuire al sostentamento di questi stessi servizi – le modalità attraverso cui svolgeremo queste attività.
La situazione è difficile e ci lascia ingiustamente sulle spalle un peso enorme, ma la nostra missione non si fermerà.
Rousseau è nato molto prima del MoVimento stesso. Non aveva ancora il nome di Rousseau, ma era ed è stato, negli anni il metodo che ha guidato tutto il percorso di nascita, crescita ed evoluzione del MoVimento 5 Stelle. Oltre 15 anni di vita insieme attraverso i quali le competenze, l’innovazione e la professionalità sono state messe a disposizione, molto spesso in modo totalmente gratuito, per costruire un’organizzazione innovativa, orizzontale, efficiente, centrata sui cittadini e soprattutto unica nel panorama politico italiano e non solo.
La visione di Gianroberto è chiara e noi la porteremo avanti. Ci impegneremo, infatti, ancora di più e in tutte le forme che saranno necessarie, affinché le sue idee continuino a camminare sulle gambe di coloro che vorranno esserci.
Partiremo con un nuovo progetto e con nuovi attori protagonisti, ma non sarà facile. Dovremo risolvere tutti i pesanti problemi economico-finanziari che ci sono stati addossati e trovare strategie di sostenibilità per il futuro.
Rousseau diventerà uno spazio aperto, laico e trasversale. Uno spazio per dare voce a tutti coloro che vorranno aggregare persone attorno a battaglie, temi o proposte. Uno spazio che ha l’ambizione di realizzare la più grande “lobby” dei cittadini attivi.
Lavoreremo per costruire un potente media civico che sia in grado di attivare, da una parte, concrete azioni di partecipazione attiva e di cittadinanza digitale e dall’altra, di incubare quelle nascenti composizioni civiche che diventeranno protagoniste dello scenario politico del futuro.
Dal 2005 abbiamo innovato la politica italiana anticipandone le traiettorie con modelli organizzativi alternativi, basati sull’utilizzo della rete e in grado di rendere anacronistiche le strutture partitiche esistenti e legate allo scorso secolo. Oggi, siamo di fronte ad un rovesciamento di paradigma che rende anche i movimenti, per come li conosciamo, basati su un’idea di società ancorata ai primi anni dieci del duemila.
Il futuro della politica si giocherà su un campo totalmente diverso e, anche a seguito della pandemia globale, avrà forme relazionali e organizzative totalmente differenti da quelle attuali.
Le future strutture sociali e politiche saranno sempre più interdipendenti da una infrastruttura globale creata dalle piattaforme digitali. La creazione di queste ultime definirà, infatti, le modalità di distribuzione del potere dei cittadini non solo in ambito civico e politico, ma anche statuale. La logica e i meccanismi di funzionamento di queste piattaforme disegneranno i futuri spazi di partecipazione nell’attuale Platform Society ed è fondamentale, già da oggi, comprendere e progettare in modo che vengano promossi valori finalizzati a favorire il bene comune e collettivo.
Le nuove generazioni andranno oltre i partiti e i movimenti. Costruiranno un’identità collettiva e politica che sarà disegnata su una estrema personalizzazione degli interessi civici individuali e sulle battaglie che i singoli cittadini costruiranno dal basso.
Parallelamente a questo piano orientato al futuro dei prossimi anni, continueremo ancora oggi a rispettare le promesse fatte a tutti coloro che, in questi anni, hanno creduto nell’idea di movimento come possibilità di coinvolgimento attivo. Sentiamo una profonda responsabilità verso ognuno di loro.
Lavoreremo, quindi, per mantenere il percorso civico costruito in questi 15 anni affinché quel principio di piramide rovesciata, nella quale crediamo profondamente, mantenga la sua forza. Ci impegneremo per individuare soluzioni necessarie per sviluppare le sedi digitali tematiche e territoriali che abbiamo progettato con gli attivisti, ma anche per dare seguito alle iniziative disegnate in questi tre mesi straordinari con gli Ambasciatori della Partecipazione.
Ci siamo e ci saremo. Nelle prossime settimane incontreremo tutti coloro che vorranno costruire il futuro insieme a noi e con loro progetteremo i passi successivi.
Sinceramente, non avremmo mai immaginato di dover vivere una situazione di questo tipo. E’ avvilente dover mandare in cassa integrazione le persone che, in questi anni, hanno lavorato con sacrificio e dedizione assoluta per consentire ad altri di entrare nelle istituzioni e dovergli dire che il motivo di tutto questo è la mancanza di rispetto delle regole e di quei principi etici e morali che sono alla base del progetto, per il quale quelle stesse persone sono entrate nelle istituzioni.
Abbiamo pensato fino all’ultimo che si sarebbe usciti dall’ambiguità e dal cerchiobottismo per risolvere i problemi in modo concreto, ma non è successo.
Sarà un futuro difficile e in salita, ma coerente, sfidante e intellettualmente onesto come siamo sempre stati.
Oggi siamo a terra, ma ci rialzeremo perché noi siamo MoVimento.
(da agenzie)
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Aprile 22nd, 2021 Riccardo Fucile
SU 5 MILIARDI DI SUSSIDI, BEN 2,5 SONO ANDATI AI COMUNI SETTENTRIONALI
Dei 5.020 milioni di euro di fondi stanziati ai comuni per fronteggiare la crisi da covid-19, più della metà, 2.546 milioni per l’esattezza, sono finiti al Nord.
Non sono certo bruscolini. E’ quanto emerge dal report del Consiglio e dalla Fondazione Nazionale dei Commercialisti che analizza la distribuzione delle risorse destinate ai comuni alle prese con la crisi economica derivante dall’emergenza pandemica.
IL REPORT
Nel dettaglio l’anno scorso sono stati erogati 5.020 milioni di euro suddivisi tra il Fondo per l’esercizio delle funzioni fondamentali (4.220 milioni) e la cosiddetta solidarietà alimentare (800 milioni), al netto delle compensazioni specifiche per il mancato gettito determinato da esenzioni tributarie decise a livello nazionale.
Il primo intervento, di 4.220 milioni di euro, che copre l’85 per cento delle erogazioni, si concentra nelle regioni del Nord Italia e nel Lazio per effetto dei parametri ancorati alla capacità fiscale registrata nei singoli comuni, fornendo di fatto un aiuto maggiore nei territori in cui il reddito medio pro capite è più alto.
Assegnati i 2.546 milioni, i restanti 1.981 sono stati ripartiti tra centro e sud Italia. Rispettivamente 896 milioni al centro e 1.085 al sud.
Sul podio delle regioni che ne hanno maggiormente beneficiato ci sono la Lombardia, il Lazio e il Veneto che si sono rifocillate con rispettivamente 879.680.880,88 (circa il 20,85 per cento); 413.264.129,86 (9,79 per cento) e 376.967.744,60 (8,23 per cento). Per la solidarietà alimentare, nella distribuzione degli 800 mila euro, sul podio salgono ancora la Lombardia, 111.701.076,83 (13,96 per cento) seguita dalla Campania, 101.398.527,78 (12,67 per cento) e dalla Sicilia con 86.969.592,02 (10,87 per cento).
Il focus sulle risorse integrative del Fondo funzioni fondamentali per il 2021 ha rilevato che dell’acconto pari a 220 milioni di euro, 200 milioni sono stati destinati ai comuni e 20 milioni alle Città Metropolitane e alle Province.
La sua ripartizione accentua ulteriormente la concentrazione delle risorse a favore degli enti appartenenti alle regioni del Nord che raccolgono il 58 per cento, mentre il Sud si ferma al 18 per cento. La parziale eccezione del Lazio è imputabile al peso economico e politico di Roma caratterizzata da una capacità fiscale pari a quella delle regioni settentrionali.
(da agenzie)
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Aprile 22nd, 2021 Riccardo Fucile
“IL COPRIFUOCO E’ UN DISINCENTIVO A NON MUOVERSI LA SERA PER MOTIVI SUPERFLUI, LA PANDEMIA SI MUOVE SULLE GAMBE DELLE PERSONE”
“Siamo in una situazione in cui siamo tra color che son sospesi ma vedo che, dopo
un trend generale, si pensa di poter fare a meno di preoccuparsi”. Massimo Galli ad Agorà oggi critica il decreto riaperture che dal 26 aprile riporterà la zona gialla in Italia.
L’epidemiologo dell’Ospedale Sacco di Milano spiega che “i nostri numeri dicono che non è una situazione tranquilla e stabilizzata. Inoltre nell’ultimo periodo ci sono state una serie di scelte socialmente importanti che destano preoccupazione come la riapertura delle scuole. Ma non dimentichiamo che abbiamo a che fare con la variante inglese. Che è dilagata in maniera assoluta e ci dice che i ragazzi si infettano molto più facilmente della precedente”.
“Le Regioni vogliono riaprire appena si scende di pochi decimali sotto la soglia stabilita. Ma è un errore perché i dati devono avere la possibilità di confermarsi in trend altrimenti rischiamo ricadute come accaduto in Sardegna o in altre aree. Non sono per non avere una time-line delle riaperture, ma tutto dovrebbe essere messo in relazione alle vaccinazioni e la stabilizzazione dei trend in discesa”, dice Galli.
“In quanto al coprifuoco – ha aggiunto – è un disincentivo alla gente a muoversi la sera perché quegli spostamenti possono essere considerati superflui. E’ una cosa di cui ovviamente ristoratori o gestori di teatri non siano d’accordo. Ma il virus si muove sulle gambe delle persone: più ci si muove e più si diffonde”.
Secondo il professore “sarebbe stato opportuno fare come gli inglesi, chiudere tutto e vaccinare come se non ci fosse un domani. Purtroppo i vaccini non ce li avevamo. Ora se apriamo senza vaccinare quelle 500 mila persone al giorno rischiamo”.
(da agenzie)
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Aprile 22nd, 2021 Riccardo Fucile
LA REPRESSIONE SOVRANISTA: 2.000 ARRESTI, PICCHIATO UN COLLABORATORE SOCIAL DI NAVALNY PER OTTENERE LA PASSWORD DI ACCESSO A TELEGRAM… IL CORAGGIO DI NAVALNY: “AVERE PAURA E’ PERDERE, LOTTIAMO PER IL RISCATTO DEL NOSTRO PAESE”
Le condizioni di salute di Alexey Navalny continuano a rimanere critiche. Nonostante
il trasferimento in un ospedale civile, la sua vita è ancora in grave pericolo, ha denunciato ieri l’Onu.
Dopo una visita fatta il 20 aprile, i medici – secondo una lettera pubblicata dal sito indipendente Mediazona – hanno chiesto a Navalny di «interrompere lo sciopero della fame, altrimenti non ci sarà più un paziente da curare».
Tramite i suoi avvocati, Navalny ha fatto sapere di provare «orgoglio e speranza» per il futuro della Russia.
A seguito di nuove proteste scoppiate nel Paese per chiedere la sua scarcerazione, Navalny ha dichiarato tramite un post su Instagram: «Io sono uno di voi, l’uomo onesto che non tace di fronte all’ingiustizia e all’illegalità». «La salvezza della Russia sei tu, chi è sceso per strada, chi non lo ha fatto ma simpatizza», ha aggiunto il politico russo.
«Il nostro Paese sta scivolando nell’oscurità e nel prospero 21esimo secolo la popolazione della Russia, ricca di risorse, diventa ogni anno più povera. Ma ci sono persone che scendono in strada», scrive. «Voi non avete paura, nonostante tutta la rabbia e l’odio, che ora viene dal Cremlino», continua Navalny. «Avere paura ora è perdere, vendere e sperperare il loro futuro. Ieri eravate con me ma oggi mi sdraierò sulla branda e mi immaginerò di camminare con voi e per voi».
Secondo l’ong Ovd-Info, sono almeno 1.908 le persone fermate in Russia durante le proteste a sostegno dell’attivista. 806 fermi sono avvenuti a San Pietroburgo, 119 a Ufa e 68 a Kazan. Si registrano fermi in 97 città.
Tra i fermati c’è anche Alexander Shepelev, responsabile dei profili social della squadra di Navalny. Shepelev sarebbe stato fermato ieri sera dalle autorità con l’accusa di aver disubbidito agli ordini delle forze dell’ordine.
Stando a quanto riporta la testata indipendente Meduza, Shepelev nel corso del fermo è stato picchiato dagli agenti per obbligarlo a fornir loro la password di accesso al canale Telegram (usato principalmente per coordinare le proteste).
(da agenzie)
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