Destra di Popolo.net

RISCHIO CALCOLATO, MA DA CHI? ORA SI SCOPRE CHE DRAGHI NON HA NEANCHE CONSULTATO IL COMITATO TECNICO SCIENTIFICO

Aprile 17th, 2021 Riccardo Fucile

NON E’ STATO RICHIESTO ALCUN PARERE FORMALE SULLE RIAPERTURE, SOLO UNA SCELTA POLITICA DEMAGOGICA

Il prossimo 26 aprile sarà ricordata come una delle date più significative in questa fase di convivenza con la pandemia di Covid-19 in Italia. Si riapre, cercando di dare un nuovo respiro alle attività commerciali allo stremo.
Un anno fa era stata la data del 4 maggio a sancire il via libera dopo un durissimo lockdown. Alla luce del parere favorevole del Comitato tecnico scientifico (Cts), il tentativo fu quello di tornare alla normalità.
Il timore di un passo falso aveva reso la consulenza di tecnici e scienziati estremamente attesa.
Oggi sembrerebbe essere andata diversamente. Il Paese va di nuovo incontro alla stagione estiva, il premier Mario Draghi ha annunciato riaperture anticipate, ma il Cts non ha ricevuto alcuna richiesta formale per esprimersi a riguardo.
Quell’incontro mai avvenuto
Ritorno della zona gialla e ristoranti aperti anche di sera sono state alcune delle decisioni più importanti annunciate dal governo, concesse in maniera anticipata rispetto alle previsioni che avevano individuato nel mese di maggio il periodo più adatto a progressivi allentamenti.
«Il rischio è calcolato» ha detto Draghi. «È calcolato male» ha risposto poche ore dopo il primario del Sacco di Milano Massimo Galli. «Cosi ci giochiamo l’estate», ha fatto eco Crisanti.
I dati starebbero migliorando ma solo in parte. Con ricoveri in area medica ancora oltre la soglia del 40% e con un tasso di incidenza diminuito ancora di troppo poco, decidere di anticipare le riaperture è un rischio.
Su come Draghi abbia deciso di calcolarlo però ci sono diversi dubbi.
A differenza della maggior parte dei casi di riapertura o chiusura decise in più di un anno di pandemia, stando a quanto risulta a Open, per la ripartenza del 26 aprile il governo non ha chiesto alcun parere formale ai tecnici del Cts.
Ricostruendo le ore precedenti all’annuncio del premier, nella mattinata di giovedì 15 aprile era previsto l’incontro – poi avvenuto – tra Stato e Regioni. Nel pomeriggio dello stesso giorno ci si attendeva anche la riunione del Comitato tecnico scientifico, chiamato a dare un parere sulle principali linee guida. Un incontro che però non si è mai tenuto.
Una scelta politica
Gli esperti si sono riuniti, come di consueto, venerdì, lo stesso giorno della conferenza stampa di Draghi. Come una fonte del Ministero della Salute conferma a Open, l’incontro dei tecnici aveva l’obiettivo di analizzare i dati arrivati dalla Cabina di Regia dell’Iss, come ogni settimana. Anche in questa occasione nella riunione non è stata avanzata nessuna ulteriore richiesta di valutazione.
Come Open apprende da un’altra fonte del Ministero, «nelle stesse ore in cui il tavolo tecnico era riunito per discutere sui dati epidemiologici settimanali, Draghi annunciava la data del 26 aprile per le riaperture, su cui il Cts non è mai stato chiamato ad esprimersi».
Questa dinamica sarebbe in parte confermata anche dalle parole di Silvio Brusaferro, presidente dell’Iss e attuale portavoce del Cts, durante la conferenza stampa per il monitoraggio dei dati Covid.
Brusaferro si è limitato a dire che il Comitato «ha contribuito come fa sempre e cioè con l’analisi dei dati epidemiologici settimanali».
Nessun riferimento a una richiesta da parte del governo sulle direttive comunicate dal premier in conferenza stampa, né alcun parere ad anticipare la comunicazione del governo. Il «rischio calcolato» di cui parla Draghi sarebbe frutto, dunque, di una valutazione quantomai politica. Che non lascia tranquilli gli uomini di scienza.
(da Open)

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CRISANTI AVVERTE: “TRA UN MESE I CONTAGI AUMENTERANNO DI NUOVO, L’ESTATE E’ A RISCHIO”

Aprile 17th, 2021 Riccardo Fucile

“SIAMO UN PAESE OSTAGGIO DI UN GRUPPO DI PRESSIONE CHE FA PREVALERE INTERESSI DI PARTE RISPETTO ALLA SANITA’ PUBBLICA”… “DOVE SONO I DATI DEL RISCHIO RAGIONATO? NON ESISTONO”

Il direttore di Microbiologia e virologia dell’università di Padova: «Siamo un Paese ostaggio di un gruppo di pressione che fa prevalere gli interessi di parte rispetto alla sanità pubblica»
«Con una situazione di contagio elevato, pensare alle riaperture vuol dire che tra un mese avremo un aumento dei casi di Covid-19 e l’estate sarà a rischio e dovremmo richiudere».
Il direttore di Microbiologia e virologia dell’università di Padova, Andrea Crisanti, boccia senza se e ma le riaperture disposte dal governo Draghi. Come anticipato ieri dal premier Mario Draghi in conferenza stampa, il 26 aprile si comincerà con riaperture graduali e in sicurezza.
Questo non è altro che «il risultato di una mediazione tra chi è cauto e chi vuole aprire tutto – avverte Crisanti in un’intervista all’Adnkronos – Siamo un Paese ostaggio di un gruppo di pressione che fa prevalere gli interessi di parte rispetto alla sanità pubblica».
Una situazione che preoccupa Crisanti secondo cui «i contagi aumenteranno» con un tracciamento che «da mesi non funziona più».
A fallire anche il sistema a colori: «Riproporre le zone gialle, quelle arancioni e rosse, è continuare con un sistema infernale – spiega – ed è la dimostrazione che in un anno non si è trovata un’alternativa efficace e non si sono costruiti strumenti adeguati per contenere l’epidemia. Siamo sempre lì, con oscillazioni tra zone gialle e arancioni. Nelle prime si apre e il contagio aumenta».
Il presidente del Consiglio ieri, riferendosi alle riaperture graduali, ha parlato di “rischio ragionato”: «Mi auguro che abbiano delle proiezioni – osserva Crisanti – Ma i numeri non li vediamo, non c’è trasparenza. L’espressione “rischio ragionato” è vuota e decisamente politica e non scientifica. Il rischio è dato da due componenti, la probabilità e l’intensità del rischio. Per la prima sappiamo già che i contagi aumenteranno e non è una probabilità, con le riaperture accadrà questo. Servirebbe un programma di vaccinazioni a tamburo battente per evitarlo. L’intensità – conclude l’esperto – è la gravita del fenomeno e i nostri dati sono ancora alti, con le aperture aumenteranno e dovremmo chiudere proprio in estate, quando invece gli altri Paesi saranno fuori dal tunnel».
(da agenzie)

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MORTI DI COVID DUE CARABINIERI DI GUARCINO: SI ERANO CONTAGIATI FERMANDO FOLLA SU PISTE DA SCI

Aprile 17th, 2021 Riccardo Fucile

NONOSTANTE LE PISTE DI CAMPO CATINO FOSSERO CHIUSE, MIGLIAIA DI PERSONE SI RIVERSARONO LO STESSO NEL LUOGO… DUE SERVITORI DELLO STATO VITTIME DI UNA MASSA DI COGLIONI E DI CHI IN QUEI GIORNI ISTIGAVA A RIAPRIRE LE PISTE DA SCI

A poche settimane di distanza sono morti, entrambi di Covid, due carabinieri della stazione di Guarcino, provincia di Frosinone: si tratta di Roberto Ceci e del comandante, il macesciallo Massimo Paris, 57 anni. Paris era ricoverato al Campus Biomedico di Roma.
Stando a quanto riporta FrosinoneToday, i due militari si sarebbero infettati a fine febbraio quando migliaia di persone si riversarono sulle piste da sci di Campo Catino (nonostante fossero chiuse). Ieri, dopo molti giorni di ricovero, è arrivata la triste notizia: il comandante Paris non ce l’ha fatta, è deceduto a pochi giorni di distanza dal suo collega Ceci.
L’Arma dei Carabinieri ha espresso le condoglianze per la morte del maresciallo Paris: “Purtroppo oggi l’Arma dei Carabinieri piange anche un altro militare che questo pomeriggio, dopo aver lottato duramente, è morto a causa del Covid-19. Il Maresciallo Maggiore Massimo Paris non è riuscito a vincere questa battaglia. La passione e l’impegno di Massimo non saranno dimenticati dai colleghi e dalla cittadinanza per i quali era un punto di riferimento. A settembre avrebbe compiuto 58 anni. Anch’egli ha dedicato la propria vita al dovere, alle Istituzioni, e alla propria famiglia, finché oggi il virus si è portato via il suo respiro per sempre. Lascia la moglie, un figlio e una figlia. La famiglia dell’Arma dei Carabinieri si stringe, nel dolore, ai familiari e a tutti coloro che lo hanno conosciuto e amato”.
Un messaggio di cordoglio è stato pubblicato anche sul sito del comune di Guarcino a firma del primo cittadino Urbano Restante:
“Non ci sono più parole per descrivere quanto è accaduto in questi due mesi terribili nel nostro Paese…Abbiamo perso due bellissime persone, due persone perbene che hanno svolto il proprio lavoro con dignità e professionalità, dediti alle proprie famiglie”.
(da Fanpage)

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PRANZO CON POLITICI IN SARDEGNA, SI DIMETTE IL DIRETTORE DELL’ASSESSORATO ENTI LOCALI

Aprile 17th, 2021 Riccardo Fucile

“CHIEDO SCUSA, HO SBAGLIATO”…. INTERROGATO DAI GIUDICI IL PORTAVOCE DEL GOVERNATORE LEGHISTA SOLINAS

Nessuna nuova dichiarazione, solo silenzio. Ma resta valida la posizione di una settimana fa: sconcerto, condanna e provvedimenti fatti trapelare dal presidente della Regione, Christian Solinas.
Non si sa però quando e come. Al centro chi – pur ricoprendo incarichi pubblici, anche di controllo sull’emergenza Covid – il 7 aprile ha partecipato al pranzo nel ristorante di una struttura termale di Sardara, quasi quattromila abitanti nel sud Sardegna, a quaranta minuti da Cagliari.
Un incontro proibito perché in zona arancione, interrotto da un bliz della Guardia di Finanza, con tanto di fuggi fuggi. A dieci giorni dai fatti si registrano le prime dimissioni ‘spontanee’: a fare il passo indietro è Umberto Oppus, già sindaco di Mandas e direttore generale dell’assessorato regionale agli Enti locali: “Rimetto il mandato perché voglio evitare che un mio errore possa essere utilizzato per una strumentalizzazione politica verso il presidente Solinas”, così ha dichiarato all’Ansa. Poi le scuse: “Sono stato invitato e non pensavo ci fossero così tante persone. Ho detto al pubblico ministero tutta la verità, senza nascondere nulla. Ho sbagliato e chiedo scusa”.
La notizia del ritrovo, scoperta da L’Unione sarda, è finita in un fascicolo della Procura di Cagliari (senza ipotesi di reato e contro ignoti) e si arricchisce di dettagli, e nomi, col passare dei giorni.
Tra tutti il portavoce di Solinas, ruolo di fiducia assegnato all’indomani delle elezioni regionali: Mauro Esu. Il giornalista ha prima smentito, per poi capitolare e derubricare l’incontro (e assembramento) come il risultato di un passaparola partito da un invito del titolare, già sanzionato. Anche se altri hanno indicato lo stesso Esu come organizzatore.
Un tam tam comunque ben riuscito considerati numeri e posizioni di primo piano: quaranta circa i commensali, diciannove quelli intercettati dalle Fiamme gialle. Gli altri, pur nella sorpresa, sono riusciti a scappare.
C’erano dirigenti degli assessorati, comandanti della Brigata Sassari, manager dell’Azienda ospedaliera di Cagliari, il comandande del Corpo forestale (impegnato nei controlli anti-Covid per chi arriva nell’Isola), un ex assessore regionale e imprenditori arrivati pure da lontano.
Ancora ignoto il motivo dell’appuntamento, anche se nelle autocertificazioni compilate di getto sono state specificate “esigenze di lavoro”, potenzialmente confermate dall’uso delle auto di servizio. Impossibile parlare con i diretti interessati, i telefoni squillano a vuoto.
Grazie agli interrogatori in Procura – che vanno avanti anche di sabato – si stanno ricostruendo i movimenti di quel mercoledì. Nel frattempo liste di partecipanti non verificate sono rimbalzate nelle chat, i creativi si sono divertiti con meme sulla prestanza dei fuggiaschi e sull’amarezza degli esclusi, la Sardegna è finita in zona rossa.
“Fa male, ed è una situazione difficile da gestire – spiega il sindaco di Sardara, Roberto Montisci – la disapprovazione è totale. Anche perché le persone comuni non possono uscire, alcuni nemmeno lavorare… E poi si scopre che le regole non valgono per tutti, c’è chi può fare riunioni in una struttura, oltrettutto comunale e data in gestione, per motivi sconosciuti”.
Nessun progetto concreto di ampliamento del centro termale, solo idee, aveva già ribadito Montisci smentendo la versione del comandante Casula: “Chi doveva dare il buon esempio non l’ha fatto. E resta a noi sindaci in prima linea, ancora, spiegare le restrizioni e le regole, anche davanti a certi paradossi”.
In Consiglio regionale l’opposizione di centrosinistra e il Movimento 5 stelle nei giorni scorsi hanno bloccato i lavori chiedendo la presenza in Aula del presidente della Regione e la conferma della linea dura sugli incarichi da far saltare.
(da agenzie)

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IL COVID FA STRAGE DI BIMBI IN BRASILE: IN UN ANNO NE SONO MORTI 2.060 SOTTO I 9 ANNI, 1.300 I NEONATI

Aprile 17th, 2021 Riccardo Fucile

I MEDICI HANNO SOTTOVALUTATO IL RISCHIO PANDEMIA NEI PIU’ PICCOLI

Oltre duemila bambini di età inferiore ai nove anni, di cui almeno 1300 neonati: sono queste le vittime della strage silenziosa che si sta consumando in Brasile, dove a morire a causa del Covid non sono soltanto gli adulti ma un numero sempre più significativo di minori.
Nel Paese sudamericano, secondo in tutto il mondo per infezioni diagnosticate dall’inizio della pandemia, dopo gli Stati Uniti, tra il febbraio 2020 e il 15 marzo 2021 il Coronavirus ha ucciso almeno 852 bambini fino a 9 anni di età, tra cui 518 neonati.
È quanto emerge dai dati ufficiali diffusi dal Ministero della Salute. Ma potrebbero essere più del doppio di questa cifra, come ha sottolineato l’epidemiologa Fatima Marinho, dell’Università di San Paolo, poiché a molti di loro non è stato possibile effettuare nemmeno un tampone, per il semplice motivo che non era disponibile.
La dottoressa Marinho ha preso in considerazione i decessi da sindrome acuta respiratoria – non registrati come Covid – e ha scoperto che sono stati 10 volte superiori rispetto al periodo pre pandemia.
Dopo aver fatto alcuni calcoli, è arrivata alla conclusione che dall’inizio dell’emergenza il Coronavirus ha ucciso nel suo Paese 2.060 bambini fino a 9 anni, compresi 1.302 neonati. Una situazione dovuta probabilmente anche al fatto che alcuni medici hanno anche sottovalutato il rischio del Covid nei più piccoli, come nel caso di Lucas, riportato dalla Bbc.
Un bimbo in ottima salute, senza alcuna patologia pregressa, ha spiegato sua madre Jessika. “Un giorno ha iniziato ad avere problemi, in particolare non aveva più appetito. Decisi quindi di portarlo dal pediatra. Non aveva la febbre e, quindi, il dottore mi disse che non era necessario eseguire un test Covid, suggerendo che era un semplice mal di gola. Aggiunse anche che il Covid è raro nei bambini, dunque mi disse di dargli degli antibiotici e di non preoccuparmi”. Ma così non è stato. Era il maggio del 2020.
“Passarono alcune settimane – ha continuato – e Lucas dormiva sempre di più. Il 3 giugno vomitò tantissimo dopo aver mangiato. Lo portai all’ospedale dove gli fecero un test. Era positivo al virus. Fu trasferito in un’altra struttura dotata di un reparto pediatrico di terapia intensiva. Gli fu diagnosticata una sindrome infiammatoria multipla e fu intubato. Lucas rimase 33 giorni in rianimazione”, prima che il suo cuore smettesse per sempre di battere.
Cosa sta succedendo in Brasile
A più di un anno dall’inizio dell’emergenza sanitaria, il Brasile continua ad essere l’epicentro globale della pandemia di Covid-19. Solo nelle ultime 24 ore sono stati registrati 3.459 nuovi decessi legati al Covid-19 e 73.513 contagi, complice probabilmente anche la diffusione massiccia della variante P.1, ribattezzata proprio “brasiliana ” e rilevata per la prima volta a Manaus lo scorso gennaio. Il che sta portando al collasso il sistema sanitario e funerario in tantissimi stati.
A Rio de Janeiro, in particolare, i medici stanno fronteggiando un’improvvisa carenza di sedativi. Un’infermiera dell’ospedale Albert Schweitzer di Realengo ha raccontato al sito Globo che alcuni pazienti Covid in gravi condizioni sono stati intubati da svegli e con le mani legate al letto a causa della mancanza di farmaci.
In tutto il paese, le scorte di ossigeno stanno diminuendo, c’è una carenza di medicinali di base e in molte unità di terapia intensiva non ci sono più letti disponibili.
Eppure, nonostante ciò, il presidente Jair Bolsonaro continua a ignorare l’emergenza, ribadendo di essere contrario a qualsiasi forma di chiusura per tutelare l’economia locale. In tuto ciò, anche la campagna di vaccinazione procede a rilento. Finora, secondo dati di Medici senza Frontiere, solo l’11% della popolazione ha ricevuto una dose di vaccino
L’appello di Medici senza Frontiere: “Rischio catastrofe umanitaria”
“Le misure di sanità pubblica sono diventate un campo di battaglia politico in Brasile. Per questo politiche che dovrebbero fondarsi sulla scienza vengono orientate da opinioni politiche più che dalla necessità di proteggere individui e comunità dal Covid-19. Questo ha messo il Brasile in uno stato di lutto permanente e ha portato il sistema sanitario brasiliano vicino al collasso”, ha detto Christos Christou, presidente internazionale di Medici senza Frontiere, che ha lanciato un appello internazionale per chiedere alle autorità di riconoscere la gravità della crisi e di predisporre un sistema centrale di risposta per prevenire ulteriori morti evitabili. Allarme anche per quanto riguarda il rallentamento della campagna vaccinale: “Milioni di vite in Brasile, e anche oltre i suoi confini, sono a rischio a causa di oltre 90 varianti del virus attualmente in circolazione, nonché di eventuali nuove varianti che potrebbero emergere”.
(da agenzie)

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“NAVALNY STA MORENDO”: LA DENUNCIA DI QUATTRO MEDICI

Aprile 17th, 2021 Riccardo Fucile

“RISCHIA L’ARRESTO CARDIACO E DISFUNZIONI RENALI IN OGNI MOMENTO, CI IMPEDISCONO DI VISITARLO”… L’APPELLO DI SCRITTORI E NOBEL

“La gente di solito evita la parola ‘morire’. Ma ora Alexey sta morendo. Nelle sue condizioni, è una questione di giorni”. Lo ha scritto su Twitter la portavoce di Alexey Navalny, Kira Yarmish.
Rischia l’arresto cardiaco e problemi gravi della funzione renale “in ogni momento” dato che ha una concentrazione eccessiva di potassio nel sangue (7,1 millimoli per litro, quando la soglia massima è 6), ha denunciato in una lettera al Servizio penitenziario federale il suo medico, Anastasia Vasilyeva insieme a tre colleghi, fra cui un cardiologo.
I medici chiedono di poter vedere immediatamente Navalny che deve essere visitato immediatamente “considerati i risultati dei suoi esami del sangue e il suo recente avvelenamento”.
Più di 70 celebrità in tutto il mondo hanno firmato una lettera aperta al presidente russo Vladimir Putin chiedendo assistenza medica “immediata” per “Come cittadino russo ha diritto legale a essere visitato e curato da un medico di sua fiducia”, si legge nell’appello.
Fra i firmatari, la scrittrice, JK Rowling, i tre Nobel per la letteratura, Herta Mueller, Louise Gluck e Svetlana Alexievich, gli attori Benedict Cumberbatch e Kristin Scott Thomas e gli storici Niall Ferguson e Simon Schama.
(da agenzie)

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IL PARLAMENTARE “BRASILIANO” DELLA LEGA: PRENDE LO STIPENDIO MA NON E’ PIU’ VENUTO IN PARLAMENTO

Aprile 17th, 2021 Riccardo Fucile

DA 14 MESI NON TORNA IN ITALIA MA HA INTASCATO OLTRE 150.000 EURO

Un caso estremo di assenteismo proveniente, nemmeno a farlo apposta, dalla Lega.
Luis Roberto Lorenzato è un deputato che dall’inizio della pandemia fino a oggi è scomparso dai radar del parlamento. Per 14 mesi, Lorenzato è rimasto a svernare in Sudamerica senza presentarsi in aula. Nonostante questo, ha continuato a ricevere lo stipendio, portando a casa una cifra che da marzo 2020 a oggi è stimabile tra i 150 e i 180mila euro.
Tra i primi parlamentari della Lega eletti all’estero, Lorenzato ha deciso di trascorrere quasi tutto il periodo dell’emergenza Covid nel suo Paese natale, il Brasile.
È rimasto distante dal suo luogo di lavoro, la Camera, ma non ha mai pensato di rinunciare allo stipendio di parlamentare né tantomeno di dimettersi.
Le sue attività di questi mesi sono più che altro le pubbliche invocazioni a Santa Giacinta perché faccia finire la pandemia, ma anche le denunce dei presunti complotti di Bill Gates per diffondere il virus, tutto visibile sulle sue pagine social.
E soprattutto la promozione del vino rosso da lui prodotto, annata 2018, con allegato il seguente messaggio: “Il vino contiene Resveratrol, un antibiotico naturale antiossidante molto efficace… Attraverseremo questa fase brindando”
Quarantacinque anni, Luis Roberto Lorenzato viene da una famiglia di emigranti che dal Piemonte raggiunsero il Brasile alla fine dell’Ottocento. Non si tratta di una famiglia qualunque. Lorenzato dichiara di discendere direttamente dal re Arduino d’Ivrea, proclamato sovrano d’Italia nel 1002, sul trono con alterne fortune fino al 1014, quando fu definitivamente destituito da Enrico II.
I galloni all’interno della Lega, però, Lorenzato non se li è guadagnati con i titoli nobiliari. Piuttosto, a favorire l’ascesa del deputato leghista potrebbero essere stati i suoi rapporti con l’attuale presidente brasiliano Jair Bolsonaro.
Matteo Salvini, neanche a dirlo, da tempo rivendica una relazione privilegiata con il leader della destra sudamericana. E Lorenzato pare aver avuto un ruolo nel cementare questo feeling
Di certo, la sua frequentazione con Bolsonaro è solida e di vecchia data. Solo per fare un esempio, sarebbe stato Lorenzato a presentare Bolsonaro all’allora premier Conte durante il Forum di Davos del gennaio 2019.
Con queste credenziali, Lorenzato era partito da Riberao Preto ed era approdato in parlamento, eletto con la Lega nel 2018, nella circoscrizione dell’America Meridionale.
Già tra la fine del 2019 e l’inizio del 2020 le sue presenze a Montecitorio si sono molto diradate. Ma con lo scoppio dell’emergenza Covid, la situazione è degenerata.
L’ultima sua presenza segnalata nei registri delle votazioni della Camera è del 20 febbraio 2020, il giorno in cui a Codogno viene scoperto il cosiddetto “paziente uno”.
Da quel momento, non c’è più nessun segnale dell’attività parlamentare di Lorenzato, che si sarebbe rifugiato in Brasile, senza più tornare in aula. Con un’unica eccezione: una manciata di voti espressi tra il 20 e il 26 luglio. “Quella settimana è venuto solo perché stava in vacanza in Italia”, si sussurra nei corridoi di Montecitorio.
Per spiegare la sua fuga, Lorenzato parla anche della sospensione dei voli diretti tra Italia e Brasile da parte di Alitalia. Anche qui, però, la giustificazione non regge.
Nei mesi passati, ci sono stati diversi voli organizzati dal ministero degli Esteri, per far rientrare i nostri connazionali bloccati in Sudamerica.
E comunque, chi vuole muoversi può farlo con una delle compagnie aeree che da San Paolo atterra a Roma con scalo.
Una soluzione sicuramente alla portata di Lorenzato, tanto più che i viaggi degli onorevoli sono rimborsati con i soldi pubblici
Alla fine, il parlamentare carioca la butta sulla questione epidemiologica. “Spero di avere presto la piacevole occasione di incontrare i miei colleghi e di poterli salutare, senza il timore o il pregiudizio di essere un possibile vettore di una variante virale!”, ci scrive con riferimento alla variante brasiliana del virus
Insomma, se Lorenzato non si presenta a lavoro, lo fa per tutelare gli altri deputati.
I colleghi, magari ringraziano. I cittadini, meno.
(da Globalist)

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“RISCHIO CALCOLATO? CALCOLATO MALE”: GALLI BOCCIA LE RIAPERTURE DAL 26 APRILE

Aprile 17th, 2021 Riccardo Fucile

“SONO SCONSOLATO, SI RIPETONO GLI ERRORI DELL’ANNO SCORSO”

Massimo Galli, infettivologo dell’Ospedale Sacco di Milano, ieri era ospite di Lilli Gruber a Otto e Mezzo e ha espresso un grosso no alle riaperture dal 26 aprile
Alla domanda di Lilli Gruber che gli chiede se sia disperato lui risponde: “Sconsolato. Vi ricordate l’anno scorso la storia del virus all’aperto? Siamo andati tranquillamente verso la seconda ondata”. E poi continua: “Rischio calcolato? Calcolato male”, ha spiegato il professore; “Abbiamo ancora 500mila casi attivi, che significa averne il doppio, perché non possono che essere più di così visto che ce ne sono sfuggiti molti. Abbiamo somministrato appena 23 dosi e mezzo di vaccino ogni 100 abitanti, e ci sono ancora molti anziani non vaccinati. In Inghilterra hanno una situazione migliore della nostra ma lo stesso Boris Johnson ha espresso che riaprire lo fanno per necessità di tipo economico ma già prevede casi, morti, difficoltà… Il sistema dei colori non ha funzionato, basta vedere la Sardegna. La curva dei contagi vede una flessione appena accennata, ma temo che avremo presto un segno opposto. A meno che non riusciamo a vaccinare cosi’ tanta gente da metterci al sicuro in fretta, ma non mi sembra questo il caso. Rimango in allerta e con grande preoccupazione”.
(da agenzie)

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L’ESEMPIO NEGATIVO DELLA SARDEGNA SULLE RIAPERTURE: COME SI DA’ UN SEGNALE DI LIBERI TUTTI, LA MANDRIA CAUSA NUOVI DANNI, CONTAGI AUMENTATI DEL 55%

Aprile 16th, 2021 Riccardo Fucile

LA SARDEGNA E’ PASSATA DA BIANCA A ROSSA IN DUE SETTIMANE, GRAZIE ALLA RIAPERTURA DEI RISTORANTI E DEI BAR, OLTRE CHE DELLE SCUOLE

C’è uno spettro che si aggira per l’Italia prossima alla riapertura, un incubo che agita i sonni di qualche ministro e di più d’uno scienziato.
È il timore che a ripartire, con i ristoranti e i bar aperti sia pure nelle zone gialle “rafforzate” e gli studenti di ogni ordine e grado che tornano a scuola per l’ultimo mese dell’anno, sia anche la corsa del virus.
Cosicché, col numero dei contagi e l’incidenza in aumento, qualche settimana dopo la riapertura bisognerebbe tornare a chiudere. Il timore, insomma, è che, come è accaduto in passato, anche stavolta gli allentamenti non saranno definitivi.
“Il rischio c’è”, dice il professore Massimo Galli, raccomandando “massima cautela”. Il consiglio “ai decisori politici è di non fare fughe in avanti e, soprattutto, indicare date certe in modo da non costringere chi apre a dover richiudere”.
Per l’infettivologo, primario all’Ospedale Sacco di Milano, “far tornare tutti gli studenti in presenza è un errore”. Dice Galli: “Offrire prospettive positive e favorevoli, e non sempre e soltanto disposizioni nel senso della chiusura, è fondamentale, ma non bisogna mai perdere di vista le evidenze scientifiche”.
I numeri, prima di tutto. Oggi lo scenario è in miglioramento – calano sia l’indice di contagio Rt (0,82) che l’incidenza (182 ogni 100.000 persone), diminuisce il livello generale del rischio – ma il numero dei morti (“tremila nell’ultima settimana”, sospira Galli) e quello dei contagi sono ancora troppo alti.
“Nel nostro Paese si contano oltre 510mila positivi, il 4 maggio dell’anno scorso erano 99.980 – fa notare l’infettivologo – considerando che si tratta di quantità sicuramente sottostimate, parlare di grandi aperture è una follia assoluta”. Bisogna procedere con attenzione, “programmare ripartenze ragionate per evitare una risalita rapida della curva epidemica”.
Com’è successo in Sardegna, passata dalla zona bianca a quella rossa in poco più di un mese. Per Galli quanto accaduto nella prima e per ora unica regione ad aver conquistato l’area di rischio più basso “è la dimostrazione che il sistema a colori applicato senza una valutazione accurata del contesto è fallimentare”. Un caso “memento”, da tenere presente per focalizzare la direzione da non seguire, gli errori da non commettere ora che, via via, si riaprirà.
Intanto il calo di attenzione seguito agli allentamenti delle restrizioni, che, a suon di movida, assembramenti e feste private – tante ammesse da coloro che le hanno organizzate, alcune scoperte dalle forze dell’ordine – in Sardegna ha determinato un’impennata dei contagi, in una settimana aumentati di oltre il 55%.
“Le riaperture – considera Galli – non vanno interpretate come un “liberi tutti”. Il rischio che possa diffondersi un sentimento errato di liberazione esiste e va scongiurato. Il virus non è scomparso, non dimentichiamolo. Anzi, oggi in tutto il Paese è prevalente la variante inglese, molto più contagiosa”. Nessuna deroga al rispetto delle regole anti Covid, dunque. “Per riaprire ci vogliono condizioni adatte e discernimento”, va avanti l’infettivologo.
E poi si deve insistere con la campagna vaccinale. I ritardi nell’attuazione del piano di immunizzazione rappresentano l’altro motivo del fallimento della zona bianca in Sardegna.
“La nostra campagna vaccinale è ancora insufficiente – spiega l’infettivologo del Sacco di Milano – Negli Stati Uniti hanno somministrato 198,3 milioni di dosi di vaccino pari a 59 dosi per 100 abitanti. La Gran Bretagna ne ha somministrate 40,9 milioni, ossia 60 dosi per 100 abitanti. Da noi ne sono stati fatti 14,2 milioni cioè 23,5 dosi per 100 abitanti. Siamo indietro. Vaccinare molto rapidamente e bene, ovviamente partendo da anziani e fragili, non solo fa diminuire il numero di morti e ricoveri, alleggerendo la pressione sugli ospedali, ma riduce anche la circolazione del virus”.
Ecco perché, a maggior ragione adesso che si va verso la riapertura progressiva, considerando che “il tasso di vaccinazione è ancora basso e la gran parte dei 70anni non ancora immunizzata e quindi al sicuro”, si deve accelerare. Si guarda al Regno Unito, che dopo la vaccinazione a tappeto sta ripartendo. In uno dei suoi ultimi interventi in televisione, riferendosi alle riaperture in Italia, Galli ha ricordato una dichiarazione recente del primo ministro britannico Boris Johnson: “I numeri stanno scendendo. Ma è importante che tutti capiscano che il calo non è dovuto al programma di vaccinazione, ma al lockdown. Con le riaperture, inevitabilmente vedremo più contagi e purtroppo anche più ricoveri e morti. La gente deve comprenderlo”.
(da “Huffingtonpost”)

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